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Patto scellerato con la camorra a Scafati: tutte le accuse per boss e politici

Scafati. Un patto con la camorra per ottenere voti per se stesso e per la moglie e, in cambio, elargire appalti pubblici, prebende o favori. Un patto che si è concretizzato non solo con il clan Loreto-Ridosso e ancora prima con il clan Sorrentino, ma che ha caratterizzato tutta l’ascesa dell’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti e della sua ‘prestanome’ in politica, la moglie Monica Paolino, attuale consigliere Regionale di Forza Italia. Un quadro inquietante di dieci anni di politica scafatese che – dopo una serie interminabile di atti giudiziari – approderà presto davanti ad un giudice per l’inizio del processo. In dieci rischiano, dopo l’avviso di conclusione delle indagini dei giorni scorsi, di tramutare il proprio status giuridico da indagato a imputato in un processo per scambio di voto politico-mafioso e per reati satellite, come minaccia e estorsione addebitati ad esponenti della cosca che ancora oggi, a distanza di due anni dal loro arresto, riescono ad avere un controllo delle faccende criminali che accadono in città.

L’avviso di conclusione delle indagini, emesso dal sostituto procuratore della Dda Vincenzo Montemurro e notificato martedì scorso dagli uomini della sezione di Salerno della Dia, coordinati dal colonnello Giulio Pini e dal capitano Fausto Iannaccone, rappresenta la sintesi ufficiale di due anni di indagini nei quali le vicende politico-amministrative di Scafati sono andate di pari passo con quelle giudiziarie. La tranche sulla quale non c’è bisogno più di indagare rappresenta una parte della maxi inchiesta che, tra l’altro, ha determinato lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del consiglio comunale di Scafati e ora quella tranche arriva allo stadio che precede l’udienza preliminare.

Il patto per lo scambio di voto con la camorra sarebbe stato orchestrato dall’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti per le elezioni amministrative, sin dal 2008, periodo in cui intratteneva rapporti con l’organizzazione criminale dei Sorrentino – alias i Campagnuoli -, e successivamente nel 2013 e 2015 (elezioni Regionali) con il clan Loreto-Ridosso e Matrone. Ma Aliberti avrebbe anche chiesto l’aiuto di personaggi, in odore di camorra, come i fratelli Mauriello, (originari di Castellammare e con interessi economici a Pompei e Torre Annunziata) arrestati e poi scarcerati per traffico internazionale di stupefacenti per ordine della Dda di Napoli e con i quali, in prossimità delle elezioni del 2015 quelle Regionali, Angelo Pasqualino Aliberti, il fratello Nello e lo staffista e factotum Giovanni Cozzolino, avrebbero avuto un incontro segreto in una villa hollywoodiana alla periferia di Scafati di proprietà dei Mauriello. Patti scellerati per ottenere consensi e farsi eleggere alla carica di sindaco, ma anche per far eleggere il suo ‘alter ego’, la moglie, al consiglio Regionale. Monica Paolino, secondo quanto riscontrato dalle indagini, è un personaggio politico ‘creato’ dal marito e che Aliberti ha diretto in ogni passaggio che l’ha portata all’elezione nel 2015, per la quale Aliberti ha stretto patti politici con esponenti di Forza Italia in provincia di Salerno, ma anche con uomini del clan Ridosso-Loreto, organizzando incontri elettorali in noti bar e persino in ‘casa’ della zia di Gennaro e Luigi Ridosso. La campagna elettorale di Monica Paolino è stata ideata politicamente da Angelo Pasqualino Aliberti ed ha coinvolto i suoi uomini e le sue donne più fidate e perfino componenti del suo staff al Comune come Giovanni Cozzolino. L’ex sindaco e la moglie, dunque per l’accusa sono coloro che hanno beneficiato dei voti della camorra, camorra rappresentata – per le elezioni del 2013 e quelle del 2015 – da Gennaro e Luigi Ridosso, da Alfonso Loreto (figlio di capo storico della camorra, Pasquale), oggi diventato collaboratore di giustizia come il padre. Ma il patto con la criminalità organizzata era stato fatto due anni prima quando alle elezioni del 2013 Aliberti aveva – pur cercando di mantenere illibate le apparenze – consentito l’ingresso nella vita politica del paese di soggetti incaricati dalla camorra di ‘intrattenere rapporti’ e assumere ruoli istituzionali all’interno della pubblica amministrazione. Questi ‘soggetti’ sono Andrea Ridosso – figlio di Salvatore, ucciso in un agguato nel 2002 e all’epoca ras scafatese in piena ascesa – aspirante candidato alle amministrative del 2013 nelle liste di Aliberti; Roberto Barchiesi – ex zio di Alfonso Loreto -, diventato consigliere comunale, eletto nella lista Grande Scafati e Ciro Petrucci nominato presidente del Consiglio di amministrazione della partecipata comunale, Acse che gestisce i servizi esterni per il Comune.

A fare da collante, da trait d’union tra camorra e l’allora sindaco Aliberti, c’erano lo staffista del Comune Giovanni Cozzolino e il fratello dell’ex sindaco Nello Maurizio Aliberti. I due inseparabili che si occupavano anche del ‘lavoro’ sporco, quello degli incontri ‘pericolosi’, dei legami e delle imbasciate, delle richieste che esponenti della camorra facevano e che dovevano essere veicolate dalle scelte amministrative dell’ex primo cittadino.

Il patto, il ‘do ut des’ scoperto dall’antimafia, resta il cuore di episodi che si avviano ad essere valutati dai giudici. A corollario di questo nucleo che ha segnato e caratterizzato – secondo l’accusa – la vita politica della famiglia Aliberti, vi sono episodi contestati ad una parte dei dieci indagati e che riguardano il clima di intimidazione che – soprattutto nel 2013 – fu instaurato nei confronti dei giornalisti del quotidiano Metropolis e in particolare della corrispondente di Scafati, Valeria Cozzolino, minacciata da Nello Maurizio Aliberti e Gennaro Ridosso. Mandante di quelle minacce, secondo i giudici, fu lo stesso sindaco per le critiche mediatiche che in piena campagna elettorale gli piovevano addosso.

