Le corse metropolitane delle Fs saranno piu’ frequenti nel capoluogo campano dopo l’incontro di calcio Napoli-Torino di domenica 6 maggio. Lo rende noto Trenitalia che ha riorganizzato il servizio metropolitano sulla Linea 2, nella fascia oraria pomeridiana, riprogrammando le partenze dalla stazione di Campi Flegrei in direzione Piazza Garibaldi/Gianturco. “A evento sportivo concluso le corse partiranno a intervalli di pochi minuti – spiega una nota – fino al completo deflusso dei tifosi. I biglietti del treno si potranno acquistare anche nella biglietteria di Campi Flegrei e saranno controllati a terra da personale ferroviario che, in collaborazione con la Polfer, indirizzera’ i passeggeri verso le banchine delle metropolitane in partenza. Sara’ ammesso a bordo solo chi esibira’ regolare biglietto di viaggio che e’ preferibile procurarsi in anticipo per evitare affollamenti o attese prolungate allo sportello. La fermata di Piazza Leopardi – e’ scritto – sara’ chiusa dalle 16.30 alle 18.30”.
Bacoli: il viceprefetto Francesco Tarricone nominato commissario prefettizio
Il Prefetto di Napoli, Carmela Pagano, ha nominato il viceprefetto Francesco Tarricone, in servizio presso il Ministero dell’Interno, Commissario prefettizio del comune di Bacoli, incaricandolo della provvisoria amministrazione dell’Ente e avviando, nel contempo, le procedure di scioglimento dell’organo consiliare. Con decreto in pari data era stato, altresi’, nominato il dr. Gianfranco D’Angelo, funzionario economico finanziario in servizio presso la Prefettura di Napoli, Commissario ad acta per l’approvazione del bilancio di previsione 2018-2020.
Avellino: droga a scuola, polizia trova marijuana e hashish in bango
La Polizia di Stato ha sequestrato circa 24 grammi di sostanza stupefacente trovata all’interno di un istituto scolastico di Avellino. L’episodio è avvenuto questa mattina. Il dirigente scolastico dell’istituto ha richiesto l’intervento dei poliziotti dopo aver segnalato un’attività di spaccio tra i banchi di un’aula e i bagni della scuola. Gli agenti intervenuti sul posto, dopo aver proceduto a un controllo tra i banchi di alcune aule, hanno effettuato un controllo all’interno dei bagni dove, nascoste in un’intercapedine ricavata dai battiscopa, hanno trovato alcune bustine in cellophane contenenti singole dosi di marijuana, nonché un pacchetto di sigarette vuoto con all’interno una stecchetta di hashish pronta per essere confezionata in singole dosi e spacciata. I possessori della sostanza stupefacente al momento non sono stati identificati, ma sono stati subito avviati specifici accertamenti per risalire ai responsabili dell’attività di spaccio all’interno del plesso scolastico.
Grandine nel Sannio, Coldiretti stima un danno di 30 milioni di euro
È di circa 25/30 milioni di euro la prima stima di Coldiretti Benevento sui danni causati dalla violenta grandinata che ha colpito ieri le valli Telesina e Caudina, ma i tecnici dell’organizzazione stanno continuando a raccogliere informazioni utili. Si sono recati questa mattina sulle zone colpite il presidente Gennarino Masiello e il direttore Michele Errico per verificare l’entità di un fenomeno anomalo, mai con questa virulenza a memoria degli agricoltori. L’area epicentro della maxi grandinata, associata a piogge copiose e forti venti, risulta essere Castelvenere. Ma la violenza della natura ha colpito pesantemente anche Sant’Agata de’ Goti. Danni si registrano tra Solopaca e Guardia Sanframondi, pur con intensità diverse e a macchia di leopardo. Nei punti dove chicchi grandi come nocciole si sono abbattuti con più intensità il danno alle imprese agricole arriva fino al 100%. Oltre ai vigneti, la furia si è abbattuta anche su uliveti, frutteti e ortaggi. Persino le serre sono state danneggiate e forate dalla grandine. “Le colture colpite sono assicurabili – precisa il direttore Errico – ma il fenomeno si è presentato in un periodo nel quale era ancora possibile sottoscrivere le polizze, come previsto per legge entro il 31 maggio. Le imprese agricole della zona hanno un’alta propensione alla copertura assicurativa, ma ci troviamo di fronte ad eventi di carattere eccezionale. Bene hanno fatto i Comuni che si sono pronunciati per lo stato di calamità, visti i danni alle strutture e alle strade. Ma la beffa del tempo non si ferma qui. Per i vigneti, ad esempio, contro la grandine non c’è altra strada che l’assicurazione, in particolare per l’aglianico. Infatti le reti antigrandine non possono essere utilizzate sulle uve rosse, perché l’ombreggiatura ne comprometterebbe la maturazione e quindi la qualità”.
“Il Sannio si ritrova ancora una volta a fare i conti con il clima impazzito – sottolinea il presidente Masiello – a due anni e mezzo dall’alluvione. Anche questa volta purtroppo vediamo cancellato in poche ore il lavoro di un anno e non solo. L’area interessata tuttavia è più circoscritta, ma questo non ci tranquillizza. Pur consapevoli della possibilità di coperture assicurative, tenteremo ogni strada utile al riconoscimento di ristori per l’eccezionalità del fenomeno. Ci ha colpito l’immediata e calorosa solidarietà dei cittadini, che si sono stretti agli agricoltori con un affetto speciale. Le nostre pagine sui social network hanno visto in poche ore oltre sessantamila visite e centinaia di commenti di solidarietà. Questo sentimento diffuso allevia la sofferenza e dimostra quanta fiducia gli agricoltori hanno saputo costruire nel rapporto con i cittadini. Alla produzione di cibo e al valore ambientale dell’agricoltura è riconosciuto un valore sociale enorme. L’agricoltura è percepita come bene comune da difendere. Per questa ragione Coldiretti ritiene ineludibile affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, insieme alle Istituzioni a tutti i livelli, dal Comune all’Unione Europea. Rafforzare la resilienza delle imprese agricole significa rafforzare la resilienza dell’economia e dei territori”.
