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Andrea Sannnino ospite della kermesse Red Carpet del cuore, ideata da Ugo Autuori

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Sabato 24 novembre andrà di scena la quarta edizione della kermesse Red Carpet del cuore, ideata da Ugo Autuori con la finalità di condividere con tanti amici l’occasione del suo compleanno e realizzare, negli anni, attraverso delle donazioni, una serie di iniziative benefiche. Quest’anno con lo svolgimento di questa serata artistico culinaria, si appoggerà un ente operante nella tutela di giovani della zona di Quarto e zone limitrofe.
Lo spettacolo come sua consuetudine sarà arricchito dalla consegna del riconoscimento Eccellenza del cuore, e parte attrattiva della serata sarà la guest Andrea Sannino che si esibirà in un mini concerto.
Il riconoscimento oltre al cantante partenopeo sarà consegnato allo chef quartese Astro Speranza, l’attrice Cristina Roncalli, l’imprenditore Nicola Simeoli e la show girl ed ex miss Italia Samantha Ferrari. La serata, che si svolgerà nella struttura Black e White di Pozzuoli, avrà tra i suoi momenti anche l’animazione di Peppe Gavitone e il cantante puteolano Rosario Mallardo. La cena sarà prevalentemente a base di eccellenze campane e si concluderà con la mega tortaper il patron dall’iniziativa Ugo Autuori che lancerà la sua nuova creatura Opera prima: una struttura coordinata per la produzione di eventi e legata al food. A dargli supporto ci saranno i suoi partner Mimmo Schiano di Cola, Rosa Speranza e lo chef Astro speranza.

Maltempo, il vento abbatte un semaforo nell’Agronocerino: numerosi allagamenti

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Rami di alberi e semafori caduti, allagamenti e sottopassi sotto osservazione. Nel Salernitano, notte di intenso lavoro per i vigili del fuoco del comando provinciale che hanno eseguito almeno quaranta interventi. Le zone piu’ colpite dal maltempo sono l’agro sarnese nocerino, dove le forti raffiche di vento hanno abbattuto un semaforo, e il litorale di Pontecagnano dove sono piu’ numerosi gli allagamenti a garage e scantinati. A Battipaglia, acqua nel sottopasso ferroviario che rende difficoltoso raggiungere i binari 2 e 3 della stazione. Nel capoluogo, gli otto sottopassi sono monitorati per il rischio allagamenti. In via Silvio Baratta, si e’ spezzato un grosso ramo che e’ finito sulla carreggiata. Intanto, le scuole restano chiuse, oggi, ad Angri, Sarno, Siano, San Valentino Torio, Scafati, Cava de’ Tirreni, Nocera Inferiore, Roccapiemonte, Nocera Superiore e Castel San Giorgio. Strade allagate anche nel Casertano, soprattutto a Mondragone e lungo il litorale domitio, sulla Destra Volturno dove gia’ ieri i residenti hanno richiesto una pompa in modo da non restare isolati. Allagamenti anche a Caserta e a Napoli e nell’hinterland del litorale flegreo.

Il pomodoro Coppola sbarca in Indonesia accompagnato dal talento dello Chef Gaetano Morese

Un programma ricco di eventi e show cooking con al centro il pomodoro italiano per celebrare il lancio della linea Coppola sul mercato indonesiano in concomitanza al Sial Interfood di Giacarta. Per celebrare il lancio della linea Coppola sul mercato indonesiano, la Coppola Industria Alimentare, azienda salernitana con sede in Mercato San Severino, ospiterà una serie di eventi e show cooking durante il Sial Interfood 2018, il salone internazionale dell’alimentazione che si terrà a Giacarta in Indonesia dal 21 al 24 Novembre 2018. Durante i quattro giorni del salone lo chef salernitano Gaetano Morese proporrà un programma di ventiquattro ricette che celebreranno la versatilità del pomodoro italiano proponendo classici della tradizione culinaria campana e rivisitazioni di piatti locali. I pomodori, sughi e legumi Coppola saranno disponibili in Indonesia dalla prossima settimana sia sugli scaffali della grande distribuzione che attraverso il canale HoReCa. “Siamo soddisfatti di essere presenti in Indonesia, il quarto paese al mondo per popolazione con 250 milioni di abitanti, di cui quarantacinque milioni sono classe media, ed un forte tasso di crescita” – dice Ernesto Coppola, ceo della Coppola Foods – “Grazie alla creatività ed al talento dello chef Gaetano Morese mostreremo attraverso la Scuola del Pomodoro Coppola i molteplici usi di questa eccellenza italiana con l’intento di informare ed educare i consumatori indonesiani alla scelta del giusto prodotto per l’ uso desiderato”. Il marchio Coppola è un riferimento delle conserve di pomodoro di alta qualità in Europa, Asia ed America Latina e riconosciuto per il suo posizionamento innovativo con prodotti autentici ed allo stesso tempo salutistici e funzionali; prodotti senza aggiunta di sale o zuccheri.
La Coppola Industria Alimentare Srl è un’azienda innovativa italiana specializzata nelle conserve alimentari, in particolare nel settore del pomodoro.
La missione dell’azienda è rendere il buon cibo migliore attraverso l’utilizzo di ingredienti di qualità, packaging innovativi e comunicazione trasparente ed informativa. La gamma prodotti comprende prodotti base della Dieta Mediterranea quali conserve di pomodori, legumi e verdure, sughi pronti, zuppe e cereali.
Coppola Foods, è un’azienda familiare di quarta generazione con una lunga esperienza nella produzione e commercializzazione di prodotti alimentari, risalente al 1903.
L’azienda, con sede a Mercato San Severino in provincia di Salerno ed uffici nel Regno Unito, Brasile ed Australia, è oggi presente in più di quaranta paesi principalmente nei canali della grande distribuzione organizzata ed HoReCa.

