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Napoli, la famiglia del vigilante ucciso: ‘Anche i genitori dei ragazzi sono complici’

“Per me sono complici degli assassini, sia chi esprime solidarietà sui social con i minorenni arrestati sia i loro genitori che li hanno lasciati alle 3 di notte andare in giro aggredendo un uomo buono che faceva il suo lavoro”. Lo ha detto all’agenzia di stampa Ansa, Giuseppe Della Corte, 25 anni, figlio di Francesco Della Corte, 51 anni, il vigilante di Marano morto venerdì in ospedale a Napoli dopo essere stato aggredito il 3 marzo dai tre baby assassini durante il suo turno di lavoro alla stazione della metropolitana di Piscinola. I suoi presunti assassini sono stati arrestati. “Vogliamo giustizia, fino in fondo. Devono marcire in galera”, dice Giuseppe. “Oggi è peggio di ieri, è uno strazio infinito”, si è sforzata a raccontare la signora Annamaria Galantuono. “A cosa servono ora queste scuse?-spiega  la vedova della guardia giurata-Anziché dispiacersi oggi per quel che è accaduto, avrebbero dovuto prestare più attenzione ai loro figli. Chiedersi cosa facessero in strada fino alle 3-4 di notte e impegnarsi ad essere genitori migliori”.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Anna Della Corte, sorella della vittima, che ha parlato con il quotidiano Repubblica: “Sono molto arrabbiata. La giustizia non è solo arrestarli. Per me giustizia è punirli davvero. Non solo i ragazzi ma anche le loro famiglie. Sì. Il frutto marcio viene dall’albero. Mio fratello a 16 anni lavorava com e meccanico. La nostra famiglia ha sempre lavorato onestamente e ha vissuto nella legalità. Franco ha fatto tanti sacrifici fin da piccolo, ha imparato il mestiere perch é non voleva studiare. E gli stessi valori li ha trasmessi alla sua famiglia. Suo figlio Luigi h a pochi anni di più degli aggressori del padre. Ma fa l’agricoltore, ogni giorno lavora la terra con le sue mani. Ai figli bisogna d are esempi di vita. Le famiglie di questi ragazzi che esempio hanno dato? Vorrei tanto chiederglielo”. Da ieri la sala mortuaria del Policlinico è un continuo andirivieni di persone, anche quelli che non conoscevano Franco sentono il dovere di portare un saluto e una preghiera per un onesto lavoratore e padre di famiglia ucciso da “tre lupi” come li ha definiti ieri il questore di napoli, Antonio De Iesu. Per il giorno dei funerali, che si terranno probabilmente martedì, la commissione prefettizia che regge il comune di Marano, dove risiede la famiglia della vittima, ha istituito il lutto cittadino.

(nella foto tratta dal profilo facebook di Annamaria Galantuomo, la signora con i figli Giuseppe e Marta)

Avevano un arsenale in casa: la figlia accusò di violenze sessuali il boss Genny Carra. LA STORIA, LE INTERCETTAZIONI

Erano stati minacciati fin dentro casa dal genero e dalla figlia del boss di Fuorigrotta-Rione Traiano, Salvatore Cutolo, detto Bortotalco perchè accusavano il ras Genny Carra di aver violentato la figlia minorenne e dopo essere stati costretti a fuggire stamane sono stati arrestati dai carabinieri. Si tratta di Gennaro Di Napoli, di 38 anni, e Cristina Rinaldi, di 36, entrambi gia’ noti alle forze dell’ordine.  I carabinieri li hanno sorpresi nella loro abitazione di Varcaturo con un vero e proprio arsenale:un fucile, un kalashnikov, 2 pistole semiautomatiche con matricola cancellata e cariche, 5 pistole giocattolo private del tappo rosso, decine di cartucce a ‘palla blindata’ e parabellum e 2 coltelli da caccia, oltre a 2mila euro in contanti, 3 stecchette di hashish e un bilancino.I due sono stati arrestati con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio e detenzione illegale di armi e munizioni. La loro storia lo scorso anno ha fatto il giro del web. “Se non mi pigli, se non sarai mia, ti farò fare la fine di Emanuela Orlandi” con minacce di questo tipo il ras Genny Carra, 34 anni, esponente di spicco del clan Cutolo “Borotalco” cercava di avere approcci sessuali con una ragazzina di 16 anni figlia di un ex affiliato al clan del quale si era innamorato. Genny Carra e la moglie Candida Cutolo, 27 anni, sono stati colpiti da un provvedimento restrittivo firmato dal gip Roberta Zinno e che lo scorso anni li ha portati in carcere insieme con Vincenzo Cutolo, (figlio del boss detenuto Salvatore) e cognato di Carra nonchè attuale reggente della cosca che controlla gli affari illeciti di parte di Fuorigrotta e Rione Traiano, e Bruno Annunziata detto Bruno ‘o nano indicato dai pentiti come il killer del clan. Sono accusati di aver minacciato ed esploso alcuni colpi di pistola all’indirizzo dell’abitazione della famiglia della ragazzina perché la mamma diceva in giro che Genny Carra molestava la figlia. Una storia torbida di avanches sessuali  e non solo ma anche di un’estorsione da 100 mila euro ai danni della famiglia della ragazza perpetrata dal clan Cutolo. La famiglia della ragazza è stata costretta ad andare via dal rione Traiano. Il ras Genny Carra si era letteralmente invaghito della ragazzina, tanto da costringerla a seguirlo, ad uscire solo con lui e con gli amici e seguirla financo in vacanza ad Ischia con tutta la famiglia. Ma nonostante le evidenze la moglie Candida Cutolo (altra figlia del boss Salvatore) era arrivata anche a minacciare in casa la famiglia della ragazzina presentandosi con la suocera e altre donne. “Ma che è sto fatto? Embe… quella figlia di b… di tua figlia prima si è fatta r…da Zazzino e lo vorresti da me il prosciutto?”. Il Zazzino in questione non è altro che Francesco Zazo, figlio di Salvatore Zazo boss di Fuorigrotta, coetaneo della 16enne con il quale la giovane in quel periodo stava intrattenendo una relazione sentimentale e che aveva mandato su tutte le furie il gelosissimo Genny Carra.  Ma Candida Cutolo e le amiche furono cacciate dalla casa della mamma della ragazzina che avvisò i carabinieri. Ma prima di andare via e posizionarsi sotto il palazzo inveendo contro la donna e il marito aveva incontrato per le scale la nonna della ragazzina  minacciandola: “Io te lo uccido a tuo figlio”. E dopo pochi minuti arrivarono i rinforzi maschili tra cui il fratello, il marito e Bruno Annunziata, ci furono gli spari contro la porta d’ingresso dell’abitazione della famiglia che aveva osato sfidarli. Le indagini dei carabinieri, seppur tra qualche iniziale reticenza, soprattutto da parte del capofamiglia, ex affiliato alla cosca dei Cutolo, hanno sfruttato le immagini della telecamera di videosorveglianza posta all’ingresso dell’abitazione oggetto della sparatoria grazie alle quali è stato possibile risalire agli autori del raid fino ad arrivare all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito i quattro.

