E’ morto all’età di 65 anni Raffaele D’Angelo, ingegnere molto noto di Sarno. Un vita ricca di esperienze professionali, poliche e sociali la sua. Impegnato nel passato in politica è stato: assessore, consigliere comunale e provinciale. Ex Presidente dell’ As Ippogrifo Sarno ASD, uomo d’altri tempi lascia di sè il ricordo di una persona discreta, determinata: un maître à penser della comunità sarnese.
Napoli, vigilante ucciso, Bassolino: ‘E’ un problema che riguarda tutti, Napoli è diventata più cattiva e con meno solidarietà’
Anche l’ex governatore della Campania ed ex sindaco di Napoli, Antonio Bassolino interviene sulla vicenda del vigilante Franco Della Corte ucciso da tre baby assassini alla stazione della Metropolitana di Piscinola. ”E’ problema di ordine pubblico, di coesione sociale, di spirito civile e ci riguarda tutti: istituzioni e partiti, sindacati e imprenditori, associazioni e singoli cittadini. In gioco e’ il futuro di Napoli, dei nostri figli e dei loro figli” scrive sulla sua pagina facebook. E poi aggiunge: ”Anche in altre città italiane e in altri Paesi succedono gravi fatti di delinquenza giovanile e minorile. Nei giorni scorsi una ragazza italiana di origini egiziane e’ morta per le botte prese a Nottingham da una gang di bulle. Ma a Napoli le aggressioni si ripetono e tutto é reso più difficile dalla contiguità con un diffuso humus camorrista e da un forte degrado civile.Colpiscono poi, nell’assassinio della guardia giurata di Piscinola, la fredda ferocia e la terribile e gratuita modalità del cranio fracassato, l’inaudita sproporzione tra una vita spezzata e il movente della pistola da rubare. Si resta davvero senza parole. La città si è anche incattivita, e da noi si avverte più che altrove perché più forti sono storicamente stati i legami di solidarietà e di vicinanza umana. Per fortuna rimangono e agiscono tante realtà di volontariato e di impegno in aree delicate ed esposte, e però da sole non possono bastare. E’ enorme il tema che ci è di fronte e guai a chiudere gli occhi, a girare la testa da un’altra parte, a fare il gioco dello scarico di responsabilità”.
Napoli, volevano vandalizzare i treni della Cumana a Fuorigrotta: tre ragazzi fermati dal vigilante
Tre ragazzi che volevano vandalizzare i nuovi treni con alcune bombolette sono stati messi in fuga dalla guardia giurata. E’ accaduto la notte scorsa a Napoli nel deposito della Cumana di Fuorigrotta. Lo ha comunicato sulla propria pagina fecbook il presidente dell’Eav, l’azienda di trasporti regionale, Umberto De Gregorio. ”Alle 2.51 e’ scattato o”allarme nel nostro deposito di Fuorigrotta – fa sapere de Gregorio – Il nuovo sistema di allarme sensibile ha funzionato perfettamente e le nostre telecamere hanno ripreso la scena. Ora le metteremo a disposizione delle forze dell’ordine”. ”Vinta una battaglia di una guerra terribile. Non arretriamo di un centimetro” conclude De Gregorio.
Boscoreale, torna libero dopo un anno il rapinatore seriale terrore dei commercianti vesuviani
E’ stato scarcerato e posto in una comunità terapeutica Salvatore Solimeno, 37enne del Piano Napoli di Boscoreale, considerato il terrore dei commercianti di Torre Annunziata e dintorni. Il provvedimento da parte del gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta dell’avvocato Gennaro De Gennaro, nonostante il parere negativo dell’accusa, che aveva chiesto di rigettare la richiesta del difensore, in quanto Solimeno risultava già gravato da numerosi precedenti penali, il giudice, accogliendo l’istanza del legale, ha ritenuto che le esigenze cautelari ai domiciliari in comunità terapeutica potessero essere sufficienti. Solimeno ha così potuto lasciare il carcere di Poggioreale.Otto rapine alle spalle, con l’ultima della serie consumata soltanto nell’aprile scorso ai danni di una tabaccheria di via IV Novembre a Torre Annunziata, quando due malviventi, con armi in pugno e col volto travisato, crearono il panico tra passanti e negozianti. Nel fuggi fuggi generale, il titolare ed i suoi familiari reagirono violentemente con l’aiuto di alcuni clienti, riuscendo ad immobilizzare uno dei banditi, identificato poi in Solimeno, che fu arrestato dai carabinieri. Il complice invece riuscì a fuggire. Il 19 dicembre scorso, il malvivente era stato condannato con giudizio abbreviato dinanzi al GIP del Tribunale di Torre Annunziata. Il pubblico ministero aveva fatto una dura requisitoria contro il rapinatore, sottolineando che Solimeno era considerato il terrore dei negozianti oplontini tanto da essere dichiarato sorvegliato speciale. E ora dopo solo un anno di carcere torna libero seppure in una comunità.