Maltempo, treno investito da una tromba d’aria: passeggeri feriti

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Una tromba d’aria ha investito stamani il treno locale Catanzaro Lido-Crotone all’altezza della stazione di Roccabernarda. Il vento ha sballottato il convoglio che, fortunatamente. e’ rimasto sui binari. Diversi finestrini sono andati in frantumi, Tra i passeggeri vi sono alcuni feriti, due dei quali portati in ospedale, ma nessuno, secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, in modo grave. Sul posto oltre ai vigili del fuoco del comando di Crotone e la del distaccamento di Sellia Marina sono intervenuti tecnici di Trenitalia.
l fine di liberare l’unico binario della linea ionica, il treno danneggiato sara’ spostato nella stazione di Botriello (Cz). Da Catanzaro Lido e’ partito un altro convoglio che prendera’ a bordo i malcapitati passeggeri e proseguira’ il viaggio, portandoli a destinazione.

Focus sul ‘Progetto Radici’ in un convegno a Caserta

Si terrà venerdì 23 novembre, dalle ore 15.30, nel suggestivo contesto della Sala Principini della Reggia di San Leucio a Caserta, il focus “Progetto Radici: un’idea innovativa per gli Italiani all’Estero” promosso dall’Associazione Internazionale “Radici”, in collaborazione con l’Associazione Culturale Movimento Sud, Federiciana Università Popolare, l’Associazione Culturale Asmef –Ismer. Il Convegno, dopo il saluto del Sindaco di Caserta, avv. Carlo Marino, prenderà avvio con le relazioni del presidente dell’Associazione Radici, Mario Pavone (Il Progetto Radici: analisi e prospettive di sviluppo delle Regioni del Sud), Maria Catalano Fiore, già dirigente Mibact per la Puglia (Il valore delle Terre del Sud e del suo patrimonio culturale, artistico e museale), Gregorio De Luca, presidente Movimento Sud (Esperienze maturate dal Movimento per il “Turismo di ritorno” dei nostri Emigranti), Silvana Virgilio, del Direttivo dell’Associazione Radici (L’Emigrazione dalla Campania agli inizi del ‘900 e nel primo dopoguerra), Regina Resta, presidente dell’Associazione culturale Verbumlandiart (Un percorso alternativo per la valorizzazione della Regione Campania e del suo patrimonio). Modererà gli interventi e il successivo dibattito Salvatore M. Mattia Giraldi, presidente della Federiciana Università Popolare di Cosenza. Ospiti d’onore dell’evento il Presidente di Italia Nostra, Oreste Rutigliano, l’economista Lorenzo Toglia e il presidente di Asmef-Ismer, Salvo Iavarone.
L’Associazione internazionale Italiani all’estero “Radici”, che ha avuto i prodromi nel giugno scorso per iniziativa dell’avv. Mario Pavone, è stata regolarmente costituita il 27 luglio con l’approvazione dello Statuto e la formazione degli organi sociali, eleggendo alla presidenza lo stesso avv. Pavone. Il Progetto “Radici”, atto fondamentale per realizzare operativamente le finalità dell’Associazione, nasce per valorizzare il patrimonio storico, culturale ed umano legato al grande esodo migratorio dalle regioni del Sud, che coinvolse l’Italia a partire dalla fine dal 1861 e che in poco più d’un secolo ha riguardato oltre 27 milioni di italiani. Il Progetto Radici diviene quindi simbolo dell’italianità emigrata che ritrova appunto le proprie radici in un itinerario ricco e suggestivo nelle regioni, città e borghi di provenienza, nella conoscenza dei beni materiali ed immateriali che corredano questa importante pagina di storia. Attraverso la vita le esperienze vissute dai nostri connazionali nei Paesi d’emigrazione, con il bagaglio di nostalgie, gioie e dolori che hanno accompagnato l’integrazione nelle terre d’accoglienza, con le sconfitte e le vittorie, si vuole costruire per gli italiani delle varie generazioni dell’emigrazione un ampio ventaglio di opportunità e di forti relazioni con le regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). Un progetto integrato che porti gli emigrati – e i loro figli e nipoti – a riscoprire sotto nuova luce la loro terra d’origine, con i valori culturali, ambientali e artistici che rendono il Meridione d’Italia uno scrigno d’incomparabili bellezze. A loro disposizione, in un “turismo del ritorno”, un rinnovato percorso semantico fatto di ricettività diffusa e a costo contenuto, visite guidate ai beni artistici e monumentali, alle produzioni agroalimentari, alle aziende agrituristiche cresciute sul territorio, alle tradizioni culturali degli antenati: tutte testimonianze che tracciano il viaggio identitario nella storia della terra d’origine. Si tratta, quindi, d’un Progetto di innovativa concezione, che favorisce nuove relazioni dei nostri emigrati con la terra natale, rivolto particolarmente alle giovani generazioni che poco conoscono, o non hanno mai conosciuto, la bellezza dei luoghi, le eccellenze del territorio, l’arte e le tradizioni dei borghi del sud Italia, i sapori dell’enogastronomia di qualità, l’ospitalità rurale della gente, la cortesia e l’amicizia che si forgia intorno alla ricerca delle proprie radici. Tutto nell’obiettivo di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, tradizioni, valenze ambientali, memoria collettiva, di cui sono ricche le regioni del nostro Meridione. Una particolare attenzione, per l’appunto, è diretta verso i giovani d’origine italiana all’estero, perché attraverso politiche mirate possano trovare opportunità di studi universitari e post universitari, grazie ad accordi di collaborazione tra atenei italiani e