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Baby calciatore ferito: dal ripetitore telefonico il nome di chi ha sparato

Baby calciatore ridotto in fin di vita da una pallottola vagante alla vigilia di Natale a Parete in provincia di Caserta: vicina la svolta nelle indagini. Gli investigatori con un lavoro certosino infatti stanno individuando tutte le persone che nell’immediatezza dell’orario degli spari avevano agganciato con la propria cella telefonica il ripetitore della telefonia mobile che si trova nel campo di via Vicinale da dove sarebbero partiti i colpi.




Le indagini sono partite da Vincenzo Russo, titolare di un’agenzia di onoranze funebri a Parete. È lui il proprietario del terreno incolto di via Vicinale Vecchia da sarebbe partito il colpo che ha attraversato il cervello del baby calciatore. È stato interrogato per due volte e ha subito due perquisizioni: il 25 e il 31 dicembre 2017. Qualche giorno fa è stato ascoltato di nuovo dagli inquirenti per fornire nuove informazioni.  Via Vicinale Vecchia è, infatti, la strada parallela a via Vittorio Emanuele, il corso dove Luigi è stato raggiunto da un proiettile. Russo – va precisato subito – non è iscritto nel registro degli indagati e non ha il porto d’armi, ma per due volte ha ricevuto la visita dei carabinieri, su mandato della Procura di Napoli nord, retta da Francesco Greco. È il nipote di un altro imprenditore che un anno fa si vide esplodere una bomba davanti al suo esercizio commerciale. Intimidazione camorristica, quella del gennaio 2017. Gli inquirenti hanno individuato la traiettoria del colpo di pistola esploso, probabilmente, dal terreno di Russo, a un passo dal confine con Lusciano. Proprio lì è stato installato, qualche anno fa, un ripetitore di telefonia mobile; subito dietro c’è un fondo con degli alberi che «sfocia» nel territorio di Lusciano. Un anno fa, in quella zona, una donna denunciò ai carabinieri di aver subito un danno da un colpo di pistola che aveva ridotto in frantumi il vetro di una finestra. La mattina del 24 dicembre scorso, come ricostruisce Il Mattino, qualcuno avrebbe esploso tre proiettili di una calibro 9 proprio lì, in campagna. A spiegarlo, non è un testimone, ma la balistica.

Stando al perito tecnico Claudio De Matthaeis, nominato dalla Procura di Napoli nord, il proiettile avrebbe seguito la traiettoria del “tiro utile”, scelto dal pistolero, che quel giorno probabilmente ha deciso di provare la sua pistola, per circa cinquanta metri, mentre per 800 metri avrebbe seguito la strada della “gittata”, in discesa. Ed ecco tracciato il percorso del proiettile. Ora, gli inquirenti, stanno cercando di chiudere il cerchio utilizzando le celle telefoniche. I carabinieri hanno stilato l’elenco di tutti i titolari dei numeri telefonici che nel raggio di cento metri si trovavano nei pressi del campo di via Vicinale. In questa lista c’è anche il nome di colui che ha fatto fuoco. Gli inquirenti, però, non abbandonano la pista dell’auto in corsa su via Vittorio Emanuele: è stato di nuovo visionato il video fornito dal titolare del bar Centrale, alla ricerca di qualche particolare in più.

Il baby calciatore di Parete, Luigi Pellegrino, ferito da una pallottola vagante alla vigilia di Natale è ancora in coma farmacologico. Ieri davanti alle telecamere Mediaset e poi in diretta con “Chi l’ha visto?”, i familiari del ragazzino hanno chiesto giustizia per una tragedia ancora impunita. Hanno ripetuto e lanciato un appello a tutti i cittadini onesti di Parete “Chi sa qualcosa deve parlare”. Chiedono che si facciano avanti coloro che hanno visto o sentito qualcosa quel maledetto pomeriggio. In modo da aiutare gli investigatori nelle indagini. Intanto, purtroppo, le condizioni del 14enne ricoverato all’ospedale di Caserta sono ancora gravi. Il giovane baby calciatore ha ancora febbre dovuta probabilmente alla grave lesione alla testa procurata dal proiettile calibro nove che lo ha ferito alla testa. Luigi deve quindi essere ancora tenuto in stato di sedazione e si allungano i tempi per il risveglio dal coma farmacologico.

 

Giovane atleta muore per infarto a 34anni: aperta un’inchiesta

Un malore improvviso e la corsa all’ospedale. Sono gli ultimi momenti di Fabio Borghese prima del decesso. Il giovane 34enne è scomparso martedì mattina presso l’ospedale Costa d’Amalfi. Una morte prematura ritenuta sospetta dai carabinieri di Amalfi che hanno avviato un’indagine ottenendo dalla procura il sequestro della salma. Secondo quanto si apprende il giovane è giunto al nosocomio con un infarto massivo. Un’ ipotesi alla quale gli amici e i suoi più cari stentano a credere perché Fabio era uno sportivo. Atleta di canottaggio e di calcio a 5. Così la magistratura ha sequestrato la salma ed ordinato l’esame autoptico, un esame approfondito che farà sicuramente più luce sull’accaduto. Sono stati tanti gli amici, i compagni di squadra e di circolo che si sono stretti attorno ai familiari. Tutta la comunità cittadina è sotto shock.

Anziano trovato morto in casa dopo due giorni

Torre del Greco. E’ morto da almeno due giorni il 67enne G.D.C. trovato ieri mattina nel suo monolocale. L’uomo conosciuto in zona ed affetto da disturbi psichici viveva in uno scantinato in via Salvator Noto, una delle strade principali del comune di Torre del Greco. A lanciare l’allarme della sua scomparsa sono stati proprio i vicini. Hanno allertato i Vigili del Fuoco che sono immediatamente giunti sul posto ed hanno sfondato la porta d’ingresso del monolocale. Di lì la tragica e macabra scoperta. Infatti gli uomini hanno trovato l’uomo morto, probabilmente da qualche giorno, e il cadavere in stato di putrefazione. Gli interni dell’abitazione erano sommersi dai rifiuti e i servizi igienici impraticabili. Il 67enne spesso veniva ricoverato nel reparto di Igiene Mentale ma questa volta non c’è stato niente da fare. Il corpo è stato rilasciato alla famiglia per i funerali.
La scorsa estate i responsabili comunali dell’ ufficio Igiene e Sanità erano intervenuti nell’abitazione ordinando una bonifica dei locali. In quell’occasione furono trovati rifiuti, scarti alimentari accompagnati ad un odore nauseabondo e aria irrespirabile.

