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Caserta, piazza di spaccio casalinga: arrestati mamma e figlio

Caserta – I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Caserta avevano notato qualcosa di anomalo. Durante il consueto servizio di controllo del territorio nella mattinata odierna, gli uomini dell’Arma hanno registrato uno strano traffico di persone all’ingresso di uno stabile situato in pieno centro cittadino. Troppi avanti e indietro, troppi incontri fugaci per essere semplici visite di routine.

La curiosità dei militari si è trasformata in sospetto concreto: quell’edificio nascondeva qualcosa. I Carabinieri hanno deciso di approfondire, puntando i riflettori su un’abitazione in particolare, quella dove convivevano una donna di 49 anni e il figlio diciottenne. Senza perdere tempo, è scattata la perquisizione domiciliare d’iniziativa.

Il ritrovamento

L’ingresso nell’appartamento ha confermato i timori degli investigatori. Sul tavolo della cucina, in bella mostra, c’erano gli strumenti del mestiere: un bilancino di precisione e materiale vario per il confezionamento delle dosi. Ma era solo l’inizio.

Nascosta in uno sgabuzzino, la vera refurtiva: circa 440 grammi di hashish, suddivisi in panetti e stecche pronte per lo smercio, oltre a una piccola quantità di marijuana. Una quantità consistente, indicativa di un’attività di spaccio strutturata e non occasionale. Tutto il materiale è stato immediatamente sequestrato e preso in carico dai Carabinieri, in attesa del deposito presso l’ufficio corpi di reato.

Gli arresti

Le prove raccolte hanno reso inevitabile il provvedimento restrittivo. Madre e figlio sono stati entrambi arrestati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Una vicenda che evidenzia la tragica normalità dello spaccio domestico, dove i legami di sangue diventano complicità criminale.

Concluse le formalità di rito, i due sono stati tradotti presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove resteranno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa del giudizio convalida e delle successive decisioni del magistrato.

Cocaina in casa e telecamere all’esterno: arrestati marito e moglie a Cimitile

Proseguono i controlli straordinari disposti dalla Questura di Napoli per arginare il traffico di droga e il fenomeno della detenzione abusiva di armi. Nel pomeriggio di ieri, a Cimitile, la Polizia di Stato ha arrestato un uomo di39 anni e una donna di 40, entrambi residenti in città, con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’uomo, secondo quanto riferito dagli investigatori, aveva già precedenti di polizia, anche specifici.

Il controllo nell’abitazione

L’operazione è stata condotta dagli agenti del Commissariato di Nola nell’ambito di un servizio mirato sul territorio. Durante la perquisizione nell’abitazione della coppia, i poliziotti hanno rinvenuto tre involucri di cocaina per un peso complessivo di circa115 grammi.

In casa sono stati trovati anche un bilancino di precisione, materiale utilizzato per il confezionamento della droga e30 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, ritenuti dagli investigatori compatibili con l’attività di spaccio.

Le telecamere sulle pertinenze esterne

Nel corso degli accertamenti, gli agenti hanno inoltre scoperto un sistema DVR collegato a più telecamere installate per controllare le pertinenze dell’area esterna dell’abitazione. Un elemento che, secondo gli inquirenti, potrebbe indicare un sistema di monitoraggio utile a sorvegliare i movimenti intorno alla casa.

L’arresto della coppia

Al termine delle verifiche, marito e moglie sono stati arrestati dal personale della Polizia di Stato. La loro posizione resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli approfondimenti investigativi sul contesto in cui sarebbe maturata l’attività illecita.

Far west sull’A2: pioggia di Daspo per gli scontri tra ultras di Casertana e Catania

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Salerno – Non ci sarà alcuno stadio nel prossimo futuro di 29 ultras coinvolti nella guerriglia urbana scoppiata lo scorso ottobre lungo l’autostrada A2. La Polizia di Stato ha infatti notificato i provvedimenti di Daspo nei confronti di tifosi della Casertana e del Catania, ritenuti responsabili di gravi disordini che trasformarono un tratto autostradale in un vero e proprio campo di battaglia.

L’agguato e il blocco stradale

I fatti risalgono a una domenica di alta tensione, quando le due tifoserie si incrociarono casualmente (o in un appuntamento cercato) lungo l’arteria che collega il Sud Italia. Da una parte i sostenitori campani, di rientro dalla trasferta di Picerno; dall’altra gli etnei, diretti verso la Sicilia dopo il match giocato a Giugliano.

Secondo la ricostruzione della Digos di Salerno, i due gruppi – con il volto travisato e armati di bastoni, cinte e fumogeni – hanno invaso entrambe le carreggiate, bloccando completamente la circolazione. I tafferugli, durati diversi minuti, non hanno solo terrorizzato gli automobilisti in transito, ma hanno causato un pericoloso incendio della vegetazione adiacente alla sede stradale, innescato dal lancio di materiale pirotecnico.

La risposta delle autorità

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Salerno, ha permesso di identificare i soggetti più attivi nei disordini. Oltre alle denunce penali già scattate nei mesi scorsi, i 29 provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive rappresentano la linea dura scelta dalle istituzioni per sanzionare episodi di violenza che nulla hanno a che vedere con lo sport.

Autista aggredito all’autostazione di Avellino: pugno alla nuca durante la salita sul bus

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Ancora un episodio di violenza ai danni del personale del trasporto pubblico. Un autista di Air Campania è stato aggredito questa mattina all’interno dell’autostazione di Avellino, mentre stava salendo a bordo dell’autobus della linea Avellino–Napoli per iniziare il servizio.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, un uomo avrebbe iniziato a spingere il conducente che lo precedeva nella fase di accesso al mezzo. Di fronte alla richiesta dell’autista di mantenere un comportamento civile, l’uomo avrebbe reagito in maniera violenta.