stranieri, con formazione telematica e Summer School nelle regioni meridionali, qui potendo disporre di un’ampia rete di accoglienza e di guida alla conoscenza dei territori, proprio nel segno della riscoperta delle radici. Il Progetto Radici, peraltro, operando con la necessaria gradualità, sulla scorta della conoscenza e delle relazioni non episodiche che si genereranno, potrà stimolare collaborazioni e opportunità d’investimento nelle terre d’origine dei nostri emigrati, con l’obiettivo del recupero di luoghi e borghi abbandonati, grazie alla valorizzazione di un turismo che ai circuiti preconfezionati prediliga l’intrigante scoperta della “provincia” profonda del nostro Meridione, con le sue ricchezze artistiche e culturali, con le meraviglie di paesi e città, con l’incanto delle sue costiere, dei paesaggi rurali, delle sue montagne, e con la straordinaria cornucopia di sapori della sua gastronomia. Attualmente il Progetto Radici sta muovendo la fase ricognitiva, in Italia e all’estero, attraverso i canali dell’associazionismo regionale. Già peraltro impostando le prime collaborazioni operative, che man mano andranno a riguardare i Paesi del Nord e Sud America, e dell’Europa, dove il fenomeno migratorio italiano è stato di più ragguardevoli dimensioni. Il focus di Caserta, nello splendido scenario delle Telerie di San Leucio, potrà dunque stimolare utili riflessioni e rafforzamenti ai propositi del Progetto Radici e alla migliore veicolazione della comunicazione informativa verso le comunità italiane nel mondo. In fondo, questo è l’obiettivo principale dell’iniziativa qui a Caserta. Dopo quella di Bari nel settembre scorso, e questa di Caserta, se ne vedrà altre svilupparsi in altre città del sud Italia e finanche all’estero, dove un Convegno internazionale potrebbe vedere la luce nel corso del 2019 a Rio de Janeiro, coinvolgendo le realtà presenti nei Paesi latinoamericani con più forte presenza italiana, quali appunto il Brasile, l’Argentina, l’Uruguay e il Venezuela. Qualche notizia, infine, sulla Reggia di San Leucio, che farà da meraviglioso sfondo al convegno del Progetto Radici. San Leucio è un piccolo borgo a pochi chilometri dal centro di Caserta, alle pendici dell’omonimo colle dove in epoca longobarda venne edificata una chiesa dedicata al Santo. Nel Cinquecento gli Acquaviva, principi di Caserta, vi costruirono un castello che chiamarono “Belvedere” per la splendida vista che spazia su Napoli, il Vesuvio e le isole del Golfo. A metà Settecento quel tenimento degli Acquaviva fu acquistato da Carlo di Borbone e dal 1759, con l’intero Regno, passò nelle mani di suo figlio Ferdinando IV. Il primo intervento del giovane Re verso San Leucio risale al 1773, quando dispose la completa recinzione della proprietà. San Leucio rappresentava per Ferdinando un luogo ideale, in collina, per immergersi nella quiete della natura e per dedicarsi alla caccia, lontano dalla vita pomposa di corte. Negli anni seguenti egli incaricò l’arch. Francesco Collecini, allievo e primo aiutante di Luigi Vanvitelli, d’ingrandire il palazzo e di trasformarlo in un centro manifatturiero per la lavorazione della seta. Nacque così, nel 1789, la Real Colonia Serica di San Leucio, per la quale il Re emanò uno specifico Codice di norme che regolavano diritti e doveri degli abitanti del borgo. Proprio nell’anno che vide in Francia scoppiare la Rivoluzione, Re Ferdinando i Borbone disponeva per San Leucio l’uguaglianza tra i cittadini, pari diritti per tutti, la meritocrazia, l’educazione scolastica obbligatoria, la libera scelta nei matrimoni, ed altre importanti concessioni specie a favore delle donne, che portano l’impronta della regina Maria Carolina più che del Re. Ogni dipendente della fabbrica della seta, inoltre, era tenuto a versare una quota della retribuzione alla Cassa della Carità, istituita a favore degli invalidi, dei vecchi e dei malati. Tutto dunque ruotava intorno alla fabbrica, che lavorava la seta generata dai bachi allevati nelle campagne del Casertano. Nelle filande di San Leucio si producevano preziose stoffe per abbigliamento, per tappezzeria e parati, una ricca gamma di rasi, broccati, lampassi. Nei primi decenni dell’Ottocento, con l’introduzione della macchina Jacquard, la produzione si arricchì di stoffe broccate di seta, d’oro e d’argento, con una ricchissima gamma di colori. Un luogo davvero speciale, caso unico in Europa: una fabbrica all’interno d’una dimora reale. Un esempio concreto di come i Borbone costruivano i nuovi borghi per sperimentarvi, sin dagli albori della rivoluzione industriale, impianti d’avanguardia basandosi sulla loro autonomia. L’utopia di San Leucio finì purtroppo quando, con l’unità d’Italia, il setificio fu dato in mano ai privati e lo speciale Statuto divenne carta straccia. Nella seconda metà del secolo scorso coloro che ancora lavoravano all’interno del Palazzo cominciarono ad abbandonarlo, per costruire altrove industrie tessili più moderne. Da allora iniziò il degrado del complesso dismesso, fino a quando nel 1984, grazie ad un impegnativo e lungo lavoro di restauro durato 15 anni, il Palazzo Reale non è tornato a risplendere nella sua magnificenza artistica, architettonica e ambientale, diventando Patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco. Attualmente il Real Belvedere di San Leucio ospita il Museo della Seta e nei numerosi spazi del Palazzo reale si tengono convegni ed eventi culturali.

