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Claudia Cardinale: la bellezza di aver 80 anni

– Il presente e’ il teatro con un omaggio al ‘suo’ Pasquale Squitieri, il futuro non esclude il cinema, “anche se e’ piu’ facile farlo in Usa e in Francia che in Italia”. Claudia Cardinale, 80 anni domenica prossima, non rinuncia alla natura selvaggia e anticonformista che negli anni d’oro del cinema italiano la resero musa ispiratrice dei piu’ grandi registi dell’epoca, da Visconti a Fellini, da Germi a Leone. “Non ho mai nascosto la mia eta’, non sono mai stata e mai saro’ una diva. Sono una donna normale, come tutte le altre”, rivendica incontrando la stampa al teatro San Carlo di Napoli dove domenica prossima sara’ festeggiata in concomitanza con la prima di Lady Macbeth del distretto di Mtsensk di Shostakovich. L’attualita’ e’ l’impegno al teatro Augusteo di Napoli dove va in scena con Ottavia Fusco ne ‘La strana coppia’, la commedia di Neil Simon riadattata secondo un’idea di Pasquale Squitieri con due donne protagoniste anziche’ i due uomini della versione originale: “E’ un progetto al quale Pasquale teneva molto – spiega – lo facciamo in suo onore”. Il resto e’ un tuffo nei ricordi. Dagli inizi suo malgrado (“non volevo fare cinema, fu un incidente, mi nominarono italiana piu’ bella di Tunisi senza che fossi iscritta al concorso”), alla prima volta a Venezia (“presi l’aereo con i miei e c’erano le locandine che dicevano ecco la ragazza che ha detto no al cinema”). E poi l’impatto traumatico col Centro Sperimentale: “Sbattei la porta e fui promossa per il mio temperamento”. E il successo prorompente con ‘I soliti ignoti’ e ‘Otto e mezzo’, ‘Il Gattopardo’ e ‘Il bell’Antonio’. Tanti i ricordi legati ai compagni di set. Da Alain Delon (“quando finivamo di girare c’era la coda di uomini e donne per andare a letto con lui”) a Marcello Mastroianni, le cui intenzioni non prese mai sul serio: “Non ci sono mai cascata. E poi io ho amato un solo uomo, Pasquale Squitieri, l’uomo della mia vita”. Passando per David Niven (“Quando andai a Hollywood lui mi fece un gran complimento, disse che ero la piu’ bella invenzione italiana dopo gli spaghetti”) e Sergio Leone (“In C’era una volta il west ero l’unica donna del set e ancora oggi i tassisti quando mi vedono fanno il verso dell’armonica che suonava Charles Bronson”) fino ad Alberto Sordi: “Con lui mi divertii molto in Australia a girare ‘Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata’, dove io – ricorda scoppiando in una fragorosa risata – non ero illibata ma una puttana. Lui non voleva estranei in casa, solo io ero ammessa”. Erano i tempi in cui CC era opposta alla bellezza francese di BB, Brigitte Bardot: “Eravamo la mora e la bionda, ma fummo molto complici sul set de ‘Le Pistolere'”. L’amore per Squitieri si trasmette alla citta’ di Napoli: “E’ una citta’ che amo, come la sua musica e il suo cibo. Fui costretta a trasferirmi a Parigi perche’ a Roma avevo sempre i paparazzi sotto casa. Era diventata invivibile, cambiai casa tre volte”, dice mentre scherza con i fotografi mimando il gesto della pistola prima di tornare a teatro, un amore scoperto tardi. “Perche’ prima avevo paura di farlo, ora non piu'”.

Da Innocenzo Dall’Osso e Longola, una lunga storia che va da Benedetto Croce fino a Bartolo Longo

