

Gino Cecchettin, il padre di Giulia la studentessa uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, ha rilasciato un’intervista al quotidiano “Bild” in cui dichiara di “non provare sentimenti di odio” per l’omicida, ma di voler “fare di tutto” affinche’ il giovane ottenga “la giusta pena”. Il pubblico ministero intende chiedere l’ergastolo per l’omicida.
Intanto si attende l’arrivo in Italia della Fiat Punto nera di Filippo, sotto custodia della polizia tedesca da sabato 18 novembre, quando la fuga si è conclusa su una autostrada vicino a Lipsia.
L’auto sarà riportata in Italia solo dopo il 10 dicembre ma prima di quella data dovrebbe tenersi un summit tra investigatori italiani, tedeschi e austriaci – in quest’ultimo paese sono infatti state segnalate le ultime tracce di Turetta prima dell’arresto – per fare il punto sulle indagini.
La vettura è un elemento centrale per la ricostruzione del delitto: è su quella macchina che si è consumata la parte finale dell’aggressione a Giulia, nella zona industriale di Fossò, sabato 11 novembre, verso le 23.30; ed è lì che probabilmente la giovane ha subito la coltellata mortale alla base del collo, che ne ha causato in pochi minuti la morte per dissanguamento.
L’interno dell’auto non è ancora stato analizzato nel dettaglio. Si sa che è stato rinvenuto nell’abitacolo dello scotch del tutto simile a quello del quale era stata repertata una traccia, assieme ad una ciocca di capelli, a Fossò. E nell’auto c’è anche un cellulare, non è ancora chiaro se sia quello di Filippo o di Giulia.
E poi ci sono da effettuare le comparazioni, i raffronti tecnici tra le macchie ematiche e le tracce biologiche rimaste sull’auto, e l’esito dell’esame autoptico sul corpo di Giulia eseguito giovedì scorso all’istituto di medicina legale di Padova. Per questo le analisi del Ris di Parma sull’auto e sugli oggetti trovati all’potrebbero far luce sui punti ancora oscuri dell’indagine, consentendo all’accusa di avvalorare o meno l’aggravante della premeditazione.
Intanto Filippo, nella sua cella di Montorio, sta facendo i conti con la difficile realtà del carcere. Aspetta. Non avrà a breve altri colloqui con i genitori, che l’hanno incontrato per la prima volta domenica scorsa, per un’ora. E non sa neppure se ci sarà una nuova visita del pm di Venezia: gli inquirenti hanno detto di ritenere esaustivo l’interrogatorio di nove ore reso da Turetta quattro giorni fa e per ora non ne sono stati programmati altri.
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