Arzano, il sindaco ritira le dimissioni: ‘pacieri’ due esponenti politici degli anni Ottanta

Arzano. Dimissioni: il sindaco Fiorella Esposito ritorna in sella. Da pacieri due esponenti politici degli anni 80. Tutto come previsto secondo alcuni esponenti politici locali che hanno definito le dimissioni, una “tragicommedia all’italiana”. E’ durata poco più di qualche settimana (tranne colpi di scena dell’ultima ora) la crisi politica che aveva portato Esposito a presentare nelle mani del Prefetto Pagano la sua lettera di abbandono da primo cittadino. Provvedimento preso dal sindaco che avrebbe disorientato finanche la stessa prefettura. Ma cosa sarebbe cambiato in queste ore tanto da determinare il suo ripensamento? A detta dei rumors di palazzo il gruppo dei dissidenti di Agire si sarebbe calato le “braghe” e avrebbe deciso di sposare la tesi del sindaco confluendo nel gruppo misto (appoggio esterno) e mettendo sul tavolo in segno di fiducia tutte le deleghe a loro assegnate compreso quella assessoriale. Ma ovviamente, aldilà della loro abdicazione, sul tavolo vi sono le incognite DemA ed ex comunisti che almeno stando a dichiarazioni e manifesti di queste settimane, avevano precluso ogni accordo con i franchi tiratori del gruppo di Agire. Ad intervenire direttamente sui 4 dissidenti, secondo voci, addirittura due ex amministratori entrambi finiti nella patrie galere. Uno, resosi prima latitante negli anni 90 si consegnò direttamente al carcere di Poggioreale. E l’altro, addirittura arrestato per usura e traffico internazionale di cocaina. Certo che per il partito fondato da un ex magistrato, non è un bel biglietto da visita considerato che la momentanea “pace” dovrà successivamente essere colmata da fatti concreti. Le preoccupazioni riguardano gli interessi del clan della camorra su alcune opere edilizie. Ora si attende la lettera di spiegazioni del sindaco.. Intanto, la città è itsgomenta per i vecchi metodi mascherati dal motto della “rivoluzione gentile”.

Antonia Blasetti

15enne sequestrato e torturato dai coetanei in un box

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Un quindicenne sequestrato in un garage per ore da quattro coetanei, che lo hanno minacciato e torturato per farsi dare informazioni su un suo amico, che la banda stava cercando. E’ quanto – si legge su ‘La Prealpina – hanno denunciato alla polizia i genitori del ragazzino, residente a Varese. Lo studente sarebbe stato legato a una sedia con dei fili elettrici, picchiato e colpito sui piedi con una spranga di metallo, minacciato con un bastone chiodato e un un coltello puntato alla gola. Tra le varie sevizie subite dal quindicenne sequestrato in un garage a Varese da una banda di coetanei, uno dei giovani si sarebbe avvicinato al volto della vittima e gli avrebbe strappato l’orecchino che portava, per poi indossarlo in un video postato su Instagram. Dopo tre ore di minacce e torture, il giovane e’ stato liberato ma gli e’ stato intimato di non fare parola con nessuno di quanto avvenuto. Per convincerlo a non parlare, i sequestratori hanno detto alla loro vittima che altrimenti avrebbero fatto del male al suo fratellino. Il ragazzo ha comunque chiesto aiuto ai suoi genitori, che hanno denunciato il tutto alla Squadra Mobile della Questura di Varese che, coordinata dalla Procura dei Minori di Milano, ora sta facendo chiarezza sulla vicenda.

Traffico di rifiuti, sequestrata la nave Aquarius: 24 indagati. Coinvolto anche il porto di Napoli