Castellammare: due ufficiali della Guardia di Finanza tra i probabili candidati a sindaco
Ormai la corsa al candidato al Sindaco è cominciata già da qualche mese. Ogni giorno si sentono nomi dell’uno o dell’altro politico, ma al momento rimane tutto in “fase di sviluppo”. Il più accreditato al momento sarebbe l’ex Presidente del Consiglio Comunale, Eduardo Melisse, che pare possa contare sull’appoggio di alcuni “big del Partito Democratico. Pronti a sostenere la candidatura di Melisse sarebbero: Il segretario dem cittadino, Nicola Corrado, che aveva stretto alleanza con Melisse già per le politiche da poco svoltesi; L’ex Sindaco Nicola Cuomo, che però pare stia cercando di imporre la sua ex vice, Mariarita Auricchio; Andrea Di Martino, ex vice Sindaco di Antonio Pannullo. Melisse però, secondo alcune indiscrezioni, pare possa beneficiare anche dell’appoggio di commercianti stabiesi, o almeno quelli iscritti all’Ascom, che sembrerebbe siano pronti a scendere in campo, sia direttamente (posizionando qualche candidato in lacune liste,ndr) o indirettamente, puntando le loro preferenze su un candidato a scelta del direttivo dell’associazione. La sinistra di LeU invece, al momento, pare stia “ragionando” con le associazioni cittadine (tendando quindi la “corsa” in coalizione ed abbandonando le varie trattative che stava tenendo con il Partito Democratico) per la quale pare che il candidato Sindaco sia Rosario Savarese, architetto stabiese impegnato con l’associazione “Piazza Attiva”. Rinuncia alla candidatura a Sindaco, almeno queste sono le voci, l’ormai veterano del consiglio comunale Antonio Alfano, che pare abbia già però confezionato 2 liste civiche, proponendo un nome di alto profilo ed estremamente fuori dagli schemi per la politica stabiese: Il Tenente Colonnello della Guardia di Finanza, Carlo Simoncini. Ufficiale delle Fiamme Gialle con curriculum di tutto rispetto e, secondo i bene informati, pare abbia gradito ed accettato la probabile candidatura a Sindaco della città delle acque. Altro ufficiale della Guardia di Finanza anche per Forza Italia. Parliamo però di un volto noto per Castellammare di Stabia: Si tratta infatti di Mario Aliberti, Comandante della Compagnia stabiese delle fiamme gialle fino qualche mese fa, poi trasferito in Toscana. Anche Aliberti pare abbia accolto di buon grado la candidatura a Sindaco di Castellammare. Sempre più finanzieri quindi nel consiglio comunale di Castellammare di Stabia, però si passa dai sottufficiali (Alfano, Esposito ed Ungaro) ex consiglieri, agli ufficiali candidati a Sindaco. Ogni giorno si rincorrono voci, le dinamiche e gli apparentamenti cambiano di ora in ora, intanto il tempo stringe, e si avvicina il fatidico giorno della presentazione delle liste.
Alberto Ferretti
Le confessioni dei baby assassini di Piscinola: ‘Ho finito di fumare l’ultimo spinello e ho detto: guagliù, ora picchiamo il metronotte’
Uno dei tre baby assassini della guardia giurata Franco Della Corte sognava di fare il calciatore. Si chiama C.U. 17 anni, è lui il capo del branco, militava nello Ssd Sporting Club “Brothers’’ di Chiaiano e quando l’altro giorno gli agenti del commissariato di Scampia sono andati a prelevarlo per interrogarlo lui senza scomparsi ha chiesto: “Ci sbrighiamo in tempo per l’allenamento?”. Quando aveva 12 anni fu coinvolto in un episodio di bullismo a sfondo sessuale. Gli altri due K. A. di 16 anni e L. C. di 15 sono nullafacenti come lui. Quest’ultimo domani lunedì 19 marzo avrebbe dovuto cominciare a lavorare come garzone in una panettiera di Piscinola, il loro quartiere. Vivono tutti la in via Vittorio Emanuele III, il cosiddetto quartiere di “Pippotto”. Tutti con storie familiari complesse, due hanno i genitori separati che vivono arragiandosi facendo mestiere umili. Eppure proprio il ragazzo che da grande voleva aprire una panetteria a Piscinola, come ha confessato la sua fidanzatina ai giornalisti quando vedeva in tv le storie di anziani picchiati lui commentava: “Chi fa queste cose è un infame”. Ma lui e i suoi amici hanno fatto qualcosa di molto più grave: hanno massacrato di botte, uccidendolo, un padre d famiglia di 51 anni per rubargli la pistola che avrebbe rivenduto per 5/600 euro. Sono a tratti sconcertanti le loro confessioni contenute nell’ordinanza di fermo da parte della Procura per i minori su disposizione del pm Ettore La Ragione. Il capo branco ha dichiarato: “Ho finito di fumare l’ultimo spinello e ho detto: guagliù, ora picchiamo il metronotte. Volevamo andare a mangiare un cornetto, ma il bar era chiuso. Erano le tre di notte, ci scocciavamo di andare a casa, quando abbiamo visto passare quell’uomo davanti a noi. Sì ho partecipato anche io mi assumo la responsabilità di quanto avvenuto, anche se non ho mai colpito quell’uomo. Anzi. Quando l’ho visto cadere a terra, sotto i primi colpi, ho pensato che quell’uomo poteva essere mio padre. Ho detto: stiamo facendo una stronzata”. Poi è scoppiato in lacrime e ha chiesto il perdono della famiglia di della Corte. Il primo a crollare e a confessare subito però è stato il più piccolo del gruppo L.C., 15 anni da poco compiuti, figlio di un parcheggiatore abusivo e di una domestica: “Le notti passano così, a giocare a mazza e pietre. Prendiamo le mazze dalla spazzatura, usando pezzi di vecchi mobili, facciamo saltare un coccio di bottiglia e poi lo colpiamo al volo. Con quelle mazze abbiamo aggredito quell’uomo, sapevamo che alle tre di notte faceva il suo giro”. Anche lui è scoppiato i lacrime, difeso dalla penalista Antonella Franzese, ha chiesto se poteva scrivere una lettera alla famiglia del 51enne ucciso. È stato lui ad ammettere che l’obiettivo era la pistola del vigilante. E infine K. A. “Abbiamo deciso tutti e tre di picchiare quell’uomo, io però non ho sferrato neppure un colpo”. Le bacheche facebook dei tre contengono una serie di immagini inequivocabili con frasi inneggianti alla violenze e immagini di Totò Riina.
