Napoli. “Giunge segnalazione sulle nostre linee d’emergenza che alla stazione di S. Giovanni il treno 355, direzione Torre Annunziata, è fermo a causa della presenza di un individuo sospetto, il quale sembra essere in possesso di sostanze stupefacenti”. Lo rende noto il numero uno di Eav Umberto De Gregorio. “Si attiva un’immediata azione di contrasto coordinata con la collaborazione della Polizia di Stato preposta alla zona – continua – Nel frattempo si tiene sotto controllo la situazione attraverso le telecamere della stazione. Dopo pochi minuti la PS giunta sul posto rileva la presenza della persona segnalata e in collaborazione con la Guardia Giurata di EAV presente sul posto provvede ad eseguire i controlli del caso. La stessa PS dopo un’accurata perquisizione del soggetto fermato, rileva che lo stesso è in possesso di un grosso quantitativo di sostanze stupefacenti tali da identificarlo come uno spacciatore. Gli agenti di PS, successivamente, dopo tutti gli accertamenti effettuati provvedono a trarre in arresto l’individuo ed a condurlo presso il Commissariato di competenza per i procedimenti del caso – conclude De Gregorio – La collaborazione tra EAV e le forze dell’Ordine prosegue dando risultati concreti. Sono in costante aumento i fermi e gli arresti. I media raccontino anche i risultati positivi”.
Calabria: presa la banda del caveau
La Polizia ha arrestato i componenti di un gruppo criminale responsabile di una rapina compiuta nel dicembre 2016 nel caveau dell’istituto di vigilanza Sicurtransport di Catanzaro. La rapina, messa in atto con metodi paramilitari e l’uso di mitra e sofisticate apparecchiature elettroniche, fruttò oltre 8 milioni di euro. L’assalto suscitò particolare allarme in quanto gli esecutori sfondarono con un potente mezzo cingolato i muri corazzati del caveau e bloccarono le strade di accesso incendiando 11 auto poste a sbarramento.
Il colpo fu messo a segno secondo un pianificato studio delle zone dove è situato il caveau e con la complicità di un dipendente dell’Istituto, responsabile proprio della sicurezza del caveau, che fornì le informazioni preventive sull’esatto posto dove spaccare il muro in maniera da consentire ai banditi di agire in tempi contingentati. Importanti per lo sviluppo dell’operazione “Keleos” sono state le dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia, legata sentimentalmente ad uno degli organizzatori del colpo, che ha fornito agli investigatori della Polizia riscontri su fatti e circostanze relativi al suo compagno ed al ruolo primario che ha svolto nella vicenda.
‘Verrà l’ira del Signore’, minacciava l’ex moglie recitando versi della Bibbia: 8 mesi di carcere
Otto mesi d reclusione per Ubaldo Perrotta. Minacce di morte, tormenti, pedinamenti, maltrattamenti fisici ai danni della sua ex moglie. La tormentava attraverso passi della Bibbia e con appostamenti sotto casa della giovane donna.
L’imputato, assistito dall’avvocato Matteo Cardamone, ha patteggiato la pena definendo così la propria posizione. Ennesima vicenda di violenza questa che si riferisce al 2016 quando l’uomo, un operaio salernitano in cerca di occupazione, dopo essere stato lasciato dalla moglie, ha perso la testa e ha cominciato a perseguitarla.
Singolari le modalità utilizzate dallo stalker che, assiduo frequentatore di un gruppo ecclesiastico, e appassionato conoscitore della Bibbia, ha iniziato a perseguitare la donna attraverso citazioni tratte dal Libro del Siracide: “Verrà l’ira del Signore, il suo sdegno si riverserà sui peccatori”, “il male si riverserà su chi lo fa”.
L’uomo, come riporta l’edizione di Salerno de Il Mattino, era di fatto ossessionato dall’idea che la donna potesse intraprendere una relazione con un altro uomo, quindi la pedinava facendo sprofondare la donna, ogni giorno di più, in una tremenda angoscia e paura per la propria incolumità.
In più occasioni l’uomo l’avrebbe anche aggredita in strada, minacciandola costantemente di morte e spingendola a cambiare le proprie abitudini. Una situazione ingestibile, inaccettabile che ha spinto la vittima, dopo un breve calvario, a denunciare l’ex, raggiunto alcuni mesi fa dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna, firmata dal gip che ha accolto così la richiesta della Procura.
Nell’avviso di conclusione delle indagini, il pm ricostruisce il calvario della donna, le ripetute aggressioni e le minacce di morte condite dall’ossessione dell’imputato per le sacre scritture. Quella definita davanti al gup Perrotta attraverso il patteggiamento a otto mesi di reclusione con pena sospesa, è solo una delle tante storie che vedono vittime donne prese di mira dagli ex compagni incapaci di accettare la fine di una relazione. I numeri che attestano atti persecutori ai danni delle donne, sono infatti in continua crescita. Delle tante denunce formalizzate ogni mese a carabinieri, polizia e ai centri antiviolenza, solo alcune approdano in un’aula di tribunale.
Producevano droga nel loro terreno: condannati mamma e figli di Sant’Antonio Abate
Arrivano le condanne per i quattro produttori e trafficanti di marijuana. Il gruppo che, da imprenditori agroalimentari passò a produrre canapa indiana, aveva come sede Sant’Antonio Abate. Tutti all’interno dell’azienda avevano un ruolo, c’era anche una donna 70enne che si occupava dello spostamento dei sacchi di erba già essiccata. Le condanne sono arrivate per Lucia Cannavacciuolo e il figlio Antonio Buononato che dovranno scontare 4 anni e 4 mesi di reclusione. L’altro figlio, Francesco, e il complice Francesco Bozzaotre hanno patteggiato una pena di 3 anni e 6 mesi. L’operazione fu condotta dalla Polizia di Castellammare di Stabia in collaborazione con i colleghi di Pagani. Le 21 serre agricole erano nel salernitano mentre il laboratorio per produzione e stoccaggio a Sant’Antonio Abate. A Gragnano, invece, c’era uno dei depositi più piccoli. I due impuntati arrestati in flagranza di reato hanno affrontato il processo con rito abbreviato ed hanno patteggiato la pena. Il pm Antonella Lauri aveva chiesto condanne differenti. Per Antonio Buononato aveva chiesto 3 anni e 8 mesi perché aveva confessato fin dal primo momento. Per la donna, invece, la 70enne addetta alla sistemazione dei sacchi, fu richiesta una condanna più pesante: 5 anni e tre mesi perché si era data alla fuga. In carcere resta al momento solo il reo confesso Antonio Buononato.