Napoli, controlli della polizia al centro: auto e moto sequestrate

Napoli. Week end inteso per la polizia di Stato del centro della città: sono stati infatti effettuati numerosi controlli controlli della Polizia di Stato, dell’Ufficio Prevenzione Generale, con le pattuglie della sezione “Volanti”, “Nibbio”, “Como-Torino”, insieme alla Polizia locale, effettuati in città nei giorni 16 marzo in Largo Ecce Homo, Piazza Carlo III e il 17 marzo, nella zona di Piazza Municipio, Piazza Trieste e Trento e Piazza Carità.

Complessivamente sono state controllate 60 persone delle quali 15 con pregiudizi di polizia;

13 autoveicoli controllati;

38 motoveicoli e ciclomotori controllati dei quali 11 sottoposti a fermo amministrativo e15 sottoposti a sequestro amministrativo /penale.

63 contravvenzioni al codice della strada elevate.

Napoli, i convocati di Sarri per la sfida col Genoa

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Tutti convocati ad eccezione di Vlad Chiriches. Così ha scelto il tecnico Maurizio Sarri per la sfida contro il Genoa, posticipo della 29a giornata di Serie A che si giocherà questa sera alle 20.45 allo stadio San Paolo di Napoli. Gli azzurri vogliono approfittare del mezzo passo fallo della Juventus che ieri sera a Ferrara ha pareggiato per 0-0 contro la Spal. Una vittoria porterebbe la squadra di Sarri a due punti di lunghezza dalla capolista con la gara della Stadium ancora da giocare con un calendario leggermente favorevole. Gli azzurri e i tifosi sperano che da stasera parta la rimonta. Questa la lista completa: Reina, Rafael, Sepe, Albiol, Tonelli, Mario Rui, Hysaj, Koulibaly, Milic, Maggio, Diawara, Jorginho, Allan, Zielinski, Hamsik, Rog, Machach, Callejon, Insigne, Ounas, Milik, Mertens.

Castellammare, di nuovo chiuse le gallerie di Varano e Privati

Anas comunica che, in considerazione dell’intensificazione delle precipitazioni sulla zona di Castellammare di Stabia, si rende necessaria la chiusura al traffico del tratto di strada statale 145 ”Sorrentina” dallo svincolo di Castellammare Ospedale (km 3,600) allo svincolo di Castellammare Villa Cimmino (km 9,700), comprese le gallerie ‘Varano’ e ‘Privati’, in provincia di Napoli. L’interdizione al traffico, per motivi di sicurezza legati al limitato deflusso delle acque di monte, per effetto della ridotta sezione di scorrimento delle acque del torrente ‘Rivo Calcarella’, avviene nel rispetto di quanto comunicato in precedenza da Anas, anche in occasione della riattivazione della transitabilità H24 lungo la tratta stradale.La riapertura del tratto stradale, permanentemente sorvegliato, e il conseguente ripristino della regolare circolazione saranno effettuati in relazione alla cessazione delle forti piogge. Il traffico utilizza i percorsi alternativi precedentemente indicati, ovvero viabilità locale ed ex strade statali 366 ”Agerolina” e 145. Anas, società del Gruppo FS Italiane, raccomanda prudenza nella guida e ricorda che l`evoluzione della situazione del traffico in tempo reale è consultabile sul sito web www.stradeanas.it oppure su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all`applicazione ”VAI” di Anas, disponibile gratuitamente in ”App store” e in ”Play store”. Inoltre si ricorda che il servizio clienti “Pronto Anas” è raggiungibile chiamando il numero verde gratuito, 800 841 148.

