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Profumi arabi e design di interni: quando la boccetta diventa scultura

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Nel mondo della profumeria contemporanea, la boccetta ha assunto un ruolo che va ben oltre la semplice funzione di contenitore. Non si tratta più solo di custodire una fragranza, ma di creare un oggetto capace di comunicare bellezza, eleganza e personalità, un piccolo capolavoro in vetro che dialoga con lo spazio circostante. L’incontro tra profumo e design apre così nuovi orizzonti, trasformando ogni flacone in una forma d’arte da ammirare tanto quanto il profumo stesso.

Ogni boccetta racconta una storia. Le linee, le curve, le trasparenze e i dettagli decorativi sono attentamente studiati per evocare emozioni e suggestioni. Così come un’opera scultorea cattura lo sguardo, un flacone di profumo può diventare protagonista nell’ambiente domestico, richiamando l’attenzione e arricchendo la percezione estetica della stanza.

I flaconi come mini-sculture visive

La trasformazione del packaging in arte ha radici profonde. Dai flaconi di Murano alle creazioni firmate dai grandi maestri del design, la profumeria ha sempre oscillato tra funzione e estetica. Nella contemporaneità, il concetto si è evoluto ulteriormente: la boccetta non deve solo proteggere la fragranza, ma essere esposta, contemplata e, in certo senso, collezionata.

Ogni dettaglio, dalla forma alla colorazione, diventa un elemento narrativo. Le curve sinuose e i contrasti cromatici evocano sensazioni diverse, trasformando la boccetta in una vera e propria scultura da posizionare su una mensola, una consolle o un mobile di design. Non sorprende, quindi, che molte fragranze di lusso vengano acquistate non solo per il profumo, ma anche per il loro valore estetico e iconico.

Il design come complemento d’arredo

Nel contesto degli interni, il flacone diventa un complemento d’arredo discreto e raffinato. La sua presenza può definire l’atmosfera di uno spazio, diventare punto focale o dialogare armoniosamente con altri elementi decorativi. In un ambiente minimalista, una boccetta elegante aggiunge carattere; in uno spazio più ricco di dettagli, può completare la narrazione estetica dell’ambiente.

Non solo la forma, ma anche il materiale e la finitura influiscono sulla percezione complessiva: il vetro cristallo, con le sue trasparenze e riflessi, cattura la luce in modi differenti a seconda dell’angolo di osservazione, mentre i dettagli metallici o in legno introducono un contrasto tattile e visivo che arricchisce la composizione dell’arredo.

Profumi d’ambiente e boccette decorative

L’evoluzione delle boccette verso l’arte del design si estende anche ai profumi d’ambiente. I flaconi diventano veri e propri oggetti di stile, capaci di armonizzarsi con i materiali e i colori presenti nella casa. Posizionati su una consolle, in un angolo dedicato al relax o su una libreria, questi oggetti generano piccole narrative visive che completano l’esperienza sensoriale della fragranza.

La disposizione e la scelta delle boccette possono trasformare un semplice spazio in un ambiente curato, dove ogni elemento contribuisce all’equilibrio estetico complessivo. Gruppi di bottiglie di diverse altezze e forme creano dinamiche visive interessanti, mentre le sfumature cromatiche dialogano con tessuti, superfici e luci, trasformando ogni stanza in un’esposizione armoniosa.

Esempi di boccette artistiche di Lattafa

Le fragranze Lattafa si distinguono sul mercato internazionale per l’equilibrio tra aroma e design, trasformando ogni flacone in un vero oggetto d’arte. Ecco un elenco, scritto su suggerimento degli esperti di Oriental Dream, di 5 profumi – 5 boccette Lattafa (nuovi profumi) particolarmente apprezzate anche per l’aspetto estetico:

Lattafa Pride Pure Crystal: combina note fresche di agrumi e bacche a un cuore floreale delicato, con una base di muschio bianco e legni caldi. Il flacone cristallino, dalle linee pulite e trasparenti, riflette la luce come una piccola scultura contemporanea, ideale per ambienti minimalisti.

Lattafa Khamrah Dukhan: sprigiona una calda scia speziata, con cannella, datteri e vaniglia, mentre il cuore floreale arricchisce la fragranza di profondità. La boccetta solida e imponente, con dettagli iconici, emerge come elemento scenografico in ogni spazio.

Lattafa Afeef: offre un profilo olfattivo equilibrato e avvolgente, accompagnato da un flacone dalle curve eleganti e dettagli raffinati, perfetto per completare una composizione domestica armoniosa.

Lattafa Her Confession: unisce note floreali e vanigliate con una base muschiata e sensuale. Il flacone, con linee femminili e dettagli metallici, si presenta come un oggetto di design che conferisce carattere a qualsiasi ambiente elegante.

Lattafa Niche Emarati Khanjar: è intenso e speziato, con accenti di pepe, patchouli e cuoio, mentre il flacone combina solidità e dettagli orientali, trasformandosi in un elemento d’arredo raffinato e scenografico.

Integrazione estetica nelle stanze

La collocazione delle boccette gioca un ruolo fondamentale. Una mensola di vetro o marmo può esaltare la trasparenza del vetro; un mobile in legno caldo valorizza le tonalità naturali; una consolle minimal permette a pochi flaconi selezionati di emergere come veri protagonisti. La luce naturale o artificiale, la disposizione delle bottiglie per altezza e colore e l’armonizzazione con gli altri elementi di design contribuiscono a trasformare una semplice boccetta in un piccolo centro d’arte domestica.

Paduli, ferita a colpi di fucile dal marito: i medici salvano il braccio alla donna

Benevento– C’è uno spiraglio di luce nel tragico lunedì che ha sconvolto la comunità di Paduli. La donna di 45 anni, vittima della furia del marito che questa mattina ha aperto il fuoco contro di lei con un fucile, è stata dichiarata fuori pericolo di vita.

