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Napoli, inchieste sulle molestie all’Accademia Belle Arti: interrogate tre studentesse. Il direttore ‘Siamo intervenuti subito’


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Primi interrogatori, in Procura a Napoli, nell’ambito delle indagini sulla presunta violenza sessuale denunciata da una studentessa ventenne dell’Accademia delle Belle Arti ai carabinieri di Posillipo, che ha portato gli inquirenti a iscrivere nel registro degli indagati un professore nei confronti del quale viene ipotizzato il reato di violenza sessuale. Tre giovani studentesse si sono avvicendate stamattina nel palazzo che ospita l’ufficio inquirente partenopeo. Ad ascoltare la loro versione e’ stato il sostituto procuratore aggiunto Cristina Curatoli (della sezione “fasce deboli” coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone) che ha convocato le ragazze come persone informate dei fatti. Le attività che hanno preso il via oggi precedono l’accertamento irripetibile in programma il prossimo 6 marzo durante il quale verranno acquisiti tutti i dati sensibili (foto, video, conversazioni, anche via chat e social) dai cellulari di entrambe le parti in causa. In Procura, sempre stamattina, si sono recati anche i due legali del professore, gli avvocati Maurizio Sica e Lucilla Longone, che si sono intrattenuti brevemente nell’ufficio del pm titolare del fascicolo. Tra le persone che dovranno essere ascoltate figura anche il direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli Giuseppe Gaeta, il quale, lo scorso ottobre ha comminato un ammonimento al professore indagato e protagonista di una vicenda che sta avendo una notevole risonanza in città, sui media e sui social. Qualche giorno fa il docente, con l’obiettivo di favorire l’accertamento dei fatti che gli vengono contestati, ha consegnato spontaneamente, attraverso i suoi legali, i tabulati delle conversazioni intercorse con la studentessa. Il professore, inoltre, ha anche rassegnato le dimissioni da insegnante dell’Accademia dove insegnava.

“Se mi avessero detto in precedenza che un professore invitava studentesse a uscire sarei intervenuto, cosa che ho fatto appena ho ricevuto segnalazione dall’organo di rappresentanza degli studenti, anche in assenza di documentazione e atti scritti, non ho aspettato neanche 24 ore”. Lo afferma Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli in riferimento allo scandalo che ha portato alle dimissioni di un docente. “Parlo – spiega Gaeta – di una fase precedente a questa di clamore mediatico che ritengo non stia aiutando a far emergere eventuali problemi. Sono fatti oggetto di indagine che io devo rispettare e devo fare in modo che siano accompagnate in ascolto e con rispetto delle persone, che sembra mancare ora”. Sui fatti, Gaeta spiega la posizione dell’Accademia: “Gia’ da tempo – afferma – ho assunto posizioni formali rispetto a tutto questo percorso che non e’ cominciato quando e’ emerso il problema. Lo abbiamo fatto insieme alle organizzazioni di tutela con cui abbiamo firmato protocolli e stiamo avviando uno sportello di ascolto. Urlare non aiuta a far emergere i problemi, va fatto con le organizzazioni che hanno competenze per farlo e, per questo si fara’ a breve uno sportello di ascolto. Lavoriamo insieme alla consulta degli studenti e sappiamo che gli organi di rappresentanza non riescono ad accogliere e portare in una dimensione istituzionale le preoccupazioni di tutti, perche’ lavorano su tutti i problemi che ascoltiamo ogni giorno. Anche io ho centinaia di studenti che vengono da me per cento problemi ogni giorno. Ora si deve spostare tutto su un piano di professionalita’ che noi abbiamo avviato perche’ quando si registra un disagio si deve dare una risposta”. Gaeta chiude con un messaggio a chi sta pensando di iscriversi all’Accademia e legge di quanto accaduto: “L’Accademia – spiega – e’ una istituzione pluralista che difende i diritti. Lo provano i progetti di respiro sociale, le decine di progetti di cui spesso non si parla, siamo una comunita’ sana che lavora, produce cultura, conoscenza e sensibilita’ e questa cosa non va dichiarata ma sperimentata. Non faccio difese di ufficio ma sono i fatti che devono essere valutati”.



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