Uccise a botte la moglie: chiesti 15 anni di carcere per il marito violento di Castellabate
Era il mese di maggio del 2015 quando Liberato Miccoli massacrò di botte la moglie Angela Della Torre, deceduta dopo un lungo ricovero, il 29 dicembre dello stesso anno in una clinica di Telese Terme: 7 mesi dopo la violenta lite con il marito. Miccoli, secondo la ricostruzione giudiziaria, a seguito di un litigio per futili motivi, avrebbe sbattuto più volte la donna con la testa su una superficie liscia. Da quel giorno, il 20 maggio per l’esattezza, la donna non si è più ripresa. Nel corso delle indagini, inoltre, sarebbero emerse anche una serie di ripetute violenze subite dalla donna nel corso degli anni.
Paolo Itri, pubblico ministero della procura di Vallo della Lucania chiede quindi ai giudici della Corte d’Assise di Salerno “una pena pesante e adeguata alla brutalità del reato commesso” per Miccoli, l’uomo che a Castellabate uccise di botte la di quarantanove anni dopo un lungo ricovero.
Alla richiesta del pm, quindici anni di reclusione, Miccoli si è con le mani in volto ha cominciato a piangere, dando sfogo a tensione e dispiacere. Una requisitoria lunga e precisa durante la quale il sostituto procuratore Itri ha ripercorso tutto quanto accaduto da quel litigio in poi, compreso il calvario di Angela tra un ospedale e l’altro. “Non ho contestato l’omicidio volontario perché Miccoli ha chiesto l’intervento del 118: non è stato lì a guardare la moglie in fin di vita. Ma il suo comportamento è stato comunque grave, molto grave. Qui non si tratta di uno schiaffetto che fa scivolare la donna e le fa sbattere il capo contro lo spigolo di un mobile… Le modalità e la violenza utilizzata avvicinano questo omicidio colposo alla tipologia dell’omicidio preterintenzionale per l’intensità del dolo”, ha detto in aula il pm.
Pizzo agli imprenditori: 14 arresti, c’è anche una cartomante
Anche una cartomante e’ coinvolta nell’inchiesta della Dda di Messina che ha scoperto un tentativo di estorsione a una coppia di imprenditori taglieggiati dopo aver vinto l’appalto per il restauro del museo a cielo aperto Fiumara D’Arte. L’inchiesta, condotta dai carabinieri, ha portato a 14 misure cautelari. In carcere, tra gli altri, il consigliere comunale di Mistretta Vincenzo Tamburello. La cartomante Isabella Di Bella era stata contattata dall’imprenditrice durante le controversie nate in merito all’appalto inizialmente vinto da un’altra ditta. La donna e il marito avevano fatto ricorso al Tar e la vittima si era rivolta alla maga perche’ le predicesse l’esito del ricorso. La cartomante, approfittando della situazione aveva convinto i due imprenditori a rivolgersi a nipote, Giuseppe Lo Re, mafioso gia’ colpito da misure di prevenzione nel 2015 Lo Re, durante un incontro coi due in un suo night club avrebbe detto loro che la ditta che precedentemente aveva vinto la gara aveva comprato l’appalto versando 50.000 euro e che avrebbe attivato un amico per intervenire in loro favore. La coppia era stata successivamente contattata da Tamburello che aveva incontrato all’interno del Comune di Mistretta. Quando nel settembre 2015 il Tar di Catania aveva dato ragione ai due imprenditori, Lo Re, prima attraverso la cartomante e successivamente di persona, aveva presentato ai coniugi una serie di richieste di denaro. I due, che attraverso ricerche su internet avevano scoperto la caratura criminale degli interlocutori, erano andati dal consigliere comunale chiedendo aiuto. Tamburello, per tutta risposta, avrebbe dato agli imprenditori indicazioni in merito al pagamento da fare a Lo Re. Solo successivamente, molti mesi dopo, quando ormai le indagini hanno in gran parte dipanato la vicenda, gli imprenditori, superati i timori, hanno parlato coi carabinieri.
Castellammare: blitz antidroga: 16 misure cautelari. IL VIDEO
Castellammare. i carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Torre Annunziata su richiesta della locale procura nei confronti di 16 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di spaccio di stupefacenti e porto e detenzione illegale di armi.
Quattro arrestati sono stati portati in carcere, 9 ai domiciliari, mentre per 3 è scattato il divieto di dimora nel comune stabiese.