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Da noi intervistato, il medico scafatese Antonio MORLICCHIO, psichiatra e studioso meridionalista della Valle del Sarno, prima di concludere la propria intervista, ci precisa: “ Torniamo a Lòngola e alla questione della preistoria della Valle del Sarno: tutto deve essere ridiscusso per il fatto che la nostra Campania va rivelando una sempre più importante fase preistorica, da etichettare ut sic “campana”.
Lo interrompiamo per dirgli: La grande facies culturale della Protostoria campana però già si profilò al termine degli scavi archeologici condotti con profitto dal misconosciuto DALL’OSSO nei territori prima inesplorati di S. Valentino Torio e San Marzano.
La riscoperta della Protostoria Campana deve andare quindi di pari passo con la rivalutazione della figura dell’archeologo preistorico Innocenzo DALL’OSSO, suo primo scopritore, per questo motivo avversato e calunniato. Vale la pena però di ricordare anche che l’emiliano DALL’OSSO arrivò a Napoli che non si era del tutto spenta l’eco della grande operazione truffaldina con la cerchia rotshildiana dell’affarismo internazionale e dei mercanti d’arte consumatasi per il Tesoro di Boscoreale, con il complice silenzio della Soprintendenza napoletana, impegnata a guardare altrove.
Ma quali furono gli altri protagonisti minori della scena Napoletana?
Quanti i protagonisti prezzolati dal Potere? L’allora Ministero per le Antichità lasciò fare? Morlicchio risponde: “Il Ministero se ne lavò le mani, ipocritamente. Altri protagonisti minori della vicenda furono il Soprintendente Archeologo Ettore PAIS, un sardo anch’egli affiliato alla Massoneria, il quale poi divenne un fervente fascista pluripremiato e finanche un Senatore del Regno a Roma. PAIS si servì di archeologi stranieri per ostacolare le ricerche della Pompei preistorica avviate da DALL’OSSO.” Morlicchio continua così:
Ettore PAIS coprì omertosamente, l’allora Direttore degli Scavi di Pompei Antonio SOGLIANO, che arrivò al punto da cancellare dagli atti della Soprintendenza le attività da ricercatore preistorico svolte da DALL’OSSO a Pompei.”
E’ ancora MORLICCHIO che parla. E a lui ci rivolgiamo ancora chiedendo: Possibile che nessuna voce si sia alzata in sua difesa, in una Napoli ancora percorsa da fermenti antisavoiardi? “A Napoli una voce autorevole e libera da condizionamenti si alzò forte e chiara, quella di Benedetto CROCE”.
In effetti il filosofo liberale, napoletano di adozione e per scelta, in quel periodo dirigeva la rivista Napoli Nobilissima. E sappiamo che nelle sue pagine CROCE curava anche una propria rubrica, con lo pseudonimo di “Don Fastidio”, consapevole di arrecarne ai potenti di turno.
“Appunto” ricomincia Morlicchio. “Benedetto Croce fu un fermo oppositore della teoria Pigoriniana sulle radici nordeuropee della preistoria italica. Croce contestò a PAIS pure la nuova organizzazione data ai percorsi turistici, in seguito allo spostamento dell’Ingresso degli Scavi dall’area di Porta Marina a quella dell’Anfiteatro pompeiano. Croce ne criticava lo scopo – nemmeno troppo recondito – di avvicinare i flussi turistici diretti agli Scavi a quelli religiosi diretti al Santuario di Pompei creato da Bartolo LONGO.”
Oggi può sembrare incomprensibile una posizione di tal genere, quindi ci dobbiamo domandare quali fossero le reali intenzioni di CROCE, in quel momento storico. Morlicchio riprende e dice: “Il filosofo adombrò un patto recondito tra l’affiliato frammassone PAIS e l’ex affiliato alla Massoneria Bartolo LONGO. Croce denunciava un asse clericalmassonico, insomma.”
Dunque, la questione DALL’OSSO tendeva ad assumere toni “ideologici” accentuati, nonostante che l’ambito originario fosse strettamente scientifico, anche perché le scoperte di DALL’OSSO sulla preistoria campana erano invise sopra tutto a quelli che oggi chiameremmo “i poteri forti” del Regno d’Italia, saliti sul carro risorgimentale prima e sulla piattaforma savoiarda poi.
Dagli atti storici risulta che altri archeologi pompeianisti si mobilitarono contro DALL’OSSO. A questo punto è legittimo pensare che essi furono mobilitati dal PAIS per mandato proveniente da Roma. Sullo sfondo della vicenda di DALL’OSSO risulta immanente la figura di PIGORINI, impegnato a Roma nella scalata nel mondo accademico archeologico e in quello politico romano.
“Certamente. I collegamenti ci sono e vanno ricercati per capire veramente i fatti accaduti. Ettore PAIS ad un certo punto conferisce a Giovanni PATRONI, uno studioso estraneo alla Soprintendenza l’incarico di valutare le scoperte segnalate da DALL’OSSO nella Valle del Sarno. E l’influente accademico PATRONI al termine dell’incarico arrivò addirittura ad irridere il giovane studioso preistorico.”
PATRONI infatti affermò che i tanti pali ritrovati da DALL’OSSO nei suoi scavi nella Valle del Sarno meritavano forse l’attenzione dei Botanici, non certo quella degli Archeologi! E questa fu la occasione che aspettavano i suoi avversari….Innocenzo DALL’OSSO fu infangato, screditato, addirittura deriso dal Mondo Accademico dell’Archeologia e dovette accettare il trasferimento nelle Marche. Ma anche là DALL’OSSO seppe farsi apprezzare al punto di gettare le basi per la costituzione del Museo Nazionale di Ancona incentrato sulla cultura dei Piceni.
Oggi, dopo la scoperta di Lòngola, con le centinaia di pali infissi a difesa delle sponde degli “isolotti” lagunari, sappiamo tutti che DALL’OSSO, il precursore di Lòngola diceva il vero. Chiudendo l’intervista Antonio MORLICCHIO si consente un’ultima battuta:“Il tempo ha fatto giustizia. Sarebbe il caso che anche noi contemporanei facessimo altrettanto, restituendo la dignità di studioso a Innocenzo DALL’OSSO.”
Ci dica come dr Morlicchio: “Esattamente come ha proposto il giornale ‘Cronache della Campania’: Intitolandogli il Parco Archeofluviale di Longola”.

