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Campania

Undici contagi in 9 giorni a Pignataro, il sindaco preoccupato

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“I contagi nel nostro comune sono destinati ad aumentare”. E’ davvero preoccupato il sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, dopo l’undicesimo caso di registrato in paese nel giro di 9 giorni.

“Anche l’ultimo caso di Covid-19, come i precedenti, si è verificato per contatti diretti tra persone che frequentano lo stesso posto di lavoro”, fa sapere il primo cittadino, che poi lancia l’allarme: “Questo dato deve farci riflettere moltissimo. In questi mesi ci siamo molto preoccupati dei possibili assembramenti presso i locali notturni ed i negozi commerciali. Ma il virus ci ha dimostrato che a lui non interessa nulla delle feste o aperitivi vari. Lui si annida in ogni dove è possibile diffondersi. Si nasconde in tutti quei posti dove non vengono rispettate le precauzioni minime sanitarie. Sul posto di lavoro, per esempio, ma non è questo un esempio, piuttosto è una esortazione visti i casi che si sono verificati, è necessario utilizzare sempre la mascherina e soprattutto lavarsi spesso le mani”.

“E’ evidente che questi lavoratori positivi al Covid-19 contageranno a loro volta i familiari. Ed è per questo che i contagi sono destinati ad aumentare. Come istituzioni, in collaborazione con l’Asl, stiamo cercando di neutralizzare qualsiasi possibile cluster. Ci siamo riusciti con quello dell’ufficio postale, ma serve la collaborazione di tutti in ogni dove ed in ogni sempre”.

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Caserta e Provincia

Clan Zagaria in ospedale a Caserta: condanna definitiva per la sorella del boss Zagaria

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Si e’ concluso in Corte di Cassazione, con la conferma di quasi tutte le condanne emesse in Appello e due annullamenti con rinvio, il processo relativo alle infiltrazioni del clan Zagaria nell’ospedale di Caserta.

Per Elvira Zagaria, sorella del boss Michele Zagaria, i magistrati della Suprema Corte hanno confermato la condanna a sette anni di carcere per associazione camorristica, annullando pero’ la confisca dei beni; pene confermate per l’altro elemento del clan Raffaele Donciglio (sette anni), per l’ex dirigente dell’ospedale di Caserta Bartolomeo Festa (otto anni), per l’ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin (tre anni e sei mesi), e per altri sette imputati. I magistrati della Cassazione hanno poi disposto l’annullamento con rinvio, in relazione all’imputazione di associazione camorristica, per gli imputati Domenico Ferraiuolo (difeso da Angelo Raucci), che in secondo grado aveva preso otto anni, e Luigi Iannone (difeso da Giuseppe Stellato), condannato a 7 anni e due mesi in appello.

L’indagine da cui e’ nato il processo, fu condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e affidata agli investigatori della Dia, e porto’ a 24 arresti nel gennaio del 2015 tra dirigenti e dipendenti pubblici e imprenditori, e allo scioglimento, tre mesi dopo, dell’azienda ospedaliera di Caserta per infiltrazioni camorristiche, primo caso in Italia. La gestione dell’ospedale fu affidata per due anni ad una triade di commissari di nomina governativa guidati da un prefetto. Le indagini e poi i processi nei vari gradi, hanno svelato la costante e profonda infiltrazione del clan guidato da Michele Zagaria nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale di Caserta, prima attraverso la “rete” di contatti creata e gestita dal cognato Franco Zagaria, poi deceduto, quindi attraverso la sorella Elvira; e’ cosi’ emersa l’esistenza nell’ospedale di “un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”. L’organizzazione creata da Zagaria si insedio’ nel cuore nevralgico dell’ospedale, ovvero nell’ufficio del dirigente dell’unita’ operativa complessa di Ingegneria ospedaliera, Bartolomeo Festa, in carica dal 2006 per volere, secondo i giudici, dello stesso Zagaria. Da quel momento il cognato del boss assunse, fino al decesso, il controllo delle assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita ad un cartello di imprese mafiose; dal canto suo Festa truccava con i suoi collaboratori i bandi per favorire le imprese del clan.

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Avellino e Provincia

Aumenta il numero del casi di coronavirus tra il personale del bar Nolurè di Avellino

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, dopo la chiusura del lounge bar Nolurè di via Matteotti, ad Avellino, a seguito del contagio del proprietario, ricoverato nel reparto di Malettie infettive del Moscati, anche la moglie, di 58 anni,e uno dei figli, sono risultati positivi.

Dopo la notizia del ricovero del proprietario del lounge bar di via Matteotti, era stato deciso di chiudere l’esercizio, a scopo precauzionale, in attesa che tutti i dipendenti si sottoponessero a tampone. I risultati dei test dovrebbero arrivare nelle prossime ore.

Preoccupazione tra i clienti del bar ma, ma la direzione assicura che, in questo periodo, i dipendenti hanno sempe lavorato adottando i presidi di protezione, guanti e mascherine, e rispettando le regole di distanziamento e igiene delle mani, oltre a praticare la sanificazione degli ambienti.
Il proprietario del Nolurè, 60 anni, è ricoverato nel reparto di Malattie infettive del Moscati, le sue condizioni sono stazionarie e non è in pericolo di vita.

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