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Napoli, donna accoltellata sul bus da un 39enne di Pianura

Napoli – Un pomeriggio di terrore su un autobus di linea a Napoli. Una donna di 32 anni è stata aggredita e accoltellata al volto e alle braccia da uno sconosciuto mentre si trovava a bordo del mezzo pubblico. L’episodio si è verificato in via Simone Martini, nella zona collinare.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i militari del nucleo Radiomobile dei carabinieri, che sono riusciti a bloccare l’aggressore poco dopo il folle gesto. Si tratta di un uomo di 39 anni, residente a Pianura, che al momento non sembra avere alcun legame con la vittima. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe agito senza un apparente motivo.

La 32enne, seppur ferita in modo grave, è sempre rimasta cosciente. Immediatamente soccorsa, è stata trasportata in codice rosso all’ospedale Cardarelli. I sanitari escludono al momento pericolo di vita, ma la prognosi resta riservata.

Gli investigatori stanno ora ascoltando eventuali testimoni presenti sul bus per ricostruire l’esatta dinamica dell’accoltellamento e fare piena luce sulla vicenda.

L’uomo ha rischiato il linciaggio ed è stato insultato pesantemente mentre è sceso dal bus con i carabinieri ed è entrato nella gazzella.

 

Superenalotto, sei 5 centrano il colpo ma il Jackpot continua a crescere

Ancora nessun vincitore del “6”, e il sogno milionario continua a crescere. L’estrazione di oggi del Superenalotto lascia ancora aperta la caccia al jackpot, che dopo il concorso odierno sale a 130,3 milioni di euro, una cifra capace di alimentare speranze e strategie di milioni di giocatori in tutta Italia.

Nel concorso di oggi, però, non sono mancate le soddisfazioni: sei fortunati giocatori hanno centrato il “5”, portandosi a casa 30.632,55 euro ciascuno. Una vincita importante, anche se lontana dal colpo della vita che tutti attendono con il “6”.

I numeri dell’estrazione di oggi

La combinazione vincente del concorso n. 37 del Superenalotto è stata:

7 – 23 – 39 – 62 – 63 – 78

  • Numero Jolly: 22

  • Numero SuperStar: 35

Numeri che, come sempre, diventano subito oggetto di analisi tra appassionati e giocatori abituali: dalla presenza di due numeri consecutivi nella fascia alta alla distribuzione tra numeri bassi e alti, fino alla curiosità del 7, numero spesso associato alla fortuna.

Jackpot sempre più ricco

Il dato che più colpisce, ancora una volta, è l’assenza sia del “6” sia del “5+1”. Questo significa che il montepremi continua a crescere estrazione dopo estrazione.

Per il prossimo appuntamento con il Superenalotto il jackpot in palio sarà infatti di 130.300.000 euro, una cifra che potrebbe cambiare la vita a chi riuscirà a centrare la combinazione perfetta.

Le vincite del concorso Superenalotto/Superstar n.37

Superenalotto

  • Punti 6: 0 vincite – 0,00 €

  • Punti 5+1: 0 vincite – 0,00 €

  • Punti 5: 6 vincite – 30.632,55 €

  • Punti 4: 470 vincite – 398,01 €

  • Punti 3: 19.979 vincite – 28,20 €

  • Punti 2: 333.874 vincite – 5,24 €

SuperStar

  • Punti 6 SuperStar: 0 vincite – 0,00 €

  • Punti 5+ SuperStar: 0 vincite – 0,00 €

  • Punti 5 SuperStar: 0 vincite – 0,00 €

  • Punti 4 SuperStar: 0 vincite – 0,00 €

  • Punti 3 SuperStar: 76 vincite – 2.820,00 €

  • Punti 2 SuperStar: 1.748 vincite – 100,00 €

  • Punti 1 SuperStar: 10.391 vincite – 10,00 €

  • Punti 0 SuperStar: 21.800 vincite – 5,00 €

Altre vincite

  • Seconda Chance 50 €: 107 vincite – totale 5.350 €

  • Seconda Chance 3 €: 16.098 vincite – totale 48.294 €

  • WinBox 1: 2.208 vincite – totale 55.200 €

  • WinBox 2: 260.493 vincite – totale 530.206 €

Il commento finale

L’estrazione di oggi conferma un trend ormai chiaro: il jackpot del Superenalotto continua a salire e rende ogni nuovo concorso sempre più atteso. Con 130,3 milioni di euro in palio, la prossima estrazione potrebbe trasformarsi in uno degli appuntamenti più seguiti dagli appassionati della lotteria.

Nel frattempo, sei giocatori festeggiano una vincita importante con il “5”, mentre migliaia di altri portano a casa premi minori grazie al SuperStar e alle opzioni di gioco aggiuntive.

La domanda che ora si fanno tutti è una sola: il prossimo concorso sarà quello giusto per vedere finalmente centrato il “6”? Il conto alla rovescia è già iniziato

Sal Da Vinci scende in campo: una partita per la «Fondazione Domenico»

Napoli – Una promessa nata sotto il segno della solidarietà, nel cuore pulsante dei festeggiamenti per il recente trionfo sanremese. A Napoli, tra l’affetto degli abitanti della Torretta, Sal Da Vinci ha annunciato un’importante iniziativa benefica: l’organizzazione di una partita di calcio che vedrà protagonista la Nazionale Cantanti.

L’obiettivo è chiaro e nobile: raccogliere fondi a sostegno della fondazione intitolata a Domenico, il bambino di soli due anni e mezzo tragicamente scomparso in seguito al trapianto di un cuore risultato danneggiato.

L’omaggio alla determinazione di una madre

Il progetto nasce dal profondo legame con la storia di Patrizia, la madre di Domenico, diventata il simbolo di una battaglia coraggiosa per la verità e la giustizia. È lei, infatti, la promotrice della fondazione che porta il nome del figlio.

“Questa mamma è un esempio straordinario, non si è mai arresa”, ha dichiarato Sal Da Vinci, sottolineando come il suo impegno non sia solo una ricerca di risposte sul passato, ma un gesto volto a prevenire il ripetersi di simili tragedie in futuro.

Il plauso delle istituzioni

Alla festa era presente anche il deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha voluto rimarcare l’importanza dell’iniziativa: “Ancora una volta, l’amore prevale sulle polemiche”, ha commentato.

“La battaglia per ottenere giustizia sta proseguendo con fermezza. Grazie al lavoro della fondazione guidata dalla mamma di Domenico, sarà possibile offrire un supporto concreto e lavorare affinché casi drammatici come il suo non debbano più ripetersi”.

Il sostegno del mondo dello spettacolo, unito alla determinazione della famiglia e delle istituzioni, punta ora a trasformare il dolore in una risorsa preziosa per la comunità.

Casavatore dà la caccia agli «zozzoni»: videosorveglianza inchioda lo sversatore abusivo

Cssavatore – Beccato “zozzone” con la videosorveglianza. L’azione incisiva della Polizia locale agli ordini del comandante Francesco Perrella. Il nuovo regolamento sul sistema di videosorveglianza, approvato pochi giorni fa in Consiglio Comunale, sta già dando risultati concreti.

Grazie alle telecamere è stato individuato il responsabile di uno sversamento abusivo di rifiuti: è scattato immediatamente il sequestro del mezzo utilizzato, insieme alla denuncia e alla verbalizzazione nei confronti dei responsabili.