Droga purissima dalla Colombia in cambio di forni elettrici imbottiti di soldi: gli affari del broker Carbone
Napoli. Forni elettrici imbottiti con milioni di euro e spediti dalla provincia pavese in Colombia per l’acquisto di centinaia di chili di cocaina purissima. Droga nascosta nei doppifondi dei Tir che arrivavano in Italia e a Napoli attraverso l’Olanda e ad organizzare il traffico, per diverse organizzazioni criminali, c’era sempre lui Bruno Carbone, 41 anni, di Giugliano in Campania, il narcotrafficante broker che riusciva ad approvvigionare i clan a Nord di Napoli e quelli di Torre Annunziata. Carbone, latitante dallo scorso anno, stabilitosi in Olanda stabilmente era riuscito a organizzare un’associazione verticistica con i referenti di ogni clan, a partire dai Nuvoletta di Marano, e in particolare con Antonio Nuvoletto. Tanto che nel 2016 fu destinatario di un’altra ordinanza di custodia cautelare per traffico internazionale di stupefacenti proprio con i maranesi. Indagato anche il padre Vittorio, nell’ordinanza firmata dal Gip Francesca Ferri, per avere – su indicazioni del figlio – reclutato giovani adepti con il ruolo di corrieri o di fiancheggiatori nel traffico. I referenti del broker erano in particolare tre narcos colombiani in Italia e in Olanda: i fratelli Ayala Gomez, uno residente in provincia di Brescia, l’altro a Cali in Colombia e Aguirre Avivi, anch’egli residente in Colombia. Centosessantadue i chili di cocaina sequestrati tra il 2013 e il 2014, insieme a 140 chili di hashish. Ma agli inquirenti sono sfuggiti 240 chili di coca, arrivata sicuramente in Italia, secondo quanto accertato attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali, ma spariti nel nulla. Il danaro per l’acquisto veniva inviato direttamente in Colombia, nascosto in forni elettrici assemblati presso l’azienda di Fabrizio Ventura, le spedizioni venivano curate dal suo assistente Paul Forgaci, di origini rumene ma residente in provincia di Pavia: entrambi sono accusati di favoreggiamento. Componenti del direttivo dell’organizzazione per la gestione della logistica, del trasporto e dello stoccaggio della droga: Giacomo Di Pierno, Vincenzo Esposito, e Violetta Preziosa, a loro – secondo gli inquirenti – era affidato anche il compito di pagare gli affiliati. Ogni piazza di spaccio aveva poi un referente che trattava direttamente con il narcotrafficante giuglianese: del rione Traiano, gestito dal clan Leone, si occupava Marco La Volla. Ad occuparsi della piazza di spaccio del Rione napoletano, c’era Maria Iavarone, moglie del boss Davide Leone.
Ruolo importante quello delle donne del gruppo criminale, oltre a gestire le piazze di spaccio si occupavano di custodire lo stupefacente o mantenere la cassa del clan per conto di Bruno Carbone. Il broker approvvigionava anche la zona di Caivano e in particolare il parco Verde, gestita per lo spaccio dal clan Ciccarelli. E proprio Pasquale Fucito, uno dei vertici del clan Ciccarelli- Sautto, sono legate le vicende che hanno portato all’arresto di Lazzaro Cioffi, detto Marcolino, brigadiere dei carabinieri in servizio a Castello di Cisterna. Cioffi avrebbe fatto affari con Fucito, ma non solo lo avrebbe aiutato a evitare il sequestro di somme di danaro, agevolando i suoi traffici di stupefacenti. In cambio avrebbe ricevuto un sovraprezzo di circa 60mila euro per la vendita delle quote di un ristorante intestato alla moglie, in provincia di Caserta, e mille euro per fare un regalo alla moglie in occasione del suo compleanno. Nell’inchiesta è indagata anche la moglie di Cioffi, Emilia D’Albenzio.
Il brigadiere prevalentemente in servizio al Parco Verde di Caivano, avrebbe informato più volte il suo amico Fucito, anche delle indagini in corso sull’organizzazione criminale. Pasquale Fucito, detto ‘o marziano Sherek, si occupava anche personalmente dell’acquisto e della contrattazione di grosse partite di stupefacente dall’Olanda ed aveva organizzato un gruppo separato da quello di Bruno Giordano, pur godendo del suo appoggio. Andava nei Paesi Bassi almeno una volta a settimana. La coca una volta arrivata in Italia, veniva stoccata in box e abitazioni proprio nel Parco Verde di Caivano, dove Fucito agiva in regime di monopolio per lo spaccio di stupefacenti.
Rosaria Federico
@riproduzione riservata
Bimbo investito dal Suv della madre, muore in ospedale
E’ morto in serata in ospedale il bambino di quattro anni investito dall’auto guidata dalla madre, oggi pomeriggio a Brescia. La donna al volante di un Suv non si sarebbe accorta della presenza del bambino durante una manovra in retromarcia. Trasportato in condizioni disperate agli Spedali civili, e’ morto in serata. L’incidente si è verificato alla periferia Brescia, in via Ronchi San Francesco di Paola. Sulla tragedia è stata aperta un’inchiesta.
Castellammare. Paura in periferia, in fiamme una serra di fiori
Castellammare di Stabia. Paura nella periferia della città al confine con Pompei e Torre Annunziata quando poco dopo le 22 è scoppiato un incendio in una serra nel quartiere nord della città poco distante al Mercato dei Fiori. Fortunatamente, vista la tarda ora non era presente, nessuno all’interno della struttura. Ne dipendenti ne il titolare. Immediatamente sono stati allertati i vigili del fuoco di Castellammare di Stabia che hanno raggiunto il posto con un autobotte ed hanno domato le fiamme. Non risultano colpite le serre adiacenti e pare non ci siano danni a persone. I vigili del fuoco sono al lavoro per stabilire le cause dell’incendio
Insegue in strada la moglie dalla quale si stava separando e la uccide, poi va a costituirsi
