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Paralisi facciale dopo un intervento chirurgico, sotto inchiesta medici del Policlinico di Napoli e di una casa di cura di Piacenza

Si sottopone ad un intervento per asportare un tumore vicino al cervelletto. Durante l’intervento, però gli operatori le ledono il nervo facciale, con conseguenze gravissime per il sistema neurologico. E’ quanto è accaduto ad E.D. donna sessantenne di San Cipriano di Aversa, vittima di una storia evidente di malasanità, che ancora oggi vive i postumi del calvario iniziato nel 2005.

La storia inizia nell’agosto del 2005 quando si sottopone ad una risonanza magnetica cranica, a causa di un problema all’orecchio. Dall’esame le diagnosticano un meningioma tentoriale, vale a dire un tumore cerebrale, nella zona tra il cervelletto e il lobo occipitale. Nel settembre dello stesso anno poi, la donna si reca presso l’area funzionale della Neurochirurgia dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli dove si sottopone ad un intervento di exeresi (asportazione) chirurgica della neoformazione. Durante l’intervento gli operatori si accorgono che una porzione del tumore, presente a livello del cavo di Meckel, non era dissecabile. Ragion per cui decisero di lasciarla in sede, riservandosi, a seguito di ulteriori controlli clinico-strumentali di trattare il residuo neoplastico successivamente, valutando quindi l’opzione terapeutica migliore. Alla dimissione, però, la paziente riporta una paralisi periferica del nervo facciale di destra.

Nel giugno del 2006, poi, la donna viene nuovamente ricoverata. Questa volta però presso la Casa di cura ‘Piacenza’ di Piacenza, per sottoporsi ad un nuovo intervento di exeresi del residuo neoplastico. Le conseguenze dell’intervento sono immediate: l’ischemia del tronco cerebrale e del cervelletto, difficoltà di deambulazione e una paralisi del IV, VI e VII nervo cranico. Come se ciò non bastasse, dagli esami successivi all’intervento si evinceva ancora l’esistenza del residuo neoplastico.

Numerosi i postumi per la paziente: “una sindrome sottotentoriale secondaria ad esiti ischemici cerebello-ponini, caratterizzata da andatura marcatamente atassica con necessità di doppio appoggio, paralisi periferica completa del VI e del VII nervo cranico di destra, nistagmo (un’oscillazione ritmica e involontaria dell’occhio), disartria (un disturbo del linguaggio), deviazione destra con protrusione della lingua, positività alla prova di Mingazzini, dismetria bilaterale alla prova indice naso (maggiormente rappresentata a destra), disfagia (disturbo della deglutizione) ed emi-ipoestesia dolorifica e pallestesica sinistra”, sottolinea il legale rappresentante della donna Luca Supino Di Lorenzo, specialista in diritto sanitario e responsabilità per colpa medica.

La storia però non termina qui. Nella speranza di migliorare le proprie condizioni, nel dicembre 2006, si sottopone ad un nuovo intervento presso la casa di cura ‘Piacenza’, per un’anastomosi ipoglossofacciale di destra. E’ lapalissiano che i postumi delle tre operazioni chirurgiche costituite dalle gravissime menomazioni fisiche e psichiche, esistono quindi, secondo Luca Supino Di Lorenzo, “per le varie ed evidenti responsabilità dei sanitari che la ebbero in cura”.

Secondo il Ctu nominato nel procedimento ex art. 696 bis c.p.c. svoltosi dinanzi all’VIII sezione del Tribunale di Napoli, prof. dott. Giuseppe Vacchiano, “La lesione del nervo facciale, nel caso in esame, va ricondotta alle non condivisibili manovre chirurgiche attuate nel corso dell’intervento eseguito nel settembre 2005”. Il secondo intervento, quello presso la casa di cura ‘Piacenza’, fu caratterizzato, “da esiti di non trascurabile entità riconducibili ad una sindrome ischemica cerebellare e pontina ed al sacrificio del 4° e del 6° nervo cranico”.

Nell’intera nefasta dinamica “fu corretta – spiega l’avvocato Supino Di Lorenzo – riguardo il primo intervento presso l’A.O.U. Federico II di Napoli la decisione dei chirurghi di lasciare in situ un residuo neoplastico a causa della sua forte aderenza alle strutture circostanti, ma fu assolutamente censurabile il comportamento degli stessi operatori nel non aver utilizzato, durante l’atto operatorio, i potenziali evocati, determinando la lesione del VII nervo cranico, ovvero il faciale, con la sua conseguente paralisi periferica che è pertanto da considerarsi di natura esclusivamente iatrogena. L’utilizzo, infatti, del monitoraggio neurofisiologico poteva infatti ridurre al minimo la possibilità di deficit di qualsivoglia natura e non è comprensibile, pertanto, la decisione dei chirurghi di non avvalersi di tale utilissima metodica”.