Ritrovato cadavere carbonizzato in auto
Il corpo senza vita di un uomo carbonizzato è stato trovato in un’auto nella zona del Monte Taburno in località Cepino a Caudano in provincia di Benevento. Il cadavere è stato rinvenuto in una zona isolata. A dare l’allarme gli abitanti del posto. Per ora non è ancora stata identificata la vittima. Sul caso indagano i carabinieri.
Napoli, ‘pizzo per i detenuti’ di Scampia: preso uomo del clan
Napoli.Gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Scampia hanno arrestato Vincenzo Giglio, napoletano di 41 anni, con precedenti di polizia, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’uomo, sulla base del provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria, è gravemente indiziato del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso in danno di un commerciante di Secondigliano a cui lo scorso mese di dicembre aveva tentato la richiesta di somme di denaro in favore di detenuti. Il tutto accompagnato dal suo comportamento minaccioso e dell’appartenenza ad una nota organizzazione criminale. Le accurate indagini svolte dai poliziotti di Scampia hanno consentito all’autorità giudiziaria di emettere il provvedimento restrittivo nei confronti di Giglio rintracciato stamattina in via Filippo Maria Briganti e condotto presso la Casa Circondariale di Secondigliano.
Sarno 1998 – 2018: l’alluvione, le vittime, frame di un disastro tratte dai meandri di una mente
Sono passati vent’anni dalla terribile catastrofe naturale che colpì Sarno, Bracigliano, Quindici, Siano, San Felice a Cancello. Due decenni vissuti all’ombra della grande montagna assassina che presenta ancora i segni delle colate di fango, come quelli indelebili provocati dal dolore nell’animo dei sopravissuti. Era il 5 maggio 1998, un giorno come tanti destinato a diventare simbolo di una tragedia immane: circa due milioni di metri cubi di mota si staccarono dalle pendici del monte Pizzo d’Alvano, investendo i centri abitati circostanti. Ore 17 circa un boato infernale squarcia la quiete dei residenti nella piccola frazione di Episcopio. Il cattivo riversa in strada la rabbia incontrollata disseminando ovunque terrore ma nessuno percepisce ancora l’entità del pericolo che incombe su di loro. Roberto Serafino aveva nove anni è stata la prima vittima. L’onda melmosa l’ha travolto mentre tornava a casa a prendere il giubbino. Eduardo Aufiero 11 anni abitava a Sarno, era a casa della nonna a Episcopio quando l’alluvione spense per sempre la sua esistenza. Un disastro ambientale e umano, 160 vite spezzate, 137 nella sola Sarno. Famiglie sterminate come i Fusco: Michele 70 anni, sua moglie Filomena, la figlia Emilia 32 anni, il marito Francesco, il figlio Carmine di 5 anni, Natale Fusco 72 anni, (fratello di Michele), la moglie Emilia Adiletta, i nipoti Natale di 12 anni e Emilio di 10 e la loro mamma Filomena Albero. Unico sopravvisuto il marito Michele Fusco. E ancora i De Vivo, i Soriente, i Gaudiello, i Costabile, gli Odierna: padre, madre e tre figli. Nomi, volti, storie, un futuro cancellato per sempre, al quale si mescola silenzioso il destino dei dispersi ai quali nessuno ha dato voce perchè invisibili mai censiti come gli extracomunitari. Persone la cui scomparsa ufficialmente nessuno denunciò ma che in tanti notarno l’assenza da quel maledetto giorno. Il fango “abbracciò” il paese tra due fiumi, serpeggiando tra le strade, trascinò via case, alberi, auto, massi, affetti. Accompagnato da fragori che rimbombavano come tuoni, giungevano alle orecchie come echi indemoniati. L’ultimo si udì a mezzanotte, la terra tremò, sembrava il terremoto, l’alluvione travolse l’ospedale Villa Malta. Il pronto soccorso diventò la tomba per il dottor Maurizio Marino, l’infermiere Pietro Sirica, il centralinista Saverio Russo, i pazienti Giovanni Rossi e Giuseppe Terraccino e per il piccolo Michele Costabile. Aveva un anno, il papà lo aveva portato al nosocomio perchè era ferito.Moriranno entrambi come anche i suoi fratelli: i gemelli Antonio e Arturo tre anni e Pasqualiano di due. La notte ormai prende il dominio, manca l’energia elettrica, a tratti si sente l’odore forte del gas. Quasi inesistenti nelle prime due fasi concitate, i soccorritori iniziano ad essere operativi con ogni mezzo. Si scava con le mani, le ruspe, si invocano nomi. Ma la gravità dell’evento si manifesterà in tutta la sua cruda realtà all’alba del 6 Maggio. Uno scenario apocalittico, un paesaggio deturpato appare sotto un timido sole, niente è più come prima. A testimonzia di ciò che fino a poche ore prima c’era, esisteva, foto, mobili, carcasse di animali, motorini, oggetti di vita quotidiana diventati decori di una tragedia. Gli elicotteri sorvolano il paese, traggono in salvo le persone che hanno trovato riparo sui tetti