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‘Non sono scomparso, ho trovato lavoro lontano dal Sud’, si è fatto vivo il ragazzo sparito da Torre Annunziata

“Sono Emilio Agnello il ragazzo scomparso da Torre Annunziata. Me ne sono andato di mia spontanea volontà. La mia famiglia non mi faceva vivere, sono andato a lavorare fuori, ho trovato lavoro. Sto bene. Ho parlato pure con loro e ho spiegato il motivo”. Questo il messaggio arrivato stamane sulla posta della pagina facebook di cronachedellacampania. Il 24enne di Torre Annunziata ha voluto affidare al nostro sito parole rassicuranti ai suoi familiari. La notizia della scomparsa era stata pubblicata nella serata di ieri sulla pagina facebook della zia Margherita, sorella del padre, che aveva invitato tutti a fornire notizie del nipote di cui si era perse le tracce da due giorni. Ma il ragazzo è andato via per scelta personale. Risolto quindi il giallo e tranquillizzata la famiglia.

Farmaci acquistati a prezzi scontati e riciclati attraverso una filiera illegale tra Milano e Napoli

Milano. Guadagni milionari e una rete parallela per la vendita di farmaci costosissimi: 13 gli arresti tra Milano, Monza-Brianza, Lucca, Roma e Napoli eseguiti dai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni) che ha permesso di individuare un’organizzazione criminale facente capo ad un uomo di origine calabrese, titolare di una farmacia-deposito farmaceutico situato nel centro di Milano. I sodali, tutti operatori del circuito ufficiale di distribuzione del farmaco, acquistavano presso le aziende farmaceutiche ingenti quantitativi di “farmaci molto costosi, a destinazione ospedaliera pubblica o privata”, in particolare medicinali per cure oncologiche, virali, e per altre gravi patologie, ad un prezzo scontato “ex factory” (cioè il costo di vendita del farmaco stabilito dall’Aifa prima dell’immissione in commercio del medicinale), attestando falsamente la loro destinazione a strutture ospedaliere private italiane (avvalendosi e sfruttando un fittizio accreditamento presso l’Aiop, Associazione Italiana ospedalità privata, che riunisce, appunto, le strutture di ricovero e di cura private); realizzare una rete di riciclaggio dei farmaci, la cui documentazione veniva in tutto o in parte falsificata al fine di rivenderli nel mercato parallelo estero, in particolare in nord Africa ed nel sud est asiatico; rivendere i farmaci riciclati all’estero a prezzi molto maggiori di quelli d’acquisto esponendo a gravi pericoli per la salute gli utilizzatori finali delle specialità medicinali, poiché la vendita avveniva tramite una “filiera” non autorizzata e non controllabile ed utilizzando intermediari stranieri che in molti casi erano addirittura estranei al settore sanitario (sono state documentate, infatti, alcune copiose cessioni di farmaci a cittadini stranieri che abitualmente lavoravano come ristoratori etnici o come dipendenti di Banca, che solo incidentalmente e per fini di lucro si dedicavano al traffico).
I traffici di prodotti farmaceutici, ai quali si dedicava l’organizzazione criminale, neutralizzata dai militari del Nas, sono stati realizzati con modalità assolutamente spregiudicate, illegali e senza alcun controllo neanche sulle varie fasi del trasporto, dello stoccaggio e della distribuzione dei farmaci ricettati. Le indagini hanno dimostrato che certamente il “modus operandi” illecito adottato dagli arrestati garantiva all’organizzazione un margine di guadagno ingentissimo derivante sia dalla vendita dei farmaci stessi, sia dall’illegittimo rimborso del credito d’Iva maturato a danno dell’erario, ma soprattutto dalla ingente truffa ai danni delle ignare case farmaceutiche. Oltre ai tredici provvedimenti cautelari, sono state eseguite anche 11 perquisizioni nelle stesse province e 37 ordini di esibizione di documentazione notificati a persone giuridiche legate a vario titolo all’organizzazione criminale.