Il Psg ‘libera’ Cavani dopo la lite con Neymar: anche il Napoli partecipa all’asta per il Matador

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L’arrivo di Neymar ha sicuramente rinforzato il Psg. E’ arrivato anche Mbappe’ e i due nuovi acquisti formano un grande tridente con Edinson Cavani. Il “Matador”, pero’, potrebbe presto lasciare Parigi, un’ipotesi che si e’ rafforzata dopo la lite con il brasiliano ex Barcellona nel match di campionato di domenica scorsa. Secondo la stampa spagnola Neymar avrebbe chiesto la cessione del compagno di squadra e il Paris Saint Germain si sarebbe subito messo a lavoro per trovare una sistemazione all’uruguaiano. Secondo i media inglesi il giocatore sarebbe stato offerto al Real Madrid, ma intanto altri club avrebbero cominciato a muoversi per assicurarsi il “Matador”. Secondo il “Daily Mail” tra questi ci sarebbero anche Everton, Chelsea e Napoli, quest’ultimo il club nel quale l’uruguaiano si e’ definitivamente consacrato dopo l’esplosione al Palermo. Cavani in passato ha detto che gli piacerebbe tornare a vestire la maglia azzurra, ma secondo il Daily Mail non vanno dimenticati Juve, Inter e Borussia Dortmund che in passato si erano mossi per il bomber del Psg. 

Giugliano, bancarotta fraudolenta: arrestati i tre titolari della Edil Cm

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Nell’ambito di attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord – Sezione Criminalità Economica – i militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di tre persone, indagate, a vario titolo, per il delitto di bancarotta fraudolenta. Si è anche proceduto a sottoporre a sequestro preventivo le quote societarie di 4 aziende, facenti tutte capo allo stesso gruppo imprenditoriale, operante in Giugliano in Campania.
L’operazione rappresenta l’atto conclusivo di complesse indagini avviate a seguito del fallimento di una società giuglianese, la EDIL C.M. s.r.l., operante nel settore della vendita di materiali edili, dichiarata fallita nel 2014. L’attività investigativa ha consentito di raccogliere a carico degli indagati gravi indizi di
colpevolezza. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati per sottrarsi al pagamento di crediti e imposte – accertate a seguito di verifica fiscale nella quale veniva constatata una frode fiscale di circa 15 milioni di euro – distraevano dalla massa fallimentare risorse economiche e finanziarie, pari a circa 5 milioni di euro. In particolare, dal quadro indiziario raccolto a seguito delle indagini è emerso che gli indagati, sottoposti in data odierna agli arresti domiciliari, hanno cercato di celare la loro condotta illecita mediante l’effettuazione di operazioni societarie straordinarie, ricorrendo ad una scissione societaria con successiva vendita di quote a soggetti formalmente terzi, ma di fatto riconducibili allo stesso nucleo familiare. I predetti, inoltre, dopo aver artatamente “scorporato” gli asset patrimoniali principali dalla fallita, hanno rimesso gli stessi – a titolo di locazione – nella disponibilità della medesima società, generando un aumento delle voci di costo e un ulteriore “drenaggio di liquidità”, in danno dell’erario e degli altri creditori. Le investigazioni svolte hanno, quindi, consentito di accertare la prosecuzione della attività imprenditoriale della società fallita mediante altro soggetto giuridico riconducibile ai medesimi indagati.

Napoli, chat erotica con una donna, aggredito dal marito e dal figlio

 

Una chat erotica tra un giovane e donna innesca la reazione di marito e figlio della donna: il 27enne finisce in prognosi riservata per coltellate ma ”difende” gli aggressori e dice agli inquirenti: ”Era una rapina”. Procura e Carabinieri, pero’, ricostruiscono tutto e gli aggressori vengono arrestati. E’ l’epilogo, nel Napoletano, di una serie di conversazioni compromettenti intrattenute tra il giovane e la donna. Il ferito, dopo l’aggressione subita, ha raccontato di un tentativo di rapina ma quando ha capito che non poteva piu’ nascondere il segreto perche’ Carabinieri e Procura stavano arrivando alla verita’, e’ stato costretto a svelare tutto. Questa mattina i Carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna  hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Nola a carico degli aggressori, entrambi di Brusciano e gia’ noti alle forze dell’ordine, ritenuti responsabili di tentato omicidio. Le indagini sono state avviate a seguito della denuncia presentata il 1 marzo scorso dal 27enne di Volla il quale aveva riferito ai militari dell’Arma che due sconosciuti armati di coltello dopo averlo aggredito in strada con l’intenzione di rapinarlo lo avevano inseguito fin dentro alla sua auto e ferito con diverse coltellate al torace e alle gambe. I successivi accertamenti coordinati dalla Procura di Nola ed eseguiti dai Carabinieri hanno invece consentito di inquadrare il movente del tentato omicidio nella questione di natura passionale con la donna.