mentre la terra, ridotta a muri di poltiglia restituisce i primi corpi. I funerali collettivi furono 80. La lugubre cerimonia ebbe luogo nel campo sportivo, presenti le massime Autorità Politiche, il Presidente della Repubblica Scalfaro e il Ministro Prodi. Le bare, trasportate sui camion militari, furono allienate una accanto all’altra. Un caldo anomalo accompagnò quel 10 maggio mentre lo strazio, la sofferenza logoravano il cuore quando lo sguardo si fermava sui piccoli feretri bianchi, come quello di Francesca 20 mesi, della sorella Stefania 3 anni, decedute insieme alla mamma Lucia Corrado 28 anni e alla nonna, schiacciate dalla valanga di detriti sotto il soffitto in casa di un parente. Quando però le speranze sembravano affievolirsi, la disperazione aveva lascito il posto alla rassegnazione, dalla cantina di una casa in Viale Margherita fu estratto vivo il 23 enne Roberto Robustelli. Risultava ufficialmente disperso invece lo studente universitario con l’hobby per la fotografia era rimasto prigioniero nel limo per 72 ore. I suoi lamenti furono sentiti da un uomo che allertò i soccorsi. Saprà solo in seguito che non avrebbe più rivisto il padre. Ad oggi l’unico condannato per la sciagura è l’ex sindaco Gerardo Basile. Accusato di omicidio colposo plurimo nei primi due gradi di giudizio, si è visto annullare le due sentenze dalla Corte di cassazione. Nel dicembre 2011 la Corte d’appello di Napoli condanna Basile alla pena di anni 5 di reclusione, confermata in Cassazione nel 2013 poi ridotta di 3 anni per effetto dell’indulto del 2006, mentre i restanti 2 anni furono scontati in regime di affidamento in prova al servizio sociale. Avrebbe peccato di superficialità, negligenza sottovalutando il rischio non ordinò l’immedita evacuazione della popolazione alla luce degli eventi franosi già in corso sia a Sarno, registrati alle 16.40 circa ma segnalati da alcuni operatori sanitari addirittura il giorno prima ovvero il 4 Maggio e sia a Siano. Lo stesso dovrà fare i conti con la giustizia fiscale che ha stabilito un risarcimento pari a 200 mila euro per i parenti delle vittime. La causa naturale che ha scaturito la sciagura va ricercata invece nello smottamento che interessò la catena montuosa. Il terreno incoerente, reso tale dalle infiltrazioni d’acqua, ha provocato una flessione improvvisa. Lo scivolamento verso il basso di un enorme massa che a
tratti si staccò in più punti, favorita dal disboscamento causato dagli incendi, e dal percorso innaturale che si è creò perchè i regi lagni erano praticamente stati coperti dalle case abusive e dall’incuria dell’uomo, dalla folle gestione del territorio che per anni ne ha ignorato la manutenzione.
Natasha Macri
Napoli, studentessa in gita fuma spinello e cade dalla finestra: denunciate le sue amiche
Una studentessa 16enne milanese e’ caduta dalla finestra di un albergo a Napoli mentre era in gita scolastica nel capoluogo campano. Un caso su cui indagano i carabinieri, che, dopo aver ascoltato compagni e docenti, hanno denunciato due coetanee della vittima per cessione di stupefacenti e lesioni in conseguenza di altro reato. La ricostruzione dei militari dell’Arma, infatti, vede la 16enne, nella notte tra il 21 e il 22 aprile scorsi, fumare una ‘canna’ e bere birra in una stanza dell’hotel della zona Mercato in cui erano ospiti due classi terze dell’Ipsia Vasco Mainardi di Corbetta, nell’hinterland milanese, accompagnate da 3 docenti. Secondo quanto si e’ appreso, la ragazzina, poco lucida per il mix di droga e alcool, ha pensato di uscire dalla stanza ma, anziche’ varcare la porta, ha messo i piedi nel vuoto fuori dalla finestra. Il volo di circa 5 metri dal primo piano dell’albergo le ha procurato un politrauma e diverse fratture; il 118 e’ stato chiamato subito, e la 16enne e’ stata ricoverata all’ospedale Cardarelli, dove e’ stata medicata con una prognosi di 40 giorni ed e’ rimasta con un insegnate fino all’arrivo dei genitori con i quali e’ ripartita per il nosocomio meneghino Niguarda, dove e’ stata operata al bacino.
La studentessa della provincia di Milano, e’ precipitata dalla finestra di un albergo della zona Mercato, a Napoli. Il fatto e’ accaduto nella tarda serata del 21 aprile ma si e’ appreso solo oggi. La ragazza, che era in stanza con due sue amiche con le quali era giunta a NapoliI per una gita scolastica di alcuni giorni, ha fatto un volo di cinque metri, finendo direttamente al suolo. Soccorsa dal personale del 118, e’ stata portata all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove ha ricevuto le prime cure per un politrauma. Nei giorni successivi e’ stata trasferita in una struttura sanitaria di Milano. Sull’accaduto indagano i carabinieri di Napoli, che hanno ascoltato anche le due ragazze che erano nella sua stessa stanza.
