I carabinieri della compagnia di Nola, in provincia di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza nei confronti di quattro persone che, come hanno stabilito le indagini della locale procura, hanno rubato e tentato di rubare carte d’identità in bianco danneggiando così diversi enti comunali. L’ordinanza è stata emessa dal Gip di Nola di applicazione congiunta delle misure cautelari dell’obbligo di dimora e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Scaturite a seguito del furto di un centinaio di carte d’identità, ancora da compilare, avvenuto nel mese di maggio 2017 nel Comune di Nola, le indagini si sono sviluppate attraverso l’acquisizione e la relativa visione di numerosi filmati delle telecamere pubbliche e private localizzate lungo tutte le possibili vie di fuga dei responsabili, l’analisi di tabulati telefonici, l’attività tecnica d’intercettazione e i servizi di osservazione e pedinamento che hanno consentito di delineare un grave, concordante e univoco quadro indiziario a carico delle persone indagate. La misura cautelare di obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla p.g. è scattata per di C.R. (46 anni), C.E. (42 anni), E.A. (21 anni) e C.A. (40 anni). L’attività investigativa ha consentito di raccogliere ulteriori elementi a carico dei destinatari della misura cautelare in ordine a diversi episodi criminosi di analoga tipologia consumati presso le sedi dei Municipi di San Giuseppe Vesuviano (Na), Teverola (Ce), nonché del tentato furto presso il Municipio di Marano di Napoli
Castellammare, pizzo agli imprenditori: presi il ras Nino ‘capastort’ e il suo complice
Sono stati arrestati in flagranza dai carabinieri mentre pretendevano di riscuotere il pizzo. A Sant’Antonio Abate sono finiti in manette due uomini ritenuti vicini al clan D’Alessandro: si tratta di Nino Spagnuolo, 41enne detto ‘capastort’ uno dei reggenti della cosca di Scanzano e Francesco Delle Donne, di 35, entrambi di Castellammare. I militari del nucleo investigativo di Torre Annunziata li hanno sorpresi durante un tentativo di estorsione. I due sono stati visti parlare animatamente con il titolare di una societa’ di trasporto su mezzi pesanti: avevano appena avanzato l’ennesima richiesta di denaro all’imprenditore. Si e’ appurato che nei giorni precedenti gli emissari si erano presentati diverse volte: l’ultima si e’ conclusa per loro in carcere a Poggioreale.
Nino Spagnuolo era tornato in libertà nel luglio dello scorso anno dopo aver scontato un residuo di pena ad un anno, per detenzione abusiva di arma da fuoco. Spagnuolo fu trovato in possesso di una pistola 7.65 sulla sua scrivania nel corso di un controllo abituale della polizia. Spagnuolo era agli arresti domiciliari ma evidentemente si sentiva in pericolo. Personaggio noto alle cronache per la sua condotta violenta ma anche per le sue numerose evasioni come quella della fuga dal Tribunale di Gragnano durante un’udienza. Spagnuolo fu protagonista di un clamoroso e spettacolare agguato avvenuto sulla spiaggia di Vico Equense.
Era la notte di Ferragosto del 2012 quando Nino Spagnuolo riuscì a scampare alla raffica di colpi, esplosi da un sicario arrivato via mare su un gommone con motore silenziato durante la classica serata ferragostana sulla spiaggia. Era da poco stato scarcerato e in quell’estate era sempre in compagnia dei rampolli di Scanzano in discoteche e locali della penisola sorrentina. Spagnuolo rimase ferito in maniera non grave. Ora è tornato libero ma sempre in regime di sorvegliato speciale. Suo fratello Vincenzo, di 33 anni, era stato arrestato invece nel dicembre scorso mentre insieme con il complice, il 18enne Emanuele Cioffi aveva chiesto il pizzo al titolare di un noto bar del centro di Castellammare, attraverso un messaggio sul proprio smartphone.
Napoli, choc al carcere di Poggioreale: topi nei corridoi
Napoli. Il carcere di Poggioreale continua a fra parlare di se in maniera negativa purtroppo. Infatti secondo una denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, un grosso ratto si sarebbe aggirato per i corridoi dell’ufficio matricola della Casa Circondariale di Poggioreale a Napoli. “Ci si dovrebbe vergognare per come viene lasciato allo sbando il Personale di Polizia Penitenziaria, in condizioni insalubri, indecenti e vergognose: e invece non sembra fregare a nessuno il degrado nel quale lavorano gli agenti di Polizia Penitenziaria del carcere di Poggioreale”, ha denunciato Donato Capece, Segretario generale del SAPPE.
“Questa mattina negli uffici della matricola è stato rinvenuto un enorme ratto: panico e spavento tra i colleghi della Matricola che è situata sotto il livello della strada praticamente scantinato. Immediata e spontanea la protesta dei poliziotti penitenziari dell’Ufficio, che comprensibilmente e legittimamente sono stanchi di questa situazione. Una situazione assurda, da tempo ben nota a tutti e che non può essere ulteriormente trascurata”.Capece denuncia che “il degrado del carcere di Poggioreale è vergognoso e il SAPPE, come primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, rappresenterà oggi stesso ai vertici nazionali e regionali dell’Amministrazione Penitenziaria tutte queste criticità, sollecitando urgenti ed adeguati interventi”, Il SAPPE torna a sottolineare l’alto dato di affollamento delle prigioni italiane: “Oggi abbiamo in cella 58.087 detenuti per circa 45mila posti letto: 55.646 sono gli uomini, 2.441 le donne. Gli stranieri sono il 35% dei ristretti, ossia 19.818. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Un esempio su tutti: negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze. I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni – che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante – sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie e certo non leggi che allarghino le maglie della sicurezza penitenziaria. Avere carceri meno affollate e più moderne non vuol certo dire aprire le porte delle celle, come pure prevedeva questa scellerata riforma penitenziaria”.
