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Si infiamma la corsa scudetto e Champions, Simonelli: «Campionato incerto e spettacolare fino all’ultimo»

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La Serie A entra nella fase decisiva della stagione con scenari ancora tutti da scrivere. A dieci giornate dalla fine, la lotta per lo scudetto e quella per la qualificazione alla prossima Champions League restano apertissime, alimentando un finale di campionato ricco di tensione e colpi di scena.

Il derby di Milano ha riacceso la corsa al titolo. La vittoria del Milan contro l’Inter, decisa dal gol di Pervis Estupiñán, ha ridotto il vantaggio dei nerazzurri a sette punti. Un margine ancora consistente, ma che restituisce speranze ai rossoneri quando mancano dieci turni alla fine del torneo.

La squadra guidata da Cristian Chivu resta comunque padrona del proprio destino. Prima del derby l’Inter arrivava da una lunga serie positiva fatta di otto vittorie consecutive in campionato e quindici risultati utili di fila. Un cammino che sembrava aver congelato la corsa allo scudetto, anche alla luce dei passi falsi delle inseguitrici. Ora però lo scenario cambia e tra i nerazzurri potrebbe riaffiorare il timore di rivivere il finale della scorsa stagione, quando il titolo sfumò all’ultimo con il trionfo del Napoli.

Nel prossimo turno l’Inter ospiterà l’Atalanta a San Siro, mentre il Milan sarà impegnato all’Stadio Olimpico contro la Lazio. Due partite che potrebbero cambiare ancora gli equilibri. Se la corsa scudetto resta accesa, la battaglia per la Champions League non è da meno. La sconfitta della Roma sul campo del Genoa allenato dall’ex Daniele De Rossi ha ricompattato un gruppo di quattro squadre racchiuse in appena sei punti. Il Napoli, grazie al successo sul Torino, ha fatto un passo avanti importante e ora mantiene cinque punti di vantaggio su Como e Roma e sei sulla Juventus.

Proprio i bianconeri, dopo il netto 4-0 sul Pisa, si sono riportati a un solo punto dai giallorossi allenati da Gian Piero Gasperini, raggiunti in classifica anche dal sorprendente Como 1907 guidato da Cesc Fàbregas. Il prossimo turno offrirà uno scontro diretto pesantissimo proprio tra Como e Roma, mentre la Juventus farà visita all’Udinese con il possibile rientro in attacco di Dušan Vlahović.

Tra scudetto, Champions e lotta salvezza, con tre squadre racchiuse in tre punti per evitare la retrocessione, il campionato italiano si conferma uno dei più equilibrati tra i principali tornei europei. Un dato che soddisfa il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli.

«Come Lega siamo orgogliosi di poter offrire al pubblico un campionato sempre avvincente, quest’anno c’è una lotta per la Champions con tante squadre coinvolte e una per la retrocessione ancora aperta», ha dichiarato intervenendo alla trasmissione “La Politica nel Pallone” su Gr Parlamento. «Rispetto a tanti altri il campionato di Serie A si caratterizza come il campionato più incerto, da guardare con il fiato sospeso fino all’ultimo minuto».

Il derby di Milano ha confermato anche l’interesse del pubblico, facendo registrare oltre 75mila spettatori e il record assoluto di incasso. «Il pubblico del derby ha offerto uno spettacolo bellissimo, con oltre 75mila spettatori e un incasso record. Vuol dire che c’è ancora grande attenzione per la nostra Serie A», ha spiegato Simonelli. «È quello che vogliamo vedere ogni domenica. Nonostante la carenza di strutture, il pubblico ha ancora voglia di vedere il nostro calcio».

Il presidente della Lega ha poi richiamato l’attenzione anche sul tema degli stadi e delle infrastrutture, guardando agli Europei del 2032 come a una grande occasione. «Gli Europei del 2032 sono una grande opportunità, ma mi auguro che per quella data ci siano tanti nuovi stadi e non solo nelle cinque città che saranno scelte».

Non sono mancate infine le polemiche arbitrali, soprattutto dopo il derby. Simonelli ha comunque difeso l’utilizzo della tecnologia. «Il Var ha migliorato molto le decisioni arbitrali. Le polemiche c’erano prima e ci sono anche adesso perché l’errore del Var viene tollerato meno di quello in campo. Il mio giudizio resta positivo, anche se dobbiamo continuare a migliorare». Il confronto tra la Lega e la classe arbitrale proseguirà nei prossimi giorni. «Il 23 marzo incontreremo Gianluca Rocchi. Vogliamo confrontarci sulle linee guida e sulle rispettive esigenze per trovare soluzioni utili al campionato e al pubblico», ha concluso Simonelli.

Opificio sequestrato a San Giorgio a Cremano: scarichi industriali irregolari e lavoratori in nero

Un opificio di circa 700 metri quadrati è stato sequestrato nel territorio di San Giorgio a Cremano durante un’operazione della Polizia Metropolitana di Napoli impegnata nei controlli contro attività produttive abusive e irregolari. Il provvedimento ha riguardato uno stabilimento situato in via Cupa Mannini, dove venivano svolte attività di fusione, lavorazione, trasformazione, verniciatura e trattamento di prodotti metallici e non metallici.

Secondo quanto accertato dagli agenti, il titolare dell’attività operava senza le necessarie autorizzazioni ambientali. In particolare, l’opificio risultava privo del permesso per lo scarico dei reflui industriali, nonostante durante le lavorazioni venissero utilizzati acidi sgrassanti e vernici. Le sostanze, secondo le verifiche effettuate, finivano direttamente nella rete fognaria pubblica senza alcun sistema di trattamento.

Le irregolarità non si fermano qui. Gli investigatori hanno riscontrato anche l’assenza delle autorizzazioni relative alle emissioni in atmosfera, oltre alla mancanza di documentazione sulla tracciabilità dei rifiuti prodotti dall’attività industriale. Durante il controllo è emersa inoltre una situazione irregolare sul fronte occupazionale. All’interno dello stabilimento lavoravano cinque dipendenti che, secondo quanto rilevato, non risultavano regolarmente assunti.

Alla luce delle violazioni riscontrate, l’opificio è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario è stato denunciato all’autorità giudiziaria. L’operazione rientra nell’ambito delle attività di contrasto agli impianti abusivi e alle irregolarità ambientali condotte dalla Polizia Metropolitana nell’area della provincia di Napoli.

Jlenia Musella, il coltello impugnato e affondato da Giuseppe: confermata la pista degli inquirenti

Non un coltello scagliato al termine di una lite furibonda, ma un’arma tenuta saldamente in mano e spinta con violenza fino a trafiggere il cuore della vittima. È questa, allo stato, la ricostruzione che trova sempre più forza nell’inchiesta sull’omicidio di Jlenia Musella, la ragazza di 22 anni uccisa il 3 febbraio scorso a Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli.

Per quel delitto è in carcere il fratello Giuseppe Musella, 28 anni, che ha confessato davanti agli investigatori della Questura e poi ha ribadito la sua versione anche davanti al giudice.

Gli approfondimenti tecnici disposti dalla Procura di Napoli avrebbero infatti consolidato l’ipotesi investigativa emersa sin dai primissimi momenti successivi al delitto. Secondo quanto trapela, gli elementi raccolti spingono gli inquirenti a ritenere che il coltello non sia stato lanciato, ma impugnato dall’assassino nel momento in cui il colpo mortale ha raggiunto Jlenia al petto.

Una tesi che era stata sostenuta fin dall’inizio da Squadra Mobile e Procura e che è stata poi richiamata anche dal gip nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti del 28enne.

