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Mugnano, ubriaco alla guida, si ribalta con l’auto e aggredisce i carabinieri: arrestato

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Ha perso il controllo della sua auto, che stava guidando verosimilmente in stato di ebbrezza e si è ribaltato: un 54enne del posto, Fabio Cesaruolo, incensurato, appena i carabinieri della stazione di Mugnano di Napoli sono intervenuti sul posto, su via Brodolini, li ha presi a spintoni e si è rifiutato di sottoporsi all’esame etilometrico, è stato arrestato per resistenza, violenza e lesioni a un pubblico ufficiale ed è in attesa del giudizio direttissimo.

Napoli, tentano di rapinare una ragazza: arrestati tre migranti

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Gli Agenti della Polizia di Stato de Reparto Prevenzione e Crimine, nella serata di ieri, 22dicembre , hanno arrestato Alpha Jallow senegalese del 1994, Muhamad Jafunch gambiano del 1994 e Sedia Jabbie 23enne gambiano, perché responsabili , in concorso tra loro, di rapina aggravata . Verso le ore 19.40, in via Poerio, nel corso di un normale servizio di prevenzione, l’attenzione dei poliziotti veniva richiamata da un gruppo di extracomunitari che litigavano picchiandosi.
Alla vista dell’auto della Polizia uno dei giovani è corso verso di loro gridando che volevano rubargli il cellulare ed altri tre si sono allontanati ma gli agenti, dopo un breve inseguimento li hanno bloccati. La vittima era una cittadina rumena che ha denunciato formalmente, il tentativo di rapina subito ad opera dei tre giovani con i quali ha colluttato sino all’arrivo dei poliziotti ,la polizia di Stato.L’Autorità Giudiziaria ne ha disposto ill giudizio con rito direttissimo e l’accompagnamento presso la casa circondariale di Poggioreale.

Scafati: coppia arrestata dai carabinieri per detenzione di droga

I carabinieri della stazione di Sant’Antonio Abate hanno arrestato una coppia: devono rispondere di detenzione di stupefacente a fini di spaccio. Nel corso di perquisizione domiciliare sono stati trovati in possesso di 36 grammi di marijuana, circa 7 di cocaina e 1.200 euro in denaro contante nonché di un bilancino di precisione e materiale vario per il taglio e confezionamento in dosi: sottoposti entrambi ai domiciliari, sono in attesa di rito direttissimo.

Chiamano il loro marchio di ‘Steve Jobs’: due fratelli napoletani vincono la causa contro la Apple

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Steve Jobs rinasce a Napoli, ma come marchio di abbigliamento e hi-tech. La storia inizia quando due giovani imprenditori scoprono che la Apple, una delle più aziende più conosciute al mondo, non ha mai pensato di registrare il marchio del suo fondatore. Allora decidono di farlo loro, affrontando l’inevitabile battaglia legale contro l’azienda di Cupertino e vincendola. È l’origine del brand ‘Steve Jobs’.
“Abbiamo fatto le nostre ricerche di mercato e abbiamo notato che c’era questo vuoto”, spiegano i fratelli Vincenzo e Giacomo Barbato, titolari oggi del brand (che riprende il nome dell’inventore dello smartphone).I due sono figli d’arte: uno è imprenditore, l’altro è fashion designer. Creano abbigliamento e accessori per altri brand, ma a un certo punto decidono di svoltare: “Ci siamo stufati di produrre per altri e abbiamo deciso di creare prodotti innovativi con il brand Steve Jobs”, raccontano. La creazione del marchio però porta più di un grattacapo. Nel 2012, quando i due iniziano a registrarlo per il mercato europeo, Apple fa la prima opposizione: “Ci sono arrivati 4 enormi faldoni in ufficio proprio da Cupertino.
All’inizio abbiamo avuto un po’ di timore. Davide contro Golia. Ma avevamo ragione noi, così come è stato dimostrato dalla legge”.L’ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale risponde così: ‘Opposition is rejected’. “Apple ci ha attaccati su un particolare del logo: la J che appare morsicata, richiamando la celebre mela. Ma ‘una lettera non è un frutto e di conseguenza quello sulla lettera non può essere un morso’, così come la legge ha poi sancito. Per questo eravamo inattaccabili da ogni punto di vista”, spiegano i due fratelli.Dopo le prime vittorie, Vincenzo e Giacomo registrano il marchio in altri Paesi, “investendo capitali ingenti”. “Abbiamo pensato che fosse inutile metterci contro Apple. Allora abbiamo aspettato le sentenze dei tribunali (quello europeo, quello della Camera di Commercio…). Tutti ci davano ragione, non c’era motivo per preoccuparci”, raccontano.
Oggi collaborano con startup come Sticky Factory specializzata in design e hanno già prodotto borse, t-shirt, jeans e accessori fashion, mentre progettano prodotti hitech. Il brand ha già sponsorizzato un gioco per pc, Xbox e per PlayStation che sarà lanciato sul mercato a breve.