Corte Conti, beni confiscati ai clan: indagini su 19 comuni del Napoletano

Corte Conti: beni confiscati alla camorra, aperta un’inchiesta su 19 comuni della provincia di Napoli. La Procura della Corte dei Conti della Campania ha aperto un’inchiesta sulla gestione da parte della ‘Citta’ Metropolitana’ di Napoli dei beni confiscati alla camorra. Diciannove i comuni finiti nel mirino dei pm contabili che hanno delegato la Guardia di Finanza ad acquisire documenti e informazioni sugli immobili che non sono utilizzati. I magistrati sostengono che molti dei beni acquisiti dal consorzio ‘Sole’, deputato alla loro gestione, siano inutilizzabili perche’ malridotti. In un caso, addirittura, si tratta di ruderi eppure sono stati inseriti nel patrimonio immobiliare del consorzio. La Guardia di Finanza ha gia’ acquisito i primi documenti per cercare di comprendere se ci siano stati o meno i controlli da parte dei dirigenti del consorzio. In pratica, il consorzio ‘Sole’ prende possesso dei beni che sono stati acquisiti dai Comuni che aderiscono all’associazione ma su quei beni non ci sarebbero valutazioni, neanche sullo stato ‘di salute’. Per questo sono in corso accertamenti per cercare di comprendere quanti e quali beni sono a disposizione di ‘Citta’ Metropolitana’ ma non sono utilizzati e generano costi, e quindi danni contabili.

Il piromane del Faito condannato a 6 anni di carcere

Il piromane del Faito è stato condannato a sei anni e due mesi di carcere. Cipriano Di Martino, il 60enne di Moiano (frazione montana di Vico Equense) identificato come responsabile dell’incendio che ad agosto ha distrutto monte Faito. Dovrà, inoltre, riconoscere i danni in sede civile a Wwf, Vas, onlus Pro Faito e Comune di Vico Equense, costituiti parte civile nel processo. Ieri la sentenza. Giudizio con rito abbreviato, il pm Sergio Raimondi aveva chiesto sei anni e otto mesi, gli avvocati difensori Enrica Visconti e Massimo Sartore in via principale l’assoluzione per insufficienza e contraddittorietà della prova. Il giudice Giovanni de Angelis ha stabilito per il piromane la condanna a sei anni e due mesi di reclusione per reato di incendio boschivo, secondo l’articolo 423 bis, comma 3, con l’aggravante di aver creato pericolo alle abitazioni. L’uomo, che ha rinunciato a comparire dinanzi al giudice, al momento resta agli arresti domiciliari, nella sua casa, a poca distanza dal luogo del disastro mentre i difensori si preparano per il secondo grado di giudizio.

“Non so perché l’ho fatto, ho preso i fiammiferi e ho dato fuoco” fu questa l’ammissione resa agli investigatori al momento dell’arresto Per domare le fiamme, 2 canadair, 2 elicotteri e squadre dei  vigili del fuoco a terra hanno lavorato incessantemente il 15 e il 16 agosto, soprattutto per impedire che le fiamme potessero propagarsi alle aree residenziali della località Faito.  In un primo momento aveva negato le responsabilità fornendo un alibi, ma grazie all’accurata ricostruzione dei Carabinieri svolta attraverso testimonianze e immagini del sistema di video sorveglianza comunale, il presunto piromane ha poi ammesso di essere il responsabile dei fatti.In pratica il 60enne, all’alba della mattina di Ferragosto, avrebbe raggiunto la località “Conca” del Monte Faito e avrebbe incendiato il bosco. Tra i testimoni, anche un giovane prete del territorio, che aveva notato l’uomo in quella stessa area la sera precedente all’incendio, quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, ci sarebbe stato un tentativo di innesco non andato a buon fine. Di Martino negli anni scorsi ha fatto parte di associazioni di difesa della montagna e che la sua vita si svolgeva nel borgo montano di Moiano, poco distante da Faito.

Soddisfatte le associazioni ambientaliste per l’esito del processo e ora sono in attesa della sentenza definitiva per vedere riconosciuto il loro risarcimento che sarà impiegato per opere di rimboschimento della montagna. Il Monte Faito purtroppo dopo gli incendi di quei giorni e dopo le piogge dei mesi scorsi è stato attraversato da una serie di frane e smottamenti ed è ancora oggi isolato.

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Terremoto: scossa di magnitudo 3.6 ad Amatrice

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Terremoto: scossa magnitudo 3.6 ad Amatrice.Una scossa di terremoto di magnitudo 3.6 e’ stata registrata alle 4:48 ad Amatrice, in provincia di Rieti. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 10 km di profondita’; l’epicentro e’ stato localizzato 2 km a nordest di Amatrice, a 8 km da Accumoli, a 11 da Campotosto (L’Aquila) e a 15 da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). Non si segnalano danni a persone o cose.
Trema ancora la terra ad Amatrice, colpita dal devastante sisma del 24 agosto 2016: nella notte, alle 4 e 48, e’ stata registrata una scossa di magnitudo 3,6. Lo ha reso noto l’Istituto nazionale di vulcanologia (Ingv). L’epicentro del terremoto e’ stato localizzato 2 chilometri a nord-est di Amatrice, a 8 da Accumoli, a 11 da Campotosto (L’Aquila) e a 15 da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), con ipocentro a 10 km di profondita’. Non si ha notizia di danni a persone o cose.

