Oltre cento anni di carcere sono stati comminati ai clan Ascione-Papale e Birra-Iacomino protagonisti della sanguinosa faida di Ercolano. Mano pesante del gip Gabriella Pepe, soprattutto nei confronti della donna boss Immacolata Adamo, alias” donna Assunta, moglie del boss defunto Raffaele Ascione detto Rafele ‘o lungo. Per lei 8 anni e 8 mesi di carcere perché considerata la reggente della cosca dopo la morte del marito.Non a caso il boss rivale Giovanni Birra aveva deciso di ucciderla per vendicare la morte del cognato Giuseppe Infante ucciso su disposizione di Luigi Nocerino e Immacolata Adamo appunto. E’ stato ricordato nel corso del processo dal pentito Sannino: “Immacolata Adamo doveva morire e così i Birra avrebbero avuto il controllo di tutte le attività illecite di Ercolano”. Il piano però non riuscì ad andare in porto perchè ci sono stati gli arresti che hanno fermato in parte la faida. I contrasti tra i due clan erano saliti alle stelle anche perché “Donna Assunta” aveva osato sfidare i Birra restituendo i 25 milioni di lire che le erano stati consegnati per alzare bandiera bianca. la donna boss prima aveva accettato e poi sostenne che quei soldi erano pochi. Fu lo stesso boss Stefano Zeno a presentarsi a casa sua e a riprendersi i soldi. In un incontro carico di tensione. da quel momento il nome di Immacolata Adamo era finito sulla black list dei Birra. Mano pesante anche nei confronti di Ciro Montella, alias ’o lione: per lui 9 anni e 4 mesi per tentata estorsione. Il cugino omonimo dovrà invece scontare una condanna a 10 anni.Così come Luigi e Donato Fusco. Dieci anni e 8 mesi per Giacomo Porcelli. Sette anni di carcere sono stati incassati da Claudio Itri. Al centro del processo anche il raid punitivo ai danni del padre della pentita Antonella Madonna, ex moglie del boss Natale Dantese. L’uomo, come è stato ricostruito dai pentito e dai riscontri degli investigatori, fu “sequestrato” e costretto a scavare la sua tomba. Per questo episodio sono stati condannati a 4 anni a testa Edmondo, Gennaro e Luigi Dantese. Infine le condanne a 4 anni, con le attenuanti riconosciute ai collaboratori di giustizia, da Ignazio Magliulo, il pentito-lampo della camorra di Ercolano, e le pene minori per Salvatore Suarino, 4 anni di carcere, Gennaro Vulcano, 2 anni e sei mesi, Ciro Lucarelli, 3 anni e 8 mesi, così come Giuseppe Fusco, metre a 2 anni di carcere è stato condannato Santoro Carotenuto.Il processo è partito dal blitz Freedom che nel luglio del 2016 portò all’arresto degli affiliati dei due clan.
Vertenza Ericsson: la Regione Campania chiede un dietrofront sui licenziamenti. Parla l’assessore Sonia Palmieri
Ieri, lunedì 25 settembre, tavolo regionale con CGIL, CISL, UIL, alla presenza dei Consiglieri regionali Gianluca Daniele e Antonella Ciaramella, sulla vertenza Ericsson. L’assessore regionale al Lavoro e alle Risorse Umane, Sonia Palmeri, dichiara: “È assurdo, stiamo assistendo alla tredicesima procedura di licenziamento collettivo che colpisce ben cinque regioni da Nord a Sud con ben duecentonovantuno dipendenti totali. Non sono bastati dieci mesi di instancabili trattative presso il Ministero del Lavoro per scongiurare i licenziamenti, ventinove in Campania sono arrivati è tanti altri nelle altre regioni! Eppure non abbiamo ceduto un attimo! La Campania insieme a Lombardia, Lazio, Liguria e Toscana ha offerto ben otto misure di sostegno allo sviluppo ed al rilancio dei siti. Fino ad oggi però la multinazionale svedese, con migliaia di dipendenti, è stata indifferente ad ogni proposta ed ha rifiutato sia il ricorso agli ammortizzatori sociali, sia il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico, dove è possibile ampliare i temi di rilancio industriale. Ha rifiutato inoltre categoricamente le misure proposte dalle cinque regioni – sottolinea la Palmeri – in particolare finanziamenti per la formazione continua, per ricerca e sviluppo, per reindustrializzazione, per poli e distretti, contratti di sviluppo, accordo di programma partecipazione a cluster, asserendo che si tratta di esuberi strutturali. L’azienda ha innalzato un muro impenetrabile a tutti gli incontri ma noi continuiamo a sostenere che una grande azienda ha il dovere di coniugare le proprie esigenze di bilancio con la responsabilità sociale- conclude poi l’assessore – che governa le scelte di posizionamento e di reputazione sul mercato, senza chiudere il dialogo con le Istituzioni!”
Le Quattro giornate di Napoli: la città si prepara ai festeggiamenti con iniziative culturali
Un programma di iniziative culturali ideate con l’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani), con l’Istituto Italiano per la Storia della Storia della Resistenza ”Vera Lombardi”, con la Fondazione Premio Napoli e con associazioni, enti, artisti e personalità del mondo della cultura che hanno voluto generosamente dare il loro contributo alle celebrazioni solenni delle Quattro Giornate di Napoli – spiega un comunicato dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo. “Vivere e far rivivere sul territorio cittadino l’orgoglio napoletano di settantaquattro anni fa quando la Città, con il suo esempio e sacrificio, indicò a tutti gli italiani, la via verso la libertà, la giustizia e la democrazia. La città ricorda in questi giorni il settantaquattresimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli (28 settembre – 1 ottobre 1943) nelle quali insorse contro gli occupanti tedeschi ed i loro alleati fascisti e si liberò con le sue forze, anticipando l’arrivo delle truppe alleate e dando a tutta l’Europa un segnale importante per la lotta di Resistenza contro il nazismo e il fascismo” – si legge nel comunicato del comune di Napoli. “-. Dedicate a Roberto Bracco, intellettuale antifascista, un “nobel mancato”, che sarà ricordato dal professor Francesco Soverina nell’evento di presentazione del suo libro Il “Caso Bracco”- una ferita non sanata, il 30 settembre all’ex-Ospedale della Pace nell’ambito del Festival ‘Ricomincio dai libri’, anche quest’anno le celebrazioni delle Quattro Giornate di Napoli si richiamano alla liberazione dalle mafie e dalle camorre, stabilendo un ponte ideale tra i valori della Resistenza e l’impegno di oggi contro la criminalità organizzata e in difesa della legalità e dei valori della Costituzione”.