Anziano stalker di Marano finisce in carcere: si era invaghito e minacciava una giovane titolare di un negozio di Sorrento

Gli agenti del Commissariato di Sorrento hanno arrestato, in flagranza, M.B.S. un 62enne napoletano, residente nella zona di Marano , responsabile di atti persecutori, reiterati, nei confronti di una donna di Sorrento di 35 anni, titolare di un esercizio commerciale.Verso le ore 1.40 del 22 dicembre, gli agenti, su segnalazione della locale sala operativa, raggiungevano l’attività commerciale gestita dalla vittima la quale aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, perché M.B.S. voleva a tutti i costi entrare per aggredirla e lei si era dovuta chiudere dentro.
L’uomo da tempo commetteva tali atti persecutori nei confronti della giovane, la quale aveva presentato due querele ed aveva anche rimodulato il suo stile di via per timore dell’uomo. I poliziotti lo hanno rintracciato all’esterno del locale commerciale e lo hanno allontanato.Verso le 4.00 del mattino la donna che era rientrata a casa della madre, ha richiesto nuovamente l’intervento della Polizia perché M.B.S. stava tentando di entrare in casa.
Gli agenti celermente hanno raggiunto l’abitazione della donna rintracciando sotto il portone l’uomo che brandiva una spranga di ferro. Lo hanno bloccato e arrestato. L’autorità giudiziaria tempestivamente informata ne disponeva il giudizio con rito direttissimo.

‘O paghi o finisci sotto terra’, la minaccia al titolare di una rosticceria della Pignasecca: due arresti

Sono stati arrestati dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli-Centro per estorsione aggravata da finalità mafiose un 36enne dei Quartieri Spagnoli già noto alle forze dell’ordine e un 25enne incensurato dei Decumani. La loro vittima il titolare di una rosticceria nella ”Pignasecca” che aveva ereditato un debito dai precedenti gestori con i proprietari del locale in cui lavorava, riconducibile al clan camorristico dei ”Mariano-Romano”, attivo tra i Quartieri Spagnoli e Montesanto. Il debito era di poche migliaia di euro ma la richiesta era cresciuta presto, superando i 10mila. I 2 arrestati si erano presentati numerose volte dal commerciante nell’arco dell’ultimo mese, erano arrivati fin sotto casa.
La richiesta di saldare il debito era stata avanzata tirando in ballo gli interessi del clan camorristico dei ”Mariano-Romano”. La vittima avrebbe dovuto saldare, oppure sarebbe finita in ospedale o ”sotto terra”. I 2 sono stati notati, riconosciuti e bloccati dai carabinieri davanti casa del taglieggiato, dove erano arrivati in scooter, dopo aver ricevuto dalla vittima il primo saldo della somma estorta, 1.200 euro. Adesso sono ai domiciliari.

