Avellino– È allarme per il futuro dello stabilimento Menarini di Valle Ufita (Avellino) e di quello di Bologna. L’azienda, unica realtà italiana a produrre autobus, si trova da due mesi con oltre 500 lavoratori in cassa integrazione, mentre la Regione Campania ha deciso di acquistare centinaia di mezzi dalla cinese BYD.
lanciare l’allarme è Antonio Spera, segretario nazionale di UGL Metalmeccanici: «Siamo all’assurdo. L’unica azienda in Italia che produce autobus si trova da due mesi con oltre 500 lavoratori in cassa integrazione, mentre la Regione Campania sceglie di acquistare centinaia di autobus dalla multinazionale cinese BYD. Una decisione incomprensibile e gravissima, che di fatto lascia senza prospettive i lavoratori della Menarini di Valle Ufita, in provincia di Avellino, e dello stabilimento di Bologna, penalizzando un comparto strategico per l’industria nazionale».
Spera ricorda i sacrifici dei dipendenti e il ruolo dell’imprenditore Civitillo, che ha rilanciato la produzione sia sul mercato italiano sia su quello estero: «Parliamo di lavoratori che negli anni hanno affrontato enormi sacrifici per costruire e consolidare un know-how fondamentale per il Paese.
Questo percorso è stato reso possibile anche grazie all’impegno dell’imprenditore Civitillo». Particolarmente pesante la critica al neo governatore della Campania, che durante la campagna elettorale aveva visitato lo stabilimento di Flumeri assumendo impegni precisi con i sindacati: «A lasciare sgomenti è inoltre il comportamento del neo governatore della Regione Campania che, durante la campagna elettorale, aveva visitato lo stabilimento di Flumeri assumendo impegni chiari con le organizzazioni sindacali territoriali per garantire continuità produttiva.
Oggi, invece, apprendiamo della volontà di procedere con l’acquisto di autobus prodotti all’estero». Le organizzazioni sindacali nazionali hanno già chiesto un incontro urgente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per affrontare la vertenza e individuare soluzioni concrete. «È necessario che anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy faccia la sua parte, intervenendo sulle Regioni affinché sostengano la produzione nazionale e orientino le scelte di acquisto verso le aziende italiane», conclude Spera.
Nel frattempo, questa mattina è in corso un presidio unitario delle organizzazioni sindacali territoriali davanti alla Prefettura di Avellino, a testimonianza della forte preoccupazione dei lavoratori per il futuro dello stabilimento e dell’intero comparto. La vicenda rischia di diventare un caso nazionale: da una parte la tutela dell’occupazione e del know-how italiano, dall’altra le scelte di acquisto delle Regioni che, secondo i sindacati, devono tornare a privilegiare la produzione made in Italy per salvaguardare posti di lavoro e un settore strategico per il Paese.







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