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13 Agosto 2022 - 13:42

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sabato 13 Agosto 2022 - 13:42

Casaluce, stalking al prete: sequestrato conto corrente a maresciallo in congedo

I carabinieri della stazione di Teverola sequestrano il conto corrente bancario intestato a Giuseppe Carione, […]

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I carabinieri della stazione di Teverola sequestrano il conto corrente bancario intestato a Giuseppe Carione, maresciallo in congedo della Guardia di Finanza di Casaluce che finisce sotto processo per gravissime ipotesi di reato. Parte offesa un noto prete di Casaluce sottoposto ad un’azione continua e pressante di stalking da parte dell’ex militare accusato di estorsione, appropriazione indebita e di violenza privata.

Il pubblico ministero del Tribunale di Napoli Nord, il dott. Francesco Persico, dopo sei mesi di incessanti indagini, di acquisizione di documenti e dopo di aver disposto il sequestro del conto corrente intestato all’ex maresciallo in congedo della Guardia di Finanza Giuseppe Carione di Casaluce, ex presidente delegato di un comitato religioso di festeggiamenti appunto in quel di Casaluce, gli fa notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Ora l’ex militare dovrà decidere se presentarsi dinanzi al magistrato cui è affidata l’indagine penale per essere sentito come indagato, accompagnato dal suo difensore, l’avv. Alfonso Quarto oppure se attendere la fissazione dell’udienza preliminare e in quella sede difendersi.

Accolte, al momento, in piene le tesi dei difensori della persona offesa, un parroco di mezza età, rettore di un santuario di Casaluce, che, esasperato dai comportamenti continuamente vessatori dell’ex sottufficiale, attraverso i suoi legali di fiducia, gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo depositava cinque querele contro Giuseppe Carione. Le indagini venivano condotte dalla polizia giudiziaria presso la Procura unitamente al comando stazione carabinieri di Casaluce guidato dal maresciallo Adamo Scialdone. Ora sono ad una svolta decisiva.

Pesantissime le accuse contenute nell’informazione di garanzia e avviso di conclusione delle indagini a firma del PM dott. Persico nei confronti di Giuseppe Carione: i reati contestatigli dalla procura della Repubblica normanna vanno dall’estorsione all’appropriazione indebita, dallo stalking e atti persecutori alla violenza privata. La storia inizia più di un anno fa quando l’ex mar. Carione non accetta di essere stato rimosso dalla carica di presidente delegato del comitato di festeggiamenti della Madonna di Casaluce ed inizia a porre in atto una vera e propria opera di persecuzione a carico del povero prete. Inizia così ad affiggere manifesti per l’intera città di Casaluce, poi continua con un bombardamento di esposti e di lettere a sua firma indirizzate a tutte le Autorità civili e religiose a vari livelli, tutti scritti dai contenuti pretestuosi e calunniatori che non esita a inoltrare alla competente Procura della Repubblica: tutte le sue denunzie vengono puntualmente archiviate.

Un vero e proprio stalking – il suo – che non conosce limiti di sorta ed ha un unico bersaglio: colpire il prete di Casaluce che da oltre un anno è sfinito da questi insopportabili atteggiamenti persecutori posti in essere continuamente ai suoi danni – che gli creano ansia, sofferenza, malessere e continuo stress – per cui è costretto a ricorrere alle cure dei medici, a ricoveri ospedalieri, non riesce più a dormire più in canonica e cosi via.

Alla fine il presbitero si rivolge alla magistratura tramite i suoi avvocati, Raffaele e Gaetano Crisileo, che riescono ad ottenere dal pubblico ministero il sequestro del conto corrente del disciolto comitato festeggiamente del quale il Carione si sarebbe appropriato non volendo consegnare i soldi li depositati al prete. Ciò nonostante il comportamento dell’ex militare continua in questa direzione avendo il solo obiettivo di discreditare il sacerdote dinanzi ai fedeli e inoltra un ricorso d’urgenza al giudice civile per far si che venga ordinato che la cancellazione del comitato da parte del prete sia dichiarata illegittima: ma anche in quel caso il presidente Rabuano gli da’ torto e lo condanna anche al pagamento delle spese legali per un ammontare di 5000,00 euro.

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