Due agenti feriti da un detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Due agenti della Polizia Penitenziaria aggrediti e feriti da un detenuto algerino durante un controllo antidroga in cella con i cani dell’unita’ cinofila. E’ accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere ; lo denuncia il Sappe, Sindacato autonomo polizia penitenziaria. Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania, spiega: “Un detenuto definitivo per reati di droga si e’ opposto all’ingresso dei cani in cella e ha divelto la gamba di un tavolo colpendo in maniera violenta ed alla cieca. L’agente del Nucleo Cinofilo ha riportato una frattura ad una mano con 30 giorni di prognosi mentre l’ispettore e’ stato refertato con tre giorni di prognosi. Sono necessari interventi, la situazione, a Santa Maria come in altre carceri, peggiora ogni giorno”. Non e’ la prima volta che si verificano episodi di aggressione agli agenti nel carcere casertano dove gia’ si registra un sovraffollamento di detenuti – sono ospitati anche esponenti dei clan camorristici – e una carenza di poliziotti della Penitenziaria; altro grave problema e’ quello della scarsita’ d’acqua, che si acuisce nella stagione estiva, non essendo mai stato realizzato l’allacciamento alla rete idrica pubblica. “Le criticita’ dell’istituto sammaritano – evidenzia Fattorello – sono tante e vanno dalle disfunzioni strutturali, come la carenza idrica, la carenza di un adeguata cinta e videosorveglianza, agli effetti deleteri per la presenza di un impianto per lo smaltimento di rifiuti nelle adiacenze. Per non parlare del costante sovraffollamento dei detenuti e della carenza degli organici. Il sistema regge ancora solo grazie al sacrificio delle donne e degli uomini della Penitenziaria”. Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime solidarieta’ “agli eroi silenziosi del quotidiano con il basco azzurro. I numeri degli eventi critici avvenuti tra le sbarre nel 2017 sono inquietanti: 9.510 atti di autolesionismo, 1.135 tentati suicidi (nel 2016 furono 1.011), 7.446 colluttazioni (che erano 6.552 l’anno prima) e 1.175 ferimenti (949 nel 2016). Questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre piu’ carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, con i detenuti piu’ ore al giorno liberi di girare per le sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”

Napoli, coniugi arrestati a Varcaturo: avevano un arsenale in casa

Perquisendo l’abitazione di 2 coniugi del rione Traiano, Napoli, domiciliati a Varcaturo i carabinieri hanno sequestrato un fucile, un kalashnikov, 2 semiautomatiche con matricola abrasa e cariche, 5 pistole sceniche private del tappo rosso, decine di cartucce a palla blindata e parabellum e 2 coltelli da caccia, oltre a 2mila euro in contante, 3 stecchette di hashish e un bilancino. I due, un 38enne e una 36enne, sono stati arrestati per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio e detenzione illegale di armi e munizioni.

Uccise l’ex moglie nel sonno: verso il processo il torrese Antonio Ascione. La rabbia dei familiari di Mariarca

Torre del Greco. Omicidio di Mariarca Mennella: verso il processo l’ex marito Antonio Ascione che il 23 luglio dello scorso anno la uccise con cinque coltellate. Il pubblico ministero della Procura di Venezia, Raffaele Incardona, chiude le indagini e formula l’imputazione definitiva per Ascione, il 44enne di Torre del Greco, ex marito della donna accusato di omicidio volontario premeditato e aggravato da futili motivi.
Per l’uomo si prospetta un processo in cui rischia l’ergastolo e nel quale probabilmente punterà al rito abbreviato. Ad annunziarlo l’avvocato di Ascione, Giorgio Pietramala, che – non appena sarà fissata la data dell’udienza preliminare – presenterà la richiesta di accesso al rito abbreviato, come riporta oggi il quotidiano Il Mattino. Una scelta che ha scatenato la rabbia e il risentimento dei familiari di Mariarca – rappresentati dal legale Alberto Berardi – e anche delle due comunità, quella di Torre del Greco e quella di Musile, dove la 38enne di origini torresi fu uccisa. Anna Mennella, una delle quattro sorelle di Mariarca non nasconde la rabbia nei confronti dell’ex cognato e al quotidiano affida alcune dichiarazioni al vetriolo: «Quell’uomo deve marcire in carcere tuona e se sarà accolta la richiesta di rito abbreviato, siamo tutti d’accordo che andremo a manifestare fuori al tribunale: molti cittadini delle due città coinvolte sono con noi. È vergognoso che ci siano avvocati pronti a difendere questi vermi. Merita l’ergastolo per ciò che ha fatto: è l’unica nostra speranza per riscattare Mariarca strappata alla vita barbaramente e i due bambini, vittime innocenti di questa tragedia». Una protesta, che non trova fondamento nella legge che dà all’uomo la possibilità di scegliere la strategia difensiva e processuale ma che stride, naturalmente, con i sentimenti dei familiari e di chi vive il dolore per la perdita di Mariarca Mennella.
I due figli della coppia, la 15enne Assia e Salvatore di 10 anni ora vivono a Torre del Greco, la ragazza con la nonna materna Maria, vedova da quattro anni, il bambino con la zia Assunta. Affrontano la situazione in maniera diversa, anche per le età differenti, entrambi sono seguiti da uno psicologo e frequentano il liceo linguistico lei e le elementari lui. «Assia strappa le lettere che il padre le invia dal carcere- prosegue Anna – per lei è morto da quando ha ucciso sua madre. Salvatore, invece, chiede spesso di lui, risponde (con il supporto della specialista) alle sue missive. Ma entrambi dicono che senza la mamma sentono mancare l’aria».
Mariarchetta Mennella, detta Mariarca, sposata da 16 anni con Antonio Ascione, aveva deciso di lasciarlo per la gelosia ossessiva di lui e si era trasferita con i figli a Musile del Piave, in provincia di Venezia dove lavorava come commessa in un centro commerciale. Nella casa di Musile, dove aveva ospitato l’ex marito che era andato al nord con la scusa di cercare un lavoro come pizzaiolo. La mattina del 23 luglio, tra le 5 e le 7, lui l’aveva colpita con cinque coltellate mortali, mentre Mariarca dormiva. Infatti dall’autopsia non sono emersi segni che potessero far pensare ad un tentativo di difesa, Antonio Ascione poi chiamò i carabinieri e confessò di aver ucciso l’ex moglie. Da allora è in carcere.