La lite in casa

Il delitto si è consumato all’interno dell’appartamento del rione Conocal dove i due fratelli vivevano insieme. Proprio tra quelle mura sarebbe esplosa la discussione sfociata poi in tragedia. Sullo sfondo c’è ancora un movente che gli inquirenti considerano non del tutto chiarito, nonostante la confessione resa dall’indagato.

Secondo il racconto fornito da Giuseppe Musella, la violenta reazione sarebbe nata da motivi apparentemente banali ma degenerati in pochi istanti: il tono troppo alto della voce della sorella durante una telefonata, mentre lui voleva riposare, e poi la reazione della 22enne che, stando alla sua versione, avrebbe preso a calci il pitbull dell’uomo.

Una sequenza che però, pur inserendosi nel racconto del 28enne, non esaurisce ancora tutti i dubbi degli investigatori sulle reali ragioni dell’aggressione.

Gli accertamenti sul cane

Anche gli esami eseguiti dagli specialisti della Scientifica sull’animale sono entrati nel fascicolo. Il pitbull, secondo quanto accertato, non presentava ferite. Sul cane sarebbero state però repertate tracce di sangue, verosimilmente appartenenti alla stessa Jlenia.

Un dettaglio che si aggiunge al mosaico investigativo e che aiuta a ricostruire i drammatici istanti successivi all’aggressione, senza però confermare in modo pieno la versione difensiva dell’indagato sul presunto calcio all’animale.

Il coltello trovato sotto un camioncino

Un altro passaggio decisivo riguarda l’arma del delitto. Il coltello non fu trovato conficcato nella schiena della vittima, ma sotto un camioncino. Eppure, secondo quanto emerso, nessuna delle persone che ha riferito di aver assistito alla scena avrebbe mai parlato di qualcuno che lo avesse estratto dal corpo di Jlenia prima della disperata corsa in ospedale.

Un particolare ritenuto rilevante dagli investigatori perché compatibile con una dinamica diversa da quella di un’arma rimasta infilata nel corpo dopo un lancio.

Proprio questo elemento, insieme agli altri riscontri tecnici, rafforza la pista secondo cui il colpo sarebbe stato inferto da distanza ravvicinata, con il coltello stretto nella mano dell’aggressore. Una ricostruzione che rende ancora più netto il quadro accusatorio a carico del fratello della giovane.

Dalla confessione all’arresto

Dopo il delitto, Giuseppe Musella è stato ascoltato in Questura, dove ha confessato quanto accaduto. La sua versione è stata poi ripetuta davanti al giudice. Sulla base delle dichiarazioni, dei primi rilievi e degli approfondimenti investigativi condotti dalla Squadra Mobile e coordinati dalla Procura di Napoli, il gip ha disposto per lui la misura cautelare in carcere.

L’inchiesta, però, non è chiusa. Se da un lato la dinamica dell’aggressione sembra delinearsi con maggiore precisione, dall’altro resta ancora una zona d’ombra sul vero motivo che ha armato la mano del 28enne contro la sorella. Ed è proprio in quel segmento, tra il litigio domestico e il colpo che ha spezzato la vita di Jlenia, che gli investigatori continuano a scavare.

Malattie renali, la prevenzione viaggia in piazza: in Campania check-up gratis con Nefrocenter

Un semplice esame delle urine, la misurazione della pressione, un colloquio con lo specialista. A volte bastano pochi minuti per intercettare un nemico invisibile come la malattia renale cronica, che colpisce milioni di persone nel mondo senza mostrare sintomi evidenti fino a quando la funzionalità degli organi è già compromessa.

Per invertire questa tendenza, in occasione della Giornata Mondiale del Rene, il Gruppo Nefrocenter – realtà attiva nella nefrologia, nella diabetologia e nella cura delle malattie metaboliche – ha organizzato una giornata di prevenzione gratuita che coinvolgerà diverse regioni italiane, con un’attenzione particolare alla Campania.

Screening diffusi: dalla piazza alle cliniche

L’iniziativa si terrà nella mattinata di mercoledì 12 marzo in tutti i centri dialisi Nefrocenter di Campania, Lazio e Liguria. Ma il cuore dell’evento campano batterà a Frattamaggiore, nel Napoletano, dove in Piazza Umberto I verrà allestito uno stand dedicato. Qui, dalle 9.00 alle 13.30, l’accesso sarà libero e i cittadini potranno sottoporsi ai controlli di base.

“Sarà un’occasione ulteriore per avvicinare la prevenzione ai cittadini e promuovere la cultura della salute renale”, spiegano dalla direzione del Gruppo.

Nel pomeriggio, l’attività si sposterà all’interno di alcune cliniche convenzionate, dove però sarà necessaria la prenotazione. Ecco le sedi e gli orari:

San Giuseppe Vesuviano (NA): Casa di Salute Santa Lucia (12.30 – 18.00)
Napoli: Casa di Cura Ospedale Internazionale (15.00 – 18.00)
Mugnano di Napoli (NA): Villa dei Fiori (14.30 – 18.00)
Roma: American Hospital e Casa di Cura Villa Anna Maria (9.00 – 18.00)

Non solo reni: l’approccio multidisciplinare

Lo screening offerto non si limiterà alla valutazione della funzione renale. L’obiettivo è più ampio: in tutte le sedi cliniche, il pacchetto di controlli comprenderà anche una consulenza nutrizionale e una valutazione della composizione corporea tramite bioimpedenziometria (BIA).

Un approccio multidisciplinare che punta a indagare i fattori metabolici – come l’alimentazione e la composizione del corpo – che giocano un ruolo cruciale nella salute dei reni. Del resto, i principali nemici del rene sono spesso legati a stili di vita e patologie diffuse: diabete, ipertensione arteriosa, obesità e malattie cardiovascolari sono tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo dell’insufficienza renale cronica.

La diagnosi precoce come scudo

“Da anni il Gruppo Nefrocenter è impegnato nella ricerca, prevenzione, diagnosi e cura delle malattie renali”, si legge in una nota. Un impegno che diventa concreto il 12 marzo con l’offerta di esami semplici ma fondamentali: visita nefrologica, esame delle urine e misurazione della pressione.

L’obiettivo è intercettare alterazioni precoci che, se trascurate, possono portare a complicanze severe e alla progressione della malattia verso la dialisi o il trapianto. Intervenire tempestivamente significa infatti poter adottare comportamenti corretti – nell’alimentazione, nel controllo della pressione e nella gestione del diabete – capaci di rallentare il decorso della patologia e migliorare la qualità della vita.

Per sottoporsi allo screening nelle cliniche del pomeriggio (in Campania e a Roma) è necessaria la prenotazione. In tutti i presidi, a eccezione dello stand in piazza, i pazienti dovranno provvedere autonomamente alla raccolta e alla consegna del campione per l’esame delle urine in un apposito contenitore.

Camorra, preso il latitante Ciro Grassia: caccia a chi lo coperto

È finita dopo nove mesi la latitanza di Ciro Grassia, ritenuto elemento di vertice del Clan Rinaldi, organizzazione camorristica egemone nel quartiere San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale di Napoli.

I carabinieri del Nucleo investigativo partenopeo, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito nei suoi confronti un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale presso la Corte d’Appello. L’uomo deve scontare una condanna definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Grassia si era reso irreperibile nel giugno del 2025, quando i militari si presentarono per un controllo nella sua abitazione. Da allora aveva fatto perdere le proprie tracce, restando nascosto proprio nel territorio controllato dal clan.

La cattura è scattata all’alba: i militari lo hanno individuato e bloccato nel quartiere orientale della città, dove secondo gli investigatori avrebbe continuato a mantenere contatti e a esercitare la propria influenza criminale.

E ora è scattata la caccia a tutte quelle persone che ne hanno coperto la latitanza mantenendo i rapporti con la famiglia e con il clan.