Ragazza italiana uccisa a Nottingham da una baby gang di ragazzine: indaga la Procura di Roma
Ora indaga anche la Procura di Roma sulla morte di Mariam Moustafa, 18enne romana di origine egiziana aggredita da una baby gang femminile a Nottingham e morta mercoledi’ dopo 20 giorni di coma. I pm capitolini hanno aperto un fascicolo per l’omicidio della ragazza, nata e cresciuta a Ostia, in Inghilterra con la famiglia da 4 anni e iscritta a Ingegneria al Nottingham College. E la mamma di Mariam, Nasreen, al programma Le Iene rivela: “alcune di quelle ragazze ad agosto avevano rotto la gamba di Mariam e riempito di pugni la sorella piu’ piccola Mallak, di 15 anni”. E aggiunge un ulteriore particolare: “Una sera di una settimana fa hanno anche tirato delle uova contro la nostra porta di casa”. Dalle parole della donna sembra perdere dunque consistenza la pista dello scambio di persona che assieme a quella del crimine a sfondo razzista e’ seguita dagli investigatori inglesi. Lo scambio di persona e’ stato ipotizzato da alcuni giornali britannici: Mariam sarebbe stata presa per una giovane che su Instagram, con il nickname Black Rose (Rosa Nera), aveva a lungo dileggiato il gruppo di ragazzine. Il padre di Mariam, Hatim, ha raccontato che la figlia, prima di cadere in coma, gli ha detto di essere stata chiamata “Black Rose” da una decina di bulle e di aver risposto “No, mi chiamo Mariam”. Nell’ipotesi del delitto d’odio ‘Black Rose’ sarebbe invece un epiteto razzista pronunciato prima del pestaggio, iniziato alla fermata dell’autobus alle 8 di sera del 20 febbraio fuori del Victoria Centre in Parliament Street e proseguito sul mezzo pubblico. In un video di 16 secondi finito online si vede Mariam seduta sul bus; una ragazza di colore la colpisce con un pugno al viso e un altro giovane nero cerca di proteggerla. L’autista avrebbe fatto da scudo, secondo l’azienda di trasporti Nct. Mariam si tocca la testa e poi guarda la mano per verificare se ci sia sangue. L’ultimo fotogramma e’ sul suo volto attonito e terrorizzato. Il padre ha lamentato l’inerzia della polizia su quell’episodio. “Solo dopo che e’ morta la gente si e’ interessata a noi”, ha detto. “Perche’ lei?”, si e’ chiesta la sorella, “era la piu’ gentile del mondo, aiutava tutti”. Infine c’e’ da verificare un’eventuale responsabilita’ dei medici. Mariam dopo il pestaggio e’ stata portata in ospedale e rimandata a casa in poche ore. Il giorno dopo pero’ e’ stata ricoverata in coma e dopo tre settimane e’ morta. Per chiedere giustizia per la giovane, che in una foto su Fb e’ seduta su una balaustra sul lungomare di Ostia, e’ stato creato l’hashtag #JusticeForMariam. “Non voleva stare in Inghilterra – ha detto la madre -, ha sempre sognato di tornare a Roma”.
Spal-Juventus 0-0: il Napoli può approfittarne
La Spal serve l’assist al Napoli, a patto di battere il Genoa. Con una prova coraggiosa e determinata al massimo, la squadra di Semplici ferma la Juve sul pari, evento clamoroso se si considerano le dodici vittorie di fila dei bianconeri. Primo tempo con pressing alto, Juve poca lucida a centrocampo e poco pericolosa in avanti, unica chance la punizione di Dybala, di poco alta. Nella ripresa la Juve alza il baricentro ma raramente insidia la porta difesa da Meret. La Spal sa soffrire e sa presidiare, finisce 0-0, assist d’oro al Napoli, che superando il Genoa potrebbe portarsi a -2 dalla capolista.
Agguato al boss in auto con l’amante: lei uccisa, lui ferito
Una coppietta come tante, appartata in auto in un luogo isolato. Ma all’improvviso il rumore degli spari rompe il silenzio della notte. I proiettili uccidono una donna e feriscono l’uomo che era con lei. E’ morta cosi’ Fortunata Fortugno, di 48 anni, assassinata mentre era in compagnia del suo amante, Demetrio Lo Giudice (53), indicato come un elemento di spicco dell’omonima cosca ‘ndranghetista e rimasto ferito ad un braccio. Colpi, e’ l’ipotesi degli investigatori, sparati per uccidere entrambi, senza distinzioni. I sicari, infatti, hanno mirato all’interno dell’abitacolo senza apparentemente curarsi di chi fossero i destinatari dei proiettili. L’agguato e’ stato portato a termine nella serata di ieri sul greto di un torrente nella frazione Gallico di Reggio Calabria, alla periferia nord della citta’, dove i due – entrambi sposati – si erano fermati in cerca di intimita’. Subito dopo gli spari, numerosi, gli assassini o l’assassino – ancora non e’ stato accertato – sono fuggiti senza lasciare sul terreno neanche i bossoli. Lo Giudice ha tentato una corsa disperata verso gli Ospedali Riuniti per cercare di salvare la vita alla donna, colpita alla testa, ma e’ stato tutto inutile. Fortunata e’ morta prima di arrivare al pronto soccorso. Dopo essere stato medicato, l’uomo e’ stato subito sentito dalla Squadra mobile di Reggio Calabria ma non avrebbe fornito indicazioni utili ne’ a chiarire la dinamica, ne’ a dare un volto agli assassini. L’ipotesi degli investigatori e’ che la coppia possa essere stata seguita da chi aveva deciso di punirla ed una volta che la vettura sulla quale viaggiava si e’ fermata in un luogo isolato, i sicari siano entrati in azione. Dopo che dall’ospedale e’ stato dato l’allarme, sul luogo dell’omicidio si sono recati gli agenti della Squadra mobile, delle Volanti e la Polizia Scientifica per i rilievi e gli accertamenti del caso. Il delitto non e’ di facile lettura per gli investigatori che allo stato non escludono alcuna ipotesi, compresa quella del delitto passionale che sembrerebbe il piu’ plausibile. Tuttavia la figura dell’uomo induce a vagliare con attenzione ogni possibile elemento. Demetrio Lo Giudice era stato arrestato una decina di anni fa nell’ambito dell’operazione Eremo. Per i magistrati della Dda di Reggio Calabria e per gli investigatori Lo Giudice – che non e’ parente del collaboratore di giustizia Antonino – era un elemento di spicco della cosca che esercita la sua influenza sul rione di San Giovannello, legato al boss Mario Audino di cui avrebbe anche preso il posto dopo il suo omicidio avvenuto nel 2003. Lo Giudice e’ stato poi assolto ma questo non gli ha evitato un periodo di sorveglianza speciale. Adesso gli investigatori hanno iniziato a sentire parenti e conoscenti di Fortunata, che lavorava come sarta, e di Lo Giudice per ricostruire la loro rete relazionale e cercare di individuare un movente dal quale partire per risalire agli autori dell’omicidio. E se fosse confermata la pista passionale dell’agguato – sembrano ragionare gli investigatori – occorre poi trovare chi ha avuto la forza di arrivare a sparare contro un presunto boss pur di punire i due amanti. Uno scenario che potrebbe anche far prefigurare che sullo sfondo passionale si stagli comunque l’ombra della ‘ndrangheta.
