“La Direzione del Parco ha provveduto a denunciare immediatamente il furto alle forze dell’ordine. Sono tuttora in corso verifiche, attraverso l’impianto di videosorveglianza interno per ricostruire l’accaduto, che auspichiamo forniscano elementi per il recupero del reperto”.
Lo ha detto in una nota Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, dopo la scoperta di un furto. Lunedì è stata infatti riscontrata la rimozione di un chiusino in marmo di circa 20 centimetri di diametro pertinente a una bocca di cisterna in un ambiente della Casa di Sirico.
Nella casa del Sirico, regolarmente aperta al pubblico, sono in corso interventi di manutenzione ordinaria a cura dei restauratori del Parco. Nello specifico il rivestimento marmoreo della bocca di cisterna era stato sottoposto ad un intervento di messa in sicurezza ed erano state messe in opera delle staffe metalliche al fine di garantire un appoggio migliore al chiusino stesso. Sono ora in corso le indagini dei carabinieri.
Noi di Cronache della Campania siamo stati buoni profeti quando abbiamo dato la notizia del ritrovamento del cadavere mummifcato di un antico Pompeiano, tale Marcus Venerius Secundio, che si fece inumare in una tomba definibile a “camera” mortuaria presso la Porta di Sarno, in antico chiamata Porta di Iside. Senza porre altra questione che un problema banale, di una ordinarietà assoluta, dopo essere arrivati insalutato ospite, come cronisti nei pressi della tomba, fuori delle mura, la cui sicurezza constatammo affidata alla sorveglianza remota di una sola videocamera, peraltro non funzionante di notte.
E scrivemmo: “…Intanto, oggi e in prospettiva, si pone il problema irrisolto di Pompei: la conservazione dei reperti scavati. Non solo il cadavere mezzo mummificato di Marcus, che andrà in qualche laboratorio, ma anche i muri, gli intonaci e gli affreschi della sua Tomba, scavata dagli Spagnoli in un sito reliquato da vecchi lavori ferroviari della Circumvesuviana, che nel Novecento hanno obliterato l’innesto del Canale Sarno nella murazione difensiva Osca e preromana, alterando l’intero contesto ambientale. A tutt’oggi, infatti, la salvaguardia del sito, improvvisamente famoso, è garantita soltanto da una videosorveglianza remota, mentre la valorizzazione è casualmente garantita dai filari dei vigneti del noto Resort pompeiano Bosco de’ Medici. E, meno male! Ma è un… popò poco, per essere un modello internazionale.”
Non fummo maghi allora, né siamo preveggenti oggi, ma ponemmo e poniamo un problema ordinario di sicurezza generale e notturna del sito, su cui tornerà nei prossimi giorni anche la grande stampa. A noi risulta dai rumors interni esserci stato negli anni e nei mesi scorsi più di qualche grave disservizio della rete di protezione antifurto, recentemente e parzialmente rinnovata.
E noi pensiamo che da troppi anni è mancata l’ordinarietà delle gestione nella linea operativa del Parco Archeologico di Pompei, abituato a spendere milionate di euro e a dare roboanti notiziari su ri-trovamenti e ri-scoperte di vario tipo e di non indiscutibile valore. Pensiamo però anche che questa è la volta in cui il nuovo Direttore Gabriel Zuchtriegel non si troverà al fianco sulla stampa e in TV il precedente Direttore e il Ministro protempore a competergli lo spazio mediatico.
Imparerà a rimboccarsi le maniche da solo. E a sporcarsele nella quotidianità. Non esiste altra ricetta. I format meglio lasciarli alla TV.
Tornano i furti negli scavi di Pompei dove il personale del Parco Archeologico ha constatato che ignoti, tra il 30 settembre e il 4 ottobre, hanno rubato un chiusino in marmo di forma circolare e del diametro di 20 centimetri che si trovava all’interno della Domus di Sirico nella Regio VII (insula 1, civico 25, ambiente 24). Vedius Siricus era probabilmente un commerciante e politico della Pompei romana degli anni vicini all’eruzione del 79 dopo Cristo e riceveva nella sua lussuosa casa i suoi sostenitori accogliendoli con la beneaugurante iscrizione ”Salve lucru” (Benvenuto guadagno!) che si poteva leggere sul pavimento dell’ingresso.
Da questa domus, attualmente in restauro, e’ sparita la copertura di un ”chiusino” di marmo bianco. I carabinieri hanno avviato le indagini appena la direzione del Parco ha denunciato il furto sul quale sono in corso verifiche mediante l’impianto di videosorveglianza interno, per ricostruire l’accaduto. L’episodio risale al 4 ottobre scorso.
La casa di Sirico e’ aperta al pubblico anche se sono in corso interventi di manutenzione ordinaria. Il rivestimento marmoreo della bocca di cisterna era stato sottoposto a un intervento di messa in sicurezza con la messa in opera di staffe metalliche per garantire un appoggio migliore al chiusino stesso. Si tratta di una dimora molto grande perche’ frutto dell’aggregazione, avvenuta nel I secolo a.C., di due case, l’una con ingresso da via Stabiana, l’altra da vicolo del Lupanare. All’epoca dell’eruzione, in tutta la proprieta’ si stava procedendo ad un radicale rinnovamento degli apparati decorativi secondo i dettami dell’epoca.
Tra le parti gia’ completate c’era l’esedra dove i convitati banchettavano su letti triclinari posti attorno ad un pregiato pavimento a lastre marmoree e circondati da raffinati affreschi con soggetti mitologici ispirati alla guerra di Troia, uno dei quali esposto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’identificazione dell’ultimo proprietario della casa, Publius Vedius Siricus, si deve alla scoperta di un sigillo di bronzo recante tale nome.
La casa e’ stata oggetto di imponenti lavori di consolidamento e di restauro, terminati nel 2016 e che hanno restituito al visitatore gli ambienti in tutta la loro grandiosita’. Ulteriori restauri hanno portato gli esperti a occuparsi proprio dell’area dell’impluvium nell’atrio della domus. L’impluvium e’ la vasca che raccoglie le acque piovane e di condensa notturna, acque convogliate in una cisterna sottostante, sulla quale c’era il chiusino rubato.
Sono stati i custodi, nel giro di ricognizione periodica ad accorgersi dell’assenza del marmo circolare che ora tutti si chiedono a chi potesse interessare, essendo privo di fregi che lo caratterizzassero e, per giunta, molto difficile da rimuovere dal suo alloggio. Domande alle quali risponderanno gli inquirenti che si trovano di tanto in tanto a inseguire i ladri di oggetti di valore archeologico sottratti agli Scavi di Pompei. E chissa’ che come e’ accaduto anche altre volte non siano gli stessi ladri a restituire il piccolo reperto, convinti magari dalla superstizione e dalla paura che gli oggetti rubati alle vittime dell’eruzione possano portare sciagura a chi se n’e’ appropriato.
Federico L.I. Federico
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