Pompei, riaprono tre Domus restaurate

Edifici inaccessibili da anni e interventi di recupero e restauro che hanno aperto nuovi scenari negli scavi archeologici piu’ estesi. Il Grande Progetto Pompei, cominciato nel 2012 si avvia a conclusione, con 69 interventi conclusi e 7 in corso di completamento. Il 2017 si conclude con l’inaugurazione, da parte del ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali Dario Franceschini, delle tre Domus di via di Nocera, mai aperte al pubblico.
L’edificio Domus e Botteghe, la Casa del Tricilino all’aperto e la Casa del Larario Fiorito rientrano tra i 37 edifici restaurati negli ultimi due anni, quando il progetto finanziato al 75% dall’Unione Europea e per il 25% da fondi nazionali, complessivamente con 105 milioni di eurro, ha subito una forte accelerazione nei lavori.
Le nuove domus, che da oggi saranno aperte al pubblico, furono scavate parzialmente negli anni ’50 da Maiuri e riportate completamente alla luce soltanto alla fine degli anni ’80. Si trovano nel settore sud-orientale della citta’ antica, nei pressi di Porta Nocera, passaggio privilegiato per chi dal suburbio arrivavano a Pompei per assistere agli spettacoli nell’anfiteatro. Una zona “commerciale” dove comunque esistevano edifici residenziali. Domus e Botteghe e’ la tipica “casa – bottega”: gli ambienti a fronte strada adibiti all’uso commerciale e la zona residenziale su una corte scoperta con un triclino in muratura e un porticato dal quale si accede agli ambienti piu’ nobili. Le decorazioni degli ambienti sono in IV stile pompeiano, che almomento dell’eruzione del 79 a.C. erano in fase di rifacimento. La Casa del Triclinio all’aperto ha un carattere piu’ modesto, con spazi ristretti ma con una vasta area dedicata al giardino oggi piantata a vigneto, come doveva essere prima dell’eruzione. Proprio nel vigneto si trova i triclinio estivo, la sala da pranzo, con due fontane a nicchia rivestite da mosaici in pasta vitrea, pomici e conchiglie. L’accesso di via della Palestra probabilmente era una sorta di osteria per i frequentatori dell’Anfiteatro.
La Casa del Larario Fiorito nasce invece dall’accorpamento di due abitazioni indipendenti probabilmente per rispondere a una funzione anche commerciale, o comunque pubblica per via delle iscrizioni elettorali presenti in uno degli ambienti. In questa grande abitazione sono conservate pitture originali, tra le quali la decorazione della grande sala, l’Oecus, affacciata sul giardino, con quadretti mitologici al centro di pannelli giallo ocra. Il Larario era destinato al culto domestico ed e’ decorato con amorini in volo e fiori sparsi.

La tragedia di Natale: 42enne con disturbi psichici uccide la madre

Uccide la madre al culmine di una lite: fermato dai carabinieri. La tragedia di Natale è avvenuta a Battipaglia dove stamane i carabinieri sono intervenuti per una segnalazione di una lite in famiglia. Arrivati sul posto hanno trovato il corpo senza vita di una 74enne all’interno della propria camera da letto. Fermato il figlio 42enne, incensurato nullafacente, instabile psicologicamente. Sono in corso gli accertamenti e l’interrogatorio dell’uomo fermato.

Scafati, abusivismo edilizio nell’azienda di famiglia dell’ex assessore all’Urbanistica Fele: scatta il sequestro della Polizia municipale