“Un segnale chiaro” ha detto il sindaco Fabrizio Celaj: “chi inquina e danneggia il nostro

territorio verrà identificato e perseguito”.
“Un sentito ringraziamento alla Polizia Locale per il lavoro svolto con professionalità, tempestività e grande senso di responsabilità. Il loro impegno quotidiano è fondamentale per garantire il rispetto delle regole e la tutela della nostra comunità.

Intendiamo proseguire con determinazione su questa strada, rafforzando i controlli e facendo piena applicazione del regolamento, affinché si comprenda e sia chiaro che il rispetto delle regole non è un’opzione, ma un dovere verso il nostro territorio e l’ambiente.
La tutela del territorio è una responsabilità di tutti”.

P.B.

Lotto e 10eLotto, l’estrazione di oggi accende le curiosità: il 29 domina su più ruote

L’estrazione del Lotto di oggi regala diverse curiosità che non sono passate inosservate agli appassionati. Alcuni numeri, infatti, tornano con insistenza su più ruote, mentre al 10eLotto spiccano combinazioni che potrebbero aver regalato vincite interessanti a chi ha seguito le sequenze più “calde” della serata.

Il numero che salta subito all’occhio è il 29, vero protagonista dell’estrazione: compare infatti su Palermo, Roma, Venezia e sulla ruota Nazionale, diventando uno dei numeri più ripetuti della giornata. Una presenza così frequente su diverse ruote è sempre uno degli elementi che cattura l’attenzione degli appassionati, soprattutto di chi segue le cosiddette “tracce” dei numeri più ricorrenti.

Ma non è l’unica curiosità emersa dal concorso di oggi. Anche il 21 si è fatto notare, uscendo su Bari, Cagliari e Milano, mentre il 01 compare su Bari, Genova e Venezia. Presenze multiple che spesso fanno discutere chi analizza le estrazioni alla ricerca di schemi o coincidenze particolari.

Le estrazioni del Lotto di oggi

Ecco tutti i numeri usciti sulle ruote del Lotto:

  • Bari: 02 47 84 01 21

  • Cagliari: 21 15 89 19 68

  • Firenze: 45 04 40 30 84

  • Genova: 01 05 38 83 56

  • Milano: 65 21 83 79 18

  • Napoli: 33 07 39 56 65

  • Palermo: 23 51 85 58 29

  • Roma: 47 49 67 29 89

  • Torino: 81 43 85 82 53

  • Venezia: 29 85 01 66 72

  • Nazionale: 75 09 26 29 34

Guardando le combinazioni, non passano inosservati neppure altri ritorni interessanti: il 85 compare su Palermo, Torino e Venezia, mentre il 47 torna sia su Bari che su Roma, creando un’altra piccola doppietta tra le ruote.

10eLotto: tanti numeri del Lotto tornano anche nella combinazione vincente

Curiosa anche la combinazione del 10eLotto, dove diversi numeri estratti sulle ruote del Lotto fanno nuovamente capolino nella sequenza vincente.

Numeri vincenti 10eLotto:
01 02 04 05 07 15 21 23 29 33 43 45 47 49 51 65 81 84 85 89

Il Numero Oro di oggi è il 2, mentre il Doppio Oro è formato da 2 e 47.

Anche qui si nota una forte presenza di numeri già usciti sulle ruote del Lotto: tra questi 21, 29, 47, 65, 85 e 89, una coincidenza che potrebbe aver premiato chi ha scelto di puntare proprio su questi numeri.

Tra ripetizioni, incroci tra Lotto e 10eLotto e numeri “protagonisti”, anche l’estrazione di oggi lascia diversi spunti per chi ama analizzare le combinazioni e provare a intuire quali numeri potrebbero tornare nelle prossime estrazioni. Per molti giocatori, infatti, proprio queste coincidenze rappresentano il dettaglio da cui ripartire per tentare la fortuna nel prossimo concorso.

Truffa anziana a Chieti: arrestato, processato e condannato giovane napoletano

Si apre con una falsa telefonata la vicenda narrata ieri a Chieti in Tribunale. La protagonista è un’anziana donna di 85 anni, residente nel quartiere Levante, che viene contattata telefonicamente da un uomo che si spaccia per un nipote.

L’impostore, parlando con tono convincente e allarmato, le chiede di versare subito la somma di 6.000 euro per evitare un presunto guaio. La paura, mescolata alla fiducia per un familiare, spinge la donna ad accettare, dando inizio a una dinamica che nelle truffe agli anziani si ripete purtroppo con una certa frequenza.

La visita a domicilio e il furto

Dopo la telefonata, la situazione si trasforma in un inganno “a domicilio”. A casa dell’ottantacinquenne si presenta un giovane, che si spaccia come mandatario del presunto nipote. La donna, ancora sotto choc per la telefonata, consegna al visitatore la somma di
1.000 euro. La truffa non si ferma lì: nel corso della visita, il ragazzo porta via anche diversi oggetti in oro, azzerando gran parte dei risparmi e dei ricordi della pensionata.

L’arresto, il fuggi fuggi e l’investimento

Quando la dinamica della truffa viene ricostruita e i militari dei carabinieri vengono chiamati, la situazione precipita. Un maresciallo e un collega arrivano sul posto nel quartiere Levante per ricostruire la vicenda e risalire agli autori del raggiro. Ma la coppia di indagati, che nel frattempo è fuggita, li incrocia in auto: durante la fuga, il veicolo investe il maresciallo, che riporta lesioni guaribili in sette giorni. L’incidente a carico dell’appartenente alle forze dell’ordine finisce per aggravare la posizione del principale imputato.

Il processo e le sentenze

Ieri il processo si è concluso con il rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Chieti, Enrico Colagreco. Il pubblico ministero Lucia Campo aveva chiesto per Davide Gatto, cittadino napoletano di 19 anni, la pena di 4 anni di reclusione; per Salvatore Giustino, 44 anni, di Pomigliano d’Arco, due anni.

La collegialità della vicenda viene però riformulata, con il giudice che condanna Gatto a 4 anni di reclusione e a una multa di1.000 euro per concorso in truffa aggravata, nonché per i reati di rapina e lesioni aggravate a pubblico ufficiale in relazione all’investimento dell’uomo in divisa. Per Giustino, invece, è arrivata l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, a seguito dell’istanza sollevata dal suo difensore.

La truffa agli anziani: un fenomeno ancora vivo

Il caso, pur avvenuto a Chieti, ricalca uno schema ormai noto alle forze dell’ordine e agli operatori sociali: la telefonata del “falso nipote”, il ricatto emotivo, la consegna del denaro in contanti e, spesso, l’intervento di un complice in casa della vittima. Le forze dell’ordine continuano a mettere in guardia gli anziani, invitandoli a non versare mai denaro o oggetti preziosi senza verificare l’identità delle persone, evitando inoltre di accettare visite a domicilio di estranei che si presentano in conseguenza di chiamate “di emergenza”. Nel caso dell’85enne di Chieti, la truffa ha lasciato sulle spalle di una donna sola il peso economico ma anche l’impatto emotivo di un tradimento, che si ripercuote su un nucleo sempre più fragile e vulnerabile.

Napoli-Torino, Conte senza Lobotka: in regia Gilmour, Anguissa e De Bruyne verso la panchina

Vigilia delicata per il Napoli che domani sera affronterà il Torino con l’obiettivo di difendere la zona Champions e, magari, approfittare dello scontro diretto tra Milan e Inter per accorciare ulteriormente la classifica nelle zone alte della Serie A.