Strattonato e colpito alla nuca

L’aggressore ha afferrato il conducente per la giacca, strattonandolo con forza. L’autista è caduto a terra e, mentre era ancora in difficoltà, è stato colpito con un pugno alla nuca. Subito dopo l’uomo si è dato alla fuga facendo perdere le proprie tracce.

L’episodio si inserisce in una lunga serie di aggressioni che negli ultimi mesi hanno coinvolto il personale del trasporto pubblico locale.

La denuncia dell’azienda: «Servono più tutele»

Durissima la reazione dell’amministratore di Air Campania, Anthony Acconcia, che ha espresso solidarietà al dipendente aggredito.

«Si tratta di un episodio gravissimo – ha dichiarato –. Ancora una volta un nostro lavoratore viene aggredito mentre svolge semplicemente il proprio lavoro».

Il manager ha inoltre sottolineato la coincidenza con la giornata di sciopero proclamata dai sindacati proprio per chiedere maggiori garanzie di sicurezza per gli autisti.

«Questo episodio, avvenuto proprio nel giorno della protesta, dimostra con drammatica evidenza quanto il problema sia reale e urgente. Servono interventi concreti e immediati per tutelare il personale viaggiante. A Ciro va la mia piena solidarietà», ha concluso Acconcia.

Pianura, pusher 40enne arrestato in cantina: sequestrati crack, hashish e soldi

Napoli – Continua senza sosta l’attività di controllo del territorio da parte della Questura di Napoli per arginare il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti. L’ultimo intervento in ordine di tempo è stato messo a segno dagli agenti del Commissariato di Pianura, che nella mattinata di mercoledì hanno arrestato un uomo di 40 anni, con precedenti penali, sorpreso con un vero e proprio “magazzino” della droga.

La scoperta in via Torricelli

L’attenzione degli investigatori si è concentrata su una cantina situata in via Evangelista Torricelli, nella disponibilità del quarantenne. Nel corso di un’ispezione mirata, all’interno del locale sono stati rinvenuti numerosi involucri già pronti per essere immessi sul mercato. Il fiuto degli agenti e l’attività di intelligence hanno permesso di scovare la base logistica dello spacciatore, nascosta tra i locali seminterrati della zona.

Droga e denaro: il bilancio del sequestro

Il blitz ha portato a un ingente sequestro di stupefacenti. Nella cantina, gli agenti hanno trovato:8 involucri di cocaina (crack) per un peso complessivo di circa 17 grammi. 9 involucri di hashish del peso di circa 60 grammi.

Oltre alla droga, gli investigatori hanno messo le mani sull’attrezzatura necessaria per il confezionamento delle dosi: un bilancino di precisione e diverso materiale per il taglio e l’imballaggio della sostanza. A suggellare l’attività illecita, sono stati sequestrati anche 790 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, verosimile provento dell’attività di spaccio.

In manette il 40enne napoletano

Al termine del controllo, per l’uomo, un napoletano già noto alle forze dell’ordine, sono scattate le manette. Il 40enne è stato tratto in arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, associato in attesa del giudizio direttissimo. L’operazione conferma l’attenzione costante della Polizia di Stato sui quartieri della città, con un focus specifico sulle aree più sensibili al fenomeno dello spaccio come Pianura.

Colpo di scena nel processo Troncone-Frizziero: il braccio destro del boss si pente prima della sentenza

Napoli – Quindici anni di carcere sono un orizzonte troppo lungo per chi, a soli 27 anni, ha già scalato le gerarchie criminali della Napoli Ovest. Emanuele De Pasquale, considerato dagli inquirenti una delle pedine fondamentali del clan Troncone, ha deciso di voltare le spalle al sistema.

La notizia, filtrata tra le pieghe del rito abbreviato davanti al GIP Comella, e anticipata da Il Roma, segna un punto di non ritorno per gli equilibri criminali tra Fuorigrotta e la Torretta di Chiaia.

Il profilo: dalla “regia” della droga ai vertici della cosca

Emanuele De Pasquale non è un nome qualunque nei fascicoli della DDA. Nonostante la giovane età, i magistrati lo indicano come uno degli organizzatori della cosca di via Costantino. Il suo ruolo non era quello della semplice “manovalanza”: De Pasquale avrebbe tenuto le fila del traffico di stupefacenti, il polmone finanziario del clan Troncone, coordinando le piazze di spaccio in un territorio martoriato da continue fibrillazioni.

La sua scalata criminale si è intrecciata con la gestione del potere dei Troncone, clan capace di tessere alleanze strategiche, come quella con i Frizziero della Torretta, per blindare il controllo dei traffici illeciti dal lungomare fino allo stadio Maradona.

Il “Giallo” dei verbali a fine processo

Il tempismo della collaborazione ha però il sapore della strategia processuale o della disperazione dell’ultimo minuto. La decisione è maturata proprio mentre il processo di primo grado volge al termine, subito dopo la requisitoria del Pubblico Ministero Prisco. Il magistrato ha già depositato i primi verbali, ma il contenuto resta per ora blindato dal segreto istruttorio.

Cosa sa De Pasquale? È probabile che stia già ricostruendo la mappa delle responsabilità interne, indicando i mandanti di agguati e i canali di approvvigionamento della droga. Ma soprattutto, il suo pentimento potrebbe gettare luce sulle zone d’ombra degli affari dei Troncone: estorsioni, prestanome e i legami con la “Napoli bene”.

Lo scenario: sentenza a rischio o “prova inammissibile”?

Adesso la palla passa al giudice, che si trova davanti a un bivio giuridico delicatissimo:

L’inammissibilità: Il GIP potrebbe ritenere la “prova” tardiva e non essenziale ai fini del verdetto, tirando dritto verso la sentenza già calendarizzata.

