Momenti di tensione ieri sera durante il Makeba fest, a Martina Franca, nel tarantino. Il rapper veronese Jamil ha dato un ceffone a un ragazzo presente al concerto, reo a suo avviso di indossare una felpa della ‘Propaganda Agency’, etichetta discografica e linea di abbigliamento riconducibile a Noyz Narcos, artista col quale e’ in rotta da tempo. Lo spettatore e’ stato anche insultato pesantemente. E Vacca, padrino artistico di Jamil, ha diffuso un breve video su Instagram, difendendo il suo collega e sostenendo che “la lezione della giornata e’ che se decidi di rompere il …, devi anche essere pronto a prendere gli schiaffoni”. Finita l’esibizione, Jamil ha avuto un battibecco anche con il presentatore che lo invitava a lasciare spazio agli artisti. Alcuni spettatori, indispettiti, hanno scavalcato le transenne per raggiungere il palco, mentre la security accompagnava Jamil nel backstage. In rete circola un video, diventato virale, che riprende il momento in cui il rapper veronese schiaffeggia il fan di Noyz Narcos. “Tu con la felpa Propaganda, vieni qua un attimo”, dice Jamil invitando lo spettatore ad avvicinarsi al palco e poi gli da’ un ceffone.
Casoria– Un raid punitivo in piena regola, consumato tra i banchi di scuola sotto gli occhi terrorizzati degli studenti. È quanto accaduto all'Istituto professionale "Torrente" di Casoria, dove la madre di due alunni ha aggredito brutalmente una docente di Matematica durante l'orario di lezione. L'insegnante è stata costretta a ricorrere alle cure ospedaliere, mentre sull'episodio…
Benevento – Tragico epilogo per la violenta aggressione avvenuta lo scorso mese nel popoloso Rione Libertà. Il cuore di Mario Capobianco, 68enne beneventano, ha smesso di battere presso l’ospedale "San Pio", dove era ricoverato in condizioni disperate dalla sera del 24 gennaio. Troppo gravi le lesioni riportate durante il pestaggio, in particolare i traumi alla…
Napoli – La notizia che nessuno avrebbe voluto ascoltare, quella che si temeva ma che si sperava di poter scacciare via, è arrivata come una sentenza inappellabile. Il bambino ricoverato all’ospedale Monaldi, sopravvissuto per oltre cinquanta giorni attaccato a un macchinario dopo aver ricevuto un "cuore bruciato", non è più trapiantabile. A spegnere l’ultima luce…
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