Napoli, 24enne reagisce alla rapina: accoltellato a Porta Capuana

 

Un giovane di 24 anni e’ stato leggermente ferito la notte scorsa in un tentativo di rapina avvenuto nel centro di Napoli. Secondo quanto ha riferito alla polizia mentre stava passeggiando con un amico nei pressi di Porta Capuana e’ stato avvicinato da due giovani in sella a un motorino uno dei quali gli ha intimato, brandendo un coltello, di consegnare loro telefonino e danaro. Il giovane ha reagito e nella colluttazione é stato colpito con un pugno alla nuca e ferito col coltello alla coscia destra. I banditi sono quindi fuggiti. Soccorso, il 24 enne – che ha precedenti per rissa e lesioni -é stato medicato e giudicato guaribile in 7 giorni. Indaga la polizia.

Sarno, è morto l’ex assessore Raffaele D’Angelo

E’ morto all’età di 65 anni Raffaele D’Angelo, ingegnere molto noto di Sarno. Un vita ricca di esperienze professionali, poliche e sociali la sua. Impegnato nel passato in politica è stato: assessore, consigliere comunale e provinciale. Ex Presidente dell’ As Ippogrifo Sarno ASD, uomo d’altri tempi lascia di sè il ricordo di una persona discreta, determinata: un maître à penser della comunità sarnese.

Napoli, vigilante ucciso, Bassolino: ‘E’ un problema che riguarda tutti, Napoli è diventata più cattiva e con meno solidarietà’

Anche l’ex governatore della Campania ed ex sindaco di Napoli, Antonio Bassolino interviene sulla vicenda del vigilante  Franco Della Corte ucciso da tre baby assassini alla stazione della Metropolitana di Piscinola. ”E’ problema di ordine pubblico, di coesione sociale, di spirito civile e ci riguarda tutti: istituzioni e partiti, sindacati e imprenditori, associazioni e singoli cittadini. In gioco e’ il futuro di Napoli, dei nostri figli e dei loro figli” scrive  sulla sua pagina facebook. E poi aggiunge: ”Anche in altre città italiane e in altri Paesi succedono gravi fatti di delinquenza giovanile e minorile. Nei giorni scorsi una ragazza italiana di origini egiziane e’ morta per le botte prese a Nottingham da una gang di bulle. Ma a Napoli  le aggressioni si ripetono e tutto é reso più difficile dalla contiguità con un diffuso humus camorrista e da un forte degrado civile.Colpiscono poi, nell’assassinio della guardia giurata di Piscinola, la fredda ferocia e la terribile e gratuita modalità del cranio fracassato, l’inaudita sproporzione tra una vita spezzata e il movente della pistola da rubare. Si resta davvero senza parole. La città  si è anche incattivita, e da noi si avverte più che altrove perché più forti sono storicamente stati i legami di solidarietà e di vicinanza umana. Per fortuna rimangono e agiscono tante realtà di volontariato e di impegno in aree delicate ed esposte, e però da sole non possono bastare. E’ enorme il tema che ci è di fronte e guai a chiudere gli occhi, a girare la testa da un’altra parte, a fare il gioco dello scarico di responsabilità”.

Napoli, volevano vandalizzare i treni della Cumana a Fuorigrotta: tre ragazzi fermati dal vigilante

Tre ragazzi che volevano vandalizzare i nuovi treni con alcune bombolette sono stati messi in fuga dalla guardia giurata. E’ accaduto la notte scorsa a Napoli nel deposito della Cumana di Fuorigrotta. Lo ha comunicato sulla propria pagina fecbook il presidente dell’Eav, l’azienda di trasporti regionale, Umberto De Gregorio. ”Alle 2.51 e’ scattato o”allarme nel nostro deposito di Fuorigrotta – fa sapere de Gregorio – Il nuovo sistema di allarme sensibile ha funzionato perfettamente e le nostre telecamere hanno ripreso la scena. Ora le metteremo a disposizione delle forze dell’ordine”. ”Vinta una battaglia di una guerra terribile. Non arretriamo di un centimetro” conclude De Gregorio.

Boscoreale, torna libero dopo un anno il rapinatore seriale terrore dei commercianti vesuviani

E’ stato scarcerato e posto in una comunità terapeutica Salvatore Solimeno, 37enne del Piano Napoli di Boscoreale,  considerato il terrore dei commercianti di Torre Annunziata e dintorni. Il provvedimento da parte del gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta dell’avvocato Gennaro De Gennaro, nonostante il parere negativo dell’accusa, che aveva chiesto di rigettare la richiesta del difensore, in quanto Solimeno risultava già gravato da numerosi precedenti penali, il giudice, accogliendo l’istanza del legale, ha ritenuto che le esigenze cautelari ai domiciliari in comunità terapeutica potessero essere sufficienti. Solimeno ha così potuto lasciare il carcere di Poggioreale.Otto rapine alle spalle, con l’ultima della serie consumata soltanto nell’aprile scorso ai danni di una tabaccheria di via IV Novembre a Torre Annunziata, quando due malviventi, con armi in pugno e col volto travisato, crearono il panico tra passanti e negozianti. Nel fuggi fuggi generale, il titolare ed i suoi familiari reagirono violentemente con l’aiuto di alcuni clienti, riuscendo ad immobilizzare uno dei banditi, identificato poi in Solimeno, che fu arrestato dai carabinieri. Il complice invece riuscì a fuggire. Il 19 dicembre scorso, il malvivente era stato condannato con giudizio abbreviato dinanzi al GIP del Tribunale di Torre Annunziata. Il pubblico ministero aveva fatto una dura requisitoria contro il rapinatore, sottolineando che Solimeno era considerato il terrore dei negozianti oplontini tanto da essere dichiarato sorvegliato speciale. E ora dopo solo un anno di carcere torna libero seppure in una comunità.