Tra le contestazioni dell’antimafia, anche le estorsioni – per ottenere lavori per le ditte di pulizie di riferimento di Loreto e Ridosso – ai Longobardi, imprenditori conservieri scafatesi costretti a elargire somme di danaro, apparentemente dovute, ma che in realtà erano il frutto di costrizioni fatte con metodi camorristici. Gennaro, Luigi jr Ridosso e Alfonso Loreto sono accusati di aver, infatti, sistematicamente preteso dagli imprenditori il pagamento di somme per i servizi di pulizia e trasporto imposti all’interno delle fabbriche da loro gestite dal 2007 al 2015.

L’avviso di conclusione indagine è arrivato in un momento molto delicato dell’inchiesta, dopo il pronunciamento del Tribunale del Riesame sulla richiesta di arresto in carcere per Angelo Pasqualino Aliberti, Luigi jr e Gennaro Ridosso. La decisione dei giudici del Riesame di accogliere la richiesta di arresto dell’antimafia – i primi due dovrebbero andare in carcere, Gennaro Ridosso ai domiciliari – è solo un altro capitolo di questa storia giudiziaria, nella quale l’ex sindaco – nonostante si sia dimesso dalla carica per evitare proprio la possibilità di una misura cautelare – ha continuato a proporsi, attraverso i social, come il sindaco ‘in pectore’ della città, dimostrando di conoscere cosa accadeva amministrativamente nel palazzo comunale dove è rimasto come ‘inquilino pro tempore’ per 8 anni e scagliando strali contro testimoni, avversari politici e giornalisti che osavano denunciarlo o criticarlo.

Un clima di tensione che non si è placato neppure in questi giorni, acuito – sempre sui social – dallo stesso fratello del primo cittadino, Nello Maurizio Aliberti, che ha messo come foto del suo profilo personale, l’immagine della giornalista che – secondo l’antimafia – è vittima delle sue minacce e di quelle di Gennaro Ridosso. Un chiaro tentativo di intimidazione ad un testimone che – e questo è ancora un altro capitolo – con ogni probabilità verrà valutato dall’antimafia.

Rosaria Federico

@riproduzione riservata

Boscotrecase, tutti a processo il 26 ”Furbetti del Cartellino” del comune

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Sono stati tutti rinviati a giudizio i 26 furbetti del cartellino del comune di Boscotrecase scoperti dai carabinieri nel luglio dello scorso anno. Grazie ad alcune telecamere piazzate nei punti cardine del palazzo comunale i militari scoprirono il sistema dei fannulloni comunali. In sei finirono agli arresti domiciliari. Timbravano il badge per se stessi e per altri colleghi e subito dopo si allontanavano dal posto di lavoro.
Dalle immagini allegate agli atti del processo si evince come in un’occasione, Michele Borrelli, (uno degli arrestati) dubbioso che potessero esserci state in corso le indagini,  aveva strisciato due badge, coprendosi la testa con uno scatola di cartone. E poi dvanti al gip Antonio de Angelis durante l’interrogatorio disse: “Quello col cartone in testa sono io. Scusatemi, ho sbagliato”. Borrelli  é accusato di 20 episodi di assenteismo e 7 di false attestazioni in servizio. Dalle indagini e dalle immagini sono emersi ben 200 episodi di assenteismo. I furbetti di Boscotrecase andavano nella vicina Pompei a bere il caffè, altri invece, aiutavano i figli a lavoro. Ieri mattina, il gup Emma Aufieri del tribunale di Torre Annunziata ha accolto le richieste del pm Sonia Nuzzo ed ha rinviato a giudizio i 26 presunti “fannulloni”

LE PERSONE A PROCESSO

Damiano Policarpo 64 anni

Francesco Di Palma 60 anni

Luigi Balzano 60 anni

Pasquale Monteleone 56 anni

Giovanni Cirillo 57 anni

Giovanni Carotenuto 58 anni

Girolamo Calvanese 63 anni

Ciro Iannucci 63 anni

Valerio Federico 62 anni

Giorgio Gallo 64 anni

Carla Avino 59 anni

Salvatore Izzo 57 anni

Michele Borrelli 65 anni

Salvatore Calamita 57 anni

Teresa Carotenuto 53 anni

Antonio Noto 52 anni

Salvatore Buono 62 anni

Pasquale Formisano 65 anni

Antonio Stampone 64 anni

Antonio Raiola 65 anni

Luigi Longobardi 57 anni

Alfonso Nastri 63 anni

Raffaele Fiorenza 63 anni

Angelo Borrelli 58 anni

Gennaro Bifulco 63 anni

Antonio Federico  65 anni

Finto cieco condannato protesta in aula: ”Non vedo davvero è un’ingiustizia”

Finto cieco condannato a un anno e 4 mesi di carcere ma alla lettura della sentenza inveisce contro i giudici e protesta e poi comincia lo sciopero della fame. E’ accaduto al Tribunale di Torre Annunziata dove il 47enne Gaetano Ruggiero di Torre del Greco ha cominciato ad urlare: “Sono cieco davvero, è un’ingiustizia” e poi ha iniziato lo sciopero della fame perché da tempo, visto che gli sono stati bloccati i conti correnti, e vive grazie agli aiuti della famiglia. Ruggiero pregiudicato per rapina in carcere alcuni anni fa aveva subito il distacco della retina tanto che gli fu prima commutato il regime carcerario in una detenzione nella casa di lavoro di Sulmona e poi completamente libero. Stava percependo l’assegno mensile di invalidità ma fu “beccato” dalla Guardia di Finanza mentre giocava alle slot machine e guardava la tv in un centro scommesse al centro di Torre del Greco. E poi l’avrebbero ripreso mentre camminava senza alcun ausilio, leggeva il giornale, guardava la tv e consultava il cellulare, per una truffa ai danni dello Stato per 92mila euro. Di qui il processo di ieri con rito immediato con la sentenza di condanna. Il suo difensore Antonio Cirillo ha annunciato il ricorso in Appello.