Napoli, rapinatore seriale identificato per lo ‘scorpione’ tatuato sulla mano
Napoli. Presso la Casa Circondariale di Poggioreale, questa mattina, i Carabinieri della stazione Vomero- Arenella e i poliziotti del Commissariato San Carlo Arena hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per rapina e porto abusivo d’armi, a Domenico Aliberto, 39enne, del quartiere stella, già noto alle forze dell’ordine quale rapinatore con uno scorpione tatuato sulla mano.Il 39enne è ritenuto responsabile di sei rapine commesse nel periodo compreso tra il 14 Febbraio e il 5 Marzo di quest’anno nei quartieri San Carlo – Vomero.La Polizia di Stato ha incastrato l’uomo per le tre rapine commesse nel quartiere San Carlo.Nella sera di San Valentino, in Piazza Cavour, armato di coltello, ha rapinato ad una giovane donna il telefono cellulare; il 18.2.2018, poco prima della mezzanotte, sempre in Piazza Cavour e sempre armato di coltello ha rapinato ad una coppia di turisti pugliesi il telefono cellulare; il giorno dopo nei pressi del Museo Archeologico Nazionale, ancora armato di coltello, ha rapinato ad un uomo il telefono cellulare e la somma di euro 50,00.I militari dell’Arma gli hanno attribuito la responsabilità di 3 colpi: si tratta di una rapina commessa ai danni di un fruttivendolo del quartiere Arenella a cui portò via 500 euro; le altre 2 rapine le commesse nei pressi di Piazza Medaglie d’Oro ai danni di un ragazzo e di una ragazza avvicinati, in sere diverse, in punti poco visibili della Piazza, minacciati con un coltello e depredati dei cellulari.L’uomo è già detenuto, in quanto sottoposto a fermo per un tentativo di rapina commesso sempre a marzo
A 17 anni si arma e va a sparare contro la casa del debitore: arrestato
I carabinieri di Pomigliano d’Arco e della compagnia di Castello di Cisterna hanno arrestato un ragazzo di Pomigliano, quasi 18enne, residente nelle palazzine ex “legge 219” e già noto alle forze dell’ordine per tentata estorsione, detenzione illegale di arma e lesioni aggravate. Ieri sera si è armato di pistola e ha raggiunto l’abitazione di un 26enne di Pomigliano, ai domiciliari per reati in materia di droga, per discutere di un debito di 500 euro per dosi non pagate. Non riuscendo a recuperare il contante ha portato via lo scooter del debitore, poi è tornato in auto, hanno ripreso a discutere e, al culmine della tensione gli ha sparato un colpo di pistola al ginocchio sinistro. A quel punto qualcuno ha chiamato il 118 per soccorrere il ferito ed è partita la telefonata d’allarme anche al 112. Giunti sul posto, i carabinieri hanno ricostruito l’accaduto e si sono messi alla ricerca di chi aveva esploso il colpo. Il ferito, nel frattempo, è stato portato all’Ospedale Cardarelli per essere operato, adesso si trova in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. Il ragazzo che ha sparato è stato rintracciato dai militari dopo qualche ora a casa sua, dove è stato arrestato. Al termine delle formalità è stato accompagnato presso il centro di prima accoglienza ai Colli Aminei; l’auto usata per raggiungere la casa dello spacciatore è stata sequestrata.
Condannati i baby pusher del Vesuviano
Si conclude il processo in primo grado dei presunti baby pusher dell’area Vesuviana. Sono cinque le condanne per poco più di 20 anni per i giovani coinvolti e ritenuti parte attiva di un gruppo dedito allo spaccio di droga tra Boscoreale, Poggiomarino e Scafati. Il verdetto è arrivato nella giornata di ieri. Gli imputati sono stati tuti giudicati con il rito abbreviato con condanne che partono dai 7 anni e terminano ai due anni. I tre minorenni coinvolti, invece, saranno giudicati dal Tribunale per i minori. La pena più grande è toccata al 20enne di Poggiomarino, si tratta di Bruno D’Avino. Fiore Bianco, 21enne di Boscoreale invece dovrà scontare 6 anni. Quattro anni per Giuseppe Nappo e Gianluca Marano di Poggiomarino. 2 anni e quattro mesi per Salvatore Verde di Scafati. A smantellare la banda un’accurata indagine dei carabinieri partita nel 2016. I militari grazie alle telecamere di videosorveglianza hanno notato dei movimenti sospetti di giovani dediti alla vendita al dettaglio della droga. Secondo gli inquirenti i minorenni sarebbero stati impiegati per la consegna delle dosi. Ognuno all’interno dell’organizzazione aveva un ruolo preciso, dal reperimento di grossi carichi, allo smistamento e alla vendita.
Benevento, ‘prelevano’ computer dalla scuola: presi 4 incensurati
Quattro giovani tra i 23 e i 27 anni, due uomini e due donne, sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Benevento mentre tentavano di portar via un computer e una stampante da una scuola a San Nicola Manfredi, in contrada Iannassi. I militari hanno sorpreso in flagranza i quattro giovani intorno a mezzanotte nei pressi dell’istituto, arrestandoli per furto aggravato. Durante il sopralluogo, i Carabinieri hanno constatato inoltre che era stato forzato anche il distributore automatico delle bevande all’interno della struttura, dal quale, proprio per l’intervento tempestivo dei militari, non era stato asportato nulla. La refurtiva, consistente in un personal computer portatile Acer e una stampante Samsung con i relativi cavi, che era già stata messa da parte per essere portata via, è stata restituita al dirigente responsabile dell’istituto scolastico che non ha mancato di ringraziare il personale che ha operato. Ad eccezione di F.V. beneventano 23enne, con vicende penali per reati contro il patrimonio a suo carico, gli altri tre arrestati, di Benevento, sono incensurati: L.L. 23enne e le due donne D’A.G. di 26 anni e R.A. di 27 anni. I quattro giovani sono stati portati nelle camere di sicurezza della caserma, in attesa del processo per il rito direttissimo nei loro confronti nel Tribunale di Benevento.