Napoli tra Verdi e Deulofeu: si decide a breve

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Napoli tra Verdi e Deulofeu, a breve si decide, Giuntoli aspetta risposta dal bolognese e si muove per spagnolo. Il mercato del Napoli ruota sempre attorno a una corsa a due: Verdi e Deulofeu. Congelato l’arrivo di Inglese (anche in considerazione del probabile reintegro in squadra di Milik a partire gia’ dalla ripresa degli allenamenti, sia pure con la possibilita’ di rivedere in campo il polacco non prima di fine febbraio) per il quale se ne riparlera’ a giugno, con Machach in arrivo per le visite mediche e in attesa di nuova destinazione in prestito, con i contratti di Ciciretti e Younes gia’ pronti ma con il passaggio in maglia azzurra rinviato a fine stagione, il Napoli punta forte sull’esterno, con una netta preferenza per Verdi. Sarri ritiene che il calciatore del Bologna sia l’unico in grado di entrare nei meccanismi di gioco della squadra senza dovere attendere neppure una settimana. Il valore aggiunto del bolognese e’ poi rappresentato dal fatto che puo’ indifferentemente prendere il posto di Callejon, Insigne e Mertens, in tutti e tre i ruoli del tridente. Il problema, pero’, e’ che Verdi ancora non ha deciso il suo futuro. Il giocatore e’ in vacanza a Dubai. Lunedi’ o mertedi’ della prossima settimana si incontrera’ con il suo procuratore, Donato Orgnoni, e decidera’ se accettare la proposta di Giuntoli. L’accordo con il Bologna e’ cosa fatta. Se il calciatore accettasse il trasferimento, alla societa’ emiliana andrebbero poco piu’ di 20 milioni di euro. Verdi guadagnerebbe circa un milione e mezzo di euro all’anno, il doppio rispetto a quanto percepisce attualmente. Le perplessita’ dell’attaccante derivano dal fatto che a Napoli non potrebbe essere titolare come lo e’ nel Bologna e inevitabilmente finirebbe per frequentare la panchina molto piu’ spesso di quanto non gli accada ora. Il Napoli, in ogni caso, non si lascera’ cogliere impreparato in caso di rifiuto. Nelle prossime ore arrivera’ in Italia Gines Carvajal, agente di Deulofeu il quale incontrera’ sicuramente Giuntoli. Il Napoli e’ infatti disposto a versare al Barcellona la somma richiesta per il trasferimento dell’esterno offensivo, vale a dire 18 milioni di euro. Sarri, per la verita’, preferirebbe Verdi ma se il bolognese dovesse dire di no, allora accettera’ come rinforzo l’ex milanista che, al di la’ dei pregi di natura tecnica, conosce gia’ il campionato italiano per aver giocato lo scorso anno nel Milan. Insomma ancora pochi giorni di attesa e poi si sapra’ chi sara’ il rinforzo per la capolista. A quel punto il mercato del Napoli potra’ dirsi concluso. I formidabili progressi fatti registrare da Ghoulam inducono all’ottimismo per un suo rientro anticipato. L’esterno di difesa il Napoli se lo ritrova gia’ in casa e non ha bisogno di andarlo a cercare altrove.

Calcio mercato, l’Inter tratta per Rafinha, la Roma su Darmian

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Calcio mercato: Inter per Rafinha si tratta,la Roma su Darmian. Nerazzurri anche ipotesi Yanga-Mbiwa. Liverpool vuole il ‘Papu’. E’ l’Inter la societa’ piu’ attiva in questo calcio mercato di gennaio, anche se i vincoli del fair play finanziario e il freno imposto dal governo cinese agli investimenti nel calcio condizionano le mosse dei collaboratori del patron nerazzurro Zhang Jindong. In ogni caso, procede la trattativa con il Barcellona per il ‘figlio d’arte’ brasiliano RAFINHA, che i catalani sono disposti a cedere in prestito mentre proprio a causa della formula del possibile trasferimento si e’ arenato il discorso per DEULOFEU: il Barca lo cede solo a titolo definitivo, e per questo e’ rimasto in piedi solo il discorso con il Napoli. Intanto l’Inter valuta anche SCHUERRLE, in uscita dal Borussia Dortmund nonostante le smentite ‘di facciata’ provenienti dalla Germania. E’ poi sempre in piedi il discorso per il brasiliano RAMIRES, che vuole lasciare la Cina, mentre per la difesa e’ sempre attuale la pista del giovane atalantino BASTONI, ma circola anche il nome dell’ex romanista YANGA-MBIWA. C’era stata anche un’idea STURRIDGE, attaccante del Liverpool, ma non e’ stato superato l’ostacolo della formula: i Reds, infatti, vogliono un acquisto a titolo definitivo. Totalmente infondata la voce di ICARDI al Real Madrid (che punta anche SALAH del Liverpool): se ne riparlera’ in estate, quando la societa’ ‘merengue’ potrebbe pagare la clausola (valida solo per l’estero e solo dall’1 al 15 giugno) di 110 milioni di euro. Il Napoli continua a insistere per VERDI, che pero’ non e’ ancora convinto di andare alla corte di Sarri. Detto che i dirigenti azzurri sono disposti a girare al Bologna CICIRETTI, in arrivo dal Benevento, c’e’ da dire che il club felsineo avrebbe bussato alla porta del Bari, chiedendo GALANO, detto ‘il Robben del Tavoliere’: i pugliesi sono disposti a cederlo per 3 milioni di euro. Intanto il Napoli ha definito la trattativa con YOUNES. Micola Innocentin, agente dell’esterno offensivo tedesco dell’Ajax, e il d.s. del club azzurro Cristiano Giuntoli hanno raggiunto un accordo per un quinquennale da luglio. Per il calcio mercato estivo del Napoli gira anche il nome del brasiliano MAYCON, centrocampista mancino del Corinthians. In Inghilterra scrivono che il Liverpool starebbe pensando all’atalantino ‘Papu’ GOMEZ come sostituto di Coutinho nel caso non andasse in porto la trattativa con il Leicester per MAHREZ. L’Atalanta lo sostituirebbe con GIACCHERINI. Da Bergamo smentiscono, idem per i presunti contatti con la Juventus per CRISTANTE, che comunque piace ad Allegri. Fissate per domani le visite mediche a Cagliari di LEANDRO CASTAN. Il difensore brasiliano, che con la Roma ha un contratto valido fino a giugno 2019, va in Sardegna in prestito secco. I giallorossi hanno disponibilita’ limitate, ma cercano un terzino, e gli obiettivi sono sempre JUANFRAN o DARMIAN. L’Atletico Madrid si e’ informato su PELLEGRINI. Sulla sponda Lazio e’ invece tornato d’attualita’ il nome di RODRIGO CAIO in caso di addio in estate di DE VRIJ. La Spal prova a chiudere per CIONEK del Palermo e DODO’ dalla Sampdoria, mentre il Genoa potrebbe cedere ROSSETTINI al Sassuolo, che tratta anche il milanista PALETTA. DE MAIO puo’ tornare alla corte genoana lasciando quindi il Bologna (che cedera’ anche OIKONOMOU al Bari). Il Cagliari ha un appuntamento con il Werder Brema per CALDIROLA, mentre a Crotone si punta con decisione su RICCI e CRISETIG. BESSA sta per lasciare Verona con destinazione LA Torino granata, percorso che potrebbe essere fatto anche da PAZZINI, se accettera’ di ‘spalmare’ l’ingaggio. Alberto BRIGNOLI, eroe della partita contro il Milan, rimarra’ al Benevento. Il suo agente Polo Dattola ha detto infatti che “ad oggi non credo che quella dell’addio sia un’ipotesi percorribile”. Piuttosto i sanniti dopo aver sistemato l’attacco con BONGONDA del Trabzonspor (ma di proprieta’ del Celta Vigo) e DIABATE’ dell’Osmanlispor, ora pensano al centrocampo: l’ex Tottenham SANDRO, reduce da una esperienza non fortunata con l’Antalyaspor, ha superato i test medici e nei prossimi giorni si mettera’ a disposizione del tecnico De Zerbi. Infine MATOS, che lascia l’Udinese per andare a Verona in questa finestra di calcio mercato.