Sorrento, morì di overdose nella loro casa: condannati mamma e figlio per omissione di soccorso

Il pm della Procura di Torre Annunziata, Andreana Ambrosino, ha chiesto e ottenuto la condanna per Francesco Sorrentino e sua madre, Letizia Autiero, accusati di omissione di soccorso. La motivazione: “Giuseppe poteva essere soccorso. Non è certo che potesse essere salvato, ma ci sono responsabilità”. La notte tra il 7 e l’8 giugno del 2012, Giuseppe Gargiulo, soli 18 anni, partecipa a un festino con un gruppo di ragazzi a Meta di Sorrento al termine del quale, il diciannovenne di Piano di Sorrento, si reca a dormire presso l’abitazione dell’amico Francesco a Sorrento. Nel corso del processo sono state determinate le due deposizioni di Valery, un ragazzo di origini russe amico della vittima e di Francesco: “Eravamo amici e trascorremmo quella serata assieme. Ricordo che il giorno prima provai a contattarli, ma Francesco e Giuseppe non mi risposero al telefono. Poi so che andarono loro a comprare cinque pezzi di eroina a Secondigliano, quelli consumati durante la serata sulla spiaggia di Meta…Io ho saputo solo di mattina cosa era successo ha detto e, mentre andavo a casa di Francesco, fui coinvolto anche in una rissa con alcuni ragazzi che avevano partecipato alla serata. Andammo in ospedale a farci medicare, e lì incontrammo proprio Francesco con i carabinieri”. Ma secondo l’accusa uno choc anafilattico causato da una overdose stroncò Giuseppe Gargiulo dopo la mezzanotte e prima delle due, orario “in cui sia Francesco che la madre Letizia erano ancora svegli, ma non hanno chiamato i soccorsi”. Il 118 è stato allertato solo in tarda mattinata, quando i due dopo l’iniziale panico avrebbero inscenato il ritrovamento del cadavere di Giuseppe nella sua stanza. Secondo l’accusa, sul momento mamma e figlio avrebbero provato a rianimare Francesco senza riuscirci, poi l’avrebbero rivestito con un pigiama, vegliato la salma per tutta la notte, prima di chiamare i soccorsi solo alle dieci del mattino successivo, circa otto ore dopo il decesso. Ieri il giudice Maria Laura Ciollaro del tribunale di Torre Annunziata ha emesso la condanna: un anno e quattro mesi di reclusione per Letizia Autiero, oggi cinquantenne e un anno di reclusione per suo figlio Francesco, amico di Giuseppe, per il quale sono state riconosciute tutte le attenuanti per la giovane età e lo status di incensurato. I genitori e il nonno di Giuseppe, che si erano costituiti parti civili al processo, hanno ottenuto il riconoscimento in primo grado di un risarcimento, che dovrà essere quantificato in sede civile. Tra due mesi verranno resi noti i motivi che hanno portato alla condanna dei due imputati. 

 

Il Vangelo di oggi

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In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Benevento: summit nel post partita, per ora non si cambia…

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 Una lunga chiacchierata di almeno un quarto d’ora tra il presidente Oreste Vigorito, il direttore sportivo Di Somma e il tecnico Baroni proprio davanti alla zona interviste. Un lungo confronto sulla sconfitta contro la Roma e più in generale su quello che è il momento di massima difficoltà del Benevento in grande crisi di risultati e ultimo in classifica. «Ci confrontiamo sempre, abbiamo parlato di tante cose, in questo momento stiamo ragionando sulla prossima partita e abbiamo parlato anche di quelli che potremo recuperare», ha spiegato poi il tecnico giallorosso in conferenza stampa. Toni pacati nel confronto, il presidente del Benevento ha riconfermato pubblicamente Baroni dopo il derby con il Napoli e resta questa la sua posizione: fiducia quindi riconfermata all’allenatore in un momento delicato con cinque sconfitte consecutive nelle prime cinque partite di serie A. La testa è sulla prossima partita contro il Crotone, una partita decisiva per poter uscire dal tunnel nero di risultati negativi. La società e il tecnico si attendono una risposta forte dalla squadra soprattutto come risposta caratteriale: urge ritrovare lo spirito mostrato nelle prime tre partite ed è proprio questo che ha sottolineato Baroni. «Fino al primo gol della Roma l’approccio è stato quello giusto, i ragazzi hanno fatto quello che avevamo preparato. Poi però dopo l’1-0 ci siamo disuniti e questo non deve più accadere perché il campionato è lungo e bisogna sempre crederci», ha spiegato il tecnico. Giorni caldi, quindi. Baroni ha già parlato a lungo con la squadra, almeno una ventina di minuti, dopo il ko contro la Roma. «Questo è il motivo per cui sono arrivato più tardi», ha poi spiegato il tecnico. Chiesta, quindi, subito una risposta importante alla squadra che deve liberarsi dalle paure e tornare a fare quello mostrato nelle prime tre partite, soprattutto quella con il Torino persa all’ultimo minuto di recupero. Una risposta importante come approccio, intensità, voglia di crederci e di arrivare sempre primi sul pallone: la grande applicazione per poter fronteggiare contro squadra meglio attrezzate sotto il profilo della qualità. Questa l’unica strada possibile per poter credere in quella che sarebbe una vera e propria impresa come la salvezza.