 

 

Camorra, Ciro Perfetto, killer di Genny scrive: “Chiedo perdono alla famiglia, non meritava tutto questo”

“Genny era poco più piccolo di me e non si meritava tutto ciò. La mia lettera, la mia richiesta di scuse, non rimetterà Genny in vita ma vorrei che la sua famiglia, la madre, il padre, i suoi parenti, accettassero le mie scuse, la mia profonda richiesta di perdono”. Scrive così Ciro Perfetto, ‘o figlio e muss e scigna, uno dei killer di Genny Cesarano il 17enne del rione Sanità, vittima innocente della barbarie della camorra ucciso la notte del 6 settembre 2015 in piazza san Vincenzo alla Sanità. Perfetto dal carcere ha inviato una lettera ai suoi avvocati Annalisa Senese e Francesco Foreste per farla girare all’avvocato Marco Campora che assiste la famiglia di Cesarano. Doveva essere una lettera privata ma ieri è confluita nel processo perché allegata al fascicolo dibattimentale. E’ una ammissione implicita del delitto e anche una richiesta di perdono molto accorata alla famiglia di Genny Cesarano. Ciro Perfetto è il figlio di Raffaele Perfetto, uno dei più spietati killer al servizio del clan Lo Russo, i famigerati “Capitoni” di Miano oramai etichettati come il clan dei pentiti. Dopo Salvatore Lo Russo, hanno decisio di passare dalla parte dello stato gli altri due fratelli Mario e Carlo e poi Antonio Lo Russo, figlio di Salvatore. Ciro Perfetto è figlio di una Lo Russo, sorella dei “capitoni”. Anche suo padre rinchiuso da anni al 41 bis ha una serie di ergastoli per numerosi omicidi commessi anche in “trasferta” per conto degli amici del clan Birra-Iacomino di Ercolano. Lui ha soli 21 anni ed ha già sul groppone un ergastolo comminatogli nei mesi scorsi insieme con l’altro giovani killer Luigi Cutarelli al servizio dei Lo Russo. Furono loro ad uccidere qualche mese dopo l’omicidio Cesarano, il boss del rioen sanità Pierino Esposito. Anche nel corso del processo per l’omicidio Esposito sia lui che Cutarelli avevano letto in aula una lettera di scuse inviata alla famiglia della vittima. Ma non bastò per evitare l’ergastolo. Ora arriva una missiva più accorata: “Parlo dal profondo del mio cuore…Mi porterò addosso un peso per tutto il resto della mia vita. Per questo oltre a Dio chiedo perdono alla famiglia di Genny”, ha scritto Ciro Perfetto.Con lui alla sbarra per quell’omicidio ci sono i tre pentiti l’ex boss Carlo Lo Russo (mandante di quel raid) Rosario De Stefano ( che ospitò i killer), e la compagna del boss, Antonella De Musis anch’essa pentita.E poi gli altri autori materiali del raid ovvero Luigi Cutarelli, 21 anni, Antonio Buono, 26 anni e Mariano Torre, 30 anni. Sono tutti accusati di omicidio volontario aggravato. E tutti hanno scelto il rito abbreviato (che prevede lo sconto di pena) dopo la mossa della Procura di giudizio immediato. Il Comune di Napoli ha deciso di costituirsi parte civile e il processo inizierà il prossimo 25 ottobre. 

Ecco il racconto  del pentito Rosario De Stefano di come avvenne l’omicidio di Genny Cesarano: “…Con riferimento all’omicidio di Genny, ribadisco di aver appreso direttamente da Perfetto Ciro e Cutarelli Luigi, componenti del gruppo di fuoco, quanto già ho riferito negli scorsi verbali; al riguardo, voglio solo aggiungere che ho anche appreso da Vittorio o filosc, – noto spacciatore di cocaina, crack ed erba (già affiliato al clan di Salvatore Torino) che abita sulla cosiddetta Micciatella (che è la strada che dalla Sanità porta a via Santa Teresa) – che i TMAX neri a bordo dei quali viaggiavano i killer di Genny, erano fuggiti a forte velocità in direzione di Capodimonte-Miano; tanto il Vittorio o filosc mi ha raccontato davanti a Ciro Tolomelli, nipote di Gino Tolomelli e a Gigino o curt Omissis…Come ho già detto ho appreso direttamente da Luigi Ciutarelli e da Ciro Perfetto della loro partecipazione all’omicidio di Genny Cesarano. Me ne hanno parlato nell’occasione in cui gli ho dato appoggio nella casa di mia sorella Ciretta alla Sanità per l’omicidio di Pierino. Mi dissero che non volevano uccidere questo ragazzo e che lo avevano ucciso “per scagno” . Mi dissero che insieme a loro c’erano anche Antonio Buono e Mariano Torre…”.

 

 

Vendeva quaglie sul web: denunciato 33enne di Cicciano

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Nuova operazione delle Guardie Zoofile Agriambiente, questa volta a Cicciano. Gli uomini coordinati dal Vice Dirigente Provinciale di Napoli Luigi Manna coaudivati dal Dirigente Regionale delle Guardie Pietro Galizia, grazie al Nucleo Telematico è stata scoperta sul web la vendita abusiva di fauna selvatica. Sono state sequestrate 67 quaglie senza anelletti identificativi, senza la dovuta documentazione detenute per la vendita, i volatili erano detenuti in diverse scatole di cartone. All’atto del controllo, sono state rinvenute diverse quaglie morte all’interno delle scatole causa sovraffollamento, senza cibo ed acqua. Il detentore R.D. di anni 33 è stato denunciato per maltrattamento, uccisione di animali, furto. I volatili recuperati vivi invece sono stati portati presso l’ASL Veterinaria Napoli Centro CRAS per le loro cure e  riabilitazione, dopo di che saranno rimesse in libertà.

Camorra: la Dda ha chiesto sei udienze per leggere la requisitoria contro gli oltre 100 imputati del clan Contini

E’ attesa per la prossima settimana la requisitoria del pubblico ministero  del maxi processo che vede alla sbarra oltre cento imputati del clan Contini. Si tratta dei boss,  killer, spacciatori, imprenditori, manovalanza. Insomma tutto quello che di illegale ruota attorno alla potentissima cosca di Eduardo Contini ‘o romano e del cognato Patrizio Bosti. La requisitoria del pm, visto il gran numero di imputati e quindi di posizioni processuali, impiegherà ben sei udienze. Dopo di che si passerà alle arringhe dei difensori. Se non ci saranno intoppi la sentenza potrebbe essere pronunciata entro la fine dell’anno.