L’ha inseguita in auto, mentre dal suo ufficio era diretta in stazione dove ad attenderla c’era la figlia minore; l’ha affiancata e poi le ha sparato almeno tre colpi di pistola dritti al petto, mentre stava scendendo dall’auto, forse pronta ad affrontare l’ennesima discussione. E’ questa, stando alla ricostruzione degli investigatori, la dinamica dell’omicidio di Valeria Bufo, 56 anni, impiegata di Seveso, uccisa stamane in mezzo alla strada dal marito, Giorgio Truzzi, 57 anni, autista, a Bovisio Masciago in provincia di Monza . I due erano in crisi da tempo, il loro matrimonio era giunto al capolinea tanto che i due si stavano separando e la donna aveva lasciato casa da tre settimane insieme alla figlia minore. Ma non vi sarebbero state denunce o segnalazioni di aggressioni o maltrattamenti: ne’ da parte della donna, ne’ da parte dei loro tre figli, due ragazzi e una ragazza. Lasciata la moglie agonizzante, riversa sui sedili della sua Alfa Romeo Giulietta, l’uomo e’ risalito a bordo della sua Smart e ha guidato sino alla caserma dei carabinieri di Seveso, a una manciata di chilometri da casa sua, e si e’ costituito. Il delitto e’ accaduto intorno alle 13, in una via del centro di Bovisio Masciago. Alcuni passanti, sentiti gli spari, si sono precipitati fuori da abitazioni e negozi, altri hanno inchiodato con le loro auto, giusto il tempo di vedere Truzzi salire a bordo della sua e andare via. Qualcuno si e’ avvicinato a Valeria, le ha sentito le pulsazioni al collo, mentre chiamava i soccorsi. Sul posto sono arrivati gli operatori del 118: hanno trasferito la donna in ambulanza e per diversi minuti dove hanno tentato di tenerla in vita, mentre correvano verso l’ospedale di Monza. Valeria Bufo, purtroppo, non ce l’ha fatta e nel reparto di rianimazione del San Gerardo e’ arrivata senza vita. Dai primi riscontri effettuati dai medici, almeno due i proiettili che l’hanno raggiunta al cuore, un altro al torace, al gomito e ad una mano, segno che la donna ha probabilmente tentato di proteggersi dai colpi. “Ho sentito almeno due spari, sono corso fuori casa e ho visto tanta gente intorno alla sua macchina, qualcuno che le sentiva il polso, poi sono arrivati i carabinieri e l’ambulanza”, ha commentato un residente della zona. Truzzi, autista presso una societa’ di Lentate sul Seveso (Monza), reo confesso del delitto, prima ai carabinieri di Desio (Monza) e poi al pm Stefania Di Tullio, titolare delle indagini, ha ammesso: “Ho ucciso mia moglie”, accennando alla crisi coniugale, prima di essere trasferito in carcere a Monza. I militari non hanno ancora trovato l’arma del delitto nonostante i sopralluoghi nella zona vicina a quella dell’agguato: il 57enne potrebbe averla lanciata da un cavalcavia. Si tratterebbe di un revolver di grosso calibro di cui si ignora la provenienza, Truzzi non risulta avere il permesso di detenere armi. I colleghi della vittima, che lavorava come impiegata in una societa’ che si occupa di strategie aziendali a Bovisio Masciago, sono comprensibilmente sconvolti: “Scusateci, non ce la sentiamo di parlare oggi”, ripetono. Solo dieci giorni fa uno dei figli della coppia, 20 anni, aveva fatto rientro in Italia dopo un soggiorno all’estero, entusiasta di riabbracciare la sua famiglia, come ha scritto di suo pugno su Facebook. Ora, insieme al fratello maggiore, 23 anni, e alla sorellina ancora minorenne, dovra’ trovare la forza di superare questo immenso dolore.
Quindicenne suicida dopo un brutto voto a scuola: ‘Non sono all’altezza’
Chissa’ cosa gli sara’ passato per la mente nel momento in cui si lanciava nel vuoto. “Non sono all’altezza” aveva lasciato scritto nel biglietto di scuse indirizzato ai genitori. Forse ha pensato per l’ultima volta a quel brutto voto ricevuto in un compito in classe e a papa’ e mamma che, secondo lui, non avevano quel figlio modello in cui speravano tanto. Andava male a scuola e per lui questo era un peso insopportabile nei confronti della famiglia, tanto da decidere di farla finita. Si e’ suicidato lanciandosi dal quarto piano della palazzina dove abitava con i genitori in centro a Mantova, il ragazzino di 15 anni trovato esanime, oggi pomeriggio, nel cortile interno dopo un volo di 12 metri. Inutili i soccorsi. Il 15enne e’ morto un’ora dopo al pronto soccorso dell’ospedale Carlo Poma di Mantova dove era arrivato in fin di vita. L’eliambulanza era atterrata poco distante, nel campo attiguo allo stadio Martelli, ma e’ poi decollata vuota. La tragedia si e’ consumata nel primo pomeriggio quando il ragazzino, i cui genitori sono molto noti in citta’, era solo in casa. E’ andato sul balcone, ha scavalcato la ringhiera e si e’ lanciato nel vuoto. Sulla tavola aveva lasciato un biglietto indirizzato ai genitori in cui chiedeva scusa “per non essere stato all’altezza”. Il 15enne, figlio unico, frequentava il secondo anno in un liceo cittadino: il profitto lasciava a desiderare, ma come per tanti della sua eta’, niente di drammatico. Forse il brutto voto ricevuto in un recente compito in classe potrebbe aver scatenato in lui la tempesta che l’ha condotto al suicidio. A dare l’allarme i vicini di casa che avevano sentito il tonfo. Sul posto sono arrivati subito i soccorsi, con i vigili del fuoco e gli agenti della Polizia locale. La via stretta a poche centinaia di metri dal centro storico si e’ riempita in un battibaleno di persone attonite che volevano testimoniare la loro solidarieta’ ai genitori e ai nonni nel frattempo corsi all’ospedale. Poco dopo e’ arrivato anche il sindaco Mattia Palazzi. La vicenda di Mantova, pur con i dovuti distinguo, richiama alla mente il caso di Giada, la ragazza 26enne molisana suicidatasi il giorno della laurea all’universita’ di Napoli, forse schiacciata dal peso di non aver mai superato alcun esame e di non averlo mai detto ai familiari. Per il giorno della sua laurea aveva convocato tutti, genitori, fratello e fidanzato e poi si era lanciata dal tetto dell’ateneo. Anche lei, forse, non si sentiva “all’altezza” come il ragazzino di Mantova. Che, invece, per interrompere la sua breve vita ha scelto la solitudine di un tiepido pomeriggio di primavera a casa, approfittando dell’assenza dei genitori che si sentiva di aver gia’ deluso troppo.