La riapertura del dibattimento: Se il giudice accoglierà i verbali, l’intero calendario processuale verrebbe stravolto. De Pasquale dovrà essere sottoposto al controinterrogatorio dei difensori degli imputati.

L’effetto domino: In caso di accoglimento, la sentenza slitterebbe di mesi. Ma il vero rischio per il clan non è il tempo, bensì il contenuto: se le dichiarazioni di De Pasquale trovassero riscontri, le richieste di condanna del PM potrebbero trasformarsi in sentenze pesantissime, demolendo definitivamente la cupola di Fuorigrotta.

Frattamaggiore, 18enne arrestata con hashish e coltello: fermata in scooter in via Roma

Frattamaggiore – È bastato un controllo di routine per portare alla luce quanto nascondeva nel marsupio. Mercoledì pomeriggio, gli agenti del Commissariato di Frattamaggiore, impegnati nel servizio di controllo del territorio, hanno fermato uno scooter in via Roma con a bordo due persone. A finire nei guai è stata la passeggera, una ragazza di appena 18 anni residente a Frattamaggiore.

Droga, lama e contanti: il contenuto del marsupio

La perquisizione non ha lasciato spazio a dubbi: all’interno del marsupio della giovane, i poliziotti hanno trovato 19 bustine di hashish per un peso complessivo di circa 43 grammi, un coltello a serramanico con lama da 8 centimetri e 26 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.

Arrestata per spaccio e porto abusivo d’armi

Alla luce di quanto emerso, la 18enne è stata tratta in arresto con le accuse di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e porto abusivo di armi. Il procedimento seguirà ora il suo iter giudiziario davanti all’autorità competente.

Castellammare, spacciava dai domiciliari: arrestato Antonio De Luca

I carabinieri della stazione di Castellammare di Stabia hanno arrestato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti Antonio De Luca, 40enne del posto, già sottoposto agli arresti domiciliari.

Durante i consueti servizi di pattugliamento del territorio, i militari hanno effettuato un controllo presso l’abitazione del 40enne, rientrando con l’obiettivo di verificare il rigoroso rispetto delle prescrizioni imposte dalla misura restrittiva.

Visto il comportamento nervoso e sospettabile dell’uomo, i carabinieri hanno deciso di approfondire l’ispezione dell’alloggio, insieme al personale del nucleo cinofili.

La scoperta della droga

L’intervento del cane antidroga ha permesso di individuare, all’interno dell’appartamento, un panetto da circa 100 grammi di hashish ancora da suddividere. Insieme alla sostanza, sono state trovate dieci dosi già confezionate e pronte per la vendita.

Nel corso della perquisizione sono stati rinvenuti anche vari materiali utilizzati per il confezionamento – come bustine e involucri – e due bilancini di precisione, strumenti tipici dello spacciatore per dosare la droga.Sono stati inoltre sequestrati tre telefoni cellulari, ritenuti utilizzati dall’uomo per coordinare le cessioni di stupefacenti.

Domiciliari trasformati in carcere

In seguito alle evidenze raccolte, i carabinieri hanno dichiarato in arresto Antonio De Luca, staccandolo dal regime degli arresti domiciliari.
L’uomo è stato portato nel carcere di Poggioreale, dove è attualmente in attesa di giudizio per detenzione illegale e spaccio di droga, aggravata dalla circostanza che fosse già sottoposto a misura restrittiva.

Sequestrata azienda a San Marco Evangelista: smaltiva illegalmente rifiuti e usava operai in nero

San Marco Evangelista – Imprenditore nei guai, l’operazione della polizia provinciale.

Nell’ambito delle attività di controllo e monitoraggio del territorio connesse al contrasto dei reati ambientali la Polizia Provinciale di Caserta ha individuato nel comune di San Marco Evalgelista una azienda itregolare.

Dalle indagini, condotte dagli uomini coordinati dal colonnello Biagio Chiariello che si é avvalso dell’ausilio dell’ufficio ambiente della provincia e dell’Arpac, é emerso che l’azienda era autorizzata per il trattamento di ferro e plastica ma in realtà esercitata abusivamente l’ assemblaggio di macchinari

hinette raccolta bottiglie plastica . attivita abusiva di riparazione e assemblaggio di macchinette per la raccolta di bottiglie di plastica (eco-compattatori) senza le necessarie autorizzazioni e qualifiche.

In diversi locali rinvenuti rifiuti come batterie esauste, oli, plastica, e altri di ogni genere smaltiti illecitamente e senza alcun regolare formulario o registro.

Problemi anche sulla sicurezza la cui documentazione é al vaglio degli inquirenti e sembrerebbe che il tecnico abbia attestato dei requisiti non esistenti.

Nel corso dei controlli sono stati individuati diversi operai a nero con sanzioni per circa 6mila euro.

Al termine delle operazioni l’azienda, svolta in un capannone di circa 800 metri, é stata sequestrata e la titolare dell’allevamento società, una donna, denunciata per smaltimento illecito rifiuti con rapporto inviato alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere mentre per i profili amministrativi contestate violazioni per oltre 12mila euro.

Intanto i controlli proseguiranno nei prossimi giorni in ambito terra dei fuochi per contrastare ogni forma di illecito sui territori nei 104 comuni di competenza.

 P.B.

Napoli, prima arresto per «fuga pericolosa»: è un 33enne di Barra

Non si ferma al controllo in via Mastellone e tenta di sottrarsi ai militari: bloccato dopo l’inseguimento. Per lui scatta l’arresto per “fuga pericolosa”, una delle prime applicazioni della nuova norma entrata in vigore con il decreto di febbraio.