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Su delega della procura distrettuale di Catania, i finanzieri del comando provinciale di Catania e della sezione operativa navale di Catania, insieme al Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per un importo complessivo pari a circa 460mila euro, ritenuto corrispondente al presunto profitto per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, nei confronti sia di due agenti marittimi sia delle Ong ”Medici senza frontiere – Operational Centre Belgium – Missione Italia”, ”Medici senza frontiere – Operational Centre Amsterdam”, sia infine di appartenenti a vario titolo a tali enti. Contestualmente sono stati notificati dalla Guardia di Finanza, insieme al Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e della squadra mobile della Questura di Catania, avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 24 indagati. “Il decreto di sequestro preventivo d’urgenza delle somme di denaro, che era stato disposto d’urgenza dalla procura ed eseguito su somme in contanti rinvenute nei conti correnti di alcuni indagati incluse le due Ong – fa sapere la procura – è stato convalidato dal Gip di Catania, che ha anche disposto il sequestro preventivo della nave Ong ‘Aquarius’, attualmente ormeggiata a Marsiglia in Francia”. “Ogni altro rifiuto della clinica è stato presentato insieme a tutti i rifiuti normali al momento dello sbarco”: è quanto si legge in una email interna di Medici senza frontiere, intercettata nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’operazione ‘Borderless’ della procura di Catania. In un’intercettazione telefonica, inoltre, si parla dello smaltimento dei vestiti dei migranti sbarcati, e un agente marittimo intermediario indagato sottolinea: “Noi li classifichiamo come rifiuto speciale, come se fossero stracci della sala macchina”. Sono complessivamente 24 gli indagati nell’indagine della procura di Catania sull’illecito smaltimento dei rifiuti accumulati durante le attivita’ di salvataggio in mare da parte di Msf. Secondo l’accusa i soggetti coinvolti, a vario titolo, avrebbero “sistematicamente condiviso, pianificato ed eseguito un progetto di illegale smaltimento di un ingente quantitativo di rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non, derivanti dalle attivita’ di soccorso dei migranti a bordo della Vos Prudence e dell’Aquarius e conferiti in modo indifferenziato, unitamente ai rifiuti solidi urbani, in occasione di scali tecnici e sbarco dei migranti” in 11 porti: Trapani, Pozzallo, Augusta, Catania e Messina in Sicilia, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Corigliano Calabro in Calabria, Napoli e Salerno in Campania, Brindisi in Puglia. Tra i rifiuti scaricati la procura indica “gli indumenti contaminati indossati dagli extracomunitari”, gli scarti alimentari e i rifiuti sanitari infettivi utilizzati a bordo per l’assistenza medica.
L’inchiesta degli uomini del comando provinciale di Catania e dello Scico della Gdf e di quelli della squadra mobile di Catania e dello Sco della Polizia avrebbe inoltre accertato che i membri di Msf e i due agenti marittimi Francesco Gianino e Giovanni Ivan Romeo concordavano “sistematicamente” lo smaltimento illegale dei rifiuti – 37 volte per l’Aquarius e 7 per la Vos Prudence – “eludendo i rigidi trattamenti imposti dalla loro natura infettiva”. Tra gli indagati, oltre a Gianino, Romeo e i centri operativi di Amsterdam e di Bruxelles di Msf, ci sono il comandante e il primo ufficiale dell’Aquarius, il russo Evgenii Talanin e l’ucraio Oleksandr Yurchenko. A questi si aggiungono 8 membri di Msf: il vice capo missione Italia di Msf Belgio Michele Trainiti, il vice coordinatore nazionale nazionale e addetta all’approvvigionamento della missione Italia di Msf Belgio Cristina Lomi, il liaison Officer di Mas Belgio Marco Ottaviano, i coordinatori del progetto Sar Aquarius di Msf Olanda, Aloys Vimard e Marcella Kraaij, il coordinatore logistico di Aquarius Joachim Tisch, il delegato alla logistica a bordo della nave Martinus Taminiau e il coordinatore del progetto a bordo della nave, l’inglese Nicholas Romaniuk.

Blitz notturno contro il clan Casamonica: abbattute otto ville abusive

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“Quella di oggi è una giornata storica per la città di Roma e per i romani. Mettiamo fine a anni di illegalità e inviamo un segnale forte alla criminalità e al clan Casamonica, sgomberando e abbattendo otto villette abusive nella periferia est di Roma”. Lo scrive su Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi, per commentare l’operazione che ha portato al blitz nella periferia est della Capitale, contro la famiglia al centro di diverse inchieste giudiziarie. “L’amministrazione si è impegnata come mai è successo nella sua storia recente: da oltre 10 mesi abbiamo pianificato questa operazione che vede l’impegno di ben 600 uomini della Polizia locale”, prosegue. “Ho voluto partecipare alle operazioni di sgombero e abbattimento per manifestare la presenza delle Istituzioni al fianco dei cittadini nella lotta all’illegalità e alla criminalità. Noi non abbassiamo lo sguardo”. “Si tratta dell’operazione più imponente contro la criminalità mai realizzata dai caschi bianchi di Roma. Quelle villette erano da 30 anni lì, realizzate in palese violazione di regolamenti edilizi, vincoli paesaggistici, ferroviari ed archeologici”, scrive ancora Raggi. “Alcune case avevano persino inglobato interi tratti dello storico acquedotto felice. Sono state utilizzati 20 mezzi per gli abbattimenti. Quelle villette erano diventate il simbolo dell’illegalità e dell’impotenza di fronte alla malavita. Abbiamo cancellato soprattutto questo. Le Istituzioni ci sono e non abbassano lo sguardo”, spiega. “È stata un’operazione complessa, partita molti mesi fa che ha permesso di concludere procedimenti sospesi e abbandonati in un cassetto. Voglio ringraziare il VII Municipio per il coraggio e la costanza di questi mesi; i tecnici del Comune; gli agenti della Polizia locale e il comandate Antonio Di Maggio; il personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Soprintendenza di Stato; i fabbri; gli operai; Atac; i tecnici di Acea, Enel e Italgas; la Sala Operativa Sociale di Roma Capitale, la Protezione Civile capitolina, le ditte che si occupano delle demolizioni; e in particolare tutti quei cittadini che con le loro denunce non si sono arresi mai”, conclude la sindaca della Capitale.