Per la sfida contro i granata il tecnico Antonio Conte dovrà però fare a meno di Stanislav Lobotka, pilastro del centrocampo azzurro che da metà dicembre non aveva saltato una partita. Il regista slovacco ha accusato un fastidio durante l’allenamento e non sarà a disposizione. Al suo posto dovrebbe partire titolare Billy Gilmour, chiamato a prendere in mano la cabina di regia.

Accanto allo scozzese è pronto ancora Eljif Elmas, mentre in panchina potrebbero partire sia André-Frank Zambo Anguissa sia Kevin De Bruyne, con quest’ultimo non ancora al meglio della condizione. Più complicato invece il rientro di Scott McTominay, che continua ad avvertire dolore e difficilmente sarà della partita.

Sulle fasce di centrocampo sembrano in vantaggio Matteo Politano e Leonardo Spinazzola, pronti a partire dal primo minuto davanti alla concorrenza di Mazzocchi e Gutierrez, anche se le decisioni definitive verranno prese solo poco prima del calcio d’inizio. In attacco il riferimento centrale dovrebbe essere ancora Rasmus Højlund, con Romelu Lukaku che sta recuperando gradualmente la forma e potrebbe trovare spazio a gara in corso. Alle spalle del centravanti danese agiranno Vergara e Alisson.

Qualche dubbio anche tra i pali, ma Alex Meret resta favorito per difendere la porta azzurra. Davanti a lui dovrebbe agire una difesa a tre composta da Sam Beukema, Juan Jesus e Alessandro Buongiorno. Per il Napoli è una partita che può pesare molto nella corsa europea. Conte lo sa e chiede ai suoi una prova di maturità per continuare a inseguire le posizioni più alte della classifica.

Uccise moglie a coltellate, confermato l’ergastolo per Franco Panariello

Ergastolo confermato anche in secondo grado per Franco Panariello, il 57enne ritenuto responsabile dell’omicidio della moglie Concetta Marruocco, uccisa a coltellate il 24 ottobre 2023 nella sua abitazione di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona.

La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello di Ancona, che ha confermato integralmente la decisione già emessa in primo grado. L’imputato, originario di Torre del Greco, era accusato di omicidio volontario pluriaggravato: tra le contestazioni il vincolo di parentela con la vittima, la minorata difesa, l’uso dell’arma e la violazione del divieto di avvicinamento.

Secondo quanto ricostruito durante il processo, quella notte l’uomo sarebbe entrato nell’abitazione della moglie utilizzando una copia delle chiavi che aveva conservato nonostante il provvedimento restrittivo. Raggiunta la donna in camera da letto, l’avrebbe aggredita con un coltello, uccidendola.

All’epoca dei fatti Panariello era già sottoposto alla misura del braccialetto elettronico nell’ambito di un procedimento per maltrattamenti nei confronti della moglie. Tuttavia il dispositivo non segnalò l’ingresso dell’uomo nell’abitazione della vittima.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Matteo Bettin, aveva presentato ricorso in Appello sostenendo la presunta incapacità di intendere e di volere dell’imputato e chiedendo una perizia psichiatrica. Richiesta respinta dalla Corte presieduta dalla giudice Giuliana Basilli.

I familiari della vittima, costituiti parte civile, sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Villa e Andrea Nobili. In aula erano presenti sia loro sia l’imputato, trasferito per l’udienza dal Carcere di Montacuto di Ancona, dove si trova detenuto dal giorno del delitto. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. Solo dopo averle esaminate la difesa potrà valutare un eventuale ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

Omicidio a Sant’Egidio del Monte Albino, il gip conferma il carcere per la moglie della vittima

Resta in carcere Raffaella Cirillo, la 54enne fermata con l’accusa di essere coinvolta nella morte del marito Franco Vitolo, avvenuta la sera del 28 febbraio a Sant’Egidio del Monte Albino, nel Salernitano. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore ha convalidato il fermo al termine di un’udienza durata circa due ore, celebrata nel carcere di Salerno.

Il magistrato ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza indicati dalla procura, confermando la misura cautelare applicata subito dopo il fermo. Durante l’interrogatorio la donna, assistita dall’avvocato Concetta Galotto, ha risposto a tutte le domande degli inquirenti, ribadendo la versione dei fatti già fornita nelle prime fasi dell’indagine.

Intanto l’inchiesta entra in una fase decisiva. Domani, presso l’obitorio dell’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, verrà eseguita l’autopsia sul corpo del sessantenne. L’esame autoptico dovrà chiarire con precisione le cause della morte.

Al momento gli investigatori stanno cercando di stabilire se il decesso sia stato provocato dalla ferita d’arma da taglio riscontrata sul corpo dell’uomo oppure se Vitolo possa aver accusato un malore dopo un’aggressione. Saranno proprio gli esiti dell’esame medico-legale a fornire elementi determinanti per ricostruire con esattezza quanto accaduto quella sera nell’abitazione della coppia.

Aggressione a un’autista Air Campania, domani quattro ore di sciopero nel trasporto pubblico

Quattro ore di sciopero per dire basta alle aggressioni sui mezzi pubblici. Le organizzazioni sindacali del trasporto locale hanno proclamato per domani, venerdì 6 marzo, una protesta che coinvolgerà i lavoratori delle aziende di trasporto su gomma della Campania. L’astensione dal lavoro è prevista dalle 8.30 alle 12.30 e arriva dopo l’ennesimo episodio di violenza ai danni del personale viaggiante di Air Campania.

A scatenare la mobilitazione è stata l’aggressione subita da un’autista mentre era in servizio sulla linea tra Caserta e Castel Volturno. Secondo quanto riferito dai sindacati, la conducente aveva invitato una passeggera a obliterare il titolo di viaggio durante una fermata a Capua. Ne sarebbe nato prima un acceso diverbio, con insulti rivolti alla lavoratrice, poi l’episodio sarebbe degenerato al capolinea, dove l’autista sarebbe stata aggredita fisicamente da due donne.

La conducente è stata costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale di Ospedale di Aversa per i traumi riportati. L’episodio, sottolineano le sigle sindacali, rappresenta la terza aggressione in meno di un mese ai danni del personale dell’azienda e la seconda che coinvolge una donna alla guida di un autobus.

Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Fna e Faisa Cisal parlano di una escalation ormai non più tollerabile e denunciano un clima di crescente insicurezza per chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale. Per questo chiedono interventi immediati sul fronte della sicurezza, con maggiori controlli sulle tratte più a rischio, una presenza più costante delle forze dell’ordine e l’apertura di un tavolo in prefettura per affrontare in modo strutturale il fenomeno.

Tra le richieste anche investimenti in sistemi di videosorveglianza, cabine di guida protette e campagne di sensibilizzazione contro le aggressioni al personale del trasporto pubblico. Lo sciopero di domani vuole essere un segnale forte: la sicurezza degli operatori, avvertono i sindacati, non può più essere considerata un problema secondario.

Pozzuoli e il bradisismo: quando la terra respira

A Pozzuoli la terra non è mai davvero immobile. Si solleva, si abbassa, vibra impercettibilmente sotto i piedi di chi vive affacciato sul mare del Golfo. È il fenomeno del bradisismo, una lenta e ciclica deformazione del suolo che da secoli segna la storia di questa città e dell’area dei Campi Flegrei.