Psicologia penitenziaria
Reclusione e psicologia
La psicologia penitenziaria è una branca della Psicologia Giuridica, che si interessa della vita dei detenuti e dell’attività rieducativa della pena, all’interno delle carceri.
Attraverso un mirato percorso psicologico si cerca di rieducare il soggetto deviante, reinserendolo all’interno della società.
La presenza, nelle carceri, di figure psicologiche specializzate, in grado di individuare le cause del comportamento delinquenziale, è pertanto necessaria e doverosa.
Lo psicologo nel carcere dal punto di vista legislativo
Con la riforma dell’Ordinamento Penitenziario avvenuta nel 1975 (legge n° 354) è stata riconosciuta la figura dello psicologo all’interno del sistema penitenziario, al fine di osservare il comportamento dei tenuti ed intervenire con trattamenti psicoterapeutici mirati, laddove fosse stato necessario.
L’art. 80 della legge n°354 prevede la possibilità per l’amministrazione penitenziaria di avvalersi di professionisti esperti in psicologia, in pedagogia, in psichiatria ed in criminologia clinica.
Già l’O.N.U. il 30 agosto del 1955 aveva stabilito, attraverso un insieme di regole riguardanti il trattamento dei detenuti, la necessità d’integrare il personale penitenziario, con psichiatri, psicologi, assistenti sociali, educatori, istruttori tecnici, dediti al trattamento e alla rieduca-zione dei detenuti.
La circolare dell’Amministrazione penitenziaria n.2598/5051 del 13 aprile 1979 precisa, inoltre, che lo psicologo ha il compito di accertare il funzionamento psichico del soggetto, sotto il profilo intellettuale, familiare ed attitudinale.
Oltre al colloquio d’ingresso e alla prima visita medica, è previsto un colloquio preventivo diretto dallo psicologo, al fine di comprendere le procedure da mettere in atto per tutelare il detenuto, oltre alla sicurezza degli altri condannati e di tutto il personale dell’istituto.
Lo psicologo, quindi, dopo aver valutato attentamente lo stato cognitivo ed affettivo del detenuto, suggerisce la disposizione del condannato all’interno del carcere, fornendo indicazioni sul tipo di intervento da attuare, come ad esempio particolari misure di isolamento. Il settore in cui trova maggiore spazio la figura dello psicologo è la criminologia minorile, dove è molto importante l’ideologia correzionale. In questo contesto l’indirizzo punitivo è del tutto sostituito da quello rieducativo.
Il ruolo dello psicologo nel carcere
Lo psicologo valuta il profilo personale del detenuto, focalizzandosi sulla causa del suo disadattamento sociale.
In secondo luogo interviene sul comportamento, tramite un apposito piano terapeutico e rieducativo, che permette al condannato di rielaborare le proprie ansie e le proprie problematiche psicologiche.
Lo psicologo penitenziario, di solito, interviene prima della condanna; all’ingresso in carcere rilascia una scheda riguardante lo stato mentale del soggetto, in base alla quale viene elaborata la misura carceraria.
Un altro compito, molto importante, svolto dallo psicologo penitenziario, è quello di fornire un sostegno psicologico ai carcerati. Proviamo ad immaginare cosa succede nel mondo delle carceri: celle super affollate, persone di etnie completamente diverse rinchiuse in pochi metri quadri, problemi di comunicazione, restrizione della libertà personale, seri disturbi psicologici, problemi di igiene, etc.
In un contesto del genere, il lavoro dello psicologo risulta a dir poco indispensabile, ma soprattutto critico e delicato. Stiamo sempre parlando di persone che hanno commesso un reato: c’è chi ha ucciso, chi ha violentato, chi ha rubato, ecc. quindi non è facile lavorare a stretto contatto con queste persone.
Lo psicologo ha delle grandi responsabilità sul detenuto; partecipa anche al Consiglio di Disciplina dove esprime un proprio parere, che può sottoporre il detenuto ad una successiva misura restrittiva.
Oltre alle attività sopra descritte vanno ricordati gli interventi psicologici rivolti a casi particolari come ad esempio detenuti con malattia mentale, pedofili, serial killer, pentiti, collaboratori di giustizia, ecc.
Quindi possiamo dire che lo psicologo in carcere lavora su più fronti:
- Sulla tutela del benessere psicofisico del condannato;
- Sulla valutazione della sicurezza sociale del condannato e di tutto il personale penitenziario;
- Sul giudizio e sulla pena del condannato.
Il contributo degli psicologi penitenziari è quindi quello di introdurre nell’istituzione penitenziaria una visione nuova dell’uomo, fatto di dinamiche psicologiche e fisiche.