Il prefetto di Salerno Malfi dopo la sospensione: “Fiducia nella magistratura anche quando non si condivide ciò che fa”
Salerno. Una breve dichiarazione dopo la decisione del Tribunale di Vercelli di sospenderlo per tre mesi per abuso d’ufficio, per aver instaurato un clima di costante terrore negli uffici prefettizi quando era Prefetto di Vercelli. Salvatore Malfi, attuale prefetto di Salerno, non commenta la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto ma ha rilasciato una brevissima dichiarazione a commento della sua sospensione. “Per scelta istituzionale ho deciso di non rilasciare dichiarazioni. Nella magistratura ho fiducia cieca anche quando non si condivide ciò che fa. Voi a Vercelli mi avete conosciuto, perciò non devo spiegare nulla”. Malfi è rimasto in carica come prefetto a Vercelli dal 2011 al 2016, e avrebbe creato, secondo l’accusa, “un clima di costante terrore e di estrema tensione negli uffici prefettizi, con espressioni ingiuriose, a sfondo sessista, umilianti e denigratorie nei confronti dei suoi collaboratori, utilizzando toni ed atteggiamenti discriminatori e minacciandoli di morte”.
Ieri il Gip del Tribunale di Vercelli aveva accolto la richiesta della Procura di sospendere dalle funzioni il Prefetto Salvatore Malfi, una decisione alla quale potrà fare ricorso il delegato di governo attualmente in servizio a Salerno.
Napoli, i baby assassini di Piscinola senza rimorsi: ‘Ma in carcere si può fare la doccia?’
Sono stati traditi dalla particolare andatura di uno dei tre giovani di Piscinola, che dovevano essere per forza residenti nella zona. Poi, con questi dati a disposizione, e un particolare sulla capigliatura di uno dei tre, lo ‘sbirro’ di quartiere e’ riuscito a isolare il soggetto e i suoi complici. Prelevati e portati dal magistrato Ettore La Ragione, della Procura dei Minori, davanti ai genitori e ai loro avvocati hanno ammesso le proprie responsabilita’: provengono da famiglie umili; i loro genitori sbarcano il lunario e tirano avanti come possono. I tre, invece, tutti incensurati, non vanno a scuola e trascorrono il loro tempo in giro per il quartiere, fino a notte fonda. Ora sono chiusi nell’istituto penale minorile di Nisida. Sono loro i tre responsabili della morte della guardia giurata Franco Della Corte, 51enne di Marano, preso a bastonate il 3 marzo scorso durante il suo turno di servizio alla stazione della metropolitana di Piscinola e poi morto l’altra notte in ospedale. Ma non sono apparsi particolarmente angosciati, non si sono pentiti per l’accaduto. E’ vero, uno di loro era preoccupato davvero. Ma solo perche’ non sapeva se nel carcere minorile gli avessero consentito di fare la doccia. Non sono figli di camorristi ma i tratti distintivi di chi appartiene a un clan ci sono tutti. Della Corte e’ morto l’altra notte in ospedale, all’eta’ di 51 anni, a causa dei pesanti colpi ricevuti al capo da quel branco, composto da due 16enni e un 17enne, che davanti agli inquirenti non si sono neppure mostrati rammaricati.
“Non si sono strappati i capelli per l’accaduto – fa sapere Bruno Mandato, dirigente del commissariato di Scampia, che con la sua squadra investigativa ha chiuso il cerchio attorno ai responsabili- di avere provocato la morte di un bravo padre di famiglia. Uno dei tre, quando ha capito che l’avrebbero rinchiuso, ha abbracciato il padre, a cui e’ particolarmente legato, preoccupato del fatto che non lo avrebbe rivisto per lungo tempo. Un altro – ha continuato l’investigatore – era angosciato, ma solo perche’ non sapeva se gli avessero consentito di fare la doccia”. L’attivita’ investigativa ha appurato che i tre giovani non hanno contatti con i clan della zona ma la ferocia mostrata sicuramente avrebbe potuto catalizzare l’attenzione della camorra, oggi piu’ che mai interessata a rimpinguare le proprie fila con elementi incapaci di provare rimorsi e quindi adatti a ricoprire certi ruoli. I tempi dello spaccio della droga sono lontani e ora i clan non hanno piu’ bisogno di pusher ma di elementi spietati per ricostruire quello che forze dell’ordine e magistratura hanno distrutto. I tre ragazzi – tutti incensurati – appartengono a famiglie modeste, di Piscinola che vivono sbarcando il lunario: c’e’ chi fa il parcheggiatore abusivo e chi raccoglie e rivende rifiuti di metallo. Genitori, in qualche caso anche separati, che non hanno tempo e voglia di dedicare attenzione a quello che fa la loro prole. E i ragazzi, senza alcun controllo, disertano la scuola e passano tutto il giorno a scorrazzare per il quartiere, uno dei piu’ degradati della citta’, fino a notte fonda. Secondo i sociologi, in certi quartieri di Napoli i ragazzi crescono in un vuoto morale che le famiglie povere non possono colmare. Si diventa insensibili, “ignorati affettivi” – dicono gli studiosi – fino ad allettare i ruvidi palati della camorra sempre piu’ interessata a reclutare soggetti giovani e feroci. Lo scopo della brutale aggressione era ricavare 5-600 euro dalla pistola del vigilante che, pero’, non sono riusciti a trovare. Solo questo. Nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei dove sono stati portati dalla Polizia, in esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura dei Minorenni, pur avendo confessato, non si sono mostrati preoccupati di avere spezzato una vita.