Il termine “bradisismo” deriva dal greco e significa letteralmente “movimento lento”. Ma dietro questa definizione apparentemente innocua si cela una dinamica geologica complessa, legata alla natura vulcanica del sottosuolo flegreo. L’area dei Campi Flegrei, una vasta caldera attiva, è tra le più monitorate al mondo per il suo potenziale vulcanico.

Una storia scritta nella pietra

Il simbolo più evidente del bradisismo è il Macellum of Pozzuoli, storicamente noto come “Tempio di Serapide”. Le sue colonne marmoree raccontano una storia fatta di immersioni e riemersioni: i fori lasciati dai molluschi marini testimoniano periodi in cui il livello del suolo era così basso da permettere al mare di sommergere parte dell’edificio.

Nel corso dei secoli, Pozzuoli ha vissuto fasi alterne di abbassamento e sollevamento. Particolarmente intenso fu il periodo tra il 1982 e il 1984, quando il suolo si sollevò di quasi due metri, costringendo migliaia di persone a lasciare le proprie abitazioni per motivi di sicurezza. Eventi più recenti hanno riportato il fenomeno al centro dell’attenzione pubblica, tra sciami sismici e nuove misurazioni che indicano un lento ma costante innalzamento del terreno.

Perché la terra si muove?

Il bradisismo nei Campi Flegrei è legato alla pressione esercitata da fluidi magmatici e gas nel sottosuolo. Quando la pressione aumenta, il terreno si solleva; quando diminuisce, si abbassa. Non si tratta necessariamente del preludio a un’eruzione, ma è un segnale della vitalità del sistema vulcanico.

Gli esperti sottolineano che il monitoraggio continuo, attraverso reti sismiche, GPS e analisi geochimiche, consente di tenere sotto controllo l’evoluzione del fenomeno. La parola chiave resta “prevenzione”: informazione scientifica chiara e piani di emergenza aggiornati sono strumenti fondamentali per convivere con una natura dinamica.

Vivere con il bradisismo

Per gli abitanti di Pozzuoli, il bradisismo non è solo un fenomeno geologico: è parte dell’identità collettiva. Significa controllare crepe nei muri, ascoltare con apprensione le notizie sugli sciami sismici, ma anche sviluppare una resilienza radicata nel tempo.

“Quando la terra respira” non è solo una metafora giornalistica. È la descrizione di un territorio vivo, in costante trasformazione. Comprendere il bradisismo significa comprendere la relazione profonda tra uomo e ambiente in una delle aree più affascinanti e complesse d’Europa.

Pozzuoli, con la sua storia millenaria e il suo sottosuolo inquieto, continua così a ricordarci che la stabilità è spesso un’illusione e che la convivenza con la natura passa prima di tutto dalla conoscenza.

Un fenomeno che continua a evolvere

Negli ultimi mesi i Campi Flegrei non hanno “dormito”: il fenomeno del bradisismo resta attivo e costantemente monitorato dagli istituti scientifici nazionali e internazionali.

1. Sciami sismici e attività tellurica recente

  • Tra il 23 febbraio e il 1 marzo 2026, le stazioni dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno registrato un picco di circa 70 terremoti nell’area dei Campi Flegrei, con magnitudo fino a 3.5 e molte scosse concentrate sotto la zona di Pozzuoli-Agnano; segno di un’attività sismica ancora sostenuta.
  • Nel ottobre 2025 uno sciame di oltre 40 scosse è stato registrato in una sola notte, creando apprensione tra la popolazione.
  • Questi eventi non sono isolati ma fanno parte di una sequenza pluriennale di micro-e macro-scosse legate ai movimenti della caldera.

2. Il ruolo della pioggia nella deformazione del suolo

Uno studio del Geoscience Frontiers pubblicato agli inizi del 2026 ha mostrato che le piogge intense possono influenzare il fenomeno del bradisismo, non solo i gas e i fluidi magmatici nel sottosuolo. L’acqua meteorica che si infiltra negli strati rocciosi può aumentare la pressione interna, contribuendo al sollevamento del terreno di aree come Pozzuoli e la Solfatara.

3. Analisi avanzate e tecnologie AI per il monitoraggio

Ricercatori internazionali stanno usando modelli di intelligenza artificiale per analizzare enormi quantità di dati sismici e identificare sciami ed eventi minori che i metodi tradizionali non riuscivano a cogliere. Questo approccio sta offrendo una vista più dettagliata delle faglie e dei movimenti interni alla caldera, migliorando la comprensione della dinamica bradisismica.

4. Un passato recente segnato da scosse notevoli

Nel maggio 2025, una sequenza di terremoti con magnitudo fino a 4.4 ha portato le autorità a dichiarare lo stato di emergenza nella zona dei Campi Flegrei, rafforzando l’attenzione sui rischi connessi alla convivenza con il fenomeno.

Un fenomeno complesso, tra geologia, rischio e quotidianità

I dati più recenti confermano che il bradisismo non è un fenomeno statico: è dinamico, influenzato da fattori geofisici, meteorologici e idrogeologici, e accompagna la vita di chi abita Pozzuoli e i comuni circostanti.

Cosa ci dicono gli esperti:

  • Movimenti del suolo continui – Il sollevamento del terreno continua, anche se con velocità variabile nel tempo, al ritmo di qualche millimetro al mese, secondo i bollettini geodetici più recenti.
  • Sciami sismici ricorrenti – Il verificarsi di molti piccoli terremoti non è raro in un’area vulcanica attiva, ma la loro frequenza e la presenza di eventi di magnitudo superiore a 3 richiamano l’attenzione delle autorità tecniche.
  • Monitoraggio continuo – I dati geochimici (gas, fumarole) e termici accompagnano le analisi geodetiche e sismiche, offrendo un quadro più completo dello stato dell’area.

 

Le torri costiere della Campania: sentinelle contro i pirati

Lungo le coste della Campania, tra insenature, scogliere e promontori affacciati sul Mar Tirreno, si sviluppa un paesaggio ricco di testimonianze difensive costruite tra il IX e il XVII secolo: le torri costiere della Campania. Queste strutture non sono semplici rovine, ma simboli di un passato in cui il mare era terreno di conquista e pericolo, e le popolazioni locali cercavano di proteggersi dalle incursioni di pirati e corsari che solcavano il Mediterraneo in cerca di bottino e schiavi.

Le origini storiche e il contesto delle incursioni

Le torri costiere campane affondano le loro radici già nell’Alto Medioevo, quando gli attacchi dei pirati “saraceni” (un termine medievale usato per descrivere varie popolazioni di corsari musulmani) cominciarono a infestare le coste italiane, intensificandosi soprattutto tra il IX e il XVI secolo. Durante questi secoli, comunità e autorità locali dovettero fronteggiare una minaccia costante: navi leggere e veloci che approdavano all’improvviso, saccheggiavano villaggi, rapivano abitanti per venderli come schiavi e lasciavano dietro di sé distruzione e paura.

Per rispondere a questa emergenza, furono costruite torri di avvistamento e di difesa lungo l’intero litorale. In Campania, soprattutto sotto il dominio degli Aragonesi e dei Viceré spagnoli del Regno di Napoli nel XVI secolo, vennero edificate decine di torri posizionate in modo da poter comunicare tra loro visivamente: con segnali di fumo di giorno e fuochi notturni si avvertivano le comunità interne dell’avvicinarsi di pericoli.