‘La macchia urbana’: stasera a Scafati la presentazione del libro di Michele Grimaldi

Scafati. “La macchia urbana” è un viaggio nel fenomeno urbano in modo critico, una riscoperta delle radici e una proiezione, in chiave sociale, delle città di oggi. ‘La macchia urbana’ è il libro scritto da Michele Grimaldi, politico e segretario del circolo Pd di Scafati, che sarà presentato stasera, 9 aprile, alle 18, 30 alla Sala Don Bosco di Scafati, in piazza Vittorio Veneto. Insieme all’autore interverranno Marco Plutino, docente di diritto costituzionale Unicas; Walter Tocci del Centro per la riforma dello Stato e autore della prefazione e Marco Iasevoli, giornalista del quotidiano Avvenire. Il dibattito sarà moderato da Alfonso Annunziata, presidente Anpi Scafati. Il volute, edito da Aracne editrice, nasce – come ha raccontato Grimaldi in una recente intervista – “da viaggi su e giù per l’Italia da anni di libri letti per curiosità, per studio, per tentativo costante di provare a comprendere le cose e da una riflessione che nasce qualche tempo fa: penso che da un punto di vista teorico-identitario mancasse un pezzo di ragionamento, non solo nella sinistra politicamente intesa, ma proprio guardando quelle discipline che analizzano e studiano la realtà”.
Il volume è stato definito da Walter Tocci “un appassionato esercizio di critica del fenomeno urbano. In queste pagine il fare teoria della città riscopre la radice originaria del theorein (etimologicamente il “vedere la città”) che però, non è un’attività ingenua o passiva, quanto una lotta per squarciare i paraventi del mainstream, per conquistare uno sguardo sapiente sulle strutture del potere e per lasciarsi incantare dalla molteplicità della vita urbana. L’autore ci offre un rischiaramento della questione, un Aufklärung post–illuministico, non solo oltre il sonno della ragione, ma per un risveglio della vita cittadina”.

L’assassino dello stalker continua a difendersi: ‘E’ stato un incidente’

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Nocera. Filomena era la sua ossessione l’amava alla follia. Le aveva lasciato anche una scritta sul muro del palazzo “Mena ti amo F. S”, come i ragazzini alla prima cotta. E quella follia, quella sua mania di persecuzione, quella sua gelosia lo hanno portato alla morte. Fabrizio Senatore, autotrasportatore di 43 anni di Salerno, separato e padre di una bambina, è morto la notte scorsa in via  Fiuminale a Nocera, la strada dove abita la sua amata, travolto e ucciso dall’auto del nuovo amico della donna. Domenico Senatore, 30enne, pure lui separato e padre di due figli. E’ in stato di fermo per omicidio volontario ma ha continuato a difendersi sostenendo che si è trattato di un incidente e che Fabrizio lo aveva aggredito e nella fuga per errore lo aveva travolto con la sua auto schiacciandolo contro il muro.

Il suo avvocato, Armando Lanzione, nega il movente della pista passionale. Era la seconda volta che Domenico Senatore e Mena si vedevano. Sabato sera avevano preso un caffè in un bar nelle vicinanze poi la donna era stata accompagnata a casa. E in quel momento che avviene la tragedia. Compare Fabrizio all’improvviso, che secondo il racconto del 30enne fermato, lo avrebbe aggredito. Il salernitano nella sua mania aveva seguito la donna della quale era follemente innamorato. E quindi vedeva in Domenico un rivale in amore. Cosa è accaduto intorno alle due di notte tra sabato e domenica per il momento è a conoscenza solo del presunto assassino. La polizia che sta indagando sul caso ha preso visione delle immagini delle telecamere della zona per verificare se vi sono frame utili alle indagini. Storia quasi parallele quelle di Domenico e Fabrizio. Il primo, 30 anni, separato da alcuni mesi dalla moglie dalla quale aveva avuto due figli, con un lavoro da guardia giurata. Ma gli avevano tolto la pistola dopo le denunce di minacce da parte della coniuge dalla quale si stava separando. Il salernitano invece avrebbe dovuto essere agli arresti dimiciliari la notte della sua morte. Era stato denunciato per minacce e stalking proprio dalla sua Mena che aveva interrotto la storia quando aveva scoperto che Fabrizio aveva una relazione a Salerno con un’altra donna. Lui non si era arreso e aveva cominciato a minacciarla, le aveva addirittura inviato una foto con una pistola. Era finito nel registro degli indagati alla Procura di Nocera che si apprestava a chiedere per il il processo con il rito immediato. Ma tutto questo non l’aveva fermato poche ore prima della sua morte sul profilo facebook aveva postato due canzoni dal titolo “Chisà si me pienze” e “Facimme pace”, probabilmente dedicate proprio alla sua ex compagna. Fino a condividere un post: “La vera donna non abbandona il suo uomo in nessuna difficoltà ma affronta i problemi con lui”. Ora però Fabrizio è morto, probabilmente ucciso da quella sua ossessione amorosa per la 35enne nocerina. La battaglia legale della famiglia nei confronti del presunto assassino è appena cominciata.

