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Terremoto nell’area flegrea, il grave problema delle vie di fuga: la Regione convoca i sindaci

In caso di terremoto nella zona flegrea esiste un serio problema rispetto alle vie di fuga. Una delibera che risale al gennaio del 2017 assegnava alla direzione generale Lavori pubblici e all’AcAM, (Agenzia regionale per la mobilità sostenibile), il perseguimento di un obiettivo urgente: l’individuazione delle “aree di incontro per l’esodo di massa di mezzo milione di persone e i relativi cancelli di accesso alla viabilità principale” per mettersi in salvo in caso di pericolo. Purtroppo l’obiettivo  non è stato raggiunto a causa di una serie di ritardi. A nulla sono servite le tante riunioni di questi mesi tra i sindaci dei Comuni flegrei.
La Regione, con il dirigente della protezione civile Celestino Rampino, come riporta Il Mattino, ha convocato i primi cittadini per la prossima settimana per fare il punto della situazione e sentire le proposte che arrivano dai territori. Di tutta risposta i sindaci rendono noto che le proposte in questione, alla Regione, le hanno avanzate. Resta quindi insoluto il tema della individuazione delle vie di fuga che spesso, sono anche poco sicure. E’ il caso di via Campana che dovrebbe immettere direttamente sulla Tangenziale in direzione Domitiana, ma che dopo dieci anni di lavori si presenta ancora alla stregua di un cantiere aperto con new jersey di plastica e semafori volanti. Oppure è il caso di via Montegrillo, tra Pozzuoli e Baia, dove ci sono frane continue. Il Gavitello a Bacoli che è una strada tagliata in due da un passaggio a livello incustodito, mentre a Torregaveta i montesi in fuga si troverebbero a scappare per una stradina incastrata tra due guard-rail, per la quale a stento passa una piccola utilitaria e dove un pullman Acam rimarrebbe incastrato.
I sindaci di Pozzuoli, Monte di Procida e Bacoli chiedono perciò da tempo alla Regione di rivedere il piano infrastrutturale e viario.
Si punta sulle vie del mare e sul trasporto intermodale: “Innanzitutto dobbiamo informare con serietà la popolazione, evitando inutili psicosi e con il nostro assessore alla Protezione civile, il professore Giuseppe Luongo, stiamo lavorando molto anche con le scuole – precisa il sindaco di Bacoli – È innegabile, tuttavia, che le attuali vie di fuga sono da migliorare. Sabato scorso ne ho parlato anche con il governatore Vincenzo De Luca e con il suo vice Bonavitacola e ho chiesto loro di inserire nel Masterplan Domitio-flegreo anche l’ampliamento di arterie stradali strategiche per noi come il Gavitello e la riapertura dopo 18 anni di lavori della stazione Eav di Baia. Ci sono poi – sottolinea Giovannni Picone – le vie del mare. Gli esperti escludono che nella nostra zona la recrudescenza sismica possa creare un effetto tsunami e allora sarebbe intelligente puntare sull’esodo via mare. Con Figliolia e Pugliese c’è un dialogo continuo e proficuo”. Gli fa da eco il sindaco di Giugliano, Antonio Poziello. “Tra qualche giorno inauguriamo il Coc, centro operativo comunale sul Lago Patria e abbiamo individuato la Domitiana come nuova via di fuga. Siamo in costante contatto con la Regione”. Intanto, il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli preannuncia di aver “preparato un ordine del giorno affinché il Consiglio regionale prenda posizione sulla mancanza di prove di evacuazione nell’area flegrea e nell’area vesuviana”.

Detenuti chiusi in una cella piccola chiedono il risarcimento allo Stato

Salerno. Messi in una cella di circa 20 metri quadri con altri 8 detenuti, senza riscaldamento e acqua calda. Così decidono di richiedere un risarcimento al Ministero della Giustizia. I detenuti ritengono che quel trattamento avrebbe violato l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A decidere di accogliere o rigettare i ricorsi sarà il tribunale civile di Salerno alla luce della Sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, promulgata l’8 gennaio 2013, che ha imposto alla nostra nazione di prevedere una norma che consenta a chi ha subito in carcere un trattamento disumano di essere risarcito. Le vicende si riferiscono al periodo 2014 quando nel penitenziario salernitano c’erano oltre 200 unità in più rispetto al parametro della capienza regolamentare che prevede un numero massimo di detenuti all’interno della struttura. C’è già un precedente. Era nel novembre 2016 quando il giudice del tribunale di Salerno accolse il ricorso di risarcimento avanzato da un ex giovane detenuto del carcere di Fuorni per trattamento inumano. In quell’occasione il Ministero della Giustizia fu condannato al risarcimento dei danni. Quella sentenza rappresentò la prima pronuncia di accoglimento in materia da parte del foro salernitano che si allineò con i tribunali di tutta Italia già alle prese con richieste di risarcimento.