Qualiano, le ossessioni e la storia di Pasquale De Falco
“Esco solo quando ho ucciso anche mio padre”, aveva detto così nella sua lucida follia Pasquale De Falco rivolgendosi al cognato Massimo De Rosa che invano durante la giornata di ieri aveva cercato di far ritornare in se quell’uomo che in mattinata aveva ucciso la madre e poi si era barricato in casa. Dopo dieci ore di trattative Pasquale De Falco è stato arrestato dai carabinieri che hanno effettuato un’irruzione con granate stordenti. I vicini di casa e lo stesso cognato protagonista invano della trattativa hanno dialogato a lungo anche con i numerosi cronisti accorsi sul posto ieri. Soprattutto dopo la cattura, per spiegare che Pasquale non era cattivo. Studioso, di buona famiglia, Pasquale era stato fidanzato con una coetanea che conosceva da sempre. Poi l’improvvisa rottura del rapporto e la depressione che poi lo aveva portato a tentare il suicidio lanciandosi dal balcone. Ma la palazzina di via Campana dove vive la famiglia De Falco ha un solo piano, e Pasquale se l’era cavata con qualche contusione. E da quel momento sono cominciati i suoi problemi mentali. La famiglia De Falco si era ritirata nel dolore di quel figlio instabile mentalmente. Più volte Pasquale aveva picchiato la madre. “La prima volta che Pasquale l’aveva picchiata Teresa mi aveva guardato con gli occhi pieni di lacrime e mi aveva detto: È sempre mio figlio”, ha raccontato poi il cognato Massimo De Rosa.
Ieri però mamma Teresa non c’è l’ha fatta a sottrarsi alla violenza del figlio che continuava ad amare. Quando Pasquale le si è avventato contro ha tentato di fuggire, ha raggiunto il terrazzino che porta alle scale, si è aggrappata alla ringhiera, lui le è saltato addosso, l’ha trascinata. E poi le ha sparato con il fucile da caccia del padre lasciandola a terra lasciandola sotto la pioggia. Per sparare l’assassino ha usato il fucile che il padre, Antonio De Falco, 75 anni, custodiva gelosamente. E sempre Massimo De Rosa che ha raccontato in lacrime: “Quel fucile era sempre stato nascosto. Mio suocero lo teneva in una cassaforte. Ma evidentemente Pasquale ha trovato le chiavi. Quando qualcuno cerca ossessivamente qualcosa prima o poi la trova”.
LA CATTURA. Quasi dieci ore di trattative, infine il blitz del Gis, i gruppi di intervento speciale dei carabinieri. Giornata da incubo a Qualiano, nel Napoletano: Pasquale De Falco ha prima ucciso la madre con un colpo di fucile e poi si è barricato in casa fino a quando i militari hanno fatto irruzione immobilizzandolo. L’uomo ha 37 anni ed è affetto da problemi psichici: la vittima è Teresa Licciardiello di 67 anni. Tutto è successo in via Campana 326, poco prima delle 12: l’uomo, secondo alcuni testimoni, avrebbe sparato almeno cinque colpi di arma da fuoco. Sul posto sono arrivati subito anche i reparti speciali dell’Arma, chiamati dai vicini. In un primo momento si era ipotizzato che anche il padre di De Falco, Antonio, di 75 anni, potesse essere stato colpito dal figlio, ma poi l’uomo è stato rintracciato lontano dall’abitazione del delitto. Il fucile con il quale De Falco ha sparato era regolarmente detenuto dal padre.
TRATTATIVA INFINITA. I militari per ore hanno cercato di convincere De falco a lasciarli entrare nell’appartamento, al primo piano dello stabile, e hanno avviato una trattativa anche con l’ausilio di un negoziatore ad hoc. Poi il blitz con granate stordenti, capace di bloccare l’uomo, che è incolume, secondo quanto riferiscono i carabinieri. Rabbia per i residenti di Qualiano dopo il dramma, con la folla che si è avventata con calci e pugni contro l’auto dei carabinieri che ha portato via l’uomo. Secondo quanto ricostruito, il 37enne sarebbe in cura per i suoi problemi psichici da circa dieci anni dopo una forte delusione amorosa che lo aveva trascinato in depressione. Negli ultimi tempi erano frequenti le liti con i genitori, che cercavano di spronarlo e di tirarlo fuori da questa fase di stallo esistenziale e lavorativo.
CARABINIERI. BLITZ ESEMPLARE “E’ stata un’azione fulminea. I nostri uomini sono entrati, lo hanno subito ammanettato. Non ha detto nemmeno una parola ne’ ha avuto il tempo di reagire”. Lo ha detto il colonnello Ubaldo Del Monaco, comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, al termine del blitz del Gis che ha portato all’arresto di Pasquale de Falco. “Il blitz e’ durato pochissimi minuti, tutto merito dei nostri uomini che sono stati esemplari. Nel corso della giornata abbiamo piu’ volte tentato una trattativa ma senza ottenere alcun risultato”, ha sottolineato Del Monaco.
