

Sono questi tutte delle Case Nuove i 12 arrestati nel maxi blitz “sciacallo” che ha sgominato la banda di truffatori di anziani con la solita tecnica del finto maresciallo e del finto avvocato. Si tratta di Giovanni Morgese, 35 anni, che svolgeva il ruolo di telefonista fingendosi avvocato o maresciallo dell’Arma; Giuseppe Diana, 40 anni(di via del Cassano); Antonio Cantone, 47 anni ( di Marano e già detenuto); Emanuele Corallo, 38 anni; Vincenzo Esposito, 42 anni; Salvatore Gallifuoco, Mario Morgese, 43 anni (tutti incaricati dei beni ritirati); Patrizia Asperti, 54 anni, era colei che pianificava le trasferte, noleggiava le auto, si adoperava per l’assistenza legale. In quattro sono invece attualmente irreperibili: Antonio Aragione, 31 anni; Vincenzo Prota, 34 anni (telefonisti), Raffaele Russo, 60 anni, e Romolo Garenna, 38 anni, incaricati anche loro del ritiro dei beni nella abitazioni delle vittime. Un’altra persona è stata infine denunciata a piede libero.L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Frosinone, Ida Logoluso, che li colpiti è la sintesi di un’inchiesta avviata nel novembre del 2015 dalla Procura ciociara e coordinata dal pm Barbara Trotta. Nessuna zona d’Italia era immune alle loro scorribande. Gli arrestati soggiornavano abitualmente in un luogo “tranquillo”, per non più di quattro giorni e poi entravano in azione. Per gli spostamenti utilizzavano solo macchine noleggiate e, dopo ogni trasferta, facevano rientro a Napoli, dove cambiavano auto e cellulari, prima di ripartire per un nuovo tour di truffe. “Signora buongiorno, sono un avvocato. Suo figlio ha avuto un grave incidente ma non si è fatto nulla, per fortuna. Solo che adesso è in carcere, però se risarcisce il danno immediatamente può essere tornare a casa. È stato lui a dirmi di chiamarla”. Un italiano perfetto, senza inflessioni napoletane, per un raggiro clamoroso. Quando la truffa andava a segno, con la vittima che cedeva alla paura, il fantomatico avvocato – a seconda dei casi – tutore dell’ordine, concludeva il colloquio indicando alla vittima una persona che si sarebbe recata nella sua abitazione per ritirare il risarcimento del danno, che spesso si concretizzava anche nella consegna di gioielli e preziosi in genere. L’abilità nei raggiri era tale che i truffatori si dimostravano in grado anche di carpire, durante il colloquio telefonico, le informazioni, nome del familiare e altri dettagli, che poi utilizzavano per rafforzare la loro credibilità verso la malcapitata vittima. Durante i soli sei mesi di indagini tecniche sono state ricostruite ben 66 truffe tra consumate e tentate, che costituiscono altrettanti capi di imputazione a carico dei 13 indagati, di cui 12 colpiti da provvedimento restrittivo ed uno deferito a piede libero.
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