Scafati. Ristrutturazione del capannone dell’azienda di famiglia con un’autorizzazione scaduta: scatta il sequestro per abusivismo per l’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Scafati, Giancarlo Fele. Era assessore all’Urbanistica quando nel 2014 segnalò – attraverso una Scia – che l’azienda, gestita insieme ai fratelli, avrebbe fatto lavori di ristrutturazione, ma quella richiesta che ha una validità temporanea era scaduta. E così gli agenti della Polizia municipale hanno provveduto a sequestrare la struttura di via Poggiomarino.
Ad accorgersi dei lavori gli uomini della Dia che giovedì scorso hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione dell’ex assessore all’urbanistica e poi vicesindaco dell’ex primo cittadino Pasquale Aliberti. I controlli successivi della Polizia municipale hanno poi confermato che i lavori venivano effettuati senza autorizzazione visto che la Scia, l’autorizzazione di inizio attività, era ormai scaduta. Giancarlo Fele con i fratelli gestisce un’azienda che si occupa di progettazione per la depurazione delle acque. L’ex vicesindaco è indagato nell’ambito dell’inchiesta Sarastra per scambio elettorale politico-mafioso nell’ambito delle elezioni amministrative del 2013.
Nei giorni scorsi, gli uomini della Dia di Salerno, guidati dal colonnello Giulio Pini e dal capitano Fausto Iannaccone , – per ordine della Procura antimafia – gli hanno notificato un avviso di garanzia con contestuale perquisizione. Perquisito e avvisato, per i medesimi reati, anche l’ex presidente del Consiglio comunale Pasquale Coppola. Giancarlo Fele ha retto per un mese circa le sorti del Comune di Scafati dopo le dimissioni di Pasquale Aliberti da sindaco nel dicembre del 2016. Ora per l’azienda di famiglia dell’ex assessore all’Urbanistica arriva la denuncia per abusivismo edilizio. Sarà stata la ritrosia, a frequentare nuovamente gli uffici comunali dopo la fine della consiliatura per lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ma i Fele hanno dimenticato di rinnovare la richiesta di autorizzazione ad effettuare i lavori di ristrutturazione. Fatto sta che è scattato il sequestro.

 Rosaria Federico

Napoli, testimone di giustizia protesta davanti alla Prefettura perché lasciato senza scorta

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Ha un cartello appeso al collo: “Testimone di giustizia” con la data di scadenza. E’ Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia, che da stamani protesta davanti alla sede della Prefettura, a Napoli, perche’, racconta, “mi hanno negato la scorta”. Ciliberto, originario dell’area vesuviana, e’ diventato testimone di giustizia dopo aver denunciato infiltrazioni malavitose nella ditta per la quale lavorava. Si occupava di sicurezza nei cantieri di una azienda che stava partecipando alla costruzione e alla manutenzione di opere autostradali. Denuncio’ nel 2011 e da allora vive sotto scorta, lontano dalla sua terra, per motivi di sicurezza.
“Sarei dovuto tornare a casa per Natale con la scorta, invece non ce l’ho – afferma – non lo faccio per me, ma per i miei figli. Loro hanno diritto ad avere sicurezza”. “Sono stato autorizzato a tornare nel mio luogo d’origine – sottolinea – ma non e’ stato convocato il tavolo ne’ sono state adoperate tutele nei miei confronti. Nonostante l’approvazione dell’autorizzazione sui testimoni di giustizia, approvata qualche giorno fa, le cose non cambiano: siamo usa e getta”. Ciliberto chiede di poter incontrare i vertici della Prefettura e della Questura: “Voglio capire perche’ oggi mi trovo senza scorta”. “Non andro’ via fino a quando non saro’ stato ricevuto”.

Operazione ”Cenone Sicuro”, sequestrati prodotti ittici tra Castellammare, Napoli e Pozzuoli

Più di due quintali e mezzo di prodotti di mare sequestrati nel corso dell’ operazione “Cenone sicuro” condotta dalle Capitanerie di porto di Castellammare di Stabia, Pozzuoli e Napoli con il coordinamento della direzione marittima della Campania. La guardia costiera ha controllato i mercati rionali, pescherie ed alcuni impianti di stabulazione della zona stabiese e flegrea. Gli agenti si sono concentrati particolarmente sulla salubrità dei prodotti ittici destinati a finire sulle tavole dei consumatori per i consueti cenoni di Natale e Capodanno. L’operazione, molto complessa, ha portato al sequestro di più di 150 chili di datteri di mare, una specie di cui è vietata la cattura e la detenzione il cui valore economico arriva anche a 120 euro al chilo. Il sequestro, dal valore complessivo di circa 15mila euro, ha portato anche alla denuncia presso la procura della repubblica di Torre Annunziata di alcuni pescivendoli, accusati di ricettazione e danneggiamento ambientale. Invece tra Napoli e Pozzuoli sono state sequestrate Vongolo e astici. Secondo le accuse, erano stati conservati in celle frigorifere a norma, aumentando in modo esponenziale i rischi per la salute dei consumatori.