IL TESTE: HO SENTITO CINQUE COLPI.”Ero in auto, stavo passando davanti all’abitazione quando ho sentito i colpi. Mi sono sembrati di pistola. Ho avuto paura, mi sono chinato sul sediolino e con il cellulare ho avvertito i carabinieri”. A parlare e’ Massimo Mussolino, 49 anni, colui che ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, dopo che Pasquale De Falco aveva sparato e ucciso la madre, Teresa Ricciardiello, a Qualiano , prima di barricarsi in casa. “In pochi minuti, tre o quattro, e’ arrivata una pattuglia – continua Mussolino – i due carabinieri si sono fermati davanti al portone e scesi dalla vettura hanno indossato i giubbotti antiproiettile. Quando sono entrati nel portone ho sentito altri due colpi e ho visto i militari uscire di corsa”. “Ho assistito alla scena dalla mia macchina. A questo punto anch’io sono scappato. La mia macchina e’ ancora lì”.
Napoli, preso al ‘Rione dei Fiori’, uomo dei Di Lauro
Carmine Del Medico, un 54enne del rione dei Fiori, ritenuto vicino al clan camorristico dei ”Di Lauro”, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia ”Stella” in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per detenzione di stupefacente a fini di spaccio emessa dall’autorità giudiziaria partenopea. La misura cautelare scaturisce dall’esito di una perquisizione eseguita nel novembre 2017 quando, in uno sgabuzzino nella disponibilità del 54enne, i militari sequestrarono 88 grammi di hashish, 8 di marijuana e 2 cartucce calibro 12. L’uomo è stato portato al carcere di Poggioreale.
Rivolta e incendio nel carcere di Genova, rissa tra detenuti a Bologna
Quattro detenuti del carcere di Marassi si sono barricati dentro la cella e hanno appiccato un incendio dentro la struttura. E’ successo ieri sera poco dopo le 22. La denuncia arriva dal sindacato Uil Penitenziaria. “Il piano e’ stato invaso dal fumo – spiega in una nota il segretario regionale Fabio Pagani – e gli agenti sono riusciti a domare il rogo non senza difficolta’. Ci sono volute due ore per riportare ordine nella sezione. Abbiamo chiesto piu’ volte al Dipartimento amministrativo del carcere – sottolinea Pagani – quali provvedimenti abbia intenzione di prendere per evitare o arginare episodi simili o altri, di aggressione, per garantire l’incolumita’ degli agenti oltre che quella dei detenuti stessi. Rivolgiamo un appello alla politica: uno Stato che si rispetti non puo’ permettere che i loro rappresentanti siano maltrattati impunemente in questa maniera”.
A Bologna invece due gruppi di 10-15 detenuti stranieri si sono affrontati in una grossa rissa scoppiata nel pomeriggio di ieri nel carcere bolognese della Dozza, utilizzando per colpirsi anche piedi di tavoli e sgabelli. Ne da’ notizia il sindacato Uilpa. La rissa e’ stata sedata “grazie alla professionalita’ della Polizia Penitenziaria intervenuta prontamente nonostante il rischio reale in corso e molto personale e’ stato trattenuto in straordinario per poter assicurare gli invii in Pronto soccorso di alcuni detenuti partecipanti alla rissa”, ha detto il segretario generale di Bologna del sindacato, Domenico Maldarizzi. “La questione sicurezza all’interno delle carceri va immediatamente rivista e affrontata al piu’ presto prima che capiti l’irreparabile”, ha aggiunto Maldarizzi secondo cui “lo Stato deve garantire l’incolumita’ dei propri servitori nonche’ la tutela della loro salute”.
Terremoto: sciame sismico in Romagna, paura e scuole chiuse
Notte di preoccupazione sull’Appennino forlivese dove da ieri pomeriggio e’ in corso uno sciame sismico, con scosse percepite dalla popolazione nella zona di Tredozio, dove oggi le scuole restano chiuse. La prima, di magnitudo 3.3 e’ stata avvertita alle 16.19, la piu’ significativa e’ stata rilevata alle 20.46, di magnitudo 3.6 e altri piccoli movimenti tellurici sono proseguiti durante la nottata. Diversi cittadini sono scesi in strada e il sindaco Simona Vietina, deputata di Forza Italia, ha detto al Resto del Carlino di essersi messa in contatto con la protezione civile per allestire il Palazzetto dello Sport con brande, come eventuale soluzione di accoglienza. Oggi le scuole, e’ stato deciso, restano chiuse nel Comune. Calcinacci sono caduti dalla chiesa della Compagnia.
Clan Loreto-Ridosso e Cesarano: ecco le condanne dei nuovi ras. Assolti 8 imputati
Scafati. Estorsioni, usura, riciclaggio, intestazione fittizia di beni: diciassette condanne per gli esponenti del clan Loreto-Ridosso e Cesarano di Pompei-Castellammare, 8 le assoluzioni tra le quali anche quella del boss Franchino Matrone, alias ‘a belva e dei ras di Acerra Di Fiore. I venticinque imputati sono stati giudicati con rito abbreviato dinanzi al Gup Maria Zambrano del Tribunale di Salerno, nell’ambito dell’inchiesta sui clan operanti tra Scafati, Pompei e Castellammare di Stabia che aveva portato in carcere numerosi esponenti dei due clan.