Castellammare: due ufficiali della Guardia di Finanza tra i probabili candidati a sindaco

Ormai la corsa al candidato al Sindaco è cominciata già da qualche mese. Ogni giorno si sentono nomi dell’uno o dell’altro politico, ma al momento rimane tutto in “fase di sviluppo”. Il più accreditato al momento sarebbe l’ex Presidente del Consiglio Comunale, Eduardo Melisse, che pare possa contare sull’appoggio di alcuni “big del Partito Democratico. Pronti a sostenere la candidatura di Melisse sarebbero: Il segretario dem cittadino, Nicola Corrado, che aveva stretto alleanza con Melisse già per le politiche da poco svoltesi; L’ex Sindaco Nicola Cuomo, che però pare stia cercando di imporre la sua ex vice, Mariarita Auricchio; Andrea Di Martino, ex vice Sindaco di Antonio Pannullo. Melisse però, secondo alcune indiscrezioni, pare possa beneficiare anche dell’appoggio di commercianti stabiesi, o almeno quelli iscritti all’Ascom, che sembrerebbe siano pronti a scendere in campo, sia direttamente (posizionando qualche candidato in lacune liste,ndr) o indirettamente, puntando le loro preferenze su un candidato a scelta del direttivo dell’associazione. La sinistra di LeU invece, al momento, pare stia “ragionando” con le associazioni cittadine (tendando quindi la “corsa” in coalizione ed abbandonando le varie trattative che stava tenendo con il Partito Democratico) per la quale pare che il candidato Sindaco sia Rosario Savarese, architetto stabiese impegnato con l’associazione “Piazza Attiva”. Rinuncia alla candidatura a Sindaco, almeno queste sono le voci, l’ormai veterano del consiglio comunale Antonio Alfano, che pare abbia già però confezionato 2 liste civiche, proponendo un nome di alto profilo ed estremamente fuori dagli schemi per la politica stabiese: Il Tenente Colonnello della Guardia di Finanza, Carlo Simoncini. Ufficiale delle Fiamme Gialle con curriculum di tutto rispetto e, secondo i bene informati, pare abbia gradito ed accettato la probabile candidatura a Sindaco della città delle acque. Altro ufficiale della Guardia di Finanza anche per Forza Italia. Parliamo però di un volto noto per Castellammare di Stabia: Si tratta infatti di Mario Aliberti, Comandante della Compagnia stabiese delle fiamme gialle fino qualche mese fa, poi trasferito in Toscana. Anche Aliberti pare abbia accolto di buon grado la candidatura a Sindaco di Castellammare. Sempre più finanzieri quindi nel consiglio comunale di Castellammare di Stabia, però si passa dai sottufficiali (Alfano, Esposito ed Ungaro) ex consiglieri, agli ufficiali candidati a Sindaco. Ogni giorno si rincorrono voci, le dinamiche e gli apparentamenti cambiano di ora in ora, intanto il tempo stringe, e si avvicina il fatidico giorno della presentazione delle liste.

Alberto Ferretti

Le confessioni dei baby assassini di Piscinola: ‘Ho finito di fumare l’ultimo spinello e ho detto: guagliù, ora picchiamo il metronotte’

Uno dei tre baby assassini della guardia giurata Franco Della Corte sognava di fare il calciatore. Si chiama C.U.  17 anni, è lui il capo del branco, militava nello  Ssd Sporting Club “Brothers’’ di Chiaiano e quando l’altro giorno gli agenti del commissariato di Scampia sono andati a prelevarlo per interrogarlo lui senza scomparsi ha chiesto: “Ci sbrighiamo in tempo per l’allenamento?”. Quando aveva 12 anni fu coinvolto in un episodio di bullismo a sfondo sessuale. Gli altri due K. A. di 16 anni e L. C. di 15 sono nullafacenti come lui. Quest’ultimo domani lunedì 19 marzo avrebbe dovuto cominciare a lavorare come garzone in una panettiera di Piscinola, il loro quartiere. Vivono tutti la in via Vittorio Emanuele III, il cosiddetto quartiere di “Pippotto”. Tutti con storie familiari complesse, due hanno i genitori separati che vivono arragiandosi facendo mestiere umili. Eppure proprio il ragazzo che da grande voleva aprire una panetteria a Piscinola, come ha confessato la sua fidanzatina ai giornalisti quando vedeva in tv le storie di anziani picchiati lui commentava: “Chi fa queste cose è un infame”. Ma lui e i suoi amici hanno fatto qualcosa di molto più grave: hanno massacrato di botte, uccidendolo, un padre d famiglia di 51 anni per rubargli la pistola che avrebbe rivenduto per 5/600 euro. Sono a tratti sconcertanti le loro confessioni contenute nell’ordinanza di fermo da parte della Procura per i minori su disposizione del pm Ettore La Ragione. Il capo branco ha dichiarato: “Ho finito di fumare l’ultimo spinello e ho detto: guagliù, ora picchiamo il metronotte. Volevamo andare a mangiare un cornetto, ma il bar era chiuso. Erano le tre di notte, ci scocciavamo di andare a casa, quando abbiamo visto passare quell’uomo davanti a noi. Sì ho partecipato anche io mi assumo la responsabilità di quanto avvenuto, anche se non ho mai colpito quell’uomo. Anzi. Quando l’ho visto cadere a terra, sotto i primi colpi, ho pensato che quell’uomo poteva essere mio padre. Ho detto: stiamo facendo una stronzata”. Poi è scoppiato in lacrime e ha chiesto il perdono della famiglia di della Corte. Il primo a crollare e a confessare subito però è stato il più piccolo del gruppo L.C., 15 anni da poco compiuti, figlio di un parcheggiatore abusivo e di una domestica: “Le notti passano così, a giocare a mazza e pietre. Prendiamo le mazze dalla spazzatura, usando pezzi di vecchi mobili, facciamo saltare un coccio di bottiglia e poi lo colpiamo al volo. Con quelle mazze  abbiamo aggredito quell’uomo, sapevamo che alle tre di notte faceva il suo giro”.  Anche lui è scoppiato i lacrime, difeso dalla penalista Antonella Franzese, ha chiesto se poteva scrivere una lettera alla famiglia del 51enne ucciso. È stato lui ad ammettere che l’obiettivo era la pistola del vigilante. E infine K. A. “Abbiamo deciso tutti e tre di picchiare quell’uomo, io però non ho sferrato neppure un colpo”. Le bacheche facebook dei tre contengono una serie di immagini inequivocabili con frasi inneggianti alla violenze e immagini di Totò Riina.