Napoli, la polizia recupera dopo poche ore i 25 computer rubati al liceo Margherita
Napoli,Gli agenti del Commissariato di Ps Dante, sono riusciti in brevissimo tempo a recuperare i 25 computer, provento del furto avvenuto le prime ore di questa mattina presso l’istituto scolastico del liceo Margherita in via Pontecorvo. Infatti ignoti si introducevano la scorsa notte all’interno dell’edificio e , dopo aver scavalcato il cancello divisorio, raggiungevano l’aula informatica per portare con se 25 computer.Immediatamente sono scattatele indagini degli agenti del Commissariato Dante, che in poche ore hanno appurato che i ladri, utilizzando 2 scooter avevano trasportato velocemente la refurtiva.La capillare conoscenza del territorio e l’intuito investigativo ha portato i poliziotti ad individuare un nascondiglio in un angolo di via Pontecorvo, dove era accatastata la refurtiva.I computer sono stati immediatamente restituiti al dirigente scolastico.Proseguono le indagini per individuare i responsabili.
Torna all’AvaNposto Numero Zero Salvatore Cantalupo in ‘Vuoto Totale, Azione n.0’
Con la sua ricerca su ruolo dell’artista nella società, torna all’AvaNposto Numero Zero (via Sedile di Porto 55, Napoli), Salvatore Cantalupo che venerdì 27 e sabato 28 aprile – ore 21.00 -, si esibirà nella pièce “Vuoto Totale, Azione n.0”, prodotta da Memini Mutamenti Teatro, con musiche di Riccardo Veno e montaggio video di Francesco Albano.
“Vuoto Totale è la risposta che diedi al mio maestro, Antonio Neiwiller dopo una lunga improvvisazione – racconta l’interprete e drammaturgo – Lui ci chiedeva sempre le impressioni provate durante il lavoro. Oggi questo “vuoto totale” lo sento intensamente intorno a me, in tutti i campi, dalle arti alle scienze, dalla politica alla fede. Viviamo in un appiattimento totale, in una società malata, dove i valori e le virtù non servono più. Non ho mai lasciato l’arte dell’improvvisazione anzi, il suo codice mi accompagna da sempre. È evidente in tutti i miei lavori”.
Da questo sentimento trae spunto un lavoro sulla poetica di artisti come James Joyce e Gustav Meyrink, persone tenute ai margini della società per le proprie convinzioni e per il proprio modo di essere. “L’attrito dello spirito con la realtà…la necessità di mangiare non giustifica la prostituzione dell’arte. L’arte è necessità dello spirito”, diceva Andrej Tarkovskij principale nume ispiratore di questo percorso – insieme con suo padre Arsenij – famoso per essere l’autore del film di fantascienza “Solaris”, realizzato in epoca sovietica, e considerato uno dei più grandi capolavori della cinematografia di tutti i tempi, delle cui opere verrà proiettato un video-collage. Azione n.0 è parte di un progetto di sperimentazione sull’attore in scena nell’ambito del quale sono già state concepite tredici azioni performative, sviluppate a partire dal 1985 con l’Azione n.1 “Nurage” presentata al Festival Internazionale di Sant’ Anna Arresi, in Sardegna. Rilevanti in tutta la produzione di Cantalupo risultano l’Azione n.3 “Fame”, allestita al Castello di Arcidosso di Grosseto, l’Azione n.4 “Liberi” su installazione dell’artista napoletano Salvatore Vitagliano, l’Azione n.9 “Quegli angeli tristi” presentata al festival di Gibellina e l’Azione n.10 “Li cunti della Bibbia”, rappresentata lo scorso anno proprio all’AvaNposto Numero Zero.
L’ingresso è riservato ai soci. Il contributo associativo è di dodici euro.
Botteghino: 366 11 49 276, botteghino@avanpostonumerozero.it
Droga&Camorra, il carabiniere infedele al servizio del clan Ciccarelli: 62 indagati. TUTTI I NOMI
Sono complessivamente 62 gli indagati nell’inchiesta della Dda di Napoli che ha sgominato la rete di un vasto traffico di droga gestito dal latitante e broker di Giugliano, Bruno Carbone vicino ai clan Nuvoletta e Polverino di Marano. Droga che arriva a fiumi dalla Colombia attraverso l’Olanda con un sistema di auto trasportatori sempre gestito e organizzato da Carbone oltre che nei comuni a Nord di napoli anche al rione Traiano e in particolare al clan di Davide Leone, attualmente in carcere ma il traffico era gestito dalla moglie Maria Iavarone e quello del parco Verde di Caivano in cui opera il clan Ciccarelli al cui servizio vi era il carabiniere infedele Lazzaro Cioffi, 56 enne di Casagiove detto Marco o Marcolino in servizio in servizio presso il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Castello di Cisterna, responsabile di una squadra cosiddetta esterna che operava anche sul territorio di Caivano. Si tratta di una doppia inchiesta confluita in un’unica ordinanza firmata dal gip Francesca Ferri.
Associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti e’ l’accusa principale contestata ai presunti capi e organizzatori del giro di droga (cocaina e hashish) che sviluppava un volume di affari di decine di milioni di euro all’anno. L’inchiesta – coordinata dal procuratore Giovanni Melillo, dall’aggiunto Giuseppe Borrelli e condotta dal pm della Dda Mariella Di Mauro – ruota intorno alla figura di Bruno Carbone, latitante, che avrebbe avuto un ruolo di broker: dall’Olanda, dove si era stabilito da tempo, avrebbe finanziato l’importazione dalla Colombia di ingenti quantitativi di droga che arrivava in Italia a bordo di Tir. Era lui – secondo le indagini dei carabinieri al comando del colonnello Ubaldo Del Monaco – che stabiliva il quantitativo da importare, teneva i contatti con esponenti di clan della camorra, e i pagamenti ai narcos. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano anche tre colombiani, ritenuti referenti di un cartello di narcotrafficanti che avrebbero garantito le forniture al ”gruppo Carbone”. Coinvolto nell’operazione anche uno dei titolari di una azienda che produce forni elettrici all’interno dei quali veniva nascosto il denaro spedito in Colombia. La droga veniva rivenduta in varie piazze di spaccio di Napoli e della provincia: al Rione Traiano, e nei comuni di Bacoli, Villaricca, Caivano, Quarto, Marano e Torre Annunziata. Tra i clan camorristici con cui l’organizzazione era in contatto figurano il clan Nuvoletta di Marano, il clan Leone al Rione Traiano, il clan Ciccarelli attivo a Caivano e Crispano. L’inchiesta si fonda soprattutto su intercettazioni telefoniche disposte nei confronti di Carbone e altri esponenti di primo piano. Carbone aveva il ruolo di capo e promotore e finanziatore per le importazioni e il trasporto di tonnellate di cocaina dall’Olanda all’Italia a bordo di autoarticolati. In particolare determinava le strategie del del suo gruppo impartendo ordini tassativi in merito alle decisioni piu’ importanti, ovvero il quantitativo di droga da importare, i clan da contattare, i pagamenti da effettuare a gli emissari della Spagna inviati dai narcos della Colombia. Tra le persone insospettabili arrestate c’e’ Fabrizio Ventura, imprenditore milanese, accusato di favoreggiamento. Secondo quanto emerso dalla indagini, grazie alla societa’ ‘Ceramic e grafite’ aiutava i narcos caricando forni termici da lui prodotti con soldi che venivano spediti da Milano a Bogota’. Questo era il sistema per pagare le forniture di droga
