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Campania

Vende 30 tonnellate di mozzarella di bufala: frode in commercio del caseificio

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Vende 30 tonnellate di mozzarella di bufala: frode in commercio del caseificio

Finisce nei guai M.R., 57enne titolare di un’industria lattiero-casearia sita a , ritenuto responsabile del reato di frode nell’esercizio del commercio. A dare esecuzione all’ordinanza di misura interdittiva, emessa dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura, sono stati i carabinieri della stazione di Macerata Campania.

Il provvedimento cautelare recepisce l’esito di una complessa attività investigativa, diretta dalla Procura sammaritana e condotta dai militari dell’Arma nel periodo aprile-giugno 2019, attraverso attività di intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione pedinamento e controllo e ispezioni presso attività casearie eseguite con l’ausilio dei carabinieri Nas di Caserta. Le indagini hanno consentito di accertare che l’indagato quale titolare di industria latterio casearia per la trasformazione di latte bufalino in mozzarella, poneva in vendita prodotti diversi da quelli pubblicizzati, ovvero commercializzava prodotti caseari (nel complesso circa 30.000 kg di mozzarella) la cui etichetta riportava la dicitura “100% prodotto con latte di bufala”, che invero risultava prodotta con l’aggiunta di latte vaccino, conseguendo dei profitti illeciti pari a circa 250 euro.

In particolare, durante l’attività investigativa, a seguito di ispezioni veniva sottoposto a sequestro circa 400 Kg di prodotto caseario pubblicizzato come mozzarella di bufala che a seguito di analisi presentava una percentuale di latte vaccino, da destinare alla vendita presso ignari acquirenti del basso Lazio. Il Gip, condividendo la richiesta avanzata dalla Procura sia in relazione ai gravi indizi di colpevolezza che alle esigenze cautelari, ha disposto per l’indagato la misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per la durata di un anno.

 

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Campania

Abusi su minore nel Casertano, ex prete condannato a 9 anni

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Il gip del Tribunale di Napoli Nord Vera Iaselli ha condannato a nove anni di reclusione l’ex sacerdote di una parrocchia di Trentola Ducenta (Caserta) ritenuto colpevole di abusi ai danni di una minore.

L’ex prete e’ stato arrestato dalla Polizia di Stato di Aversa (Caserta) l’8 novembre 2019. La piccola vittima, che partecipava assiduamente alle attivita’ parrocchiali, confermo’, nel corso dell’incidente probatorio, gli abusi subiti dal prete. Le indagini scattarono dopo una comunicazione della Diocesi.

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Campania

Camorra, il prefetto Valentini: “Nessun arretramento verso le famiglie storiche di Napoli”

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“La recente relazione della Direzione investigativa antimafia ha evidenziato bene come in tema di criminalità organizzata lo scenario che si registra nellarea metropolitana di NAPOLI, che è molto mutevole e composito e caratterizzato da atti molto violenti che si ripetono con grande frequenza, non rappresenti affatto un segnale di arretramento delle famiglie storiche della camorra, che secondo alcune interpretazioni diffuse negli anni precedenti avrebbero fatto un passo indietro lasciando il campo libero per nuove generazioni impegnate in una sorta di guerra per bande.

Viceversa quello che veniva definito ‘caos criminale’ è letto ormai in maniera univoca come una sovrapposizione controllata e organizzata di livelli criminali dove in primo piano ci sono le storiche organizzazioni camorristiche e a un livello inferiore operano invece gruppi meno strutturati, che agiscono in un contesto di subalternità con i clan storici non in maniera autonoma”. Lo ha detto il prefetto di NAPOLI, Marco Valentini, in audizione in commissione Antimafia.

“Questo esclude che la camorra come organizzazione criminale storica abbia fatto un passo indietro ossia declinata a essere unorganizzazione di tipo minore. Le famiglie storiche della camorra – ha aggiunto – sono tuttora ben inserite nelle loro attività tradizionali, oltre al traffico di droga il settore dei giochi, della ristorazione, il settore turistico-alberghiero, dell’edilizia e dei rifiuti, mentre attività come racket, spaccio su strada e usura sono demandati a gruppi minori sempre in relazione con in clan di riferimento. Questo scenario può essere letto – ha concluso come un insieme di clan dominanti che si servono di clan minori o satelliti per portare avanti le attività tradizionali”.

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