(nella foto la scritta fatta dalla vittima Fabrizio Senatore, primo in alto, e poi il presunto assassino Domenico Senatore e la donna)

Camorra, ecco come il clan Belforte controllava il traffico di droga nella zona di Maddaloni

Questa mattina, il personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di 19 persone, indagate in relazione al delitto di associazione a delinquere finalizzata al traffico ed alla commercializzazione di stupefacenti, aggravato dal metodo mafioso. Gli elementi probatori alla base dell’emissione della misura sono stati acquisiti nel corso delle attività investigative condotte a seguito dell’omicidio di Daniele Panipucci, freddato con un colpo d’arma da fuoco al volto a Maddaloni, nella serata del 25.5.2016. A seguito del grave fatto di sangue, la Squadra Mobile di Caserta traeva in arresto, il 13.2.2017, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, Antonio Esposito, Domenico Senneca e Antonio Mastropietro, per il delitto di concorso in omicidio e, per quanto concerne Antonio Esposito e Antonio Mastropietro, per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., in quanto ritenuti organici al “clan Belforte- fazione Maddaloni”, operante nei Comuni di Maddaloni, Cervino, Valle di Maddaloni e Santa Maria a Vico. Nell’ambito delle attività investigative svolte in occasione del delitto, si acquisivano elementi atti a dimostrare la perdurante esistenza, sul territorio di Maddaloni, di un’associazione per delinquere finalizzata all’approvvigionamento e allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e crack e il “controllo” operato sulla commercializzazione degli stupefacenti, dapprima da Antonio Esposito, nella sua veste di reggente del locale sodalizio di stampo camorristico e poi da Antonio Mastropietro, che assumeva la gestione del clan dopo l’arresto dell’Esposito del 31.8.2016, (per il reato di lesioni gravi ai danni di un altro pregiudicato), ai quali, i singoli spacciatori, per l’esercizio delle attività di spaccio sul territorio maddalonese, erano costretti a versare varie somme di danaro oltre a sostanze stupefacenti destinate al loro consumo personale.  Le indagini della Squadra Mobile di Caserta, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno svelato l’estensione sul territorio maddalonese di una lucrosa e capillare attività di spaccio, svolta senza tregua, in un quartiere desolante e degradato, attività che aveva attirato gli interessi del clan Belforte, che da sempre esercita il controllo sul territorio di Maddaloni. In particolare, le attività investigative, oltre a delineare il ruolo di ognuno degli indagati, hanno consentito di individuare le maggiori piazze di spaccio maddalonesi e ricostruire le modalità di funzionamento della commercializzazione al dettaglio delle droghe, confermando, ancora una volta, la centralità del Rione IACP di via Feudo 54, sede di ben tre gruppi di spaccio facenti capo rispettivamente a Romano Fabio, alla famiglia Gagliardi/Bernardi e alla famiglia Zampella/Stefanelli, nel quale rivestiva un ruolo centrale, un figlio, all’epoca minorenne, che è stato altresì attinto da altro provvedimento restrittivo emesso dal Tribunale per i Minorenni di Napoli. Le investigazioni, inoltre, hanno palesato le attività di spaccio del gruppo facente capo a Padovano Antonio che, benché detenuto agli arresti domiciliari, non ha esitato a coinvolgere nelle attività di approvvigionamento e spaccio l’intera famiglia, compresa la moglie, all’epoca incinta, la sorellastra, nonché la nipote minorenne e il suo fidanzato. Il gruppo facente capo a Padovano Antonio aveva come canale di approvvigionamento dello stupefacente il casertano Belvedere Luigi, pregiudicato per reati in materia di stupefacenti, il quale, per il tramite del cugino Belvedere Pietro, riforniva quotidianamente di cocaina il gruppo di Padovano per le successive operazioni di spaccio al dettaglio. Nel corso delle indagini, la locale Squadra Mobile ha effettuato una serie di sequestri di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio.