Inchiesta Fanpage: i capannoni dei veleni al Nord Italia e la cricca dei rifiuti nel quinto video

Pubblicata la 5a puntata di “Bloody Money”, l’inchiesta condotta dai colleghi di Fanpage.it nella quale si mostra un trafficante di rifiuti che offre all’ex boss Perrella un nuovo affare legato allo smaltimento dei rifiuti. L’affare in questione è legato ad un impianto di rifiuti in provincia di Verona.
Sfruttando i permessi che gode lo stabilimento, arrivano nell’impianto rifiuti pericolosi che vengono avvolti nel cellophane e senza alcun trattamento specifico vengono fatti uscire con un’altra dicitura: invece di rifiuti pericolosi, semplice plastica. Questi rifiuti poi vengono trasportati e portati in capannoni affittati ad hoc con dei prestanome e lì stoccati fino al riempimento completo e poi abbandonati o incendiati. Qualcosa va storto. Il “vero” proprietario dell’impianto che non si aspettava di ritrovarsi l’azienda piena di scarti pericolosi va su tutte le furie…

Traffico di droga tra Napoli, Abruzzo e Marche: 11 arresti

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Una vasta operazione anti droga e’ in corso da questa mattina in alcune regioni italiane, coordinata dai carabinieri del Comando provinciale di Teramo. Oltre 80 militari dell’Arma, con l’impiego di unita’ cinofile, sono impegnati nelle province di Teramo, Napoli, Ascoli Piceno e Ancona, nell’esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale dell’Aquila su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, detenzione illegale di armi e munizioni. I dettagli dell’operazione, saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terra’ alle 11 nella sede del Comando Provinciale di Teramo.

Truffava i genitori di una vittima di lupara bianca: gli diceva che era vivo e gli chiedeva soldi: Arrestato

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Per anni ha fatto credere ai genitori di un ragazzo scomparso e ucciso dalla mafia col metodo della lupara bianca che il figlio fosse vivo, ammalato e in fuga per salvarsi dalla vendetta di Cosa nostra. Abusando della fiducia dei due anziani, distrutti dalla preoccupazione per l’incolumita’ del figlio, si e’ fatto consegnare almeno 200 mila euro riducendo la coppia sul lastrico. Oggi i carabinieri del comando provinciale di Messina, guidati dal colonnello Iacopo Mannucci Benincasa, l’hanno arrestato per truffa aggravata. Protagonista della storia e’ Francesco Simone, 44 anni, di Basico’, paese del Messinese.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, nasce dalle dichiarazioni dell’ ex fidanzata dell’arrestato, che si e’ rivolta ai carabinieri di Montalbano Elicona. Agli investigatori la donna ha raccontato che per oltre 10 anni l’ex compagno aveva avuto contatti quotidiani con i genitori di Domenico Pelleriti, un giovane di cui si erano perse le tracce dal 1993. Alla coppia aveva fatto credere che il figlio si era trasferito al nord e che era gravemente malato e bisognoso di denaro per curarsi e comprare le medicine. Per convincerli a dargli i soldi, li aveva ingannati simulando al telefono di essere il figlio, camuffando la voce. Simone andava a ritirare il denaro personalmente nella casa dei due anziani. A volte, temendo di finire sotto inchiesta, si faceva lasciare le somme nella cassette della posta di una casa cantoniera. Le indagini avviate dalla Stazione Carabinieri e dai militari della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, coordinate dal pm Rita Barbieri, hanno permesso di fare luce su una storia drammatica e crudele in cui le vittime sono state sottoposte a una vera e propria tortura psicologica. In realta’, Pelleriti nel 1993 e’ rimasto vittima della lupara bianca, per mano della mafia barcellonese. Il corpo, a lungo cercato dai carabinieri, non e’ mai stato trovato. Nel dramma della sparizione del figlio, vissuto dagli anziani genitori, si e’ inserito l’indagato, facendo credere alla coppia che dalle loro dazioni di denaro dipendeva la sopravvivenza del ragazzo. Secondo le indagini, ha di fatto annullato psicologicamente la coppia, facendole vivere un clima di paura, intimidazione e sofferenza. I genitori temevano che l’interruzione del rapporto con lui avrebbe causato l’interruzione del rapporto con il figlio che, per loro, non solo era molto malato, ma era anche in fuga dalla vendetta della mafia. Nell’arco di soli 15 giorni le indagini hanno permesso di accertare ben 11 consegne di denaro – dell’ordine di 50 o 100 euro ciascuna – preso dai pochi guadagni dei genitori ottantenni di Pelleriti e da quelli della zia 86enne, tutti e tre titolari di una pensione da bracciante agricolo. I due anziani, da anni in situazione economica drammatica, sono stati spogliati di ogni loro bene e denaro, tanto da essere costretti a vendere un immobile e fare debiti. E nella ricerca di soldi sono arrivati addirittura a considerare l’idea di rubare i risparmi della nipote.