Ragazza italiana uccisa a Nottingham da una baby gang di ragazzine: indaga la Procura di Roma

 

Ora indaga anche la Procura di Roma sulla morte di Mariam Moustafa, 18enne romana di origine egiziana aggredita da una baby gang femminile a Nottingham e morta mercoledi’ dopo 20 giorni di coma. I pm capitolini hanno aperto un fascicolo per l’omicidio della ragazza, nata e cresciuta a Ostia, in Inghilterra con la famiglia da 4 anni e iscritta a Ingegneria al Nottingham College. E la mamma di Mariam, Nasreen, al programma Le Iene rivela: “alcune di quelle ragazze ad agosto avevano rotto la gamba di Mariam e riempito di pugni la sorella piu’ piccola Mallak, di 15 anni”. E aggiunge un ulteriore particolare: “Una sera di una settimana fa hanno anche tirato delle uova contro la nostra porta di casa”. Dalle parole della donna sembra perdere dunque consistenza la pista dello scambio di persona che assieme a quella del crimine a sfondo razzista e’ seguita dagli investigatori inglesi. Lo scambio di persona e’ stato ipotizzato da alcuni giornali britannici: Mariam sarebbe stata presa per una giovane che su Instagram, con il nickname Black Rose (Rosa Nera), aveva a lungo dileggiato il gruppo di ragazzine. Il padre di Mariam, Hatim, ha raccontato che la figlia, prima di cadere in coma, gli ha detto di essere stata chiamata “Black Rose” da una decina di bulle e di aver risposto “No, mi chiamo Mariam”. Nell’ipotesi del delitto d’odio ‘Black Rose’ sarebbe invece un epiteto razzista pronunciato prima del pestaggio, iniziato alla fermata dell’autobus alle 8 di sera del 20 febbraio fuori del Victoria Centre in Parliament Street e proseguito sul mezzo pubblico. In un video di 16 secondi finito online si vede Mariam seduta sul bus; una ragazza di colore la colpisce con un pugno al viso e un altro giovane nero cerca di proteggerla. L’autista avrebbe fatto da scudo, secondo l’azienda di trasporti Nct. Mariam si tocca la testa e poi guarda la mano per verificare se ci sia sangue. L’ultimo fotogramma e’ sul suo volto attonito e terrorizzato. Il padre ha lamentato l’inerzia della polizia su quell’episodio. “Solo dopo che e’ morta la gente si e’ interessata a noi”, ha detto. “Perche’ lei?”, si e’ chiesta la sorella, “era la piu’ gentile del mondo, aiutava tutti”. Infine c’e’ da verificare un’eventuale responsabilita’ dei medici. Mariam dopo il pestaggio e’ stata portata in ospedale e rimandata a casa in poche ore. Il giorno dopo pero’ e’ stata ricoverata in coma e dopo tre settimane e’ morta. Per chiedere giustizia per la giovane, che in una foto su Fb e’ seduta su una balaustra sul lungomare di Ostia, e’ stato creato l’hashtag #JusticeForMariam. “Non voleva stare in Inghilterra – ha detto la madre -, ha sempre sognato di tornare a Roma”.

Spal-Juventus 0-0: il Napoli può approfittarne

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La Spal serve l’assist al Napoli, a patto di battere il Genoa. Con una prova coraggiosa e determinata al massimo, la squadra di Semplici ferma la Juve sul pari, evento clamoroso se si considerano le dodici vittorie di fila dei bianconeri. Primo tempo con pressing alto, Juve poca lucida a centrocampo e poco pericolosa in avanti, unica chance la punizione di Dybala, di poco alta. Nella ripresa la Juve alza il baricentro ma raramente insidia la porta difesa da Meret. La Spal sa soffrire e sa presidiare, finisce 0-0, assist d’oro al Napoli, che superando il Genoa potrebbe portarsi a -2 dalla capolista.