 Federico L.I. Federico

Castellammare,’Permettete un pensiero poetico, quel che resta del cuore’: Gerardo Scala presenta il suo libro al teatro Korol

Versi che viaggiano sul filo del ricordo e che suscitano grandi emozioni arrivando dritti al cuore. “Permettete un pensiero poetico, quel che resta del cuore”, libro scritto dall’attore Gerardo Scala, sarà presentato mercoledì undici aprile al teatro Karol di Castellammare alle diciotto e trenta (ingresso libero). Alla serata, oltre all’autore, parteciperanno l’attore Simone Schettino, il giornalista Pierluigi Fiorenza e Stefania Spisto presidente della casa editrice Il Quaderno edizioni. Le poesie di Gerardo Scala inducono a riflettere sul mistero dell’esistenza umana con versi che parlano di morte con profonda naturalezza e di amore con tanta sofferenza. Siamo di fronte al viaggio di un’anima inquieta che, pur scontrandosi con gli ostacoli della vita, è alla ricerca dell’autentica bellezza mai standardizzata e men che meno massificata.E i versi di Gerardo Scala indicano una via cioè abbandonare le mentite spoglie di un’esistenza grigia, fatta di atteggiamenti sterili e vanagloriosi, e di abbracciare l’unico cambiamento possibile, quello interiore, con la consapevole accettazione dello scorrere del tempo. Nonostante sia stato diretto anche da Carmelo Bene, Andrea Camilleri, Nanni Loi e Luciano De Crescenzo, Gerardo Scala nell’immaginario collettivo è ricordato per “Permettete un pensiero poetico?”, intercalare del film “Così parlò Bellavista”, e ai versi “San Gennà non ti crucciare, tu lo sai, ti voglio bene… ma ‘na finta ‘e Maradona squaglia ò sangue dint’e vene!”.
Il successo televisivo, invece, gli è arrivato a metà anni 80 con la trasmissione “Tandem”, condotta da un giovanissimo Fabrizio Frizzi.
Attualmente Gerardo Scala, col suo sguardo profondo e disincantato, vive a Castellammare di Stabia come uomo innamorato della vita.

Napoli. Tragedia alla Federico II: studentessa si getta dal tetto dell’università

Giorno di lutto per l’università di Napoli Federico II. E’ di pochi minuti fa la notizia secondo cui una studentessa di Biologia si è lanciata dal tetto di Monte Sant’Angelo, togliendosi la vita. Il tutto sarebbe accaduto del dipartimento di geologia, durante una seduta di laurea. Le dinamiche dell’accaduto non sono tuttavia ancora chiare, ma gli inquirenti stanno indagando sul caso.
La Confederazione degli studenti ha chiesto il rinvio delle lezioni di oggi e domani nonché della sospensione delle elezioni previste in segno di rispetto e lutto nei confronti della giovane vita. Per la studentessa, di 26 anni, che era una fuori sede ed iscritta alla Facolta’ di Scienze naturali, non c’e’ stato nulla da fare. Da fonti dell’universita’ si apprende che tutte le attivita’ sono sospese. Sulla vicenda indaga la polizia. 

Napoli: Ferlaino tra passato e presente

“Spero proprio di si’. Ieri il Napoli ha avuto un attimo di fortuna e siccome la fortuna ci vuole sempre penso che se si continua cosi ce la faremo”. Lo ha detto l’ex presidente del Napoli, Corrado Ferlaino rispondendo a chi gli chiedeva se gli azzurri, quest’anno, riusciranno a vincere il campionato. L’ex patron azzurro, a margine della ‘Hall of fame del calcio italiano’, alla domanda se ci sia qualche similitudine tra questo ed il suo Napoli ha detto che “il calcio e’ cambiato molto, e sono due campionati completamente diversi. Il nostro avversario era il Milan mentre quello di questo Napoli e’ la Juventus”.

Nola, i lavoratori della Flash sul tetto dell’ospedale per protesta

 

I lavoratori della Flash Srls sono saliti questa mattina sul tetto dell’ospedale di Nola in segno di protesta. Lo comunica in una nota il sindacato di base Usb. “Esasperati e delusi dalla mancanza di risposte, chiedono dignità, diritti, stipendio e il reintegro dei dipendenti licenziati per rappresaglia sindacale”. L’Usb, in presidio all’esterno dell’ospedale, chiede inoltre che “l’Anac, l’ispettorato, l’Asl e la politica tutta intervengano e mettano fine a questo appalto che produce solo disservizio ed esasperazione tra i dipendenti” e esprime “solidarietà alla nostra delegata, Gina Atripaldi, licenziata ingiustamente”.

