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Obelischi di Napoli: le guglie tra storia, fede e misteri

Pubblicato da
Matteo Setaro

Nel cuore del centro storico di Napoli, tra chiese barocche, piazze vivaci e strade millenarie, si ergono alcuni dei monumenti più suggestivi della città: gli obelischi napoletani. Queste colonne votive, spesso chiamate anche guglie, sono testimonianze di fede, gratitudine e devozione popolare, ma anche opere d’arte che raccontano momenti cruciali della storia partenopea, dalla peste alla protezione contro le eruzioni vulcaniche. Visitare gli obelischi di Napoli significa percorrere un viaggio tra storia, arte e leggende diffuse nella cultura urbana.

Origini e storia: i grandi obelischi nel cuore di Napoli

Le guglie, o obelischi di Napoli, che oggi ammiriamo nelle piazze della città hanno un’origine diversa da quella delle antiche strutture egizie di cui conservano la forma: sono colonne votive barocche erette tra il XVII e il XVIII secolo come espressione di devozione cristiana e di ringraziamento per la fine di calamità pubbliche.

Obelisco (guglia) di San Gennaro

Il più antico tra gli obelischi napoletani è quello di San Gennaro, situato in Piazza Riario Sforza. La sua costruzione iniziò nel 1636, su volere della Deputazione del Tesoro di San Gennaro, come ringraziamento per la protezione del santo durante l’eruzione del Vesuvio del 1631. Progettato da Cosimo Fanzago, il monumento fu ultimato solo nel 1660 ed è decorato con cherubini, volute e una statua bronzea di San Gennaro che benedice la città.

Obelisco di San Domenico

La seconda grande guglia si trova in Piazza San Domenico Maggiore. Questo obelisco di Napoli fu eretto nel 1656 come ex-voto contro la terribile pestilenza che decimò la popolazione. Commissionata inizialmente a Cosimo Fanzago, l’opera fu completata solo dopo molti anni grazie anche a Domenico Antonio Vaccaro e presenta una ricca ornamentazione barocca.

Obelisco dell’Immacolata (Piazza del Gesù Nuovo)

Tra gli obelischi napoletani più celebri e spettacolari c’è quello dedicato alla Immacolata Concezione, situato nella centrale Piazza del Gesù Nuovo. Commissionato nel 1747 dal gesuita padre Francesco Pepe e realizzato su progetto di Giuseppe Genoino, venne completato nel 1750 e si distingue per la ricchezza delle sculture barocche, tra statue di santi e putti, culminanti nella figura bronzea della Vergine Maria in cima alla colonna.

Altri obelischi minori

Oltre ai tre grandi, gli obelischi di Napoli includono anche la guglia di Portosalvo, eretta nel 1799 in seguito alla fine della Repubblica Napoletana e alla restaurazione borbonica, e l’obelisco della Meridiana nella Villa Comunale, un monumento legato anche a funzioni astronomiche più che votive.

Significato religioso, artistico e culturale

Gli obelischi napoletani non sono soltanto monumenti decorativi, ma simboli profondi di devozione, memoria collettiva e identità urbana. Originariamente concepiti come votive columns, questi obelischi furono eretti per chiedere protezione o rendere grazie per una grazia ricevuta, spesso collegata a eventi drammatici come epidemie, eruzioni o carestie.

Fede popolare e cerimonie

In particolare, la guglia dell’Immacolata a Piazza del Gesù Nuovo è tuttora al centro di momenti di devozione religiosa come la festa dell’8 dicembre, quando i vigili del fuoco depongono una corona di fiori ai piedi della statua della Vergine. Questa celebrazione richiama ogni anno numerosi fedeli e turisti, sottolineando il ruolo dell’obelisco nella tradizione religiosa cittadina.

Arte e architettura barocca

Dal punto di vista artistico, gli obelischi di Napoli rappresentano esempi straordinari della scultura e dell’architettura barocca partenopea, caratterizzati da decorazioni elaborate, iconografie sacre e dettagli simbolici che riflettono la ricchezza e l’espressività della cultura visiva del periodo.

Misteri e leggende attorno agli obelischi

Intorno agli obelischi napoletani si è sviluppata, nel corso dei secoli, una fitta rete di racconti popolari e leggende. Su quello della Immacolata, ad esempio, circolano narrazioni su simboli “nascosti” nelle sculture che, secondo la tradizione, appaiono solo in certe ore della giornata grazie ai giochi di luce e ombra. Pur essendo probabilmente frutto di interpretazioni soggettive, queste storie testimoniano l’interesse e la fantasia che questi monumenti suscitano nei napoletani e nei visitatori.

Inoltre, la presenza di obelischi in molte piazze racconta storie di resilienza e riconoscenza collettiva: celebrazioni del ritorno alla normalità dopo pestilenze, ringraziamenti per protezioni divine o commemorazioni di eventi storici cruciali.

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Matteo Setaro

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