DESTINATARI DELLE MISURE CAUTELARI:

1. ANTELLI Giuseppe, nato ad Afragola, classe 1968, sottoposto agli AA.DD;
2. BELVEDERE Luigi, nato a Caserta, classe 1992, sottoposto alla custodia cautelare in
carcere;
3. BELVEDERE Pietro, nato a Maddaloni, classe 1988, sottoposto alla custodia cautelare in
carcere;
4. BERNARDI Antonietta, nata ad Arienzo, classe 1967, sottoposta alla custodia cautelare in
carcere;
5. CECERE Vincenzo, nato a S. Maria C.V., classe 1964, sottoposto ad obbligo di dimora;
6. D’AIELLO Erna, nata a Neckarelz (Germania), classe 1971, sottoposta alla custodia
cautelare in carcere;
7. ESPOSITO Antonio, nato a Maddaloni, classe 1978, già detenuto sottoposto alla custodia
cautelare in carcere;
8. FARINA Michele, nato a Maddaloni, classe 1991, sottoposto ad obbligo di dimora;
9. GAGLIARDI Orazio, nato a Maddaloni, classe 1994, già detenuto, sottoposto alla custodia
cautelare in carcere;
10. MADONNA Giuseppe, nato a Maddaloni, classe 1992, sottoposto alla custodia cautelare in
carcere;
11. MASTROPIETRO Antonio, nato a Maddaloni, classe 1978, già detenuto, sottoposto alla
custodia cautelare in carcere;
12. PADOVANO Antonio, nato a Maddaloni, classe 1977, sottoposto alla custodia cautelare in
carcere;
13. ROMANO Fabio, nato a Maddaloni, classe 1990, sottoposto alla custodia cautelare in
carcere;
14. SCHIAVONE Maria, nata a Taranto, classe 1985, sottoposta agli AA.DD.;
15. STEFANELLI Antonietta, nata a Maddaloni, classe 1975, sottoposto alla custodia
cautelare in carcere;
16. TAGLIAFIERRO Antonio, nato a Maddaloni, classe 1989, sottoposto alla custodia
cautelare in carcere;
17. TAGLIAFIERRO Mariano, nato a Maddaloni, classe 1996, sottoposto alla custodia
cautelare in carcere;
18. TEDESCO Biagio, nato a Maddaloni, classe 1992, sottoposto agli AA.DD.;
19. ZAMPELLA Aniello, nato a Caserta, classe 1999, sottoposto alla custodia cautelare in
Centro di Prima Accoglienza.

Napoli, apre la porta e gli sparano alle gambe, 35enne ferito a Scampia

Bussano alla porta, lui apre e gli sparano alle gambe: un uomo di 35 anni, con piccoli precedenti penali, e’ stato ferito nel rione Scampia di Napoli da alcune persone che alle 4 di stamattina gli hanno teso un agguato durante il quale sono stati sparati quattro colpi di pistola. L’uomo ha chiesto aiuto alla madre che l’ha soccorso e accompagnato nell’ospedale Cardarelli dov’e’ ora ricoverato in Chirurgia d’urgenza. Viveva abusivamente in un deposito comunale trasformato in abitazione che si trova al civico 66 di corso Marinella. Ai poliziotti ha raccontato di avere sentito bussare alla porta da persone che gli hanno detto di volergli parlare. Lui ha aperto l’uscio e una delle persone ha sparato quattro volte con una calibro 9 Luger. Nel deposito comunale gli investigatori della Polizia hanno trovato tracce ematiche, i bossoli e impronte di piedi nudi. Il 35enne ha piccoli precedenti penali, furto, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Incensurati invece i genitori. 

Scattano un selfie e il figlio va a mare: salvato da un passante

Mamma e papà erano impegnati a farsi un selfie lungo il lungomare e non si sono accorti che il passeggino con dentro il figlio stava finendo in mare. L’incidente è avvenuto in provincia di Lecce. Il bambino è stato salvato da un passante che si è gettato in acqua. Sul posto sono intervenuti anche i medici del 118 che hanno visitato il bambino. Fortunatamente il piccolo non ha subito gravi conseguenze. Secondo la ricostruzione i due genitori stavano scattando una foto e il passeggino, lasciato senza freno, a causa del forte vento è caduto nelle acque del porto. La coppia, intanto, non si è accorta di nulla. A salvare il piccolo un passante che, avendo visto cosa stava accadendo, si è buttato in mare recuperando il bambino.