Forcella: il 17enne gambizzato per lo sgarro a un boss

Napoli, uno sgarro alla persona sbagliata, a qualcuno che comanda nel rione Sanità. Sarebbe questa la pista che stanno seguendo gli investigatori per dare una spiegazione all’agguato ai danni del 17enne L.B., gambizzato nella notte tra domenica e lunedì nella zona di Porta San Gennaro a Forcella. La vittima, già nota alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi da speciali- sta nei “cavalli di ritorno”, si sarebbe infatti impossessata di qualcosa che avrebbe fatto meglio a non toccare mai. Una moto di un boss del rione Sanità. Di qui la spedizione punitiva.

Il minorenne si trovava con alcuni amici a porta San Gennaro a Forcella, nei pressi di un circolo ricreativo a poca distanza da una chiesa, quando sono giunti 6 giovani su 3 motorini con evidenti intenzioni non pacifiche. Uno di essi, l’unico con il volto coperto da uno scaldacollo, è sceso e si è avvicinato al bersaglio designato. Pochi secondi e ha estratto una pistola facendo fuoco due volte, centrandolo a entrambe le gambe. Era l’una e 30 quand’è scattato l’allarme in via Luigi Settembrini, dove si è verificata la sparatoria sotto gli occhi terrorizzati dei 5 amici del 17enne che erano con lui per concludere la serata. Il clima era mite e il gruppetto stava parlando del più e del meno, hanno raccontato alcuni dei testimoni alla polizia, quando sono comparsi i malviventi. Un “branco” composto da giovani e giovanissimi, che però a causa dell’oscurità nessuno dei presenti ricorda con precisione nelle fattezze. Il pistolero non a caso si era reso irriconoscibile, a dimostrazione di un agguato preparato e non frutto di improvvisazione.

Il ragazzo ferito è incensurato (ha nel fascicolo personale una notizia di reato per furto, ma senza conseguenze giudiziarie), abita in zona Decumani, a non molta distanza dal luogo dell’agguato, mentre il padre è noto alle forze dell’ordine per indagini di microcriminalità. Nessuno quindi in famiglia ha legami con la camorra ed ecco perché si esclude l’ipotesi di una guerra tra clan. Il territorio è sotto l’influenza dei Sibillo e dei Giuliano di Forcella, ma non troppo lontano dai feudi dei Contini.

Droga: smantellata rete spacciatori in Irpinia, 15 denunce

Droga: smantellata rete spacciatori in Irpinia, 15 denunce. Un’organizzazione da tempo attiva nello spaccio di sostanze stupefacenti e’ stata smantellata dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Avellino nell’ambito di indagini coordinate dal pm della Dda di Napoli, Liana Esposito. Quindici le persone denunciate, tutte, tranne una residente a Gragnano, vivono tra Avellino e Atripalda. Gli investigatori, in seguito al sequestro di una significativa partita di marijuana, dopo mesi di appostamenti, controlli e intercettazioni ambientali, sono risaliti ai singoli componenti di una rete che si avvaleva oltre che di spacciatori anche di intermediari per l’acquisto della droga e per allargare la platea dei clienti. A guidare l’organizzazione, un 40enne di Avellino e un 33enne di Atripalda. Tutti gli indagati sono stati denunciati a piede libero per detenzione e spaccio di stupefacenti.

Palombaro salernitano sfiora primato US Navy ‘perché altruista”

Palombaro originario di Sapri sfiora primato US Navy “perche’ altruista”. Rinuncio’ a vincere test per aiutare collega Usa in difficolta’. Aveva il primato tra le mani, Emanuele Lo Schiavo, il palombaro della Marina Militare nato 34 anni fa a Sapri. In Florida ha conseguito la seconda migliore prestazione della storia della Marina statunitense, nel prestigioso corso quadrimestrale “Joint Diving Officer”. Un risultato ragguardevole che rende onore non solo alla Marina Militare del nostro Paese, ma a tutta l’Italia, dice Giampaolo Trucco, comandante dei Subacquei Incursori della Marina Militare, un uomo che conosce bene Emanuele. Durante un test in acqua il suo altruismo e’ stato piu’ forte della voglia di vincere. A rivelare questa “onorevole defaillance” e’ proprio Trucco, con un pizzico di orgoglio.

“Era impegnato in un test pratico in acqua, – dice il comandante Trucco – insieme con altri compagni di corso. Ha notato un collega americano che arrancava e non ha esitato a dargli una mano. Se l’ e’ trascinato fino al traguardo. Se non si fosse fermato a soccorrerlo – assicura il comandante Trucco – sarebbe risultato sicuramente il primo. Avrebbe vinto, entrando cosi’ nella storia della US Navy. Umilta’ e abnegazione gli hanno consentito di ottenere traguardi prestigiosi, anche sul piano umano”. A testimonianza di cio’ c’e’ anche il titolo di “Honor Graduate” che Lo Schiavo ha conseguito classificandosi primo del corso nelle prove accademiche e pratiche. Il solo fatto di essere ammessi allo United States Naval Diving and Salvage Training Center di Panama City Beach rappresenta di per se – a livello internazionale – un risultato ragguardevole per chiunque: dei 28 ufficiali presenti – tra i quali 4 stranieri – solo 19 statunitensi e l’italiano Lo Schiavo sono riusciti a superare ogni prova, ultimando l’addestramento con profitto. Non primo, dunque, ma quasi, visto che Emanuele ha portato a casa un voto finale risultato piu’ basso di soli di due centesimi rispetto al migliore di tutti i tempi.

