Terra dei Fuochi, il decreto diventa legge: pene più dure contro i trafficanti di rifiuti

ROMA – Dopo anni di denunce, inchieste e richieste di intervento, il decreto “Terra dei Fuochi” è legge. Il provvedimento introduce un inasprimento delle pene contro il mercato criminale dei rifiuti, un fenomeno che da decenni devasta la Campania e alimenta gli affari delle ecomafie.

Una norma che Legambiente definisce “un’ottima notizia”, sottolineando però come il cammino verso la bonifica e la rinascita dei territori martoriati resti ancora in salita.

Pene più severe contro ecomafiosi e traffici illeciti

Il decreto prevede sanzioni più pesanti per contrastare abbandoni, discariche abusive e spedizioni illegali di rifiuti. Misure da tempo invocate dagli ambientalisti, a fronte dei dati sempre più allarmanti contenuti nei rapporti annuali sulle ecomafie.

“È un passo importante a livello nazionale – ha commentato il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani – perché finalmente si risponde in maniera più incisiva al sistema criminale che per anni ha avvelenato terre e comunità. Ma senza fondi adeguati, la repressione da sola non basta”.

Bonifiche a rischio: fondi dimezzati

Il nodo principale resta infatti quello delle risorse economiche per le bonifiche. Per il 2025 sono stati destinati 15 milioni di euro, affidati al commissario unico alle bonifiche, generale Giuseppe Vadalà. Una cifra che rappresenta soltanto il 50% del fabbisogno stimato dalla struttura commissariale per rimuovere le oltre 30mila tonnellate di rifiuti abbandonati nella Terra dei Fuochi.

“Questi territori hanno diritto a una vera ecogiustizia – ha proseguito Ciafani – e senza investimenti seri resteranno ostaggi di discariche e roghi tossici. Per questo chiediamo al Governo e al Parlamento di stanziare quanto prima le risorse necessarie e di programmare interventi concreti”.

Un simbolo nazionale del disastro ambientale

La Terra dei Fuochi, tra le province di Napoli e Caserta, è da oltre vent’anni sinonimo di avvelenamento ambientale e sanitario. Campi contaminati, falde inquinate e roghi di rifiuti tossici hanno trasformato una delle aree più fertili del Paese in un emblema delle ecomafie.

Il decreto appena approvato rappresenta, secondo magistrati e ambientalisti, un’occasione per rafforzare la lotta giudiziaria e investigativa. Ma, come sottolineano gli esperti, senza bonifiche e senza un impegno strutturale il rischio è che la legge resti una cornice senza contenuti.

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A. Carlino

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