Il controllo e la fuga

Non si è fermato all’alt imposto dai carabinieri e ha tentato di dileguarsi, mettendo a rischio la sicurezza pubblica. È finito così in manette un 33enne napoletano, arrestato con l’accusa di “fuga pericolosa”, la nuova fattispecie che punisce chi si sottrae al controllo delle forze dell’ordine con una condotta capace di mettere in pericolo l’incolumità altrui.

L’episodio si è verificato nella mattinata di oggi, venerdì 6 marzo, in via Mastellone, nel quartiere di Barra, nella zona orientale di Napoli. L’uomo, alla vista dei militari, non si è fermato all’alt e ha cercato di allontanarsi, ma è stato raggiunto e bloccato poco dopo dai carabinieri.

La nuova accusa

Per il 33enne è così scattato l’arresto per “fuga pericolosa”, reato introdotto di recente e diventato operativo dopo il decreto legge del 24 febbraio scorso. La norma prevede la possibilità della reclusione per chi, nel tentativo di sottrarsi a un controllo, tenga una condotta tale da esporre altre persone a situazioni di pericolo.

Si tratta di uno dei primi arresti eseguiti in Italia sulla base della nuova disposizione, destinata a incidere in modo significativo sugli episodi di mancato stop ai posti di controllo.

I soldi trovati addosso

Al momento del controllo, il 33enne era in possesso di 2860 euro in contanti. Un elemento che è stato acquisito dagli investigatori nell’ambito degli accertamenti successivi al fermo. L’arresto è stato convalidato dall’autorità giudiziaria.

Scampia, il market della droga nel muro: arrestato 34enne pusher

Napoli – Non si ferma l’attività di contrasto allo spaccio nel quartiere Scampia. Nella mattinata di ieri, la Polizia di Stato ha inferto un altro colpo al mercato della droga locale, traendo in arresto un 34enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine, sorpreso in flagranza di reato mentre gestiva una “piazza” itinerante in via Calogero.

L’appostamento e il blitz

L’operazione è scattata nell’ambito dei consueti servizi di controllo del territorio predisposti dal Commissariato Scampia. Gli agenti, mescolatisi tra le strade del quartiere per un servizio di osservazione discreta, hanno focalizzato l’attenzione sui movimenti sospetti dell’uomo.

Il 34enne è stato visto avvicinarsi a una parete di un edificio e prelevare un involucro da un calzino occultato all’interno di una fessura nel muro, per poi consegnarlo rapidamente a un acquirente in attesa.

Il nascondiglio nel muro

L’intervento immediato dei poliziotti ha impedito ogni tentativo di fuga. Durante la perquisizione, gli operatori hanno recuperato il calzino-deposito, scoprendo un vero e proprio assortimento di sostanze pesanti già pronte per lo smercio. All’interno sono stati rinvenuti: 18 dosi di cocaina (circa 12 grammi); 24 involucri di eroina (circa 16 grammi).

Oltre allo stupefacente, il pusher è stato trovato in possesso di 715 euro in contanti, suddivisi in banconote di piccolo taglio, ritenuti dagli inquirenti il provento dell’attività illecita della mattinata.

Per il 34enne sono scattate le manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’acquirente, invece, è stato identificato e segnalato alla Prefettura come assuntore: per lui è scattata la sanzione amministrativa prevista dalla legge.

Rubare un peluche dal luogo del dolore: il gesto che racconta l’egoismo peggiore

sCi sono episodi che, più delle parole, riescono a raccontare il tempo in cui viviamo. Non perché siano i più gravi in assoluto, ma perché concentrano in un attimo tutto ciò che di più misero può nascondersi nell’animo umano. È il caso del peluche sottratto davanti all’ospedale Monaldi di Napoli, tra i doni lasciati dalla città in ricordo del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di tre anni morto dopo un trapianto.

Secondo quanto raccontato in diretta a Ore 14 su Rai 2 dall’inviata Cristina Liguori, una donna sulla cinquantina si è fermata davanti al luogo del raccoglimento, ha parcheggiato l’auto, ha osservato i peluche uno a uno, ne ha scartati alcuni e infine ne ha preso uno. Alle obiezioni, la giustificazione sarebbe stata persino più amara del gesto: “Lo fanno tutti”. Una frase che, da sola, fotografa un degrado morale che fa male quasi quanto il furto stesso.

Perché qui non si parla del valore materiale di un pupazzo. Non si tratta di un oggetto qualsiasi. Quel peluche era un segno d’amore, una carezza silenziosa, un gesto collettivo di partecipazione al dolore di una famiglia devastata. Portarlo via significa violare non solo uno spazio simbolico, ma anche il rispetto dovuto a una tragedia che ha toccato profondamente un’intera comunità.

E forse è proprio questo l’aspetto più duro da accettare: questi gesti, questi atteggiamenti, svelano molto spesso l’ipocrisia di persone sempre pronte a mostrarsi partecipi, commosse, vicine al dolore altrui, salvo poi pensare al proprio tornaconto personale. Ci si stringe attorno a una famiglia distrutta, si depone un fiore, un pupazzo, una preghiera. Ma poi c’è chi, davanti a quello stesso dolore, vede un’occasione. Un oggetto da prendere. Un vantaggio da ricavare. Un piccolo bottino da arraffare, magari convincendosi che in fondo non sia nulla di grave.

È così: l’egoismo resta uno dei “peccati” più orribili. Perché non urla sempre, non si presenta necessariamente con la violenza clamorosa dei grandi reati. A volte si manifesta in modo ancora più squallido, quasi banale, dentro una frase detta con leggerezza: “Lo fanno tutti”. Come se l’abitudine al male potesse renderlo meno odioso. Come se la diffusione di un comportamento bastasse ad assolverlo.

No, non lo assolve affatto. Anzi, lo rende ancora più inquietante. Perché significa che c’è chi ha smesso di distinguere ciò che è lecito da ciò che è indegno. E rubare da un luogo del ricordo dedicato a un bambino morto è, prima di tutto, indegno.