Scavi di Pompei: sfregiato l’affresco di Bacco e Arianna

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Scavi di Pompei: sfregiato l’affresco di Bacco e Arianna. Il danno in una domus chiusa al pubblico. La denuncia di Osanna.Nuovo atto vandalico all’interno degli scavi di Pompei. Ignoti hanno danneggiato l’affresco di Bacco e Arianna, presente in una delle domus chiuse al pubblico. La denuncia e’ della Soprintendenza, dopo la scoperta fatta dai custodi che hanno segnalato lo sfregio nella Regio IX, insula 5, 14-16. Si tratta di una piccola porzione di affresco per il quale il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ha presentato denuncia ai carabinieri per atti vandalici.

“Questo pomeriggio – rende noto il direttore del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna – un custode ha segnalato alla direzione un atto vandalico in una domus chiusa al pubblico (Regio IX, ins. 5, 14-16). A seguito di un immediato sopralluogo dei tecnici del parco archeologico e’ stato rinvenuto il danneggiamento di una porzione di circa 10 centimetri di un quadretto raffigurante Bacco e Arianna”. “La responsabile degli Scavi, Grete Stefani – prosegue Osanna – ha subito presentato denuncia presso la stazione dei carabinieri interna agli Scavi. La direzione ha successivamente mobilitato i propri restauratori per avviare le procedure di recupero e restauro. Mi auguro che vengano presto identificati i responsabili – conclude Osanna – chi compie questi atti ferisce l’Italia e il suo patrimonio culturale”.

Intanto monta la polemica per la nuova palazzina della soprintendenza che sta sorgendo all’interno dell’area archeologica e segnalata dai senatori di Ala, Langella, Milo e D’Anna. Oggi i parlamentari del MoVimento 5 Stelle, Luigi Gallo e Andrea Cioffi, hanno effettuato un sopralluogo ispettivo nell’area del cantiere, all’interno del Parco Archeologico.”Negli scavi di Pompei sta per nascere un nuovo inutile cubo di cemento che svilisce il patrimonio paesaggistico e archeologico racchiuso nel Parco. Abbiamo raccolto la segnalazione di un comitato civico e ambientalista, che denuncia la nascita di un edificio che ospitera’ gli uffici della Soprintendenza in affiancamento a quelli gia’ esistenti. La struttura sorgera’ li’ dove erano situate le ex officine Falegnami e Fabbri, nella pineta demaniale degli Scavi nei pressi di via Plinio. Un edificio enorme e in cemento armato, molto impattante dal punto di vista ambientale”, hanno dichiarato. E di fronte alle giustificazione del soprintendente Osanna. ha voluto replicare anche il senatore Vincenzo D’Anna con una nota: “Prendiamo atto della precisazione del parco archeologico di Pompei relativamente all’espletamento ed al rispetto di tutte le procedure previste dalle norme urbanistiche e paesaggistiche per i lavori in corso nell’area demaniale degli scavi, nei pressi di Porta Stabia. Tuttavia, la domanda di fondo rimane inevasa: il grosso manufatto ricade in una zona di vincolo assoluto laddove, ad un normale cittadino, non è consentito nemmeno aprire una finestra. In base a quale norma, dunque, si è potuto procedere in deroga ai piani paesaggistici vigenti? Lo Stato è chiamato o no rispettare i vincoli stringenti che poi esso stesso impone ai suoi cittadini?”. 

Il clan Vigilia in ginocchio dopo gli arresti di ieri

Il clan Vigilia in ginocchio dopo gli arresti di ieri. La cosca del boss Alfredo ‘o niro con l’arresto dell’attuale reggente Pasquale Vigilia e dei suoi cinque complici ha subito un duro colpo da parte delle forze dell’ordine. Il fatto che gli affiliati imponessero il pizzo ai commercianti del quartiere era noto ma la violenza e la capillarità del sistema estorsivo venuto fuori grazie alla denuncia di un imprenditore coraggio è sicuramente preoccupante. Non caso Luigi Rinella, capo della Squadra Mobile di Napoli ieri nel commentare gli arresti ci ha tenuto a dire: “Sarebbe preferibile che tutti coloro sotto estorsione, anche se in ritardo, denunciassero. Come si può notare, i risultati arrivano”. Ora i sei arrestati sono in attesa dell’interrogatorio di garanzia e nel frattempo gli avvocati mettono a punto le strategie difensive.

Il clan Vigilia è stato protagonista di varie guerre di camorra negli ultimi anni, diventando per un periodo anche il bersaglio di un fronte comune antagonista. Ma è soprattutto quella con i Sorianiello, andando avanti per mesi tra il terrore degli abitanti di Soccavo e la parte più confinante del rione Traiano, ad aver preoccupato di più le forze dell’ordine. Per tutto lo scorso anno agguati, ferimenti e “stese” erano all’ordine del giorno, o quasi, contribuendo a mantenere un cupo clima camorristico nel quartiere e a provocare in alcune sere addirittura il “coprifuoco”. Tra le vittime ci fu anche Luigi Testa, uno degli arrestati nel blitz, centrato da ben 7 proiettili durante un agguato nei pressi di casa sua e salvo per miracolo. Oltre che con i Sorianiello, i Vigilia sono entrati in contrasto con la cosca retta dal boss Ciro Grimaldi detto “Settirò”  (clan storico di Soccavo che ha subito più di una scissione ma è considerato ancora attivo) e sul versante del rione Traiano con i Petrone- Puccinelli. Tra il 2016 e l’anno scorso le sparatorie su un fronte e su un altro sono state numerose e una domenica si raggiunse il record delle “stese” durante una sola giornata: 7 accertate e 3 segnalate, ma senza riscontri sul posto. Le indagini di polizia (squadra mobile e commissariato San Paolo) e carabinieri (nucleo investigativo del comando provinciale e compagnia Bagnoli) hanno inferto colpi durissimi alla malavita di Soccavo e quello di ieri è stato solo l’ultimo di una lunga serie. Capiclan e luogotenenti sono finiti uno dopo l’altro dietro le sbarre, come dimostra la pace forzata che dura dall’estate scorsa e l’assenza di “stese”, che pure hanno rappresentato il fenomeno camorristico dell’anno appena finito. Ma gli equilibri in tutta Napoli, com’è noto, sono sempre precari e gli investigatori non smettono di stare sul chi va là.