Positano, anche una rissa con un ferito nella discoteca dove era Nico con gli amici

Positano. Anche una rissa quella notte in cui Nicola Marra si è allontanato dal gruppo, facendo perdere le proprie tracce. Gli investigatori hanno tenuto osservazione tutta l’evolversi della setata nella famosa discoteca della costiera amalfitana ma la rissa non si collega, al momento, alla morte di Nicola. Si tratta di due eventi del tutto separati. Tutte le informazioni raccolte sono sotto analisi da parte dei militari dell’arma di Amalfi e dalla procura di Salerno che segue con estrema attenzione l’evolversi della vicenda. Quella stessa notte almeno una volta è stato necessario l’intervento di un’ambulanza per medicare un giovane. Il ragazzo, però, non fa parte del gruppo di giovani partenopei che avevano deciso di trascorrere la serata a Positano.
Gli inquirenti stanno comparando tutte le dichiarazioni per individuare eventuali discrepanze. Non è da escludere che probabilmente sia successo qualcosa all’interno del locale, la chiusura delle indagini avverrà solo con gli esiti dell’esame autoptico e tossicologico eseguiti sulla salma del giovane. Gli esami oltre a stabilire la data del decesso aiuteranno a comprendere quanto Nicola abbia bevuto e se abbia fatto uso anche di altre sostanze. Il fascicolo sulla tragedia di Pasqua quindi resta ancora aperto in attesa degli ultimi dettagli. Non è da escludere che i carabinieri possano riconvocare gli amici e riascoltarli. Sulla dinamica dell’incidente non ci sono dubbi ma ancora punti oscuri sui quali c’è necessità di chiarire.

Torre Annunziata, scompare nel nulla giovane 24 enne

Torre Annunziata. Sono ore di ansia interminabili per i familiari di un giovane scomparso nel nulla da sabato sera. Emilio Agnello 24 anni residente a Torre Annunziata sarebbe stato visto l’ultima volta in zona campo sportivo poi di lui si sono perse le tracce. L’appello lanciato sui social ha messo in movimento il popolo del web, centinaia le condivisioni sui social purtroppo ad oggi senza esito.La denuncia di scomparsa è stata presentata anche alle forze dell’ordine.

Napoli, colpo ai signori del narco traffico: sequestrati migliaia di chili di hashish

Colpo ai signori del narcotraffico di hashish. la Guardia di Finanza di Napoli ha effettuato un sequestro di migliaia di chilogrammi di hashish custoditi all’interno di un capannone. La droga, conservata con particolare cura, era destinata al mercato di tutta Napoli e provincia. Si tratta del più ingente sequestro effettuato negli ultimi anni.

 

Ricettazione di farmaci rubati: 13 arresti in tutta Italia, fermi anche a Napoli

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Nelle prime ore della mattinata odierna – nell’ambito di un procedimento penale coordinato dalla Procura della Repubblica di Milano – i Carabinieri del Nas di Milano nella provincia meneghina, di Monza Brianza, Roma, Napoli e Lucca, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari effettivi ai locali Comandi Provinciali – hanno dato esecuzione ad una misura cautelare detentiva emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di 13 soggetti, ritenuti a vario titolo responsabili dei delitti di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dell’Erario, truffa ad aziende farmaceutiche, autoriciclaggio, ricettazione di farmaci, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Oltre ai tredici provvedimenti cautelari, sono in corso anche 11 perquisizioni locali nelle predette province e 37 ordini di esibizione di documentazione notificati a persone giuridiche legate a vario titolo all’organizzazione criminale individuata dai militari dell’Arma. I particolari verranno illustrati dagli inquirenti in una conferenza stampa alle 12.15 presso la Sala Stampa del Comando Provinciale Carabinieri di Milano. 