Tre donne trovate morte in casa: ipotesi omicidio-suicidio

Tre persone, madre, figlia e nipote, sono state trovate morte in un appartamento a Paina di Giussano, poco dopo le 23 di ieri. A quanto si apprende i corpi presenterebbero ferite da arma da taglio, ma gli accertamenti sono ancora in corso. A dare l’allarme – sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri – un vicino che non riusciva a mettersi in contatto con la famiglia. L’appartamento non presentava segni di scassinamento a porte e finestre. Non si esclude l’ipotesi di omicidio-suicidio.
Le vittime sono una donna di 88 anni, la figlia di 52 e il nipote dell’anziana, di 28 anni. I cadaveri sono stati ritrovati riversi a terra in una pozza di sangue e presentavano ferite da arma da taglio all’altezza del collo. L’appartamento dove vivevano tutti e tre, a Paina di Giussano, in provincia di Monza, era chiuso dall’interno. Per entrare i soccorritori hanno dovuto sfondare la porta. A dare l’allarme e’ stato un conoscente preoccupato del fatto che la famiglia non rispondeva al telefono. Sul posto e’ intervenuto il medico legale per i rilievi del caso. Secondo una prima ricostruzione si tratterebbe di un duplice omicidio e suicidio. Per confermare l’accaduto e stabilire chi abbia impugnato il coltello, saranno comunque necessari altri accertamenti.

Camorra, fermato estorsore del clan Moccia: rimase ferito nell’attentato alla Go Service

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Estorsore del clan Moccia sottoposto a fermo su disposizione della Dda di Napoli con l’accusa di essere l’autore dei raid incendiari nei confronti della “Go service” società che effettua la raccolta dei rifiuti nei comuni a Nord di Napoli. Si tratta di Giovanni De Falco che oggi comparirà davanti al gip per la convalida. L’uomo è stato incastrato da uno degli ultimi pentiti della cosca sgominata nei mesi scorsi da un blitz che ha portato in carcere una 40 tra capi e affiliati della potente famiglia criminale di Afragola compreso il boss, il “Papa” Luigi Moccia che comandava tutto dalla sua casa ai Parioli a Roma. De Falco secondo il pentito avrebbe fatto parte del commando che l’11 agosto scorso mandò in fiamme alcuni compattatori della ditta tra Caivano ed Afragola. Solo che nel corso dell’attentato lui rimase ferito da un improvvisa fiammata. Ferite che non potè curare su ordine del clan e di cui porta ancora i segni sul corpo. E’ stato questo uno degli elementi determinanti del suo fermo perché il pentito ha raccontato come andò quel giorno spiegando nei particolari anche come De Falco rimase ferito. Stamane dovrà spiegare al gip.

 

Napoletani scomparsi, il video denuncia dei familiari: ‘Ci vergogniamo di essere italiani, andiamo in Messico a cercare i nostri cari’

Hanno deciso il tutto per tutto i familiari dei tre napoletani scomparsi in Messico dal 31 gennaio scorso. In un messaggio video postato sulla pagina facebook ‘Liberate i napoletani in Messico’ dicono: “Questo è l’ultimo appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro dell’interno Marco Minniti. Siamo indignati  che lo Stato italiano ci faccia vergognare di essere italiani. Vi informiamo che se non otteniamo una risposta nei prossimi giorni siamo disposti a partire per il Messico a nostro pericolo per cercare la nostra famiglia anche a rischio di non fare più ritorno. Angelino Alfano che ci ha ricevuto non ha mantenuto la promessa di mandare forze italiane a collaborare con la polizia messicana di cui non ci si può  fidare visto che sono stati loro a consegnare i nostri cari alla mafia messicana. Siamo stanchi, vergognatevi. Noi partiamo!”.

