Napoli. Spiate al : anche due poliziotti nella lunghissima lista di indagati stilata dall’antimafia di Napoli che stamattina ha portato al blitz denominato Leviathan della Direzione distrettuale antimafia. Tra gli finiti in carcere figura anche Salvatore Zimbaldi, poliziotto di Casoria accusato di aver informato costantemente i vertici della cosca di e i suoi familiari, rispetto ad indagini in corso. Il 46enne avrebbe inoltre trasmesso comunicazioni ed ‘imbasciate’ agli affiliati oltre ad agevolare gli incontri e ad assurgere al ruolo di trait d’union per il passaggio di danaro. Secondo gli inquirenti Zimbaldi sarebbe interventuo anche per eludere o distogliere le indagini di altre forze di polizia che indagavano sul clan.
“Un ispettore della polizia, tale Salvatore, era a nostra disposizione”. Aveva detto il pentito Rocco D’Angelo il 14 novembre del 2007 ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Zimbaldi è stato arrestato per associazione camorristica e riciclaggio. “Una volta in un incontro con alcuni esponenti del clan lui ci diede informazioni sui nostri telefoni cellulari, informandoci se gli stessi erano o meno sotto intercettazioni, dicendoci di disfarci di alcuni nostri cellulari – continua il pentito – Così io diedi all’ispettore una serie di numeri che lui mi controllo'”. Su Facebook, l’ispettore ostentava poi foto con appartenenti al di Afragola e in particolare con Vincenzo Angelo, figlio del capoclan Antonio, mentre la compagna, che non è indagata, ha rapporti di amicizia con Anna Diletta Moccia, anche lei figlia di Antonio ed è ritratta più volte in foto poi pubblicate sui profili social. A Zimbaldi è contestato il reato di riciclaggio perche’ avrebbe trasferito denaro per conto dei Moccia, in un caso circa 200mila euro in contanti, che lui stesso in una telefonata intercettata racconta essere il profitto di fatture per operazioni inesistenti della società Campana Petrol Group, che secondo la Guardia di Finanza e la Dia, apparteneva alla cosca. Zimbaldi, poi, insieme ad Antonio Boemio, assistente capo in servizio al Commissariato di San Giovanni-Barra, per il quale il pm aveva chiesto l’arresto ma che è stato interdetto per un anno per favoreggiamento personale e accesso abusivo ai sistemi informatici, ha ‘bonificato’ da microspie i locali della Campana Petrol Group. Boemio per verificare se i titolari della Campana fossero indagato è entrato nei sistemi informatici della polizia giudiziaria. Questi accessi, diciannove per l’esattezza, sono tutti stati monitorati dalle forze dell’ordine. La moglie, detiene il 10 per cento di quote societarie. Dopo la verifica fiscale avvenuta nella società il 2 ottobre 2013 da parte della Guardia di Finanza, fu Boemio a incaricare un esperto informatico di bonificare l’intera azienda dalla presenza di eventuali microspie. L’organizzazione guidata da Anna Mazza, poi deceduta, Luigi e Teresa Moccia e da Filippo Iazzetta riusciva sembrava invincibile. I capi riuscivano a gestire il clan che si estende in tutta la provincia di Napoli e nel Lazio, anche durante i periodi di detenzione, grazie alla ‘strumentalizzazione di qualsiasi tipo di modalità comunicativa esterna” scrive il giudice che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 45 presunti affiliati e fiancheggiatori.
Sono centinaia le ditte prese di mira dal clan che chiedeva il ‘pizzo’ nelle festività a imprenditori e commercianti. Dei quarantasei capi di imputazione contestati dal gip di Napoli Tommaso Perrella ai 45 raggiunti da misure cautelari nell’ambito dell’operazione Leviathan, ben quaranta riguardano estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Il clan agiva solo ad Afragola, Caivano, Acerra, Frattamaggiore. Tutti i paesi limitrofi al quartier generale della cosca erano nella ‘competenza’ del gruppo. I Moccia, così, hanno chiesto 30mila euro al responsabile dei lavori per la realizzazione di nuovi loculi al camposanto di Caivano, e lo stesso hanno fatto per i cantieri nei cimiteri di Frattamaggiore, Frattaminore e Grumo Nevano. Gli ‘esattori’ della cosca hanno estorto denaro anche alle ditte che si sono occupati negli anni di consolidamenti e ristrutturazioni di immobili comunali, come la ex casa del Fanciullo di Afragola. Ad Acerra invece il clan ha chiesto il ‘pizzo’ alle aziende che si occupavano della raccolta di rifiuti, come a Caivano dove avrebbero pagato diecimila euro. Stessa situazione a Frattamaggiore e Frattaminore dove invece le ditte avrebbero sborsato appena 6mila euro. Quarantamila euro invece sono stati chiesti alla ditta che nel 2015 si è occupata della ristrutturazione del castello medievale di Caivano, cifra poi salita fino a 70mila euro all’anno. Le estorsioni sono state finanche chieste alla ditta che nel giugno 2011 ha ristrutturato la caserma dei carabinieri di Frattamaggiore: 2mila euro a rata per un totale di 6mila euro. Risulta ancora il versamento di oltre 40mila euro da parte di un consorzio di imprese per la realizzazione ad Acerra di 40 appartamenti tra il giugno del 2011 e la primavera del 2012. Infine, proprio per non lasciare spazio a nessuno, il clan imponeva anche il pagamento di 250 euro all’anno a tutti gli ambulanti che operavano nel mercato rionale di Afragola. In altri casi, anzichè pretendere la tangente, i Moccia imponevano il noleggio di slot machine a bar e locali e di distributori di bibite e merendine persino in locali dell’Asl. E non trascuravano l’assunzione di persone a loro vicine in ditte delle pulizie e della raccolta rifiuti.

Ecco gli indagati.
In carcere
Angelino Giuseppe,
Auletta Antonio
Barra Vincenzo
Belardo Luigi
Bello Carmine
Bencivenga Mauro
Castiello Giovanni
Cennamo Gioacchino
Ciotola Giuseppe
Ciccarelli Antonio
D’Ambrosio Giuseppe
Del Prete Giovanni
Esposito Antonio
Esposito Luigi
Falco Giuseppe
Favella Francesco
Favella Maria
Felli Sabato
Ferraiuolo Luigi
Franzese Antonio
Iazzetta Filippo
Laurenza Antonio
Laurenza Raffaele
Liberti Domenico
Moccia Luigi
Moccia Teresa
Nobile Giuseppe
Nobile Raffaele
Pezzullo Angelo
Polizzi Corrado
Puzio Michele
Puzio Pasquale
Rocco Luigi
Sodano Roberto
Tranchino Giorgio
Zimbaldi Salvatore

Ai domiciliari
Bencivenga Giovanna
Capone Anna
Del Prete Vincenzo
Tuccillo Bruno
Tuccillo Teresa
Divieto di dimora nella provincia di Napoli per Levano Pasquale; obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Tuccillo Domenico e sospensione dal pubblico servizio per la durata di un anno per Boemio Antonio.



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