A compiere quello che appare come un piccolo miracolo clinico è stata l’equipe di Chirurgia Vascolare dell’ospedale “San Pio” di Benevento.

La corsa contro il tempo

La donna era giunta al pronto soccorso in condizioni critiche, con una massiccia emorragia al braccio sinistro provocata dai pallettoni. La gravità della situazione è emersa immediatamente grazie a un’Angio-TC, che ha rivelato uno scenario complesso: la rottura completa dell’arteria nel delicato punto di passaggio tra il tratto ascellare e quello omerale.

Un danno che, senza un intervento tempestivo, avrebbe portato inevitabilmente alla perdita dell’arto o, peggio, al decesso per dissanguamento.

Un bypass per rinascere

In sala operatoria sono scesi in campo i chirurghi Davide Razzano, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Vascolare, e il dirigente medico Antonio De Capua, supportati dall’anestesista Alfonso Ciotta. I medici hanno prima tamponato l’emorragia e poi proceduto con una complessa procedura di ricostruzione: è stata prelevata una vena dalla gamba della paziente per sostituire ben 10 centimetri di arteria letteralmente polverizzata dai proiettili.

Il bollettino medico

L’operazione è perfettamente riuscita. Sebbene la prognosi rimanga riservata, come da prassi in questi casi, i medici hanno confermato che la funzionalità del braccio è stata preservata. Mentre la 45enne inizia il suo lungo percorso di recupero fisico e psicologico, restano da chiarire i dettagli dell’aggressione che ha trasformato una mattina di febbraio in un incubo di sangue nel Sannio.

Napoli, la Dda chiede condanne pesanti per il carabiniere «infedele» e i ras della 167 di Arzano

Napoli – E’ entrato nel vivo il processo per corruzione e favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso legate agli affari del clan Amato-Pagano nella 167 di Arzano.

Dopo gli arresti scattati lo scorso marzo, il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato davanti al gip Campanaro, registra l’affondo della Direzione distrettuale antimafia con richieste di pena severe per tutti gli imputati.

Le richieste del pm

Udienza chiave  durante la quale il pm della Dda, Caputo, ha formulato le richieste di condanna. A rischiare di più è l’ex luogotenente della tenenza dei carabinieri di Arzano, Giuseppe Improta, per il quale sono stati chiesti 9 anni e 2 mesi di reclusione.

Mano pesante anche per i presunti vertici della cosca: Giuseppe Monfregolo rischia 8 anni e 6 mesi, mentre per Mariano Monfregolo la richiesta sale a 8 anni e 9 mesi. Per il quarto imputato, Aldo Bianco, il pm ha sollecitato una condanna a 7 anni e 10 mesi.

Nelle prossime udienze la parola passerà al collegio difensivo – composto dagli avvocati Roberto Saccomanno, Claudio Davino, Pollio, D’Auria e Ascione – chiamato a tentare di incrinare un impianto indiziario che, allo stato, appare solido e coerente.

Lo “stipendio” al carabiniere

Secondo gli inquirenti, Improta, che era in servizio alla Dia di Napoli,  avrebbe percepito dal clan uno stipendio mensile di circa 1.000 euro, oltre a una serie di “benefit” in natura: regali, bottiglie di vino, capi d’abbigliamento, lavori di manutenzione domestica e interventi sulle auto di famiglia, come cambi di pneumatici e pezzi di ricambio.

In cambio, il militare avrebbe garantito soffiate su indagini e operazioni in corso, agevolando sistematicamente l’attività del sodalizio criminale.

Un’inchiesta partita in salita

L’approdo al processo non è stato né semplice né scontato. L’indagine, nonostante intercettazioni ambientali – in particolare quelle captate nell’auto di Giuseppe Monfregolo – che lasciavano emergere episodi di corruzione, era stata inizialmente archiviata per carenza di riscontri.

La svolta con i pentiti

La svolta è arrivata con il pentimento del boss Pasquale Cristiano, referente del clan Amato-Pagano nella 167 di Arzano, e del padre Pietro Cristiano. Entrambi hanno confermato la “disponibilità” del carabiniere, ricostruendo un rapporto corruttivo durato dal 2015 al 2023, fatto di denaro, regali e favori.

Soffiate, false relazioni e fughe

Tra le contestazioni più gravi figurano la rivelazione di segreti d’ufficio, con informazioni sull’imminenza di misure cautelari e sull’installazione di telecamere, utili a consentire la fuga degli indagati. Contestate anche false relazioni di buona condotta redatte in favore del boss sottoposto a sorveglianza speciale, la mancata notifica di provvedimenti restrittivi e il favoreggiamento della latitanza di esponenti del clan.

Accuse pesanti

Un quadro accusatorio che delinea, secondo la Dda, un sistema stabile di collusione tra apparati dello Stato e criminalità organizzata. Accuse pesanti, per le quali l’Antimafia ha ora chiesto condanne esemplari, ritenendo provata l’esistenza di un patto corruttivo funzionale agli interessi del clan della 167 di Arzano.

Le richieste di condanna

Nel dettaglio, il pm della Direzione distrettuale antimafia ha sollecitato le seguenti pene:

    • Giuseppe Improta, ex luogotenente dei carabinieri di Arzano: 9 anni e 2 mesi di reclusione

    • Mariano Monfregolo, ritenuto ras del clan della 167: 8 anni e 9 mesi

    • Giuseppe Monfregolo, referente del sodalizio criminale: 8 anni e 6 mesi

    • Aldo Bianco, considerato elemento apicale della cosca: 7 anni e 10 mesi

Ora la parola passa alle difese, chiamate a misurarsi con un impianto accusatorio che la Procura ritiene pienamente dimostrato.

Omicidio Martina Carbonaro: post choc che inneggiano al killer, la famiglia sporge denuncia

Non si ferma il dolore per la morte di Martina Carbonaro, la 14enne brutalmente uccisa a colpi di pietra il 26 maggio 2025 ad Afragola. Nelle ultime ore, la famiglia della vittima ha dovuto affrontare un nuovo, inquietante fronte: quello dell’apologia del reato via web.