Un padre di famiglia, un onesto lavoratore, una guardia giurata brutalmente aggredita da tre ragazzini che gli volevano rubare la pistola per venderla e ricavare 5-600 euro. Un’arma che non sono riusciti a trovare e che la vittima, Francesco Della Corte, ha difeso anche quand’era a terra rantolante. Autori di quella che il Questore di Napoli, Antonio De Iesu, ha definito, “un evento crudele, abietto e drammatico”, accaduto la notte dello scorso 3 marzo, sono stati due 16enni e un 17enne, sottoposti a fermo, ieri sera, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura dei Minorenni. “Un branco di lupi – li ha definiti De Iesu – che hanno atteso l’agnello”, per poi colpire senza pieta’. Della Corte, morto dopo una lunga agonia, la notte tra giovedi’ e venerdi’ scorsi, e’ stato vittima di un vero e proprio agguato paramilitare: i tre lo hanno atteso nei pressi della stazione della metropolitana di Piscinola e poi lo hanno colpito piu’ volte alla testa, con il piede di un tavolo da cucina in legno trovato in strada, fino a ridurlo in fin di vita. La vittima e’ stramazzata al suolo: hanno cercato di trovare la sua pistola, anche nella sua vettura, ma senza trovarla. Alla fine sono sono stati costretti a fuggire. Della Corte e’ stato poi trovato inginocchiato, qualche ora dopo, da una pattuglia della Polizia. L’aggressione estremamente brutale, e’ stata ripresa dai sistemi di video sorveglianza della stazione di Piscinola ma le immagini non consentivano agli inquirenti l’individuazione dei responsabili. Grazie al fiuto di poliziotti che ogni giorno combattono la camorra si e’ trovato il bandolo della matassa che ha portato ai tre fermi.
La tragica morte di Della Corte ha messo in moto la macchina della solidarieta’: l’azienda per la quale lavorava, la Security Service, si e’ resa disponibile a sostenere la famiglia in ogni modo possibile. Analoga iniziativa anche da parte della Regione Campania: “L’Eav – fa sapere il governatore della Campania Vincenzo De Luca – fara’ partire una raccolta fondi per dare un segno concreto. La Regione sara’ la prima nel dare un contributo”. Il Questore di Napoli ha anche annunciato di voler introdurre le guardie giurate nel meccanismo che tutela la sicurezza di Napoli, con il progetto “Mille occhi sulla citta'”. Grande dolore per amici e parenti di Della Corte, stimato da tutti. Onesto lavoratore, aveva una grande passione: un orto al quale teneva tanto. La moglie Annamaria, che da due giorni attende le venga resa la salma ancora sotto sequestro nell’obitorio del Nuovo Policlinico, non si da’ pace e chiede giustizia per il marito: “Non puo’ finire cosi’. Franco deve avere giustizia, solo giustizia. E io faro’ di tutto perche’ non sia dimenticato”. Lunedi’ l’autopsia.
Napoli, il Monaldi approva la delibera per i trapianti pediatrici
Arriva il nuovo modello organizzativo per i trapianti pediatrici nell’ospedale Monaldi di Napoli. L’Azienda dei Colli ha, infatti, adottato, con la deliberazione 56/2018 pubblicata sul sito aziendale, il nuovo modello organizzativo proposto dal direttore del dipartimento di Cardiochirurgia, Antonio Corcione. “La delibera e’ sicuramente una buona notizia, siamo contentissimi del risultato ma e’ solo l’inizio” commenta Dafne Palmieri, madre di un ragazzino trapiantato e presidente del Comitato dei genitori dei bambini trapiantati, promotrice di iniziative di protesta, che sta attuando uno sciopero della fame. ”Ora credo che mangero’ qualcosa” aggiunge. Palmieri, infatti, era giunta oggi al nono giorno della protesta contro la chiusura del centro. Nei giorni scorsi, insieme con altri genitori, era anche salita sui tetti del nosocomio collinare. Con la deliberazione si formalizza l’organizzazione delle attivita’ di trapianto cardiaco evidenziando l’attribuzione delle competenze per l’assistenza dei pazienti per fasce d’eta’.