Il rapporto tra il detenuto e lo psicologo
Di solito il colloquio con lo psicologo viene richiesto direttamente dal detenuto, in rari casi è richiesto su segnalazione della Direzione dell’Istituto. Questo si verifica qualora il detenuto manifesti sintomi di disadattamento (sciopero della fame, azioni autolesionistiche, indisciplina ed insubordinazione), che il sistema penitenziario non riesce a contenere, attraverso una semplice terapia farmacologica o un trattamento intramurario (corsi scolastici, formazione professionale, ecc.). In questi casi specifici, viene a mancare il rapporto di corrispondenza tra l’utente e lo specialista. Il detenuto, il più delle volte, si rifiuta di collaborare, perché vede il trattamento psicologico come un’imposizione.
Lo psicologo, quindi, si muove su un terreno delicato, dove risulta molto difficile costruire un rapporto di fiducia, presupposto fondamentale per una buona riuscita della terapia.
Lo specialista si trova tra il “curare” e il “punire“, tra le esigenze “sanitarie” e quelle “giudiziarie”.
Per questo è fondamentale il colloquio, la capacità di ascolto e la relazione con il detenuto.
A tal proposito, risulta necessario informare sempre, in modo chiaro e trasparente, il detenuto sul ruolo svolto dallo specialista, sui propri compiti, sui propri limiti e sugli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Solo in questo modo è possibile instaurare un rapporto onesto, fondato sulla fiducia e sulla reciproca collaborazione.
Tra storiografia ufficiale e verità negate un posto speciale spetta a alla Preistoria Campana, già prima della grande scoperta di Lòngola
La storia la scrivono i vincitori. Non ci ricordiamo chi l’abbia detto, ma noi aggiungiamo che i vincitori la farciscono di menzogne.
E’ il caso della triste sorte del Regno delle due Sicilie finito nelle grinfie dei Savoia per una scelta strategica di politica mediterranea dell’Inghilterra dell’Ottocento – allora potenza planetaria – in previsione della realizzazione del Canale di Suez che avrebbe restituito ruolo centrale nella Storia ai popoli che si affacciavano sulle sue sponde
Si, diciamolo subito che questa è, al di là della Storia come ce la hanno fatta conoscere, l’antiStoria vera della nostra Italia riunita sotto il vessillo tricolore, che poi in origine era un vessillo massonico. Ma questo è un aspetto incidentale.
Certo è invece il fatto che la Massoneria inglese e quella europea – uscita dal Secolo dei Lumi nutrita di giacobinismo carbonaro – giocarono un ruolo fondamentale nella strategia della riunificazione, sotto un’unica bandiera, dei tanti degli staterelli che si dividevano la penisola italiana.
Purtroppo, tra quegli staterelli c’era il più antico stato d’Europa e, in assoluto, il più grande e ricco d’Italia, fondato dai Normanni circa diciassette secoli prima. La sua cancellazione era peraltro l’obiettivo primario dell’Inghilterra.
Dobbiamo partire perciò dalla sorte del grande Regno delle due Sicilie, finito nelle mani del piccolo regno dei Savoia, per capirci qualcosa.
Gli Inglesi infatti erano rimasti indispettiti dalla perdita dello sfruttamento delle miniere di zolfo siciliano, allora risorsa strategica militare fondamentale, perché serviva per la polvere da sparo.
Gli Inglesi erano altresì preoccupati della possibilità che la flotta borbonica, allora la terza forza marinara in Europa, avesse potuto acquisire un ruolo dominante nel Mediterraneo con l ‘apertura del Canale di Suez.
Quest’opera avrebbe restituito ruolo centrale nella Storia ai popoli che si affacciavano sulle sue sponde. E l’Inghilterra volle cambiare il corso della Storia. Ma la storia la scrivono i vincitori.
Chi vince, dunque, ha sempre ragione. Lapalisse insegna.
Ma c’è un’altra Storia in cui vince alla fine chi ha con sé la forza delle verità negate dai Vincitori. Alla luce delle verità negate tenteremo quindi di illuminare questa vicenda che già a suo tempo suscitò un vivace dibattito soffocato dalla retorica agiografica risorgimentale.
E’ pacificamente condiviso il fatto che l’Inghilterra nella vicenda assegnò alla Massoneria un ruolo politico non ufficiale, ma non occulto.
D’altra parte la Massoneria inglese e quella europea, compresa quella italiana, uscite dal Secolo dei Lumi nutrite di giacobinismo – che si tingeva
di carboneria nel caso di quella italiana – giocarono un ruolo fondamentale.
La tendenza antiborbonica e liberale della massoneria italiana fu perciò ampiamente strumentalizzata dalle mire strategiche degli Inglesi sulla penisola italiana, che essi volevano libera dai Borbone e asservita a una monarchia europea di scarso rango.
Era questo l’obiettivo primario, anche in danno al Papato di Roma, il cui ridimensionamento era ovviamente gradito anche alla Chiesa Anglicana.
L’obiettivo fu raggiunto, favorendo la impresa comunque travolgente e straordinaria di Garibaldi e facendo poi salire sul trono del Regno d’Italia una monarchia rozza e indebitata fino al collo, rappresentata al vertice da Vittorio Emanuele II. Quest’ultimo, divenuto Primo Re d’Italia conservò intatto il proprio nome, compreso il numerale “secondo” (!). Con somma iattanza e brutalità il nuovo Re parlò di annessione, dando prova di totale assenza di sensibilità istituzionale nei confronti di tutti i nuovi cittadini del neonato Regno d’Italia, riuniti sotto un’unica bandiera.