Alla sbarra ci sono anche due famiglie imprenditoriali di grande spessore: sul fronte di Roma e in Versilia, i Righi; a Napoli, i Di Carluccio. Nel primo caso esperti in ristorazione, nel secondo nella gestione degli impianti di distribuzione di carburante. Accanto a questi due nuclei, come ha ricordato Il Roma, ce ne sono poi altre impiega- te nel settore dell’abbigliamento, in particolare a Prato, ma anche in quello dell’oreficeria partenopea. Tra i destinatari della maxi-ordinanza c’era infine l’intero diretto- rio della famiglia Contini, gestita per anni da Eduardo “’o romano”, in carcere dal 2007 e attualmente detenuto al regime del carcere duro. Destinatari della misura furo- no, tra gli altri, i ras Giuseppe Ammendola, latitante dal 2012 e boss del clan, Salvatore Botta e la moglie Rosa Di Munno, il nipote omonimo Salvatore Botta, il ras della droga Paolo Di Mauro, arrestato in Spagna nel 2010.Nel corso dell’ultima udienza il sostituto procuratore della Dda, Ida Teresi, ha depositato una nuova produzione documentale necessaria a sostenere l’impianto accusatorio: si è trattato soprattutto di alcune delle sentenze che negli anni hanno dimostrato l’esistenza della cosca del Vasto-Arenaccia. Nella prossima udienza la pubblica accusa dovrebbe infine depositare un ulteriore faldone, riguardante però gli Scissionisti del clan Amato-Pagano.

 

Problemi al Frecciarossa da Firenze a Napoli: ritardi di 2 ore e 10

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Ritardi e rallentamenti per tutti i treni nella tratta tra Arezzo e Firenze dalle 17.10 alle 19.30 dopo che il macchinista di un Frecciarossa, diretto a Napoli, ha sentito un urto poco prima di Arezzo. L’allarme ha costretto Ferrovie a ordinare la marcia a vista per i treni che seguivano il Frecciarossa che, alla fine, ha accumulato un ritardo di 130 minuti. E i problemi si sono ripercossi, subito dopo, su tutti i convogli: sia quelli a lunga percorrenza sia su quelli regionali sono stati deviati sulla linea lenta, accumulando ritardi fino a 80 minuti. Solo dopo le 19.30, ma la causa dell’urto non e’ stata scoperta, Trenitalia ha autorizzato i convogli a ripercorrere la linea ad Alta velocita’.

Genitori protestano con Netflix: ”In un episodio di Ape Maia si vede un pene”. IL VIDEO

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Tutti conosciamo il personaggio dell’L’ape Maia anche se magari non tutti seguono il suo revival in computer grafica che è disponibile anche su Netflix USA, o meglio, era disponibile. Infatti, a seguito della segnalazione su Facebook di una mamma, Chey Robinson, la quale ha pubblicato un fermo-immagine della puntata 35 della prima stagione della serie animata in cui è chiaramente visibile un pene disegnato sul tronco di un albero, la casa di produzione dello show ha espresso le proprie scuse pubbliche, e dunque Netflix ha rimosso le puntate dalla propria programmazione.

 

Mugnano, domani il seminario sulle forme di finanziamento agli enti pubblici

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“Forme di finanziamento agli enti pubblici”, questo il nome del seminario che si terrà domani pomeriggio in aula consiliare. Il convegno è patrocinato dal Comune e organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili del Tribunale di Napoli Nord. Al seminario, introdotto dal presidente della commissione enti locali dell’Ordine Ezio Micillo, interverranno Nicola Amato, dirigente del Comune di Mugnano, Marco Caputo, segretario generale presso il Comune di Sant’Anastasia, e Massimo Migliorisi docente A.N.U.T.E.L. “Quest’evento è un utile strumento di formazione e di conoscenza circa argomenti fondamentali per la sopravvivenza e l’efficienza della macchina amministrativa – spiega Franca Russo, vicesindaco nonchè assessore al Bilancio – La mia attenzione è rivolta soprattutto al regolamento che disciplina le attività di sponsorizzazione, un utile strumento che consente di mettere in relazione il pubblico e il privato”. Al seminario, moderato da Salvatore Borreale, parteciperà anche il sindaco Luigi Sarnataro: “L’argomento trattato è di grande interesse, specie per un’amministrazione come la nostra che è una grande promotrice di eventi culturali, sportivi e artistici. Proprio per questo è importante capire come sfruttare appieno lo strumento del finanziamento privato per mettere in campo sempre più manifestazioni e iniziative per la città”. 

Napoli, perfetta macchina da gol: 30 gol in 10 partite

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Trenta gol in dieci partite con nove vittorie e una sconfitta. Fa cifra tonda la macchina da gol azzurra che con il 3-1 al Feyenoord riapre il discorso qualificazione in Champions League e torna a concentrarsi sul campionato. Sarri ha lasciato un giorno libero ai giocatori, mentre in citta’ i tifosi fischiettano sulle arie dei ‘tre tenori’ del calcio azzurro, Insigne, Mertens e Callejon. A segno tutti e tre contro gli olandesi, i tre ‘piccoletti’ del tridente sarriano hanno gia’ numeri importanti a cominciare proprio da Mertens che con la rete agli olandesi (gia’ perforati due volte quando era al Psv Eindhoven) sale a otto gol stagionali. A tallonarlo c’e’ Callejon che con la rete di ieri e’ salito a quota sei: lo spagnolo segna con una continuita’ incredibile visto che dal gol del 10 settembre scorso ha avviato una striscia di cinque partite consecutive condite da una sua rete. Insigne ha invece toccato quota quattro gol, ma e’ quello che piu’ occasioni crea per i compagni, come testimoniano i suoi cinque assist vincenti tra campionato e Champions. Un coro che suona alla perfezione, quello di Sarri che ora deve curarlo al meglio: il ko di Milik non lascia molte alternative, anche se Sarri puo’ contare anche su altre bocche da fuoco, a cominciare da Marek Hamsik che migliora di partita in partita ma e’ ancora fermo a zero gol e ieri e’ stato sostituito per la nona volta su dieci gare: “Le sostituzioni non piacciono a nessuno – ha scritto oggi sul suo sito web – ma le accetto, l’importante e’ che la squadra faccia risultato”. Un’uscita che lascia trapelare un po’ di fastidio da parte del capitano azzurro che pero’ si consola con la classifica del girone che e’ migliorata notevolmente, complice il successo del Manchester City sullo Shakhtar: gli inglesi sono ora in fuga a sei punti, ma il Napoli ha agganciato gli ucraini al secondo posto e nelle prossime due giornate sfidera’ proprio la squadra di Guardiola che qualche giorno fa ha definito il Napoli “una delle 4-5 squadre che giocano il calcio migliore al mondo”. Un calcio bello ma dispendioso, che infatti Sarri sta modificando. Ieri il Napoli non ha giocato la gara a ritmi indiavolati, dimostrando di saper giocare a velocita’ piu’ bassa quando ha la gara in pugno, una dote che la squadra di Sarri non aveva negli ultimi due anni. Contro il Cagliari domenica, ci sara’ spazio ancora al turn over, soprattutto a centrocampo, mentre in difesa sono da verificare le condizioni della schiena di Albiol.