‘Ndrangheta: maxi blitz in Lombardia: 27 arresti, c’è anche il sindaco di Seregno
I carabinieri del Comando provinciale di Milano stanno eseguendo una serie di arresti nelle province di Monza, Milano, Pavia, Como e Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta su infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mondo dell’imprenditoria e della politica in Lombardia. L’inchiesta e’ coordinata dalla Procura di Monza e dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano. In tutto, 27 misure cautelari: 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 3 interdittive, firmate dai Gip Pierangela Renda e Marco Del Vecchio.I soggetti colpiti dalle 27 misure cautelari sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. L’inchiesta dei carabinieri, partita nel 2015, e che porta la firma dei Pm monzesi Salvatore Bellomo, Giulia Rizzo e del Procuratore della Repubblica di Monza Luisa Zanetti e dei Pm della DIA Alessandra Dolci, Sara Ombra e Ilda Boccasini, rappresenta una costola dell’indagine “Infinito”, che nel 2010, sempre coordinata dalle procure di Monza e Milano, aveva inferto un duro colpo alle “Locali” ‘ndranghetiste in Lombardia. Tra gli arrestati anche il sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, di Forza Italia. E’ accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari con un imprenditore legato alle cosche, il quale si sarebbe a sua volta adoperato per procurargli voti.A legare a “doppio filo” politica e ‘ndrangheta, secondo l’inchiesta della Procura di Monza e della Dda di Milano, sarebbe stato un imprenditore edile di Seregno il quale avrebbe intrattenuto rapporti con politici del territorio, e coltivato frequentazioni e rapporti fatti di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalita’ organizzata. Il suo ruolo sarebbe stato “determinante” per l’elezione del sindaco arrestato, secondo le ricostruzioni degli inquirenti. Il suo interesse era quello di ottenere dai politici una convenzione per realizzare un supermercato nel monzese. I dettagli dell’inchiesta in una conferenza stampa convocata alle 11:30 al Comando provinciale di Milano in via Moscova.
Incassavano l’assegno sociale dell’Inps, ma vivono all’estero: 370 indagati in tutta Italia
Incassavano mensilmente l’assegno sociale, destinato ai cittadini italiani e stranieri in difficolta’ economiche, ma vivevano all’estero, per lo piu’ in Sudamerica e nell’est Europa. Sono 479 i casi di irregolarita’ e 370 le persone denunciate dai finanzieri impegnati nell’operazione “People Out”, che ha permesso di accertare l’indebita percezione di emolumenti per oltre 10 milioni di euro. Nell’ambito del rapporto di collaborazione anti truffe tra la Guardia di finanza e l’Inps, il Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie del Corpo ha sviluppato e coordinato, sulla base dei dati forniti dall’istituto e relativi al 2016, una serie di indagini che hanno portato all’individuazione di un consistente numero di cittadini sia italiani che stranieri che, dopo aver ottenuto l’assegno sociale, si erano trasferiti all’estero ovvero erano stati sempre effettivamente domiciliati “oltre confine”, non rispettando, pertanto, il requisito essenziale della stabile ed effettiva residenza sul territorio nazionale e certificando falsamente redditi inferiori alla soglia prevista dalla legge per accedere al beneficio. I titolari continuavano a riscuotere illecitamente la prestazione assistenziale attraverso l’accredito su conto corrente oppure tornando, saltuariamente, in Italia solo per ritirare le somme allo sportello. Ai responsabili degli illeciti e’ stato contestato il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato ed e’ stata applicata una sanzione pecuniaria. L’Inps ha immediatamente provveduto alla sospensione o alla revoca dei pagamenti, procedendo all’avvio del recupero di quanto indebitamente incamerato. La sospensione o la revoca dei pagamenti consentira’ all’istituto previdenziale un risparmio annuo pari ad oltre 2,6 milioni di euro. Diversi i casi eclatanti, a partire da quello di una coppia di anziani coniugi di origine tunisina, residenti fittiziamente nella provincia di Firenze, che ha incassato indebitamente complessivi 120.000 euro ed e’ risultata aver movimentato capitali verso il Principato di Monaco per 370.000 euro. Un’altra coppia di coniugi italiani di 73 e 72 anni, residente nel Frusinate, dopo il trasferimento definitivo all’estero ha continuato a percepire l’assegno sociale per complessivi 55.000 euro mentre una 70enne di origine argentina, solo formalmente residente nella provincia di Cagliari, ha usufruito indebitamente di emolumenti per 47.000 euro, movimentando capitali verso la Repubblica Popolare Cinese per 95.000 euro. Marito e moglie italiani, entrambi 80enni, residenti sulla carta in provincia di Potenza ma di fatto stabilmente emigrati in Venezuela dal 1955, hanno indebitamente beneficiato di prestazioni assistenziali per 156.000 euro mentre una 75enne polacca, fittiziamente residente nella provincia di Frosinone, in accordo con un italiano, suo ex datore di lavoro, ha messo le mani illegittimamente su 50.000 euro, elargiti a suo favore su un conto corrente cointestato con il complice e movimentati verso l’estero tramite il sistema dei money transfer. L’assegno sociale, che e’ corrisposto dall’Inps per tredici mensilita’ (circa 450 euro al mese), spetta ai cittadini italiani, comunitari, extracomunitari (titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo), rifugiati politici ed apolidi (titolari dei rispettivi titoli di soggiorno) che abbiano compiuto 65 anni (eta’ cui va aggiunto un correttivo legato all’aggiornamento della speranza di vita); siano residenti effettivamente ed abitualmente in Italia; abbiano soggiornato legalmente, in via continuativa per almeno dieci anni sul territorio nazionale (la permanenza decennale e’ stata introdotta dal primo gennaio 2009); si trovino in condizioni economiche disagiate.