Falsi certificati medici: chiesti 16 anni di carcere al boss stragista Setola e al suo oculista

Sedici anni di carcere sono stati richiesti dal pm Alessandro Milita nei confronti di Giuseppe Setola, capo dell’ala stragista dei Casalesi condannato a vari ergastoli per diciotto omicidi di Camorra, e di Aldo Fronterrè, oculista di Pavia accusato di aver prodotto falsi certificati medici in cui diagnosticava a Setola un malattia all’occhio destro, ritenuta falsa dall’accusa, che nel 2008 permise al camorrista di uscire dal carcere e di scontare gli arresti domiciliari in un’abitazione nei pressi della clinica Maugeri di Pavia, dove lavorava Fronterre’ e dove il killer si sarebbe dovuto curare. Setola poi evase e diede inizio alla stagione del terrore nel Casertano, costata 18 morti e nove feriti; tra le vittime i sei ghanesi della cosiddetta strage di San Gennaro (18 settembre 2008). Fu catturato qualche mese dopo nel covo di Mignano Montelungo, non prima di aver lasciato dietro una lunga scia di omicidi.

Torna la “Corsa contro la fame”: il progetto di didattica solidale che raccoglie fondi contro la malnutrizione

Il 9 maggio si terrà la quarta edizione italiana della Corsa contro la Fame, un evento didattico, sportivo e solidate pensato da Azione contro la Fame per i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado.
L’iniziativa nasce in Francia nel 1997, per poi espandersi a Spagna, Italia e Germania, sempre con l’idea di assegnare un ruolo chiave agli alunni delle scuole partecipanti, ai quali viene chiesto un coinvolgimento attivo nell’essere parte della soluzione al problema della fame nel mondo.
Quest’ anno, in Italia, 65.000 ragazzi di 215 scuole correranno il 9 maggio per raccogliere fondi da destinare alla cura e alla prevenzione della malnutrizione infantile.
In Campania hanno aderito 23 scuole per un totale di 6576 studenti impegnati a costruire un mondo libero dalla fame.
Per ogni Istituto, è stato pensato un percorso di formazione tenuto da un rappresentante di Azione contro la Fame, con l’obiettivo di sensibilizzare gli alunni sulle cause e le conseguenze della malnutrizione nel mondo. A conclusione di ogni incontro, agli studenti verrà consegnato lo strumento chiave del progetto, il Passaporto Solidale, con cui potranno sensibilizzare a loro volta amici, conoscenti e parenti e raccogliere delle mini-sponsorizzazioni.
Il 9 maggio a conclusione del percorso formativo, ogni scuola partecipante, con il supporto di Azione contro la Fame, organizzerà la Corsa, durante la quale i ragazzi potranno moltiplicare le promesse di donazione raccolte per il numero di giri di corsa che riusciranno ad effettuare.
Nel corso degli incontri di sensibilizzazione agli alunni sarà proiettato un video in cui si spiegheranno i progetti di Azione contro la Fame in Iraq, un Paese sconvolto da anni di conflitti che hanno reso la situazione nutrizionale molto grave.
“Nelle scorse edizioni abbiamo notato che i ragazzi rimangono molto colpiti dal nostro lavoro e ci fanno moltissime domande a riguardo. Iniziative come la Corsa sono importanti anche per questa ragione: far capire alle nuove generazioni che possono davvero fare la differenza, anche abitando dalla parte opposta del mondo,” dice Simone Garroni, Direttore Generale Azione contro la Fame Onlus.

Camorra, il boss Esposito fu risarcito per ingiusta detenzione per l’omicidio di un immigrato

Antonio Esposito, detto o’ sapunaro presunto boss di Camorra arrestato oggi nell’ambito di una inchiesta della Dda di Napoli, negli anni scorsi ottenne 110 mila euro dallo Stato come risarcimento per ingiusta detenzione: l’uomo, dopo una condanna all’ergastolo in primo grado, era stato assolto con sentenza definitiva dall’accusa di avere ucciso un immigrato per futili motivi. Dalle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia e’ poi emersa la sua responsabilita’ nel delitto, ma per questo Esposito non potra’ piu’ essere processato, in base al principio del “ne bis in idem”. Ad Esposito, che e’ detenuto per un altro omicidio, il provvedimento restrittivo e’ stato notificato in carcere. Esposito, infatti, dopo essere stato scarcerato per il delitto dell’immigrato a Maddaloni fu arrestato nuovamente con l’accusa di avere ucciso il capo di una piazza di spaccio di Maddaloni che, durante la sua detenzione, aveva gestito autonomamente l’attivita’ illecita, senza versare le percentuali al boss. E’ stato nell’ambito di quest’ultima indagini, coordinata da procuratore aggiunto Luigi Frunzio e dal pm della DDA Francesco Landolfi, che sono venuti alla luce sia il ruolo di primo piano rivestito da Esposito nel traffico di droga, sia le sue presunte responsabilita’ nel delitto dell’immigrato per il quale venne assolto.  A proposito della gestione e controllo del traffico di droga a Maddaloni e nei comuni vicini sono emersi i criteri di come il gruppo criminale legato al clan Belforte si approvvigionava e spacciava cocaina, hashish e crack. Il controllo operato sul commercio degli stupefacenti, secondo quanto emerse dalle indagini, era stato prima gestito da Antonio Esposito, nella sua veste di reggente del locale gruppo camorristico, e poi da Antonio Mastropietro, che assunse la gestione del clan dopo l’arresto di Esposito avvenuto il 31 agosto 2016. A loro, i singoli spacciatori erano costretti a versare varie somme di danaro oltre a sostanze stupefacenti destinate al loro consumo personale per poter continuare la loro vendita illegale.