Agguato al boss in auto con l’amante: lei uccisa, lui ferito

Una coppietta come tante, appartata in auto in un luogo isolato. Ma all’improvviso il rumore degli spari rompe il silenzio della notte. I proiettili uccidono una donna e feriscono l’uomo che era con lei. E’ morta cosi’ Fortunata Fortugno, di 48 anni, assassinata mentre era in compagnia del suo amante, Demetrio Lo Giudice (53), indicato come un elemento di spicco dell’omonima cosca ‘ndranghetista e rimasto ferito ad un braccio. Colpi, e’ l’ipotesi degli investigatori, sparati per uccidere entrambi, senza distinzioni. I sicari, infatti, hanno mirato all’interno dell’abitacolo senza apparentemente curarsi di chi fossero i destinatari dei proiettili. L’agguato e’ stato portato a termine nella serata di ieri sul greto di un torrente nella frazione Gallico di Reggio Calabria, alla periferia nord della citta’, dove i due – entrambi sposati – si erano fermati in cerca di intimita’. Subito dopo gli spari, numerosi, gli assassini o l’assassino – ancora non e’ stato accertato – sono fuggiti senza lasciare sul terreno neanche i bossoli. Lo Giudice ha tentato una corsa disperata verso gli Ospedali Riuniti per cercare di salvare la vita alla donna, colpita alla testa, ma e’ stato tutto inutile. Fortunata e’ morta prima di arrivare al pronto soccorso. Dopo essere stato medicato, l’uomo e’ stato subito sentito dalla Squadra mobile di Reggio Calabria ma non avrebbe fornito indicazioni utili ne’ a chiarire la dinamica, ne’ a dare un volto agli assassini. L’ipotesi degli investigatori e’ che la coppia possa essere stata seguita da chi aveva deciso di punirla ed una volta che la vettura sulla quale viaggiava si e’ fermata in un luogo isolato, i sicari siano entrati in azione. Dopo che dall’ospedale e’ stato dato l’allarme, sul luogo dell’omicidio si sono recati gli agenti della Squadra mobile, delle Volanti e la Polizia Scientifica per i rilievi e gli accertamenti del caso. Il delitto non e’ di facile lettura per gli investigatori che allo stato non escludono alcuna ipotesi, compresa quella del delitto passionale che sembrerebbe il piu’ plausibile. Tuttavia la figura dell’uomo induce a vagliare con attenzione ogni possibile elemento. Demetrio Lo Giudice era stato arrestato una decina di anni fa nell’ambito dell’operazione Eremo. Per i magistrati della Dda di Reggio Calabria e per gli investigatori Lo Giudice – che non e’ parente del collaboratore di giustizia Antonino – era un elemento di spicco della cosca che esercita la sua influenza sul rione di San Giovannello, legato al boss Mario Audino di cui avrebbe anche preso il posto dopo il suo omicidio avvenuto nel 2003. Lo Giudice e’ stato poi assolto ma questo non gli ha evitato un periodo di sorveglianza speciale. Adesso gli investigatori hanno iniziato a sentire parenti e conoscenti di Fortunata, che lavorava come sarta, e di Lo Giudice per ricostruire la loro rete relazionale e cercare di individuare un movente dal quale partire per risalire agli autori dell’omicidio. E se fosse confermata la pista passionale dell’agguato – sembrano ragionare gli investigatori – occorre poi trovare chi ha avuto la forza di arrivare a sparare contro un presunto boss pur di punire i due amanti. Uno scenario che potrebbe anche far prefigurare che sullo sfondo passionale si stagli comunque l’ombra della ‘ndrangheta.

Il prefetto di Salerno Malfi dopo la sospensione: “Fiducia nella magistratura anche quando non si condivide ciò che fa”

Salerno. Una breve dichiarazione dopo la decisione del Tribunale di Vercelli di sospenderlo per tre mesi per abuso d’ufficio, per aver instaurato un clima di costante terrore negli uffici prefettizi quando era Prefetto di Vercelli. Salvatore Malfi, attuale prefetto di Salerno, non commenta la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto ma ha rilasciato una brevissima dichiarazione a commento della sua sospensione. “Per scelta istituzionale ho deciso di non rilasciare dichiarazioni. Nella magistratura ho fiducia cieca anche quando non si condivide ciò che fa. Voi a Vercelli mi avete conosciuto, perciò non devo spiegare nulla”. Malfi è rimasto in carica come prefetto a Vercelli dal 2011 al 2016, e avrebbe creato, secondo l’accusa, “un clima di costante terrore e di estrema tensione negli uffici prefettizi, con espressioni ingiuriose, a sfondo sessista, umilianti e denigratorie nei confronti dei suoi collaboratori, utilizzando toni ed atteggiamenti discriminatori e minacciandoli di morte”.
Ieri il Gip del Tribunale di Vercelli aveva accolto la richiesta della Procura di sospendere dalle funzioni il Prefetto Salvatore Malfi, una decisione alla quale potrà fare ricorso il delegato di governo attualmente in servizio a Salerno.

Napoli, i baby assassini di Piscinola senza rimorsi: ‘Ma in carcere si può fare la doccia?’

Sono stati traditi dalla particolare andatura di uno dei tre giovani di Piscinola, che dovevano essere per forza residenti nella zona. Poi, con questi dati a disposizione, e un particolare sulla capigliatura di uno dei tre, lo ‘sbirro’ di quartiere e’ riuscito a isolare il soggetto e i suoi complici. Prelevati e portati dal magistrato Ettore La Ragione, della Procura dei Minori, davanti ai genitori e ai loro avvocati hanno ammesso le proprie responsabilita’: provengono da famiglie umili; i loro genitori sbarcano il lunario e tirano avanti come possono. I tre, invece, tutti incensurati, non vanno a scuola e trascorrono il loro tempo in giro per il quartiere, fino a notte fonda. Ora sono chiusi nell’istituto penale minorile di Nisida. Sono loro i tre responsabili della morte della guardia giurata Franco Della Corte, 51enne di Marano, preso a bastonate il 3 marzo scorso durante il suo turno di servizio alla stazione della metropolitana di Piscinola e poi morto l’altra notte in ospedale. Ma non sono apparsi particolarmente angosciati, non si sono pentiti per l’accaduto. E’ vero, uno di loro era preoccupato davvero. Ma solo perche’ non sapeva se nel carcere minorile gli avessero consentito di fare la doccia. Non sono figli di camorristi ma i tratti distintivi di chi appartiene a un clan ci sono tutti. Della Corte e’ morto l’altra notte in ospedale, all’eta’ di 51 anni, a causa dei pesanti colpi ricevuti al capo da quel branco, composto da due 16enni e un 17enne, che davanti agli inquirenti non si sono neppure mostrati rammaricati.