Ieri l’avvocato di famiglia Claudio Falletti aveva spiegato a vocedinapoli,it “In questo momento siamo in attesa della convocazione in Vaticano e al Quirinale che ci hanno garantito la massima collaborazione. Abbiamo bisogno delle istituzioni più forti e importanti al nostro per affrontare questo caso. Insieme ai colleghi dell’OMA (Organizzazione mondiale degli avvocati ndr) seguiamo con attenzione l’inchiesta della magistratura messicana. Il procuratore Jimenez ha già accertato la responsabilità dei 4 agenti arrestati e incriminati. C’è anche la confessione della vendita dei Russo e di Cimmino. Per ora abbiamo chiesto l’intero fascicolo dell’inchiesta. Adesso abbiamo tempo fino a settembre, data in cui scadrà il termine per poter continuare ad indagare. Solo allora sapremo se ci sarà un processo, un’archiviazione o una proroga per le indagini. Noi confidiamo di arrivare prima ad una svolta ma se non dovesse accadere lotteremo con ogni mezzo e con tutte le nostre forze per impedire che la verità non emerga“.
Oggi invece il colpo di scena con il video denuncia dei familiari di Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino che sono nelle mani del Cartel Jalisco Nueva Generation.

Un pentito: ‘Dalla Chiesa fu ucciso dal boss della ‘ndrangheta, Nicola Alvaro’

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Un nuovo collaboratore di giustizia, Simone Canale, chiama in causa la cosca Alvaro della ‘ndrangheta per l’assassinio nel 1982 a Palermo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro. Canale ha rivelato al Pm della Dda di Reggio Calabria Giulia Pantano di avere appreso in carcere che sarebbe stato il boss Nicola Alvaro a sparare con un mitragliatore contro l’auto su cui viaggiavano il prefetto Dalla Chiesa e la moglie. Il nome di Alvaro venne fuori nell’immediatezza delle indagini, ma il boss fu prosciolto e per l’assassinio del prefetto furono condannati Benedetto ‘Nitto’ Santapaola e i componenti della ‘cupola’ palermitana. Simone Canale ha anche rivelato numerosi particolari sulle attivita’ criminali degli Alvaro e sulle loro alleanze, in particolare con i Piromalli, indicandoli anche come responsabili dell’uccisione del boss di Gioia Tauro Rocco Mole’. Le dichiarazioni di Canale sull’omicidio di Dalla Chiesa e della moglie sono state trasmesse alla Dda di Palermo.

Carceri italiane, l’Ugl accusa: ‘Sono fatiscenti e il sistema penitenziario italiano è fallimentare’

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“Le carceri italiane sono fatiscenti e il sistema penitenziario è fallimentare”. Lo ha detto il segretario nazionale dell’Ugl Polizia Penitenziaria, Alessandro De Pasquale, nel corso del suo intervento di oggi alla manifestazione organizzata dal sindacato davanti al carcere di Siracusa. All’evento hanno partecipato numerosi agenti penitenziari, che hanno urlato a più riprese la parola ‘dignità’. “Secondo i dati ufficiali -ha spiegato De Pasquale- al 28 febbraio dell’anno in corso il carcere di Siracusa conteneva 655 detenuti, di cui 109 stranieri, a fronte di un organico di 250 lavoratori, che comprende il personale del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti: è evidente che il rapporto tra agenti e utenti è inadeguato, e ciò va a discapito della sicurezza che dovrebbe essere garantita nelle carceri”. “Si deve fare qualcosa -conclude- per trovare una soluzione al sovraffollamento di una struttura penitenziaria che potrebbe contenere circa 530 detenuti, e per sopperire alla grave carenza di personale che rende insostenibili le condizioni di lavoro”.

