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Coronavirus

Coronavirus, sale ancora il contagio in Italia: oggi 1616 e 10 le vittime

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Sono 1.616 i nuovi casi da coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Italia. Ieri erano stati 1.597 (differenza rispetto al giorno precedente +19). Questo incremento porta i casi totali registrati da inizio pandemia a 284.796.

 

Lo rileva il bollettino giornaliero elaborato dal ministero della Salute e dalla Protezione civile nazionale. Oggi si registrano inoltre 10 decessi, il numero delle vittime sale quindi a 35.597. Il totale degli attualmente positivi è di 36.767, di questi 1.849 sono ricoverati con sintomi, 175 sono in terapia intensiva (ieri erano 164, differenza +11) e 34.743 in isolamento domiciliare. I tamponi effettuati nelle ultime 24 ore sono 98.880 (differenza rispetto a ieri +4.694), per un totale di 9.653.269 Ieri i casi erano stati 1.597 mentre resta invariato il numero delle persone decedute.

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Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati effettuati 98.880 tamponi, oltre 4mila in più di ieri. Il dato complessivo dei tamponi effettuati dall’inizio della pandemia è 9.554.389. E’ quanto emerge dal bollettino del Ministero della Salute Iss. Grazie al sospetto diagnostico sono stati individuati 235.322 positivi al Covid-19 mente le attività di screening ne hanno scoperti fino ad oggi 49.474.
La regione con piu’ casi nuovi e’ la Lombardia (257), seguita dal Veneto (173) e dall’Emilia Romagna (152). Non c’e’ nessuna regione Covid free; la Valle d’Aosta, che negli ultimi giorni non aveva registrato casi nuovi di positivita’, oggi ne segnala 3. In aumento sono gli attualmente positivi, 1.059 in piu’ (ieri 974), per un totale di 36.767. E crescono ancora i ricoveri: quelli in regime ordinario aumentano di 13 unita’ e arrivano a 1.849, mentre le terapie intensive salgono di altre 11 unita’, e sono 175 in tutto. Le persone in isolamento domiciliare sono 34.743, 1.035 in piu’ di ieri.

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Coronavirus

Coronavirus, 1912 nuovi casi in Italia: è il numero più alto post lockdown

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Ancora in crescita la curva epidemica in Italia: 1.912 casi oggi contro i 1.786 di ieri, a fronte di un leggero calo dei tamponi (107.269, 800 meno di ieri).

 

E’ il numero più alto post lockdown. Il totale dei contagiati dall’inizio della pandemia sale a 306.235. I decessi nelle 24 ore sono 20 (ieri 23), per un totale di 35.801. I guariti sono 954 (ieri 1.097), e sono 222.716. E’ quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.  Sono stati oltre 107mila i tamponi effettuati in un giorno, nello specifico 107.269, stando ai dati diffusi nel bollettino del ministero della Salute. In tutti sono stati effettuati 10.894.963 tamponi. Il totale degli attualmente positivi è di 47.718, di questi 2.737 sono ricoverati con sintomi, 244 sono in terapia intensiva (ieri erano 246, differenza -2) e 44.737 in isolamento domiciliare.

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A far segnare il maggior numero di casi e’ oggi la Lombardia (+277), seguita da Campania (+253) e Lazio (+230). Nessuna regione a zero casi, la Valle d’Aosta fanalino di coda con un solo contagio nelle 24 ore. Segnalano decessi Veneto (4), Toscana (3), Lombardia (2), Lazio (2), Campania (2), Sicilia (2) e uno ciascuno Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Marche e Puglia. Il numero delle persone attualmente positive sale di altre 938 unita’ (ieri +666), e raggiunge il totale di 47.718. Notizie piu’ incoraggianti sul fronte dei ricoveri: quelli in regime ordinario salgono di 6 unita’ (ieri +73), mentre le terapie intensive dopo giorni di crescita calano di 2 unita’, e tornano a 244 totali. I pazienti in isolamento domiciliare sono 44.737, 934 piu’ di ieri.

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Campania

‘Covid-19, dalla scuola agli ospedali: precauzioni, dubbi, riflessioni’. Diretta con Giulio Tarro

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«Covid-19, dalla scuola agli ospedali: precauzioni, dubbi, riflessioni»: è il titolo del dibattito promosso dallo studio legale Di Monda & Partners che si terrà martedì 29 settembre, alle 18, in diretta Facebook con Giulio Tarro, medico e ricercatore, Raffaele Di Monda, avvocato e Pasquale Maria Bacco, medico e ricercatore.

«Lo scopo della scuola è quello di sostituire una mente vuota con una aperta» scriveva Malcolm S. Forbes. La riapertura delle scuole è il primo passo che ogni Paese civilizzato deve prevedere. «In Italia la riapertura delle scuole è stato uno degli ultimi provvedimenti e come al solito è stato effettuato, con schiamazzi, contestazioni per nulla costruttive e con una frase ripetuta allo sfinimento “Il rischio zero non esiste” – dice Raffaele Di Monda, portavoce del movimento Reset il Governo che vorrei – Una constatazione ovvia e stucchevole che imporrebbe regole chiare e univoche. Soprattutto, provvedimenti che non lascino la responsabilità ai singoli istituti, spesso poco attrezzati già in situazioni normali». Sul sito del Governo si legge che è difficile stimare al momento quanto la riapertura delle scuole possa incidere su una ripresa della circolazione del virus in Italia: «Parole di incertezza e poco rassicuranti – insiste Di Monda – manca una metodologia univoca di prevenzione e controllo, soprattutto degli asintomatici, essendo ancora al momento molto restrittive le circostanze in cui una persona può richiedere di fare il tampone».

Altro argomento di difficile soluzione, che avrebbe necessitato di più attenzione e approfondimenti, è l’arrivo dell’influenza stagionale. «Come sarà possibile distinguere casi di influenza stagionale da casi di Covid? Cosa accadrà quando un bambino avrà una semplice influenza? O semplicemente sintomi influenzali?», si domanda il portavoce di Reset. Strettamente connessa a queste domande è la crescente carenza di attenzioni verso gli ospedali. «Ad oggi non si rinviene, se non in poche strutture specializzate, un piano di accoglienza che tuteli i pazienti tramite appositi percorsi e misure di sicurezza univoche, soprattutto non si rinvengono misure di prevenzione adeguate alla prossima influenza stagionale, cioè, non si rinvengono programmi di differenziazione. Due pazienti con sintomi gravi, ma collegati rispettivamente uno ad un sintomo influenzale e uno al Covid-19 saranno, in attesa di tampone, posizionati nello stesso reparto?». «Con questi presupposti si rischia di confondere nuovamente le vittime da influenza stagionale con le vittime di Covid, creando ulteriore confusione e problematiche statistiche», conclude Di Monda.

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