Il controllo del territorio a Napoli Est

Il clan Rinaldi è uno dei gruppi camorristici più radicati nell’area orientale di Napoli, con base storica nel rione Villa di San Giovanni a Teduccio. La cosca è coinvolta in numerose attività criminali, tra cui estorsioni, traffico di droga, racket e gestione di affari illeciti nel territorio.

Negli ultimi anni il gruppo ha stretto alleanze con altre organizzazioni dell’area orientale, diventando uno dei poli criminali più influenti della zona e ingaggiando anche violenti scontri con clan rivali, in particolare con i Mazzarella.

Il curriculum criminale di Grassia

Ciro Grassia, nato a Napoli nel 1963 e originario dell’area di Ponticelli, è da tempo considerato dagli investigatori uno degli uomini fidati della famiglia Rinaldi. Il suo nome compare in diverse inchieste sulla camorra dell’area orientale.

In passato era già finito al centro di operazioni antimafia e provvedimenti giudiziari. Nel 2019 era stato arrestato dopo un periodo di latitanza per estorsione aggravata dal metodo mafioso, reato per il quale doveva espiare una condanna a cinque anni di carcere.

Il suo nome compare inoltre tra gli imputati nei processi sulla faida tra gruppi criminali attivi nella zona orientale di Napoli, procedimenti che hanno portato a numerose condanne per associazione mafiosa, estorsioni e reati legati alle armi.

Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia, Grassia avrebbe svolto nel tempo un ruolo operativo nel controllo del territorio e nella gestione delle attività estorsive legate al clan Rinaldi.

Il suo nome compare inoltre tra gli imputati nei processi sulla faida tra gruppi criminali attivi nella zona orientale di Napoli, procedimenti che hanno portato a numerose condanne per associazione mafiosa, estorsioni e reati legati alle armi.

La rete dei fedelissimi del clan

L’arresto si inserisce nel quadro delle operazioni antimafia che negli ultimi anni hanno colpito la struttura del clan Rinaldi, con decine di arresti tra affiliati e fiancheggiatori.

Tra i nomi storicamente legati alla cosca figurano anche il fratello Sergio Grassia, considerato vicino ai vertici dell’organizzazione, e altri esponenti coinvolti nelle inchieste sulla guerra tra clan nell’area orientale della città.

Con la cattura di Ciro Grassia, gli investigatori ritengono di aver inferto un nuovo colpo alla rete criminale che continua a operare tra San Giovanni a Teduccio, Ponticelli e i quartieri limitrofi di Napoli Est.

 

Decreto Flussi, truffa sui migranti: la Cgil denuncia «Migliaia di vittime a Napoli, serve regolarizzazione»

L’arresto di un funzionario dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli ha riportato al centro del dibattito pubblico una piaga che la Cgil Napoli e Campania denuncia da tempo: le truffe sistematiche ai danni dei lavoratori migranti che entrano in Italia attraverso il Decreto Flussi. Secondo le indagini della magistratura, il dipendente pubblico era a capo di un’organizzazione dedita al rilascio di false documentazioni a immigrati residenti nel Napoletano.

Una rete criminale tra pubblico e privato

Il meccanismo fraudolento, stando a quanto emerso dalle indagini, coinvolgeva una rete ramificata di complici: datori di lavoro compiacenti, sedicenti professionisti, Caf e dipendenti pubblici.

Insieme orchestravano finte assunzioni che consentivano ai cittadini stranieri di ottenere il nulla osta per entrare regolarmente in Italia. Una volta nel paese, però, il lavoro promesso non esisteva — e senza contratto non c’è permesso di soggiorno. Il risultato: migliaia di persone intrappolate in una zona grigia di irregolarità forzata, vittime e non responsabili della propria condizione.

«Migliaia di persone truffate, chiediamo un tavolo istituzionale»

«Sono mesi che denunciamo questa grave situazione — scrive la Cgil in una nota —. Sono migliaia a Napoli e provincia i cittadini che hanno subito questo torto». Il sindacato riferisce di aver già avuto diversi incontri con la Prefettura di Napoli, chiedendo l’istituzione di un tavolo inter-istituzionale capace di fare luce sull’intera vicenda e individuare soluzioni concrete. Una richiesta che, alla luce degli arresti, appare oggi ancora più urgente.

Il nodo del «click day» e la richiesta di regolarizzazione

La Cgil non si limita a condannare il sistema criminale, ma punta il dito anche contro le storture strutturali del Decreto Flussi, a partire dal cosiddetto click day — il meccanismo a domanda cronometrata che favorisce chi ha mezzi e connessioni, aprendo di fatto la porta alle intermediazioni illegali.

«Vanno bene indagini ed arresti — sottolinea il sindacato —, ma non possiamo dimenticare le vittime di questa storia». La richiesta è chiara: trovare una forma di regolarizzazione per chi, senza alcuna colpa, si è ritrovato senza lavoro e senza documenti a causa di un sistema che definiscono «balordo».

Clima, Napoli in zona sicurezza: 24esima in Italia, meglio di Milano, Roma e Firenze

Napoli si piazza in una posizione inaspettatamente solida nella classifica del Sole 24 Ore sull’indice del clima: 24esimo posto su 107 comuni analizzati. Un risultato che la colloca ben oltre metà classifica e la mette in una posizione più favorevole rispetto a molte realtà metropolitane del Centro‑Nord. La città campana supera infatti Milano, ferma alla 71esima posizione, oltre che Bologna, Firenze e Torino, tutte più indietro nel ranking.

L’indice tiene conto di diversi parametri climatici chiave, come temperatura, precipitazioni, soleggiamento e fenomeni estremi, e Napoli riesce a risultare virtuosa su diversi fronti.

Virtù termiche e atmosferiche

Tra i punti di forza della città figurano l’escursione termica, il numero di giorni freddi, il soleggiamento, l’umidità, la nebbia e la gestione delle ondate di calore. Questi elementi contribuiscono a un profilo climatico complessivamente equilibrato, che mitiga gli impatti più duri delle stagioni estreme.

Gli aspetti meno brillanti riguardano invece le precipitazioni estreme e le notti tropicali, parametri che risultano più critici e penalizzano in parte il punteggio complessivo.

Salerno e Avellino a metà strada

Nel resto della Campania, Salerno ottiene un risultato positivo con il 27esimo posto in classifica, confermandosi in una fascia avanzata e confermando un clima generalmente favorevole rispetto ad altre aree italiane. Più al centro, Avellino occupa la 51esima posizione, piazzandosi esattamente a metà classifica e risultando così in una condizione di equilibrio tra elementi favorevoli e criticità.

Benevento e Caserta in calo

Per Benevento e Caserta il quadro è invece più sfavorevole. La provincia di Benevento si ferma alla 97esima posizione, mentre Caserta scende ancora più in basso, piazzandosi 104esima su 107 comuni. Le principali criticità per il capoluogo di Terra di Lavoro riguardano l’indice di calore e il caldo estremo, che incidono pesantemente sul punteggio finale. Curiosamente, per i giorni freddi Caserta si colloca invece al 13esimo posto, mostrando un aspetto più favorevole ma non sufficiente a bilanciare il resto del quadro climatico.

Frattamaggiore sotto controllo: maxi‑operazione della Polizia di Stato, 119 persone identificate

Proseguono a Frattamaggiore i servizi straordinari di controllo del territorio disposti dalla Polizia di Stato al fine di prevenire e reprimere ogni forma di illegalità. Nella giornata di ieri, gli agenti del Commissariato di Frattamaggiore hanno intensificato la presenza sul territorio, impegnandosi in check‑point mirati e controlli a campione nelle principali strade e aree sensibili del paese.

