

L’associazione “Nessuno tocchi Caino-Spes contra spem”, di fronte alla notizia della prima morte di un detenuto legata al coronavirus, che segue a quella altrettanto tragica di due agenti della polizia penitenziaria deceduti nei giorni scorsi, “chiede al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica di prestare la massima attenzione al rischio di una pandemia estesa alle carceri, che avrebbe effetti disastrosi non solo per i detenuti e gli operatori penitenziari ma anche per la comunita’ esterna.” I dirigenti dell’associazione Sergio d’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti, “chiedono al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica di intervenire con urgenza e di adottare tutte le misure necessarie volte a disinnescare la bomba ad orologeria, ora anche epidemiologica, che apprendisti artificieri della “certezza della pena” hanno da tempo dolosamente innescato nelle carceri e che ora non vogliono o non sanno piu’ disinnescare”. Sul caso del detenuto deceduto all’ospedale civile di Bologna, Nessuno tocchi Caino si chiede “quale senso abbia avuto tenere in carcere un uomo di 76 anni, affetto da altre patologie oltre che dal Coronavirus, e tenerlo poi in stato di detenzione anche quando e’ finito in ospedale, e tenerlo ancora agli arresti domiciliari una volta finito in terapia intensiva”.
“Il Presidente del Consiglio – propongono d’Elia, Bernardini e Zamparutti – decreti una moratoria immediata dell’esecuzione penale volta a ridurre drasticamente i numeri della popolazione carceraria, a partire ad esempio dai casi di detenzione per pene o residui di pena brevi da espiare, senza le attuali preclusioni previste dal decreto legge in discussione alle Camere, anzi allargando la platea a chi ha un residuo pena inferiore a quattro anni e limitando al massimo la custodia cautelare in carcere. In assenza della volonta’ politica di seguire quella che consideriamo la via maestra, cioe’ quella dell’indulto e dell’amnistia, da parte sua il Presidente della Repubblica eserciti intanto il suo potere di grazia a fini umanitari”, conclude Nessuno Tocchi Caino.
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