Il dg dell’ Asl Napoli 1: ‘Misure contro le carenze del Calilupi’

“Saranno adottate tutte le misure necessarie per rimuovere le gravi carenze segnalate ed accertare le responsabilita’ di dirigenti ed operatori del plesso”. E’ quanto afferma, in una nota, il direttore generale della Asl Napoli 1, Mario Forlenza, in merito ai risultati della ispezione effettuata dal Servizio Ispettivo Aziendale, nell’ospedale Calilupi di Capri. “L’impegno immediato che mi sento di assumere – dice – e’ quello di rimuovere le gravi carenze igienico-sanitarie, ma anche quello, soprattutto, di garantire che si proceda a dare seguito agli impegni assunti, perche’ solo in tal modo si puo’dare un segnale concreto di fattiva collaborazione istituzionale finalizzata a garantire il diritto alla salute dei cittadini capresi e dei turisti. Si ritiene percio’ di comunicare di seguito lo stato di avanzamento delle attivita’ concordate nella riunione del marzo scorso,cosi’ come comunicate dal Direttore Dipartimento Ospedaliero Aziendale Giuseppe Russo”. Forlenza spiega che “sono stati recepiti gli offering relativi agli ambulatori di cardiologia e ortopedia le cui liste d’attesa sono in fase di attivazione a cura dell’Uoc e Cup; a integrazione del personale gia’ presente, e’ stato predisposto un turno mattina/pomeriggio di operatori oss per tutti i sabato e domenica del mese di aprile con decorrenza dal 7 aprile; sono stati deliberati gli acquisti di un ecocardiografo e un elettrocardiografo interpretativo”. “E’ stato elaborato, a cura del dirigente del presidio ospedaliero Capilupi col supporto del Dipartimento ospedaliero,il protocollo per la riattivazione delle attivita’ chirurgiche – prosegue – e in particolare di una chirurgia elettiva ridotta per interventi di Day Surgery,e’ necessaria, tuttavia, nell’ottica della sicurezza del paziente, una verifica tecnica, attualmente in corso, di ambienti, apparecchiature e impianti da parte delle articolazioni aziendali competenti e la definizione delle procedure di gestione di eventuali complicanze post-operatorie”. E’ stato, inoltre, riattivato il punto prelievi del Laboratorio analisi con possibilita’ di prenotazione telefonica. Forlenza precisa che “alcuni fatti o circostanze riportate sui media non risultano accertate per cui si e’ dato mandato di procedere ad azione legale con denuncia nei confronti di ignoti poiche’ tali notizie infondate ledono innanzitutto l’immagine del plesso Capilupi, dell’isola di Capri e dell’Asl Napoli 1”. In merito, invece, alla richiesta dei sindaci di poter aver poterti specifici di direzione e sorveglianza, il direttore generale della Napoli 1 ravvisa che e’ “meritevole di giusta ed equilibrata valutazione nei limiti, pero’, del rispetto delle funzioni istituzionali che la vigente normativa di legge assegna ai Sindaci e alle Asl”. “Tutte le iniziative assunte per garantire la salute dei cittadini capresi e dei non residenti sono state oggetto di preventiva informazione e/o condivisione con i sindaci di Capri e Anacapri o di utile e proficua convergenza d’intenti come nel caso dell’utilizzo del campo di calcio San Costanzo di Capri per i trasferimenti notturni con elisoccorso 118 per pazienti in codice rosso – conclude – Presso la sede dell’Asl si sono svolte numerose riunioni dove sono stati assunti degli impegni su precise richieste fatte proprio dai sindaci di Capri e Anacapri e da rappresentanti del Comitato ‘Salviamo il Capilupi'”.