La storia la scrivono quindi i vincitori. Ma non sempre riescono a cancellare l’antiStoria dei vinti. Noi proviamo a scriverne ora un capitolo che tocca da vicino Lòngola. E, cosa c’entri Lòngola in tutto questo è presto detto.
La Valle del Sarno era stata da poco esplorata da un tenace archeologo emiliano, Innocenzo DALL’OSSO, che aveva scavato e indagato con coscienza libera da pregiudizi gli insediamenti preistorici della Valle del Sarno. Egli ne aveva colto l’originalità, svelandone la complessità della cultura e della organizzazione territoriale. La riteneva superiore rispetto a quella delle Terramare dell’Italia del Nord, che conosceva bene per avervi lavorato da giovane.
Per questo motivo si trovò però presto come un vaso di terracotta a competere con vasi di ferro. Questi ultimi erano rappresentati da numerosi esponenti della intellighentia codina e codarda dell’ Archeologia togata dei primi decenni del secolo scorso. Noi ci occuperemo delle peripezie faticose del giovane archeologo – DALL’OSSO appunto – divenuto funzionario presso la allora Soprintendenza Archeologica di Napoli nel Sud dell’Italia da poco riunificata. La sua colpa fu soprattutto questa: teorizzare il primato della Preistoria campana. DALL’OSSO la pagò duramente.
“Ma la sua figura di studioso e ricercatore originale oggi si va rivalutando, come merita.” Ci premette il dr Antonio MORLICCHIO, noto psichiatra scafatese e studioso di Meridionalismo, che intervisteremo nella prossima puntata.
Federico L.I. Federico
(1- continua)
L’ex Milan Wilkins è grave: problemi al cuore
E’ ricoverato in condizioni critiche a Londra a causa di grave problema cardiaco l’ex capitano della nazionale inglese Ray Wilkins. Secondo quanto riferito dalla moglie Jackie al ‘Daily Mirror’, l’ex centrocampista che gioco’ anche tre stagioni nel Milan avrebbe subito un arresto cardiaco la scorsa notte in casa e sarebbe caduto. Portato in ospedale, il St.George’s University Hospital, e’ stato posto in coma indotto e ricoverato in terapia intensiva. “Sono molto preoccupata, la situazione e’ davvero grave”, ha detto al giornale la moglie. Wilkins, 61 anni, vanta 84 presenze nella nazionale dei Tre leoni, di cui fu capitano per dieci volte, e nella sua lunga carriera ha militato soprattutto al Chelsea e al Manchester United, prima di passare al Milan nel 1984, disputando in rossonero oltre 70 partite. Lasciato il calcio giocato nel 1997, e’ diventato allenatore, ricoprendo a lungo il ruolo di vice al Chelsea, collaborando anche con Gianluca Vialli e Carlo Ancelotti. Ultimamente e’ diventato opinionista tv.
Scafati, panico in via Tricino per l’incendio di un’auto. IL VIDEO
Panico in mattinata a Scafati per un incendio che ha coinvolto un’auto. E’ accaduto in via Tricino la strada che collega via Passanti con il popoloso quartiere di san Pietro. Sul posto i vigili del fuoco e i carabinieri per gli accertamenti di rito e le indagini. Il traffico nella zona è completamente paralizzato, una donna probabilmente la proprietaria dell’auto, è stata colta da malore per lo spavento. L’incidente è accaduto poco dopo le 11. Una donna alla guida di una Autobianchi era in transito in via Passanti quando ha sentito odore di bruciato dal motore. Si è resa conto che qualcosa non andava e si è infilata in una traversa di via Tricino. Ha fatto giusto in tempo a scendere che l’auto ha preso fuoco e poi è scoppiata perchè vi era montato un impianto Gpl anche se in quel momento l’auto viaggiava a benzina. Tanto spavento per la signora. I vigili del fuoco hanno impegnato un po di tempo per spegnere le fiamme.
Sebastiano Vangone
Broker italiano ucciso in Messico, la compagna: ‘Depistaggi, gli hanno rubato tutto’
Il cartello con scritto ‘questo mi e’ successo per essere un ladro’ trovato accanto al corpo senza vita di Alberto Villani, il broker pavese ucciso in Messico, “e’ solo un depistaggio, in Messico i criminali usano cosi’. Me l’ha detto anche la polizia del posto”: Astrid Rodriguez, la compagna del 37enne, lo ha sottolineato alla Provincia pavese, spiegando che “Alberto e’ stato spogliato dei suoi averi”. “Mancavano quattro anelli d’oro – ha raccontato la donna originaria del Salvador – ed e’ scomparso anche il portafogli con il denaro cambiato a Citta’ del Messico. Tutto scomparso nel nulla e qualcuno e’ entrato nella sua camera di albergo nella citta’ di Cuatla e ha portato via anche la sua valigia. E’ un giallo – ha aggiunto – ma sono fiduciosa nelle indagini iniziate dalla polizia messicana. Voglio sapere ad ogni costo chi sono quegli assassini e perche’ mio marito e’ stato ucciso”. Il broker, nato a Valencia da padre italiano, si trovava in Messico per lavoro. Anche su questo indaga la polizia. “Io non conosco quegli uomini d’affari messicani. Mio marito li indicava solo con il nome di battesimo perche’ non parlava spesso del suo lavoro. Niente di piu’ ma posso dire che nelle nostre telefonate giornaliere non era mai preoccupato”. “Era un uomo onesto – ha concluso – e questo deve essere chiaro a tutti”.