Sospende lo sciopero della fame Dafne Palmieri, arrivata al nono giorno di digiuno, oggi, per protestare contro la chiusura del centro pediatrico di trapianti dell’ospedale Monaldi a Napoli. “Ora dobbiamo passare alla realizzazione di quanto scritto nella deliberazione” dice la madre di uno dei bambini trapiantati; insieme con altre mamme e papa’ ha costituito il Comitato dei genitori dei bimbi trapiantati, in protesta contro la chiusura del reparto di Cardiologia e di Terapia intensiva pediatrica del nosocomio partenopeo facente parte dell’Azienda dei Colli. Quest’ultima, infatti, ha adottato, con la delibera 56/2018 pubblicata sul sito aziendale, il nuovo modello organizzativo per i trapianti cardiaci pediatrici proposto dal direttore del dipartimento di Cardiochirurgia, Antonio Corcione, in cui si formalizza l’organizzazione delle attivita’ di trapianto cardiaco evidenziando l’attribuzione delle competenze per l’assistenza dei pazienti per fasce d’eta’. L’Azienda ospedaliera dei Colli continua a garantire le attivita’ clinico-assistenziali connesse alle fasi del pre e post trapianto, ”confermando l’accesso in emergenza-urgenza nell’arco delle 24 ore per i pazienti adulti e pediatrici e garantendo idonee e appropriate risposte assistenziali con il ricovero e visite diagnostiche specialistiche in funzione delle condizioni cliniche dei pazienti interessati”. “Il provvedimento e’ sicuramente una buona notizia, un risultato che non ci aspettavamo – dice Palmieri – E’ solo l’inizio, ora passiamo ai fatti, ma siamo davvero contenti”. Palmieri aveva iniziato lo sciopero della fame promettendo che sarebbe tornata a mangiare solo in occasione di una soluzione concreta per suo figlio, come per tutti i pazienti trapiantati pediatrici. “La deliberazione contiene elementi importantissimi – commenta Palmieri – E’ una risposta che ci arriva e da’ indicazioni precise. Vengono definiti i luoghi destinati ai ragazzi, e si stabilisce che, nel frattempo, saremo alla Uoc di Cardiochirurgia. L’atto attribuisce competenze di gestione del percorso, in maniera tale che sappiamo a chi rivolgerci in caso di necessita’. Soprattutto parla della definizione dei percorsi di cura che ad ora mancano e che per noi sono fondamentali”. “Siamo soddisfatti – sottolinea – perche’ e’ la dimostrazione che quando le persone si occupano dei loro problemi una risposta la hanno. Vogliamo mantenere viva la rete delle persone che ha portato al raggiungimento di questi obiettivi”. “Ora dobbiamo riacquistare tutti le forze per vigilare sulle modalita’ di attuazione e accogliamo la proposta del Comitato Sanita’ Campania di realizzare un report quindicinale sullo stato di attuazione delle attivita’, insieme con Federconsumatori – conclude – Siamo disponibili a essere presenti per l’attuazione con l’ospedale”. Nei giorni scorsi il Comitato aveva rivolto un appello al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per chiedere il suo intervento e attuato una protesta davanti all’ingresso del nosocomio e, in precedenza, alcuni genitori erano saliti sui tetti del Monaldi.
La cultura delle emozioni e dei sentimenti nell’Homo lux, il saggio scritto dal medico Josè Luis Foglia Mafio
Pompei. Un percorso di scienza e meditazione che conduce all’amore e ad una nuova cultura di luce. Un percorso che porterà l’homo sapiens a diventare homo lux. Questo il fil rouge del saggio scritto dal medico uruguaiano Josè Luis Foglia Mafio e presentato a Pompei al Malaika club, giovedì pomeriggio. Un volume che spazia dall’approccio scientifico dello studio del cervello umano a quello filosofico e dei sentimenti. Homo lux, pubblicato nel gennaio del 2018 è un saggio in cui, partendo da dati scientifici e dagli studi sul cervello umano si arriva ad ipotizzare e a sperare in un’umanità in cui prevalga la luce, l’intelligenza e il pensiero autonomo. Nel corso della presentazione il chirurgo e psico-neuro-endocrinologo di Montevideo ha sottolineato la necessità – in un mondo iper tecnologico – di una cultura nuova nel rispetto della vita e dei sentimenti, in cui l’affetto deve sempre essere presente e in cui il pensiero lineare o digitale non sopraffà quello analogico o delle emozioni. L’equilibrio tra il pensiero digitale e quello analogico custoditi, il primo nell’emisfero sinistro del nostro cervello e l’altro in quello destro, è alla base della nuova cultura che il medico uruguaiano prospetta nel suo saggio. Nel corso dell’incontro, introdotto dall’avvocato Elio D’Aquino, Josè Luis Foglia Mafio ha esposto la sua teoria sull’Homo Lux che è anche il titolo del suo saggio, sviluppata attraverso studi e esperienze, tra le quali la meditazione. Una voglia di conoscere che ha portato il medico uruguaiano a viaggiare in diversi Paesi e a studiare le culture locali e che lo ha portato a scrivere concetti come “Il futuro reale è sempre imprevedibile e incerto. Soltanto nel qui e ora è possibile rispondere a una sfida” e “L’affetto deve essere sempre presente, dall’inizio di un’azione alla sua conclusione. Questo è il grande salto quantico che farà l’intelligenza manifestata nell’essere umano”. Il saggio scritto nel corso di otto anni, tradotto in italiano e pubblicato a gennaio scorso, racconta il cammino già intrapreso dall’uomo verso una nuova era di luce e di pace. ‘Una nuova tappa evolutiva del genere homo’ che passa esclusivamente attraverso la poetica dei sentimenti e del pensiero analogico. Una situazione che è possibile raggiungere anche attraverso la meditazione e una profonda conoscenza di se stessi e dei meccanismi scientifici che regolano la nostra mente.
Rosaria Federico
Napoli, scolaro francese in gita si perde al centro: soccorso dai vigili
E’ stata una disavventura a lieto fine per un giovane turista francese in gita scolastica che si è perso per le strade del centro cittadino di Napoliì. Il giovane è stato notato dagli agenti dell’unita’ operativa dei vigili urbani di Chiaia mentre vagava con aria disorientata e spaventata nei dintorni della Galleria Umberto e lo hanno avvicinato chiedendogli cosa gli fosse successo. Il giovane ha raccontato la propria disavventura agli agenti i quali hanno diramato a mezzo della Centrale Operativa a tutte le pattuglie una nota di ricerca. Una radiomobile ha intercettato la scolaresca in Piazza Bellini e, dopo le dovute verifiche, il ragazzo e’ stato affidato all’insegnante. In un’altra operazione il Nucleo di Polizia Turistica ha intercettato in zona Mergellina i conducenti di due pulmini scolastici che svolgevano il loro servizio in violazione delle norme.