Van Bronckhorst, Feyenoord: ”Il Napoli difende bene ma noi puntiamo a vincere”
“Mi piace come gioca il Napoli di Maurizio Sarri. Sa far circolare la palla e segna molti gol, Sarri ha fatto un grandissimo lavoro”. Lo ha dichiarato il tecnico del Feyenoord Giovanni Van Bronckhorst alla vigilia del match contro il Napoli in programma domani sera al San Paolo. “Il Napoli pressa molto alto con gli attaccanti e dovremo evitare di rischiare in fase di costruzione. Dovremo capire quando e’ giusto costruire e quando invece no. Dovremo anche essere coscienti delle varie fasi della partita” ha detto il tecnico che ha perso per infortunio Botteghin. “E’ un duro colpo per noi. Lo abbiamo saputo a un’ora dalla partenza, forse rimarra’ fuori fino a gennaio. Dovremo rimanere ottimisti e giocare da squadra. Un risultato positivo ci aiuterebbe molto. Dovremo difenderci molto bene per riuscirci. Anche la mancanza di Nicolai Jørgensen si e’ fatta sentire nelle ultime due settimane, l’anno scorso e’ stato il nostro miglior marcatore e la sua presenza aiuta tutta la squadra”. E su Mertens, Van Bronckhorst ha ricordato:”Con Utrecht e PSV giocava in fascia, ma a Napoli e’ diventato un grande attaccante centrale, che gioca bene e realizza tante reti”. In conferenza stampa con il tecnico olandese anche Steven Berghuis. “Conosciamo tutti la storia del Napoli e abbiamo grande rispetto per loro. Per noi e’ una gara molto importante, forse non ancora decisiva, ma di certo vogliamo i tre punti. Dovremo fare attenzione a non subire gol nelle prime fasi della partita. Contro il Manchester City, che ci ha segnato subito due reti, abbiamo imparato la lezione. Mi spiace molto per Milik, ma il Napoli ha tanti altri ottimi attaccanti e dovremo fare attenzione a non concedere loro alcuno spazio”.
Milik: ”Penso solo a tornare, tenete le dita incrociate”
“Grazie a tutti per i vostri messaggi, significano molto per me. Ora sono concentrato sul ritorno, tenete le dita incrociate, torno più forte”: lo scrive su twitter l’attaccante del Napoli Arek Milik operato oggi al legamento crociato del ginocchio destro. Al giocatore polacco sono giunti moltissimi messaggi di auguri e solidarieta’ sui social, tra i quali quelli del compagno di squadra Dries Mertens e del giocatore della Roma Alessandro Florenzi, da poco tornato a giocare dopo incidenti simili a quelli del collega azzurro.
Presentato a Napoli il restauro di un famoso dipinto dell’Arma
E’ stato presentato, nella caserma “Vittoria” di Napoli, sede del Comando Interregionale Carabinieri “Ogaden”, il restauro di un’opera pittorica patrimonio dell’Arma raffigurante i volti di un Carabiniere in tenuta coloniale e di uno Zaptie’, con sullo sfondo un tipico paesaggio dell’Ogaden, regione etiope storicamente nota come Somalia abissina. Il dipinto, olio su masonite realizzato dall’artista Fallisi, riproduce in grande formato una cartolina disegnata nel 1937 dal pittore di origini salernitane Clemente Tafuri; richiama una delle innumerevoli circostanze in cui l’Arma dei Carabinieri, praticamente sin quasi dalla sua costituzione, e’ stata chiamata a servire la Nazione all’estero in ottemperanza alle direttive governative, nel corso di eventi bellici, come in Crimea nel 1855, o attraverso la partecipazione ai processi di pace nel quadro di accordi e mandati internazionali, impegno tuttora imponente, posto che ad oggi l’Arma e’ attiva in 11 teatri esteri. L’opera restaurata riporta all’impiego in terra d’Africa, ed in particolare nell’area dell’Ogaden, dove i Carabinieri del Raggruppamento Bande, insieme con personale della milizia forestale e truppe indigene diedero prova di fedelta’ abnegazione ed eroismo, riuscendo a conquistare il 24 aprile 1936 il munito caposaldo di Gunu Gadu: in ricordo di quel fatto d’arme, il 4 aprile 1939 la 3^ Divisione Carabinieri Reali, costituita qualche mese prima a Napoli con competenza sull’intero Meridione, assunse proprio la denominazione di “Ogaden”, tuttora mantenuta per l’attuale Comando Interregionale, cosi’ come gli altri omologhi Comandi costituiti sul territorio nazionale assunsero e conservano a tutt’oggi denominazioni che richiamano altri fatti d’arme importanti per la storia dell’Arma. La presentazione si e’ svolta alla presenza di numerose autorita’ civili e militari, di esponenti del mondo accademico, di personale degli organi della rappresentanza militare e dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo ed e’ stato incentrato sugli interventi del professor Piero Craveri, presidente della Fondazione “Biblioteca Benedetto Croce”, che ha sviluppato un inquadramento storico della presenza oltremare dell’Arma dei Carabinieri, e della professoressa Isabella Valente, docente di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Universita’ “Federico II” di Napoli, che ha illustrato il tema dei Carabinieri nell’arte e i dettagli del dipinto, mentre gli aspetti tecnici del restauro sono stati spiegati dalla restauratrice, Dottoressa Maria Rosaria di Leo. La cerimonia e’ stata arricchita dalla presenza del