“Non si sono strappati i capelli per l’accaduto – fa sapere Bruno Mandato, dirigente del commissariato di Scampia, che con la sua squadra investigativa ha chiuso il cerchio attorno ai responsabili- di avere provocato la morte di un bravo padre di famiglia. Uno dei tre, quando ha capito che l’avrebbero rinchiuso, ha abbracciato il padre, a cui e’ particolarmente legato, preoccupato del fatto che non lo avrebbe rivisto per lungo tempo. Un altro – ha continuato l’investigatore – era angosciato, ma solo perche’ non sapeva se gli avessero consentito di fare la doccia”. L’attivita’ investigativa ha appurato che i tre giovani non hanno contatti con i clan della zona ma la ferocia mostrata sicuramente avrebbe potuto catalizzare l’attenzione della camorra, oggi piu’ che mai interessata a rimpinguare le proprie fila con elementi incapaci di provare rimorsi e quindi adatti a ricoprire certi ruoli. I tempi dello spaccio della droga sono lontani e ora i clan non hanno piu’ bisogno di pusher ma di elementi spietati per ricostruire quello che forze dell’ordine e magistratura hanno distrutto. I tre ragazzi – tutti incensurati – appartengono a famiglie modeste, di Piscinola che vivono sbarcando il lunario: c’e’ chi fa il parcheggiatore abusivo e chi raccoglie e rivende rifiuti di metallo. Genitori, in qualche caso anche separati, che non hanno tempo e voglia di dedicare attenzione a quello che fa la loro prole. E i ragazzi, senza alcun controllo, disertano la scuola e passano tutto il giorno a scorrazzare per il quartiere, uno dei piu’ degradati della citta’, fino a notte fonda. Secondo i sociologi, in certi quartieri di Napoli i ragazzi crescono in un vuoto morale che le famiglie povere non possono colmare. Si diventa insensibili, “ignorati affettivi” – dicono gli studiosi – fino ad allettare i ruvidi palati della camorra sempre piu’ interessata a reclutare soggetti giovani e feroci. Lo scopo della brutale aggressione era ricavare 5-600 euro dalla pistola del vigilante che, pero’, non sono riusciti a trovare. Solo questo. Nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei dove sono stati portati dalla Polizia, in esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura dei Minorenni, pur avendo confessato, non si sono mostrati preoccupati di avere spezzato una vita.

Un padre di famiglia, un onesto lavoratore, una guardia giurata brutalmente aggredita da tre ragazzini che gli volevano rubare la pistola per venderla e ricavare 5-600 euro. Un’arma che non sono riusciti a trovare e che la vittima, Francesco Della Corte, ha difeso anche quand’era a terra rantolante. Autori di quella che il Questore di Napoli, Antonio De Iesu, ha definito, “un evento crudele, abietto e drammatico”, accaduto la notte dello scorso 3 marzo, sono stati due 16enni e un 17enne, sottoposti a fermo, ieri sera, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura dei Minorenni. “Un branco di lupi – li ha definiti De Iesu – che hanno atteso l’agnello”, per poi colpire senza pieta’. Della Corte, morto dopo una lunga agonia, la notte tra giovedi’ e venerdi’ scorsi, e’ stato vittima di un vero e proprio agguato paramilitare: i tre lo hanno atteso nei pressi della stazione della metropolitana di Piscinola e poi lo hanno colpito piu’ volte alla testa, con il piede di un tavolo da cucina in legno trovato in strada, fino a ridurlo in fin di vita. La vittima e’ stramazzata al suolo: hanno cercato di trovare la sua pistola, anche nella sua vettura, ma senza trovarla. Alla fine sono sono stati costretti a fuggire. Della Corte e’ stato poi trovato inginocchiato, qualche ora dopo, da una pattuglia della Polizia. L’aggressione estremamente brutale, e’ stata ripresa dai sistemi di video sorveglianza della stazione di Piscinola ma le immagini non consentivano agli inquirenti l’individuazione dei responsabili. Grazie al fiuto di poliziotti che ogni giorno combattono la camorra si e’ trovato il bandolo della matassa che ha portato ai tre fermi.

La tragica morte di Della Corte ha messo in moto la macchina della solidarieta’: l’azienda per la quale lavorava, la Security Service, si e’ resa disponibile a sostenere la famiglia in ogni modo possibile. Analoga iniziativa anche da parte della Regione Campania: “L’Eav – fa sapere il governatore della Campania Vincenzo De Luca – fara’ partire una raccolta fondi per dare un segno concreto. La Regione sara’ la prima nel dare un contributo”. Il Questore di Napoli ha anche annunciato di voler introdurre le guardie giurate nel meccanismo che tutela la sicurezza di Napoli, con il progetto “Mille occhi sulla citta'”. Grande dolore per amici e parenti di Della Corte, stimato da tutti. Onesto lavoratore, aveva una grande passione: un orto al quale teneva tanto. La moglie Annamaria, che da due giorni attende le venga resa la salma ancora sotto sequestro nell’obitorio del Nuovo Policlinico, non si da’ pace e chiede giustizia per il marito: “Non puo’ finire cosi’. Franco deve avere giustizia, solo giustizia. E io faro’ di tutto perche’ non sia dimenticato”. Lunedi’ l’autopsia.

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