Crollo nel Milanese: 2 bimbi ustionati e in gravi condizioni
Farebbero parte di due famiglie le nove persone coinvolte nel crollo della palazzina di Rescaldina nel Milanese in cui sono rimaste coinvolte nove persone. Il 118 ha spiegato che dei quattro bambini coinvolti due sono stati portati in codice verde all’ospedale di Busto Arsizio (Varese) mentre altri due, uno di 9 e uno di sei anni, ustionati al volto e intubati, sono stati portati all’ospedale di Legnano (Milano) per essere poi trasferiti rispettivamente a Torino con l’elisoccorso e al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano. Al Niguarda con l’elisoccorso e’ stato portato anche un ustionato, mentre un altro e’ stato portato a Monza. Un uomo con un trauma e’ stato trasportato all’ospedale di Varese, mentre un altro in codice verde e’ stato portato a Busto. In tutto sono intervenuti due elicotteri, due mezzi avanzati e altre due e’quipe sanitarie di supporto, 10 ambulanze. Intervento della squadra Usar (Urban Search and Rescue) su iniziativa dei vigili del fuoco.
Napoli, fiaccolata per i tre scomparsi in Messico
Napoli. E’ in programma questa sera una nuova fiaccolata, organizzata dall’associazione “rione case nuove Caldarelli in favore dei tre nostri fratelli scomparsi in Messico”, come si legge sul volantino affisso nelle strade del quartiere.L’appuntamento è per questa sera, alle 21,30 in via Padre Ludovico da Casoria, da dove partirà la manifestazione che si svolgerà accompagnata dal carro della Madonna dell’Arco. “Accorrete in tanti”, l’appello del presidente Antonio Caldarelli che firma il manifesto. Intanto dopo le notizie diffuse ieri dall’avvocato Falleti, legale della famiglia secondo il quale i tre ovvero Raffaele Russo, il figlio Antonio e il nipote Vincenzo Cimmino, sarebbero ancora in vita nonostante siano trascorsi circa due mesi senza avere notizie. L’unica certezza e che i tre sono stati consegnati da un gruppo di poliziotti corrotti (4 già arrestati e processati) nelle mani dei pericolosi criminali del Cartel Jalisco Nueva Generation.
E’ morto Luigi De Filippo. L’ultimo discorso a teatro.IL VIDEO
E’ morto a Roma, all’eta’ di 87 anni, Luigi De Filippo. Ne danno notizia fonti vicine alla famiglia. Attore, regista e commediografo, figlio di Peppino De Filippo, ultimo erede della storica dinastia, era nato a Napoli il 10 agosto 1930. Fino a meta’ gennaio era stato in scena, con ‘Natale in casa Cupiello’, al Teatro Parioli di Roma di cui era direttore artistico.
Tra i primi a commentare la morte di De Filippo è stato, via Twitter, Clemente Mimun. Sui social corre il cordoglio dei tanti che piangono l’ultimo erede della dinastia di maestri del teatro. Figlio di Peppino De Filippo e Adele Carloni, nel 1949 Luigi era salito sul palco del Teatro Valle di Roma con una rivista scritta da lui e intitolata ‘Questa sera alle nove’ e la recita assieme ai suoi compagni di liceo, ottenendo un grande successo; nel 1951, a 21 anni, aveva debuttato nella compagnia paterna e nella pellicola-capolavoro dello zio Eduardo, Filumena Marturano. Negli anni successivi, nonostante diversi ruoli cinematografici, era tornato sempre sul palcoscenico, debuttando nel 1973 al Teatro Parioli di Roma con la prima commedia scritta di suo pugno, ‘Storia strana su una terrazza napoletana’, a fianco al padre Peppino. Nel 1978 aveva lasciato la compagnia paterna per fondarne una propria ed oltre a recitare le commedie di famiglia aveva interpretato anche Gogol’, Molie’re, Pirandello. Piu’ volte premiato con il Biglietto d’oro, campione d’incassi, aveva ricevuto diverse onorificenze. Nel 2011 era diventato direttore artistico del Parioli.
Carabiniere uccise il padre, assolto: perché ‘incapace di intendere e volere’
A distanza di due anni dal delitto commesso lungo l’autostrada Caserta – Salerno nei pressi del casello di Mercato San Severino il gup del Tribunale di Nocera Inferiore arriva l’assoluzione perché al momento del fatto l’assassino era incapace di intendere e di volere. Il delitto vede coinvolto un 45enne, Girolamo De Santo, maresciallo dei carabinieri che con un colpo di pistola di ordinanza ha ucciso il padre 73enne. “Tu sei il diavolo”, questa la frase pronunciata dal militare, sospeso dal servizio, prima di uccidere il genitore, un ex dirigente scolastico, mentre erano in macchina. Il padre era alla guida della vettura, il figlio al lato passeggero. I due tornavano dalla Sicilia e nel corso di un diverbio gli ha sparato facendo sbandare l’auto. Poi lasciò la macchina e venne ritrovato nella notte in uno stato confusionale. Nella macchina vennero ritrovati la fondina della pistola di ordinanza, il tesserino di riconoscimento, un bossolo 9×19 ed effetti personali ed indumenti del miliari. Appena dopo l’omicidio il carabiniere fu detenuto in un reparto psichiatrico del carcere salernitano di Fuorni e subito dopo collocato in due diverse strutture per controllare il suo stato di saluto mentale. La sentenza emessa assolve l’ex maresciallo senza affidarlo a strutture che si occupano di disturbo della personalità ma dovrà seguire in ogni caso la prescrizione di una cura medica.