Avellino: Monzon riflette sulle prossime scelte

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C’è un pensiero che più degli altri gli passa per la testa. In modo insistente, quasi come un chiodo fisso. Quel 3-1, risultato ricorrente quando i lupi perdono, non lo riesce proprio a digerire Walter Novellino, proprio perché lo ha accompagnato dalla prima gara esterna ufficiale di Verona, poi si è ripetuto a Cremona e venerdì scorso a Cesena. Certo, analizzando le prestazioni delle sconfitte, il risultato sembra quasi sempre pesante, visto che in alcune occasioni (il gol di Asencio annullato allo scadere contro la squadra di Tesser e i diversi errori commessi al «Manuzzi») l’Avellino è stato penalizzato più del dovuto. Alla fine però rimangono i numeri e quel risultato va chiuso in qualche cassetto. E allora sfatare il tabù ed invertire il trend devono essere i punti di partenza per un nuovo cammino esterno. Ne è consapevole Novellino, con gli stessi calciatori che appaiono molto concentrati e carichi tutti allo stesso modo, titolari come riserve. Perché il turn over spinto messo in campo contro il Venezia ha dimostrato che c’è davvero spazio per ogni elemento della rosa, non solo a parole ma nei fatti. Non a caso l’abbondanza regna sovrana, dalla difesa all’attacco. Le prove tecniche di ieri contro l’Under 17 (il test è finito 13-1 per gli uomini di Novellino) in realtà non hanno dato grandi indicazioni visto che le carte sono state mischiate molto e la maggior parte dei possibili titolari ha svolto lavoro atletico e tecnico senza prendere parte alla partitella. Davanti a Lezzerini e Iuliano che si sono alternati tra i pali, spazio a Laverone a destra e Rizzato, tornato perfettamente disponibile dopo l’affaticamento muscolare della scorsa settimana, a sinistra. Al centro si è rivisto Marchizza al fianco di Suagher. A centrocampo Lasik e Falasco hanno agito da esterni con Paghera e Moretti al centro. In attacco la coppia Ardemagni-Asencio si è davvero scatenata con sei gol messi a segno dal primo e tre dal secondo (gli altri sono stati siglati da Rizzato, Lasik, Moretti e Camara). E proprio lo spagnolo ha dimostrato di avere grandissima voglia, carica e soprattutto una condizione atletica eccellente. In realtà questa caratteristica sembra appartenere a tutta la squadra biancoverde, segno che lo staff tecnico di Novellino, in particolare Alessandro Scaia, sta svolgendo un ottimo lavoro. C’è ancora tempo per compiere le scelte definitive, ma Novellino ha già diversi cambi in testa, come ha ammesso subito dopo il pareggio casalingo con il Venezia. Prima di tutto in difesa, dove Ngawa potrebbe essere riconfermato, seppure a destra per lasciare spazio a Laverone esterno alto e dare così un turno di riposo ad uno tra Molina e Bidaoui. Al centro della retroguardia invece ci sono ben quattro giocatori (Migliorini, Suagher che torna dalla squalifica, Kresic, vera sorpresa contro il Venezia, e Marchizza, convinto di poter dimostrare che certo non è quello di Cesena) per due posti.

Salernitana: il carattere basta?

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Il carattere della squadra è il punto di partenza a cui Alberto Bollini si è aggrappato dopo il pareggio dai due volti di Vercelli. Un punto, quello strappato al Piola e che si è sommato ai tre precedentemente accumulati non senza fatica, servito a evitare la sconfitta contro una diretta rivale per la salvezza, ma non certo per incamminarsi sulla strada della svolta. In classifica il piatto piange. La Salernitana è terzultima, non ha mai vinto e non è mai passata in vantaggio nei cinque incontri disputati. Da quattro gare la difesa subisce gol e l’attacco non sempre riesce a essere incisivo come dovrebbe. Se in alcune occasioni sono mancati i rifornimenti, in altre ha fatto difetto la precisione. Gli errori di Rodriguez a Vercelli gridano ancora vendetta e, si spera, non si rivelino pesanti in ottica futura. Di certo, lo sono stati nell’immediato perché una vittoria avrebbe aiutato la squadra granata sotto tanti aspetti: fiducia, morale, classifica avrebbero tratto indubbi giovamenti da un eventuale successo in terra piemontese. Così non è stato e ora Bollini e i suoi sono chiamati a sbloccarsi in casa contro lo Spezia, reduce dal successo sul Novara.