Architettura, distribuzione e funzionamento del sistema difensivo

Le torri erano costruite in modo da sfruttare il più possibile il paesaggio naturale: scogli, promontori e rocce affacciate sul mare offrivano punti ideali per l’avvistamento. Dal punto di vista architettonico, non esisteva un modello unico: alcune torri avevano forma cylindrica, altre quadrata o tronco-piramidale, a seconda dell’epoca e della necessità difensiva. Le strutture erano realizzate con mura spesse, aperture ridotte e postazioni elevate per guardare l’orizzonte e resistere agli attacchi diretti.

Lungo la cosiddetta Costiera Amalfitana e Penisola Sorrentina, ad esempio, si contano oltre trenta torri collocate tra Vietri sul Mare e Vico Equense, testimonianza di un sistema difensivo sviluppato lungo circa 27 miglia di costa. Le strutture più note includono la Torre Minerva (o della Campanella) e la Torre di Crapolla nella Penisola Sorrentina, torri che facevano parte di una catena di avvistamento capace di trasmettere segnali in modo rapido lungo la costa.

Un altro esempio è la disseminazione di torri nella zona di Massa Lubrense, dove almeno nove torri costiere sono ancora visibili – da Punta Campanella fino a Capo Massa – segno dell’importanza strategica di questa area nel sistema difensivo regionale.

Dal passato al presente: conservazione e significato culturale

Con il progressivo declino delle incursioni piratesche tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, molte torri persero la loro funzione militare. Alcune furono abbandonate, altre furono riutilizzate nel tempo come abitazioni, depositi o addirittura segnali per la navigazione. Oggi rappresentano testimonianze storiche di grande valore, integrate nel paesaggio e spesso tutelate all’interno di aree protette

Lungo la costa campana, queste torri sono oggetto di interesse turistico, culturale e archeologico: itinerari tematici, visite guidate e percorsi didattici raccontano ai visitatori come funzionava il sistema di avvistamento e quale fosse l’esperienza di chi, secoli fa, viveva con il costante timore di incursioni dal mare.

Stalking e lesioni all’ex minorenne: il giudice scarcera il 19enne di Bonea

Bonea– Non ci sarà più un braccialetto elettronico a controllare i suoi spostamenti. Il Tribunale di Avellino ha rimesso in libertà P.L., il 19enne di Bonea finito al centro di un’inchiesta per stalking pluriaggravato e lesioni nei confronti della ex fidanzata minorenne e dei suoi familiari.

Il giudice ha accolto la richiesta dell’avvocato Vittorio Fucci, revocando la misura del divieto di avvicinamento che imponeva al giovane l’utilizzo del braccialetto elettronico. Una decisione che arriva al termine di una vicenda giudiziaria che ha al centro una relazione sentimentale finita male e diventata, secondo l’accusa, un incubo per la ragazza e la sua famiglia.

La fine di un amore e l’Inizio delle presunte molestie

Tutto sarebbe nato dalla decisione della ragazza, all’epoca minorenne, di interrompere la relazione con P.L. Un gesto motivato, stando a quanto ricostruito, dalla natura estremamente possessiva del giovane, che arrivava a impedirle di uscire con le amiche e persino con i genitori, arrivando a dettare quali vestiti dovesse indossare, imponendole di togliere quelli troppo stretti.

Dalla fine della storia, però, sarebbero cominciate le persecuzioni. Il 19enne, secondo l’ipotesi accusatoria, non si sarebbe rassegnato e avrebbe iniziato a tempestare l’ex di messaggi, alternando minacce a pesantissime ingiurie. “Troia”, “zoccola”, “sei la peggiore delle femmine”, “ti odio”, sarebbero solo alcune delle espressioni utilizzate nei confronti della giovane. Le vessazioni, via chat e con messaggi vocali, non sarebbero state indirizzate solo a lei, ma anche al fratello e ai genitori, ugualmente presi di mira.

L’episodio più grave: lo schiaffo in pubblico

Il culmine della presunta escalation di violenza sarebbe stato raggiunto lo scorso 18 maggio. La ragazza si trovava a Montesarchio in compagnia di amici e del fratello quando, secondo l’accusa, P.L. si sarebbe avvicinato al gruppo. Ne sarebbe nata una colluttazione nel corso della quale il 19enne avrebbe colpito con uno schiaffo l’ex fidanzata, provocandole lesioni, e un suo amico. Il giovane avrebbe anche afferrato una sedia, tentando di scagliarla contro i presenti.

La vita cambiata della vittima

Tutte queste condotte, dalle minacce quotidiane all’aggressione fisica, avrebbero gettato la minore in uno stato di ansia e paura costanti. La paura di incrociare l’ex, come emerso dalle indagini, l’avrebbe costretta a modificare radicalmente le sue abitudini di vita, arrivando a non uscire più da sola e a farsi accompagnare dai genitori persino per andare a scuola.

La svolta processuale: la scarcerazione

Nonostante la gravità del quadro accusatorio, questa settimana il Tribunale di Avellino ha optato per una revisione della misura cautelare. Accogliendo la tesi della difesa, i giudici hanno revocato il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, disponendo così il ritorno in libertà di P.L. La decisione ribalta le precedenti misure restrittive e segna un nuovo capitolo in una vicenda giudiziaria che continua a tenere banco nella comunità di Bonea.

Provocazioni per un like: la lezione di Sal Da Vinci (e l’errore di chi scambia la critica per bersaglio)

A Largo Torretta, a Napoli, nel giorno dell’abbraccio dei fan, Sal Da Vinci ha detto una cosa che oggi suona più importante della classifica stessa: “Non rispondete alle provocazioni… qualcuno avrà qualche like in più, noi pensiamo alla musica”. E ha aggiunto il punto centrale, quello che inchioda l’assurdità di certe polemiche: la sua è una canzone che parla d’amore; se l’amore viene trasformato in violenza, allora “forse siamo nel mondo sbagliato”.

Non è buonismo. È lucidità. È la consapevolezza — rara, in questo tempo — che la polemica non è più un effetto collaterale dello spettacolo: è diventata un prodotto, un carburante per l’algoritmo. E quando il dibattito scivola dalla musica alle etichette, quando una canzone diventa il pretesto per tirare fuori stereotipi e disprezzo, allora non si sta più criticando un brano: si sta usando un brano come bersaglio.

Quando la critica esce dalla musica, non è più critica

Che si possa non amare “Per sempre sì” è normale. È legittimo. È persino salutare. Ma c’è un confine che, una volta superato, cambia tutto: quando la critica smette di parlare di armonie, testo, gusto, stile, e comincia a evocare mondi criminali, identità collettive, caricature territoriali.

Le parole attribuite ad Aldo Cazzullo — “brutta” e addirittura “colonna sonora di un matrimonio della camorra” — hanno fatto esattamente questo: hanno spostato l’asse, alzando la temperatura e abbassando il livello.
È qui che la polemica smette di essere un’opinione e diventa un meccanismo: un clickbait emotivo, un “rage bait” all’italiana, costruito per far detonare le reazioni.

E infatti il risultato è sempre uguale: si litiga sul simbolo, non sul contenuto. Si risponde di pancia. Si condivide per indignazione. Si commenta per appartenenza. E qualcuno, puntualmente, “avrà qualche like in più”.

