

Napoli si prepara a un’esplosione di dramma e controversia con “Rumore Bianco”, uno spettacolo che non risparmia colpi nel denunciare l’omofobia e la transfobia, mettendo in scena le oscure dinamiche di potere, paura e rifiuto che trasformano persone comuni in mostri.
Al centro dello spettacolo, un monologo crudo e allucinato esplora la psiche di un uomo colpevole di omicidi efferati contro donne transgender, alternando momenti di drammaticità feroce a tocchi di umorismo grottesco. In un’ambientazione sospesa tra realtà e follia, emerge un confronto con una figura materna ingombrante, simbolo di pregiudizi familiari, fanatismo religioso e rifiuto del diverso, che rivela le radici profonde di un’identità soffocata e distruttiva.
Attraverso la figura di Rossella, la prima vittima, “Rumore Bianco” indaga la sottile linea tra vittima e carnefice, affrontando con una lucidità spietata temi come l’omofobia e la transfobia. La regia opta per un approccio minimalista, affidandosi alla potenza della parola e della presenza scenica per guidare il pubblico in un viaggio che smaschera il potere distruttivo dell’intolleranza e la fragilità della mente umana. “Fino a dove può spingere il dolore, la cattiveria subita? Possono il pregiudizio e il fanatismo religioso condurre una persona buona fino all’inferno? Sono queste le domande che mi sono posto mentre scrivevo Rumore Bianco – afferma l’attore e autore Danilo Napoli – subito dopo aver conosciuto, per caso, la vera storia di Ursula, donna transgender salernitana costretta a emigrare a Genova a causa della mentalità ristretta di alcune persone. Ho scritto questo testo per esplorare le radici più oscure dell’odio, dell’omofobia e della transfobia, e per dare voce a chi spesso viene messo a tacere. Ho voluto immergermi nella mente disturbata del protagonista non per giustificarlo, ma per comprendere il dolore che genera il pregiudizio”.
Lo spettacolo, in scena alla Galleria Toledo di Napoli dal 2 al 4 maggio, promette di scuotere il pubblico con il suo caos emotivo, e tornerà al Campania Teatro Festival il 20 giugno per un altro round di riflessioni disturbanti sul bisogno umano di accettazione.
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