A Ischia il G7 dei ministri dell’Interno il 19 e 20 ottobre

Si terra’ il 19 e 20 ottobre a Ischia il G7 dei ministri dell’Interno di Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Canada e Italia con la presenza di un rappresentante dell’UE. La sede di Ischia sarebbe stata individuata e fortemente voluta dal ministro dell’Interno Marco Minniti dopo il terremoto dello scorso 21 agosto. Lo stesso Minniti partecipo’ a Ischia al funerale delle due vittime del sisma, morte nei crolli a Casamicciola. L’evento internazionale si terra’ interamente presso il Grand Hotel Punta Molino Terme di Ischia Porto. A Ferragosto, era stato Minniti, presiedendo il tradizionale Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, a dire che “un G7 dei ministri dell’Interno non previsto, probabilmente si terra’ a ottobre su richiesta a gran voce dei nostri partner, come momento conclusivo del passaggio di testimone dall’Italia al Canada”. 

DiCaprio e Scorsese, ancora una volta insieme. Il sodalizio si riconferma per un film su Roosevelt

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Una coppia rodata quella di Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio che, ancora una volta, stringe un sodalizio cinematografico con un film biografico su Theodore Roosevelt. La squadra Scorsese – DiCaprio ha già riscontrato il favore del pubblico con pellicole come Gangs of New York  nel 2002, The Aviator  del 2004, The Departed: Il Bene e il Male, 2006. Poi ancora ne 2010 con Shutter Island, The Wolf of Wall Street nel 2013, fino al 2015 con il cortometraggio The Audition. Questa invece è la volta del biopic su Theodore Roosevelt, Governatore di New York e Presidente degli Stati Uniti d’America quando aveva solo quarantadue anni, diventando pertanto il Presidente più giovane, in seguito all’omicidio del suo predecessore, William Mckinley, nel 1901. Una vita molto intensa quella del presidente Roosevelt. Il suo impegno politico era rivolto in gran parte alla conservazione di riserve come parchi nazionali e foreste, dettaglio non affatto trascurabile per l’attore DiCaprio, tale da spingerlo a prendere di nuovo in considerazione la possibilità di interpretare il ruolo del protagonista dopo averlo rifiutato qualche anno fa. Theodore Roosevelt è un po’ il simbolo dell’eroismo americano, avendo vissuto una vita incredibile e contribuendo in maniera fondamentale alla formazione degli Stati Uniti come li conosciamo oggi. Oltre ad essere abile uomo politico, era anche un avventuriero e sarebbe molto interessante vedere se e come questo aspetto della sua vita verrà trattato in questo film. Ma non finisce qui perché da alcune indiscrezioni pare che i due mostri sacri potrebbero lavorare ancora insieme per il film sulle origini di Joker. La decisione finale spetta alla Warner Bros.

News a pagamento su Facebook: a breve anche in Italia

Notizie a pagamento sempre piu’ vicine su Facebook, anche in Italia: partiranno a breve i primi test del social network in questo senso insieme a 10 partner editoriali mondiali. Dopo le prime indiscrezioni trapelate quest’estate, la sinergia con gli editori prende forma ed e’ pronta per una fase di rodaggio prima del lancio piu’ ampio. Ad anticiparne qualche dettaglio e’ stata la compagnia californiana in un incontro nella sede di Milano. “Le persone vogliono informazione di qualita’ e credibile sulla nostra piattaforma”, afferma Alex Hardiman, dieci anni di New York Times sulle spalle e oggi alla guida dei prodotti editoriali per Facebook. Di qui la mano tesa a giornali e altre testate non solo per una maggiore visibilita’ ma anche per garantire agli editori un ritorno economico piu’ massiccio. E per scrollarsi di dosso l’etichetta di veicolo delle famigerate “fake news” che stanno incrinando la fiducia degli utenti proprio nei confronti dei social in generale. Quella che sta per partire, spiega Hardiman, sicuramente “entro l’anno”, e’ una sperimentazione di primi modelli di abbonamento per le notizie agli editori insieme a 10 partner di Stati Uniti ed Europa. Anche editori italiani “potrebbero essere coinvolti”. Due i modelli di pagamento che saranno testati, per ora sul formato degli Instant Articles: il primo e’ quello del “paywall”, gia’ adottato da diverse testate online, come il Nyt, che consentira’ di leggere gratis fino ad un certo numero di articoli. Il secondo e’ la modalita’ “freemium”, in base alla quale saranno gli editori a decidere quali contenuti offrire gratis sul social network e quali a pagamento. La transazione economica non avverra’ su Facebook e il 100% dei ricavi, assicura la compagnia, andra’ agli editori. Cosi’ come pure tutte le informazioni sugli utenti che accedono alle news. Agli editori la scelta su cosa far pagare, quanto e come, anche con strumenti come PayPal. Il ritorno per Facebook? Sara’ ugualmente molto prezioso perche’ l’investimento sulla credibilita’ e sull’autorevolezza delle news che circolano, e diventano virali, sulla sua piattaforma e’ il primo antidoto contro il dilagare delle notizie false e fuorvianti. La mano tesa di Facebook agli editori si gioca infatti anche su questo fronte. In Italia, spiega Tessa Lyons, product manager del News Feed di Facebook, la compagnia “sta lavorando” per adottare un sistema di segnalazione delle fake news veloce e immediato. Ma occorre ancora aspettare per avere novita’ su un partner italiano per la verifica delle notizie, il “fact checking”, sulla scia di esperimenti come quelli gia’ attivati in Stati Uniti e Francia. I test in corso, anche se non ancora nel nostro Paese, sono diversi. Dal logo della testata, elemento di riconoscibilita’ della fonte che compare accanto al titolo delle news che compaiono nella sezione di Tendenze, alla presenza di articoli correlati che offrono punti di vista alternativi su una notizia che potrebbe essere falsa.

Napoli, tentano di uccidere un poliziotto durante un controllo: arrestata famiglia di cinesi. IL VIDEO

Gli agenti del Commissariato di PS San Giuseppe Vesuviano hanno arrestato una famiglia di cittadini cinesi, marito moglie e figlio rispettivamente di 47 anni,  44anni e 22 anni; tutti regolari con permesso di soggiorno  sul territorio italiano.La donna è stata arrestata per il di tentato omicidio e del reato di porto abusivo di arma; l’intera famiglia per i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, e lesioni personali nei confronti di pubblico ufficiale.