Il punto che lascia sgomenti: quando lo fanno “le firme importanti”

La frase di Sal Da Vinci colpisce perché mette a nudo la trappola: non rispondere significa non alimentare. Ma qui arriva la parte più amara, quella che hai messo bene a fuoco: lo sgomento non nasce solo dalle provocazioni “da social”. Nasce quando quel metodo — insinuazione, stereotipo, frase a effetto — viene usato anche da chi dovrebbe rappresentare misura, responsabilità e professionalità.

Perché è vero: alle firme importanti ci si rivolge con rispetto. È giusto così. Ma il rispetto non è un assegno in bianco. Quando la professionalità viene meno, quando la parola pubblica smette di essere strumento di analisi e diventa miccia, allora è lecito chiedersi: davvero siamo ancora nel campo della semplice critica musicale? Oppure c’è dell’altro?

Non sto dicendo “malafede” come verdetto. Dico che la domanda diventa inevitabile: perché scegliere proprio certe immagini? Perché tirare in mezzo certi mondi? Perché spingere lo scontro oltre la musica, sapendo benissimo cosa scatena?

La risposta più forte è il silenzio attivo

Ecco perché la lezione di oggi non è “difendiamo Sal Da Vinci” (anche). È più ampia: non facciamoci usare. Non diventiamo comparse dentro la sceneggiatura dell’indignazione programmata. Non prestiamo voce e rabbia a chi ha già deciso che lo scopo non è capire, ma polarizzare.

“Pensiamo alla musica”, ha detto Sal.
E pensare alla musica, oggi, significa anche questo: rifiutare l’arena costruita per il like, riportare tutto al merito, alle parole giuste, ai toni giusti. E soprattutto ricordare che l’amore — quello cantato, quello vissuto, quello imperfetto ma umano — non può essere sequestrato da chi ha bisogno di una miccia per fare traffico.

Perché alla fine è semplice: la provocazione vuole una risposta. La risposta è ossigeno. E l’ossigeno, spesso, è l’unica cosa che non dobbiamo concedere.

Napoli riabbraccia Sal Da Vinci: la Torretta diventa Sanremo a cielo aperto

C’è un tipo di vittoria che non resta sul palco. Scende in strada, si fa folla, diventa coro. E oggi Napoli lo ha dimostrato: Sal Da Vinci è tornato nel suo quartiere, alla Torretta, e la città lo ha accolto come si accoglie uno di famiglia. Non con le formalità, ma con quel calore che ti stringe lo stomaco e ti fa venire la pelle d’oca.

Nel pomeriggio del 5 marzo 2026, nello slargo ai piedi della sede della Prima Municipalità, Largo Torretta si è trasformato in una piazza-festa: gente arrivata presto, gruppi di amici, famiglie, ragazzi con i telefoni già pronti e fan che raccontano di essere lì da oltre tre ore. Per aspettare lui, e soprattutto per cantare insieme “Per sempre sì”, la canzone con cui Sal Da Vinci ha vinto Sanremo 2026.

Il ritorno alle radici: “Qui è partito tutto”

La scena è di quelle che sembrano scritte da Napoli stessa. Sal Da Vinci arriva nel luogo dove è nato e cresciuto e lo dice senza giri di parole: tornare su quelle scale, dopo tanti anni, è come rimettere i piedi nella propria storia. Ricorda quando era molto giovane e lì, proprio lì, giocava a pallone con gli amici del quartiere. Non è un dettaglio: è il punto esatto in cui il successo smette di essere un trofeo e diventa un racconto collettivo.

Accanto a lui ci sono la moglie Paola Pugliese e i familiari. E intorno c’è il quartiere che lo ha visto crescere e che oggi lo “restituisce” al mondo con un’orgoglio che non è vanità: è appartenenza.

Un trofeo alzato, una frase che accende la piazza

Poi arriva il momento che fa scattare l’applauso vero, quello che non è solo rumore: Sal Da Vinci mostra il trofeo e ringrazia. Lo fa con una frase semplice, ma potentissima perché è esattamente ciò che la folla vuole sentirsi dire: questo premio non è solo suo, è di tutti. E in quella frase c’è il motivo per cui Napoli oggi non sta celebrando “un cantante”, ma uno dei suoi.

Il successo, racconta, “profuma di sogni realizzati”. Ma non si ferma al romanticismo: lo sposta sul territorio, sulle persone, su chi lo ha sostenuto “sempre con amore”. È qui che l’atmosfera cambia: non è più solo festa, è emozione piena.

“Non mi avete lasciato solo”: la città come coro

Sal Da Vinci non nasconde la commozione. Dice di aver sentito il calore e l’energia del quartiere arrivare lontano, fino a diventare eco “in tutto il mondo”. È un’immagine forte: Napoli che parla al mondo con la voce di un vicolo. E in piazza, tra chi canta e chi filma, quella sensazione è reale: non stai assistendo a uno show, stai guardando una comunità che si riconosce in una storia.

Il pubblico aspetta “Per sempre sì”, certo. Ma aspetta anche le canzoni che sono diventate memoria emotiva: “Rossetto e caffè”, “Non riesco a farti innamorare” e le hit più amate. È un repertorio che qui suona diverso, perché torna dove è nato. E quando la musica parte, la Torretta sembra allargarsi, come se avesse spazio per tutti.

La confessione più umana: “Ho finito le parole intelligenti”

C’è un passaggio che rende tutto ancora più vero: Sal Da Vinci scherza (ma neanche troppo) dicendo di parlare da ore e di aver “finito tutte le parole intelligenti” che aveva. È una frase che vale più di mille comunicati: racconta la stanchezza felice, quella che arriva quando dai tutto e poi ti resta solo la gratitudine.

E infatti ringrazia il quartiere in modo quasi “geografico”, pezzo per pezzo: i vicoli, le case degli amici, gli angoli frequentati, le passeggiate sul lungomare, le domeniche sui pontili di Mergellina. È un elenco che sembra poesia urbana e che dice una cosa chiarissima: la sua storia non è un’astrazione, ha indirizzi precisi.

La targa della Municipalità: “Radici, sacrificio, determinazione”

A rendere ufficiale l’abbraccio ci pensa anche l’istituzione. La presidente della Prima Municipalità, Giovanna Mazzone, consegna a Sal Da Vinci una targa che è un messaggio alla città: orgoglio per un artista che porta nel cuore le sue radici e che ha trasformato “sacrificio e determinazione” in un percorso esemplare. Il senso è uno: chi non smette di credere ai propri sogni può arrivare lontano.

E oggi, guardando la piazza, quel messaggio non suona retorico. Perché il punto non è “ce l’ha fatta”, ma “ce l’ha fatta restando sé stesso”.

Napoli, quando vince uno dei suoi, vince davvero

In tempi in cui tutto corre e si consuma in un trend, questa scena resta addosso per un motivo semplice: non è solo un ritorno, è una restituzione. Sal Da Vinci porta a casa un trofeo, ma soprattutto riporta a casa una sensazione: la possibilità che un sogno nato tra vicoli e scale diventi una canzone capace di attraversare l’Italia — e poi tornare indietro, dove tutto è cominciato, per essere cantata insieme.

E allora sì: oggi alla Torretta non si è celebrato solo Sanremo. Si è celebrata Napoli. E quella frase, gridata come un patto e cantata come una promessa, è diventata l’inno della piazza: “Per sempre sì”.

