Un 46enne, già noto alle forze dell'ordine, è stato prelevato dai Carabinieri e condotto in carcere a Santa Maria Capua Vetere per scontare 4 anni e mezzo per reati aggravati dal metodo mafioso.
Un 46enne, già noto alle forze dell’ordine, è stato prelevato dai Carabinieri e condotto in carcere a Santa Maria Capua Vetere per scontare 4 anni e mezzo per reati aggravati dal metodo mafioso.
CARINARO (CE) – Nella grigia mattina di ieri, 26 gennaio 2026, i Carabinieri della Stazione di Gricignano di Aversa hanno fatto irruzione in un’abitazione di Carinaro, nell’agro aversano, per eseguire un ordine di carcerazione definitivo. Al centro delle manette c’è un uomo di 46 anni, un volto conosciuto dagli investigatori, chiamato a rispondere con la libertà di una lunga serie di crimini violenti.
Il provvedimento, emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, pone fine alla latitanza legale dell’uomo, condannato in via definitiva a 4 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza è il punto finale di un processo per una catena di illeciti gravissimi: estorsione, tentata estorsione, rapina, ricettazione e porto abusivo di armi.
Le condotte, come accertato in sede giudiziaria, sono state commesse tra il 2009 e il 2014, seminando paura e violenza nei comuni di Carinaro e Gricignano di Aversa. A rendere ancora più inquietanti i reati è l’aggravante del metodo mafioso, che secondo le indagini avrebbe caratterizzato le azioni del 46enne, inquadrandole in un contesto di pressioni e intimidazioni tipiche della criminalità organizzata.
L’operazione, coordinata dai Carabinieri della Compagnia di Marcianise e dalla Procura Generale di Napoli, si è svolta senza intoppi. Dopo le formalità del rito, l’uomo è stato scortato e rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Un epilogo che, seppur a distanza di anni dai fatti, riafferma l’azione incessante dello Stato contro chi ha insanguinato il territorio.
“L’esecuzione della pena rappresenta un segnale chiaro”, sottolinea una fonte istituzionale vicina all’indagine, “la Giustizia, anche quando il percorso è lungo, arriva a chiedere il conto, soprattutto quando i reati ledono la libertà e la sicurezza dei cittadini con modalità proprie della camorra”. Un messaggio di deterrenza in un’area, quella del Nord della provincia di Caserta, storicamente segnata dalle faide camorristiche dei clan dei “Casalesi”.
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