maestro Lucio Tafuri, che ha ricordato alcuni momenti dell’esperienza artistica e di vita trascorsi al fianco del padre Clemente, del quale sono stati esposti per l’occasione, unitamente ad una serie di oggetti storici commemorativi provenienti dal Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri di Roma e da collezioni private, alcune opere significative per la storia dell’Arma, come il dipinto “La Resurrezione”, celebrativa dell’estremo sacrificio del Vice Brigadiere napoletano Salvo d’Acquisto, del quale proprio ieri l’altro ricorreva il 74 anniversario, solennemente ricordato anche a Napoli. Da ultimo, il Comandante Interregionale, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, ha ringraziato le persone e gli Enti che hanno condiviso e sostenuto il progetto di restauro, tra cui il Comune di Napoli, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, le societa’ DataBenc e Graphite. Ha infine sottolineato il rilevo da attribuire all’operazione di restauro, non finalizzata a commemorare un evento bellico, ma da intendersi quale occasione per preservare, e trasmettere alle generazioni future, la memoria e, con essa, i Valori a cui erano ancorati i Carabinieri del passato e che tuttora ispirano l’azione dei Carabinieri di oggi, i quali, sostanzialmente nella loro totalita’, continuano a fornire giorno dopo giorno eguali prove di valore a salvaguardia dei principi costituzionali, dalla lotta al crimine alla difesa delle fasce piu’ deboli della popolazione, dalla tutela dei beni primari della collettivita’ alla costante azione di rassicurazione sociale.
Saccheggia le auto in sosta, arrestato giovane di Nola
Nola. Trafugava oggetti di valore dalle auto in sosta: arrestato 21enne.
Gli agenti del commissariato di Nola hanno arrestato per furto aggravato, tentato furto e porto abusivo di coltello Aniello Esposito Catanese, 21enne. Poco dopo le 4 di questa mattina i poliziotti, impegnati nel controllo del territorio, hanno notato in Piazza D’Armi l’uomo aggirarsi con fare sospetto tra le auto in sosta. Il 21 enne alla vista della volante ha tentato di eludere un controllo di Polizia. E’ stato bloccato e trovato in possesso di un coltello multiuso mentre tentava di disfarsene e di una Pen-drive.
Il ragazzo ha confessato ai poliziotti di aver rubato sia il coltello che la chiavetta Usb poco prima a Cimitile in piazza Conte Filo della Torre da un’auto in sosta ed inoltre di aver utilizzato il coltello anche per tentare il furto di un’altra auto parcheggiata nelle vicinanzea. I poliziotti hanno rintracciato gli ignari proprietari delle due autovetture, una Fiat Idea ed una Fiat Punto. Il ragazzo è stato arrestato.
Napoli, tre tifosi olandesi dopo una colluttazione con i poliziotti
Poco dopo le 16.00 la Polizia di Stato del Commissariato Decumani ha arrestato tre tifosi olandesi.La volante del commissariato, è intervenuta in via dei Fiorentini nei pressi della Questuraa su disposizione della centrale operativa per segnalazione di persone moleste.Giunti sul posto, i poliziotti, all’interno dell’auto divenivano oggetto del lancio di alcune pietre.Gli agenti, nel tentativo di bloccarli venivano aggrediti e dopo un’intensa colluttazione rimanevano feriti e riportavano lesioni. I tre, tutti 21enni, sono stati arrestati e verranno condotti al carcere di Poggioreale.
Accoltella due giudici e un impiegato nel Tribunale civile: arrestato 53enne
E’ stato arrestato dalla polizia per porto di oggetti atti ad offendere, tentato omicidio pluriaggravato, lesioni personali e danneggiamento aggravato, il presunto responsabile – un uomo di 53 anni residente a Spello – dell’aggressione avvenuta oggi negli uffici del tribunale civile di Perugia, in seguito alla quale due giudici e un impiegato amministrativo sono rimasti feriti in modo non grave. L’uomo, che era stato immediatamente condotto in questura, e’ stato ora rinchiuso nel carcere di Capanne, a disposizione dell’Autorita’ giudiziaria. Secondo quanto riferito dalla questura, l’aggressore aveva con se’ due coltelli (e non uno come si era appreso inizialmente). L’uomo si e’ introdotto nell’edificio che ospita il Tribunale civile di Perugia e si e’ diretto nella stanza della giudice Francesca Altrui. Una volta raggiunta, ha estratto un coltello ed ha tentato di colpirla riuscendo a ferirla alle spalle. In soccorso della donna e’ intervenuto il collega magistrato, raggiunto anch’egli da un fendente ed un dipendente del Tribunale, rimasto contuso. I poliziotti, bloccato il responsabile, hanno coadiuvato i soccorsi prestando la prima assistenza alle vittime in attesa dell’arrivo del personale del 118. Trasportati in ospedale, i due giudici non sono in pericolo di vita. L’impiegato, invece, e’ stato medicato sul posto. Sul posto sono giunti due equipaggi delle Volanti, una pattuglia del Posto di polizia del Centro storico e un equipaggio in servizio di vigilanza dinamica agli Uffici giudiziari che hanno rintracciato il responsabile. Sono ora in corso gli accertamenti finalizzati a chiarire le motivazioni dell’accaduto.