Su un noto gruppo Facebook locale, “Sei di Afragola se…”, è apparso un commento che inneggiava apertamente all’assassino: “Giustizia è stata fatta, onore al ragazzo! Chissà cosa gli avrà fatto passare lei per portarlo a tanto”. Il messaggio, accompagnato da sei emoticon, è stato immediatamente segnalato agli inquirenti.

La reazione della famiglia e degli amministratori

I familiari di Martina, assistiti dall’avvocato Sergio Pisani, hanno presentato una formale segnalazione alle forze dell’ordine affinché l’autore del post venga identificato e sanzionato.

Anche l’amministratore della community social ha collaborato attivamente, provvedendo a inoltrare la segnalazione ai carabinieri di Afragola. La difesa della memoria della giovanissima vittima diventa così una battaglia legale contro la vittimizzazione secondaria e l’incitamento alla violenza.

Chiusura indagini: omicidio volontario pluriaggravato

Parallelamente allo scandalo social, la giustizia fa il suo corso. La Procura di Napoli Nord ha ufficialmente notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Alessio Tucci, il diciannovenne ex fidanzato della vittima e reo confesso del delitto, resta il principale accusato.

Gli inquirenti gli contestano il reato di omicidio volontario con diverse aggravanti, consolidando un quadro probatorio che punta alla massima severità per l’efferato crimine consumatosi nelle campagne dell’hinterland napoletano.

Salerno, stretta sui controlli nei locali pubblici: vertice in Prefettura sulla sicurezza

Una stretta decisa sui controlli nei locali di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi della provincia di Salerno. È quanto emerso dalla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata dal prefetto Francesco Esposito, alla presenza delle forze di polizia, dei Vigili del Fuoco, di rappresentanti di Provincia e Comune capoluogo, Ispettorato del Lavoro, Asl, Camera di Commercio e associazioni di categoria.

L’iniziativa arriva sulla scia dell’attenzione riaccesa a livello europeo dopo la tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, e recepisce la direttiva del Ministero dell’Interno che chiede verifiche più incisive sul rispetto delle norme di sicurezza e antincendio nei luoghi aperti al pubblico. Già nei giorni scorsi era stato disposto un potenziamento delle attività ispettive, ora strutturato attraverso un coordinamento stabile tra tutti gli enti coinvolti.

I controlli saranno programmati sulla base di una mappatura delle attività presenti sul territorio e modulati a seconda della complessità delle situazioni, con interventi congiunti che potranno coinvolgere forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, tecnici della prevenzione dell’Asl e ispettori del lavoro. L’obiettivo è evitare sovrapposizioni, ampliare il raggio d’azione e migliorare lo scambio di informazioni tra le istituzioni.

Particolare attenzione sarà rivolta al rispetto delle norme antincendio, alla funzionalità delle vie di fuga, alla gestione delle emergenze, all’idoneità strutturale dei locali e degli impianti, oltre alla corrispondenza tra capienza autorizzata e presenze effettive. Sotto la lente anche l’eventuale utilizzo di fuochi d’artificio o fiamme libere e lo svolgimento di attività di intrattenimento non autorizzate in bar e ristoranti che, di fatto, potrebbero trasformarsi in sale da ballo o locali da spettacolo senza i requisiti previsti.

Per gli eventi pubblici all’aperto il prefetto ha richiamato i Comuni al rigoroso rispetto delle misure di safety e security già indicate negli anni scorsi, sottolineando il ruolo centrale delle amministrazioni locali come primo presidio di sicurezza sul territorio. A breve sarà inviata una nuova circolare ai sindaci con indicazioni operative sui principali fattori di rischio da monitorare.

Accanto ai controlli, si punta anche sulla prevenzione culturale. Camera di Commercio e associazioni di categoria hanno assicurato campagne di informazione e formazione rivolte ai gestori, per rafforzare la consapevolezza delle responsabilità legate alla sicurezza di lavoratori e clienti. La Prefettura, che già nel 2025 aveva promosso un accordo per il divertimento sicuro nei locali, intende ora consolidare questa rete tra pubblico e privato.

«Dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità – ha dichiarato il prefetto Esposito a margine dell’incontro – investendo sempre di più sulla cultura della prevenzione, con una rete di controlli coordinata e una forte sensibilizzazione di titolari e gestori».

Salerno, minorenne accoltellato dopo una lite tra coetanei: indaga la Polizia

Un diverbio tra giovanissimi si è trasformato in un’aggressione a coltellate nel cuore di Salerno. Vittima un ragazzo minorenne, ferito durante una lite scoppiata tra il suo gruppo di amici e un altro gruppo di coetanei nel centro cittadino.

Secondo una prima ricostruzione, il contrasto sarebbe nato per motivi banali, degenerando rapidamente fino al momento dell’accoltellamento. Il giovane è stato colpito alla mano e al torace. Subito soccorso, è stato trasportato in ospedale dove i medici hanno riscontrato ferite giudicate non gravi. Dopo le cure del caso, è stato dimesso nella giornata di ieri.

Sull’episodio sono in corso accertamenti da parte della Squadra Mobile della Questura di Salerno, impegnata a chiarire l’esatta dinamica dei fatti e a identificare i responsabili dell’aggressione. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e verificando eventuali immagini di videosorveglianza presenti nella zona, per ricostruire ogni fase della lite e dell’accoltellamento.

Vertenza Rsa Villa Mercede, vertice in Prefettura per salvare i posti di lavoro

Si prova a costruire una via d’uscita alla vertenza dei lavoratori della Rsa Villa Mercede di Ischia. A Palazzo di Governo si è tenuto un nuovo incontro convocato dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, per fare il punto sullo stato di agitazione che coinvolge il personale della struttura, attualmente alle dipendenze del Consorzio Icaro e della Cooperativa Santiago.

