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Giulia Cecchettin aveva paura di Filippo Turetta

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Giulia Cecchettin aveva confidato alla sua amica più cara, Giulia Zecchin, di provare timore nei confronti dell’ex fidanzato Filippo Turetta.

In un’intervista rilasciata ieri a ‘Chi l’ha visto’ e anticipata dal Tg1, Zecchin ha raccontato la circostanza, che ha avuto luogo durante un appuntamento tra i due ragazzi in una gelateria. “Lui le aveva proposto di tornare insieme”, ha raccontato Zecchin, “e lei aveva rifiutato.

A quel punto, Filippo aveva reagito in modo sproporzionato: si era alzato e aveva sbattuto le mani sul tavolo. Giulia mi aveva confidato, ‘Per fortuna eravamo in mezzo ad altre persone, perché ho avuto paura'”.

Sempre da ‘Chi l’ha visto’, sono stati mostrati altri messaggi della chat tra Filippo e Giulia che evidenziano l’ossessione e il controllo che il giovane di 22 anni esercitava sulla ragazza quando erano ancora insieme.

“Perché sei così cattiva”, scriveva Filippo, facendo riferimento a un appuntamento di Giulia con le amiche, “sai che mi fai stare male quando uscite da sole. Siete già andate a fare colazione due settimane fa”. “Se la cosa succede”, concludeva, “davvero niente sarà più come prima”.

Domani arriva al Ris di Parma l’auto di Turetta

L’arrivo della Fiat Grande Punto nera a bordo della quale Filippo Turetta, reo confesso dell’omicidio di Giulia Cecchettin, fuggi’ in Germania e’ atteso per domani, salvo imprevisti, nei laboratori del Ris di Parma. L’analisi del veicolo e dei reperti al suo interno costituira’ un passaggio importante dell’inchiesta della Procura di Venezia che indaga il giovane per sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

Attraverso la ‘bloodstain pattern analysis’ i carabinieri dovrebbero riuscire a ricavare elementi per capire se Giulia sia stata accoltellata sul sedile dell’auto a pochi metri da casa sua oppure durante la seconda aggressione nella zona industriale di Fosso’.

Le analisi riguarderanno anche i sacchi neri, il telefonino e lo scotch trovati dagli agenti tedeschi che arrestarono lo studente. Anche dagli esiti di questi accertamenti potrebbe derivare la contestazione da parte del pm Andrea Petroni di nuove aggravanti come la premeditazione.

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Il responsabile, dopo aver scavalcato la recinzione, ha cosparso la vettura con un liquido infiammabile e ha poi dato fuoco, dileguandosi subito dopo nel buio. Le fiamme hanno divorato il veicolo in pochi minuti, lasciando solo cenere e allarme. I carabinieri della Compagnia di Solofra stanno cercando di ricostruire ogni dettaglio per risalire all’identità dell’autore del rogo doloso.

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