119 persone identificate, 40 con precedenti

Nel corso dell’attività, gli uomini delle forze dell’ordine hanno identificato complessivamente 119 persone, di cui 40 risultate già censite per precedenti di polizia. I controlli si sono concentrati soprattutto su soggetti già segnalati nelle banche dati per reati contro la proprietà, lo spaccio di sostanze stupefacenti e violazioni della normativa sulle armi, verificando la regolarità della loro posizione e la presenza di eventuali ulteriori contesti illeciti.

Controlli ai veicoli e sequestri amministrativi

Parallelamente, gli agenti hanno effettuato controlli su 58 automezzi e motoveicoli, rilevando situazioni di irregolarità che hanno portato al sequestro amministrativo di 2 veicoli, per violazioni gravi alle norme previste dal Codice della Strada. In altri casi sono state contestate irregolarità di minore gravità, comunque sanzionate con l’irrogazione di multe.

Sette violazioni e oltre 2.300 euro di sanzioni

Nel corso dei controlli, sono state contestate 7 violazioni del Codice della Strada, tra cui la guida senza patente, la mancata copertura assicurativa, l’assenza della revisione periodica del veicolo, la mancata esibizione dei documenti di circolazione e il mancato uso del casco protettivo. Le sanzioni amministrative elevate ammontano complessivamente a 2.387 euro, importo che verrà incassato attraverso gli ordinari canali previsti dalla normativa.

Monitoraggio delle misure restrittive

Nell’ambito della stessa operazione, gli agenti hanno dedicato particolare attenzione alla verifica delle misure restrittive e delle misure alternative alla detenzione. Sono state controllate 16 persone sottoposte a tali provvedimenti, per verificare il rispetto delle prescrizioni imposte dall’Autorità giudiziaria e accertare che non si stessero verificando situazioni di pericolo o contesti di illegalità. Tutte le verifiche hanno restituito un quadro di fedele rispetto delle prescrizioni.

Messaggi di prevenzione e rassicurazione

L’operazione, rientrante nei consueti servizi di controllo del territorio, intende rafforzare la sensazione di sicurezza tra i cittadini e dissuadere potenziali comportamenti illeciti. La Polizia di Stato assicura che questa tipologia di pattugliamenti sarà ripetuta in modo costante, con particolare attenzione alle aree maggiormente sensibili e alle fasce orarie in cui si registra maggiore movimento veicolare e pedonale.

Figli che picchiano i genitori anziani: tre casi in un giorno nel Napoletano

C’è un’età della vita in cui si dovrebbe poter chiedere soltanto serenità. E invece, proprio nella stagione più fragile dell’esistenza, molti genitori anziani si ritrovano a convivere con la paura — accanto agli stessi figli che hanno cresciuto, nutrito e difeso per una vita intera. Figli che restano o tornano a bussare alla porta. Non per amore, ma per denaro.

È forse questo il tradimento più doloroso: quello che si consuma nel silenzio delle case, lontano dagli sguardi, cancellando il confine tra affetto e sopraffazione. Una violenza amara e lacerante, spesso alimentata dalla dipendenza, che travolge ogni legame e lascia dietro di sé solo paura e ferite difficili da rimarginare.

Un fenomeno sommerso, ma reale

Si tratta di un fenomeno preoccupante, frequente e troppo spesso trascurato dal dibattito pubblico. Le vittime sono anziani che si vergognano a denunciare, che proteggono i loro aggressori per istinto genitoriale, che preferiscono soffrire in silenzio piuttosto che vedere un figlio finire in carcere. Eppure i numeri parlano chiaro, e la cronaca di queste ultime ore nel Napoletano ne è la testimonianza più cruda.

Tre episodi in 24 ore nel Napoletano

Nelle ultime ventiquattro ore, i Carabinieri della provincia partenopea hanno registrato tre casi distinti di violenza domestica commessa da figli ai danni dei propri genitori. Tre storie diverse, accomunate dalla stessa firma: mani alzate contro chi li ha messi al mondo, e negli occhi delle vittime lo stesso velo di tristezza di chi ha dato tutto senza ricevere nulla in cambio — o peggio, ricevendo uno schiaffo.

La spranga contro la porta della madre

Il primo caso, in ordine di tempo, arriva da San Gennaro Vesuviano. Un uomo di 39 anni, tossicodipendente, si presenta davanti all’abitazione della madre settantacinquenne e pretende di entrare. Grida, minaccia, non si ferma. In mano ha una spranga.

La donna, terrorizzata, non apre la porta. Lui inizia a colpire il legno con violenza, un colpo dopo l’altro, fino quasi a sfondarlo. I Carabinieri della sezione radiomobile di Nola intervengono in tempo: lo trovano ancora sul pianerottolo e lo ammanettano prima che possa darsi alla fuga. Ora si trova in carcere, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.

Detenuti, il grido dei garanti: «In carcere troppi innocenti». Presidio sotto il Tribunale di Napoli

Napoli – Un silenzio assordante, rotto solo dal rumore delle sbarre che si chiudono. Sulle «barbarie» della giustizia mediatica, sugli errori giudiziari, sui suicidi in cella e sul sovraffollamento è calata una coltre di indifferenza. Ma per Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà personale, è arrivato il momento di alzare la voce.

Per questo, domani pomeriggio alle 15, piazzale Cenni (davanti all’ingresso del Tribunale di Napoli) sarà teatro di un presidio promosso dallo stesso garante. Un appuntamento che si preannuncia partecipato, con l’adesione di tutti i garanti provinciali e comunali della Campania e di un vasto arcipelago di associazioni laiche e cattoliche: da Libera contro le mafie alla Pastorale Carceraria della Diocesi di Napoli, da Antigone al Movimento forense, dalle Acli al collettivo dell’ex OPG “Je so’ pazzo”.

«Custodie illegittime e riforme mancate»

I numeri, secondo Ciambriello, disegnano una realtà drammatica e paradossale. «C’è un numero sproporzionato di persone private della loro libertà contro le regole del diritto», denuncia il garante. Il dato più scioccante riguarda la custodia cautelare: «Quasi la metà sono indebite e illegittime». Un’emergenza nell’emergenza, a cui si aggiungono migliaia di detenuti che «devono scontare meno di due anni di carcere e non hanno accesso a misure alternative».

L’appello per indulto e amnistia

Nel mirino del garante finisce anche l’azione del governo. «La nuova giustizia è una riforma dovuta, ma non quelle proposte dall’esecutivo», taglia corto Ciambriello, lamentando che nel dibattito pubblico «nessuno parla più di indulto o amnistia», strumenti che potrebbero dare sollievo a un sistema carcerario ormai al collasso. Il presidio di domani vuole essere proprio questo: un grido per riaccendere i riflettori su un’emergenza dimenticata.

La Circumvesuviana è ormai un simbolo di malcontento : trasporti a Napoli tra speranza e realtà

La Circumvesuviana è ormai un simbolo di malcontento. I pendolari, esasperati, hanno fatto sentire la loro voce con una lettera alla Regione: “Fate presto! La ferrovia è allo sfascio”. Ma chi può dar loro torto? Ogni giorno è un terno al lotto, tra ritardi e convogli che sembrano vere e proprie reliquie. Un servizio pubblico che gioca a nascondino con la funzionalità.

Una luce in fondo al tunnel

Dall’altra parte, però, c’è un segno di ottimismo: l’abbattimento dell’ultimo muro della stazione Di Vittorio segna un passo avanti. La metropolitana di Napoli dovrebbe essere completata entro il 2028. Una prospettiva che, se mantenuta, potrebbe cambiare radicalmente gli spostamenti in città e alleggerire il peso delle strade.

Un futuro incerto

Tuttavia, la domanda sorge spontanea: come possiamo fidarci di queste promesse? I cittadini sono stanchi di sentir parlare di progetti mai realizzati. È fondamentale che le istituzioni rispettino gli impegni presi e non lascino che le parole svaniscano nel vento.