ECCO TUTTI GLI INDAGATI
1. AGUIRRE AVIVI Hernan Alberto, 58 anni nato in Colombia, residente in Cali (Colombia).
2 AVOLIO Salvatore, 41 anni nato a Napoli residente a Marano di Napoli
3 AYALA GOMEZ Julian Andres , 37 anni nato in Colombia , residente a Mazzano (BS)
4. AYALA GOMEZ Josè Antonio, 43 anni, nato in Colombia residente in Cali (Colombia).
5 BARONE Lucia, 49 anni nata a Napoli, residente a Qualiano (NA)
6 CAPRIO Marianna, 32 anni, nata a Formia (LT) residente a Napoli
7. CARANNANTE Francesco, 58 anni inteso “Stopper”, nato a Bacoli (NA)
8 CARANNANTE Luca, 36 anni nato a Napoli , residente a Bacoli (NA)
9. CARBONE Bruno, 41 anni nato a Napoli , residente in Giugliano in Campania in atto LATITANTE.
10.CARBONE Vittorio, 76 anni nato a Napoli, residente a Giugliano in Campania (NA)
11.CICCARELLI Giulio, 59 anni nato a Giugliano in Campania (NA), ivi residente
12. COLANTUONO Arcangelo, 58 anni, inteso “Capastorta”, nato a Napoli , ivi residente
13 DE LISO Antonio, 41 anni inteso “Tonino 101”, nato a Pozzuoli (NA), residente a Bacoli (NA)
14. DI PIERNO Giacomo, 40 anni, inteso “Giacomino a qualità”, nato a Napoli , residente a Bacoli (NA)
15 D’ONOFRIO Pasquale, 50 anni, nato a Mugnano di Napoli (NA) residente in Qualiano (NA)
16. ESPOSITO Vincenzo, 30 anni, inteso ”primo” o “o ‘calciatore”, nato a Napoli
17 FERNANDEZ ORTIZ Emilce Irene, 43 anni, nata in Paraguay, residente in Spagna.
18 FIORE Domenico, 59 anni, nato a Bacoli (NA) ivi residente
19. FIORILLO Luigi , 36 anni nato a Pozzuoli (NA), residente a Bacoli (NA)
20FORGACI Paul, 41 anni nato in Romania , residente a Sizziano (PV)
21. FUCITO Pasquale inteso “o ‘marziano”, nato a Napoli
22. GAUTIERI Antonio, 36 anni, nato a Napoli residente a Brusciano (NA)
23. GIUGLIANO Bruno, 52 anni nato a San Giuseppe Vesuviano (NA) residente a Saviano (NA)
24 GOMEZ PERALES, 46 anni, Antonio nato in Spagna , residente in Spagna.
25 IAVARONE Maria, 45 anni, nata a Napoli ivi residente
26 LA VOLLA Marc, 46 anni, inteso “a vecchia”, nato a Napoli , residente a Villaricca (NA)
27 MAGRELLI Costanzo, 30 anni, nato a Napoli, residente a Brusciano
28. MANCINO Mario, 33 anni, inteso “Marioncino”, nato a Napoli, residente a Monte di Procida
29 NUVOLETTO Antonio,33 anni, nato a Mugnano di Napoli (NA), residente a Marano di Napoli
30 PREZIOSO Violetta, 46 anni intesa ”piccerella”, nata a Napoli, residente in Giugliano in Campania
31 RAMIREZ ESCOBAR Antonio, 59 anni, nato a Benameji (Cordoba – Spagna) , domiciliato in Cordoba,
32 RUSSO Fulvio, 52 anni nato a Napoli residente a Napoli al Rione Don Guanella
33TORINO Vincenzo, 25 anni inteso “Burberry” nato a Napoli, ivi residente Rione Don Guanella