Condannati i reggenti del clan Loreto-Ridosso e in particolare il giudice ha inflitto 7anni e 10 mesi di reclusione a Luigi Ridosso; 7 anni e 4 mesi a Gennaro Ridosso; 6 anni e 10 mesi a Salvatore Ridosso; 4 anni e 4 mesi a Romolo Ridosso (collaboratore di giustizia); 4 anni e 2 mesi di reclusione ad Alfonso Loreto anch’egli pentito e 6 anni e 8 mesi al padre Pasquale Loreto. Condanna anche a 4 anni e 6 mesi per Antonio Matrone, detto Michele, figlio del boss Francesco Matrone; 3 anni e due mesi a Vincenzo Pisacane; un anno e due mesi di reclusione a Giuseppina Casciello. Conannato a 4 anni e 4 mesi Roberto Cenatiempo, ritenuto il factotum e il prestanome dei Loreto-Ridosso nella gestione delle imprese che lavoravano nell’ambito delle pulizie. Mano pesante del giudice anche per gli uomini del clan Cesarano di Ponte Persica, accusati di numerose estorsioni ai danni di commercianti tra le quali quella ai titolari della Sala Bingo di Pompei: 5 anni e 10 mesi sono stati comminati a Giovanni Cesarano; 2 anni e 6 mesi a Francesco Paolo D’Aniello; 6 anni e 4 mesi a Fiorentino Di Maio; 9 anni e 6 mesi a Luigi Di Martino, ‘o profeta; un anno e due mesi a Vincenzo Giovanni Immediato; un anno a Mario Sabatino; un anno e 10 mesi ad Andrea Spinelli.
Otto le assoluzioni alcune delle quali eccellenti come quella di Francesco Matrone, alias Franchino a belva, Giuseppe Di Iorio, Mario Di Fiore, Pasquale Di Fiore (i boss di Acerra), Giovanni Messina, Giuseppe Morello di Torre Annunziata, Francesco Nocera e Vincenzo Pisacane.
La sentenza completa l’udienza preliminare iniziata alcuni mesi fa, che ha portato al rinvio a giudizio di una parte degli imputati, alcuni prestanome dei Loreto-Ridosso nelle attività apparentemente ‘pulite’. Numerose le accuse, valutate dal giudice per le udienze preliminari Maria Zambrano: associazione per delinquere, usura, estorsione, intestazione fittizia di beni furono scoperte grazie alle indagini dei carabinieri e della Dia, coordinate dal pm della Dda Giancarlo Russo. L’indagine si è arricchita delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra i quali Alfonso Loreto, Romolo Ridosso e successivamente anche quelle di Andrea Spinelli.
Tra le estorsioni messe a segno dal clan quelle alla Sala Bingo di Scafati e al Re Bingo di Pompei gestito dai fratelli Moxedano. Tra gli episodi emersi nel corso delle indagini le estorsioni a numerosi industriali conservieri imposte dai nuovi rampolli del clan Loreto-Ridosso con la supervisione di Pasquale Loreto, il pentito che dalla località protetta gestiva gli affari insieme al figlio Alfonso nella sua terra di origine. Pasquale Loreto, protagonista della camorra degli anni ’90, anche da pentito riusciva ad incutere timore alle sue vittime, tanto che in alcune occasioni aveva fatto prelevare e minacciare dai suoi accoliti alcuni industriali per imporre loro di pagare il pizzo.
Internet e giochi online, il panem et circenses del XXI secolo
“Populus duas tantum res anxius optat: panem et circenses!” (ovvero: “il popolo due sole cose ansiosamente desidera: pane e giochi circensi!”), diceva Giovenale nella sua Satira X. E se è vero che oggi non si usa più assistere a giochi come lotte tra i gladiatori, corse dei carri e combattimenti con animali, è altrettanto vero che il popolo continua comunque a provare un’attrazione sfrenata per il gioco. E come biasimarlo, se in un periodo storico così caotico desidera concedersi sempre più meritati momenti di svago?
E così si va dal solitario, facilmente praticabile a casa, da soli, semplicemente con l’ausilio di un mazzo di carte, a giochi che richiedono la presenza di un’altra (o più di una) persona: briscola, scopa, poker, burraco.
E, ancora, con la stessa compagnia di amici possiamo poi decidere di metterci a giocare a giochi da tavolo come Trivial Pursuit (se siamo appassionati di quiz), Battaglia Navale (se siamo appassionati di strategia) o Cluedo (se siamo appassionati di gialli). Per non parlare poi di tutti quei giochi da tavolo più recenti che richiedono la collaborazione di una numerosa comitiva e assicurano un divertimento senza pari, tipo Lupus in tabula o Si, oscuro signore!.
Insomma una scelta sterminata (per elencarli tutti avremmo bisogno di una settimana), che da qualche anno ha stretto un sodalizio con un altro intrattenimento di cui “il popolo” non può più fare a meno: internet.
E così, negli anni, è cresciuta in maniera esponenziale la scelta di giochi da “giocare” online. Con degli amici da invitare (non a casa bensì a connettersi ad internet) oppure con degli avversari casuali scelti dalla rete; dai sopracitati giochi di carte più conosciuti (frequentatissimo, ad esempio, il sito Burraconline.com che organizza anche dei veri e propri raduni degli utenti) fino ai giochi da tavolo, di strategia e quiz, e ai giochi come il biliardo, gli scacchi e addirittura il bowling.
Un vero e proprio boom lo hanno registrato i giochi di ruolo; dai più famosi, ad ambientazione fantasy, come World of Warcraft, a quelli dedicati a capolavori cinematografici come Star Wars o della letteratura come Il Signore degli Anelli ed ambientati in universi narrativi ad essi ispirati. In pratica si tratta di giochi in cui il giocatore assume il ruolo di un personaggio immaginario che agisce in un mondo fittizio, interagendo in maniera assai avventurosa con altri personaggi immaginari come lui, insieme ai quali crea una storia avvincente.