Omicidio ingenegere Coppola: 54 anni di carcere per killer e mandante

Napoli – Si chiude il primo capitolo giudiziario sull’omicidio di Salvatore Coppola, l’ingegnere freddato il 12 marzo 2024 in corso Protopisani. La terza sezione della Corte di Assise di Napoli ha emesso nel pomeriggio la sentenza di primo grado: 27 anni e sei mesi di reclusione per l’esecutore materiale, il 66enne Mario De Simone, e 27 anni per il mandante, l’imprenditore 75enne Gennaro Petrucci.

La confessione in aula

Il verdetto arriva al termine di un dibattimento segnato dalle ammissioni degli imputati. Difesi rispettivamente dai legali Melania Costantino e Maria Di Cesare, De Simone e Petrucci hanno scelto la via della piena confessione, confermando i ruoli già delineati dagli inquirenti. Un castello accusatorio che ha retto nel merito, portando i giudici a confermare l’aggravante della premeditazione, pur escludendo la matrice mafiosa e, per il solo killer, i futili motivi.

Il movente: la villa di Portici

Al centro del delitto non ci sono dinamiche di clan, ma un risentimento personale covato per anni. Un rancore che Petrucci nutriva verso l’ingegnere Coppola, legato alla vendita all’asta di una villa a Portici dove l’imprenditore risiedeva con la moglie (Silvana Fucito, nota per l’impegno antiracket e totalmente estranea ai fatti). Quella perdita immobiliare sarebbe stata la scintilla che ha portato il 75enne a pianificare la “lezione” mortale.

Da ferimento a esecuzione: il prezzo del sangue

Dalle carte del processo emerge un dettaglio inquietante sulla genesi del delitto. Nelle intenzioni del mandante, l’agguato doveva essere solo un atto intimidatorio: qualche colpo alle gambe per “avvertire” il professionista. Tuttavia, Mario De Simone, incaricato dell’azione per una promessa di 20mila euro, ha trasformato l’avvertimento in esecuzione. Il sicario ha ammesso di aver sparato un singolo colpo alla nuca per evitare che la vittima potesse riconoscerlo.

Il saldo del sicario

Il compenso per la morte di Coppola è stato versato a rate. Secondo la ricostruzione di Petrucci, il killer ricevette un primo anticipo irrisorio — 500 euro e quattro bottiglie di vino — seguito da diverse tranche per un totale di circa 7mila euro. Un pagamento parziale per un delitto che ha sconvolto il quartiere di San Giovanni a Teduccio e che oggi trova la sua prima verità processuale.

L’algoritmo dell’inganno: l’Intelligenza Artificiale svuota i conti su WhatsApp e Telegram

L’ultima frontiera del crimine informatico non usa virus, ma empatia artificiale. Il Codacons ha lanciato un’allerta rossa su una nuova generazione di truffe digitali che sta travolgendo gli utenti di WhatsApp e Telegram. Non si tratta più di semplici messaggi sgrammaticati, ma di un sistema sofisticato dove l’Intelligenza Artificiale viene addestrata per “sedurre” le vittime, instaurando rapporti di fiducia che durano settimane prima di sferrare l’attacco ai risparmi.

La trappola del “messaggio sbagliato”

Tutto inizia con un approccio apparentemente innocuo: un “Ciao, sei tu?” o una domanda banale inviata da un numero sconosciuto. Se l’utente risponde, scatta il protocollo di social engineering. I profili appaiono impeccabili: foto di giovani donne o professionisti rassicuranti, stati aggiornati regolarmente e un tono di conversazione cordiale.

Tuttavia, come rileva l’associazione dei consumatori, la realtà è ben diversa. Dietro quella che sembra una persona reale in cerca di amicizia, si nascondono spesso chatbot evoluti capaci di gestire migliaia di chat simultaneamente, adattando il linguaggio e le risposte per risultare il più credibili possibile e raccogliere, nel frattempo, dati sensibili sulla vittima.

Dalla confidenza al baratro finanziario

Il cuore della truffa risiede nella pazienza. L’interlocutore artificiale non chiede soldi subito, ma costruisce un clima di confidenza che può durare giorni o addirittura settimane. Solo quando il legame appare solido, entra in scena la proposta: un’opportunità di trading online o investimenti in criptovalute dai guadagni garantiti.

Le vittime vengono indirizzate su piattaforme di investimento che, all’apparenza, mostrano grafici in crescita e portafogli che lievitano dopo i primi piccoli versamenti. “Si tratta di interfacce completamente manipolate”, avverte il Codacons. I dati visualizzati sono fittizi, creati ad arte per spingere l’utente a investire somme sempre più ingenti.

Il muro dei “costi di sblocco”

Il risveglio dal sogno avviene nel momento del prelievo. Quando l’utente tenta di riscattare i guadagni, la piattaforma richiede ulteriori pagamenti per presunte “tasse”, “commissioni” o “sblocchi del conto”. È l’ultimo atto del raggiro: una volta estorto l’ultimo centesimo, i profili social scompaiono nel nulla, lasciando la vittima con il conto svuotato e l’impossibilità di rintracciare i responsabili.

L’appello: “Diffidate dai guadagni facili”

Sulla questione è intervenuto Francesco Tanasi, giurista e Segretario Nazionale Codacons:

“Siamo di fronte a un’evoluzione pericolosa. L’intelligenza artificiale permette alle organizzazioni criminali di scalare le truffe su livelli prima impensabili. Invitiamo i cittadini alla massima prudenza: non condividete mai informazioni finanziarie con chi avete conosciuto solo virtualmente, specialmente se promettono rendite miracolose in poco tempo”.

COME SEGNALARE
Per chi sospetta di essere finito nella rete di questi truffatori o ha bisogno di assistenza legale, il Codacons ha messo a disposizione due canali diretti:

Email: sportellocodacons@gmail.com

WhatsApp: 371 5201706

Discarica abusiva nel cuore del Cilento: area sequestrata a pochi metri dal fiume Lambro

Nel territorio di Centola, precisamente nella frazione di Palinuro, le forze dell’ordine hanno messo fine a un’attività illecita che da tempo deturpava un’area di pregio ambientale. Un terreno di circa 1.500 metri quadrati, situato in località Portigliola a pochissima distanza dall’argine del fiume Lambro, era stato trasformato in una vera e propria discarica abusiva.

Il blitz congiunto di Guardia Costiera e Carabinieri Forestali

L’operazione è scattata il 4 marzo 2026 grazie a un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Il Nucleo Operativo di Polizia Ambientale della Guardia Costiera di Palinuro, insieme ai Carabinieri Forestali di Pisciotta, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Vallo della Lucania.

Sul posto sono stati rinvenuti oltre 1.000 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi. Il sequestro ha riguardato non solo l’intera area, ma anche quattro veicoli utilizzati per il trasporto e lo scarico illegale del materiale.Indagini con telecamere nascoste: sversamenti quotidiani documentatiLe attività illecite non erano sporadiche, ma continuative e sistematiche.

Grazie all’installazione di sistemi di videosorveglianza nascosta, gli investigatori hanno documentato abbandoni di rifiuti quotidiani, spesso più volte al giorno.Tra gli otto soggetti indagati per il reato di abbandono di rifiuti figurano anche alcuni addetti di una società che gestisce un centro di raccolta autorizzato.