Al tavolo hanno partecipato i rappresentanti della Regione Campania, dell’Asl Napoli 2 Nord, delle società coinvolte nella gestione dei servizi e le organizzazioni sindacali di categoria. Il confronto arriva dopo le riunioni già svolte nelle scorse settimane e segna un passaggio importante nel tentativo di dare certezze occupazionali ai dipendenti, preoccupati per il proprio futuro lavorativo.

Durante l’incontro l’Asl ha annunciato l’intenzione di internalizzare in modo definitivo il servizio svolto all’interno della Rsa, ricordando che sono già stati pubblicati avvisi pubblici per il reclutamento di una parte del personale attualmente in servizio. Un passaggio che potrebbe garantire continuità lavorativa a diversi operatori, ma che lascia ancora aperta la questione di chi rischia di restare escluso dal nuovo assetto.

Sul fronte dei servizi ausiliari, il Consorzio Servizi Integrati ha manifestato la disponibilità ad assumere gli addetti alle pulizie attraverso il passaggio di cantiere, ipotesi che rappresenta un primo spiraglio per salvaguardare ulteriori posti di lavoro.

La Prefettura ha sollecitato tutte le parti a individuare un percorso condiviso che consenta di tutelare i livelli occupazionali anche per le figure che, allo stato attuale, non rientrano nei piani di assorbimento. Il confronto proseguirà con un nuovo tavolo fissato per il 9 febbraio, al quale saranno invitate anche le amministrazioni comunali dell’isola, nel tentativo di allargare la ricerca di soluzioni e dare risposte concrete ai lavoratori in agitazione.

Santuario di Montevergine chiuso per frana, la Candelora si celebra in streaming

Quest’anno la Candelora di Montevergine si è vissuta a distanza. Il santuario di Mercogliano, meta simbolica della tradizionale “juta dei femminielli” e punto di riferimento per tanti fedeli, in particolare della comunità Lgbtq+, è rimasto chiuso a causa di una frana che dallo scorso 25 novembre ha compromesso la viabilità dell’area, rendendo impossibile garantire condizioni di sicurezza per l’afflusso dei pellegrini.

L’abbazia che custodisce l’immagine di “Mamma Schiavona” non ha potuto accogliere le migliaia di persone che ogni 2 febbraio raggiungono il santuario per la festa della Presentazione del Signore. La comunità monastica guidata dall’abate Riccardo Luca Guariglia ha comunque celebrato la liturgia all’interno del complesso, scegliendo di trasmettere il rito in diretta streaming attraverso la pagina Facebook ufficiale del santuario, con la diffusione anche su emittenti televisive locali.

Al termine della celebrazione, durante il canto del Regina Coeli, l’abate ha rivolto un pensiero ai pellegrini impossibilitati a salire a Montevergine, affidandoli alla protezione della Madonna e ringraziando per la vicinanza e la partecipazione, seppur a distanza. Un segnale di continuità spirituale in un anno segnato dall’assenza fisica di una delle manifestazioni religiose e popolari più sentite del Sud.

La comunità monastica ha già fatto sapere che, non appena il santuario potrà riaprire in sicurezza, sarà organizzata una celebrazione dedicata proprio ai pellegrini legati alla tradizione della Candelora, per mantenere vivo nel tempo un appuntamento che unisce fede, identità e accoglienza.

Scommesse abusive a Napoli, Cassazione conferma condanna a due anni per intermediazione illecita

Diventa definitiva la condanna a due anni di reclusione per intermediazione illecita di scommesse nei confronti del gestore di un centro scommesse napoletano. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso dell’imputato, confermando integralmente quanto stabilito in secondo grado dalla Corte d’Appello di Napoli.

Al centro del procedimento la gestione di giocate effettuate su un sito estero privo delle autorizzazioni previste dalla normativa italiana. Secondo i giudici di merito, l’attività non si sarebbe limitata a puntate personali, ma avrebbe assunto i contorni di una vera e propria intermediazione per conto di terzi. Determinanti, in questo senso, gli elementi raccolti durante le indagini, tra cui ricevute e appunti – sia manoscritti sia digitali – contenenti nomi associati a somme di denaro.

Nelle motivazioni richiamate dalla Suprema Corte si sottolinea come il fatto che le giocate avvenissero all’interno dell’esercizio riconducibile alla famiglia dell’imputato costituisca un indizio significativo di un’attività svolta in forma commerciale. La documentazione sequestrata, con l’elenco di nominativi e importi, è stata ritenuta compatibile con una gestione sistematica delle scommesse per conto di altri soggetti.

Nel dichiarare inammissibili le censure difensive, i giudici di legittimità hanno ribadito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano ai giudici di merito, purché sorrette da una motivazione logica e coerente. La Cassazione ha inoltre ritenuto corretta la decisione di non concedere la sospensione condizionale della pena, alla luce del rischio di reiterazione del reato e della presenza di precedenti specifici.

Napoli, scuolabus irregolari e modificati per più posti: sequestri e patenti sospese

Scuolabus modificati per trasportare più bambini del consentito e mezzi utilizzati senza le necessarie autorizzazioni. È quanto emerso da un’operazione di controllo condotta dalla Polizia Locale di Napoli, che ha acceso i riflettori sulla sicurezza del trasporto scolastico in città.

I controlli sono stati eseguiti dagli agenti del nucleo di Polizia turistica nella zona di corso Malta, dove sono stati fermati diversi veicoli impiegati per accompagnare gli studenti. Le verifiche hanno portato alla luce situazioni ritenute particolarmente gravi sotto il profilo della sicurezza, a partire da modifiche strutturali apportate ai mezzi con l’obiettivo di aumentare il numero dei posti a sedere. Interventi non autorizzati che, secondo quanto accertato, alteravano le caratteristiche originarie dei veicoli, esponendo i passeggeri a rischi in caso di incidente.