In una società che troppo spesso trasforma tutto in consumo, perfino il dolore rischia di diventare un contenitore da saccheggiare. E invece dovrebbe essere il contrario: davanti a certe storie bisognerebbe fermarsi, abbassare la voce, portare rispetto. Senza telecamere, senza esibizionismi, senza opportunismi. Con umanità, semplicemente.

La vicenda raccontata in tv è un episodio increscioso, certo. Ma è anche qualcosa di più: è uno specchio. E nello specchio che ci mette davanti questa storia non c’è solo il gesto di una singola persona. C’è un pezzo di Paese che spesso si commuove a parole e poi, nei fatti, pensa prima a sé stesso.

Ed è forse questa la ferita più amara. Perché il dolore vero meriterebbe silenzio, rispetto e coscienza. Non mani leste. Non cinismo. Non alibi miserabili.

«A noi non ci ferma nessuno»: il terrore del clan De Micco e il coraggio di un imprenditore di Ponticelli

Napoli – Ponticelli non è un quartiere per chi ha il cuore debole, e lo sa bene il responsabile amministrativo di una storica azienda del quartiere. lIn un territorio dove le ombre dei clan si allungano sulle saracinesche delle attività commerciali, l’azienda è finita nel mirino dei “Bodo”, l’organizzazione criminale dei De Micco attualmente egemone nella zona est di Napoli.

È una storia di intimidazioni martellanti, di richieste di pizzo esorbitanti destinate ai carcerati e del coraggio di un uomo che, terrorizzato dalla scia di sangue che ha già macchiato il quartiere, ha deciso di non piegarsi.

L’incubo inizia di giovedì

Il calvario dell’imprenditore ha inizio il 5 febbraio 2026, alle sei di sera. Due individui con il volto coperto si presentano in sella a uno scooter nero davanti ai cancelli dell’azienda e, senza neanche scendere dal mezzo, puntano il dito contro il titolare intimando con prepotenza: Vieni immediatamente a Ponticelli dietro al garage a parlare con Peppe, mo mo devi venire”.

L’imprenditore ignora l’ordine, ma è solo l’antipasto di una pressione che si farà sempre più asfissiante. Quattro giorni dopo, un commando si presenta presso la ditta a bordo di una Lancia Y blu. Dall’auto scende Ferruccio Camassa, classe 1984, noto alle forze dell’ordine e affiliato di peso del sodalizio. Ad attenderlo nell’abitacolo ci sono Vincenzo Valentino e Salvatore Borriello, presenze silenziose ma eloquenti che fungono da forza di intimidazione.

La richiesta: “Loro vogliono 30.000 euro”

Faccia a faccia con la vittima, Camassa si presenta senza giri di parole come referente dei De Micco delle “Palazzine di Topolino”. Il messaggio è chiaro e arriva direttamente dalle carceri, da Fabio Riccardi detto “Fabiolino”, tramite Giuseppe Borriello, alias Peppe “Chupa Chups”.

Le parole dell’esattore non lasciano spazio a interpretazioni: “Loro vogliono 30.000 euro!”. L’imprenditore cercando di prendere tempo e di spaventare i malviventi, ribatte di essere collegato con le Forze dell’Ordine tramite le telecamere del suo sistema di videosorveglianza.

La risposta del clan il giorno seguente è tuttavia inamovibile. A bordo di una Jeep Renegade grigia, Camassa torna alla carica precisando che Peppe Chupa Chups non vuole sentire ragioni e che la cifra deve essere consegnata per intero, senza sconti. Il terrore attanaglia l’imprenditore, che confida ai Carabinieri la sua angoscia, ricordando che il clan De Micco non ha remore a uccidere chi si ribella, richiamando alla memoria l’omicidio dell’imprenditore Enrico Capozzi e il recente incendio doloso ai danni della “Martinelli Ricambi”.

Il cambio al vertice e le nuove minacce

La tensione sale il 16 febbraio 2026. L’imprenditore, alla guida della sua auto in via Carlo Miranda, viene affiancato e costretto ad accostare da Camassa e da un complice a bordo della solita Jeep. L’esattore reitera la richiesta estorsiva, ma svela un improvviso cambio nelle gerarchie criminali del quartiere: “Adesso a comandare ci sta …”.

L’imprenditore, disorientato, chiede a chi debba effettivamente consegnare i soldi: “Prima mi hai nominato Peppe Chupa Chups, adesso questo …omissis…, mi fai capire a chi devo dare i soldi?”. La replica di Camassa delinea le tensioni interne e la ferocia del gruppo:

“Adesso comanda …omissis… perché Peppe Chupa Chups va fuggendo… io te lo voglio dire, non so come prende questa risposta perché Peppe non ragiona!”. Di fronte alle richieste di tempo della vittima, il tono di Camassa si fa ancora più minaccioso, intimando di tirare fuori i soldi perché i vertici del clan avrebbero potuto reagire male a un rifiuto, aggiungendo che…omissis…aveva concesso la possibilità di pagare a rate mensili.

“A noi non ci ferma nessuno”: l’epilogo

Il climax della vicenda si raggiunge la mattina del 19 febbraio. Camassa si ripresenta nel piazzale dell’azienda per sollecitare il pagamento. L’imprenditore, nel disperato tentativo di prendere ancora tempo e proteggere la sua incolumità, offre un anticipo simbolico di 500 euro.

L’esattore del clan, indignato dall’offerta ritenuta irrisoria, sbotta: “Non hai capito niente, Peppe sta aspettando solo la mia risposta, adesso mi tolgo di mezzo e te la vedi tu e loro!”.