La sfida della mobilità urbana

La battaglia per una mobilità efficiente è una lotta comune di tutta la popolazione. Napoli merita di avere un sistema di trasporti all’altezza della sua bellezza e della sua storia. Quanto ancora dovremo aspettare per vedere delle reali migliorie? Assieme ai temi della sicurezza e della lotta alle mafie, la questione dei trasporti è cruciale per il futuro della nostra città.

In un contesto difficile, i napoletani chiedono a gran voce interventi concreti. Rimarranno parole vuote o si trasformeranno in fatti? La risposta è nelle mani di chi ci governa.

False Assunzioni in Campania: Un Problema da Affrontare con Urgenza

La Campania si trova oggi a fronteggiare un problema serio e inquietante: le false assunzioni. Questa pratica, lamentata da molti lavoratori, genera non solo una crisi etica, ma anche un danno concreto all’economia locale. La contingenza attuale, segnata da immensi sforzi per riprendersi da anni di difficoltà, mette in evidenza le falle di un sistema di lavoro che dovrebbe garantire diritti e dignità a tutti.

Un Sistema di Controllo Fallimentare

Le recenti rivelazioni di un’inchiesta che coinvolge un dipendente dell’Ispettorato del lavoro testimoniano l’inefficienza di un apparato volto a proteggere i cittadini. Questo mette in luce non solo l’incapacità di monitorare le pratiche scorrette, ma anche la necessità di un intervento radicale. Come ci si può aspettare un riscatto, se le fondamenta stesse del mercato del lavoro si reggono su mire poco trasparenti?

La Cultura come Risposta

In questo clima di sfiducia, è emblematico il ruolo degli artisti e dei lavoratori del settore gastronomico, come il maestro pizzaiolo Enzo Coccia, che si distingue non solo per il suo apportare la cultura della pizza napoletana nel mondo, ma anche per la carica innovativa e trasformativa che porta con sé. La sua recente tournée negli Stati Uniti è un chiaro segnale che la cultura può rappresentare un antidoto contro le disuguaglianze ma, al contempo, fa emergere un’altra questione: ogni successo individuale deve servire a costruire un sistema più giusto per tutti.

Un Appello alla Riflessione

Inciampiamo continuamente nelle stesse problematiche, mentre il tempo scorre. Che tipo di futuro vogliamo costruire per la nostra regione? Dobbiamo chiedere un sistema lavorativo etico, efficiente, e che tuteli i diritti di tutti. La battaglia contro le false assunzioni non è solo una questione di giustizia sociale, ma di dignità. È giunto il momento di agire e non solo di parlare.

Qual è il tuo punto di vista su questo delicato tema? Come possiamo, tutti insieme, contribuire a una Campania più giusta?

Scommesse illegali all’ombra del clan, la Cassazione conferma le condanne: Anche l’aiuto indiretto è reato

Una vera e propria architettura criminale costruita attorno al pallone, ideata per drenare denaro attraverso il mercato delle scommesse legali e clandestine. Il procedimento giudiziario, nato a Napoli e confermato in Appello, ha smascherato una rete capace di manipolare gli eventi sportivi per arricchire le casse del clan.

Gli accordi venivano presi in largo anticipo, decidendo a tavolino il risultato finale o le singole fasi di gioco su cui concentrare enormi flussi di denaro. Una volta stabilito l’esito della partita, le puntate venivano piazzate su diverse piattaforme e i ricavi venivano successivamente versati nelle casse del gruppo criminale per la spartizione.

La divisione dei ruoli

Le indagini e i successivi processi di merito hanno permesso di ricostruire la precisa gerarchia all’interno dell’organizzazione, delineando le responsabilità specifiche dei due imputati.

L’esecutore operativo partecipava fisicamente agli incontri in cui venivano alterate le partite, scortava i collaboratori nei luoghi decisivi e monitorava l’andamento delle quote, ben sapendo che il capitale investito proveniva dai fondi neri del clan.

Il vertice del sodalizio esercitava invece una funzione puramente direttiva, presenziando ai vertici preparatori e gestendo in prima persona la distribuzione dei proventi illeciti agli affiliati.

Il principio sancito dalla Suprema Corte

Rigettando i ricorsi, la Corte di Cassazione ha confermato le pene a un anno e sei mesi di reclusione e a 1.500 euro di multa per ciascun imputato. I giudici del Palazzaccio hanno inoltre ribadito un principio giuridico fondamentale per le future inchieste sul calcioscommesse.

La responsabilità penale per concorso in frode sportiva può derivare anche da un semplice apporto indiretto, qualora questo contribuisca a rafforzare il piano criminoso complessivo. Non serve quindi aver compiuto l’azione finale della scommessa, ma basta la consapevolezza di agire per favorire le finalità illecite dell’organizzazione mafiosa.

Campi Flegrei, il suolo rallenta: a febbraio la velocità di sollevamento scende a 10 mm

Napoli – Una lieve ma significativa frenata nella dinamica di sollevamento del suolo interessa la caldera dei Campi Flegrei. Secondo i dati contenuti nel bollettino mensile di sorveglianza dell’Osservatorio Vesuviano (INGV) relativo a febbraio 2026, la velocità del bradisismo ha fatto registrare un calo, assestandosi su un valore medio di circa 10 millimetri al mese.

La dinamica del sollevamento

Il dato di febbraio segna un’ulteriore variazione in un trend che, nell’ultimo anno, ha mostrato diverse oscillazioni. Dopo il picco registrato all’inizio del 2025 (quando si toccarono i 30 mm mensili) e l’accelerazione di fine anno che aveva riportato i valori a 25 mm, la velocità aveva già iniziato a decrescere a metà dicembre 2025 (15 mm).

Oggi, con il passaggio a 10 mm mensili, si conferma una fase di minore pressione meccanica rispetto ai mesi precedenti, sebbene il fenomeno dell’unrest (instabilità) resti pienamente attivo.

I numeri del bradisismo: dal 2005 a oggi

Per comprendere l’entità del fenomeno, i tecnici dell’INGV guardano ai dati storici rilevati dai sensori GNSS:

Rione Terra (Pozzuoli): Dallo storico inizio dell’attuale crisi nel novembre 2005, il suolo si è alzato complessivamente di 1,62 metri.

Dato recente: Solo da gennaio 2024, il sollevamento accumulato nel centro storico puteolano è di circa 24,5 centimetri.

Fondale marino: Anche il mare “sale”. La stazione Medusa, situata nel Golfo di Pozzuoli, ha rilevato un innalzamento del fondale di circa 33 centimetri nell’ultimo biennio.

Attività sismica e sciami

Parallelamente al sollevamento, l’attività sismica di febbraio è stata caratterizzata da 254 terremoti. La maggior parte di questi eventi è riconducibile a tre sciami sismici che hanno concentrato 85 scosse in brevi intervalli temporali.

L’evento di maggiore rilievo è avvenuto il 28 febbraio alle 11:19, con una magnitudo di 3.5, avvertita distintamente dalla popolazione dell’area flegrea e dei quartieri occidentali di Napoli. Nonostante il rallentamento della velocità di sollevamento, la sismicità resta il parametro più monitorato per valutare l’evoluzione del rischio sul territorio.

Metrò, cade l’ultimo diaframma a Di Vittorio: l’aeroporto di Capodichino è più vicino

Napoli – Un boato sotterraneo, il muro che cede e la luce che filtra tra due cantieri finora separati. Oggi, lunedì 9 marzo 2026, Napoli ha compiuto un passo decisivo verso la rivoluzione della mobilità urbana con l’abbattimento del diaframma presso la stazione Di Vittorio.

L’operazione non è solo un successo ingegneristico, ma rappresenta il punto di contatto fisico tra la linea Eav (Piscinola-Di Vittorio) e la Linea 1 di Anm, segnando l’avvicinamento definitivo della rete metropolitana all’aeroporto di Capodichino.