Non solo. Alcuni conducenti avrebbero svolto l’attività di trasporto in maniera abusiva, utilizzando veicoli non destinati a quel tipo di servizio o privi dei requisiti previsti dalla normativa. In diversi casi, inoltre, i mezzi presentavano un aspetto esteriore simile a quello degli scuolabus regolarmente autorizzati, una scelta che avrebbe potuto trarre in inganno le famiglie.

Complessivamente sono stati controllati dieci veicoli e sono state contestate dodici violazioni al Codice della Strada, tra trasporto di persone in sovrannumero, modifiche non consentite, mancanza di revisione e irregolarità nei dispositivi di sicurezza. Per due mezzi è scattato il sequestro finalizzato alla confisca. Il bilancio dell’operazione comprende anche la sospensione di tre patenti di guida e il ritiro di tre carte di circolazione.

Piazza Italia, azienda commissariata per caporalato: «Profitti al 300% sulla pelle degli invisibili»

Un terremoto giudiziario scuote il mondo del fast fashion italiano e colpisce al cuore uno dei marchi più noti della grande distribuzione. Piazza Italia Spa, il gigante dell’abbigliamento con quartier generale a Nola, finisce in amministrazione giudiziaria.

Il provvedimento, primo del suo genere in Toscana ed emesso dal Tribunale per le Misure di Prevenzione di Firenze, accoglie in toto la tesi della Procura di Prato guidata da Luca Tescaroli. L’accusa è pesantissima: aver “colposamente agevolato” per anni un sistema di sfruttamento lavorativo brutale pur di abbattere i costi e sbaragliare la concorrenza.

La logica del profitto: guadagni triplicati

Il meccanismo, secondo gli inquirenti, era oliato alla perfezione. Esternalizzando la produzione a due imprese di Prato gestite da imprenditori cinesi — ora indagati per intermediazione illecita e sfruttamento — il brand riusciva a garantire margini di guadagno “quantificati in circa il 300% rispetto ai costi di produzione”.

Un vantaggio competitivo devastante per il mercato legale, ottenuto però drogando la filiera. Secondo il procuratore Tescaroli, questo sistema produttivo basato sulla “massimizzazione del profitto” permetteva di immettere sul mercato capi a prezzi stracciati, appetibili per la fascia medio-bassa della clientela, ma realizzati calpestando ogni regola.

L’orrore nei capannoni: “Condizioni degradanti”

Dietro le vetrine illuminate dei centri commerciali, c’era l’inferno dei capannoni industriali. Le indagini hanno scoperchiato una realtà fatta di maestranze “in nero” e immigrati clandestini senza permesso di soggiorno.

Lavoratori fantasma, costretti a subire quello che la Procura definisce cinicamente “i classici atteggiamenti di sfruttamento”: orari di lavoro massacranti, paghe da fame, zero sicurezza e alloggi di fortuna in condizioni igieniche degradanti. Una schiavitù moderna necessaria per alimentare la catena di montaggio della moda veloce.

La “colpevole inerzia” del brand

Ciò che inchioda Piazza Italia, secondo i giudici, non è aver commesso direttamente il reato, ma non aver fatto nulla per impedirlo. Al colosso di Nola viene rimproverata una “colpevole inerzia” e una totale mancanza di vigilanza sulla filiera.

Dal 2022 a oggi, l’azienda non ha mai verificato la reale capacità imprenditoriale dei suoi terzisti, né ha mai effettuato audit etici. Nelle carte dell’inchiesta non c’è traccia di contratti che tutelino i lavoratori o verbali di ispezione sulle condizioni di lavoro.

L’unico controllo effettuato dalla casa madre riguardava la “qualità dei prodotti forniti”. Se la maglietta era cucita bene, poco importava chi la cucisse e a quale prezzo umano.

Napoli, assolti due alti ufficiali della Guardia Costiera accusati di peculato

Napoli – Si è concluso con una sentenza di assoluzione il processo di primo grado celebrato dinanzi al Tribunale Militare di Napoli nei confronti di due alti ufficiali del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, imputati a vario titolo per peculato militare.

Gli imputati e le accuse

Alla sbarra l’Ammiraglio Ispettore Capo Nunzio Martello, in congedo, e il Capitano di Vascello Sergio Lo Presti.

Martello era chiamato a rispondere di peculato militare in concorso e continuato, in relazione all’asserito utilizzo improprio di alcuni velivoli del Corpo delle Capitanerie di Porto e di autovetture militari.

A Lo Presti veniva invece contestato il reato di peculato militare aggravato in concorso. Secondo l’accusa, l’ufficiale – che all’epoca rivestiva interinalmente il potere decisionale sulla pianificazione dei voli e sull’impiego dei velivoli – avrebbe rappresentato falsamente la sussistenza di esigenze istituzionali, autorizzando trasferimenti aerei e terrestri dell’Ammiraglio Martello tra l’aeroporto militare di Pratica di Mare, Catania Fontanarossa e il domicilio privato, con condotte reiterate nel tempo.

La decisione del Tribunale

Il collegio giudicante, presieduto dal dott. Filippo Verrone, presidente della Prima Sezione del Tribunale Militare di Napoli, con i giudici a latere dott.ssa Alba Francesca Zoppoli e il Generale di Corpo d’Armata Angelo Michele Ristuccia, al termine della requisitoria del Pubblico Ministero dott. Alfredo Tammaro, ha pronunciato sentenza di assoluzione per entrambi gli imputati perché il fatto non sussiste.

Il processo e le difese

Il procedimento aveva preso avvio nel marzo 2025.
Nel corso del dibattimento sono intervenuti gli avvocati Attilio Floresta, difensore dell’Ammiraglio Martello, e Michela Scafetta, difensore del Capitano di Vascello Lo Presti, che hanno sostenuto l’insussistenza delle condotte contestate.