Poi, con una spavalderia agghiacciante, fa riferimento all’arresto del complice Vincenzo Valentino, finito in manette in un’altra operazione tre giorni prima: “Hai visto ad Enzo? Lo hanno arrestato! La gente pensa che noi ci fermiamo… a noi non ci ferma nessuno!”. Le minacce, tuttavia, non hanno sortito l’effetto sperato.

Le indagini serrate dei Carabinieri della Tenenza di Cercola, supportate dalle inequivocabili riprese delle telecamere fornite dallo stesso imprenditore, hanno portato il G.I.P. del Tribunale di Napoli, Donatella Bove, a disporre la custodia cautelare in carcere per Camassa, Valentino e Borriello.

Ieri Vincenzo Valentino detto o’ veloce è comparso dal gip per l’interrogatorio di garanzia. Difeso dall’avvocato Luca Gili si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Procida, capitale italiana della cultura 2022: cosa resta

Nel 2022 Procida ha raggiunto un traguardo storico diventando Capitale Italiana della Cultura 2022 con il progetto La cultura non isola, un’ambiziosa visione che proponeva cultura come leva di sviluppo sociale, sostenibile e identitario per un piccolo territorio isolano. Per la prima volta nella storia del riconoscimento nazionale, assegnato dal Ministero della Cultura, una piccola isola ha prevalso su città ben più grandi e conosciute.

Un’analisi a tre anni di distanza mostra che quell’anno non è stato solo una successione di eventi, ma ha generato processi e impatti duraturi che meritano una riflessione dettagliata.

Oltre gli eventi: impatti sociali, culturali ed economici

Il progetto Procida 2022 non si è limitato a una serie di spettacoli e performance, ma ha puntato a creare un effetto moltiplicatore sul territorio, coinvolgendo residenti, giovani professionisti, istituzioni e visitatori.

Un rapporto dedicato alla legacy

Recenti lavori di valutazione, come il Rapporto di valutazione degli impatti sociali, culturali ed economici presentato nell’autunno 2025, mostrano una fotografia sistematica degli effetti generati dal titolo di Capitale della Cultura: non solo numeri di presenze, ma metodi di sviluppo culturale come infrastruttura sociale.

Il rapporto, curato nel contesto del Festival Campania Libri 2025, analizza come Procida abbia visto:

  • Aumento della capacità organizzativa culturale e collaborazione tra enti pubblici e privati.
  • Rafforzamento delle reti territoriali, con progetti formativi, artistici e sociali che coinvolgono cittadini e professionisti.
  • Promozione delle pratiche di inclusione legate ad eventi di conoscenza e formazione.

Un risultato importante è la percezione della cultura non come semplici eventi temporanei, ma come processo permanente di costruzione di capitale sociale.

Turismo consapevole e identità: eredità materiale e immateriale

Uno degli aspetti più discussi negli anni successivi al 2022 è la relazione tra cultura e turismo. Sebbene l’aumento dei visitatori abbia rappresentato una boccata di ossigeno per l’economia locale, ha anche stimolato riflessioni critiche, come accade in molte realtà italiane a forte attrazione turistica, su sostenibilità e qualità della vita dei residenti.

Arte pubblica e nuovi linguaggi

Il programma originale, con 44 progetti e oltre 150 eventi distribuiti in circa 330 giorni, ha previsto:

  • Mostre diffuse, spettacoli di danza, cinema, performance artistiche e workshop formativi.
  • L’uso di spazi urbani e monumentali, come Palazzo d’Avalos, per riconnettere patrimonio storico e comunità contemporanea.
  • Iniziative legate alle tradizioni locali reinterpretate in chiave sostenibile ed ecologica.

Importanti rassegne come Panorama, un’esposizione d’arte contemporanea diffusa, hanno trasformato interi quartieri in gallerie a cielo aperto, creando ponti tra arte visiva e vissuto quotidiano.

Identità culturale che persiste

Eventi culturali consolidati come il festival letterario Procida Racconta, ospitato anche dalla storica libreria Nutrimenti, testimoniano come la cultura sia diventata parte integrante della narrazione dell’isola oltre il picco del 2022.

Questo tipo di appuntamenti, insieme alle celebrazioni tradizionali reinterpretate, ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sulla cultura come elemento identitario e non solo attrattivo turistico.

Prospettive future: sostenibilità, rete territoriale e visione collettiva

L’eredità di Procida Capitale della Cultura riguarda anche strategie per il futuro. Il progetto presentato nel 2021 era già ispirato a concetti come inclusione, sostenibilità e rete di alleanze territoriali tra istituzioni culturali e società civile.

Cultura come leva di coesione sociale

Tra le iniziative più significative nate durante e dopo l’anno da Capitale ci sono:

  • Eventi formativi e universitari come il Partenariato per la Conoscenza, con lecture e workshop presso il Conservatorio delle Orfane.
  • Focus su sostenibilità ambientale e sociale, come convention sul clima e iniziative green integrate nel calendario culturale.

Una rete per il futuro dei piccoli territori

Il modello di Procida, piccolo, autentico, integrato con storia e natura, è stato preso come esempio nazionale di come un progetto culturale può diventare motore di sviluppo. Connettere reti culturali tra territori simili, soprattutto isole o borghi minori, potrebbe rappresentare una via sostenibile per progetti futuri.

Napoli, Il gesto d’amore di mamma Patrizia: «I doni per il mio Domenico ai bambini che non hanno niente»

Napoli – Aveva promesso che quel mare di affetto non sarebbe andato disperso. E stamattina, Patrizia Mercolino, mamma del piccolo Domenico Caliendo, ha mantenuto la parola.

Con un furgoncino si è presentata davanti all’ingresso dell’ospedale Monaldi, il luogo dove lo scorso fine settimana si è consumata la tragedia del bambino morto dopo un trapianto di cuore a causa di un organo danneggiato.