 Poco dopo le 11.00 di questa mattina, i poliziotti unitamente al loro dirigente si sono recati in Terzigno alla via Pacicchi località Barri, dove avrebbero dovuto effettuare, come disposto della Procura della Repubblica di Nola un sopralluogo inerente un manufatto abusivo da abbattere.Gli agenti, una volta giunti, hanno notato che il manufatto da abbattere era posto all’interno di una corte dove vi erano anche altri immobili, il tutto chiuso da una recinzione.

Al loro arrivo, all’interno, vi era la famiglia cinese alla quale dopo essersi qualificati hanno chiesto di aprire. L’uomo ha aperto il cancello consentendo ai poliziotti di entrare. I poliziotti, nell’attesa che giungesse il proprietario dell’intera area, comprensiva del  muro da abbattere, hanno notato che in uno dei fabbricati era presente un opificio per il confezionamento di abbigliamento e quindi di effettuare un controllarlo.

Alla richiesta degli agenti, ai cittadini cinesi di esibire i loro documenti di identificazione e quelli inerenti le autorizzazioni relative al opificio, l’uomo dopo una pressante richiesta li esibiva, mentre la moglie ed il figlio assumevano un atteggiamento completamente ostruzionistico nei confronti dei poliziotti.Gli agenti hanno tentato di persuadere la donna ed il figlio ad esibire i loro documenti, ma di tutta risposta questi due si sono rifugiati all’interno dell’abitazione posta di fronte alla fabbrica cercando di barricarsi al interno.

Prontamente i poliziotti, riuscivano a non far chiudere le porte, ma la donna correva in cucina, dove prendeva una grossa mannaia da un cassetto ed iniziava a brandirla contro gli agenti.Contemporaneamente anche il marito ed il figlio si scagliavano contro gli agenti con pugni e calci, dando manforte alla donna.I poliziotti a questo punto, tentavano di disarmare la donna solo con l’uso delle mani, rimanendo lievemente feriti dai numerosi fendenti che la stessa aveva sferrato nei loro confronti. Solo grazie alla prontezza di riflessi dei poliziotti si è evitato un peggiore epilogo, dato che la donna aveva raggiunto con la lama parti vitali quali gola e inguine degli agenti.

I poliziotti, hanno disarmato la donna e bloccato i due familiari arrestandoli.I poliziotti, sono stati refertati tutti con prognosi di  gg.7 per diversi traumi a diverse parti del corpo spalla ginocchia inguine mani  e numerose escoriazioni da taglio. I tre sono stati arrestati

Concorsi truccati, Laroma Jezzi: ”Non sono un eroe, ma rifarei tutto”. LE INTERCETTAZIONI

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“Io eroe? Sono altri gli eroi, non certo io”. Così il ricercatore anglofiorentino Philip Laroma Jezzi, che con la sua denuncia ha dato l’avvio all’inchiesta della Procura di Firenze su presunti concorsi truccati nel mondo accademico per le cattedre di diritto tributario, ha commentato la valanga di messaggi che ha ricevuto sul web. “In Italia – ha detto Laroma Jezzi intervistato da Italia7 – non c’è assuefazione a certi malcostumi. Sono contento che le persone si indignino: ci sono finanzieri che lavorano seriamente e magistrati che lavorano seriamente e che credono che anche cose comunemente accettate come il malcostume nell’università debbano essere censurate, né più né meno come altri reati il cui disvalore si capisce con più immediatezza”. “Se pensano che tutto sia truccato sbagliano, assolutamente: non è vero. Non è così e l’università è piena di persone in gamba e quella di Firenze in particolare, e l’ateneo fiorentino non ha nulla a che vedere, in quanto istituzione, con questa vicenda”, ha precisato. Infine, alla domanda se rifarebbe tutto, Laroma Jezzi ha risposto con un convinto “assolutamente, certo!”. 

“Non si puo’ non andare fino in fondo contro chi ha fatto o fa corruzione. I rettori delle universita’ coinvolte in questa indagine valutino la possibilita’ di costituirsi parte civile. Di fronte a casi di corruzione c’e’ anche un problema di reputazione e serieta’ delle stesse universita'”. Cosi’ il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in un’intervista a inBlu Radio, il network delle radio cattoliche italiane della Cei, in merito all’inchiesta dei concorsi truccati all’universita’ e alla proposta di Cantone d’inserire componenti esterni nelle commissioni.

“Laroma e’ un… sul piano umano, e’ uno stronzo, ma a me non me ne frega nulla”, “io distinguo i piani umani con il piano scientifico e della meritocrazia”, “Laroma come intelligenza e come laboriosita’ vale il doppio di tutti quelli che hanno fatto” il concorso “l’altra volta e vale il doppio di tutti gli aspiranti associati che oggi partecipano a questa tornata, non c’e’ dubbio”: cosi’, in una conversazione intercettata il 4 aprile 2015 nell’inchiesta di Firenze sui concorsi truccati, il professor Pasquale Russo, tra gli indagati, parlando a un membro della commissione giudicatrice del Miur, professor Adriano Di Pietro (universita’ di Bologna), arrestato ieri dalla GdF. Dalla denuncia di Jezzi Philip Laroma, che registro’ col telefonino colloqui-chiave per l’inchiesta, sono partite le indagini. In questa stessa conversazione il professor Adriano Di Pietro condivide il giudizio dell’altro luminare riguardo al ricercatore italo-inglese Philip Laroma Jezzi che il sistema di spartizione delle cattedre universitarie, aveva escluso dai concorsi a favore di altri con meno titoli di lui. “Vai a leggere i libri di Laroma non solo ma continua, vedo, a scrivere sul Corriere, sulla Rivista – proseguiva il professor Russo – Articoli anche grossi, di 40 pagine, 30 pagine, cioe’ un uomo che segue, una persona che, cioe’, non una persona che vuole soltanto arrivare a guadagnar soldi, a apparire, a comparire…”. Russo mostra di riconoscere il valore di Laroma, annota il gip Angelo Pezzuti, anche se lui stesso gli aveva spiegato i motivi per cui si sarebbe dovuto ritirare dal concorso per l’abilitazione scientifica a favore di altri. Ma Philip Laroma Jezzi registro’ i colloqui nello studio di Pasquale Russo e li porto’ alla guardia di finanza quando decise di fare denuncia.