Gragnano, acqua non potabile a Caprile e Aurano: arriva l’ordinanza del Comune alla Gori. IL VIDEO

La Giunta di Gragnano ha intimato alla Gori di procedere ad horas alla eliminazione del problema dell’acqua non potabile nelle frazioni montane di Aurano e Caprile. In serata infatti presso la sede comunale un centinaio di cittadini delle due frazioni sono state ricevute dagli amministratori comunali. I cittadini hanno fatto presente quanto già riportato dal nostro sito il mese scorso ovvero dell’acqua non potabile che fuoriesce dai rubinetti nonostante quelle siano le zone più vicine alle sorgenti della Forma e dell’Imbuto che alimentano l’acquedotto cittadino ma anche gran parte dei comuni vicini. L’ acqua in quel territorio dovrebbe essere di una purezza assoluta e invece  in alcuni casi si sente  l’odore della candeggina ed è di colore grigio. Insomma non potabile. Sulla vicenda è stato informato anche il maresciallo Russo comandante della locale stazione dei carabinieri che domattina insieme con i tecnici del comune e della Gori effettuerà i primi sopralluoghi nella zona incriminata per rilevare eventuali focolai di inquinamenti e da dove arrivano i problemi. Dopo di che si procederà ai lavori. L’amministrazione comunale dopo aver ascoltato le rimostranze dei cittadini ha emanato l’ordinanza (come si evince dal filmato allegato) letta dall’assessore Alberto Vitale insieme con il sindaco Paolo Cimmino.

 

 

Borrelli: ‘Entro l’ estate riprenderanno i trapianti ai bimbi’

“Ho avuto ampie rassicurazioni dal direttore Giuseppe Matarazzo che entro l’estate sara’ di nuovo possibile fare trapianti di cuore ai bambini nel Monaldi, ma, nel frattempo, si continuera’ a garantire la piena assistenza a quei piccoli pazienti che devono subire o hanno subito un trapianto di cuore”. Lo ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanita’, per il quale “bisogna fare tutto il possibile per dare la necessaria assistenza ai bambini che devono affrontare un’operazione complicata quale e’ quella del trapianto del cuore”. “Purtroppo, al di la’ della sospensione imposta al Monaldi, il numero di trapianti di cuore, pediatrici e non, e’ in continuo calo nonostante l’aumento di donatori perche’, innalzandosi l’eta’ media dei donatori, e’ sempre piu’ difficile trovare cuori adatti a un trapianto, visto che quello cardiaco e’ l’organo che, piu’ di ogni altro, viene danneggiato dal passare degli anni”, ha concluso Borrelli.

Il ministro Fedeli incontra la prof ferita da alunno: ‘Ora rispetto’

La professoressa Di Blasio “e’ e sara’ sempre la guida per eccellenza, che sa trattarci con autorevolezza e, allo stesso tempo, con grande amore”: con queste parole le studentesse e gli studenti della classe quarta A, indirizzo Meccanica e Meccatronica dell’Istituto Majorana di Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, hanno voluto dedicare a Franca Di Blasio, la loro docente, aggredita a febbraio da un alunno e sfregiata al volto con un coltello. L’insegnante, non ancora tornata a scuola, oggi per la prima volta ha rivisto tutti insieme, al Ministero, le sue ragazze e i suoi ragazzi, quelli della sua quarta e quelli di un laboratorio che segue all’istituto Majorana. L’incontro e’ avvenuto alla presenza della ministra Valeria Fedeli che gia’ lo scorso 5 febbraio aveva ricevuto la docente a pochi giorni dal terribile episodio. “Desideriamo rivedere presto il suo sorriso rassicurante che rianima l’intera classe – hanno scritto alla loro docente studentesse e studenti in una lettera letta oggi al Ministero -. Ci mancano i suoi consigli per la lettura, i suoi suggerimenti sui luoghi da visitare, i film da vedere, i cibi da assaggiare. La nostra professoressa conosce ciascuno di noi come pochi, sa percepire le nostre potenzialita’ e difficolta’. Come ogni guida ci sprona e ci rimprovera. Con lei cadiamo e ci rialziamo ogni volta piu’ sicuri”. “Quello che e’ avvenuto nella vostra scuola e’ un episodio gravissimo – ha spiegato la ministra rivolgendosi a ragazze e ragazzi – che va sanzionato, ma dal quale bisogna ripartire per reagire, per costruire qualcosa di migliore. Ho apprezzato la vostra reazione: il silenzio, la riflessione. Ora tutti insieme dobbiamo fare un lavoro di recupero. A partire dal comportamento esemplare della vostra professoressa che e’ stata aggredita eppure, prima di valutare la responsabilita’ fuori da se’, ha pensato di riflettere domandandosi se fosse stata lei ad aver fallito in qualcosa. Il suo e’ un esempio importante. E da questo esempio – ha aggiunto Fedeli – dobbiamo ripartire tutti insieme. Prima di tutto rilanciando il patto educativo scuola-famiglia e ricordando che chi non riconosce l’autorevolezza della scuola sbaglia e fa un danno ai propri figli. La funzione delle e dei docenti e’ determinante, ma c’e’ sempre una chiara responsabilita’ educativa della famiglia. Dobbiamo poi lavorare sul tema del rispetto, lo stiamo facendo, dobbiamo farlo ancora di piu’. Ripartiamo dal rispetto”, ha concluso Fedeli.