Acerra, coniugi detenevano in casa 900 botti illegali: arrestati: IL VIDEO

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Nel corso di servizi a ridosso delle festività natalizie per perseguire la detenzione e la vendita illegali di fuochi d’artificio, i carabinieri della tenenza di Casalnuovo e della stazione di Pomigliano d’Arco hanno arrestato 2 conviventi di Acerra, Alfonso Sarago, 33enne e Maria Rosaria Vangone, 28enne, sorpresi durante perquisizione domiciliare in possesso di 900 fuochi pirotecnici, alcuni dei quali artigianali; 360 kg il peso totale degli ordigni sequestrati. I 2 dovranno rispondere di detenzione abusiva di materiale esplodente. dopo le formalità sono stati tradotti ai domiciliari. Il materiale sequestrato è stato affidato a un deposito giudiziario in attesa della distruzione.

Napoletani vendevano griffe taroccate sul web al Nord: 14 denunciati

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Quattordici persone sono state denunciate dai militari della Guardia di Finanza di Treviglio in provincia di Bergamo perche’ ritenute responsabili di un mercato del falso che ha visto coinvolti oltre 250 clienti che hanno acquistato articoli “taroccati” sul web. L’operazione e’ stata chiamata “Social Griffe” perche’ gli indagati usavano un noto social network per postare annunci pubblicitari e foto di svariati articoli di abbigliamento e accessori, a prezzi super convenienti. Borse, scarpe, portafogli, capi di vestiario, ma anche abbigliamento sportivo, delle piu’ note griffe della moda.
Ed e’ proprio da un monitoraggio di un social network che i finanzieri sono stati attirati da alcune pagine e profili in cui venivano proposti gli articoli griffati a prezzi decisamente inferiori a quelli di mercato, privi di etichette o cartellini, con tanto di foto. Sono cosi’ scattate le indagini che hanno permesso di risalire ai gestori di tre profili, riconducibili a tre persone residenti nella bassa bergamasca, nei cui confronti sono scattate le perquisizioni che hanno portato al sequestro di circa 70 articoli contraffatti, nonche’ tablet, cellullari, agende, listini prezzi, ricevute di spedizione e di ricarica di carte prepagate.
L’esame del materiale sequestrato e gli accertamenti bancari svolti hanno consentito di ricostruire la filiera del commercio illegale fino ai fornitori degli indagati, tutti residenti nelle province di Napoli e Roma, nei confronti dei quali i finanzieri hanno eseguito, con i Reparti territorialmente competenti, altre perquisizioni che hanno portato al sequestro di circa 4.000 capi contraffatti. Al termine delle indagini, l’attenzione dei militari si e’ concentrata sulla fitta rete di clienti degli indagati, sparsa su tutto il territorio nazionale, ai quali e’ stata contestata una violazione amministrativa.

Castellammare, Natale amaro per i disoccupati: restano senza sussidio

La Regione Campania non ha ancora liquidato chi ha aderito al progetto Ricollocami. Infatti sono più di 50 i disoccupati dell’area stabiese-torrese che hanno preso parte al progetto di formazione bandito dalla Regione Campania con l’obiettivo di formare e dare un piccolo sostegno economico a chi era disoccupato e cassintegrato. Ieri però è arrivata la deludente comunicazione agli ex operai di Avis, Stabia Porto e Aprea Mare che hanno seguito nelle ultime settimane il progetto di formazione. I pagamenti non sono arrivati e, molto probabilmente, saranno liquidati solo il prossimo 27 dicembre.
“La Regione ancora una volta non ha mantenuto gli accordi – dicono – le istituzioni continuano a giocare sulla nostra pelle, mentre noi facciamo fatica a dar da mangiare alle nostre famiglie. Anche noi meritiamo di festeggiare il Natale. In Regione non si rendono conto che noi abbiamo bisogno di quei soldi perché dobbiamo portare avanti le nostre famiglie e aiutarle nel quotidiano”.