Sono giochi che vantano grafiche di altissimo livello, in grado quindi di attirare l’utente su più piani: è difficile, quando si intraprende un’avventura del genere, fare a meno di tornare –almeno una volta al giorno- in quell’ambientazione fantastica in cui possiamo fare tutto ciò che non ci è concesso fare nella vita reale.
Una cosa che possiamo fare nella vita reale, invece, è giocare, ancora, a giochi tipo la roulette, le slot machine, il baccarat o il blackjack. Ma bisognerebbe recarsi in una sala da gioco oppure in un casinò: e allora ecco che, ancora una volta, ci viene in soccorso il web, permettendoci un momento di svago da casa. Ci sono portali, infatti, che permettono di giocare a tutti i giochi dei casinò però online. Il blackjack online è fra i giochi più richiesti e si possono scegliere persino varie modalità di gioco proprio come in un vero casinò.
Zero fatica, e a tutto svago, senza niente da invidiare al Colosseo e al Circo Massimo dell’antica Roma.
Con buona pace di Giovenale e le sue Satire.
Cava, dolore e commozione per l’ultimo saluto a Filippo
Cava de’ Tirreni. “Vogliamo ricordarti com’eri, pensare che vivi che ci ascolti che come allora sorridi” con affetto mamma, papà, Naomi. Ieri mattina prima dei funerali i genitori hanno voluto portare Filippo nella sua camera. C’è la mamma che è seduta accanto alla bara, il padre accarezza il figlio. La sorella poggia una sciarpa della Juve ai piedi del fratello, il 22enne era tifosissimo dei bianconeri. Dalla casa alla basilica sono poche centinaia di metri. Un corteo di rose bianche ha accompagnato Filippo il giovane che domenica scorsa è stato vittima di un incidente stradale lungo l’autostrada olandese. Parenti, amici e autorità che nel silenzio hanno cercato di darsi forza per una tragedia accaduta improvvisamente. Non riescono a darsi pace e farsene una ragione gli amici così come i genitori. Con Filippo c’è un gruppo di amici, anche quelli presenti quella notte in quella macchina. “Questo per un sacerdote è un momento difficile – dice il sacerdote – è una tragedia”. La famiglia si stinge a sé per darsi forza, il padre si poggia sulla mamma e con l’altra mano accarezza la figlia Naomi. “Lo so, volete sapere perché – aggiunge padre Beniamino – vi rispondo ricordando Giacinta, una delle tre pastorelle di Fatima. Attorniata da tanti ammalati che le chiedevano la guarigione, si rivolse alla Madonna che le rispose: “per alcuni è scritto in un modo per altri in un altro”. Non c’è un perché, non sappiamo se la nostra sarà di 22 o di 100 anni ma sappiamo solo che la vita va vissuta e intensamente”.
Napoli, indagini sulla stesa alla serenata di nozze della figlia del ras a San Giovanni a Teduccio
Napoli. La camorra violenta e guascona, quella delle plateali stese non si ferma davanti a niente: neanche a una festa di nozze. E così l’altra sera in dieci si sono presentati su cinque scooter durante la serenata pre matrimoniale del noto cantante neomelodico Tony Colombo. In strada, in via Villa Bisignano a san Giovanni a Teduccio, e affacciate a balconi e finestre c’erano centinaia di persone che ascoltavano “Ti aspetto all’altare” dedicata alla figlia del ras Carmine Festa imparentato con i boss del clan Alberto, il defunto Giacomo, Luigi e Massimo.
“Amo’ ti aspetto all’altare, appena arrivi ’a luntan te voglio verè”. Tony Colombo, nella quarta traversa di via Villa Bisognano, intona la sua ultima hit, , tutti ad applaudire e a cantare insieme con lui, sposi compresi. Come a dire, la serata perfetta il giorno prima del grande “Sì” (ieri il matrimonio si è celebrato regolarmente ndr). Durante l’esibizione tutto fila liscio, il celebre neomelodico ha persino il tempo di cantare un secondo brano con la giovanissima collega Noemi. I due show vengono persino immortalati in un video. Dalle immagini, come riporta IL Roma, in strada ci sono almeno 200 persone. Altre 50, se non di più, assistono allo show dai balconi della palazzina al civico 56 . A un certo punto l’artista si rivolge verso il balcone al primo piano ed esclama: “Sposa, scendi giù. Fate un applauso, auguri!”. E’ a questo punto che arrivano i pistoleri. Il filmato si interrompe. C’è un fuggi fuggi generale. C’è chi parla di tre chi di cinque scooter. Fatto sta si comincia sparare: parecchi colpi. Più di venti. Quando arriva la polizia però tutti sono spariti e non trovano nessun bossolo per terra. Forse hanno sparato a salve o con revolver. I dubbi sulla stesa e “sull’affronto” alla famiglia della sposa non ci sono. Gli agenti del commissariato San Giovanni-Barra diretto dal vice questore Maria Pia Rossi hanno interrogato decine di persone, sposi e familiari compresi per capire soprattutto perché proprio in quella zona e quella sera. Una dimostrazione di forza molto plateale che non lascia spazio a chi possa essere stato l’esecutore: il famoso “uomo nero” del clan Mazzarella che da mesi sta attuando in quelle zone fino al centro di Napoli una strategia del terrore. Lo scontro tra le famiglie criminali in guerra si acuisce ogni giorno di più. Da una parte i Rinaldi-Reale e il cartello delle altre famiglie di San Giovanni-Barra e Ponticelli che si sono alleate e dall’altra i Mazzarella e i D’Amico di via Nuova Villa a san Giovanni a Teduccio.