‘Ndrangheta: sette arresti per la faida voluta dalle vedove

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‘Ndrangheta: sette arresti per la faida voluta dalle vedove.Gli uomini della squadra mobile di Vibo Valentia e del commissariato di Serra San Bruno, con il supporto del Servizio Centrale Operativo di Roma e del Reparto Prevenzione Crimine di Vibo Valentia, questa notte hanno fermato 7 indagati per il tentato omicidio, lo scorso 28 luglio, dei fratelli Giovanni Alessandro e Manuel Nesci, quest’ultimo minore affetto da sindrome di Down. Si trattò di un agguato mafioso maturato nell’ambito della cosiddetta “faida dei boschi” che è già costata diverse decine di morti e che vede contrapposte per il controllo del territorio le famiglie Loielo ed Emanuele-Maiolo. Il duplice tentato omicidio, secondo gli inquirenti, venne ideato dalla vedove della famiglia Inzillo, contigua agli Emanuele. Le donne avrebbero anche garantito la custodia delle armi, non esitando a coinvolgere anche una anziana donna indotta dalle figlie ad occultare una pistola nella propria biancheria intima, al fine di fugare eventuali controlli ad opera delle forze dell’ordine. 

Facebook da oggi attiva gli ‘Alert’ per gli utenti ‘Spiati’

Oggi Facebook attiva in cima al newsfeed, ossia il flusso di notizie di tutti gli utenti una funzione che consente ai suoi utenti di essere informati su chi ha visto i suoi dati utilizzati da Cambridge Analytica, al centro di un socialgate senza precedenti. La funzionalità ad hoc presenta anche un link che mostra tutte le app che vengono utilizziate e le informazioni da esse condivise, permettendo quindi agli utenti di decidere se cancellarle o meno. Intanto in Italia, dove i profili a rischio sarebbero 214.134 su 31 milioni di utenti, si stanno muovendo i Garanti di privacy e concorrenza. Arturo di Corinto su “Il Fatto” parla di “una evidente mossa difensiva prima che Zuckerberg stesso si pronunci sull’accaduto davanti al Congresso Usa il giorno dopo, martedì 10 aprile. Non solo. La società ha anche candidamente ammesso che tutti i suoi 2,2 miliardi di utenti dovrebbero supporre che altri ‘malicious actors’, hacker criminali e stati canaglia, abbiano compromesso le loro informazioni pubbliche sfruttando gli strumenti di ‘Ricerca’ della piattaforma per scoprirne l’identità e raccogliere informazioni ancora più dettagliate sulla maggior parte di loro”. “La vicenda della raccolta illegale dei dati personali di 50 milioni di utenti di Facebook, poi diventati 87 milioni e finiti a Cambridge Analytica – prosegue l’esperto di nuove tecnologie -, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. La società ha però dichiarato di aver disattivato la funzione che consente a chiunque di trovare altri utenti inserendo numeri di telefono o indirizzi e-mail nello strumento di ricerca di Facebook per facilitare l’individuazione di ‘amici’ con lo stesso nome o scritti in un alfabeto difficile da digitare. Il rischio, secondo il social network è che, impossessatisi nel ‘Dark Web’, delle informazioni personali sottratte agli utenti nei databreach degli ultimi anni – i più famosi sono quelli di DropBox, LinkedIn, Yahoo!, Adobe e Youporn – i criminali abbiano usato software automatici per inserire indirizzi e-mail e numeri di telefono nella casella di ricerca per scoprire i nomi completi degli interessati, insieme ad amicizie, foto del profilo e città natale, per poi rivolgersi specificamente a loro utilizzando tecniche di ingegneria sociale o altri attacchi informatici”.

Napoli, nuova stesa di camorra: paura nella notte a Forcella

Napoli. Stesa di camorra nella notte a Forcella tra via Tribunali e la Duchesca. Sul posto gli investigatori avvertiti dagli abitanti che hanno udito il fragore di numerosi spari. Potrebbe essere una risposta all’agguato della mattinata di ieri alle Case Nuove in cui è rimasto gravemente ferito il 19enne Vincenzo junior Muzio la cui famiglia è legata al clan Buonerba. E’ la seconda sparatoria nel giro di otto giorni che si verifica a Forcella. Il 31 marzo scorso furono infatti esplosi alcuni colpi di arma da fuoco nel pomeriggio in piazza Calenda, all’angolo con via Forcella. Sul posto gli agenti del commissariato di zona e quelli della sezione Scientifica recuperarono sull’asfalto e repertati 5 bossoli di diverso calibro.

Smantellato il clan Belforte: 19 arresti a Maddaloni

È in corso una vasta operazione della polizia sul territorio di Maddaloni. La squadra mobile della Questura di Caserta sta procedendo all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio del giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nei confronti di 19 persone, ritenute legate al clan Belforte – fazione Maddaloni. Sono indagate in relazione al delitto di associazione a delinquere finalizzata al traffico ed alla commercializzazione di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. 

