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Cronaca Nera

Camorra, i Moccia davano ordini dal carcere. Tutte le accuse e i ruoli

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Camorra: 45 arresti clan Moccia, nel mirino pm ‘senatori’ cosca.Ci sono i boss ma anche i ‘senatori’ dei Moccia nel mirino degli inquirenti che, dopo indagini della Dia partenopea, dei carabinieri di Castello di Cisterna e della Squadra Mobile di Napoli, hanno ottenuto dal gip l’emissione di un provvedimento cautelare per 45 di 79 indagati che ha portato agli arresti di oggi. Tra questi, ci sono i vertici della cosca tra le piu’ potenti del Napoletano, con interessi nel Lazio e e in altre regioni italiane, militarmente ed economicamente di peso nel panorama della criminalita’ organizzata: Anna Mazza, morta qualche mese fa, nota come la ‘vedova’ per eccellenza della camorra, moglie del boss defunto Gennaro e madre di Luigi, ma anche di Teresa; tutti e tre insieme a Filippo Iazzetta componevano la ‘cupola’ del clan. Oltre ad Anna Mazza, altri due deceduti eccellenti sono elencati negli indagati le cui posizioni sono state valutate nelle 736 pagine firmate dal gip Tommaso Perrella, nonche’ tre collaboratori di giustizia. E ci sono anche i ‘senatori’ del gruppo, gli uomini cioe’ piu’ vicini ai vertici, diretti interlocutori dei boss. Anna Mazza e il figlio Luigi, scrive il gip, anche dal carcere nei loro periodi di detenzione hanno controllato saldamente la ‘famiglia’, con un condizionamento “violento, pervasivo e diffuso” delle attivita’ economiche di Afragola, di molti comuni dell’area Nord del capoluogo campano, e “con proiezioni affaristiche in altre regioni italiane”, gestendo interi settori imprenditoriali anche in maniera monopolistica; ma anche delle “amministrazioni pubbliche locali e centrali”. Anche da detenuti la ‘vedova’ e il figlio, dice il gip, impartivano direttive al clan con la “strumentalizzazione di qualsiasi modalita’ di comunicazione esterna”, grazie soprattutto ai colloqui con i familiari liberi, “accumulando nel tempo cospicue ricchezze illecite”, e riuscendo ad avere il controllo della cosca e “la supremazia sugli affiliati”. I loro ‘fiduciari’ distribuivano ordini e denaro. E ‘senatore’ e’ Salvatore Caputo, uno degli indagati, per gli inquirenti capo e promotore degli investimenti imprenditoriali e finanziari dei Moccia. Sempre destinatario della misura, Domenico Liberti, principale incaricato della trasmissione delle direttive dei boss e imprenditore del territorio “agli ordini dei Moccia, protetto e a disposizione della famiglia”, la cui attivita’ di gioielliere tornava utile anche per gli affari della cosca. Poi ci sono Pasquale Puzio, per gli inquirenti una sorta di addetto alle relazioni esterne, con compiti delicati, anche di interlocuzione con altri clan, con i quali del resto i Moccia fin dagli anni ’80 intrecciavano complesse alleanze compresa quella della Nuova Famiglia nella guerra di camorra contro la Nco di Raffaele Cutolo; Raffaele Corcione, a disposizione per esigenze logistiche come gli accompagnamenti; Antonio Franzese, plenipotenziario sul territorio di Afragola, roccaforte dei Moccia. e Claudio Piscitelli, componente del ‘gruppo di fuoco’ fin dagli anni ’80, braccio armato dei Moccia coordinato da Salvatore Scafuto che si occupa anche delle estorsioni e dell’usura a Casoria.

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Benevento e Provincia

Lotta al caporalato: 2 arresti a Salerno e uno a Benevento

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lotta al caporalato

Un’operazione della Dia di Firenze e della Polizia di Stato di Siena si è conclusa con l’arresto di tre persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la persona e il patrimonio.