Pasqua a tavola con cibi sani: controlli e multe dei carabinieri in tutta la Campania
Durante la settimana precedente la pasqua i carabinieri forestali hanno svolto controlli straordinari in allevamenti di ovini e caprini in tutta la Campania.
In provincia di Napoli sono state sanzionate una macelleria ai Colli aminei e una a Nola: su etichette e confezioni di carne di agnello riportavano informazioni scorrette.
In provincia di Caserta sono stati sottoposti a controllo 14 allevamenti e circa 6400 capi ovo-caprini, 1500 dei quali sotto i 6 mesi di età.
in 4 allevamenti sono state riscontrate irregolarità nell’identificazione dei capi e sull’aggiornamento dei registri di stalla; in un allevamento è stato trovato latte privo di tracciabilità.
In provincia di Avellino, sono stati denunciati per la macellazione clandestina di 5 agnelli il proprietario 59enne di un fondo di Fontanarosa, un 59enne di Pietradefusi e un 38enne di Bagnoli Irpino titolare di un allevamento di ovini: stavano macellando gli animali senza seguire le norme igieniche e senza aver prima proceduto al previsto stordimento delle bestiole. in una casetta di legno nei pressi del fondo i carabinieri hanno sequestrato 26 agnelli, presumibilmente prossimi alla macellazione, tenuti in assenza dei minimi requisiti igienico-sanitari.
Squestrati all’imprenditore anche i 250 agnelli che teneva nel suo allevamento su cui saranno eseguiti i prelievi ematici per attestarne le condizioni sanitarie e l’assenza di malattie infettive. le stalle erano peraltro abusive dal punto di vista edilizio perché costruite in zona sottoposta a vicolo paesaggistico-ambientale in quanto nella “fascia di rispetto” del “torrente Fredane”. Sigilli dunque alla struttura e agli attrezzi (coltelli, acciarini, compressore, strumenti di pesatura e ganci); immediata la distruzione delle carni.
Durante le verifiche è emerso persino che i cani da pastore erano privi dei microchip identificativi per cui si è proceduto alle sanzioni amministrative a carico dei proprietari. Sempre nell’avellinese, in una macelleria di Mercogliano, è stato scoperto che veniva commercializzata carne di agnello pubblicizzata come “allevata in Italia” ma proveniente da allevamenti spagnoli. A San Potito Ultra, invece, un anziano esercitava l’attività di allevatore di ovicaprini senza autorizzazioni né iscrizione alla banca dati veterinaria e senza un registro di stalla: sequestrati 50 capi.
Nel Beneventano denunciati 2 titolari di aziende zootecniche per macellazione clandestina: sequestrate 11 carcasse senza indicazioni di tracciabilità, pelli ovine e farmaci veterinari.
In provincia di DSalerno è stata scoperta la macellazione clandestina in corso in 2 aziende zootecniche di atena lucana e san gregorio magno: denunciati i titolari, sequestrati i capi macellati.
Napoli, ferito a colpi di pistola: dice di essere rimasto vittima di una rapina
Napoli. Ferito alla gamba in seguito ad un tentativo di rapina dell’automobile: e’ quanto ha raccontato alla Polizia di Stato un 36enne. L’uomo, che e’ arrivato ferito la scorsa notte all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, ha detto che mentre si trovava a Casoria , in via Aldo Moro, e’ stato vittima di una tentata rapina dell’auto di proprieta’ del cugino. Una volante di Afragola ha effettuato controlli ma sul posto non ha riscontrato nulla di riconducibile a spari e aggressioni. La vittima, la cui versione e’ al vaglio, ha precedenti per ricettazione, spaccio, furto aggravato. Effettuati controlli anche sull’auto che, dopo la tentata rapina, e’ risultata essere stata pulita e lavata. Per la vittima, trenta giorni di prognosi; indagini sono in corso.
Napoli, “Vogliamo restare”: baby gang aggredisce dipendente del fast food
Napoli. Non volevano alzarsi dai tavolini del McDonald’s, nonostante fosse quasi l’una di notte e il fastfood dovesse chiudere. Cosi’ e’ nato un diverbio tra gli addetti alle pulizie e un gruppo di ragazzini durante il quale uno di loro ha colpito con una sedia il dipendente. E’ accaduto la scorsa notte nelle galleria Umberto I di Napoli. Secondo quanto raccontato alla Polizia di Stato dalla vittima, il gruppo era composto da circa 7-8 ragazzini e chi lo ha colpito aveva molto probabilmente un’eta’ compresa tra i 13 e 15 anni. Subito dopo l’aggressione, il gruppo e’ scappato lungo via Toledo; e’ stato anche notato da alcuni militari che erano in servizio in strada. Nell’area interessata dall’aggressione, ci sono telecamere sia di McDonald’s che di un negozio adiacente: le immagini, quindi, potrebbero dare un volto agli aggressori. Indagini sono in corso per rintracciarli. Tre i giorni di prognosi per la vittima.