Un’intesa tra Istituzioni e Aziende

All’evento hanno partecipato le massime cariche cittadine e regionali: il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e il numero uno di Eav, Umberto De Gregorio.

Il progetto vede una collaborazione tecnica serrata: il Comune di Napoli si occupa delle opere civili, mentre l’Eav gestisce la parte tecnologica. L’obiettivo è creare un’integrazione fluida tra la direttrice proveniente da nord (Eav) e quella cittadina (Anm), trasformando la stazione Di Vittorio in un nodo strategico per le linee 1, 10 e 11.

La stazione Di Vittorio: il cuore del nuovo nodo
Situata nel quartiere di San Pietro a Patierno, la stazione Di Vittorio sarà molto più di una semplice fermata. Con la rottura del diaframma, le stazioni di Secondigliano e Di Vittorio sono ora collegate sotterraneamente.

Completamento stazione: previsto entro il 2028.

Ruolo: diventerà l’anello di congiunzione per i flussi di traffico provenienti dall’area nord e dal centro città.

Cronoprogramma: le tappe verso il 2028
Nonostante l’entusiasmo, il lavoro non è finito. Restano da completare circa 700 metri di collegamento sul tratto Capodichino-Di Vittorio, con gare d’appalto attualmente in corso per unire definitivamente i cantieri.

Secondo il cronoprogramma aggiornato:

Entro il 2027: terminazione dei lavori per le stazioni Eav di Miano, Regina Margherita e Secondigliano.

Entro i prossimi due anni: arrivo della Linea 1 a Capodichino.

Entro il 2028: piena operatività della stazione Di Vittorio e chiusura dell’anello.

Con questo intervento, Napoli si prepara a consegnare ai cittadini e ai turisti un sistema di trasporto integrato che, finalmente, mette l’aeroporto al centro della mappa urbana

Biografia Luigi Vanvitelli: vita e opere dell’architetto italiano del Settecento

Luigi Vanvitelli è universalmente considerato uno degli architetti più importanti del Settecento italiano. Nato a Napoli nel 1700 e morto a Caserta nel 1773, la sua opera, sia come architetto che come ingegnere e pittore, ha lasciato un segno profondo nel paesaggio artistico e urbano dell’Italia del suo tempo, marcando in modo duraturo il passaggio tra l’architettura barocca e il neoclassicismo.

Gioventù, formazione e primi anni

Vanvitelli nasce a Napoli il 12 maggio 1700, figlio del pittore olandese Caspar van Wittel (poi italianizzato in “Vanvitelli”) e di madre napoletana. Sin da giovane fu avviato all’arte della pittura grazie al padre, ma presto dimostrò una vocazione ben più forte per l’architettura.

Trasferitosi a Roma, approfondì gli studi artistici, letterari e architettonici, ispirandosi ai modelli classici e al tardo barocco romano. Nel 1726 venne nominato aiuto‑architetto alla fabbrica di Basilica di San Pietro, segnando l’inizio della sua carriera come architetto.

Nel 1732 partecipò ai concorsi per progetti prestigiosi a Roma, come la facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano e per la Fontana di Trevi, anche se non vinse. Nonostante questo, i suoi disegni furono notati per la qualità e l’originalità.

Le grandi opere di Luigi Vanvitelli: tra Barocco e Neoclassicismo

Vanvitelli non si limitò a disegnare edifici: fu un architetto eclettico, capace di spaziare tra chiese, palazzi, infrastrutture idrauliche e interventi urbanistici.

Tra le sue realizzazioni più importanti:

  • Il Lazzaretto di Ancona (o “Mole Vanvitelliana”), un edificio a pianta pentagonale edificato su un’isola artificiale nel porto di Ancona su incarico pontificio: un progetto che testimonia le sue capacità ingegneristiche e il suo senso dello spazio.
  • Restaurazioni e progetti a Roma: tra questi, interventi nella basilica di San Pietro, lavori su chiese e conventi, segno della sua versatilità e preparazione.

Tuttavia la sua fama è soprattutto legata al progetto a cui dedicò gli ultimi anni di vita: al servizio di Carlo di Borbone, re di Napoli, fu incaricato nel 1752 della creazione della Reggia di Caserta, oggi considerata uno dei capolavori dell’architettura civile europea.

La Reggia di Caserta, con le sue proporzioni monumentali, i 1.200 ambienti distribuiti su quattro cortili, la grandiosa scala e il vasto parco con giochi d’acqua, è un esempio perfetto di come Vanvitelli riuscisse a coniugare la magnificenza del Barocco con l’armonia e la sobrietà tipiche del Neoclassicismo.

In contemporanea alla reggia sviluppò anche il progetto dell’Acquedotto Carolino, necessario per alimentare d’acqua le fontane e gli impianti idraulici della Reggia, dimostrando abilità non solo come architetto, ma anche come ingegnere idraulico.

L’eredità e l’importanza nella storia dell’architettura

Luigi Vanvitelli rappresenta uno dei più autorevoli interpreti dell’“architetto italiano del Settecento”: la sua formazione, le sue contaminazioni stilistiche e la sua capacità di spaziare tra generi diversi lo rendono fondamentale per comprendere l’evoluzione tra Barocco e Neoclassicismo.

Grazie alla sua vasta produzione, da palazzi reali a chiese, da infrastrutture urbane ad acquedotti, Vanvitelli ha contribuito a modellare il volto delle città italiane del suo tempo, in particolare Napoli, Caserta, Ancona e Roma.

Ancora oggi, le sue opere vengono studiate, ammirate e valorizzate: la Reggia di Caserta, in particolare, resta un simbolo del periodo borbonico e una testimonianza del genio progettuale di Vanvitelli, capace di dare forma a visioni grandiose e durature.

Luigi Vanvitelli

Architetto italiano del Settecento

Luigi Vanvitelli: storia, carriera e capolavori dell’architetto napoletano

Scopri la vita e le opere di Luigi Vanvitelli, celebre architetto italiano del Settecento, autore della Reggia di Caserta e dell’acquedotto Carolino, simboli del barocco e del neoclassicismo.

De Rimini (Aimn): Siamo ‘nucleare buono’, ampliare programmi tirocinio

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Roma. La medicina nucleare rappresenta uno degli ambiti più innovativi della medicina contemporanea, capace di integrare diagnostica avanzata e terapie mirate grazie allo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate e di radiofarmaci innovativi.

Dall’oncologia alla cardiologia, fino allo studio delle malattie neurodegenerative, questa disciplina sta aprendo nuove prospettive nella medicina di precisione. Eppure, nonostante i progressi scientifici e clinici, rimane ancora poco conosciuta dal grande pubblico e deve affrontare anche la sfida di attrarre un numero sempre maggiore di giovani medici verso la specializzazione. Per saperne di più l’agenzia Dire ha intervistato la dottoressa Maria Luisa De Rimini, presidente dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare e Imaging Molecolare (AIMN).

– Dottoressa De Rimini, la medicina nucleare è una disciplina altamente specialistica e tecnologicamente avanzata, ma spesso poco conosciuta dal grande pubblico. Da cosa dipende questa scarsa consapevolezza?

“Chi entra in contatto con i nostri reparti comprende bene il valore di diagnosi e cure che offriamo anche attraverso le nuove tecnologie. Tuttavia, in un’interfaccia più generale di comunicazione, esiste una certa difficoltà di approccio, che dipende da diversi fattori. Fra questi, ad esempio, ci sono elementi strutturali: le Unità di medicina nucleare, per ragioni di radioprotezione, sono soggetti a norme regolatorie molto stringenti che limitano l’accesso e rendono meno immediata la conoscenza diretta delle nostre attività.