Afro Napoli United: di vittoria in vittoria, sempre più in alto
Dodò, Babù, Suleman,Redhjemi, Dramè, Jatta. Ma anche Cariello, Velotti, Marigliano, De Fenza, Rinaldi, Arcobelli. Persino Diego Armando Maradona Junior. Il tutto mixato dal tecnico Sasà Ambrosino, uno di quelli che giocava nel Savoia di lustri fa salito in B. E’l’Afro Napoli United, sempre più seconda squadra di Napoli, da stasera approdata in Eccellenza vincendo il quarto campionato in cinque anni. Vincere per questa squadra non ha una semplice valenza sportiva. Vincere, vuol dire anche superare steccati e pregiudizi. Un messaggio bellissimo per il calcio e per la società. Vincere con bianchi e neri, italiani e stranieri: l’inclusione del gol. E’ la faccia pulita e seria del calcio nostrano, diventato esempio per tanti nel corso degli anni. L’Eccellenza sarà un’altra tappa, non l’arrivo. Accanto al calcio giocato, quello pensato: è un potenziale strumento di aggregazione e di coesione sociale in grado di creare occasioni di interscambio tra soggetti appartenenti a culture differenti.
Pilates, i 10 benefici che ti convinceranno a provarlo
I 10 benefici del Pilates che ti conviceranno a provarlo e che lo rendono una disciplina adatta a tutti e per tutti
1) Rieducazione posturale
Grazie ai suoi esercizi, il Pilates favorisce il rafforzamento della muscolatura di tutto il tronco comprendendo anche cosce e glutei, insegna a controllare i movimenti e ad averne consapevolezza , e tramite una progressiva padronanza del fisico ristabilisce la rieducazione posturale.
2) Allungamento e tonificazione
Il Pilates è una disciplina che interviene sull’allungamento e sulla tonificazione muscolare. Grazie agli esercizi di Pilates potrete vedere in tempi mediamente brevi che il vostro fisico tenderà a rimodellarsi, le fasce muscolari non aumenteranno di massa, ma saranno più toniche e giovani.
3) Addominali
Sembra impossibile, ma la costante pratica del metodo Pilates all’interno del proprio programma di allenamento apporterà benefici rilevanti alla muscolatura addominale. Gli addominali sono continuamente sollecitati negli esercizi di Pilates e questo vi porterà ad avere una pancia piatta e tonica.
4) Contrasta i dolori
Chiunque soffra di cervicale o dolori alla schiena, troverà nel Pilates un valido alleato. Il Pilates infatti aiuta a contrastare eventuali dolori cronici riportando il vostro fisico in forma e liberandovi dai limiti che i dolori muscolari spesso provocano.
5) Miglioramento dell’equilibrio
Il Pilates interviene anche sul miglioramento dell’equilibrio del corpo e di conseguenza agisce positivamente sulla presa di coscienza del corpo. In poche parole nessun movimento che prima vi sembrava impossibile di compiere lo sarà ancora.
6) Aumenta l’autostima
Gli effetti del Pilates agiscono anche sul sistema psicologico di chi lo pratica. I benefici procurati da allungamento e tonificazione del corpo stimolano le cellule neurologiche e donano all’umore effetti positivi mai provati prima. Inoltre, sentendovi sicure del vostro corpo e della vostra postura, noterete netti miglioramenti dell’autostima.
7) Riabilitazione
Praticare il Pilates può avere effetti positivi anche nella riabilitazione fisica dopo un infortunio. Affidarsi all’insegnante di Pilates e descrivendo esattamente dinamiche e disturbi, vi aiuterà ad affrontare un recupero veloce ed efficace.
8) Combatte la cellulite
I movimenti del Pilates favoriscono una stimolazione della circolazione sanguigna e abbinato ad uno sport aerobico come il nuoto ad esempio, sarà uno strumento estremamente funzionante contro gli inestetismi della cellulite.
9) Forza fisica
Il Pilates, con tutti i suoi effetti benefici, aumenta la forza fisica determinata da una tonificazione muscolare che non apporterà i rigonfiamenti tipici di altri sport, ma migliorerà internamente la muscolatura preparandola ad affrontare fatiche sempre maggiori facendovi sentire in forza e perfettamente in forma.
10) Contrasta lo stress
Oltre a fare bene al corpo, il Pilates incide in maniera eccellente sullo stress. Aiuta a scaricare le tensioni accumulate durante la giornata permettendo di combattere lo stress con divertimento e serenità.
Castellammare, tenta il suicidio in autostrada: salvato dalla Polstrada
Salvato in extremis da una pattuglia della Polstrada dopo aver tentato il suicidio tagliandosi le vene dei polsi. E’ accaduto sull’A16 Napoli-Canosa, all’altezza della barriera di Benevento, dove un uomo di 42 anni, originario di Castellammare di Stabia , chiuso all’interno della sua utilitaria, con una lametta si e’ procurato numerosi tagli ai polsi. E’ stato notato da un carabiniere in transito che ha lanciato l’allarme. Poco dopo le 14, sul posto e’ arrivata una pattuglia della Polstrada di Grottaminarda in provincia di Avellino che ha convinto l’uomo a lasciarsi aiutare. Dopo avergli tamponato le ferite, in ambulanza e’ stato trasferito in ospedale ad Ariano Irpino. L’auto, risultata sprovvista di copertura assicurativa, e’ stata sequestrata.