”Mi sono girato, ho visto il portiere fuori ed ho tirato’’. Oggi c’è Mertens: 32 anni fa Maradona

Roma. Una vera e propria opera d’arte, quell’arte che indistintamente piace. Così come è piaciuta anche ai tifosi laziali presenti sugli spalti, increduli per quello che avevano appena visto. Tutto vero, nessuna finzione o immaginazione. E’ semplicemente Dries Mertens. Un falso nuove rivelatosi verissimo che, con semplicità e leggerezza, regala queste “prelibatezze”. Non ci sono parole per poter descrivere la rete dell’ormai attaccante azzurro. Una rete che ha riportato, soprattutto i vecchi nostalgici, a Maradona e a quel gol alla Lazio segnato 32 anni fa. Così se i nostri nonni potevano ammirare le gesta di Diego noi, oggi, abbiamo, invece, la fortuna di veder giocare il folletto belga. Nella stagione precedente aveva fatto centro per 34 volte. Da falso nove si è trasformato in un nove verissimo con l’aggiunta di colpi di genio come quello di ieri sera. “Mi sono girato, ho visto il portiere fuori ed ho tirato” – Dice. Sui festeggiamenti: “Mi diverto a fare queste stupidaggini dopo un gol”.

Paganese: Favo fa retromarcia tattica

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Massimiliano Favo ritornerà all’antico nel derby di sabato sera al Torre contro la Juve Stabia. Dopo l’esperimento mal riuscito del 3-5-2 al cospetto dell’Akragas, il tecnico della Paganese si affiderà nuovamente al tridente contro i gialloblù in una sfida molto delicata per gli equilibri di classifica di entrambe le formazioni. Rispetto alla gara di sabato scorso nella valle dei Templi, ci sarà anche una novità nel pacchetto arretrato, dove mancherà per squalifica Luca Piana che dovrà scontare un turno di stop in seguito all’espulsione rimediata nell’ultima giornata di campionato. Un’assenza che sarà tamponata dal rientro di Giuseppe Picone che dovrà giocoforza sistemarsi sulla corsia destra della linea difensiva: «Non ero presente ad Agrigento per squalifica dice uno dei pochi riconfermati della scorsa stagione ma ho saputo dei problemi fisici che hanno lamentato i miei compagni nel corso della gara. Posso garantire però che per noi è una gara già archiviata e ci stiamo allenando duramente seguendo le indicazioni del mister per riprendere la marcia. Rispetto allo scorso anno prosegue l’esterno piemontese – c’è tanta qualità in squadra anche nei giovani che vogliono emergere e questo aspetto sta aumentando il livello di competitività interna, oltre a favorire la crescita del gruppo».

Casertana: si rivede Colli

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La Casertana ha riabbracciato Lorenzo Colli. Gradita sorpresa ieri, al Pinto, con il ritorno del centrocampista di proprietà del Bologna, lontano dal campo di allenamento da oltre un mese per via di un infortunio alla caviglia. Si è curato a casa sua, in Emilia, per recuperare dalla distorsione con interessamento dei legamenti che si procurò in occasione dell’amichevole di fine agosto contro l’Afragolese. Clinicamente guarito Colli è tornato a Caserta dove ha cominciato il programma di lavoro differenziato che potrebbe rimetterlo a disposizione del tecnico nel giro di una decina di giorni.

Foggia, Nicolina morta per una serie di arresti cardiaci: aveva ancora un proiettile nella testa

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Non ha retto il cuore di Nicolina Pacini, la ragazza di 15 anni di Ischitella  in provincia di Foggia, ferita ieri mattina da un colpo di pistola che l’ex compagno della madre, Antonio Di Paola le ha sparato in pieno volto mentre stava andando a prendere l’autobus per raggiungere la scuola. L’uomo si e’ poi ucciso con la stessa pistola: il suo corpo e’ stato trovato ieri sera in un boschetto, poco fuori Ischitella. La ragazza, in nottata, aveva avuto altre crisi cardiache che i medici, della terapia intensiva di rianimazione degli Ospedali Riuniti di Foggia dove era ricoverata, sono riusciti a farle superare: l’ultima crisi, intorno alle 7, e’ stata fatale. Il proiettile era entrato nell’orbita oculare sinistra e si era fermato nella testa. Le condizioni della ragazza erano state immediatamente giudicate drammatiche e non era operabile. La madre della 15enne, che da qualche tempo vive a Viareggio, sta arrivando a Foggia. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, la madre della ragazza tempo fa aveva lasciato Di Paola per il suo carattere violento, e lui si sarebbe vendicato sparando alla quindicenne. In passato la donna aveva denunciato l’ex compagno: l’ultima volta una quindicina di giorni fa quando Di Paola avrebbe avvicinato proprio la ragazza minacciando, chiedendole dove fosse la madre. La quindicenne era stata affidata, con il fratellino, ai nonni materni che vivono ad Ischitella. 