34 TORTORELLI Rosa, 35 anni nata a Napoli, residente a Bacoli (NA)
35. VENTURA Fabrizio, 50 anni, nato a Milano, residente in Certosa di Pavia (PV)
36. VERDEROSA Francesco, 32 anni, inteso ”piccolo” nato a Napoli, residente a Bacoli
37. CAPASSO Felice, 53 anni nato a Marigliano (NA), residente a Somma Vesuviana
38 FAGGIOLI Luisa, 69 anni nata a Napoli , residente a Villaricca (NA) via San Francesco a Patria n.368.
39 GALAN CAMACHO Mateo, 37 anni nato in Spagna, residente in Spagna.
40 LOLLO Andrea, 38 anni inteso “Tic Tac”, nato a Napoli residente a Melito di Napoli (NA)
41 MALLARDO Gennaro, 38 anni, inteso “‘o macchione”, nato a Napoli , residente a Quarto (NA)
42 MANAURO Vincenzo, 54 anni inteso “Enzuccio o giornalista”, nato a Napoli, residente a Brusciano (NA)
43PALUMBO Pasquale, 68 anni, inteso “Franchino”, nato a Giugliano in Campania (NA)
44 PIROZZI Domenico, 49 anni, nato a Giugliano in Campania (NA), ivi residente
45 PORTARAPILLO Antonio, 68 anni nato a Napoli, residente a Villaricca (NA)
46. ASTUTO Ciro, 47 anni, nato a Napoli
47.BENDERI Anna,32 anni nata a Napoli
48.BIANCO Raffaele, 35 anni nato a Smallingerland (OLANDA)
49, BIANCO Stefano Tjeerd, 31 anni, nato a Groningen (OLANDA)
50. CIOFFI Lazzaro, 56 anni detto “Marco” o “Marcolino”, nato a Casagiove (CE)
51. COTRONEO Pasquale, 2 5 anni detto “O’Mutillo” nato a Napoli
52. CULIERSO Michele, 62 anni, nato a Napoli;
53. D’ ALBENZIO Emilia, 51 anni nata a Caserta;
54. DAMASCO Luigi, 31 annidetto “Luigi il Meccanico” nato a Napoli ;
55. ESPOSITO Giovanni,30 anni, nato a Napoli;
56. FUCITO Pasquale, 36 anni detto “O’Marzian – Sherek” ;
57. GAROFALO Raffaele, 28 anni, detto “Lell O’Chiatt”,
58. GIMMELLI Vincenzo, 42 anni, nato a Napoli
59. GRANATO Giuseppe, 57 anni, nato a Napoli ;
60. IORIO Alessandro, 22 anni nato a Napoli,
61. RUSSO Fulvio, 52 anni, nato a Napoli;
62. VASATURO Francesco, 33 anni, nato a Vallo Della Lucania (SA)
Rosaria Federico
@riproduzione riservata
Dal cinema alla laurea, Mariarita Premutico si specializza in Naturopatia
Bella e solare Mariarita Premutico, l’attrice ciociara che coltivava una grande passione per la cura e il benessere fisico e psicologico che l’hanno portata a conseguire una laurea in Biologia e una specializzazione in Naturopatia che la proiettano in una nuova dimensione professionale.
Sono consapevole che la bellezza alle volte è un’arma a doppio taglio e che spesso non aiuta in un mondo professionale dove bisogna dimostrare che si ha cervello e cultura ma io vivo questa mia nuova vita professionale con la convinzione che saprò essere un punto di riferimento per tante persone che già mi stanno contattando per il osservare un corretto stile di vita.”
L’attrice prossimamente sugli schermi dell’ultimo lavoro di Paolo Virzì e presto di nuovo sul grande palco per la conduzione di un importante evento, ha deciso di integrare alla sua figura di personaggio pubblico, il ruolo di naturopata .
Il teatro come sviluppo economico della città di Napoli
Una produzione culturale che sia anche sviluppo economico per la città di Napoli con il “Sabato delle Idee”: il pensatoio fondato dallo scienziato Marco Salvatore che mette insieme alcune delle eccellenze accademiche, culturali e scientifiche della città partenopea. La decima edizione della rassegna lancia, in collaborazione con la Fondazione Campania dei Festival, un nuovo osservatorio progettuale su “Il futuro del teatro” che si terrà sabato 21 aprile alle ore 10.00 nella Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa. Dal Teatro San Carlo al Teatro Stabile di Napoli , dall’Augusteo al Bellini, “Il Sabato delle Idee” riunirà tutto il teatro napoletano per parlare del futuro del teatro e della produzione teatrale che genera economia. Al tavolo della discussione, coordinata dal presidente dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Giulio Baffi, si confronteranno critici, registi e manager del settore con gli interventi, tra gli altri, del direttore artistico del Teatro Augusteo, Giuseppe Caccavale, del direttore del Teatro Stabile di Napoli, Luca de Fusco, del presidente della Fondazione Campania dei Festival, Luigi Grispello, del sovrintendente della Fondazione Teatro di San Carlo, Rosanna Purchia e del presidente della Fondazione Teatro Bellini, Daniele Russo. Le conclusioni del dibattito sono affidate al regista Mario Martone che all’interno dell’antica cittadella di Suor Orsola ha girato uno dei suoi più grandi successi cinematografici: “Il giovane favoloso”, il film con Elio Germano sulla vita di Giacomo Leopardi.
Juve-Napoli: parole e polemiche sulla presenza dei tifosi azzurri
Juventus-Napoli e’ gia’ iniziata, non in campo ma sugli spalti. Lo scontro diretto per lo scudetto si gioca per ora sull’apertura del settore ospiti deciso dagli uffici competenti del ministero dell’Interno. I 2099 posti per i tifosi ospiti dello Juventus Stadium saranno aperti ai supporter azzurri a condizione che siano residenti fuori dalla Campania e abbiano la tessera del tifoso. Niente ultras, dunque, ma migliaia di napoletani che vivono e lavorano a Torino e in tutte le citta’ del Nord pronti a dare il loro contributo polmonare nel sogno scudetto dei partenopei. Juve-Napoli si gioca senza tifosi avversari dal 2013, con la chiusura anche al San Paolo, ovviamente. La scelta non e’ andata giu’ alla Juventus e Marotta lo ha detto gia’ dopo la gara col Crotone: “L’irritazione per la presenza dei tifosi del Napoli a Torino nasce da una logica e saggia preoccupazione; noi vorremmo il pubblico avversario in ogni gara ma la preoccupazione nasce da quello che e’ successo negli ultimi anni. Ma le istituzioni hanno garantito grande controllo e ci affidiamo a loro. Non vogliamo fare polemica”. In realta’ ai bianconeri non sta bene anche la mancata reciprocita’ del provvedimenti visto che nel match di andata si e’ giocato senza tifosi della Juventus e quindi le due partite all’interno dello stesso campionato risultano squilibrate. Ma intanto i tifosi del Napoli si sono scatenati nella caccia al biglietto e il settore ospiti sara’ con ogni probabilita’ pieno. La decisione non accontenta il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che rilancia: “Sarebbe bello poter vedere i nostri tifosi partire da Napoli per andare a Torino domenica e vedere vincere la loro squadra. Ritengo sia una cosa ingiusta sottrarre ai tifosi di Napoli questa emozione. Mi auguro che la decisione possa essere rivista”. Ai toni pacati di Marotta e de Magistris fa da contraltare la bagarre sui social: su twitter i tifosi Juventini sono furiosi e c’e’ chi sottolinea maliziosamente che il prefetto di Torino, Renato Saccone, e’ napoletano (di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, in verita’). “No!! All’andata noi della Juve la’ non siamo andati ed e’ giusto che loro non vengano qua! Non se ne parla!”, scrive una tifosa. “Se ne stiano a casa loro non abbiamo bisogno di rifare il settore ospiti”, lo sfogo di un altro bianconero con riferimento alle devastazioni dei settori ospiti operate dai tifosi del Napoli a Torino e di quelli della Juventus al San Paolo.