Camorra, ordinanza in carcere per 8 ‘Scissionisti’ del clan Mallardo

I carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna stanno dando esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti emessa dal gip di napoli su richiesta della Dda partenopea nei confronti di 8 uomini del gruppo criminale dei “Catuogno-Di Biase”, scissionisti del clan Mallardo attivo a Giugliano e comuni confinanti. L’ordinanza di custodi a cautelare ha riguardato Gennaro Catuogno, Domenico Chiariello, Ernesto Cuciniello, Nello Di Biase, Francesco Di Nardo, Giuseppe Mele e Crescenzo Panico

L’indagine ha fatto luce su come il gruppo criminale traesse profitti illeciti dalla gestione di piazze di spaccio a Giugliano e nei comuni vicini. affari che erano iniziati senza il placet del capoclan Francesco Mallardo e che andarono avanti fino a quando il “boss” uscì dal carcere nel 2014 e impose il divieto di proseguire. Il mancato rispetto del divieto portò allo scontro armato tra le 2 famiglie nel corso del quale vennero assassinati Michele Di Biase, detto “paparella”, e uno spacciatore di origini algerine rimasto ucciso durante l’agguato ad Aniello di Biase, figlio di Michele.

 

Napoli: ‘Vogliamo sapere come è morto mio fratello’, la famiglia racconta il calvario del garagista di San Giovanni

“Noi vogliamo sapere come è morto mio fratello, E soprattutto perché è morto e se si poteva salvare”. Vuole giustizia, Agostino De Rosa, il fratello di Gaetano De Rosa, il garagista di 38 anni di san Giovanni a Teduccio morto due giorni fa mentre arrivava al Loreto Mare forse per una forma di meningite di cui i medici che lo avevano visitato in ben tre ospedali durante la settimana non si sono accorti. La salma dello sfortunato 38enne è stata sequestrata dal magistrato della Procura di Napoli che probabilmente nella giornata di domani conferirà l’incarico al medico legale per eseguire l’autopsia. Nel frattempo sono state sequestrate a che le cartelle cliniche.  Il calvario dello sfortunato Gaetano era iniziato mercoledì scorso quando in preda a forti dolori alle orecchie era andato a Villa Betania dove non essendoci un otorino gli avevano detto di andare al Pellegrini. Gaetano nella stessa mattinata va al Pellegrini dove l’otorino di turno gli riscontra una otite emorragica e gli prescrive antibiotici e altri farmaci. Ma il venerdì mattina Gaetano continua a sentirsi male e avverte anche forti mal di testa, febbre e dolori cervicali. Torna a Villa Betania dove gli vengono praticate due flebo poi lo stesso Gaetano dice ai medici di voler essere sottoposto a una Tac perchè ha forti mal di testa. Dopo l’esame diagnostico ad ora di pranzo viene rimandato a casa. Gaetano pranza, si mette a letto e intorno alle 20 di sera la madre prova a svegliarlo per misurargli la febbre ma Gaetano è svenuto. Viene chiamato il 118 che arrivato sul posto prova a rianimarlo, ma senza successo. Si decide di fare una corsa disperata verso il Loreto Mare dove lo sfortunato Gaetano purtroppo arriva già morto. Si apre l’inchiesta e si dispone l’autopsia dopo la denuncia dei familiari. “Noi vogliamo sapere se c’è qualcuno che ha sbagliato e che non ha fatto fino in fondo il proprio dovere- prova a spiegare il fratello Agostino. Lo facciamo affinché quello che è capitato a mio fratello non capiti ad altre persone”.

 

Napoli, sparatoria sul Lungomare: panico tra la gente

Domenica senza pace dal punto  di vista della criminalità a Napoli, quella di oggi. In serata c’è stata una seconda sparatoria sul lungomare. Dopo l’agguato di stamane alle Case Nuove in cui è rimasto gravemente ferito un giovane di 19anni, Vincenzo junior Muzio,  che versa in gravi condizioni al Loreto mare dopo un delicato intervento chirurgico per estrargli le due pallottole che lo hanno centrato al petto.In serata poco prima delle 21 in via Chiatamone la strada parallela  del Lungomare, affollatissimo di persone complice la serata mite, una persona ha esploso alcuni colpi di pistola tra la folla, probabilmente dopo una lite.