Nella foto Pasquale Vigilia e Antonio Divano)

Consip, Colangelo: ‘Woodcock non ha mai violato il riserbo’

Consip: Colangelo, ‘Woodcock mai violato riserbo’. Ex procuratore a pg Cassazione. “Nessuna tensione Napoli-Roma”. “Sino a quando sono stato procuratore della Repubblica di Napoli posso dire che non vi sono state violazioni del dovere di riserbo da parte del dott. Woodcock con la stampa”. E’ quanto sottolinea Giovanni Colangelo, procuratore della Repubblica di Napoli fino al febbraio dello scorso anno quando ando’ in pensione, nel verbale di interrogatorio reso il 19 settembre 2017 in qualita’ di persona informata sui fatti al pg della Cassazione, nell’ambito del procedimento disciplinare avviato nei confronti del sostituto della Dda di Napoli Henry John Woodcock. Colangelo ha diretto l’ufficio della procura partenopea durante le indagini sul caso Consip e gli appalti Romeo, inchiesta poi trasferita in massima parte a Roma per competenza territoriale. “Sino a quando ho svolto le funzioni di procuratore della Repubblica di Napoli – ha affermato Colangelo – non vi e’ stata alcuna tensione tra le procure di Napoli e Roma, avendo tra l’altro personalmente e quotidianamente mantenuto i contatti con il collega Pignatone”. “Non mi e’ mai capitato – ha precisato poi l’ex procuratore di Napoli – di dover intervenire criticamente con il dott. Woodcock per specifici fatti inerenti i suoi rapporti con i giornalisti”.

Nell’interrogatorio si e’ fatto poi riferimento alla posizione di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, nell’indagine Consip. “Verso la meta’ di novembre 2016 – ha detto Colangelo – Woodcock mi parlo’ della necessita’ di chiedere l’autorizzazione al gip di intercettazioni collegate al reato di 416 c.p., delegai la verifica dei presupposti della richiesta agli aggiunti della Dda. La richiesta venne depositata e il giorno dopo il gip autorizzo’ le intercettazioni”. “Subito dopo – ha aggiunto – Woodcock con altro collega mi aggiorno’ dell’avvenuta autorizzazione e mi rappresento’ i problemi pratici collegati alla esecuzione del provvedimento del gip. Eravamo ormai in prossimita’ del referendum costituzionale e ci rendevamo conto della estrema delicatezza della situazione, che poteva avere delle ricadute importanti sulla consultazione elettorale. Dissi a Woodcock di agire con estrema cautela, di verificare bene quali fossero gli esecutori del decreto, al fine di evitare in radice anche la sola possibilita’ di una fuga di notizia”. Colangelo ha ricordato di aver detto a Woodcock “di sollecitare quanto prima una informativa della polizia giudiziaria al fine di meglio definire la posizione di tutte le persone coinvolte. Mi risulta – ha sottolineato – che tale informativa fu piu’ volte sollecitata e alla fine fu depositata nel gennaio 2017 dopo la trasmissione di una parte degli atti processuali a Roma. Uno o due giorni dopo Woodcock venne da me dicendomi di voler acquisire documentazione e rinviare l’esecuzione delle intercettazioni a data successiva al referendum”.

Colangelo ha anche evidenziato che l’indagine Consip “in realta’ nasce da una indagine riguardante appalti presso l’ospedale Cardarelli nei quali si rilevava la presenza di soggetti legati alla criminalita’ organizzata”. Proprio per tale motivo il procuratore segui’ il principio che era solito seguire per indagini analoghe ovvero: fino a quando tra i reati contro la pubblica amministrazione e i reati ”propriamente di criminalita’ organizzata” si poneva un rapporto se non di connessione quantomeno di collegamento investigativo, i reati dovevano essere trattati unitariamente dalla Dda e, specificamente, dal magistrato assegnatario.

Rione Sanità sporco, Poggiani attacca l’Asia: ‘Deve fare di più’

Rione Sanità sporco e Ivo Poggiani presidente della terza Municipalità di Napoli attacca l’Asia. Piazza Cavour e’ nel degrado. Gran parte area e’ patrimonio Unesco.”Il Rione Sanita’ e’ sporco, l’Asia deve fare molto di piu'”. E’ quanto sostiene il presidente della III Municipalita’, Ivo Poggiani, citando in un post su Facebook “numerosi casi di inadempienza nel Rione Sanita’ e nella zona di piazza Cavour”. “Non mi lamento mai pubblicamente dei servizi del Comune di NAPOLI, provo sempre a dialogare e trovare soluzioni nelle sedi opportune. Oggi pero’ sono al limite, sono stanco di fare il parafulmine di Asia. Ricevo decine di segnalazioni al giorno, spesso sempre le stesse. C’e’ tanta incivilta’ e poca collaborazione da parte di fette di cittadinanza e’ vero – spiega – ma non puo’ diventare una scusa per non provare a risolvere problemi atavici. Ci sono mille problemi ancora, ma almeno esiste un percorso avviato su tutto. Confesso pero’ che con Asia ho moltissime difficolta’. A volte bisogna ammettere i propri limiti per ripartire meglio”.

“Non capisco perche’ infatti stia aspettando da 4 mesi un tavolo di convocazione che i massimi dirigenti di Asia mi hanno promesso pubblicamente in Consiglio Municipale – aggiunge – Non capisco pero’ che tipo di atteggiamento voglia avere Asia, non capisco perche’ Piazza Cavour sia sempre nel degrado, non capisco che progetti hanno affinche’ la via che congiunge i due musei maggiori della citta’ faccia la differenziata, non capisco perche’ si ostinano a perseguire il progetto di raccolta porta a porta alla Sanita’ che in quelle modalita’ scelte dall’azienda sta dando scarsi frutti, non capisco perche’ da 2 anni abbiano immobili chiusi sul territorio che noi potremmo gestire tranquillamente aprendoli alla cittadinanza, non capisco che soluzioni abbiano per Via Foria e le traverse come il “paradisiello”, vera chicca della citta’, che sono sempre sporche”. “Mi fermo qui perche’ potrei parlare di mille altre questioni, ma finirei con il fare la lista della spesa. Quando anche Asia capira’ che la stragrande maggioranza dei territori che amministro e’ patrimonio Unesco o centro storico, avremo fatto un passo avanti”, conclude.