Napoli, domani inaugurazione al C.E.N. del Data Center e della Sala riunioni
Domani mattina, alle ore 11, presso la sede del C.E.N. (Centro Elettronico Nazionale) della Polizia di Stato, all’interno del Real Bosco di Capodimonte, alla presenza del sig. Capo della Polizia- Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Franco Gabrielli, avrà luogo la cerimonia di intitolazione del Data Center alla memoria del prof. Salvatore Ottolenghi e della Sala riunioni alla memoria del Dirigente Generale Tecnico della Polizia di Stato dott. Vincenzo Paracuollo.
Il Data Center, cuore pulsante della Polizia di Stato a supporto dei compiti istituzionali costituisce un gioiello tecnologico al servizio delle attività amministrative, di prevenzione dei reati e info-investigative. La sua intitolazione al prof. Ottolenghi costituisce il giusto riconoscimento alla professionalità del fondatore della Scuola di Polizia Scientifica Italiana, per il cui prestigio si prodigò in ambito nazionale ed internazionale. A lui, pioniere nell’adozione di metodi di indagine moderni e scientifici, si deve l’ideazione di un efficace sistema nazionale di identificazione e segnalamento. Come l’introduzione delle tecniche proposte dal professor Ottolenghi rivoluzionò ai primi del Novecento le investigazioni scientifiche, così l’ingresso delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione (ICT) stanno trasformando, a partire dalla fine degli anni Novanta, le metodologie di indagine ispirate sempre più a tecniche scientifiche di analisi, elaborazione, estrazione e confronto di informazioni digitali.
Al primo Direttore del C.E.N. verrà intitolata la splendida Sala Riunioni. Il dott. Paracuollo, tra i primi nell’Amministrazione della P.S. a credere nell’apporto e nel contributo che l’informatica può dare alle attività amministrative, investigative e di repressione dei reati, guidò per ben 22 anni con passione e determinazione il C.E.N., che oggi gestisce sistemi informatici strategici per l’attività della Polizia di Stato, erogando servizi a supporto delle attività istituzionali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, nonchè a servizio del cittadino, all’interno dell’ampio processo di digitalizzazione dei procedimenti amministrativi della P.A..
Vomero: di nuovo imbrattato il muro di cinta della Floridiana
“ Adesso basta! Si è superato ogni limite anche per un’eccessiva tolleranza verso questi imbrattatori che nel capoluogo partenopeo deturpano e degradano non solo il patrimonio artistico ma anche le mura di fabbricati pubblici e privati. Bisogna tutelare il decoro urbano, mettendo in campo tutte le iniziative tese a individuare gli autori e a comminare le sanzioni del caso, anche con il ripristino, a loro spese, di monumenti, edifici e mura imbrattate “. E’ l’ennesima segnalazione di Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, rivolta alle autorità competenti affinché vengano presi provvedimenti, non più procrastinabili, nei confronti di coloro che, da un poco di tempo a questa parte, si divertono ad imbrattare i muri, purtroppo pure con disegni e scritte osceni, anche nel popoloso quartiere collinare del Vomero.
” Gli ultimi episodi riguardano il muro di cinta della villa Floridiana che affaccia su via Cimarosa, ripristinato e imbiancato in tempi recenti – puntualizza Capodanno -. Tante le scritte e i disegni, che non hanno nulla di creativo ma rappresentano solo l’ostentazione di un’inaccettabile quanto deprecabile volgarità. Il tutto, peraltro, dinanzi a un parco frequentato da centinaia di mamme con bambini e che ospita il museo nazionale della ceramica Duca di Martina, meta di numerosi turisti. E’ auspicabile che in questo, come in altri casi simili, si provveda in immediato, dopo i rilievi del caso, a restituire il decoro al muro interessato, eliminando scritte e disegni “.
” Evidentemente pure al Vomero – sottolinea Capodanno -, come in altri quartieri della Città, sono entrati in azione gruppi, per lo più di giovani, che impegnano parte del loro tempo per imbrattare e deturpare la cosa pubblica, col rischio, peraltro, d’incorrere nelle pesanti sanzioni previste al riguardo dal codice penale “.
“ Difatti – ricorda Capodanno – dopo gli emendamenti, introdotti dalla legge 94 del 15 luglio 2009, all’art. 639 del codice penale, a coloro che deturpano o imbattano beni immobili, quindi anche i muri, si applica la reclusione che va da tre mesi fino a due anni e un’ammenda che può arrivare fino a 10.000 euro in casi di recidiva, se il fatto sia commesso su cose d’interesse storico o artistico “.
“ Per combattere questo fenomeno che si va sempre più diffondendo anche nel capoluogo partenopeo – suggerisce Capodanno –, sul piano della repressione, occorre potenziare il sistema della videosorveglianza, collegato alle centrali delle forze dell’ordine in modo da poter individuare immediatamente gl’imbrattatori, già nel momento nel quale entrano in azione. Un tale sistema di controllo, in particolare per i beni d’interesse storico e artistico, potrebbe avere anche una forte azione preventiva, costituendo un deterrente per quanti sporcano con scritte e graffiti beni pubblici e privati, contribuendo così a rendere più brutta e invivibile la Città “.