Napoli: Sarri lavora sulla testa del gruppo

E’ incentrato soprattutto sulla psicologia il lavoro di Maurizio Sarri nell’avvicinamento alla sfida con il Genoa, domenica sera al San Paolo. Il pareggio a San Siro contro l’Inter e’ coinciso con il sorpasso della Juventus che ora ha preso il largo con la vittoria nel recupero con l’Atalanta. Ora i punti di distacco sono 4 e il destino del Napoli non e’ piu’ matematicamente nelle sue mani. Non basterebbe infatti neppure una vittoria nello scontro diretto in programma ad aprile a Torino. Agli azzurri serve anche, per riaprire il discorso scudetto una battuta d’arresto della capolista che al momento difficile da ipotizzare. Con questi presupposti, il compito di Sarri e’ quello di non far perdere la concentrazione ai suoi uomini. Sarebbe fatale se la squadra ritenesse sin da ora chiuso il discorso e si lasciasse andare. Proprio per questo motivo il tecnico nella seduta di allenamento insiste molto sull’aspetto tattico. Nella doppia seduta, mattina e pomeriggio, di oggi a Castel Volturno, Sarri ha messo sotto pressione prima la difesa e, nella fase pomeridiana dell’allenamento, l’attacco. Chiriches, che non e’ ancora del tutto guarito dal problema muscolare che lo affligge ormai da piu’ di un mese, ha svolto lavoro differenziato. Domani allenamento pomeridiano.

Riaperta al traffico statale 163 a Ravello

Anas comunica che a partire dalle ore 12.30 circa è tornato regolarmente fruibile – in entrambe le direzioni – il tratto di strada statale 163 Amalfitana in corrispondenza del km 31,000, nel territorio comunale di Ravello, in provincia di Salerno.Il ripristino della circolazione si è reso possibile in relazione all’ultimazione degli interventi di messa in sicurezza, realizzati dal Comune di Ravello, sul versante attiguo alla statale, lungo il quale nella tarda serata dell’8 marzo i vigili del fuoco avevano riscontrato il pericolo di caduta massi.
Questa mattina, a seguito di comunicazione da parte del Comune di Ravello relativa all’eliminazione del pericolo, Anas ha emesso la revoca dell’ordinanza di chiusura e ha provveduto alla rimozione dei new-jersey precedentemente installati, oltre che al coordinamento della viabilità sul posto, con il supporto della polizia locale.

Napoletani in trasferta a Salerno per rubare auto: bloccati dalla polizia

Nella tarda mattinata odierna, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio, predisposti ed intensificati dal Questore di Salerno, al fine di contrastare il fenomeno dei furti in abitazione, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, intercettavano un’autovettura sospetta in via Seripando a Salerno, con due occupanti a bordo che alla vista degli operatori si davano a precipitosa fuga. Prontamente gli agenti si ponevano all’inseguimento dell’auto che veniva bloccata dopo alcune centinaia di metri con l’ausilio anche di personale della Squadra Mobile in servizio in zona. Sottoposti a controllo i due, B.L. di anni 28 con precedenti per furto, e F.G. di anni 27 incensurato, entrambi residenti a Napoli, non erano in grado di fornire valide spiegazioni circa la loro presenza in quella zona della città. Pertanto, i due venivano sottoposti a perquisizione personale, a seguito della quale venivano trovati in possesso di alcuni cacciavite ed un coltello. Condotti presso gli Uffici della Questura, la perquisizione veniva estesa anche al veicolo, all’interno del quale veniva rinvenuto uno scanner per radiofrequenze, generalmente utilizzato per copiare i codici dei telecomandi di chiusura delle auto. Dopo aver effettuato gli accertamenti di rito, i soggetti fermati venivano deferiti all’A.G. in stato di libertà in quanto trovati in possesso di oggetti atti ad offendere e arnesi utili allo scasso e venivano muniti di Foglio di Via Obbligatorio emesso dal Signor Questore di Salerno con la prescrizione di non poter far ritorno nel Comune di Salerno per anni tre.