Tutto questo è necessario per garantire la protezione dalle radiazioni ionizzanti, ma può creare maggior distanza rispetto ad altre discipline. C’è poi una questione di linguaggio: la medicina nucleare utilizza termini e concetti complessi (pensiamo ai radiofarmaci, al decadimento fisico o ai processi di imaging molecolare) che non sono sempre facili da spiegare in modo semplice e immediato.

Quando si cerca di comunicare questi contenuti, spesso il primo impatto per chi ascolta può risultare nebuloso. A questo si aggiunge un elemento culturale: la parola ‘nucleare’ può evocare nell’immaginario collettivo eventi drammatici legati alla storia del nucleare civile o militare. In realtà tutto questo non ha nulla a che vedere con la medicina nucleare. La nostra è una medicina che utilizza il nucleare ‘buono’, quello che serve per diagnosticare e caratterizzare meglio le malattie, per curarle e per migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti”.

– Nel corso degli anni la medicina nucleare ha conosciuto un’evoluzione profonda sia sul piano tecnologico sia clinico. Come sono migliorate le diagnosi e la cura di molte patologie?
“Oggi la medicina nucleare è un chiaro modello di medicina di precisione. Consente da un lato diagnosi molto più precoci e accurate, dall’altro terapie mirate su specifici bersagli molecolari.

Si tratta di un cambiamento che ha trasformato profondamente l’approccio alla malattia con notevole impatto clinico. In oncologia, la possibilità di individuare e tracciare alcuni target biologici della malattia e, in alcuni casi, di utilizzare quegli stessi target anche come bersagli per la terapia, ha rivoluzionato l’interfaccia tra diagnostica e trattamento. Questo approccio è alla base della cosiddetta teranostica, cioè la capacità di utilizzare l’imaging per guidare una terapia diretta sullo stesso target biologico di malattia.

L’elettiva specificità in teranostica é un concreto presupposto di successo terapeutico, perché guida la terapia a svolgere un effetto ‘tumoricida’ mirato sulle cellule malate, risparmiando quelle sane. I sistemi di tomografi multimodali (PET/TC, SPECT/TC, PET/RM) garantiscono più elevata accuratezza diagnostica. Più recentemente le tecnologie digitali e i sistemi a largo campo permettono immagini ancor più diagnostiche, tempi di esame più rapidi e significativa riduzione di dose di radiazioni per i pazienti.

Un contributo importante arriva anche dall’intelligenza artificiale, che aiuta analisi e più complesse integrazioni delle immagini nel l’interfaccia clinica. La grande svolta è rappresentata inoltre dallo sviluppo di radiofarmaci innovativi, che permettono di studiare un numero crescente di bersagli biologici, per ‘rendere visibile l’invisibile’, ampliando enormemente le possibilità diagnostiche e terapeutiche”.

– Quali sono i principali ambiti clinici in cui opera la medicina nucleare?
“Il panorama è molto ampio. In oncologia, per esempio, la medicina nucleare non solo definisce la malattia, ma ci racconta “come si comporta”, in pratica la caratterizza. Questo ha cambiato il modo di indirizzo del governo clinico del paziente e scelte e monitoraggio terapeutico.

Per quest’ultimo, uno studio PET anche in corso di trattamento terapeutico, permette di comprendere se la terapia sortisce successo o meno, deducendo la necessità di poter proseguire o modificare il trattamento. Questo tipo di approccio, inizialmente validato nel linfoma, ha un impatto fondamentale per la salute del paziente e, naturalmente, anche per l’uso appropriato delle risorse sanitarie, perché consente di evitare terapie inutili o inefficaci.

La medicina nucleare ha poi una lunga tradizione anche in cardiologia, nello studio della perfusione e contrattilità miocardica. Oggi è possibile studiare ancor meglio il flusso e la riserva coronarica, per individuare, tra l’altro, soggetti ad alto rischio per malattia ischemica ancor prima che si manifesti clinicamente. Inoltre, in alcune patologie come l’amiloidosi cardiaca, la diagnostica di medicina nucleare può fornire informazioni talmente accurate da avvicinarsi, in determinate condizioni, al valore diagnostico di una biopsia cardiaca, metodica invasiva, consentendo talvolta di evitarla.

Un campo altrettanto importante è quello della neurologia, soprattutto nello studio delle malattie neurodegenerative, Parkinson e Alzheimer. In quest’ultima la PET con traccianti per amiloide fa diagnosi precoce e pone criterio di eleggibilità ai nuovi farmaci per la cura dell’Alzheimer”.

– Negli ultimi anni, intanto, si è registrata una progressiva riduzione del numero di medici di medicina nucleare in Italia. Quali sono le principali cause di questo fenomeno?
“È vero, negli ultimi anni in Italia si è assistito ad una riduzione del numero di richieste di accesso alle scuole di specializzazione di medicina nucleare, anche se proprio in quest’ultimo anno si è cominciata a osservare una risalita.

Quanto alle cause, oltre ad un generale calo di tipo vocazionale, la riduzione degli specialisti dipende anche dal fatto che con atenei e istituzioni tutte è necessario investire di più in un percorso mirato a valorizzare questa disciplina. Spesso, infatti, nei primi anni di università la medicina nucleare è poco conosciuta.

Non mi riferisco tanto alla didattica quanto al fatto che gli studenti raramente entrano nei nostri reparti nelle fasi iniziali del percorso formativo. E questo è un elemento importante, perché l’esperienza diretta fa davvero la differenza. Approcciare le immagini di medicina nucleare e stimare, grazie ad esse, differenti quadri patologici, seguire e interpretare l’andamento della malattia è entusiasmante.

In una fase di innovazione e di crescita così significativa dal punto di vista scientifico e clinico come quella che la medicina nucleare sta vivendo oggi, è difficile pensare che i giovani non possano appassionarsi a questa disciplina. Per questo è fondamentale favorire maggiormente questo contatto e migliorare la comunicazione”.

– In che modo, secondo lei, può essere invertita questa tendenza?
“Sarebbe utile, ad esempio, ampliare programmi di tirocini durante il corso di laurea, non soltanto negli ultimi anni ma anche in quelli più precoci del percorso universitario. La scelta della specializzazione, infatti, spesso nasce proprio nei primi anni ed è lì che bisogna promuovere la conoscenza della medicina nucleare.

È necessario inoltre attualizzare la programmazione dei fabbisogni nazionali di questi specialisti alle necessità di oggi e del prossimo futuro, anche in considerazione che all’imaging oggi si aggiungono le necessità di terapia. Imaging e terapie medico nucleari rappresentano oggi pilastri fondamentali della medicina: non possono essere marginalizzate, ma devono essere sostenute con adeguati piani d’investimento e formazione, anche per garantire una crescita equilibrata e capacità ricettiva delle nostre strutture sul territorio nazionale.

Le istituzioni devono essere consapevoli infatti che la medicina nucleare è una disciplina strategica, proprio per il ruolo centrale che svolge nei percorsi di diagnosi e cura. Questo consentirà di garantire negli anni competenze e professionalità adeguate, assicurando ai cittadini un accesso equo alla diagnostica avanzata e alle terapie innovative. In sintesi, bisogna integrare investimenti, programmazione e un forte impegno formativo per rendere realmente percorribili percorsi, interesse scientifico e futuro lavorativo di questi giovani”

Pompei, incubo in famiglia: arrestato il figlio aguzzino. Era latitante a Castellammare

Pompei– Si è conclusa nel tardo pomeriggio di sabato scorso la fuga di un uomo accusato di aver trasformato la casa dei propri genitori in un vero e proprio inferno. Gli agenti del Commissariato di PS di Pompei hanno stretto le manette ai polsi di un soggetto gravemente indiziato di maltrattamenti in famiglia ed estorsione, mettendo fine a un’escalation di violenza che durava ormai da tempo.