Un furgone carico di ricordi e solidarietà

Sotto lo sguardo commosso di passanti e personale sanitario, Patrizia ha raccolto uno a uno i tantissimi oggetti lasciati in queste ore: peluche, disegni, letterine e vestitini. Un’ondata di solidarietà e vicinanza arrivata non solo da adulti, ma soprattutto da altri bambini, che con i loro piccoli messaggi hanno voluto salutare Domenico e stringersi attorno alla sua famiglia.

«Andrò a prendere tutte le cose che hanno regalato a mio figlio», aveva annunciato nei giorni scorsi. Oggi quel pensiero si è trasformato in azione. I doni, ora, sono al sicuro e pronti per una seconda vita.

«Li laverò con cura: andranno ai piccoli ricoverati»

Ma il gesto di Patrizia non si ferma alla raccolta. La mamma di Domenico ha già le idee chiare sul destino di quei doni, trasformando un tributo privato in un atto di generosità collettiva.

«Li porterò in lavanderia, li farò lavare e asciugare tutti con cura – ha spiegato Patrizia, visibilmente provata ma determinata –. Poi li divideremo: una parte andrà in beneficenza ai bambini che non hanno nulla, un’altra la doneremo agli ospedali, perché sono davvero tantissimi. Gli altri oggetti, invece, entreranno a far parte della nostra fondazione, dove continueranno ad avere un significato e un valore speciale».

Il retroscena e il futuro: nascerà una fondazione

Nei giorni scorsi, un piccolo episodio aveva scosso la comunità: alcune persone avevano portato via alcuni pupazzi dall’esterno del nosocomio. Un gesto che aveva suscitato polemiche, ma che oggi passa in secondo piano di fronte alla grande prova d’amore della madre.

Il ricordo di Domenico, però, non vivrà solo attraverso questi doni. Patrizia ha infatti ribadito l’intenzione di creare una fondazione dedicata al figlio, un progetto solido per canalizzare la solidarietà e aiutare altri bambini in difficoltà. Un seme di speranza piantato nel terreno del dolore più profondo.

Rifiuti e scarichi abusivi: quattro attività sequestrate nell’area metropolitana di Napoli

Quattro attività sequestrate e decine di controlli tra ambiente e sicurezza stradale. È il bilancio dell’operazione condotta dalla Polizia Metropolitana di Napoli, attraverso il gruppo Gaia – Gruppo Analisi e Investigazioni Ambientali – impegnato in una serie di verifiche sul territorio per contrastare le irregolarità nella gestione dei rifiuti e negli scarichi industriali.

Il primo intervento è stato eseguito nel comune di Casola di Napoli, dove gli agenti hanno posto sotto sequestro l’attività di un gommista. Durante l’ispezione è stato accertato lo stoccaggio di rifiuti in assenza delle necessarie autorizzazioni, oltre allo scarico di reflui nella rete fognaria senza i titoli abilitativi previsti dalla normativa.

Sempre nello stesso territorio è scattato un secondo provvedimento che ha riguardato tre locali collegati a un’attività artigianale di fabbro. All’interno degli ambienti gli investigatori hanno individuato rifiuti pericolosi e non pericolosi depositati in modo irregolare, senza alcuna autorizzazione alla gestione e allo stoccaggio.

Le verifiche si sono poi estese anche ad altri comuni dell’area metropolitana. A Pimonte è stata sequestrata un’officina meccanica per lo scarico non autorizzato di reflui e per la presenza di rifiuti accumulati abusivamente. A Lettere, invece, i sigilli sono stati apposti a un’autocarrozzeria dove gli agenti hanno rilevato diverse violazioni: mancata autorizzazione alle emissioni in atmosfera, scarichi fognari privi di titolo e abbandono incontrollato di rifiuti.

Parallelamente all’attività di polizia ambientale, gli operatori hanno svolto controlli anche sulla viabilità. In totale sono stati verificati quaranta veicoli e le irregolarità riscontrate hanno portato a sanzioni per violazioni al Codice della Strada pari a circa tremila euro.

L’operazione rientra nelle attività di monitoraggio ambientale programmate nei giorni di “Alto Impatto”, iniziative mirate a contrastare comportamenti illegali che possono danneggiare il territorio e la salute pubblica.

Camorra, commissione d’indagine al Comune di Sorrento: il prefetto dispone l’accesso

Accertare se esistano tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nell’amministrazione comunale. Con questo obiettivo il prefetto di Napoli, Michele di Bari, su delega del ministro dell’Interno, ha disposto l’istituzione di una commissione d’indagine presso il Comune di Sorrento.

Il provvedimento prevede l’avvio di un accesso ispettivo negli uffici dell’ente locale per verificare la possibile presenza di collegamenti o condizionamenti da parte della criminalità organizzata nelle attività amministrative della cittadina della costiera. La commissione incaricata avrà il compito di analizzare atti, procedure e rapporti dell’amministrazione per accertare eventuali interferenze della camorra.

L’attività di verifica avrà una durata iniziale di tre mesi. Il periodo potrà essere prorogato una sola volta, per altri tre mesi, nel caso in cui gli accertamenti richiedano ulteriori approfondimenti. La decisione rientra negli strumenti previsti dalla normativa antimafia che consentono al Ministero dell’Interno, attraverso le prefetture, di intervenire quando emergono segnali o sospetti di possibili condizionamenti della criminalità organizzata negli enti locali.

L’obiettivo dell’accesso ispettivo è raccogliere elementi utili a stabilire se l’azione amministrativa sia stata in qualche modo influenzata o se, al contrario, non vi siano irregolarità. Al termine dell’indagine, la commissione trasmetterà una relazione al prefetto che, sulla base delle risultanze, potrà proporre eventuali ulteriori provvedimenti al governo.