Messico: corsa contro il tempo per salvare i bimbi sotto le macerie della scuola

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E’ corsa contro il tempo in Messico per salvare le persone rimaste intrappolate sotto le macerie degli edifici crollati per il sisma di martedi’ scorso. C’e’ angoscia soprattutto per i bambini di una scuola a Citta’ del Messico: quando il movimento tellurico, 7,1 sulla scala Richter, ha fatto fermare i sismografi e’ crollata un’intera scuola elementare, la Enrique Rebsamen, travolgendo bambini, maestri e personale che lavorava nell’edificio. Almeno 21 bambini e cinque adulti sono stati estratti morti, ma altri sono ancora dispersi. Una di loro, Frida Sofia, sarebbe ancora viva, intrappolata sotto una tavola: i soccorritori sarebbero “molto vicini” alla picola e forse accanto a lei ci sono altri cinque bambini, presumibilmente anche loro bambini. Sono 72 le ore, almeno secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’, in cui si puo’ trovare viva una persona sotto le macerie. Le squadre di soccorso (civili, militari, ma anche volontari) lavorano senza sosta attorno alla scuola, nel silenzio assoluto, cercando di percepire ogni minimo segno di vita. Con 100 morti, la capitale e’ stata la citta’ piu’ colpita dal terremoto, che ha causato 230 vittime in tutto il Paese. Nella capitale messicana, Le squadre di emergenza hanno tratto in salvo 53 persone tra le macerie. 

Camorra, è tornato a casa il killer della ”Paranza dei Bambini”

E’ tornato in libertà l’ex baby killer della “Paranza dei Bambini”Antonio Napoletano, alias “’o Nannone”. Ha ottenuto gli arresti domiciliari dopo due anni.  Il suo ritorno a casa è stato salutato con entusiasmo dalla cosca che ora può contare di nuovo su uno dei leader storici e con preoccupazione da investigatori ma anche dai clan avversari di Forcella e di piazza Mercato, delle Case Nuove e del borgo Sant’Antonio Abate, dove risiede. Era considerato il braccio destro di Emanuele Sibillo, il “capo” della Paranza ucciso nel 2015 in via Oronzio Costa dal clan Buonerba, i cosiddetti “capelloni”.
Antonio Napoletano, assistito dall’avvocato Riccardo Ferone, come anticipa Il Roma, ieri mattina ha così potuto lasciare il carcere per fare ritorno a casa per scontare il resto della pena. Tra qualche mese sarà completamente libero. Anche se si cono altri due procedimenti penali a suo carico. A novembre scorso infatti era stato condannato a soli due anni di carcere dai giudici  della prima sezione della Corte di Appello di Napoli rispetto ai sei anni inflitti in primo grado. Napoletano fu condannato per la sola detenzione dell’arma, con l’esclusione dell’aggravante camorristica cioè di aver tenuto in casa armi che servivano al gruppo Sibillo, e con l’assoluzione dal reato di ricettazione per la dubbia provenienza della lupara. La fama di spietato killer, nonostante la sua giovane età ‘o nannone se l’era conquistata durante la faida di Forcella contro i Buonerba.”Quello viene qui sotto con la pistola in mano. Gli abbiamo piazzato tre colpi e non è morto.Tu ci puoi provare pure per altri dieci giorni, ma quello non muore. Il giorno che lo prendiamo gli spariamo tutte le botte in testa e in faccia2, si legge in una delle intercettazioni contenute nell’ordinanza contro il clan Buonerba. Napoletano era considerato un vero pericolo da eliminare. Ma ora dopo due anni di carcere è a casa ai domiciliari.