Allarme legionella in Penisola, un altro caso in pochi giorni

Un turista olandese aveva prenotato una stanza nella Domus San Vincenzo Pallotti, una casa di ospitalità religiosa tra Piano di Sorrento e Sant’Agnello, ma quando poi è ritornato in patria ha scoperto di aver contratto la legionella. Una vicenda che ha portato, nella giornata di ieri, alla chiusura temporanea della struttura gestita dalle suore nella quale è stato isolato il batterio della legionella. Non è il primo caso che si registra in penisola. Infatti lo scorso 5 dicembre è stata disposta la chiusura di tre stanze dell’hotel Johanna Park di Sorrento. L’allarme è scattato quando il turista olandese ha dichiarato di aver contratto la legionellosi durante la sua vacanza in Italia. Le sue condizioni di salute, attualmente, non sono gravi ma il caso ha spinto le autorità sanitarie ad avviare le indagini epidemiologiche nelle strutture frequentate dall’ uomo durante la sua vacanza. Le analisi eseguite dall’Arpac e trasmesse all’ Asl NA 3 Sud hanno confermato la presenza di una concentrazione elevatissima di Legionella Pneumophila, batterio responsabile di un’infezione dell’apparato respiratorio, in sei degli otto campioni prelevati all’interno della Domus San Vincenzo Pallotti. Non si sa con esattezza come si sia diffuso il batterio. Saranno svolte ulteriori verifiche. Con molta probabilità il batterio si è diffuso attraverso la rete idrica. Intanto le suore che gestiscono la struttura dovranno bonificare l’intero edificio ed i turisti potranno nuovamente soggiornarvi soltanto quando le analisi ti avranno escluso qualsiasi rischio per la salute delle persone.

Napoli, la bomba a San Giovanni era per un ras dei Rinaldi. I legami della coppia di bombaroli col gruppo Fido dei Mazzarella

