IL PROCEDIMENTO SULL’OCCUPAZIONE

Castello delle Cerimonie, il Riesame conferma il sequestro dei locali: respinto il ricorso

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata da Maria Rosaria Polese contro il decreto di sequestro preventivo disposto dal gip di Torre Annunziata.
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Il Tribunale del Riesame di Napoli ha dichiarato inammissibile, il 2 settembre 2026, il ricorso presentato da Maria Rosaria Polese contro il decreto di sequestro preventivo emesso il 21 luglio scorso dal gip del Tribunale di Torre Annunziata.

Il provvedimento era stato adottato su richiesta della Procura della Repubblica nell’ambito di un procedimento per il reato di invasione di terreni o edifici, previsto dagli articoli 633 e 639 bis del codice penale.

Al centro della vicenda ci sono i locali commerciali del complesso immobiliare Grand Hotel La Sonrisa, a Sant’Antonio Abate, la struttura divenuta nota anche per il programma televisivo Il Castello delle Cerimonie.

I locali e lo sgombero

Il complesso immobiliare era già stato interessato da un provvedimento di confisca ed è successivamente diventato di proprietà del Comune di Sant’Antonio Abate.

Le operazioni di sgombero della struttura sono iniziate il 24 luglio 2026, dando esecuzione ai provvedimenti adottati nell’ambito della vicenda giudiziaria.

Con la decisione del Riesame, dunque, il ricorso contro il sequestro preventivo non è stato accolto. Al momento, tuttavia, non sono ancora state depositate le motivazioni dell’ordinanza, che saranno decisive per comprendere nel dettaglio le ragioni alla base della decisione dei giudici napoletani.

Possibile ricorso in Cassazione

L’ordinanza del Tribunale del Riesame non chiude definitivamente la partita sul piano processuale. Il provvedimento, infatti, può essere impugnato davanti alla Corte di Cassazione.

Il procedimento resta attualmente nella fase delle indagini preliminari. Di conseguenza, ogni valutazione sulle eventuali responsabilità penali dovrà attendere gli sviluppi dell’inchiesta e le successive decisioni dell’autorità giudiziaria.

Come precisato dalla Procura, gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Il sequestro preventivo e le decisioni assunte in questa fase del procedimento hanno natura cautelare e non equivalgono, dunque, a un accertamento definitivo di responsabilità penale.

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