Vitalizi: ecco i nomi di quelli che possono perderlo
Da vecchi leoni della Dc, come Ciriaco De Mita o Gerardo Bianco, ad ex presidenti della Camera della Seconda Repubblica, come Gianfranco Fini, Fausto Bertinotti o Irene Pivetti, passando per Massimo D’Alema e alcune centinaia di ex deputati, senza dimenticare le vedove di ex parlamentari. Ammonta a circa 2.600 il numero di ex che percepiscono i vitalizi, presi di mira da M5s, dopo la loro abrogazione nel 2012 per i depurati in carica.
Il vitalizio, introdotto negli Anni Ottanta, consisteva in un assegno che il parlamentare incassava a vita una volta tornato alla vita civile.
Nel 2012 la riforma ha trasformato il vitalizio in una pensione, dunque percepita al compimento del 65esimo anno di età, quindi calcolata con metodo contributivo (pro rata). Analogamente a quanto avvenne con la riforma Dini delle normali pensioni nel 1995, il pregresso venne fatto salvo, sulla base di alcune sentenze della Corte Costituzionale per le quali i diritti acquisiti sono intangibili. Il che significa che gli assegni degli ex parlamentari non sono stati toccati e che la parte della futura pensione dei parlamentari in carica maturata fino al 2012, viene calcolata col vecchio metodo.
Il piano di M5s è trasformare in pensioni calcolate con metodo contributivo sia i vitalizi degli ex parlamentari, sia la parte maturata fino al 2012 dai parlamentari attualmente in carica. Il che comporterebbe un taglio agli assegni con un risparmio per le casse di Camera e Senato.
Sulle barricate gli ex parlamentari che hanno una Associazione che ne raccoglie 1.500, oggi guidati da Antonello Falomi che mette in guardia: “noi siamo pronti a contribuire ai risparmi, ma l’unico modo che rispetti le sentenze della Consulta è un contributo di solidarietà”. “Il vero pericolo – aggiunge Falomi – è introdurre un pericoloso precedente nel sistema per il ricalcolo delle pensioni degli italiani, come chiede il Fmi. Non a caso Cottarelli è considerato dai M5s a loro vicino”. Senza contare “le numerose vedove di ex parlamentari che hanno in quell’assegno l’unico mezzo di sostentamento”.
Essendo stati introdotti da una delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato, i vitalizi possono essere modificati da una analogo atto, senza bisogno di una legge. E a M5s, che ha fatto man bassa di cariche negli uffici di presidenza delle due Camere, manca solo un voto per avere la maggioranza e portare a termine il loro piano.
Crolla una palazzina: estratte vive tre persone
Un crollo si è verificato, stamani, in una palazzina nell’hinterland a nord ovest di Milano. Secondo le prime informazioni sul posto i vigili del fuoco avrebbero già estratto vive tre persone dalle macerie dello stabile di due piani, parzialmente crollato. Una sarebbe in corso di recupero in questi minuti. Un’altra sarebbe stata individuata sotto le macerie. Sul posto i soccorritori stanno scavando tra le macerie. Nel crollo della palazzina ci sono almeno cinque persone coinvolte.
Ventuno comuni al voto in provincia di Napoli: i 5 Stelle alla prova delle amministrative
La data per le prossime elezioni comunali e ormai stabilita. Il prossimo 10 giugno ben 23 comuni della Provincia di Napoli, circa 700 mila elettori, sceglieranno il proprio primo cittadino. Tra i comuni maggiori vi sono Torre del Greco e Castellammare di Stabia con circa 130 mila elettori che si recheranno alle urne per scegliere chi indosserà la fascia tricolore per i prossimi 5 anni. Salvo sorprese. Infatti sono molto i comuni in cui si è registrata una crisi politica con conseguente fine traumatica della consiliatura. Come Quarto, dove il primo ex sindaco 5S Rosa Capuozzo ha terminato anzitempo la sua travagliata esperienza amministrativa dopo l’uscita dal movimento si Beppe Grillo e la crisi di maggioranza. Castellammare ha visto lo scorso gennaio terminare l’avventura a Palazzo Farnese del sindaco Antonio Pannullo (PD), sfiduciato in notturna da una grossa fetta della sua stessa maggioranza innanzi al notaio. Torre del Greco ritorna al voto dopo l’arresto del sindaco Ciro Borriello e le polemiche con conseguenti dimissioni che ne seguirono. Gli altri comuni al voto per fine traumatica della consiliatura sono Caivano, Casandrino, Cimitile e Villa.
Afragola, Boscoreale, Brusciano, Cercola, Cicciano, Forio, Ottaviano, Palma Campania, Pollena Trocchia, Qualiano, San Giuseppe Vesuviano, Sant’Agnello, San Vitaliano e Scisciano arrivano invece al voto dopo la scadenza naturale. In tutti i comuni si attendono sfide al vetriolo, una vera e propria resa dei conti nell’establishmebt della politica campana. Cercherà di approfittarne il M5S forte del risultato alle elezioni politiche del 4 marzo e pronto a mettere a regime l’onda anomala di consensi che proprio in Campania ha visto i pentastellati annientare gli avversari. Ma non tutto è scontato: le amministrative prevedono il voto disgiunto e preferenze dirette per i candidati consiglieri e molto dipenderà, a questo punto, dalla composizione delle liste. Gli elettori infatti in questo caso si troveranno a dare la propria preferenza sul nome dei candidati, non sarà dunque un voto aperto e d’opinione. Scenario che potrebbe di nuovo mescolare le carte nel napoletano. Appuntamento dunque al 10 giugno. L’assalto alle fascia tricolore e iniziato.