Dai primi accertamenti, fanno sapere i carabinieri, e’ emerso che dopo il furto di uno scooter e’ giunta un’automobile con a bordo quattro persone che hanno sparato una decina di colpi di pistola. Un’autovettura e’ stata danneggiata dai colpi d’arma da fuoco; un foro e’ stato rilevato su un muro di un edifici Sul posto sono arrivati i Carabinieri che hanno circoscritto la zona, repertando i bossoli sul selciato. Al momento non si esclude alcuna ipotesi ma sembrerebbe che la sparatoria sia avvenuta dopo una lite per la rapina di un motorino sventata dal proprietario.  Secondo le testimonianze di alcuni ristoratori che erano al lavoro, sarebbero stati esplosi ben otto colpi di arma da fuoco. Una circostanza che ha scatenato il panico sul Lungomare: udite le detonazioni, le persone che affollavano via Caracciolo e via Partenope si sono date alla fuga cercando riparo dai colpi. Sul luogo è intervenuta la polizia, mentre i carabinieri della stazione di Chiaia hanno sequestrato alcuni bossoli trovati sul selciato. Non si registrano feriti.

 

Uccide la moglie che aveva le valigie pronte: è caccia all’uomo

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Le valigie lasciate ancora intatte, e il corpo di Angela Jenny Reyes Coello, ecuadoriana di 46 anni, accasciato sul divano e coperta con un soprabito. Il principale sospettato per il delitto e’ il marito della donna, Javier Napoleon Pareja Gamboa, 52 anni. Introvabile da quando il cadavere della donna e’ stato trovato nell’appartamento di via Fillak a Genova Sampierdarena che lei divideva con una amica. Il corpo di Angela, badante, grande lavoratrice per chi la conosce, e madre di un ragazzo di 21 anni, viene scoperto dalla coinquilina avvisata dalla madre della vittima che non riusciva a mettersi in contatto con lei. “Li avevo lasciati sabato pomeriggio – ha spiegato la donna agli investigatori – perche’ stavano litigando”. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, Gamboa era arrivato in Italia sabato intorno alle 13. Mancava da Genova da otto mesi, quando i litigi con la moglie erano diventati sempre piu’ frequenti. Nonostante la lontananza, marito e moglie erano rimasti in contatto e nell’ultimo mese avevano deciso di tornare insieme. Era stata Angela a organizzare il rientro del marito e ieri si era presentata a Milano per andarlo a prendere all’aeroporto. Pero’ quel rientro e’ da subito problematico. I due litigano, anche davanti alla coinquilina della vittima, tanto da convincerla ad andare dall’ex marito. Un litigio che non lascia nemmeno il tempo di disfare le valigie. Cosa succede dopo resta un mistero. E’ il corpo di Angela che racconta qualcosa. La donna e’ stata stroncata da una coltellata mortale al torace, che le ha fatto perdere parecchio sangue. Ma sulle braccia ci sono anche parecchi lividi che indicherebbero una colluttazione, un tentativo di difendersi. I carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Gabriella Marino, si mettono sulle tracce di Gamboa: interrogano per tutto il pomeriggio il fratello dell’uomo che vive anche lui a Genova. Intanto gli investigatori scoprono che nel 2004 Angela aveva denunciato il marito per maltrattamenti. Una storia datata, che non avrebbe avuto altri seguiti. Gli inquirenti pero’ non escludono altre piste come sottolinea il colonnello Riccardo Sciuto, comandante provinciale: “Stiamo cercando di capire il contesto in cui e’ maturato l’omicidio. Non escludiamo nessuna eventualita'”. Un aiuto potrebbe arrivare anche dal figlio della coppia che, quando ha saputo della morte della madre, ha avuto un malore. Anche lui e’ stato sentito dai militari per ricostruire i rapporti della mamma con il papa’.

Napoli: Mertens segna su Twitter

Grandi emozioni oggi al San Paolo, grazie a tutti! Peccato per il rigore, ci tenevo a fare gol davanti allo stadio cosi pieno, ma sarà per la prossima, stiamo lavorando per lottare fino alla fine. #NonMollareMai #ForzaNapoliSempre”. Così Dries Mertens commenta su Twitter la vittoria del Napoli contro il Chievo.