Napoli, la moglie del vigilante ucciso: ‘Giustizia per Franco’
E’ un via vai di amici e parenti all’obitorio giudiziario del Nuovo Policlinico di Napoli dove si trova, ancora sotto sequestro, la salma di Franco Della Corte, il vigilante aggredito a colpi di bastone lo scorso 3 marzo mentre stava chiudendo la stazione della metro di Piscinola, a Napoli, e morto ieri nell’ospedale Cardarelli. Di oggi la notizia di tre fermi per quell’aggressione che si e’ trasformata in omicidio: tre minorenni che si sarebbero accaniti sull’uomo per strappargli la pistola allo scopo di rivenderla. Non si da’ pace la moglie Annamaria, che da due giorni aspetta che la salma le venga resa. Il volto stanco, e un filo di voce, dice: “Non puo’ finire cosi’. Franco deve avere giustizia, solo giustizia. E io lottero’ per lui perche’ non sia dimenticato”. Con lei, seduti sui seggiolini rossi del seminterrato del Policlinico, i figli Luigi e Marta ricevono le condoglianze degli amici in un clima di commozione e incredulita’ per una morte che resta assurda. L’autopsia verra’ eseguita lunedi’. Le esequie presumibilmente tra martedi’ e mercoledi’. Quella di Franco della Corte, deceduto in seguito alla selvaggia aggressione subita la notte del 3 marzo, e’ l’ennesima “morte annunciata”. Che quasi sicuramente “sarebbe stato possibile evitare se il collega nel suo turno di servizio fosse stato in coppia con un altro”. Vincenzo del Vicario, segretario generale del Savip, Sindacato autonomo vigilanza privata, non ha dubbi: “in assenza di regole certe” o, peggio, “perdurando l’attuale Far West normativo”, episodi tragici come quello di Napoli sono destinati a ripetersi. “I delinquenti ne sono consapevoli”, spiega, “le guardie giurate rappresentano sempre di piu’ inermi bersagli per le loro armi. In nome delle economie di bilancio, i committenti vogliono spendere sempre di meno e le ditte, pur non di perdere il lavoro, si adeguano, offrendo servizi sotto il minimo di 19 euro l’ora stabilito per legge”. Risultato: “sempre piu’ spesso le guardie vengono mandate a compiere controlli su cantieri, metropolitane e posti sperduti da soli, anche in zone ad alto tasso di criminalita’. A Napoli il questore nel dicembre 2013 stabili’ che la vigilanza dovesse essere svolto da due persone, per garantire al tempo stesso l’efficienza del servizio e l’incolumita’ delle guardie ma contro quel provvedimento c’e’ chi ha fatto ricorso al Tar, vincendo. La verita’ e’ che il decreto 269/2010 del Viminale non ha saputo fare chiarezza e che le nostre denunce, fino ad oggi, sono rimaste lettera morta, senza che nessuno si prenda la briga di verificare le nostre reali condizioni di lavoro e di sanzionare chi viola i regolamenti. Le dotazioni tecnologiche? Aiutano, ma da sole non possono bastare. Quella di Della Corte, sorpreso alle spalle da tre ragazzi, assomiglia ad un’esecuzione. Un collega avrebbe potuto evitarla, o almeno avrebbe potuto dare l’allarme tempestivamente. Evitando che Francesco restasse tanto tempo esanime vicino all’auto”.
Le vincenti: Scafatese e Afro Napoli già festeggiano
Sono le prime due campane a vincere campionati. Onore a Afro Napoli United e Scafatese, da stasera promosse in Eccellenza, con ben cinque giornate di anticipo. L’Afro Napoli United, la squadra dei tanti stranieri e di qualche italiano, inanella l’ennesima vittoria di campionato aggiudicandosi in scioltezza il girone B di Promozione. La Scafatese, dopo tante sofferenze negli anni precedenti, vince in carrozza il girone D di Promozione. Storie diversissime ma caratterizzate da una superiorità schiacciante nei confronti degli avversari di quest’anno.
Napoli, notte da guerriglia urbana nel centro storico, ragazzo ferito. Il titolare del Kestè: ‘Ci aiutate?’
Napoli. Baby gang scatenate nella notte nel centro storico di Napoli dove hanno dato vita a vere e proprie scene da guerriglia urbana, E’ accaduto al vicoletto II San Giovanni Maggiore, alle spalle della basilica e del largo omonimi, punti di ritrovo per la movida dei giovanissimi nel fine settimana. Lo ha denunciato oggi sulla sua pagina Facebook, Fabrizio Caliendo, fondatore del Kestè e attivita civico che ha postato anche una serie di foto per fare capire alla gente la drammatica degli scontri: “Ennesima rapina e violento pestaggio ad opera di una gang (e sono stanco di chiamarla baby gang, perché oramai -scrive Caliendo nel suo lungo post-l’età media dei criminali é quella!!) in vicoletto 2°San Giovanni Maggiore, noto anche come “Vico piscio”. Un residente vede tutto e comincia a lanciare tegole dal tetto della Basilica di San Giovanni maggiore per per fermare il pestaggio. Ci riesce e i furfanti mollano la presa, ma cominciano a lanciare bottiglie di vetro contro il residente. Altre persone, ignare dell’accaduto, ma vittime innocenti del lancio di tegole, cominciano a rispondere al lancio e inizia una guerriglia tegole/bottiglie di vetro che dura per alcuni minuti in una follia generale e un livello di pericolosità estremo. Riesco a fermare la guerriglia parlando con il residente, calmandolo e ascoltando le sue ragioni. Appaiono dalle finestre del vicolo altri residenti. Sono tutti esasperati mi dicono. Prima era solo il piscio il problema (nel vicolo vanno a fare i loro bisogni centinaia di ragazzi, ma noi facciano lavare ogni mattina e il fenomeno è stato quantomeno arginato), ma adesso la situazione é diventata pericolosa perché queste gang hanno preso possesso del vicolo e chiunque passa viene infastidito, rapinato, picchiato…e i residenti sono le vittime privilegiate di tutta questa violenza. Si lamentano della scarsa illuminazione (già è stato fatto sopralluogo da parte degli assessori competenti, ma la luce non è mai arrivata), dello spaccio e delle cattive abitudini dell’utenza della notte.
I residenti mi riconoscono e mi chiedono di intervenire, di dargli un’ulteriore mano, ma io oggi mi sento impotente e non so assolutamente cosa altro poter fare. Serve luce, servono bagni pubblici e servizi. Serve maggiore tutela e sicurezza. Ma tutto questo è noto ed è già stato riportato alle autorità competenti. Dunque, come risolvere questa situazione che sta per esplodere in una escalation di violenza e problemi?! Nel 2012 abbiano lanciato lo stesso appello sino a quando non si é arrivati alle sparatorie e alla conseguente desertificazione dell’area. Come ci potete aiutare?! È un grido di allarme importante. Ci aiutate?”. Intanto il 26enne aggredito ha riportato una contusione alla spalla ed è stato giudicato guaribile un dieci giorni dai medici del Loreto Mare. sulla vicenda indaga la polizia.