 La commissione giudicatrice del Miur che decideva l’abilitazione alla cattedra di diritto tributario, nella primavera del 2015 si trovo’ in una fase di stallo e un commissario straniero, il professore spagnolo Carlos Maria Lopez Espadafor Lopez, indagato nell’inchiesta di Firenze sui concorsi truccati, sbotto’ cosi’ in un’intercettazione con un altro indagato, il professore veneziano Loris Tosi: “Sono troppo indecenti… se parlassero piu’ apertamente, dicessero ‘Se io voglio questo, cosa vuoi tu?’.. tutto si risolveva in un’ora, no?”. Il gip Angelo Pezzuti nella sua ordinanza annota che Carlo Espadafor stava criticando “espressamente la reticenza dei colleghi commissari nell’indicare i nominativi dei candidati che ciascuno di loro desidera sia abilitato”. Se tutti i commissari avessero detto le rispettive preferenze “da subito e sinceramente”, scrive il gip, “il negoziato, lo scambio dei voti, sarebbe subito avvenuto e tutto sarebbe terminato prestissimo”. Invece, proprio il commissario Espadafor si lamenta del fatto che cio’ non sia accaduto. Il professore spagnolo Espadafor diceva nella stessa intercettazione: “Tutto e’ vestirlo tutto elegantemente, di criteri… ‘Insomma, senti, decidiamo i nomi poi aggiustiamo i criteri'”. Il gip Pezzuti considera che in questa situazione di stallo “il mercanteggiamento non e’ potuto iniziare subito e non si e’ svolto rapidamente perche’ i commissari sono stati ipocriti, hanno voluto, anche tra di loro, mascherare le loro intenzioni facendo riferimento a criteri di merito”. Dice sempre Espadafor nell’intercettazione: “E’ questo il problema: che Di Pietro (agli arresti domiciliari da ieri, ndr) parla cosi’, sembra che sia sempre dentro la legalita’, i giudizi, la formalita’, ma invece in fondo…”. Il professor Tosi, successivamente, in un’altra telefonata a Lorenzo Del Federico spiega: “Perdono un sacco di tempo perche’ Di Pietro apparentemente la mette sui principi, capito?, sui criteri generali, ma in realta’ e’ tutto finalizzato a ostacolare”, “pero’ si sta rendendo conto che ormai non riesce a bloccare tutti i lavori e cerca di portare a casa qualcosa…”. Su Espadafor il gip Pezzuti si e’ riservato di decidere una misura all’esito dell’interrogatorio, mentre Tosi e Del Federico, entrambi indagati, sono stati interdetti dalla docenza universitaria per 12 mesi.

Napoli, migranti accerchiano la volante per evitare un arresto: fermati in tre

Durante i continui ed incessanti controlli della Polizia di Stato nella zona di Piazza Garibaldi e Porta Nolana,  nel tardo pomeriggio di oggi è stato fermato in via Marvasi un cittadino della Costa d’Avorio da una volante dell’Ufficio Prevenzione Generale.Durante il controllo sono immediatamente sopraggiunti numerosissimi connazionali dell’uomo che, hanno accerchiavano la volante nel tentativo di far scappare il compagno.La volante prontamente ha allertato la centrale operativa chiedendo supporto di altre pattuglie, che in emergenza sono giunte in ausilio dei colleghi.All’arrivo dei rinforzi gli extracomunitari hanno tutti tentato di dileguarsi per i vicoli adiacenti ma, i poliziotti hanno bloccato, unitamente al primo uomo, anche altri due suoi connazionali.I tre, sono stati trovati in possesso, di denaro e diversi cellulari, sono stati condotti presso gli uffici di Polizia per la loro identificazione e tutti gli accertamenti del caso. I tre cittadini extracomunitari tutti della Costa d’Avorio, di età compresa tra i 20 ed i 25, tutti senza fissa dimora, sono stati arrestati per i reati di resistenza oltraggio lesioni a pubblico ufficiale,  danneggiamento beni pubblica amministrazione in quanto una delle volanti è stata fatta danneggia sul cofano durante la violenta colluttazione.Quattro Poliziotti hanno riportato contusioni multiple per diverse parti del corpo con prognosi di 5 giorni per ogni uno di loro.Proseguono le indagini dei poliziotti al fine di risalire alla provenienza dei telefonini trovati in loro possesso degli arrestati.I tre domani saranno giudicati con rito direttissimo.

Ruba energia elettrica per la pizzeria, arrestato e condannato pizzaiolo di Cimitile

Cimitile. I poliziotti del Commissariato Nola hanno arrestato G. G. 47enne di Cimitile, per furto aggravato di energia elettrica. I poliziotti, in collaborazione con personale dell’Enel,  hanno scoperto che l’uomo, titolare di una pizzeria a Cimitile, aveva manomesso il contatore dell’energia elettrica presente nel locale agganciandolo direttamente alla cabina Enel posta nelle vicinanze, in maniera tale da non dover pagare i consumi. Dai conteggi approssimativi effettuati da personale dell’Enel è emerso che l’uomo avrebbe usufruito di energia elettrica per un valore di 75.000 euro. Gli agenti hanno esteso il controllo anche all’abitazione dell’uomo posta alle spalle della pizzeria, scoprendo che non era per nulla dotata di contatore Enel, ma, bensì, l’impianto dell’abitazione era direttamente collegato alla rete esterna. Per l’abitazione il personale Enel ha quantificato un danno in circa euro 6000. L’uomo è stato arrestato e, stamani, condannato ad una pena di 6 mesi di reclusione (sospesa) ed al pagamento di una multa di euro 590,00.

Roger Waters: l’ex Pink Floyd, il mostro sacro, ritorna in Italia

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Dopo gli ultimi “indovinelli” pubblicati sulla sua pagina Facebook, pare proprio che Roger Waters verrà in Italia con “Us + Them Tour”. Attualmente impegnato in alcune date nordamericane, l’ex Pink Floyd manca dall’Italia da sei anni circa, da “The Wall Live Tour”. Ufficiali intanto alcune date europee come quella di Budapest, Vienna, Lisbona, Sofia, Monaco, Amsterdam Cracovia, per un tour che dovrebbe terminare a fine agosto 2018. Tra queste date ufficiali europee ha preso sempre più forza la possibilità di una visita in Italia del rocker britannico. Forse Milano, Roma e Bologna. Tra queste però pare che la data di Bologna, nella prossima primavera all’Unipol Arena, sia al momento la più accreditata. Nelle prossime ore sapremo qualcosa di più sulle tappe tricolori del genio creativo e, a quel punto, scatterà la corsa sfrenata ai biglietti.