Sarà interrogata in giornata Monica Veneruso, detta Monicuccia, la “vedova nera” della camorra (tre mariti morti) che l’altra notte, secondo gli investigatori era andata a piazzare una bomba da un chilo in via Ferrante Imparato a San Giovanni a Teduccio sotto la casa di un esponente  legato al clan Rinaldi. Ma qualcosa è andato storto e la bomba è scoppiata prima del previsto causando la morte del suo attuale compagno Antonio Perna, 32 anni del rione Pazzigno.
L’uomo è morto in ospedale mentre i medici del Loreto mare cercavno di salvargli la vita amputandogli le game. Aveva il corpo dilanianto dalla deflagrazione. Lei invece è stata ferita in maniera non grave: è ricoverata al Cardarelli. E’ piantonata ma non in arresto. I carabinieri che stanno conducendo le indagini sotto il coordinamento della Dda di Napoli stanno cercando riscontri. Intanto a pochi metri dal luogo dell’attentato, che ha causato danni all’ingresso dell’edificio ma che non è stato dichiarato inagibile dopo le verifiche strutturali, è stato ritrovato uno scooter rubato in sella al quale i due probabilmente erano arrivati.
Ma che cosa è che fa propendere gli investigatori verso l’ipotesi che i due fossero gli attentatori. Intanto il fatto che Perna fosse talmente vicino al luogo della scoppio dal rimanere dilaniato. Lo aveva appena piazzato e probabilmente non esperto di esplosivi non si era reso conto della miccia troppo corto e del potere deflagrante dell’ordigno e quindi non ha cercato riparo. E poi soprattutto il curriculum criminale dei due e le loro frequentazioni. La vittima aveva precedenti per rapina. Ma sia lui sia la compagna negli ultimi anni si erano legati alla costola del clan Mazzarella che fa capo al ras Salvatore Fido uscito di recente dal carcere.
La bomba doveva essere un altro segnale contro il clan Reale dopo l’ordigno piazzato nel mese di agosto a poca distanza dalla casa del ras Mario Reale (uscito da poco dal carcere per fine pena e fratello del boss Carmine ‘o cinese). Un segnale per conquistare  l’egemonia e il controllo del business delle sigarette di contrabbando che proprio nella zona Orientale di Napoli ha una delle sue principlai fonti di approvvigionamento. La carriera e la storia criminale di Monicuccia Veneruso fa il resto. Antonio Perna e Monica Veneruso furono protagonisti, nel settembre dell’ormai lontano 2008, di un clamoroso duplice fatto di cronaca che solo per miracolo non provocò vittime. Contro di lei spararono due esponenti dei Reale e per vendicare la donna poco dopo entrò in azione il compagno, cercando di uccidere la moglie di Salvatore Reale. All’origine del “botta e risposta”, chiarito dai poliziotti del commissariato San Giovanni-Barra, c’era la volontà del clan di Pazzigno di cacciarla dal rione. L’allora 34enne, come ricorda Il Roma, abitava ancora nell’appartamento del marito defunto, Antonio Erbetti vicino ai Reale, pur avendo intrapreso una relazione con uno legato ai Mazzarella, Perna appunto. A San Giovanni a Teduccio le sparatorie furono due e non una, come inizialmente si credeva. Secondo la ricostruzione dei poliziotti della squadra giudiziaria del commissariato San Giovanni-Barra prima nel rione Pazzigno Salvatore Reale e Mario Nurcato cercarono di uccidere Monica Veneruso; poi quest’ultimo avrebbe fatto fuoco contro l’abitazione della moglie di Salvatore Reale, in via Comunale Ottaviano, senza però colpire nessuno.  Alla base del “botta e risposta” ci sarebbe il desiderio dei Reale di riconquistare Pazzigno, finito allora temporaneamente in mano ai Mazzarella. In particolare Salvatore Reale e Mario Nurcato (non condannati poi con sentenza definitiva) volevano costringere a lasciare quell’appartamento che occupava da quando era sposata con Antonio Erbetti. Fu la stessa mancata vittima a raccontare ai poliziotti ciò che era successo poco dopo le 21, quando era appena tornata a casa con i quattro figli. Il secondo tentato omicidio avvenne poco dopo, nel corso della stessa serata.
Monica Veneruso era stata sposata con Antonio Erbetti, parente e vicino ai Reale, ucciso il 31 agosto 2006 mentre partecipava ai preparativi per la Festa dei Gigli a Barra nella strada in cui abitava: vico detto Emanuele, una traversa di corso Protopisani, a San Giovanni a Teduccio.
I due sicari in moto comparvero all’improvviso e fecero fuoco a raffica contro il pregiudicato sotto gli occhi di decine di persone. Successivamente due collaboratori di giustizia hanno dichiarato che l’agguato fu ordinato dal clan Formicola per i presunti rapporti che la vittima aveva con gli Alta- mura.Monica Veneruso dopo qualche tempo intraprese una relazione sentimentale con un esponente della famiglia Vicchiariello, imparentata con i Reale, che morì per cause naturali. Poi conobbe Antonio Perna e cominciò la convivenza con lui.

 

 

Traffico di droga nell’Avellinese: 4 arresti

Un traffico di droga è stato sgominato in provincia di Avellino. Dalle prime ore della mattinata infatti i carabinieri della Compagnia di Mirabella Eclano sono impegnati per dare esecuzione ad una misura cautelare a carico di quattro persone di Altavilla Irpina, in provincia di Avellino. Il provvedimento è stato emesso dal giudice delle indagini preliminari per il reato di produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Secondo quanto fanno sapere gli investigatori sono in atto perquisizioni anche con il contributo di unità del Nucleo Cinofili di Sarno nonché di velivolo del 7° Nucleo Elicotteri Pontecagnano. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa prevista per le 11 di oggi, nella sede del Comando Provinciale Carabinieri di Avellino.