“Al Tribunale civile di Perugia non c’e’ alcuna misura di sicurezza, chiunque puo’ entrare e raggiungere le stanze dei magistrati: cio’ nonostante i casi gia’ denunciati negli ultimi anni di intimidazione ai danni di piu’ colleghi, fra cui la stessa ferita oggi”. A denunciarlo e’ Luca Semeraro, da pochi giorni consigliere in Cassazione a Roma, ma fino al 12 settembre scorso magistrato del Tribunale di Perugia. “I sistemi di sicurezza sono installati nel palazzo di fronte, alla procura generale e alla Corte d’Appello – dice Semeraro -. Nella sede del Civile non vi e’ forza pubblica. I primi aiuti sono stati del collega Rana, anche lui ferito e del personale di cancelleria. Saranno stati minuti infiniti. I sindacati e il presidente del Tribunale hanno mandato decine di lettere almeno dal 2015 per denunciare la mancanza di sicurezza. Il Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico ha dichiarato il secondo livello di rischio, ma non e’ successo niente – conclude Semeraro – E’ un episodio gravissimo che non va minimizzato”.
Scafati, l’ex sindaco Aliberti chiede di andare in carcere e ‘utilizza’ i figli minori sui social
Scafati. Non c’è che dire ama il ‘coupe de téathre’, l’effetto mediatico, quello che – se non fosse drammatico per una città nel suo insieme – potrebbe dividere tra ‘forcaioli’ e ‘innocentisti’. Tre giorni dopo la pronuncia del Tribunale del Riesame di Salerno che ha ribadito e accolto la richiesta degli arresti in carcere per l’ex sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti, accusato di scambio di voto politico-mafioso, l’ex primo cittadino si lancia in un’accorata lettera al suo avvocato, paventando la possibilità di rinunciare al ricorso in Cassazione per andare in carcere tra 7 giorni, questi quelli che rimangono per presentare ricorso alla Suprema Corte. Questa la scadenza dei termini per un nuovo ricorso ai giudici romani per provare, ancora una volta a ribadire – da parte della difesa – non l’innocenza dell’indagato Angelo Pasqualino Aliberti, ma la necessità o meno della misura cautelare più dura. E dunque, oggi pomeriggio, Aliberti ci ha riprovato con l’effetto mediatico, il ‘social messaggio’, quello che gli è costato caro proprio nell’ambito della nuova pronuncia del Riesame perchè ha dimostrato che – nonostante non sia più sindaco – conosce perfettamente quello che accade nelle stanze del Comune che ha amministrato per quasi otto anni, facendo venir meno quel presupposto essenziale per evitare un arresto in carcere: quello dell’inquinamento delle prove.
Ma la decisione dei giudici del Riesame non è esclusivamente fondata su questo. Così come avevano sostenuto gli Ermellini, le prove a carico di Aliberti e dei due ras del clan Loreto-Ridosso, i cugini Gennaro e Luigi, in merito ad uno scambio di voto politico-mafioso nelle elezioni del 2013 e del 2015, ci sono. C’è il pericolo che, ad una prossima tornata elettorale, Aliberti possa dare seguito a quel patto con la Camorra scafatese mai del tutto completato, anche non candidandosi direttamente, ma usando familiari o persone a lui vicine.
I giudici del Riesame hanno deciso, il 22 settembre scorso, che Aliberti debba andare in carcere, insieme a Luigi Ridosso, mentre la misura più idonea per Gennaro Ridosso è quella dei domiciliari.
Entro dieci giorni da quel 22 settembre gli avvocati dei 3 indagati dovrebbero presentare ricorso in cassazione per fare annullare quella decisione.
Ma oggi pomeriggio, l’ex sindaco ci ha riprovato – su Facebook – a manifestare il suo ‘dolore’ e abbandonati i panni del martire della giustizia che venerdì scorso gli ha fatto scrivere sul suo profilo social ‘Je suis Aliberti’, ha sostenuto – di fatto – di essere un perseguitato dalla giustizia: “Non è possibile togliere il diritto di critica che viene definito addirittura “feroce” ad un libero cittadino che prova attraverso un social ad esprimere la sua idea sui temi grandi di questo paese Italia e sulle questioni che più mi toccano da vicino e che riguardano la mia città e le difficoltà che oggi sta attraversando sul piano sociale economico e della vivibilità. Neppure nel Codice Rocco durante il periodo fascista le opinioni venivano definite violente”.
Aliberti, come spesso ha fatto in questi anni in cui l’indagine dell’Antimafia di Salerno ha preso il suo corso, sostiene di essere stanco di difendersi ‘da una misura cautelare’ e ancora una volta fa leva sui figli che ‘stanno subendo sulla loro pelle una violenza mediatica che non ha precedenti’. Una violenza mediatica e un’esposizione che Aliberti è stato il primo a mettere in campo, esponendo i sentimenti dei due ragazzini ai suoi commenti social. Uno scudo ’emotivo’ alle sue vicende giudiziarie e a quelle della moglie, il consigliere regionale Monica Paolino, che l’ex sindaco utilizza ancora una volta per raccontare la sua vicenda giudiziaria. E allora nel corso della lettera pubblicata sul suo profilo, Angelo Pasqualino Aliberti, chiede al suo avvocato, Silverio Sica, di ‘evitare il ricorso in Cassazione al dispositivo del Riesame e di attendere i 10 giorni che la legge prevede affinché io venga portato nel più vicino carcere di Fuorni. Glielo chiedo nel rispetto dei miei familiari e di quanti soffrono per la mia vicenda giudiziaria e per le mie condizioni psicofisiche che ormai sono andate oltre i limiti della vivibilità”.