I principi dell’ordinamento militare

La pronuncia si inserisce nel solco della funzione propria della giurisdizione militare, chiamata a garantire il rispetto dei principi di disciplina, lealtà e integrità che fondano il servizio armato e che, ove violati, incidono direttamente sull’immagine e sulla credibilità delle istituzioni dello Stato.

La competenza territoriale

Il Tribunale Militare di Napoli e la relativa Procura esercitano la propria competenza sui reati militari commessi nelle regioni Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Parete, arrestato rapinatore seriale: deve scontare 18 anni di carcere

Nella tarda mattinata di oggi, 2 febbraio 2026, i Carabinieri della Stazione di Parete hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Napoli – Ufficio Esecuzioni Penali.

Il profilo del detenuto

Il provvedimento ha riguardato un 55enne nato a Napoli, residente nel capoluogo e di fatto domiciliato a Parete. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine e sottoposto agli arresti domiciliari per i medesimi reati, dovrà scontare una pena complessiva di 18 anni di reclusione.

I reati contestati

La condanna deriva da diverse rapine aggravate commesse nella provincia di Napoli tra il 2015 e il 2020.

Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. I militari della Stazione Carabinieri di Parete hanno informato l’Autorità Giudiziaria.

Funerali vietati per Rita De Matteo, vedova del boss Pagnozzi. La famiglia: «Provvedimento discriminatorio»

La famiglia Pagnozzi–De Matteo interviene pubblicamente dopo la morte di Rita De Matteo, moglie di Gennaro Pagnozzi e madre di Domenico e Paolo Pagnozzi, avvenuta il 26 gennaio 2026. Al centro della protesta c’è il provvedimento del Questore di Avellino che ha vietato lo svolgimento di esequie “pubbliche e solenni”.

In una comunicazione inviata alla stampa, i familiari sostengono che la donna abbia “vissuto una vita ligia al dovere e alla legalità” e che risulti incensurata. Il divieto, si legge, avrebbe provocato “estremo dolore” anche per la forte religiosità della defunta e per l’impatto sui nipoti.

Le motivazioni indicate dalla Questura

Secondo quanto riferito dalla famiglia, nel provvedimento si richiamerebbe il rischio che la celebrazione del funerale possa diventare occasione per “azioni di rappresaglia” o “iniziative intimidatorie” e, lungo il tragitto o all’arrivo in chiesa, per manifestazioni “eclatanti” ritenute idonee a “esaltare il clan”, con possibili ricadute su ordine e sicurezza pubblica.

“Errore sui fatti e rischio non attuale”

La nota contesta la legittimità dell’atto sotto più profili. In particolare, i familiari parlano di un presunto “errore sui presupposti di fatto”, sostenendo che sarebbero stati attribuiti alla defunta precedenti penali “inesistenti” nonostante risulti incensurata.

La famiglia aggiunge inoltre che non vi sarebbe un pericolo attuale, perché i soggetti richiamati sarebbero: Gennaro Pagnozzi deceduto, mentre Domenico e Paolo Pagnozzi detenuti (con Domenico sottoposto anche al regime del 41-bis). Nella stessa nota si afferma che i due figli avrebbero rinunciato a chiedere permessi o autorizzazioni per partecipare alle esequie, “per sgombrare il campo” da dubbi sul rischio per l’ordine pubblico.

Il confronto con i funerali del 2016

Altro punto della contestazione è la presunta disparità di trattamento rispetto ai funerali di Gennaro Pagnozzi nel 2016. Secondo la famiglia, allora sarebbero state consentite esequie pubbliche e solenni, pur essendo l’uomo ritenuto “capo-clan” e pur trovandosi, al momento della morte, agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

I familiari affermano inoltre che, in quella circostanza, non si sarebbero verificati episodi di “esaltazione” o turbative dell’ordine pubblico, e che quindi non si comprenderebbe il divieto per una persona descritta come estranea a contesti criminali.

“Cimitero presidiato” e critica alle citazioni del clan

La nota richiama anche quanto avvenuto al cimitero di San Martino Valle Caudina nella mattinata del 28 gennaio 2026: la famiglia parla di circa 40 appartenenti alle forze dell’ordine presenti sul posto e di un addio impedito “in modo dignitoso”.

Nella parte finale, i familiari sostengono che il “clan Pagnozzi” non esista più e che le nuove generazioni abbiano intrapreso percorsi lontani dalla criminalità. Contestano inoltre che in relazioni e attività investigative si continui a citare il clan collegandolo a “nuove dinamiche delinquenziali”.

Annunciate iniziative legali

La famiglia riferisce di aver dato mandato all’avvocato Vittorio Fucci per valutare “le azioni più opportune”, sia in sede legale sia per rappresentare la vicenda al Presidente della Repubblica e alla Commissione parlamentare antimafia.

Benevento, spara alla moglie col fucile: arrestato vigilante. I due si stavano separando

Benevento – Una violenta aggressione ha scosso nel primo pomeriggio di oggi la zona rurale al confine tra i comuni di Paduli e Sant’Arcangelo Trimonte.

Un uomo di 37 anni, di professione guardia giurata, ha esploso diversi colpi di fucile contro la moglie di 46 anni, ferendola gravemente. L’episodio è avvenuto nei pressi della residenza della coppia, in località Femina Arsa.

La corsa in ospedale e il delicato intervento

La donna è stata immediatamente soccorsa e trasportata in codice rosso all’ospedale San Pio di Benevento. Secondo l’ultimo bollettino medico diffuso dalla struttura, la 46enne ha riportato ferite profonde alla regione ascellare sinistra e all’addome.

I medici hanno proceduto all’intubazione immediata e al trasferimento d’urgenza in sala operatoria per un delicato intervento di ricostruzione dell’arteria ascellare. Sebbene le sue condizioni siano attualmente definite “stabili” dal personale sanitario, la prognosi resta riservata.

Una separazione segnata dai conflitti

Dietro il gesto estremo del 37enne si profilerebbe l’ombra di una crisi coniugale ormai insanabile. La coppia, che ha due figli di 9 e 12 anni, era infatti in fase di separazione. Fortunatamente, i bambini non erano presenti al momento della sparatoria.