Napoli, molotov all’Università, il rettore: ‘Non sono nostri studenti’

 

Saranno le immagini delle telecamere di video sorveglianza Sui pannelli in legno scuro ci sono i segni neri lasciati dalle fiamme. Danni, almeno per il momento, non ne sono stati registrati. La sede storica dell’Universita’ Federico II di Napoli, in corso Umberto I, oggi, e’ stata teatro di un principio di incendio di natura dolosa. L’impiegato amministrativo che stamattina, quando e’ arrivato a lavoro, ha visto le fiamme, ha pensato, in un primo momento che fosse stato un corto circuito. Poi ha visto una bottiglia di plastica, conteneva liquido infiammabile. “Subito dietro a quella scrivania – dice mentre indica l’angolo al secondo piano, dove ci sono gli uffici amministrativi dell’ateneo – c’e’ un pannello elettrico”. La prima reazione e’ stata prendere uno degli estintori del piano e spegnere le fiamme. Ed e’ solo dopo che l’uomo, che preferisce rimanere anonimo, si e’ accorto di una bottiglia in plastica, contenente liquido infiammabile, posta sotto alla scrivania dalla quale si era sviluppato l’incendio. “A quel punto ho avvertito la vigilanza”, racconta. Chi ha appiccato l’incendio e’ entrato dalla grande porta in legno del secondo piano, una porta che e’ chiusa, ma mai a chiave, e che da’ accesso alle stanze dove ci sono gli uffici. “E’ un atto che desta preoccupazione – sottolinea il rettore Gaetano Manfredi – E lo e’ tanto piu’ che e’ avvenuto in orario di lavoro. Al momento dell’incendio, per fortuna erano in pochi”. Il rettore fa sapere di aver parlato con prefetto e questore e di aver “chiesto una maggiore sorveglianza”. “Mi hanno assicurato il loro massimo impegno”, aggiunge. E il prorettore Arturo De Vivo ricorda che “solo i nazisti mettevano a fuoco le universita'”. Non si conosce il motivo che ha spinto qualcuno, che si e’ intrufolato nella sede, ad appiccare l’incendio. La Digos indaga ed al vaglio ci sono tutte le piste. Al secondo piano, ci sono uffici amministrativi, dove, oltre alla comunicazione, vengono gestiti i progetti per le Academy, come quella con la Apple, la Cisco, la Deloitte, i protocolli e i progetti con la Procura, con i Tribunali, ma materialmente non vengono gestiti fondi. Ogni progetto, protocollo, intesa, ha, infatti, bisogno dell’ok della Ragioneria, che si trova altrove. “Non sono stati i nostri studenti – afferma il rettore – loro amano l’universita’. Per il passato, abbiamo avuto contestazioni, ma mai di questo peso”.

Juventus: Allegri minimizza, teme il Napoli e non vuole incontrare il Barcellona

Non può che essere soddisfatto Max Allegri dopo l’ennesima vittoria della Juve. I tre punti conquistati con l’Atalanta valgono l’allungo sul Napoli, ma il tecnico bianconero non si illude: “Dobbiamo fare i complimenti ai ragazzi per la vittoria e per non aver subito. Non è facile giocare contro l’Atalanta che è una grande squadra, è molto fisica ed è difficile da battere. I numeri che stiamo facendo sono importanti ma fini a sé stessi perché non abbiamo ancora vinto niente. Dobbiamo già pensare alla prossima gara, in questo momento la Spal sta bene e dovremo battagliare con la giusta convinzione e con grande rispetto. Se faremo così avremo buone probabilità di vincere. Dobbiamo vivere questo finale di stagione in modo sereno, con entusiasmo ma senza esaltarci. Non possiamo permetterci dei passi falsi perché il Napoli è ancora lì. Ho una grande rosa a disposizione e tutto il gruppo ha lo stesso obiettivo che è quello di vincere il settimo scudetto, andare avanti in Champions e di vincere la Coppa Italia. Ma la pratica Scudetto non è assolutamente chiusa, non dobbiamo commettere questo errore”, ha dichiarato a Premium. Nel finale c’è stato un acceso confronto con Benatia: “Perché ha rischiato di prendere un rosso. Ha avuto un momento di rabbia poi si è subito calmato”. Venerdì il sorteggio di Champions: “Sono otto anni che prendo il Barcellona, spero in un anno di riposo. La squadra favorita è il Real Madrid perché sta crescendo tecnicamente e fisicamente e in Liga non ha più chance di vincere – ha evidenziato – La Roma ai quarti? Voglio far i complimenti alla Roma per il passaggio del turno. Per il calcio italiano è un risultato molto importante, sento spesso denigrare il calcio italiano e i giocatori italiani ma noi abbiamo la nostra cultura calcistica e bisogna avere rispetto dei giocatori italiani e del nostro calcio”.