Gli arrestati sono accusati di appropriazione indebita, sfruttamento dei lavoratori sottoposti a condizioni degradanti, peculato, truffa aggravata, sottrazione fraudolenta di beni al fisco, auto-riciclaggio e violenza sessuale. Sequestrate anche quote societarie per oltre 600 mila euro. La Direzione investigativa antimafia del capoluogo toscano, con la collaborazione dei poliziotti della questura senese e i carabinieri del nucleo dell’ispettorato del lavoro di Siena, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’imprenditore Luigi Pergamo, nato e residente a Salerno, 44 anni, e degli arresti domiciliari a carico dell’avvocato Carmela Ciminelli, nata in provincia di Potenza e residente nella provincia di Salerno, 38 anni, moglie di Pergamo, e dell’imprenditore Luigi Procaccini, nato a Benevento, 64 anni.

I destinatari dei provvedimenti sono tutti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di vari delitti di natura patrimoniale e tributaria. L’organizzazione si è avvalsa anche di due notai per la formazione di numerosi atti pubblici societari, quali volture di cessione di quote, affitto di aziende, cessioni di aziende, ideologicamente falsi circa la reale indicazione e titolarità effettiva dei soggetti coinvolti. Nei loro confronti è stata richiesta la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, che sarà eventualmente applicata all’esito dell’interrogatorio.

A capo dell’organizzazione c’era Luigi Pergamo che, con l’aiuto della moglie e dei suoi stretti collaboratori, per assicurare vantaggi e utilità a cosche calabresi, aveva messo in piedi una complessa attività illecita di spoliazione, sistematica, di beni delle aziende (strutture alberghiere) che conduceva, raggirando i cedenti sulla propria solvibilità, frodando il fisco, impiegando personale a nero ed intestando diverse società a prestanome. Tra i vari passaggi societari sono emersi contatti con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata calabrese, tuttora in corso di approfondimento. Tra i reati contestati, vi sono anche i reati d’intestazione fittizia di beni ed appropriazione indebita, in quanto i pagamenti destinati alle società fittiziamente intestate incaricate di gestire gli alberghi, soprattutto a Chianciano Terme (Si), venivano dirottati verso altre persone giuridiche, sedenti in altre città e apparentemente non riconducibili alle stesse persone fisiche, con grave nocumento ai creditori delle strutture alberghiere, di fatto insolventi e/o morose. Con questo meccanismo, sono state truffate importanti società di servizi pubblici toscane, che di fatto hanno subito un pesante danno.

Di particolare rilievo la contestazione del reato d’intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro, il cosiddetto caporalato, emerso in quanto Pergamo e due dei suoi prestanome avrebbero impiegato e/o reclutato, nell’ambito delle attività alberghiere gestite dall’associazione, manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. Quest’ultimi hanno evidenziato, infatti, particolari condizioni alle quali erano chiamati a sottostare: paghe di circa 500,00/800 euro al mese per prestazioni di lavoro di 10/12 ore al giorno, senza riposo settimanale, senza ferie né versamento di contributi. Alcuni dipendenti non sono mai stati retribuiti e due donne hanno anche denunciato episodi di violenza sessuale da parte del datore di lavoro. Il gip del Tribunale di Firenze, Alessandro Moneti, a conclusione di complesse indagini coordinate dal sostituto procuratore Giulio Monferrini della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto 15 perquisizioni locali di società riferibili agli indagati – alcune risultate inesistenti – con sedi a Firenze, Milano, Roma, Rimini, Chianciano Terme (Si), il sequestro delle quote del capitale sociale di 15 persone giuridiche, per un valore complessivo di oltre 600.000 euro, nonché 2 perquisizioni presso gli studi di due notai, entrambi di Firenze. La complessa attività, coordinata dal II Reparto della Direzione Investigativa Antimafia, ha riguardato le province di Firenze, Siena, Salerno, Benevento e Napoli, e ha visto impegnati anche il personale della Dia di Napoli e Salerno, dei Comandi Provinciali Carabinieri e Guardia di Finanza e delle questure nelle province interessate dal provvedimento dell’autorità giudiziaria.

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