E poi scrive: “Ho bisogno del carcere, se andare in carcere per queste motivazioni può significare avere un processo, avere la possibilità di potermi difendere non più dalle presunzioni o dalle dichiarazioni raccolte, spesso da uomini e donne desperate per le loro problematiche personali rispetto alla giustizia, ma difendermi avendo la possibilità di poter interagire di poter intervenire di poter chiarire di poter produrre atti, documenti, registrazioni, vicende di cui probabilmente neanche la Magistratura, i Giudici del Riesame, il Procuratore Generale o il Procuratore Capo sono a conoscenza fino in fondo”.
Chiede al suo avvocato, come se lui non avesse libero arbitrio su questa decisione, di rinunciare al ricorso e al contempo annuncia un nuovo ‘show mediatico’ nel quale i figli gli facciano ancora da scudo ‘morale’ contro la persecuzione: “Facciamo scorrere questi 10 giorni, mi accompagni lei al carcere di Fuorni insieme ai miei 2 meravigliosi figli e si prepari a dare battaglia fin dalla prima udienza affinché finalmente tutti possano ascoltare in contraddittorio la verità che finalmente i giudici dovranno valutare non per le presunzioni ma per le prove concrete che non ci sono, che non possono esistere perché io sono una persona perbene che ha solo una grande passione, un grande amore, che nessuno potrà mai scalfire, per la mia città, ma anche un uomo che oggi e più di sempre ha il bisogno e il dovere di difendere la propria dignità”. Sette giorni, dividono il ‘travagliato’ Aliberti da una decisione che potrebbe mutare il suo destino da indagato. Sette giorni in cui il ‘travaglio’ interiore sarà affidato ai consigli del suo avvocato e nei quali prova ancora una volta a sondare e a contare quanti gli sono ancora accanto tra cittadini e ‘social amici’. Sette giorni in cui, avrà ancora una volta fatto leva sulla ‘pietà umana’ nei confronti di due ragazzini sui quali non possono e non devono ricadere le ‘colpe’ – qualora ci fossero – di un padre, di una madre o di un familiare. La difesa in un processo e la Giustizia, per quanto a volte ingiusta, non può passare sulla pelle di giovani incolpevoli. Aldilà dei reati di cui è accusato l’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti che verranno valutati dai giudici, il ‘coupe de théatre’ non dovrebbe in alcun modo calpestare i diritti di due minori.
Rosaria Federico
Camorra, condannati il figlio e il fratello del boss Belforte
Salvatore Belforte, 32 anni, figlio del boss Domenico Belforte, capo dell’omonimo clan camorristico attivo a Marcianise e nel capoluogo Caserta, e’ stato condannato dal gup del tribunale di Napoli a 14 anni di carcere per associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Con lui e’ stato condannato anche lo zio di 45 anni, Benito, fratello del padre; il 45enne rispondeva pero’ solo di estorsione aggravata, e per lui la pena e’ stata piu’ lieve, pari a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Qualche giorno fa il fratello maggiore del 32enne, Camillo, e’ stato scarcerato dopo aver scontato la sua condanna; al suo ritorno nel quartiere sono stati sparati dei fuochi per salutarlo. Un altro fratello del padre, che ha il suo stesso nome, Salvatore, si era pentito due anni fa ma la scorsa settimana il Viminale gli ha revocato il piano di protezione. Il giovane Salvatore, come il fratello Camillo alcuni anni fa, e come le loro madri e le zie, secondo una tipica modalita’ di gestione familiare del clan, ha preso in mano le redini dell’organizzazione, ma e’ stato scoperto, arrestato e condannato. L’indagine e’ stato condotta dal pm della DDa di Napoli Luigi Lanfolfi, presente in aula. I fatti risalgono al dicembre scorso, quando Salvatore Belforte coinvolse anche lo zio Benito, che ha un’impresa edile, nelle sue attivita’ illecite, in particolare nella raccolta delle estorsioni natalizie. I due ottennero una tangente da alcune migliaia di euro dai titolari dell’impresa di pompe funebri Cerreto, di Marcianise. Molti collaboratori di giustizia hanno indicato l’imprenditore vittima come soggetto che negli anni, pur di stare tranquillo, ha sempre pagato il pizzo sia agli emissari dei Belforte che a quelli del clan rivale, ormai smantellato, dei Piccolo. Per l’estorsione Salvatore e lo zio Benito sono stati arrestati nell’aprile scorso, scegliendo poi la via dell’abbreviato per ottenere una sconto di pena. Salvatore era stato arrestato anche nel gennaio scorso insieme alla madre Maria Buttone, moglie del boss, e alla compagna Alessandra Golino; in quell’occasione e’ emerso che il 32enne Salvatore si sarebbe piu’ volte recato dagli imprenditori vittime del racket per chiedere la tangente con il figlio di tre anni.
(nella foto benito e salvatore belforte)
TerzaTerza Laurea honoris causa per Paolo Conte, l’icona del jazz italiano
Terza Laurea honoris causa per l’icona jazz tutta italiana. Dopo quella in Lettere moderne ricevuta nel 2003 e quella in Pittura del 2007, è la volta dell’onorificenza assegnatagli dal Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’università di Pavia. La cerimonia di conferimento si terrà il 9 ottobre presso il Teatro Ponchielli di Cremona, in cui Paolo Conte si esibì nel maggio 2015 per presentare “Snob”, l’ultimo capolavoro in musica e parole. L’ex avvocato astigiano, musicista polistrumentista, pittore e paroliere, è uno degli artisti più apprezzati in assoluto in tutto lo stivale, anche per quanti non amano il suo genere. Chi non si è mai ritrovato a canticchiare Azzurro – scritta per Adriano Celentano – oppure Gelato al Limon ma anche Viani via con me, Impermeabili, Sotto le stelle del jazz, per citare solo alcuni dei suoi cult. E poi ancora Insieme a te non ci sto più, per Caterina Caselli, e Onda su onda per Bruno Lauzi. Insomma, non è difficile immaginare che l’ importante e innovativo cantautore italiano, apprezzato da platee internazionali, collezioni una serie di premi prestigiosi. Insieme al compianto poeta Fabrizio De André, è l’artista con il maggior numero di riconoscimenti del “Club Tenco”, con sei targhe e un premio Tenco, ricevendo in più il Premio Chiara (premio letterario italiano intitolato allo scrittore Piero Chiara) nella sezione “Le parole della musica”. E, nel tempo fatto di attimi e settimane enigmistiche, speriamo che anche con parole scritte a macchina, il benemerito “diavolo rosso” ci delizi di un altro capolavoro della Letteratura italiana in musica.