Juventus-Atalanta 2-0: bianconeri col +4 sul Napoli

Dodicesima vittoria di fila della Juventus che supera 2-0 all’Allianz Stadium l’Atalanta, nel recupero della 26esima giornata di Serie A, e allunga in vetta al campionato a + 4 sul Napoli. A decidere la sfida le reti, una per tempo, di Higuain e Matuidi, quest’ultimo servito da un assist del ‘Pipita’ protagonista assoluto del match. La squadra di Gasperini non sfigura sul piano del gioco al cospetto dei primi della classe mancando però al momento della conclusione. Dopo tre minuti si fanno vedere gli ospiti con una bella triangolazione Ilicic-Cristante-Gomez, il ‘Papu’ calcia di prima intenzione col destro e palla alta sopra la traversa. Al 10′ tacco di Mandzukic a servire Asamoah che mette un pallone rasoterra al limite dell’area: Douglas Costa conclude col sinistro di prima intenzione ma Haas compie un grande intervento e respinge la sfera. Al 20′ ancora padroni di casa pericolosi con Matuidi che va al tiro a botta sicura da dentro l’area e Palomino che riesce a salvare con un intervento di ginocchio. Un minuto prima della mezz’ora passano i bianconeri: veloce contropiede condotto da Douglas Costa, assist per Higuain, con l’argentino che entra in area e batte Berisha con un preciso destro. Prima della fine del tempo grande giocata ancora del ‘Pipita’, che salta Mancini e conclude con un destro a giro da fuori area che finisce di un soffio a lato. In avvio di ripresa grande occasione per l’Atalanta. Sugli sviluppi di un corner battuto da Ilicic, Mancini colpisce di testa a botta sicura con il pallone che termina a lato di un soffio a Buffon battuto. Al 18′ grande giocata di un ispirato Higuain che lancia Douglas Costa in campo aperto, l’esterno brasiliano arriva in area e calcia in diagonale col destro, Berisha si supera e devia la sfera che scheggia il palo. Poco dopo Dybala serve Pjanic che va al tiro poco fuori dall’area ma manda alto. Gasperini prova il tutto per tutto e inserisce prima Petagna e poi anche Cornelius ma poco dopo la mezz’ora i nerazzurri restano in 10 per due cartellini gialli presi nel giro di un paio di minuti da Mancini. All’81 Matuidi chiude il match dopo una azione a ritmo di tango argentino. Dybala crossa rasoterra dalla sinistra, Higuain controlla e apre per il francese che, libero in area di rigore, piega Berisha con un piatto sinistro.

Acerra, blocchi stradali dei dipendenti de La Doria contro la chiusura

– Alcune decine di lavoratori de La Doria, azienda che produce sughi pronti, hanno effettuato un blocco stradale ad Acerra,, per protestare contro l’annunciata chiusura dello stabilimento prevista nei prossimi mesi, e chiedere il rilancio del sito con nuovi piani di produzione. I lavoratori, un centinaio in tutto, dovrebbero essere reimpiegati, secondo quanto spiegato dai vertici aziendali nel corso di un incontro avvenuto oggi in Regione, negli altri tre stabilimenti campani del gruppo. I lavoratori, dopo il blocco durato oltre un’ora, si sono riuniti in assemblea permanente all’interno dello stabilimento di via Normanni. ”Chiediamo un incontro urgente con i proprietari della societa’ – spiegano le rsu Giovanni Mariniello (Uil), e Michele Gaglione (Cgil) – siamo disposti ad andare ad oltranza, fino a quando i proprietari non ascolteranno le nostre istanze. Sia la Regione Campania che l’amministrazione comunale di Acerra, hanno dato piena disponibilita’ per preservare il sito produttivo, dove le maestranze lavorano su tre turni. Non abbiamo mancanza di commesse, ne’ c’e’ cassa integrazione. Ma i vertici aziendali stanno investendo in un nuovo sito produttivo a Parma, perche’, ci hanno spiegato, qua ad Acerra hanno una perdita di circa 3 milioni di euro”. Nello stabilimento acerrano sono impiegati 67 dipendenti, ai quali si aggiungono un’altra trentina di lavoratori dell’indotto. Nel sito vengono prodotti circa 50 milioni di vasi di sughi pronti.

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