Gino Sorbillo vince la ‘querelle’ familiare sull’uso del brand

“Gino Sorbillo, partendo da una solida tradizione familiare, ha saputo creare un brand riconosciuto nel Mondo ed è giusto che il suo impegno e il suo lavoro siano tutelati da tentativi di imitazione che possono creare confusione, soprattutto tra i turisti che, quando arrivano a Napoli, mettono sempre più spesso in programma un salto nella pizzeria di via dei Tribunali”. Lo hanno detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e Gianni Simioli de La radiazza, dando notizia che “la sezione imprese del Tribunale di Napoli ha dato ragione a Gino Sorbillo, riconoscendogli, con una sentenza inappellabile, il diritto a usare il marchio Sorbillo al di là del fatto che sia un cognome in comune di un parente che aveva tentato un’avventura nel campo della ristorazione aprendo due pizzerie con lo stesso marchio”. “Ringrazio i miei avvocati, Alessandro Limatola e Sergio Perugino, che, contrastando le strategie degli avvocati della controparte, Angelo Pisani, Daniela Pasquali e Angelo Scala, mi hanno permesso di ottenere anche dalla Giustizia quel riconoscimento che il mercato mi ha dato premiando l’amore e l’impegno che ho messo nell’ideare e creare un’attività che ho avviato oltre venti anni fa” ha aggiunto Sorbillo.

La ‘guerra delle pizze’ tra Luciano e Gino Sorbillo era nata lo scorso anno. Cugini di primo grado, entrambi allievi della zia Esterina, abile nel cucinare le migliori pizze fritte di Napoli, hanno portato avanti la loro tradizione familiare, diventando abili pizzaioli. Tuttavia Gino ha accusato Luciano di aver utilizzato in modo non ufficiale il loro cognome per aprire un’altra pizzeria a Via dei Gasperi, “ingannando” così chiunque creda di gustare la vera pizza da Sorbillo. Luciano, difeso dagli avvocati Angelo Pisani e Daniela Pasquali,era rimasto molto male per l’accusa subita. Infatti quella in Via de Gasperi non è la sola pizzeria a utilizzare il marchio Sorbillo, ma ce ne sono tante altre, dirette dai fratelli di Luciano e diverse da quella di Gino, che convivono pacificamente, diffondendo il nome della famiglia e facendo felici migliaia di persone che ogni giorno vanno a mangiare la pizza di “Sorbillo”. Luciano lo scorso anno aveva detto: “Spero che questa storia finisca al più presto poiché la qualità dei prodotti offerti deve essere di gran lunga migliore di un nome famoso”. E’ finita presto ma non in modo favorevole per lui.

17enne accoltellato, la mamma: ‘Non sa se vuol restare a Napoli’

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17enne accoltellato, la mamma fa sapere che il ragazzo non sa se vuol restare a Napoli. Arturo forse a scuola la prossima settimana Non ha intenzione di fermarsi ne’ di rinchiudersi in casa. Maria Luisa Iavarone e’ la mamma di Arturo, il 17enne accoltellato in via Foria, a Napoli, la settimana prima di Natale. “Voglio incontrare il ministro Minniti”, dice. Il suo obiettivo e’ uno soltanto: ridare a suo figlio la fiducia, prima di tutto nel suo futuro. Se da un lato il sostegno dei suoi compagni di classe, dei ragazzi del liceo Cuoco, e’ per lui “motivo di orgoglio”, dall’altro “sente degrado intorno a se'” per quello che ha vissuto. “Questo lo condiziona sul futuro – racconta la mamma – Era deciso a provare i test d’ingresso a Medicina, oggi mi ha detto che non sa piu’ se vuole farli, se vale la pena restare o andare fuori”. “Ho altri due figli, entrambi piu’ piccoli di Arturo – afferma – non posso ne’ intendo cedere al mio dovere supremo di genitore, devo garantire loro la garanzia del futuro, aiutarli a stare al mondo”. Per questo Maria Luisa ha accettato di buon grado la sovraesposizione mediatica di questi giorni. “Faccio ammujna (confusione, in dialetto napoletano ndr.) fino a quando non saranno presi i responsabili e non solo per Arturo, ma affinche’ ci sia una attenzione costante ai temi della legalita’ e della sicurezza a Napoli”. E fa sapere di aver ricevuto la telefonata di Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, Autorita’ nazionale anticorruzione.

“E’ dalla mia parte – sottolinea -, Cantone, soprattutto lui, sara’ accanto a noi in una iniziativa pubblica, prometto che sara’ grossa”. Perche’ quello che piu’ le sta a cuore e’ non far calare l’attenzione, perche’ ora “sono tutelati solo i ragazzi che delinquono”, e vanno tutelati “anche quelli che sono cresciuti con dei valori, nel rispetto altrui e delle regole, che hanno la faccia pulita e rappresentano davvero il futuro di questa citta’”. Le modalita’ dell’aggressione subita dal diciassettenne rappresentano una “minaccia per la parte sana di Napoli. Siamo in tanti, ognuno con competenze complesse – aggiunge – e se mettiamo insieme tutte queste competenze complesse si possono affrontare queste situazioni. Mio figlio e’ stato vittima di una violenza gratuita, non se ne capisce il movente. Non indossava un giubbotto griffato, gli hanno lasciato il telefono e non e’ sua abitudine uscire da casa con soldi in tasca”. Arturo potrebbe tornare a scuola la prossima settimana, con orari ridotti. Nel frattempo continua la sua convalescenza a casa dei nonni e forse nel weekend tornera’ a casa sua. Non sara’ semplice tornare alla normalita’ della sua vita di adolescente.

“Il disturbo da stress psicologico post traumatico – spiega la mamma, ordinario di Pedagogia all’Universita’ Parthenope di Napoli – e’ stato ben descritto e rischia di incastrarsi dentro alle persone e restare per tutta la vita, creando un danno che puo’ minar il rapporto con la realta’. Si chiama pensieri intrusivi che fanno scattare un allarme quando si percepisce un pericolo, anche laddove il pericolo non c’e'”. Stamani e’ stato sottoposto a un day hospital, la corda vocale recisa dalla coltellata alla gola e’ ancora in “paralisi”. Il 17enne dovra’ sottoporsi, a partire da domani, a una riabilitazione logopedica e, in base alla risposta che si avra’, si valutera’ se sottoporre il ragazzo a un ulteriore intervento oppure no. Nel frattempo, la sua mamma non si arrende: “Non mi rintano, saro’ sempre e ancora piu’ presente perche’ voglio che si pensi che io sia una persona scomoda”.