Marcianise, Velardi ritira le dimissioni

“Ho revocato le mie dimissioni da sindaco di Marcianise. L’ho appena comunicato al segretario comunale e al presidente del consiglio comunale; informo anche a voi, amici della prima ora qui su Facebook”. Lo ha annunciato, con un post su Facebook, il sindaco di Marcianise, il giornalista Antonello Velardi dal mese di febbraio scorso sotto scorta. “Ho poco da aggiungere ad un gesto che gia’ di per se’ e’ un messaggio, senza equivoci. Preciso solo che sono arrivato a questa determinazione dopo aver riscontrato un coro unanime in tal senso”, ha detto ancora Velardi che nelle scorse settimane aveva deciso di lasciare. “L’ho detto e lo ripeto, non me l’aspettavo. Un coro che ha coinvolto i marcianisani, miei amati concittadini, e moltissime persone che di Marcianise non sono ma – ha aggiunto Velardi – che nel frattempo hanno imparato a conoscerci ed apprezzarci. Un coro che ha interessato vertici istituzionali e politici, uomini di cultura, uomini della Chiesa, esponenti delle piu’ diverse realta’ sociali ed economiche, comunita’ anche molto lontane dalle nostre. La conferma di una straordinaria attenzione al nostro territorio, ora si’ di nuovo baricentrico a livello nazionale. Ma anche la conferma di un’adesione convinta ad un nuovo modo di amministrare le citta'”.
“Avrei da ringraziare migliaia di persone. Non ci riesco, ovviamente. E’ chiaro che nei confronti di queste persone ho ora un obbligo ancora maggiore: saremo ancora piu’ intransigenti e piu’ diretti nel realizzare quel programma in cui una comunita’ non solo locale adesso si riconosce. Non faremo sconti a nessuno su questa strada: non vogliamo farne, non possiamo farne perche’ ne va della nostra credibilita’. Che per quanto ci riguarda e’ tutto. Chi non sara’ su questa strada e’ automaticamente fuori: non siamo abituati ai teatrini, ai riti vuoti della politica; non siamo abituati a mercanteggiare”, ha aggiunto il sindaco di Marcianise. “Non riesco a ingraziare tutti e mi scuso. Ma voglio dire grazie a chi, con l’esempio di una vita, ha spiegato a me e a tutti che cosa e’ l’impegno per gli altri: l’impegno gratuito, disinteressato, entusiasmante, coerente, permanentemente lontano dagli interessi personali. Grazie a chi e’ ancora un esempio vivente e a chi purtroppo non c’e’ piu’: il rimpianto e’ lacerante, ma la vicinanza e’ tangibile. Ora ripartiamo! Dimostriamo a noi stessi e agli altri che un altro mondo e’ possibile. Aiutatemi a dimostrarlo”, ha concluso Velardi.

Sgominata la batteria della banda del buco di Poggioreale: 11 misure cautelari

Sei persone sono finite in carcere, tre agli arresti domiciliari e per due indagati è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il provvedimento restrittivo scaturisce da un’indagine coordinata dalla procura di Nocera Inferiore e condotta dai carabinieri che hanno appurato l’esistenza di un gruppo criminale che aveva la propria base logistica nel quartiere Poggioreale di Napoli, ma che compiva furti negli esercizi commerciali delle province di Salerno, Caserta e Napoli. Sempre uguale il modus operandi: scavare gallerie sotterranee oppure utilizzare le condotte fognarie per giungere al luogo da depredare. Dopo aver praticato un foro nel pavimento dei locali individuati, vi accedevano la notte per operare indisturbati. Sono stati documentati quattro furti, soprattutto di capi di abbigliamento, del valore complessivo di circa 340mila euro tra febbraio 2015 e marzo 2016. Dieci i tentativi di furto tra aprile e maggio 2016 e una tentata rapina ai danni del supermercato Crai all’interno del centro commerciale I Pini di Casoria, avvenuta il 12 ottobre 2015 e non portata a termine grazie a un addetto al servizio di vigilanza. Nel corso delle indagini sono state recuperate e sequestrate varie attrezzature utilizzate dagli indagati per scavare i tunnel sotterranei.

Napoli, spari in via Chiatamone, i commercianti: ‘Pensavamo a un attentato’