L’Ordine dei Medici di Caserta: «No ai processi mediatici sul caso del piccolo Domenico»

L’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Caserta interviene pubblicamente sulla vicenda del piccolo Domenico, il bambino morto all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli dopo un intervento di trapianto di cuore, esprimendo cordoglio alla famiglia ma anche preoccupazione per il clima mediatico che si è creato attorno al caso.

In una nota ufficiale, l’Ordine dei medici casertani manifesta “profondo cordoglio e la più sincera vicinanza alla famiglia del piccolo Domenico”, sottolineando al tempo stesso la necessità che la vicenda venga accertata nelle sedi competenti, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza prevista dalla Costituzione per i professionisti coinvolti nelle indagini.

Secondo l’Ordine, infatti, la narrazione pubblica che si è sviluppata nelle ultime ore rischia di trasformare un’inchiesta giudiziaria ancora in corso in un vero e proprio processo mediatico. Un meccanismo che, spiegano i medici, porta spesso ad attribuire responsabilità prima che siano stati completati gli accertamenti tecnici e scientifici. Un approccio che, oltre a colpire la dignità dei professionisti coinvolti, rischia anche di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario.

Nel documento emerge anche una riflessione più ampia sul modo in cui oggi viene percepita la medicina. Sempre più spesso, sostengono i medici, nell’opinione pubblica si è radicata l’idea che il risultato sanitario sia garantito, quasi come se fosse un diritto automatico. Una visione che finisce per ignorare un dato fondamentale: la medicina resta una scienza complessa, praticata da esseri umani e quindi inevitabilmente esposta al rischio di errore.

Per questo l’Ordine di Caserta esprime anche vicinanza ai colleghi e agli operatori sanitari del Monaldi che si sono trovati ad affrontare questa tragedia in condizioni non sempre ideali. Nel documento si richiama infatti l’attenzione sulle criticità strutturali della sanità italiana, dove le risorse spesso non sono sufficienti a garantire condizioni di lavoro ottimali. Turni emergenziali, carenza di personale e difficoltà nell’aggiornamento professionale continuo rappresentano problemi reali con cui molti medici si confrontano quotidianamente.

Non manca poi un riferimento alle condizioni di alcune strutture sanitarie pubbliche, che talvolta non risultano pienamente accreditate o non possiedono ancora tutti i requisiti necessari per l’accreditabilità istituzionale. Da qui l’appello finale dell’Ordine. Da un lato, il richiamo al rispetto dei principi deontologici dell’informazione, affinché il diritto di cronaca venga esercitato con equilibrio e responsabilità.

Dall’altro, la necessità di tutelare la dignità degli operatori sanitari, evitando narrazioni sensazionalistiche che possano alimentare tensioni o episodi di violenza. Infine, un invito alle istituzioni affinché garantiscano risorse adeguate e maggiore sicurezza per chi lavora ogni giorno negli ospedali italiani.

Truffa online ad Avellino, tre persone denunciate dai carabinieri

Una truffa informatica costruita con telefonate, conti correnti e falsi bonifici. È quanto hanno scoperto i carabinieri della stazione di Cervinara, in provincia di Avellino, al termine di un’attività investigativa scattata dopo la denuncia presentata da una cittadina.

I militari hanno denunciato in stato di libertà tre persone residenti in diverse zone d’Italia, ritenute responsabili di truffa informatica in concorso. Tutto è iniziato all’inizio di gennaio quando la vittima aveva pubblicato online un annuncio per vendere del materiale. Poco dopo era stata contattata da un presunto acquirente che si era mostrato interessato all’acquisto.

L’uomo utilizzava un’utenza telefonica intestata fittiziamente a uno straniero e, con una serie di telefonate, riusciva a guadagnare la fiducia della donna. Approfittando della scarsa familiarità della vittima con gli strumenti finanziari digitali, i truffatori sono riusciti a convincerla a effettuare un bonifico di 500 euro, mentre lei era convinta di ricevere il pagamento per la vendita.

Le indagini dei carabinieri hanno permesso di ricostruire il meccanismo utilizzato dal gruppo. Due dei malfattori si occupavano delle telefonate, inducendo la donna a trasferire il denaro su un conto corrente intestato a un terzo complice. Quest’ultimo, una volta ricevuta la somma, provvedeva a suddividerla con una serie di bonifici di importo minore verso i conti riconducibili agli altri due indagati. L’attività investigativa ha consentito di individuare i responsabili e ricostruire il flusso del denaro. I tre sono stati quindi denunciati alla competente autorità giudiziaria per truffa informatica.

Secondigliano, hashish e cocaina in casa: arrestato pusher 30enne

Droga pronta per lo spaccio e denaro ritenuto provento dell’attività illecita. È quanto hanno scoperto i carabinieri durante un’operazione nel quartiere Secondigliano, alla periferia nord di Napoli, che ha portato all’arresto di Daniele Romano, 30 anni, già noto alle forze dell’ordine.

I militari della stazione locale hanno eseguito una perquisizione domiciliare nell’abitazione dell’uomo, rinvenendo diverse dosi di stupefacente già confezionate. Nel dettaglio sono state trovate dodici stecchette di hashish e sette dosi di cocaina, insieme a 95 euro in contanti ritenuti collegati all’attività di spaccio. Il trentenne è stato arrestato con l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio e trasferito in camera di sicurezza, dove resta in attesa del giudizio.

Nel corso dei controlli i carabinieri hanno esteso la perquisizione anche alle aree comuni dello stabile. Nel vano scale, a carico di ignoti, sono stati rinvenuti cinque panetti di hashish e una pistola Beretta calibro 22 risultata rubata durante un furto avvenuto a Caserta. L’arma e la droga sono state sequestrate mentre proseguono gli accertamenti per individuare eventuali altri responsabili legati al deposito di stupefacenti e alla presenza dell’arma all’interno dell’edificio.