Sgominata banda di rapina Rolex: sono di Giugliano, Melito e Castellammare
Banda di rapinatori di Rolex traditi del soprannome di uno dei componenti e dalle intercettazioni telefoniche. Stamane nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i militari della Stazione Carabinieri di Giugliano hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di Gianluca Pennacchio di anni 25 residente a Giugliano mentre altri due complici sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla pg. Si tratta di due persone di anni 46 e 35, residenti rispettivamente nei comuni di Melito di Napoli e Castellammare di Stabia , per i reati di rapina aggravata, ricettazione, porto di armi illegalmente detenute e favoreggiamento. Pennacchio alla vista dei carabinieri ha cercato di fuggire attraverso i tetti della sua abitazione a Giugliano ma non si era accorto che l’edificio era circondato e si è arreso e fatto ammanettare.
La vicenda trae origine dalla rapina perpetrata il 30 giugno 2016 in danno di una persona, da due giovani che – in sella ad uno scooter e travisati da caschi integrali – avevano rapinato alla vittima, con la minaccia di una pistola, un orologio di marca Rolex. Nella circostanza, una pattuglia dei Carabinieri in transito in quel momento riuscì ad arrestare uno dei due rapinatori. Lo scooter, utilizzato per la rapina e poi abbandonato, fu sottoposto a sequestro risultando avere una targa di provenienza furtiva sovrapposta a quella originale.
Determinante per il prosieguo delle indagini è risultato essere il collegamento con un’altra attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, nel corso delle cui attività tecniche di intercettazione emergeva una conversazione tra due persone (di cui uno risultato essere il fratello della persona sottoposta agli arresti per la rapina commessa in Giugliano in Campania del 30 giugno 2016) che rivelavano anche il soprannome del complice che si era dileguato nell’occasione di quell’episodio criminoso. Nel corso delle suddette attività tecniche, si veniva a conoscenza, altresì, che lo
scooter utilizzato per compiere quella rapina era sempre stato nella esclusiva disponibilità della persona arrestata il 30 giugno 2016.
Lo scooter, in questione, infatti, era stato restituito all’avente diritto a seguito di istanza con la quale quest’ultimo, contrariamente al vero, aveva asserito che ne era l’effettivo utilizzatore e che solo nell’occasione di quell’evento delittuoso era stato utilizzato dall’autore del reato.
(nella foto il giovane arrestato Gianluca Pennacchio)
Scafati, Forza Italia provinciale con Aliberti: ”Vinca il garantismo, auspichiamo un clima più sereno”
“Pasquale Aliberti arriva, dopo anni, ad una scelta drammatica e forte. Bisogna interrogarsi, senza scatenare guerre di religione. Rivendica, con durezza, un diritto. Chiede un processo nel quale difendersi. Auspica, e noi con lui, un clima più sereno”. Così Gaetano Amatruda, vice coordinatore provinciale di Forza Italia Salerno in riferimento alla lettera invita da Pasquale Aliberti al suo avvocato. Nella missiva Aliberti rinuncia al ricorso in Cassazione. Il riesame ha disposto il suo arresto. “C’è una battaglia culturale che va rilanciata. La presunzione di innocenza e’scolpita nella Costituzione. E’una battaglia culturale – sottolinea Amatruda – che deve essere nel DNA di ogni cittadino, dirigente politico, amministratore. Non è materia astratta, non è filosofia, e’ pratica quotidiana. Ed è civiltà rivendicare processi in tempi ragionevoli”. “Una comunità politica, che ha valori garantisti ed e’ di ispirazione liberale, ha il dovere di combattere una battaglia. Mai contro la magistratura, in campo ci sono autentici servitori dello Stato, ma per difendere principi di civiltà, contro il furore giustizialista. Bisogna interrogarsi sulla scelta di Aliberti, sulla ‘provocazione costruttiva’ messa in campo. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, non contro i magistrati ma al fianco loro per difendere lo Stato di diritto” conclude Amatruda.
Vaccini, la Corte di Appello di Napoli: se padre e madre in disaccordo decide il pediatra
Se padre e madre sono in disaccordo sull’opportunità o meno di sottoporre il figlio a dosi di richiamo di vaccini già somministrati, la scelta più corretta è quella “conforme all’opinione scientifica largamente dominante” e, come già risolto dalla “stragrande maggioranza della giurisprudenza di merito”, va rimessa “al pediatra di base”. Si esprime così la Corte d’Appello di NAPOLI sezione persona, famiglia e minori, pronunciandosi sul ricorso presentato dalla madre di un bambino di 7 anni contro la decisione del Tribunale per i minorenni di NAPOLI, che aveva “affievolito la responsabilità genitoriale della donna” relativamente alla somministrazione di ulteriori dosi vaccinali da eseguirsi a cura del padre, ex marito della donna e intenzionato a sottoporre il bimbo ai richiami vaccinali. I giudici ricordano di essere chiamati “semplicemente a valutare tra due opzioni, sostenute rispettivamente dal padre e dalla madre” in merito all’opportunità di sottoporre il bambino a dosi di richiamo di vaccini già somministrati”, e di ritenere, come già a suo tempo il Tribunale dei Minorenni, “più corretta la scelta conforme all’opinione scientifica largamente dominante”, questo “senza nulla togliere a teorie minoritarie e a lavori scientifici sperimentali”.
