Incendio nel carcere di Torino: tensione tra i detenuti

Situazione di grande tensione in atto nel carcere di Torino. “Un grosso telone di plastica, che custodia plastica e maceri, posto tra i due Padiglioni detentivi B e C, è stato attinto da fiamme causate da un probabile lancio di torce e razzi dall’esterno. Sul posto, oltre al personale di Polizia Penitenziaria, sono intervenuti e presenti i Vigili del Fuoco. Sono in atto accertamenti per capire chi è stato e perché ha causato questa atto folle e sconsiderato, ma intanto è andata in atto una rumorosa protesta dei detenuti, comprensibilmente preoccupati dalle fiamme e dal fumo”, spiega Vicente Santilli, segretario regionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria. “Il personale di Polizia è intervenuto prontamente, cercando di tranquillizzare i detenuti e dandosi da fare per spegnere le fiamme, alte e pericolose. La situazione è comunque monitorato e sotto controllo”.
Apprezzamento ai poliziotti penitenziari di Torino arriva anche da Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che segue con preoccupazione gli eventi da Roma: “Sono stati momenti di grande tensione e pericolo, gestiti con grande coraggio e professionalità dai poliziotti penitenziari. Bisogna capire chi e perché ha causato questa follia”.
Capece denuncia, fine, il clima che si vive nelle carceri del Paese: “La situazione all’interno penitenziaria si è notevolmente aggravata rispetto al 2017. I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018 sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017 furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima). Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria. Ed è grave che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia in grado di mettere in campo efficaci strategie di contrasto a questa spirale di sangue e violenza”.

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