Gragnano, scoperta fabbrica di botti illegali:denunciato 26enne

Gragnano. Un giovane 26enne è stato segnalato alla Procura di Torre Annunziata perchè stava fabbricando veri e propri ordigni in un casolare. Gli uomini della guardia di Finanza di Castellammare di Stabia sono arrivati un casolare di via Nocerelle stradina di campagna al confine tra Gragnano e Santa Maria la Carità durante alcuni controlli mirati per la prevenzione della fabbricazione clandestina di materiale esplodente. All’interno dell’edificio di campagna, il 26enne aveva nascosto centinaia di fuochi pirotecnici illegali ad altissimo potenziale, considerati pericolosi dagli esperti della guardia di finanza.
Sono quindi scattate le indagini per capire se ci fossero dei committenti oppure se il giovane gragnanese stesse lavorando autonomamente. Non è chiaro, però, se la fabbricazione dei fuochi d’artificio fosse iniziata con anticipo in vista di Capodanno o se fossero destinati ad uso privato.

Castellammare. Vozza scrive alle opposizioni

Castellammare di Stabia. Una lunga lettera pubblicata ieri da Salvatore Vozza, Consigliere Comunale di opposizione, indirizzata ai suoi colleghi. Un vero e proprio invito a non perdere tutto quello che l’opposizione ha fatto fino ad oggi. Intanto sembrerebbe essere rientrata la crisi politica, si attende la presentazione della nuova giunta. Ecco la lettera completa.

Carissimi Consiglieri di opposizione
la vicenda amministrativa si presenta sempre più, e a maggiormente in questi ultimi giorni, in modo confuso e pasticciato. E noi tutti rincorrendo voci e notizie rischiamo di contribuire a delineare ipotetici scenari non ancorati più alla realtà concreta della città, ai fatti emersi pubblicamente attraverso documenti e prese di posizioni.
La maggioranza e il Sindaco che oggi governano la città hanno vinto le elezioni del 2016, su un Consiglio composto da 24 Consiglieri più il Sindaco 15 consiglieri sono stati attribuiti alla coalizione di maggioranza e 9 alle coalizioni di opposizione. Questi i numeri che raccontano di una maggioranza numericamente forte e che non poteva e non potrebbe essere bloccata o impensierita dall’opposizione, se non per le idee e le proposte che mette in campo.

A distanza di una anno, e per la verità già molto prima dell’ estate, in Consiglio Comunale sono emersi malumori e divergenze sul modo in cui la città viene amministrata. Nei giorni scorsi due assessori si sono dimessi con proprie motivazioni, sei consiglieri comunali di maggioranza, con due diversi documenti, hanno chiesto al Sindaco, verso il quale riconfermano la fiducia, di cambiare passo perché la città è ferma e di mantenere gli impegni assunti con gli elettori, di liberarsi – attraverso un sussulto di dignità – da chi nel PD lo condiziona e gli impedisce di esercitare in autonomia il ruolo che la legge gli assegna.
La vicenda grave per le ripercussioni che ha sulla vita della città è tuttavia lineare rispetto ai suoi contraccolpi politici; i numeri che ho richiamato la chiariscono in modo netto: se su 15 consiglieri 6 chiedono una verifica e l’azzeramento della giunta, si evidenziano i problemi in cui si trovano il Sindaco e il PD, poiché i 9 consiglieri che non hanno “posto problemi” da soli non bastano ad assicurare la maggioranza.
È una discussione quella in atto dentro la maggioranza recuperabile e tale da ripristinare la coalizione numerica e politica uscita dalle urne? Sono divergenze superabili, spostando qualche delega e nominando qualche nuovo assessore? Non possiamo ancora saperlo.
Siccome il dato non è solo numerico, ma anche e fondamentalmente politico ed ha al centro i bisogni e i problemi della gente, le opposizioni hanno provato a fare tre cose in questi mesi:
– Presentare proposte concrete sui principali problemi che la città vive.
– Dichiarare disponibilità a sostenere una fase di svolta e di cambiamento; lo hanno fatto nella consapevolezza della piega che stavano assumendo gli eventi, senza chiedere di cambiare maggioranza o per ottenere assessori, ma a condizione che il Sindaco si presentasse in Consiglio indicando i punti programmatici prioritari da realizzare e una giunta scelta in autonomia.
– Richiedere, ancora in questi ultimi giorni, la Convocazione del Consiglio Comunale per poter discutere e avere informazione su quanto stava accadendo, sui tempi della soluzione della crisi politica
Il Sindaco ha risposto sempre che non esistevano problemi, che la maggioranza era solida e tranquilla e che, quindi, tutto andava per il meglio. Come detto, i fatti dimostrano il contrario e dimostrano che è stato commesso un grave errore nel sottovalutare quanto si stava manifestando, in primo luogo il disagio di tutti per le condizioni della città.
Dal canto mio penso che le opposizioni non debbano smarrire il lavoro messo in campo, e non far prevalere, lo dico in primo luogo a me stesso, la tentazioni di trovare scorciatoie a causa del trascinarsi stanco di una discussione fatta solo su nomi, posti, di chi entra e chi esce .
La proposta elaborata ieri, nel corso della nostra riunione, deve diventare pertanto uno dei punti centrali di una iniziativa istituzionale: proporre a tutti i Consiglieri, nel pieno rispetto delle posizioni e del ruolo di ciascuno, di chiedere che il Sindaco convochi il Consiglio Comunale. È questo un passaggio ineludibile, anche se oggi avvenisse la nomina di una nuova giunta frutto di qualche accomodamento o rimpastino.
I giornali riportano che il Sindaco annuncia sfide, non ce ne dovrebbero essere se non quella di dire al proprio partito, il PD, di lasciargli piena autonomia; e soprattutto, se il Sindaco è a conoscenza in partenza di non poter più contare su una maggioranza, ha il dovere e soprattutto la responsabilità, prima di far precipitare le cose, di aprire formalmente la crisi e di mettere tutto il Consiglio di fronte al tema, a cominciare dalla maggioranza che lui si è scelto e che gli ha consentito di vincere le elezioni.
La strada non può che essere quella che il Sindaco e ogni Consigliere, in modo limpido e nella sede istituzionale, si assumano la responsabilità degli atti che intendono compiere.
Cosa penso dei vari temi lo sapete, ho provato a scriverlo nella lettera a voi indirizzata, oggi non posso che confermare quelle preoccupazioni, nonché il percorso politico e personale delineato.