Dalle prime ricostruzioni effettuate dai Carabinieri della Compagnia di Benevento, coordinati dalla Procura sannita, pare che i litigi tra i due fossero diventati frequenti negli ultimi tempi, culminando oggi nel drammatico ferimento.

Il fermo e le accuse

I militari dell’Arma, giunti prontamente sul luogo del delitto, hanno rintracciato l’uomo che non ha opposto resistenza. Il vigilante è stato condotto presso gli uffici del Comando Provinciale per essere interrogato.

L’arma utilizzata, un fucile, è stata posta sotto sequestro per accertarne la regolarità della detenzione. Nei confronti dell’uomo si procede ora con l’ipotesi di reato di tentato femminicidio aggravato. Le indagini proseguono per ricostruire l’esatta dinamica degli spari e verificare se vi fossero stati segnali premonitori o denunce pregresse.

Castellammare, il Prefetto adotta altre 2 interdittive antimafia

Castellammare – Prosegue l’intensa attività di prevenzione e contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata condotta dalla Prefettura di Napoli, con il supporto delle Forze dell’ordine e della Direzione Investigativa Antimafia.

Un’azione mirata che punta a proteggere il tessuto economico sano del territorio e ad anticipare la soglia di difesa dell’ordine pubblico economico.

I provvedimenti firmati dal prefetto Michele di Bari

Nei giorni scorsi il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha adottato un provvedimento amministrativo di prevenzione collaborativa, ai sensi dell’articolo 94-bis del decreto legislativo n. 159 del 2011 (Codice antimafia), nei confronti di una ditta con sede a Castellammare di Stabia, operante nel settore edile.

Contestualmente, sono stati emessi due provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di altrettante società, anch’esse con sede a Castellammare di Stabia, attive rispettivamente nel settore dei servizi di consulenza finanziaria e nel commercio di frutta e verdura.

Tutela dell’economia legale e della concorrenza

L’attività svolta dalla Prefettura di Napoli si inserisce in una strategia complessiva di prevenzione che mira a scongiurare il rischio di infiltrazioni mafiose nel mercato, contrastando la contaminazione dell’economia legale da parte dei sodalizi criminali radicati sul territorio.

I provvedimenti adottati consentono di salvaguardare l’ordine pubblico economico, tutelare la libera concorrenza tra le imprese e garantire il corretto funzionamento della Pubblica amministrazione, rafforzando al contempo la fiducia degli operatori economici e dei cittadini nelle istituzioni.

Martina Carbonaro uccisa ad Afragola, l’avvocato: «Assassinata in un sito abbandonato e senza controlli»

Afragola – “La Procura riconosce che Martina è stata uccisa in un luogo che l’ha resa indifesa”. Lo afferma l’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola (Napoli) il 26 maggio 2025 dall’ex fidanzato 19enne Alessio Tucci, difeso dall’avvocato Mario Mangazzo.

Indagini chiuse e accuse: omicidio volontario pluriaggravato

La Procura di Napoli Nord ha chiuso le indagini condotte dai carabinieri di Casoria sul femminicidio della ragazza e ha contestato a Tucci, reo confesso, l’omicidio volontario pluriaggravato.

Tra le aggravanti indicate c’è anche la minorata difesa: secondo l’impostazione accusatoria, Martina sarebbe stata colpita alla testa con una pietra in un luogo isolato e abbandonato, dove non avrebbe potuto ricevere aiuto.

Il luogo del delitto e il “tema responsabilità”

Il corpo della 14enne venne ritrovato in un edificio che in passato avrebbe ospitato il custode del campo sportivo della città a nord di Napoli. Un aspetto che, ricorda Pisani, era stato sottolineato già nelle ore successive al ritrovamento.

“Quel sito, nonostante fondi PNRR, era abbandonato e senza controlli: questo apre un serio tema di responsabilità del Comune”, sostiene il legale, aggiungendo che andranno chiarite eventuali omissioni che avrebbero reso possibile la tragedia. “La sicurezza degli spazi pubblici è un dovere”.

Dopo l’omicidio: il corpo nascosto e la partecipazione alle ricerche

Dopo l’aggressione, sempre secondo quanto ricostruito, Tucci avrebbe lasciato il corpo della ragazza sotto un cumulo di materiale di risulta; la salma venne individuata solo dopo un secondo controllo nell’edificio.

Nelle ore successive alla scomparsa, il 19enne avrebbe anche partecipato alle ricerche. Il giudice, nell’ordinanza con cui dispose il carcere, evidenziò inoltre che Tucci avrebbe mentito ai genitori della 14enne.

San Carlo, via libera al bilancio: Manfredi attende la proposta artistica del sovrintendente

Napoli – Il Teatro di San Carlo archivia il bilancio dell’anno in corso e guarda al futuro. Il Consiglio di indirizzo della Fondazione ha dato il via libera ai conti 2026, ma resta ancora in sospeso la proposta artistica per la prossima stagione.

“Non abbiamo discusso del programma artistico, ci siamo concentrati esclusivamente sul bilancio di quest’anno, che è sostanzialmente coperto dalla stagione lirica già predisposta da Lissner”, ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi, presidente della Fondazione, all’uscita dal Massimo napoletano al termine della riunione.

Il primo cittadino ha confermato l’approvazione dei conti, precisando che “ora aspettiamo naturalmente la proposta del sovrintendente per la prossima stagione”. Una proposta che non arriverà nell’immediato: “Il sovrintendente si è riservato di presentarla più avanti”, ha aggiunto Manfredi.

Il Teatro di San Carlo, dunque, naviga in acque sicure sul fronte economico grazie alla programmazione ereditata dalla precedente gestione Lissner, mentre il nuovo corso artistico resta ancora da definire. L’attesa per conoscere i progetti futuri del Massimo si prolunga.

