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Calcio Napoli

L’avvocato Maietta del Collegio Garanzia: ‘Il Verdetto sul ricorso Napoli entro Natale’

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“Laddove il Collegio di Garanzia si riunisse entro due settimane, credo che per il periodo natalizio si deciderà tutto. Per definizione i tempi della giustizia sportiva sono rapidissimi, perché debbono garantire il risp etto dello svolgimento dei campionati”.

Lo ha detto l’avvocato Angelo Maietta, membro della I Sezione del Collegio di Garanzia del Coni, intervenuto a Radio Punto Nuovo sullo 0-3 a tavolino e il punto di penalizzazione confermati ai danni del Napoli per non aver giocato la partita contro la Juventus. Il club campano ha già annunciato ricorso al Collegio di Garanzia, l’avvocato Maietta spiega che “il Collegio non esprimerà un giudizio sulla prova ma solo sulla eventuale non corretta procedura di ammissione o meno di essa ed eventualmente rimetterà gli atti al altra sezione della Corte di Appello Federale al fine di valutare quella prova”.

Sempre secondo il membro del Collegio di Garanzia “ci può essere inamissibilità del ricorso. Laddove invece il ricorso sia ammissibile, il ricorso può essere respinto, oppure il Collegio rinvierà alla Corte d’Appello specificando che si dovrà deliberare in altra composizione oppure, potrà accogliere il ricorso ed annullare totalmente o parzialmente la sentenza”. Per quanto riguarda la sentenza di secondo grado, Maietta dice: “Non c’è automatismo tra 3-0 a tavolino e punto di penalizzazione: se si ritiene che venga violata una norma dell’ordinamento sportivo, ma ci sono circostanze attenuanti potrebbero ammorbidire la sentenza poiché gli organi di giustizia sportiva hanno possibilità di graduare le sanzioni”. Infine l’avvocato Maietta conferma che il Napoli “può ricorrere poi al Tar del Lazio avverso la decisione del Collegio di Garanzia dello Sport. Ma, andare al Tar del Lazio ha un recinto di ammissibilità ancora più ristretto: ovvero bisogna dimostrare che il Collegio ha violato casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica. Se il Tar dovesse intervenire, può annullare la sentenza a cascata e può far rigiocare la partita e cancellare il punto di penalizzazione”.

 

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Calcio

Maradona, la commozione di Gianni Minà: ‘Ora solo silenzio, ha lasciato una traccia indelebile’

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Maradona, la commozione di Gianni Minà: ‘Ora solo silenzio, ha lasciato una traccia indelebile’.

“Con Maradona il mio rapporto è stato sempre molto franco. Io rispettavo il campione, il genio del pallone, ma anche l’uomo, sul quale sapevo di non avere alcun diritto, solo perché lui era un personaggio pubblico e io un giornalista. Per questo credo lui abbia sempre rispettato anche i miei diritti e la mia esigenza, a volte, di proporgli domande scabrose”. Comincia così il lunghissimo post che Gianni Minà, amico fraterno da sempre di Diego Armando Maradona, ha dedicato su Facebook al grande campione scomparso, intitolandolo ‘A Diego’. “So che la comunicazione moderna spesso crede di poter disporre di un campione, di un artista soltanto perché la sua fama lo obbligherebbe a dire sempre di sì alle presunte esigenze giornalistiche e commerciali dell’industria dei media -scrive Minà- Maradona, che ha spesso rifiutato questa logica ambigua, è stato tante volte criminalizzato. Una sorte che non è toccata invece, per esempio, a Platini, che come Diego ha detto sempre no a questa arroganza del giornalismo moderno, ma ha avuto l’accortezza di non farlo brutalmente, muro contro muro, bensì annunciando, magari con un sorriso sarcastico, al cronista prepotente o pettegolo ‘dopo quello che hai scritto oggi, sei squalificato per sei mesi. Torna da me al compimento di questo tempo’”.

“Era sicuro, l’ironico francese, che non solo il suo interlocutore assalito dall’imbarazzo non avrebbe replicato, ma che la Juventus lo avrebbe protetto da qualunque successiva polemica. A Maradona questa tutela a Napoli non è stata concessa, anzi, per tentare di non pagargli gli ultimi due anni di contratto, malgrado le tante vittorie che aveva regalato in pochi anni agli azzurri, nel 1991 gli fu preparata una bella trappola nelle operazioni antidoping successive a una partita con il Bari, in modo che fosse costretto ad andarsene dall’ Italia rapidamente”.

“L’atmosfera -ricorda il giornalista- rifletteva un grande disagio. Maradona, per la seconda volta in quattro anni, aveva riportato un’Argentina peggiore di quella del Messico, alla finale di un Mondiale che la Germania, qualche giorno dopo, gli avrebbe sottratto per un rigore regalato dall’arbitro messicano Codesal, genero del vicepresidente della Fifa Guillermo Cañedo, sodale di Havelange, il presidente brasiliano del massimo ente calcistico, che non avrebbe sopportato due vittorie di seguito dell’Argentina, durante l’ultima parte della sua gestione. C’erano tutte le possibilità, quindi, che Maradona disertasse l’appuntamento”.

