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Cronaca Campania

In Campania l’emergenza coronavirus è finita? Alcuni credono di si, autobus, uffici postali e strade pericolosamente affollate

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L’emergenza sanitaria da Coronavirus è ancora in corso, a confermarlo sono i numeri di contagiati e delle vittime che in alcune zone continuano a non calare, eppure sembra che troppe persone abbiano abbassato la guardia e le strade cominciano ad essere pericolosamente popolate ed affollate, nonostante i divieti di assembramento ancora vigenti.

Autobus di linea sovraffollati, che continuano a far salire a bordo altri passeggerei, uffici postali presi d’assalto a Castel Volturno e a Frattamaggiore, persone che usano la strada come un salotto in Vico Tutti i Santi e Via Toledo riornata ad essere zona di passeggio come ai tempi prima dell’emergenza, sono alcune delle segnalazioni, inviate dai cittadini al Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, che denunciano la situazione degli assembramenti nel napoletano.

“E’ un problema causato dall’irresponsabilità di alcuni cittadini e dalle gestione da parte di Poste Italiane e delle aziende del trasporto pubblico. Si sta scherzando con il fuoco, l’emergenza non è ancora finita e se i contagi dovessero riprendere in maniera prepotente la colpa sarà di questa irresponsabilità dilagante. E’ assolutamente necessario intensificare i controlli nelle strade e cambiare abitudini per evitare assembramenti negli uffici postali e sui mezzi pubblici, è in ballo la sicurezza di tutti.” – sono state le parole del Consigliere Borrelli.

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Primo Piano

Le follie della Dad: al liceo di Scafati gli studenti si interrogano bendati

Studenti bendati per le interrogazioni in video

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studenti bendati scafati

Scafati. Studenti bendati per le interrogazioni in video. Non è l’ennesima trovata di studenti burloni per acchiappare like sui social e non è una parodia per interrogazioni ‘al buio’.

E’ quello che è accaduto in una classe del Classico del Liceo Renato Caccioppoli di Scafati, in provincia di Salerno, in questi giorni. Storture della didattica a distanza, eccesso di zelo per addivenire ad una valutazione degli studenti quanto più veritiera possibile? Quell’immagine di un’adolescente costretta dalla professoressa a bendarsi per non sbirciare sul computer o sugli appunti non risponde certo ai principi della formazione, della cultura e della libertà dell’individuo che dovrebbero essere il fondamento della scuola pubblica italiana.

Ad inaugurare questo nuovo metodo – che richiama, immancabilmente, ad una tortura fisica e psicologica – è stata una professoressa di latino e greco, più attenta alle nozioni che i suoi studenti possano sbirciare, piuttosto che alla loro formazione come individui, al loro equilibrio psicologico, alla loro autostima.

Nel liceo di Scafati, la didattica a distanza attuata in tempo di pandemia da Covid pare abbia scatenato in alcuni insegnanti reminiscenze del secolo scorso quando i maestri punivano i più discoli mettendoli in ginocchio sui ceci dietro la lavagna. Questa volta non ci sono ceci, bensì bende, o pagine e pagine di compiti ‘punitivi’ per costringere i ragazzi a non uscire di casa, visti più come untori che come adolescenti smarriti per una situazione più grande di loro che sta frantumando gli anni più belli della loro vita.

Il metodo educativo della professoressa in questione non è passato inosservato e alcuni studenti hanno sottoposto la questione al preside Domenico D’Alessandro che al momento non sembra aver preso alcun provvedimento ne le distanze dalla malsana metodologia della zelante professoressa. Gli studenti, dal canto loro, non hanno la forza di ribellarsi, più forte il timore – comprensibile – di ripercussioni in ambito scolastico da parte della stessa professoressa e degli altri insegnanti che faranno squadra con lei. E quindi da giorni va in scena questa pantomima dei bendati.

Sarà lo stress collettivo, l’ansia da perfezionismo in una società imperfetta o semplicemente l’ultima frontiera dell’insegnamento ai tempi del Covid, ma quello che è accaduto e accade in alcune lezioni di didattica a distanza – la famigerata Dad – passerà agli annali della storia contemporanea come una generalizzata forma di diseducativa follia collettiva e a farne le spese saranno sempre e solo loro: gli studenti. Quelli che già escono malconci e frustrati da un periodo buio per tutti e non perchè sono stati costretti ad indossare una benda per essere interrogati.

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