Un quotidiano clima di terrore

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, dipinge un quadro familiare devastante. Gli anziani genitori erano costretti a vivere in uno stato di ansia perenne e nel timore costante per la propria incolumità.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato non si limitava alle ingiurie quotidiane e alla denigrazione dei genitori, ma passava spesso alle vie di fatto: calci e pugni ai mobili della casa e, in più occasioni, vere e proprie aggressioni fisiche ai danni della madre.

L’assalto notturno e l’aggressione alla sorella

Uno degli episodi più gravi risale a una notte in cui l’uomo, fuori controllo, ha tentato di fare irruzione nell’abitazione dei genitori prendendo a calci e pugni il portone d’ingresso dello stabile. Quando la sorella ha tentato di calmarlo e opporsi alla violenza, l’indagato si è scagliato anche contro di lei, colpendola con schiaffi al volto e minacciandola pesantemente, rendendo necessario l’intervento d’urgenza delle forze dell’ordine.

Estorsione per la dose quotidiana

Dietro la furia cieca dell’uomo si nascondeva la necessità di reperire denaro per l’acquisto di sostanze stupefacenti. Sfruttando la fragilità dei genitori e l’effetto intimidatorio dei suoi comportamenti violenti, l’indagato avrebbe costretto il padre a consegnargli somme di denaro con cadenza quasi giornaliera. Una spirale di estorsione che ha spinto infine le vittime a trovare il coraggio di denunciare.

Il decreto di latitanza e la cattura

Dopo l’emissione del provvedimento cautelare, l’uomo aveva fatto perdere le proprie tracce, portando il GIP a dichiararne ufficialmente la latitanza. Tuttavia, la fuga è durata poco: l’attività di monitoraggio tecnico e i pedinamenti coordinati dalla Procura hanno permesso alla Polizia di localizzarlo a Castellammare di Stabia.

Dopo le formalità di rito presso il Commissariato di Pompei, l’uomo è stato associato alla Casa Circondariale “G. Salvia” di Napoli Poggioreale, dove resta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

False assunzioni nelle aziende agricole per far entrare immigrati in Italia: 18 misure cautelari

Diciotto misure cautelari sono state eseguite dalla Squadra Mobile di Napoli nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che ha portato alla luce un presunto sistema di false assunzioni in aziende agricole finalizzato a favorire l’ingresso illegale di cittadini extracomunitari in Italia.

Tra i destinatari dei provvedimenti figura anche un dipendente dell’Ispettorato del lavoro di Napoli, ritenuto dagli investigatori il promotore e figura centrale dell’organizzazione. Coinvolti inoltre diversi titolari di aziende agricole che, secondo l’accusa, mettevano a disposizione le proprie imprese simulando di essere i datori di lavoro dei cittadini stranieri.

Il giudice ha disposto 15 arresti in carcere, mentre tre indagati, considerati collaboratori dei principali responsabili, sono stati posti agli arresti domiciliari.

L’accusa: associazione a delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa.

Le indagini, durate circa tre anni, hanno documentato l’esistenza di una struttura organizzata attiva nelle province di Napoli e Caserta, specializzata nella produzione e nella vendita di nulla osta al lavoro subordinato destinati a cittadini extracomunitari, provenienti soprattutto dal Sud Africa.

Il sistema sfruttava le procedure previste dal decreto flussi, che regolano l’ingresso in Italia dei lavoratori stranieri.

Il sistema dei nulla osta falsi

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione preparava la documentazione amministrativa necessaria per ottenere il nulla osta rilasciato dallo Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura, autorizzazione indispensabile per assumere lavoratori stranieri residenti all’estero.

Le aziende agricole coinvolte figuravano formalmente come datori di lavoro, anche quando non avevano un fatturato compatibile con il numero di lavoratori richiesti.

Un ruolo decisivo, secondo l’accusa, sarebbe stato svolto proprio dal dipendente dell’Ispettorato del lavoro, che esprimeva o agevolava pareri tecnici favorevoli necessari per certificare la congruità delle richieste e permettere l’emissione del nulla osta.

Nella gestione delle pratiche sarebbe stato coinvolto anche un Caf della provincia di Caserta.

Fino a 10mila euro per essere regolarizzati

Gli investigatori hanno ricostruito anche il giro di denaro legato all’attività illegale.

I cittadini stranieri che volevano entrare e regolarizzarsi in Italia avrebbero dovuto versare circa 10mila euro all’organizzazione. Il denaro veniva poi diviso tra i vari componenti del gruppo.

Ai titolari delle aziende agricole, che figuravano come datori di lavoro nelle pratiche, spettava una quota compresa tra 1.200 e 2.000 euro per ogni richiesta.

Oltre 3mila pratiche bloccate e beni sequestrati

L’inchiesta ha permesso di individuare e bloccare oltre 3mila pratiche irregolari relative all’ingresso di cittadini extracomunitari sul territorio italiano, oltre a far emergere migliaia di ulteriori richieste ritenute false.

Nel corso dell’operazione sono stati inoltre sequestrati beni di lusso nella disponibilità degli indagati, ritenuti provento dell’attività illecita.

Mille&UnBabà,: il sapore della napoletanità arriva alla 5 edizione

Quando si parla di Napoli, non si può semplicemente ignorare il suo dolce simbolo: il babà. Quest’anno, c’è un motivo in più per festeggiare, con la quinta edizione di “Mille&UnBabà by Mulino Caputo”. Non è solo una vetrina per la pasticceria napoletana, ma anche un messaggio di allegria e comunità che resiste all’ombra delle mafie. L’evento valorizza l’estro e la maestria dei pasticceri di Napoli e dell’area metropolitana, veri protagonisti della finale in calendario il 16 marzo al Grand Hotel Vesuvio di Napoli. In gara ci saranno otto professionisti del settore, chiamati a proporre una personale rilettura del babà, tra tecnica, creatività e gusto contemporaneo.

Il evento riunisce chef e amanti della tradizione per celebrare il babà, ma non dobbiamo dimenticare la realtà in cui viviamo. In un contesto dove la mafia cerca di mettere il cappello su ogni attività, iniziative come queste diventano atti di ribellione. Mangiare dolce mentre si resiste all’amaro delle ingiustizie, che bel modo di rivoltarsi!

Il babà è uno dei dolci che meglio rappresentano Napoli, ma la sua storia racconta anche una straordinaria contaminazione culturale tra Polonia, Francia e Italia. Dopo aver celebrato, negli anni scorsi, il confronto internazionale e il talento femminile, quest’anno abbiamo voluto rendere omaggio ai professionisti del nostro territorio e chiedere loro di reinterpretare il classicissimo babà in chiave contemporanea. Mulino Caputo esporta le sue farine in tutto il mondo e crede molto nel dialogo tra i maestri dell’arte bianca: iniziative come questa sono un modo per stimolare creatività e valorizzare la grande tradizione artigianale.

Un Messaggio da Napoli

Ogni fetta di babà rappresenta il lavoro di chi sceglie di rimanere sul territorio, di combattere le avversità. La pasticceria diventa quindi un atto di coraggio. Ogni morso è un segnale che Napoli non si arrende. Spesso si parla di sfide quotidiane contro la criminalità organizzata, ma eventi come questo ci ricordano che le vere battaglie si vincono anche con un sorriso.

Oltre a mangiare un dolce, siamo chiamati a riflettere sul nostro ruolo. Come cittadini, come parte di una comunità che vuole (e deve) risollevarsi. L’Italia è piena di sfide, ma è anche piena di opportunità. E cucinare insieme, condividere un dolce, è il primo passo per unire le forze. Il babà è un simbolo: dolce e amaro, come la vita a Napoli.