Pulizia scuole, pagamenti in ritardo l’ULSSA scrive al Ministro Di Maio

L’Organizzazione sindacale U.L.S.S.A., ha inviato una richiesta d’incontro al Ministro del Lavoro On. Luigi Di Maio, per le tematiche inerenti alle condizioni del lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori degli appalti di pulizia scolastiche di Napoli e Provincia. “Ci rivolgiamo al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Onorevole Luigi Di Maio in merito alla tematica del c.d. Piano Industriale “ Scuole Belle” – scrivono – Siamo una associazione sindacale formata solamente da lavoratrici e lavoratori tra cui presenti anche gli addetti alle pulizie scolastiche delle scuole di Napoli e Provincia appalti Storici ed Ex LSU (con contratti di lavoro Part Time (dalle 2 alle 6 ore giornaliere). Puntualmente, cosi come verificatosi nei mesi precedenti non percepiremo la retribuzione nei termini previsti dalle normative vigenti in materia , oramai questa annosa questione va avanti inesorabilmente da svariati mesi, ponendoci in grosse difficoltà economiche , nel sostenere le varie scadenze mensili ; fitto locazione, pagamenti delle varie utenze , oltre a non poter garantire quel minimo di sopravvivenza alle nostre famiglie. Questa situazione – proseguono i lavoratori – è inverosimile e molto umiliante, di fatto calpestando la nostra dignità di Donne, Uomini, lavoratrici e lavoratori, che senza indugi e con le mille difficoltà inerenti elle attività che svolgiamo connesse al c.d. piano industriale “Scuole Belle” dobbiamo patire per ricevere la nostra retribuzione. Non è possibile che a causa delle questioni di gestione finanziaria tra consorzio e consorziate, le lavoratrici e i lavoratori debbano rivendicare ogni mese lo stipendio. Per quanto sopra, oltre a chiedere ai Ministeri preposti un intervento affinchè siano attuati provvedimenti per questa tematica, saremo onorati di poter essere ricevuti (una piccola delegazione) dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Onorevole Luigi Di Maio, in modo tale da poter illustrare le mille difficoltà che da anni affrontiamo con molte sofferenze”.

Il crollo del Bitcoin -15%

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Nuova ondata di crolli a catena delle criptovalute, con una pioggia di vendite che ha investito il segmento durante i primi scambi sui mercati asiatici. La più nota di queste monete virtuali, il Bitcoim, che ieri era sceso per la prima volta dal 2017 sotto i 5.000 dollari subisce un ulteriore meno 15% a 4.590 dollari. A picco anche l’Etherum, meno 14,7% a 137 dollari e il Litecoin, meno 13% a 34,39 dollari.

Maltempo: allagamenti in Irpinia, problemi in tutta la Campania

Un violento nubifragio si e’ abbattuto su Avellino e sull’Irpinia tra ieri sera e la notte scorsa, provocando allagamenti ovunque, soprattutto nel capoluogo. La pioggia, che in meno di tre ore ha raggiunto i 100 millimetri ha fatto straripare il torrente Fenestrelle che ha invaso via Pianodardine, alla periferia di Avellino. Un’auto e’ stata travolta dal fango e dai detriti e l’uomo che era a bordo e’ stato messo in salvo da una squadra di vigili del fuoco. A Campetto Santa Rita, un piazzale utilizzato come terminal dei pullman extraurbani, si e’ completamento allagato e due persone anziane e disabili sono state trascinate dall’acqua. Sono stati i vigili del fuoco a metterli in salvo. Da pochi minuti, per le infiltrazioni di acqua si e’ aperta una voragine a Montefredane e un’auto con delle persone a bordo e’ stata inghiottita, ma gli occupanti sono riusciti a mettersi in salvo da soli. I vigili del fuoco stanno raggiungendo la zona per metterla in sicurezza. Allagamenti si registrano un po’ ovunque in citta’.Ieri sera era impraticabile il ponte di via Ferriera, che collega il centro cittadino alla collina Liguorini. Una quarantina gli interventi tra ieri sera e la notte scorsa da parte dei vigili del fuoco di Avellino in tutta la citta’ per rimuovere grossi rami spezzati dal forte vento e per locali allagati. La situazione va comunque lentamente migliorando. Allagamenti anche nel Casertano, soprattutto nella zona di Mondragone, e alberi e cartelloni divelti o pericolanti a Napoli per il forte vento. Nel Napoletano, diversi comuni avevano disposti da ieri la chiusura delle scuole, compreso il capoluogo di Regione.