Camorra: Rosario Mauriello riconosciuto vittima innocente

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Camorra: Rosario Mauriello riconosciuto vittima innocente Ammazzato per scambio persone, domani una Messa in ricordo. Ci sono voluti piu’ di 20 anni affinche’ Rosario Mauriello, morto a 21 anni, nel 1994 dalla camorra, fosse riconosciuto come vittima innocente, ammazzato per sbaglio, per uno scambio di persona dalla camorra. Domani, a Melito di Napoli, in provincia, ci sara’ una messa in suo ricordo nella chiesa Santa Maria delle Grazie. “Noi della famiglia lo abbiamo sempre saputo, ora lo sanno tutti – dicono i familiari di Rosario – All’epoca dell’omicidio ne dissero di cotte e di crude, ora e’ stato riconosciuto che, invece, Rosario e’ una vittima innocente. Un sospiro di sollievo soprattutto per i suoi genitori, che oggi sono anziani”. Rosario aveva 21 anni quando mori’, raggiunto da diversi colpi di pistola, esplosi da un commando affiliato ai Di Lauro, mentre era in una strada della movida melitese. Non si penso’ a un errore, nonostante di Rosario si dicesse che era un bravo ragazzo. La famiglia ora fa sapere che si e’ venuti a conoscenza della realta’ delle cose “grazie a un’intervista di Roberto Saviano al collaboratore di giustizia Tommaso Prestieri. Nel corso della trasmissione Kings of Crime su Canale 9 dello scorso ottobre, lo scrittore Roberto Saviano ha intervistato infatti il collaboratore di giustizia Tommaso Prestieri, ex fedelissimo dei Di Lauro ha raccontato come si svolse quell’agguato” nel quale perse la vita il 21enne. Il ragazzo, secondo il racconto del pentito, cosi’ come riferisce la famiglia, “e’ stato ucciso per errore”. Il vero bersaglio del commando criminale era un altro giovane.

“Il ragazzo fu ammazzato per errore perché dovevamo uccidere un altro giovane che dava fastidio ai cantieri delle famiglie a Marano. – ha raccontato Prestieri – Noi killer non conoscevamo la vittima e ce la doveva indicare il nipote di un imprenditore della zona. Il segnale per far partire l’omicidio era la stretta di mano, – ha aggiunto il pentito – ma il ragazzo diede la mano alla persona sbagliata così uccidemmo un innocente. Mentre la vittima era a terra ancora in vita il ragazzo gridava ‘No, no’ però a quel punto i killer lo finirono lo stesso. La cosa che mi ha colpito di questa storia più di tutto è che la mamma di questo ragazzo andò in tutte le trasmissioni per dire che il figlio non era camorrista ma nessuno la credeva”.

Pompei: danneggiato affresco in domus chiusa a pubblico

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Pompei: danneggiato affresco in domus chiusa a pubblico. I carabinieri indagano su quanto accaduto negli scavi di Pompei. E’ stata infatti danneggiata una piccola porzione di un affresco in una domus chiusa al pubblico. Il direttore del sito archeologico, Massino Osanna e la responsabile degli scavi, Greta Stefania, hanno gia’ presentato una denuncia per atti vandalici. “Questo pomeriggio – si legge in una nota a firma di Osanna – un custode ha segnalato alla direzione un atto vandalico in una domus chiusa al pubblico nella Regio IX, insula 5. Nel sopralluogo dei tecnici del parco archeologico e’ emerso il danneggiamento di una porzione di circa 10 centimetri di un quadretto raffigurante Bacco e Arianna. La direzione ha mobilitato i propri restauratori per avviare le procedure di recupero e restauro. Mi auguro che vengano presto identificati i responsabili. Chi compie questi atti ferisce l’Italia e il suo patrimonio culturale”.

Miano, farmacista picchiato, sequestrato e rapinato

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Miano, farmacista picchiato, sequestrato e rapinato, l’imprenditore invoca maggior controllo sulle periferie. Rapina con sequestro in una farmacia di Miano, periferia nord di Napoli. L’episodio, di cui da’ notizia il titolare della farmacia, Raffaele de Nigris, e’ avvenuto lo scorso lunedi’ nell’orario di chiusura. Alcuni malviventi hanno puntato la pistola alla testa di uno dei collaboratori farmacisti e gli hanno intimato di consegnare le chiavi dell’esercizio commerciale. L’uomo, con minacce e percosse, e’ stato costretto a salire sulla sua stessa auto da uno dei malviventi che gli ha puntato la pistola alla tempia, mentre gli altri due aprivano l’esercizio commerciale per svaligiarlo della cassa e dei contanti. Il farmacista e’ stato ricoverato al pronto soccorso e giudicato guaribile in sette giorni, mentre le forze dell’ordine, arrivate sul posto, hanno eseguito i rilievi del caso.

Raffele de Nigris invoca “un maggior controllo sulle periferie urbane di Napoli. Il degrado delle periferie urbane si manifesta ancora piu’ in alcuni esercizi commerciali – ha affermato de Nigris – che pur offrendo un servizio per la collettivita’ sono e restano vittime di soprusi e violenze”. De Nigris chiede un intervento della Prefettura per garantire “almeno in quartieri degradati come quelli di Miano e Secondigliano la presenza dell’esercito presso edifici o luoghi pubblici sensibili quali le farmacie. Sarebbe auspicabile pertanto che in quartieri particolarmente degradati, come quelli teatro della violenta rapina – ha aggiunto – siano presenti mezzi blindati dell’esercito con militari in strada, come gia’ avviene sul lungomare Caracciolo”. “Siamo certi che le istituzioni sapranno considerare la vita dell’uomo della stessa importanza – ha concluso – sia se passeggia sul lungomare, sia se e’ costretto a comprarsi un farmaco per potersi curare”. Una polemica diretta quella di de Nigris visto il clamore mediatico avuto nelle ultime settimane dall’accoltellamento del giovane 17enne in via Foria a Napoli e da ieri quello dei due giovani al Vomero durante le festività Natalizie con la denuncia di ben 17 giovani di una baby gang di Bagnoli.