Questo elemento aggrava il quadro, suggerendo un possibile abuso di una posizione di fiducia nel settore della gestione rifiuti.Un danno ambientale in zona protettaL’area ricade all’interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ed è soggetta a vincoli paesaggistici.

Lo sversamento a ridosso del fiume Lambro rappresenta un rischio concreto per l’ecosistema fluviale e per il paesaggio di una delle zone più belle e tutelate della Campania.Il sequestro preventivo ha interrotto immediatamente la reiterazione del reato, bloccando ulteriori conferimenti illeciti

.Le indagini proseguonoLe otto persone iscritte nel registro degli indagati sono indagate a piede libero. La responsabilità penale sarà accertata solo al termine del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.

La Procura di Vallo della Lucania continua a monitorare il fenomeno per prevenire ulteriori episodi di degrado ambientale nel Cilento.Un’operazione che sottolinea l’impegno congiunto di Guardia Costiera e Carabinieri Forestali nel contrasto ai reati ambientali, specialmente in aree di elevato valore naturalistico.

Autovelox spenti a Napoli e provincia: la Prefettura blocca i dispositivi non omologati

Napoli – Arriva lo stop ai controlli automatici della velocità sulle strade di Napoli e della sua area metropolitana. Con una decisione che impatta direttamente la viabilità provinciale, il Prefetto Michele di Bari ha disposto la sospensione immediata dei decreti che autorizzavano l’installazione e l’utilizzo degli autovelox non omologati, ordinandone di fatto lo spegnimento.

Il vuoto normativo e la scelta della Prefettura

Alla base del provvedimento c’è la necessità di fare ordine e attendere nuove linee guida nazionali. La sospensione colpisce tutti i decreti prefettizi autorizzativi emessi tra il 2018 e l’estate del 2023 che individuavano i tratti stradali idonei al rilevamento della velocità senza obbligo di contestazione immediata.

Nel documento ufficiale diramato dalla Prefettura si legge infatti che l’ente ha:

«Ritenuto necessario attendere l’adozione dei decreti attuativi al D.M. 11 aprile 2024 al fine di garantire l’uniformità applicativa della normativa vigente, nonché la trasparenza e legalità dell’azione amministrativa».

Fino a nuova comunicazione, dunque, i dispositivi di controllo della velocità sul territorio napoletano resteranno disattivati.

La voce dei Comuni: il caso Piano di Sorrento

La ricezione dello stop è stata immediatamente confermata dalle amministrazioni locali. A fare chiarezza sulla situazione è intervenuto il sindaco di Piano di Sorrento, che ha spiegato ai cittadini la ratio dietro l’ordinanza, in attesa di indicazioni specifiche dal Ministero dei Trasporti.

«Ci è stato chiarito che questo provvedimento serve a garantire che ogni procedura sia legittima, trasparente e che si rispettino criteri uniformi per l’installazione e l’uso dei dispositivi», ha confermato il primo cittadino.

Tuttavia, l’amministrazione comunale ha voluto ribadire in modo netto l’importanza dei controlli per la salvaguardia degli automobilisti, allontanando le polemiche su chi considera questi dispositivi solo un mezzo per “fare cassa”: «Sappiate che appena ci sarà una chance normativa metteremo sul nostro territorio comunale qualsiasi tipo di sistema in grado di rilevare la velocità. Se fosse stato possibile l’avrei già fatto. Lo faremo non per riscuotere sanzioni, ma per evitare incidenti».

La Reggia di Caserta si rifà il look: 25 milioni dal Pnrr per salvare il Parco reale

Caserta– Un gigante verde da 123 ettari, patrimonio dell’Unesco, si prepara a fare un salto tecnologico. La Reggia di Caserta ha ufficialmente avviato il maxi-cantiere finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che rivoluzionerà la gestione del suo Parco reale e del Giardino Inglese.

L’obiettivo è ambizioso: dotare il Complesso vanvitelliano di un “sistema nervoso” centralizzato per l’irrigazione, capace di coniugare il rispetto per la storia con le più moderne esigenze di sostenibilità ambientale.

Un investimento da 25 milioni per la rigenerazione

L’istituto del Ministero della Cultura è risultato destinatario di un finanziamento complessivo di 25 milioni di euro, suddiviso in quattro interventi chiave per la rigenerazione dei suoi spazi verdi.

Il primo tassello a partire è proprio la realizzazione del nuovo sistema di irrigazione, un’opera affidata a un raggruppamento temporaneo di imprese (Consorzio Stabile Ganosis, Vivai Antonio Marrone e Hera restauri srl) per un valore di circa 2,7 milioni di euro (a fronte di una base d’asta di 4 milioni).

Acqua “intelligente” per un giardino storico

Ma come sarà il nuovo impianto? Niente a che vedere con le obsolete condotte attuali.

“Gran parte della vegetazione oggi non è raggiunta dalla rete, che è vetusta e ha un impatto ambientale significativo”, spiegano dalla direzione della Reggia.
Il nuovo progetto prevede un sistema duale: una rete di adduzione primaria che fungerà da “spina dorsale” e una distribuzione secondaria capillare, pensata per raggiungere ogni angolo del parco. Il vero elemento di svolta, però, è la tecnologia. L’impianto sarà infatti dotato di sensori e sistemi di monitoraggio da remoto.

Il Parco 4.0: gestione da remoto e risparmio idrico

La sostenibilità è la stella polare dell’intervento. Grazie a sonde per l’umidità del suolo e pluviometri, l’irrigazione non sarà più a orari fissi, ma si attiverà solo quando e dove servirà, “personalizzando” l’apporto idrico in base alle esigenze delle diverse specie vegetali. In caso di perdite o guasti, il sistema di controllo a distanza permetterà di intervenire tempestivamente su portate e pressione, garantendo un notevole risparmio di energia e della risorsa idrica, preziosa e sempre più scarsa.

Cantieri aperti (ma il pubblico non si ferma)

Chi teme di trovare cancelli chiusi e transenne può tirare un sospiro di sollievo. La Reggia ha scelto la linea della trasparenza e della fruibilità: i grandi cantieri del Parco reale operano a museo aperto. Gli scavi e le installazioni delle nuove tubazioni, in corso in queste settimane in molte aree del Parco e del Giardino Inglese, non impediranno alle migliaia di visitatori quotidiani di godere della bellezza del paesaggio.

“È una scelta precisa – sottolineano dall’Istituto – per assicurare al nostro Museo verde un futuro più sostenibile, senza negarlo alle generazioni presenti”.

Non solo irrigazione: al via anche il restauro delle fontane

Parallelamente ai lavori per l’impianto, sono già partiti gli interventi su un’altra delle quattro componenti progettuali del Pnrr: il restauro delle Fontane monumentali che animano la celebre via d’acqua. L’obiettivo è duplice: ridare splendore ai giochi d’acqua vanvitelliani e consegnare alle generazioni future un ecosistema storico più sano e vitale.
Il cronoprogramma è serrato: la conclusione dei lavori per il nuovo impianto di irrigazione è fissata al 31 agosto. Una data che segnerà l’inizio di una nuova vita per il polmone verde della Reggia.

Il PNRR non finanzia solo il patrimonio culturale: fondi importanti sono destinati anche alla digitalizzazione delle imprese del territorio. Per le PMI casertane che vogliono cogliere questa opportunità, investire nella presenza online è il primo passo verso la trasformazione digitale.