Borseggiatori nell’aeroporto di Capodichino, la polizia arresta quattro algerini

Napoli. I poliziotti, dell’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea di Napoli – Capodichino ha arrestato 4 cittadini algerini per furto aggravato, continuato, in concorso tra loro, Tutti con precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, con età comprese tra 22 ed i 48 anni.

Gli agenti in seguito a mirati controlli effettuati quotidianamente all’interno dello scalo aereo, in particolar modo nelle vicinanze del bar sito al primo piano dell’ aeroporto, hanno potuto constatare che vi era una banda di borseggiatori che previlegiava rubare borsette e zaini con all’interno i-Phon, tablet e portafogli, approfittando dei momenti di picco del traffico dei passeggeri presenti nel terminal, per entrare in azione e mettere a segno i furti.

I poliziotti, avvalendosi, anche, delle immagini del sistema di video-sorveglianza interno hanno potuto accertare che la banda si era resa responsabile di altri furti avvenuti nelle scorse settimane

Gli agenti hanno appurato che i quattro si fingevano passeggeri, cambiandosi anche d’abito nel corso della stessa giornata ed anche stazionando nei pressi del bar con trolley vuoti che poi avrebbero utilizzato per nasconderci la refurtiva.

Codice Antimafia, approvato il decreto legge: sequestro dei beni anche ai corrotti

Roma. L’aula della Camera ha approvato il ddl di modifica al codice delle leggi Antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate. I sì sono stati 259, i no 107 e gli astenuti 28. Il provvedimento non ha subito modifiche nel passaggio a Montecitorio ed è quindi legge. Il provvedimento, piuttosto corposo, è composto da 38 articoli, la gran parte dei quali riformano in più punti la disciplina del Codice antimafia del 2011.

Queste le novità: SEQUESTRO DEI BENI ANCHE AI CORROTTI. Si allarga il perimetro dei possibili destinatari cui possono essere applicate le misure di prevenzione personali e di natura patrimoniale: da un lato a chi è indiziato di terrorismo o di assistenza agli associati a delinquere e dall’altro a chi è indiziato di associazione a delinquere finalizzata ad alcuni gravi delitti contro la pubblica amministrazione, tra cui peculato, corruzione propria e impropria, corruzione in atti giudiziari, concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità. Misure di prevenzione sono applicabili anche agli indiziati di stalking.

SEQUESTRO PIU’ EFFICACE. Il sequestro di partecipazioni sociali ‘totalitarie’ si estende a tutti i beni aziendali. A provvedere materialmente al sequestro sarà ora la polizia giudiziaria (non più l’ufficiale giudiziario). Se il bene immobile è occupato senza titolo, il giudice delegato ordina lo sgombero. Gli immobili, tra l’altro, potranno anche essere concessi in locazione alle forze di polizia o alle forze armate e ai vigili del fuoco.

CONFISCA RAFFORZATA. E’ stabilito espressamente che non si può giustificare la legittima provenienza dei beni adducendo che il denaro utilizzato per acquistarli è frutto di evasione fiscale. Se il tribunale non dispone la confisca, può nel caso applicare l’amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario. E’ ampliato l’ambito di applicazione di sequestro e confisca per equivalente, mentre la confisca allargata diventa obbligatoria anche per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio e trova applicazione anche in caso di amnistia, prescrizione o morte di chi l’ha subita. In caso di revoca della confisca, la restituzione del bene avviene per equivalente se nel frattempo sia stato destinato a finalità di interesse pubblico.

CONTROLLO IMPRESE INFILTRATE. E’ introdotto il nuovo istituto del controllo giudiziario delle aziende quando sussiste il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose che ne condizionino l’attività. Il controllo giudiziario, previsto per un periodo che va da un anno a tre anni, può essere chiesto volontariamente anche dalle imprese che abbiano impugnato l’informazione antimafia interdittiva di cui sono oggetto. Una volta disposto, gli effetti dell’interdittiva restano sospesi.

ESTENSIONE AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA. L’amministrazione giudiziaria di beni e aziende sarà possibile anche in presenza di indizi da cui risulti che il libero esercizio di attività economiche agevola l’attività dei soggetti colpiti da una misura di prevenzione patrimoniale o che abbiano comunque in corso un procedimento penale per specifici delitti di mafia o gravi reati contro la Pa. La durata raddoppia, con possibile proroga per un periodo comunque massimo di due anni. Alla scadenza, può essere revocata e trasformata in controllo giudiziario. L’amministratore giudiziario esercita tutti i poteri che spettano ai titolari e dovrà essere scelto tra gli iscritti all’apposito Albo secondo regole di trasparenza che assicurino la rotazione degli incarichi, al ministro della Giustizia spetterà individuare criteri di nomina che tra l’altro tengano conto del numero degli incarichi in corso (comunque non superiori a 3).

STOP A PARENTOPOLI NEGLI INCARICHI. Non potranno più assumere l’ufficio di amministratore giudiziario, coadiutore o diretto collaboratore il coniuge, i parenti e gli affini, i conviventi o i commensali abituali del magistrato che conferisce l’incarico. Il governo poi è delegato a disciplinare un regime sistematico di incompatibilità da estendere ai curatori fallimentari vietando di nominare chi abbia rapporti di parentela, affinità, convivenza e comunque assidua frequentazione con uno qualunque dei magistrati dell’ufficio giudiziario che conferisce l’incarico.

SOSTEGNO ECONOMICO AD AZIENDE CONFISCATE MERITEVOLI. Le aziende sequestrate per il proseguimento dell’attività potranno contare su apposite sezioni del Fondo di garanzia (3 milioni di euro all’anno) e del Fondo per la crescita sostenibile (7 milioni di euro all’anno) istituite dalla legge di stabilità 2016. Il governo è poi delegato a individuare altre misure a sostegno dell’occupazione. SEGNALAZIONE BANCHE COLLUSE. Si fa più rigorosa la disciplina dei presupposti che consentono alla banca titolare di ipoteca sul bene confiscato di ottenere parte di quanto prestato. Se in corso di verifica alla banca che vanta un credito non è riconosciuta la buona fede, il decreto che rigetta la domanda di ammissione al credito deve essere comunicato alla Banca d’Italia.

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