La pediatra di base inoltre “ha preso la netta posizione sull’opportunità delle vaccinazioni e sull’inesistenza di alcun rischio rispetto ai disturbi neurologici” paventati dalla madre. Alla luce di ciò il Tribunale, sottolinea la Corte d’Appello, “non ha imposto le vaccinazioni, ma ha semplicemente lasciato al padre la decisione finale”; il padre ha quindi facoltà di sottoporre il bambino alle vaccinazioni “anche senza il consenso della madre”, così come “ha facoltà di rimandarle o di cambiare idea”.
James Anno e gli amici americani di Capodimonte: una delegazione in visita oggi a Museo e al Bosco
Un nuovo curatore per il Museo di Capodimonte: James Anno, arrivato lo sorso 7 settembre, lavorerà sull’arte del ‘400 e del ‘500 fino al 2019 grazie al sostegno filantropico dell’associazione American friends of Capodimonte, onlus che si è fatta carico del suo viaggio, del suo stipendio e del suo alloggio. E una delegazione di 15 persone degli “amici americani” è arrivata oggi al Museo e Bosco di Capodimonte, guidata dal loro presidente Vincent Buonanno, industriale italo-americano con radici nel Mezzogiorno d’Italia, innamorato de La Flagellazione del Caravaggio, della Parabola dei Ciechi di Bruegel e di tutti gli altri capolavori esposti nella reggia. Il direttore Sylvain Bellenger, con il console generale degli Stati Uniti a Napoli, Mary Ellen Countryman, li ha accolti nel Salone Camuccini, al primo piano del museo. L’associazione e’ la prima di diritto americano a sostegno di un museo italiano. “E’ la terza volta che torno a Capodimonte – spiega Buonanno – ma per molti miei concittadini è la prima volta. Siamo innamorati di Capodimonte e siamo felici di poter contribuire a una sempre maggiore conoscenza di questo museo”. La delegazione degli American Friends of Capodimonte resterà in città fino al primo ottobre in un tour che tocca i principali siti culturali napoletani (Pio Monte della Misericordia, Cappella del Tesoro di San Gennaro, Cappella Sansevero, Chiostro di Santa Chiara, Grotta di Seiano, Metropolitana di Napoli, Grotta di Seiano e altro), poi fino al 5 ottobre sarà a Palermo, altra città fondamentale dell’ex Regno delle Due Sicilie.
Udienza dal Papa per diciassette alunni dell’Istituto Comprensivo Pestalozzi di Sant’Antimo
Accolti da Papa Francesco per una nuova tappa del progetto di formazione artistica e culturale, diciassette alunni dell’Istituto Comprensivo Pestalozzi di Sant’Antimo. Dai laboratori napoletani di “Quartieri di Vita” alla Città del Vaticano, un progetto ideato e diretto da Ruggero Cappuccio per la Fondazione Campania dei Festival, ente in house della Regione Campania presieduto da Luigi Grispello. I diciassette ragazzi sono alunni del il loro tutor Renato Salvetti, musicista e scrittore napoletano nonché coordinatore del laboratorio musicale “Le nostre canzoni” realizzato nella scuola napoletana grazie all’attivo sostegno della Dirigente Scolastica Immacolata Corvino e di Consiglia Diomaiuti, sua vicaria al Pestalozzi. Mercoledì 27 settembre, alle ore 10.00, parteciperanno all’udienza di Papa Francesco al quale hanno deciso di dedicare una canzone intitolata “Mai più barconi”, scelta tra i dieci brani scritti durante il laboratorio ed eseguiti nell’applaudito concerto finale dello scorso dicembre al Teatro Nuovo di Napoli. Frutto di due mesi di laboratorio al Pestalozzi di Sant’Antimo, lo spettacolo, anch’esso intitolato “Le nostre canzoni”, ha chiuso la programmazione del progetto “Quartieri di Vita”, un’iniziativa realizzata grazie al sostegno della Regione Campania, di cui adesso si annuncia una seconda edizione, prossima nel mese di dicembre.
Polisportiva Basket Agropoli, se il buongiorno si vede dal mattino…
La Polisportiva Basket Agropoli comincia la nuova stagione 2017/2018 nello stesso modo in cui aveva terminato l’annata sportiva precedente: ossia con una sconfitta.
Nel mezzo, la tripla retrocessione che consegna a tutti gli effetti i Delfini al campionato di basket di Serie D. Il turno preliminare di Coppa Campania ”Alfredo Bobbio” regala, tuttavia, uno spunto di semplice lettura per quanto concerne il futuro del team cilentano; Agropoli si è presentata a Parete, in provincia di Caserta, con una squadra di 12 elementi, tutti under a partire dal più ”anziano” Lombardo classe 1998, passando per capitan Bertolini classe 2000 e terminando con Montone e Renna, entrambi classe 2002.
Il risultato finale di 94 – 37 in favore dei padroni di casa lascia ampiamente il tempo che trova, da definirsi persino non rilevante ai fini di un discorso prettamente incentrato sull’aspetto societario del club. Chi c’è al comando del club? Cosa resta del biennale di Coach Alessandro Finelli, carte alla mano ancora il capo allenatore di Agropoli per un altro anno? E’ giusto mandare un gruppo di ragazzini all’avventura in un campionato duro come la D? Per quale motivo la società non ha dato una singola risposta alla piazza ogni qual volta i supporters ne reclamassero, giustamente, avendone diritto? Una serie di lacune, una peggio dell’altra, che destano malumori e preoccupazione in tutto l’ambiente cilentano.
I tifosi chiedono a gran voce la verità, chi accoglierà le loro domande?