“Abbiamo sentito gli spari, qualcuno ha urlato ‘e’ un attentato’ e tutti si sono riversati nel ristorante, travolgendo tavoli, sedie e piatti. Ci sono persone che si sono rifugiate in cucina, nei nostri spogliatoi”. Cosi’ Salvatore, pizzaiolo del ristorante Mammina racconta i momenti di panico che hanno investito ieri sera il Lungomare di Napoli dove migliaia di persone si godevano il fresco della sera o cenavano. Dieci colpi di pistola a via Chiatamone, la strada interna del lungomare, hanno scatenato il panico tra la folla. “E’ accaduto proprio alle spalle del ristorante – racconta Salvatore – avevamo la finestra che da’ sul Chiatamone aperta, abbiamo sentito prima due colpi e poi altri sette-otto”. E’ stato il caos. “A quell’ora di domenica c’e’ folla – racconta il gestore del bar Romano su via Chiamatone, proprio sul luogo della sparatoria, che ieri alle otto aveva chiuso – se fosse accaduto all’ora di pranzo sarebbe scattato un panico molto pericoloso”. La strada oggi e’ percorsa dalle forze dell’ordine che si fermano ad ogni palazzo o negozio, in cerca di immagini delle telecamere private e c’e’ chi chiede un sistema di videosorveglianza pubblico per la zona. Via Chiatamone segue la linea del lungomare, nel week end diventa un grande parcheggio da cui, per una scala, si accede alla passeggiata pedonale. “Ma qui siamo abbandonati – racconta il gestore di un locale notturno sulla strada – imperversano bande di ragazzi che corrono contromano e ti affrontano a muso duro se consigli loro di rispettare le regole”. Ma alla sparatoria non si era ancora arrivati. “Il lungomare e’ un luogo tranquillo per passeggiare – raccontano Francesco e Caterina, due studenti universitari che ieri sera si godevano il fresco e stamattina sono di nuovo li’ per fare jogging – eravamo qui vicino, abbiamo sentito anche noi gli spari e siamo fuggiti. Tutti sono scappati, i genitori hanno preso i bambini in braccio e sono andati via, e’ stato terribile”. In pochi minuti il tratto del lungomare con la maggiore concentrazione di ristoranti e’ diventata un deserto: “C’erano biciclette a terra – racconta il pizzaiolo di ‘Mammina’ – le persone hanno lasciato tutto per scappare via”. Uno choc per una zona che da qualche mese aveva trovato una sua tranquillita’ dopo anni di scontri tra baby gang: “C’e’ una maggiore presenza della polizia negli ultimi mesi – spiegano i camerieri del Parthenope Bar – fino all’anno scorso la sera c’erano spesso risse, regolamenti di conti tra bande di ragazzini. Da Natale la situazione si e’ molto calmata”. Ora commercianti e residenti chiedono maggiore sicurezza anche su via Chiatamone: “E’ una zona a rischio – spiega Michele Picardi, che ha una salumeria proprio di fronte a dove e’ avvenuta la sparatoria – ci vorrebbe una pattuglia tutto il giorno a questo angolo, perche’ una situazione di pericolo puo’ invadere il lungomare e creare enormi problemi tra la folla”.

Investigatori al lavoro per ricostruire l’accaduto.Una lite tra parcheggiatori abusivi o un tentativo di furto culminati con numerosi colpi di pistola: sono alcune delle ipotesi al vaglio dei carabinieri che indagano sulla sparatoria accaduta ieri sera in via Chiatamone. I colpi sparati, sette in tutto, nei pressi del lungomare del capoluogo partenopeo, hanno gettato nel panico le persone presenti. C’e’ stato un fuggi-fuggi generale e, per fortuna, nessuno e’ rimasto ferito sia dai colpi d’arma da fuoco, sia dalla calca che si e’ venuta a creare per la paura di attentati. Gli investigatori, secondo quanto si apprende, stanno cercando di ricostruire l’accaduto ascoltando i testimoni. Ricostruzione particolarmente complicata perché anche se vi erano numerose persone in strada le versioni sono molto contrastanti. Gli investigatori stanno guardando i filmati di tutte le telecamere pubbliche e private lungo la strada. Dalle prime indiscrezioni si cercherebbero due parcheggiatori abusivi protagonisti della sparatoria.

Avvelenati sei cuccioli di cane randagi nel Salernitano

Sei cuccioli di cane sono stati avvelenati da ignoti a Monte San Giacomo (SALERNO): i cagnolini sono stati trovati agonizzanti in un casolare abbandonato in localita’ Accio-Pedale, vicino al centro abitato. A trovarli e’ stato Angelo Caporrino, che con i vigili urbani e i carabinieri ha trasportato i cuccioli in una clinica veterinaria di Sala Consilina. I cuccioli, pero’, dopo qualche ora sono morti. Molto probabilmente hanno ingerito da una ciotola del “lumachicida”, ovvero veleno di colore bluastro utilizzato per allontanare le lumache dagli ortaggi, appositamente lasciato nel casolare. Anche la cagna che li ha partoriti da circa un mese ha ingerito il veleno ma si e’ salvata perche’ e’ riuscita subito ad abbeverarsi. “Mi appello alla sensibilita’ delle competenti – ha detto Angelo Caporrino – istituzioni perche’ intervengano per arginare il fenomeno dell’avvelenamento dei cani randagi nel Vallo di Diano”. In rete un video choc sull’avvelenamento.

Tentano sequestro persona per riavere soldi, 5 arresti ad Avellino

Aveva chiesto 16 mila euro in prestito ai suoi datori di lavoro, ma non ha poi saldato il debito e si e’ anche dileguato, lasciando la citta’ per paura di ritorsioni. Ritorsioni che hanno preso di mira prima la sua fidanzata e sono poi arrivate al debitore. Cinque persone tra Avellino, Atripalda e Ospedaletto di Alpinolo sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Avellino su mandato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli per sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso. Due sono in carcere 3 ai domiciliari e assieme ad altri due indagati sono vicini al clan Partenio, attivo ad Avellino e nell’hinterland. Gli indagati, quando hanno capito che l’uomo non avrebbe mai restituito il prestito, si sono recati a casa della fidanzata e l’hanno costretta a consegnare la password dell’account facebook dell’uomo per rintracciare i suoi spostamenti. Lo hanno infatti raggiunto a Roma. Ma prima che la spedizione punitiva andasse a buon fine, i carabinieri, avvisati dalla fidanzata, hanno fatto cambiare rifugio al bersaglio. Sono scattate quindi le manette nel corso di un’operazione cominciata all’alba, anche con l’intervento di un elicottero del nucleo elicotteristi di Pontecagnano.