Salerno, la Finanza sequestra 30mila litri di gasolio di contrabbando

La Guardia di Finanza di Salerno, nell’ambito dell’attività di contrasto dei traffici illeciti di prodotti petroliferi, ha sequestrato un’autocisterna, contenente 30mila litri di gasolio, sull’autostrada A3, e arrestato il conducente, un palermitano di 48 anni. L’attività è scaturita a seguito di un controllo di una motrice e del relativo rimorchio, nel corso del quale l’esame dei documenti in possesso del conducente ha fatto sorgere i primi dubbi sulla regolarità del trasporto, che sono stati confermati da un ulteriore controllo, visivo ed olfattivo.
I finanzieri hanno quindi scoperto che il prodotto trasportato era gasolio e non olio lubrificante, come falsamente indicato nei documenti di accompagnamento esibiti. Una differenza questa che non costituisce un’irregolarità solo formale , ma anche sostanziale dato che l’olio lubrificante è sottoposto ad una tassazione inferiore rispetto al gasolio, quindi è stato contestato al conducente di trasportare prodotti energetici fraudolentemente sottratti al pagamento delle accise.

Esce dall’ufficio per fumare, precipita dalla tromba delle scale e muore: giallo per il decesso di un ingegnere campano a Genova

Un ingegnere di Rfi e’ morto precipitando nella tromba delle scale dal quarto piano del palazzo dove lavorava alla stazione ferroviaria di Principe a Genova. La tragedia alle 9.20 di ieri. La vittima Luca D’Angelo, aveva 31 anni e era residente a Telese Terme in provincia di Benevento: era uscito dall’ufficio sul ballatoio per fumare una sigaretta. Nessuno ha assistito alla caduta, ma sul fatto che si tratti di un incidente non ci sono dubbi perche’ l’uomo, alto 1,80, aveva l’abitudine di andare a fumare appoggiandosi a una balaustra forse troppo bassa per la sua altezza, tanto che alcuni colleghi gli avevano gia’ piu’ volte detto di stare attento a non cadere.
I primi a scorgere il corpo senza vita dell’ingegnere sono stati i colleghi. Ma l’uomo era gia’ morto. Sul posto sono poi giunti i carabinieri e gli agenti della Polfer che hanno avviato le indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente. L’uomo aveva in ufficio le valige pronte per partire: a fine turno avrebbe preso un treno per raggiungere la famiglia e la fidanzata. La notizia ha lasciato tutti sgomenti nella cittadina termale. La famiglia della giovane vittima è molto conosciuta: il padre di Luca è un ingegnere della Provincia di Benevento, dove lavora nel settore dell’Edilizia scolastica. Il giovane nel 2009,  nel terremoto dell’Aquila in Abruzzo  perse la fidanzata di allora, Maria. Anche il sindaco di Telese, Pasquale Carofano ha espresso il suo dolore e la sua vicinanza alla famiglia. La pagina facebook di Luca è stata invasa di commenti e di ricordi.

 

Napoli, anziana di Pontecagnano travolta e uccisa da un’auto a Fuorigrotta

Ancora una vittima della strada a Napoli. Questa volta si tratta di una donna di 72 anni travolta e uccisa da un’auto a Fuorigrotta. E’ accaduto in serata in via Michelangelo da Caravaggio, a Fuorigrotta. La donna, originaria di Pontecagnano, era in compagnia del marito e si trovava a Napoli per trascorrere le festività natalizie con la figlia.
I due anziani coniugi stavano attraversando la strada quando è arrivata una Smart che ha centrato in pieno la donna. La donna è stata trasportata in ambulanza al Fatebenefratelli ma è morto subito dopo il ricovero per la gravi ferite riportate nell’impatto. sull’incidente indagano i vigili urbani della sezione infortunistica.