La notizia degli accertamenti avviati dalla Procura militare di Roma sulla presenza di appartenenti alle Forze Armate nella struttura organizzativa di Futuro Nazionale apre una questione molto più grande del destino politico di Roberto Vannacci.
Gli accertamenti sono, appunto, preliminari. Nessuna responsabilità è stata stabilita e sarebbe profondamente sbagliato trasformare un’attività della magistratura in una sentenza anticipata.
Ma politicamente possiamo e dobbiamo porci delle domande.
Perché il problema che abbiamo davanti non riguarda soltanto Vannacci.
Riguarda noi.
Riguarda la capacità della democrazia italiana di vivere una fase storica nella quale sembrano essere saltati molti dei riferimenti che per decenni avevano delimitato il terreno della normale competizione politica.
Cosa sta verificando la Procura militare
Il 3 settembre la Procura militare di Roma, guidata dal procuratore Marco De Paolis, ha comunicato l’avvio di accertamenti preliminari dopo un esposto presentato dal Sindacato dei Militari.
L’attenzione riguarda in particolare la posizione di appartenenti alle Forze Armate che sarebbero presenti all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale.
Secondo la nota della Procura, l’obiettivo è verificare l’eventuale esistenza di fatti rientranti nella giurisdizione militare.
È una distinzione fondamentale.
Non significa che Futuro Nazionale sia stato dichiarato illegale.
Non significa che Vannacci sia stato riconosciuto responsabile di un reato.
E non significa che sia stata accertata la ricostituzione del partito fascista.
Esiste però anche un esposto presentato alla magistratura ordinaria nel quale viene prospettata, tra le diverse questioni, proprio una possibile violazione della legge Scelba. Saranno eventualmente i magistrati competenti a stabilire se esistano o meno gli elementi previsti dalla legge.
Ed è precisamente qui che il discorso diventa interessante.
La democrazia deve sopportare anche chi la provoca
Una grande democrazia deve essere abbastanza forte da permettere l’esistenza di idee radicali, provocatorie e persino profondamente sgradite alla maggioranza.
È il prezzo della libertà.
Se cominciassimo a stabilire che un’opinione può esistere solamente quando coincide con quella dominante, avremmo già smesso di essere una democrazia liberale.
Ma esiste anche il problema contrario.
Quanto può spingersi oltre una democrazia nella propria tolleranza senza finire per indebolire gli stessi principi che le permettono di esistere?
È un interrogativo vecchio quanto le democrazie moderne.
E oggi torna improvvisamente attuale.
La Costituzione italiana, del resto, costruisce alcune protezioni proprio intorno a questo equilibrio. L’articolo 98 prevede la possibilità di stabilire limitazioni all’iscrizione ai partiti politici, tra gli altri, per i militari di carriera in servizio attivo.
Non perché un militare non debba avere idee politiche.
Ma perché esistono istituzioni che devono rimanere percepite come appartenenti allo Stato e non a una parte politica.
È una differenza enorme.
Vannacci non nasce dal nulla
Sarebbe inoltre troppo facile liquidare Roberto Vannacci semplicemente come un fenomeno estremista comparso improvvisamente nel panorama italiano.
Politicamente sarebbe un errore.
Futuro Nazionale è diventato in pochi mesi una forza significativa nei sondaggi. Una rilevazione SWG riportata da Reuters lo collocava all’inizio di settembre al 7,5%, davanti a Forza Italia e come quarta forza politica nazionale.
Significa che dietro Vannacci esiste una domanda politica reale.
E questa domanda dovrebbe interessare probabilmente molto più del personaggio.
Perché una parte dell’elettorato italiano continua da anni a cercare qualcuno disposto a promettere una rottura radicale con quello che viene percepito come il sistema.
Prima è stato Matteo Salvini nella stagione del “Capitano”.
Poi il Movimento 5 Stelle con il messaggio dell’apertura del Parlamento “come una scatoletta di tonno”.
Poi Giorgia Meloni ha intercettato una parte enorme del voto di protesta e della destra rimasta fuori dai tradizionali equilibri.
Oggi una parte di quello stesso malcontento sembra guardare a Vannacci.
Personaggi profondamente diversi.
Storie politiche differenti.
Ma dietro molti di questi fenomeni esiste probabilmente la stessa domanda.
Cambiate tutto.
Il problema sono gli elettori arrabbiati?
No.
Ed è forse questo l’errore più grave che la politica tradizionale continua a commettere.
Quando milioni di persone cercano continuamente un’alternativa sempre più radicale, non possono essere liquidate semplicemente come ignoranti, populiste, fasciste o irresponsabili.
Bisogna chiedersi perché lo facciano.
Una parte della popolazione sente che il proprio potere d’acquisto diminuisce.
Vede servizi pubblici che funzionano peggio.
Guarda una politica percepita come lontana.
Osserva guerre alle porte dell’Europa, immigrazione, trasformazioni culturali velocissime, intelligenza artificiale, precarietà, cambiamenti climatici e un futuro economico sempre più difficile da immaginare.
In questo scenario arriva qualcuno che propone risposte semplici.
Chiude.
Espelle.
Vieta.
Ripristina.
Punisce.
Protegge.
Parole straordinariamente potenti quando una società ha paura.
Punti chiave sulla situazione di Futuro Nazionale e Vannacci
Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'articolo riguardante la situazione politica attuale e il caso di Roberto Vannacci.
- Accertamenti della Procura: La Procura militare di Roma ha avviato accertamenti preliminari sulla presenza di militari in Futuro Nazionale.
- Nessuna responsabilità stabilita: Attualmente non ci sono responsabilità accertate né dichiarazioni di illegalità riguardo a Futuro Nazionale.
- Radicalizzazione del dibattito: Il caso di Vannacci solleva interrogativi sulla capacità della democrazia di gestire posizioni radicali.
- Finestra di Overton: Le opinioni politiche possono spostarsi nel tempo, rendendo accettabili posizioni precedentemente inaccettabili.
- Domanda politica: Il successo di Vannacci riflette una domanda politica reale da parte di un elettorato insoddisfatto.