Napoli, infermieri aggrediti, protesta del sindacato: ‘Istituzioni assenti’

“L’ennesima brutale aggressione al personale sanitario e’ andata in scena al pronto soccorso dell’Ospedale dei Pellegrini. Un infermiere e’ vivo per miracolo. La diagnosi e’ di trauma cranico. Solo per un miracolo si e’ scongiurato il peggio. Nel frattempo le istituzioni, da noi piu’ volte sollecitate, che dovrebbero garantire la sicurezza sui posti di lavoro e il diritto alla salute, risultano ancora una volta colpevolmente assenti”. Cosi, Ciro Carbone, Presidente dell’Ordine degli infermieri di Napoli, dopo l’ultimo episodio di violenza. “Al collega infermiere, l’Ordine professionale tutto esprime piena solidarieta'”. “Ma, osserva Carbone, e’ tempo di dare risposte risolutive ad un fenomeno, quello delle aggressioni nei presidi sanitari, ormai diventate all’ordine del giorno. Purtroppo dobbiamo registrare con amarezza che i nostri allarmi, le nostre sollecitazioni e le nostre proposte alle istituzioni per contrastare la violenza negli ospedali giacciono sui tavoli delle istituzioni. Nei prossimi giorni torneremo a sollecitare un intervento urgente presso la Regione, Campania con tutti i soggetti interessati per varare provvedimenti urgenti e operativi contro la drammatica assenza di sicurezza negli ospedali ed in tutti i luoghi di lavoro della sanita’, in particolare nell’area dell’emergenza sanitaria ospedaliera e territoriale”.

Napoli, frana sulla rete idrica: parte del Vomero senz’acqua

Impianto idrico in panne nella zona di via Manzoni, a Napoli, a causa di una frana che avrebbe provocato la rottura di una tubatura. Il guasto si sarebbe verificato la scorsa notte. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco i quali hanno chiesto l’intervento della societa’ Abc che gestisce i servizi idrici in citta’. Secondo quanto si e’ appreso la rottura all’impianto si e’ verificata all’altezza del civico 44-46 di via Manzoni ed ha anche provocato danni a un’ abitazione. 

Prova suv in spiaggia e rischia annegare con moglie e figli

Poteva finire in tragedia quando avvenuto ieri sera a Castel Volturno, dove un 30enne alla guida del suo Suv, con moglie e due figli di pochi mesi a bordo, ha dato vita a spericolate evoluzioni sulla spiaggia della localita’ di Pinetamare, fin quando la sabbia non ha ceduto e il mezzo si e’ piegato fino a rischiare l’affondamento. Decisivo e’ stato alla fine l’intervento di poliziotti e carabinieri che si sono tuffati in mare salvando madre e piccoli. Il fatto e’ avvenuto poco dopo le 22. Il 30enne, residente nel quartiere napoletano di Secondigliano, era venuto a Castel Volturno per prendere un gelato con moglie, due figli, ovvero un bimbo di pochi mesi e una bimba di due anni, e una coppia di amici. Terrore nell’abitacolo per la madre e i due bimbi.

Saviano: 2 ladri di appartamento “beccati” dai carabinieri

I carabinieri della stazione di Saviano hanno arrestato due persone di Ottaviano: i militari sono intervenuti d’urgenza a seguito di segnalazione al 112 che avvisava di un furto in atto presso l’abitazione di una 37enne di via San Francesco d’assisi. nel recarsi sul posto, transitando per via olivella, hanno intercettato e bloccato uno che aveva tentato la fuga per le campagne. subito dopo è stato individuato anche l’altro malfattore: era a bordo di una ford nei pressi dell’abitazione appena “visitata”. Aseguito di perquisizioni, personali e del veicolo, i cc hanno rinvenuto e sequestrato vari arnesi da scasso e 2 passamontagna. Trovata la refurtiva (attrezzi da lavoro, piccoli elettrodomestici, suppellettili e abbigliamento) poi restituita alla proprietaria. Gli arrestati sono in attesa di rito direttissimo.

Frattamaggiore, carabinieri arrestano un 34enne in possesso di hashish

I carabinieri della stazione di Frattamaggiore hanno arrestato in flagranza per detenzione e spaccio di stupefacenti un 34enne sorpreso in via croce San Sossio a bordo della sua smart mentre dava vita ad attività di spaccio: nel corso delle conseguenti perquisizioni, personale e domiciliare, sono poi stati rinvenuti e sequestrati 130 grammi di hashish in stecche, 40 grammi di marijuana in confezioni, bustine di cellophane da termosaldare per confezionare gli stupefacenti e un bilancino di precisione. Trovata e sequestrata anche la somma di 525 euro ritenuta provento di attività illecita, iidentificato e segnalato al prefetto un acquirente. L’arrestato è in attesa di rito direttissimo.

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