Alberto Ferretti
Anacapri. Costanzo Federico: “Comune unico? Meglio sinergia tra i due enti su temi legati al benessere dei cittadini
Anacapri. E’ sempre acceso il tema relativo all’unificazione dei comuni di Capri ed Anacapri. Un tema delicato che può essere ovviato creando una sinergia tra i due enti presenti sull’isola. E’ quanto ha espresso Costanzo Federico, già consigliere con delega alle Politiche Sociali del comune di Anacapri. “E’ da qualche settimana che si è nuovamente acceso il dibattito sulla possibilità di fusione dei comuni dell’Isola di Capri – scrive – A tal proposito essendo stato, nella passata legislatura, consigliere incaricato alle Politiche Sociali del Comune di Anacapri, avrei piacere a muovere alcune osservazioni in merito.
Siamo reduci da un voto nazionale che tanto ha detto ed ha fatto intendere (mi auguro!) a chi è in prima linea a far politica ad ogni livello e siamo alla vigilia, tra un anno, del voto per rinnovare i consigli comunali dell’isola. Ritengo abbastanza inutile porre un tema del genere come il Comune Unico che risulta essere divisivo, fazioso ed estremamente delicato nella sua trattazione e valutazione.
Certamente – prosegue – l’Isola di Capri porta con se potenzialità naturali, venuteci per Grazia di Dio, ma al contempo ha tante potenzialità ancora inespresse che sono rimesse alla bontà ed alla bravura di coloro che sono chiamati a servire attraverso ruoli politici, la propria popolazione. E’ evidente che Anacapri e Capri nonostante siano confinanti abbiano delle profonde diversità legate al territorio, alle tradizioni, alla storia ma è anche vero che in fondo Capri è percepita ai più come un’unica entità ed un’unica isola, con un solo approdo, una sola rete viaria, una sola IMMAGINE e via di questo passo. Pertanto ciò rende necessario una reale sinergia tra i due Enti su molteplici temi e problematiche relative al benessere dei cittadini residenti e dei tanti ospiti che arrivando sull’isola, ancora numerosi, ci consentono di vivere. Con le politiche sociali lo abbiamo realizzato con l’ ingresso dapprima nell’ambito territoriale con i Comuni della penisola sorrentina e successivamente, vivaddio, tra i soli comuni di Capri. E mi chiedo perché non estendere l’esperienza delle Politiche Sociali agli altri servizi e funzioni comunali? Mi riferisco all’Unione dei Comuni, prevista dall’art.32 del TUEL che prevede un Ente costituito da Comuni contermini finalizzato all’esercizio associato di funzioni e servizi. Ad esempio la condivisione di politiche di sviluppo territoriale, viabilità e trasporti, marittimi e terrestri, gestione del personale, rifiuti. Sarebbe un giusto compromesso tra il Comune unico e quindi la fusione ed il semplice tavolo tecnico su determinate problematiche che spesso e volentieri porta a nulla di fatto o a soluzioni di compromesso o a semplici scambi di opinioni. Ci sono tante tematiche che andrebbero condivise sinergicamente ed organicamente che riguardano il futuro di questo territorio da qui a trent’anni. E penso in primis all’economia interna dell’isola, al problema abitativo che le nuove generazioni si troveranno ad affrontare e con esso la prospettiva di un futuro felice in questa terra. Penso all’ analisi del tasso di natalità, al sostegno reale verso coloro che rappresentano il punto “debole” della società, i disabili, gli anziani, i poveri! Penso alla cultura ed alle bellezze che andrebbero rimesse al centro delle politiche isolane quali ad esempio la Certosa, Villa Jovis, la riscoperta della storia che ha fatto grande nei secoli l’intera isola di Capri. Accantoniamo i campanilismi, le faziosità e piuttosto riuniamo le forze con serietà e serenità per prendere in mano questa bellissima isola e proiettarla nella modernità facendo in modo che nel prossimo futuro questa possa ancora sorridere a noi capresi nella qualità di abitanti e titolari della nostra terra e non come “ospiti” che per forza di cose dovranno ammirarla da lontano”.
Crolla palazzina nel Milanese: tutti i salvi i 9 abitanti
Sono state tutte tratte in salvo le persone ferite nel crollo di una palazzina avvenuto stamani a Rescaldina, nel Milanese. Lo hanno confermato i carabinieri, che insieme ai Vigili del fuoco sono accorsi sul posto. Le persone estratte dalle macerie sono state nove, nessuna sarebbe in pericolo di vita. Il crollo si e’ verificato, stamani, in una palazzina a Rescaldina in provincia di Milano. Secondo le prime informazioni sul posto i vigili del fuoco che insieme con i soccorritori sono sul posto e stanno scavando tra le macerie. Nel crollo della palazzina di due piani a Rescaldina, nell’hinterland a nord ovest di Milano.