Napoli, SS 268 e assi viari trasformati in discariche a cielo aperto

Napoli– Non sono più soltanto cumuli di immondizia, ma vere e proprie «bombe ecologiche» pronte a esplodere, monumenti all’inciviltà che minacciano quotidianamente l’incolumità di chi viaggia. È un quadro a tinte fosche quello dipinto da Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, che torna a puntare i riflettori sullo stato di degrado assoluto in cui versano le arterie stradali della Città Metropolitana.

Al centro della denuncia, scaturita dalle numerose segnalazioni dei cittadini, ci sono le condizioni critiche della SS 268 “Statale del Vesuvio” e della circonvallazione esterna, in particolare nel tratto di Cercola. Qui, rampe e piazzole di sosta sono state ridotte a discariche abusive senza controllo.

Roghi tossici e barriere inefficaci

La situazione descritta è quella di un’emergenza sanitaria e strutturale. Dalle rampe di accesso fino ai piloni dei cavalcavia, i fornici risultano ostruiti da rifiuti spesso dati alle fiamme: una pratica criminale che non solo avvelena l’aria, ma rischia di minare la stabilità stessa delle infrastrutture viarie.

A nulla sembrano essere valsi i tentativi di dissuasione passiva. Le piazzole di sosta, chiuse con i blocchi di cemento “New Jersey” per impedire gli sversamenti, si sono trasformate in un boomerang: i rifiuti vengono ora lanciati direttamente oltre le barriere, accumulandosi in zone difficilmente raggiungibili per la bonifica.

Il rischio per la sicurezza stradale

«Da anni denunciamo lo scempio degli assi viari napoletani e vesuviani, ridotti a discariche di prossimità», dichiara Borrelli. Il deputato sottolinea come il problema abbia ormai superato la soglia del decoro urbano per sfociare nell’emergenza di pubblica sicurezza.

«Siamo di fronte a una tripla minaccia: degrado estetico, disastro ambientale e un rischio altissimo per la circolazione. Automobilisti e centauri sono costretti a gincane pericolosissime per schivare ingombranti e sacchetti che invadono le carreggiate. Non è solo questione di pulizia, è questione di incolumità pubblica».

Stop al rimpallo di responsabilità

L’analisi politica di Borrelli non fa sconti e individua due distinti colpevoli. Da un lato la mano criminale di chi sversa illegalmente: dal cittadino che pratica il “lancio del sacchetto”, alle imprese che smaltiscono scarti industriali e ortofrutticoli sulla strada considerandola terra di nessuno. Dall’altro, l’inerzia delle istituzioni.

«Assistiamo a un rimpallo di responsabilità vergognoso tra Anas, Città Metropolitana e Comuni», attacca il deputato. «Il Codice della Strada parla chiaro: l’ente proprietario deve garantire la pulizia. Non accettiamo più la scusa della mancanza di fondi o delle competenze incrociate mentre il territorio affonda nella spazzatura».

La richiesta di Avs è perentoria: basta interventi tampone costosi e inutili. Borrelli annuncia la richiesta di un tavolo tecnico urgente con i vertici Anas e i sindaci dei comuni attraversati dalla SS 268 e dalle provinciali limitrofe. «Occorre sorveglianza attiva e sanzioni spietate. Chi sporca deve pagare, queste strade non possono essere il biglietto da visita della nostra terra».

Orrore e maltrattamenti: la mappa delle crudeltà contro gli animali in Campania

Napoli – Un bilancio che stringe il cuore e solleva un velo di crudeltà gratuita quello tracciato dai Carabinieri Forestali della Campania. Le attività di contrasto al maltrattamento animale condotte nel corso del 2025 hanno portato alla luce scenari degradanti: dagli allevamenti abusivi alle torture fisiche inflitte per fini venatori, fino alla macabra spettacolarizzazione dei social network.

Il lager dei volatili e il caso dei social

A Giugliano, l’intervento dei militari ha permesso di trarre in salvo 60 pappagalli. Gli esemplari erano ammassati in locali privi di ventilazione, immersi in una sporcizia tale da compromettere seriamente la loro sopravvivenza. Ma la crudeltà ha raggiunto vette inquietanti con il monitoraggio del web: i Carabinieri hanno infatti individuato un video, diventato virale sui social, che ritraeva un pollo sbranato vivo da due cani, un atto di violenza gratuita filmato e condiviso con totale disprezzo per la vita animale.

Allevamenti lager e la tortura del “morso modificato”

Spostandosi nel Casertano, i controlli hanno colpito il business degli allevamenti di razza. Complessivamente, 70 cani sono stati trovati richiusi in spazi angusti e condizioni igieniche giudicate totalmente inidonee.

L’episodio forse più emblematico della mancanza di empatia riguarda un cane da soccorso/caccia impiegato nella ricerca dei funghi. L’animale è stato liberato dai militari dopo essere stato trovato con un “morso modificato”: un congegno meccanico applicato per bloccare forzatamente la bocca dell’animale, una vera e propria tortura fisica finalizzata al controllo assoluto durante l’attività nei boschi.

I numeri dell’emergenza: oltre 120 illeciti

I dati complessivi dell’operazione descrivono un fenomeno in crescita, complice anche l’aumento delle segnalazioni da parte dei cittadini. Grazie alla collaborazione con i servizi veterinari delle Asl, i Carabinieri Forestali hanno registrato numeri record:

87 reati segnalati all’Autorità Giudiziaria;

27 sequestri penali eseguiti;

122 illeciti amministrativi contestati;

Decine di interventi per cuccioli abbandonati o cani rinchiusi in condizioni insostenibili.

Purtroppo, non tutti i soccorsi sono arrivati in tempo: il rapporto menziona anche la morte di tre cani, travolti da auto in transito mentre vagavano senza custodia. Un monito che ricorda come l’incuria sia, troppo spesso, letale quanto la violenza diretta.

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