E invece “non avevo fatto a tempo a scendere negli spogliatoi, che dall’enorme porta che divideva gli stanzoni delle docce dalle salette delle tv, comparve, in tenuta da gioco, sporco di fango e erba, Diego, che chiedeva di me, dribblando perfino i colleghi argentini. C’era, è vero, nel suo sguardo, un’espressione un po’ ironica di sfida e di rivalsa verso un ambiente che in quel Mondiale, non gli aveva perdonato nulla, ma c’era anche il suo culto per la lealtà che, per esempio, lo aveva fatto espellere dal campo solo un paio di volte in quasi vent’anni di calcio”. “Cominciammo l’intervista, la più ambita al mondo in quel momento, da qualunque network -ricorda Minà- Era un programma registrato che doveva andare in onda mezz’ora dopo, perché più di trent’anni di Rai non mi avevano fatto ‘meritare”ì’ l’onore della diretta, concessa invece al cicaleggio più inutile. Ma a metà del lavoro eravamo stati interrotti brutalmente non tanto da Galeazzi (al quale per l’incombente tg Diego concesse un paio di battute) ma da alcuni di quei cronisti d’assalto che già giudicavano la Rai cosa propria e che pur avendo una postazione vicina ai pullman delle squadre, volevano accaparrarsi anche quella dove io stavo intervistando Maradona.

“El Pibe de Oro fu tranciante: ‘Sono qui per parlare con Minà. Sono d’accordo con lui da ieri. Se avete bisogno di me prendete contatto con l’ufficio stampa della Nazionale argentina. Se ci sarà tempo vi accorderemo qualche minuto’. Aspettò in piedi, vicino a me, che terminasse l’intervista con un impavido dirigente del calcio italiano, disposto a parlare in quella serata di desolazione, poi si risedette, battemmo un nuovo ciak e terminammo il nostro dialogo interrotto. Quella testimonianza speciale, di circa venti minuti, fu richiesta anche dai colleghi argentini, e andò in onda (riannodate le due parti) dopo il telegiornale della notte”. Fu un’intervista “unica e giornalisticamente irripetibile, solo per l’abitudine di Diego Maradona a mantenere le parole date -sottolinea il giornalista- Lo stesso aveva fatto per i Mondiali americani del ’94 quando aveva accettato per due volte di ritornare all’attività agonistica in nazionale prima per assicurare la partecipazione alla querida Argentina nel match di spareggio contro l’Australia e poi giocando tre partite all’inizio dei Mondiali stessi, prima che lo fermassero. Eppure, val la pena ricordarlo, nel momento in cui, con un’accusa ridicola era stato sospeso per doping dopo le prime due partite. La Federazione del suo amato paese non aveva mandato nemmeno un avvocato a respingere legalmente l’imputazione che non stava in piedi: ‘Hanno preferito trafiggere con un coltello il cuore di un bambino’ aveva commentato Fernando Signorini, il suo allenatore e consigliere, quando la mattina dopo ci eravamo incontrati”.

“L’intervista da un motel dove aveva soggiornato con i parenti l’avevo ottenuta io. I giapponesi l’avevano mandata in diretta e i francesi in differita, un po’ di ore dopo, non credendola possibile. Così, insomma, questo modo di comportarsi da grande e da piccino lo ha portato a superare ogni avversità e pericoli – anche quelli che sembravano impossibili – della sua esistenza. Dalla polvere di Villa Fiorito, nella provincia di Buenos Aires, dove è cominciata la sua avventura di più grande calciatore mai nato alla militanza politica nei partiti progressisti latinoamericani per i quali ha dato molte volte la propria faccia. Nessun calciatore è mai arrivato a tanto. Diego, per una ironia del destino, se n’è andato da questo mondo lo stesso giorno di un altro gigante, Fidel Castro. Alla fine li rimpiangeremo, come succede a chi ha lasciato una traccia indelebile nel gioco del calcio e della vita. E ora silenzio. Il suo prezzo al mondo del pallone lo ha pagato da tempo”, conclude Minà.

 

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Calcio Napoli

Napoli, il San Paolo diventerà ‘Stadio Maradona’: lunedì la proposta formale

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Napoli, il San Paolo diventerà ‘Stadio Maradona’: lunedì la proposta formale.

“In qualità di presidente della Commissione Toponomastica, ho il piacere e l’onore di annunciare alla città che, di concerto con il Sindaco e con l’assessora alla Toponomastica Alessandra Clemente, sentito anche il Prefetto per la deroga alla regola dei 10 anni dalla morte, abbiamo deciso di intitolare lo Stadio della città di Napoli a Diego Armando Maradona!”.

Lo sostiene con un post su Facebook la consigliera comunale partenopea Laura Bismuto. “Convocherò già per lunedì una commissione per formalizzare la proposta”. “Lo abbiamo detto e lo faremo. Subito! Per ora, luci accese in casa tua. Per illuminare il ricordo di te e dei momenti meravigliosi che hai donato alla nostra Napoli! Ciao Diego. Napoli non ti dimenticherà più”, aggiunge.

 

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