E’ morta la 15enne ferita ieri dall’ex compagno della madre, poi suicida

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E’ morta questa mattina poco prima delle 7 la quindicenne di Ischitella in provincia di Foggia ferita gravemente ieri mattina da un colpo di pistola sparatole in faccia dall’ex compagno della madre. L’uomo, Antonio Di Paola di 37 anni, si e’ poi suicidato con la stessa arma. La ragazza e’ deceduta nel reparto di terapia intensiva della Rianimazione degli Ospedali Riuniti di Foggia dopo l’ennesimo arresto cardiaco. Durante la notte, il cuore si era fermato altre volte e i medici erano riusciti a rianimare la quindicenne. Le sue condizioni fin da ieri mattina erano apparse gravissime.

Mafia: 6 arresti per voto di scambio a Vittoria, c’è anche l’ex sindaco

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L’ex sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia e il fratello Fabio, attuale consigliere comunale, sono stati arrestati per scambio elettorale politico-mafioso in relazione alle elezioni amministrative del 2016. Ai Nicosia sono state notificate dalla Guardia di finanza di Catania due delle sei misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesse al termine di un’inchiesta della Dda di Catania. Tra gli altri arrestati anche Giovambattista Puccio e Venerando Lauretta, entrambi gia’ condannati per associazione mafiosa. I particolari dell’operazione saranno illustrati nella conferenza stampa che si terra?alle 10.40 nella Procura di Catania, con il procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro. 

‘Ndrangheta: arrestato in Olanda il boss latitante Gioacchino Bonarrigo

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E’ stato arrestato ad Amsterdam, il boss Gioacchino Bonarrigo, 33 anni, di Cinquefrondi in provincia di Reggio Calabria, latitante dal luglio 2011 quando evase dai domiciliari. Bonarrigo, ritenuto elemento di spicco della cosca Bellocco operante nel reggino e con ramificazioni in Italia e all’estero, e’ accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga. L’uomo e’ stato arrestato dalla polizia olandese insieme ai Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Bonarrigo e’ stato arrestato il 7 settembre scorso, ma la notizia e’ stata resa nota solo oggi per motivi investigativi. Bonarrigo, destinatario di mandato di arresto europeo da luglio 2011, era ricercato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda reggina per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Inoltre e’ destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura di Palmi, dovendo scontare 2 anni e 19 giorni di reclusione per reati in materia di armi e ricettazione. Fondamentale ai fini dell’individuazione del latitante si e’ rivelata l’attivita’ di ricerca che la polizia olandese ha avviato su input dei carabinieri di Reggio Calabria sotto la direzione della Dda. In particolare, dalla collaborazione tra i carabinieri e la polizia olandese ed all’opera di raccordo ininterrottamente assicurata dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (Scip), e’ emerso che il latitante, sotto false generalita’, era solito muoversi in vari paesi della Comunita’ europea, tra cui prevalentemente l’Olanda. Nella mattinata del 6 settembre scorso, in un quartiere centrale della capitale olandese, e’ stata individuata l’area dove Bonarrigo aveva trovato rifugio. I servizi di osservazione, andati avanti sino al giorno dopo, hanno poi consentito di bloccare in strada il ricercato. All’operazione hanno partecipato i carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio e quelli del neo-costituito Gruppo di Gioia Tauro, presenti in ogni fase, sia per l’individuazione e sia per il riconoscimento immediata di Bonarrigo.