Truffe agli anziani in trasferta nel Lazio e in Toscana: presi 4 napoletani

Quattro persone, tutte originarie di Napoli, sono state arrestate dai carabinieri di Roma, per associazione per delinquere finalizzata a furti in appartamento e truffe a danno di anziani, commessi a Roma, Ciampino, Viareggio, Capannori, San Giovanni Valdarno. Il provvedimento di custodia cautelare è stato eseguito dai militari della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Dalle indagini è emerso che i quattro criminali, dopo aver derubato le vittime presso le rispettive abitazioni, con refurtiva sottratta ad ogni singolo anziano che andava dai 500 ai 10.000 euro e, in un caso accertato, anche 70.000 euro, hanno dimostrato una condotta feroce e persecutoria senza precedenti. Tornavano dalle stesse vittime anche per altre tre/quattro volte consecutive e, fingendo di essere carabinieri, carpivano la loro fiducia facendogli credere di essere li per restituirgli le cose rubate, recuperate dopo l’arresto dei delinquenti, come loro stessi si definivano, che gli avevano rubato a casa. Con tale raggiro, riuscivano facilmente ad introdursi nelle abitazioni degli anziani per derubarli nuovamente. Le vittime, per circa 100 colpi accertati, venivano accuratamente selezionate e la scelta cadeva sui soggetti più deboli e indifesi. I loro nominativi e gli indirizzi delle abitazioni, venivano conservati e memorizzati dagli indagati i quali, una volta accertata la disponibilità del denaro e la vulnerabilità nonché la facilità con la quale potevano depredarli, tornavano ciclicamente a colpire la medesima vittima.

Estorsione ad una ditta di raccolta rifiuti: 5 arresti

Afragola. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Napoli su richiesta della locale DDA a carico di 5 persone, tutte ritenute affiliate al clan camorristico dei Moccia e responsabili, a vario titolo, di tentata estorsione continuata, porto abusivo di arma da fuoco e danneggiamento seguito da incendio aggravati dal metodo mafioso. Le indagini, coordinate dalla DDA di Napoli, hanno consentito di delineare le responsabilità di una articolazione del clan Moccia in ordine a un raid incendiario contro la ditta aggiudicataria dell’appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani ad Afragola per costringere il titolare al pagamento del pizzo al clan. L’atto intimidatorio era stato perpetrato l’11 agosto 2017 dopo l’ennesimo tentativo estorsivo cui il titolare della società non aveva dato seguito. 3 esponenti del sodalizio, sulla scorta di precise disposizioni impartite dai vertici del gruppo, avevano fatto irruzione nell’area di stazionamento dei mezzi e dopo aver intimato con la minaccia delle armi agli autisti di scendere dai veicoli, avevano appiccato il fuoco a un autocompattatore.

Camorra, il pentito Giannuzzi parla delle piazze del clan Orlando. I VERBALI DI ACCUSA

“Agrillo Antonio che gestisce la piazza di spaccio di Quarto insieme a Verde Mauro ed un altro ragazzo Pasquale soprannominato Dragon Ball, benchè Agrillo sia agli arresti domiciliari ed è legato con Pataniello Liccardo Salvatore oggi i tre gestiscono ovviamente per conto degli Orlando”. Era il 21 settembre del 2017 quando il pentito del clan Orlando, Teodoro Giannuzzi, in uno dei suoi primi verbali delinea la figura di Agrillo e degli altri emergenti del clan Orlando. Le dichiarazioni sono contenute nell’ordinanza cautelare firmata dal gip Francesca Ferri che ha colpito lo stesso Agrillo e celestino De Fenza per l’estorsione agli imprenditori che stavano ristrutturando il parco Amelia a Marano. “…Agrillo e i suoi  pagano agli Orlando la quota per poter gestire tale piazza. Mi risulta che Agrillo Antonio sia uno stipendiato dagli Orlando”, ha raccontato ancora Giannuzzi. “…riconosco OMISSIS Da quando è stato scarcerato Antonio Agrillo si è affiancato a costui con il quale gestisce la piazza di marijuana e hashish a Quarto. …omissis… Nell’inverno 2016, una sera fui chiamato da Agrillo Antonio, che era agli arresti domiciliari, presenti i suoi familiari ed il cognato tale o’ ciacio, grosso trafficante. Agrillo mi disse che era passato Veccia Raffaele ed il fratello di Armandino, Lubrano Raffaele, che li avevano avvisati, OMISSIS che quella sera avrebbero fatto un blitz a Quarto e quindi di avvisare, non solo quelli del sistema, ma anche quelli fuori sistema per evitare eventuali arresti. …ho incontrato LUBRANO Raffaele a casa di AGRILLO Antonio, “Polveriniano” , al quale volevo vendere una partita di droga che mi aveva venduto …OMISSIS …. Il LUBRANO precisò ad AGRILLO, che poi me lo riferì, che AGRILLO non poteva comprare la droga direttamente da OMISSIS e da me, ma dovevamo comunque “passare da loro”. Vi spiego bene come andò la vicenda. Si trattava di novanta chili di fumo che OMISSIS mi avrebbe dato e che io avrei ceduto ad AGRILLO “fuori sistema”, cioè di nascosto. AGRILLO però fece l’errore di dirlo a OMISSIS, che ne diffuse notizia, tanto da arrivare a LUBRANO Raffaele, il quale venne a Quarto e rimproverò ad AGRILLO dicendogli che loro lo stipendiavano e che lui non poteva agire al di fuori del “sistema”. Infatti, OMISSIS fu costretto a vendere questa partita di droga di novanta chili a Lorenzo NUVOLETTA….” …omissis… Ciro aveva il compito di recuperare i soldi e di rifornire le piazze di spaccio sempre su Quarto. Il predetto Ciro non l’ho visto per diversi mesi in quanto si ruppe una gamba. Era invece ritornato a Quarto negli ultimi periodi, cioè alla fine del 2016 ed il 2017, insieme ad Agrillo Antonio, Polveriniano, che benchè agli arresti domiciliari, gestisce ancora la piazza di spaccio chiaramente entrambi per conto degli Orlando. Facemmo anche un’altra riunione della quale forse non vi ho detto ma non mi ricordo, a casa di Nicola lo spagnolo poco prima che lo stesso fosse riarrestato. Il predetto abita in una casa a Marano munita di telecamere, non so se era la sua. Alla riunione eravamo presenti io lui, Giarra Diego, Candela Cristoforo, Luigi il chiattone, Giovanni Raniello che pure era fuori, il cognato di Lelluccio riecch e puorc cioè Di Maro Raffele che però non ho visto nelle foto. Nella riunione parlammo di una discussione avvenuta tra i fratelli Ferro e la famiglia di Agrillo Antonio, quest’ultimo detenuto già affiliato ai Polverino, perché Gigino il Chiattone aveva picchiato un famigliare degli Agrillo, il marito della sorella di Antonio, e i Polverino volevano tutelare la famiglia del loro affiliato. …”.

Rosaria Federico

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Carabinieri in campo a difesa degli arbitri campani

e’ accaduto nel calcio minore campano, dopo una serie di episodi violenti contro i direttori di gara. «Signor arbitro, tutto ok?», il carabineire ferma la gara per assicurarsi che il direttore di gara sia in sicurezza. Accade in Irpinia. Dopo l’aggressione in un campo minore di Roma, e le misure del presidente dell’Aia Nicchi, che per protesta aveva rifiutato di inviare arbitri nei campionati dilettanti di quella regione, anche a Castelfranci, in provincia di Avellino, arrivano i carabinieri in campo e mettono tutti in guardia da comportamenti violenti a danno delle giacchette che una volta erano nere.

Arbitro picchiato in Basilicata, stangata sul colpevole

Per aver picchiato, con un pugno e tre calci, un arbitro di 17 anni durante una partita, poi sospesa, del girone B della Seconda categoria lucana, un giocatore dell’Armento e’ stato squalificato fino al 30 giugno 2021. L’aggressione e’ avvenuta domenica 11 novembre nella gara Armento-Matera Sassi. Al giovane arbitro e’ stata diagnosticata una prognosi di tre giorni, mentre il giudice sportivo ha decretato anche la sconfitta per 0-3 a tavolino. “Condanniamo fermamente – ha detto, in una dichiarazione diffusa dall’ufficio stampa – il presidente del Comitato regionale della Basilicata della Figc, Piero Rinaldi – la vile aggressione al direttore di gara al quale esprimiamo la nostra solidarieta’ e quella dell’intero movimento del Calcio dilettantistico di Basilicata che nulla a che fare con questo modo di agire contrario ai nostri valori sportivi improntati alla lealta’, alla correttezza, al rispetto e al fair play”. Secondo Rinaldi, “la sanzione comminata al calciatore autore dell’aggressione dal giudice sportivo non basta. Bisogna che la nostra azione nel prevenire certi deprecabili comportamenti sia piu’ incisiva. Per tale motivo – ha concluso Rinaldi – cercheremo di sensibilizzare le societa’ affiliate, ancor piu’ di quanto fatto in passato, al rispetto verso avversari e direttori di gara e a tenere comportamenti adeguati sul campo di gioco consoni ai valori dello sport”.

De Luca nega la firma del secondo protocollo

“Ho firmato il protocollo che attribuisce con chiarezza ai vari soggetti istituzionali le responsabilita’ in ordine al settore dei rifiuti, ma non un secondo, quello che da’ la possibilita’ di raccogliere dati oncologici a soggetti privati non riconosciuti. Per me si tratta solo di una marchetta pre-elettorale”. Lo ha affermato il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, durante la conferenza stampa sui rifiuti convocata a Caserta. “Il secondo protocollo – ha aggiunto ironicamente De Luca – il Governo l’ha firmato con se’ stesso. Il soggetto citato si chiama Etica, ma la Regione non lo conosce. Per noi solo la sanita’ pubblica puo’ certificare certi dati. Penso al Registro Tumori, che peraltro non dipinge alcuna situazione drammatica tra Caserta e NAPOLI. Quando parlano di Terra dei Fuochi ci fanno un danno, perche’ in tutta Italia ci sono tante terre dei fuochi, intese come zone dove bruciano gli scarti industriali. Da noi invece bruciano gli rsu (rifiuti solidi urbani) depositati negli Stir o nelle aziende private”. Cosi’ il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, durante la conferenza stampa sui rifiuti convocata a Caserta. “In Lombardia, tra gennaio e ottobre, ci sono stati 17 roghi. Qui da noi invece i roghi stanno diminuendo sensibilmente”. “Questa mistificazione della realta’ – ha proseguito – danneggia la trattativa che io e il ministro Costa, che peraltro e’ pienamente concorde con il nostro piano regionale, stiamo portando avanti a Bruxelles per eliminare la procedura di infrazione che fa pagare all’Italia 120mila euro al giorno”.

Terra dei fuochi, l’intesa raggiunta oggi, ecco i dettagli

Salute, ambiente e territorio sono i cardini del Protocollo d’intesa sulla Terra dei Fuochi in Campania firmato oggi a Caserta dal premier Giuseppe Conte e sette ministri. In realta’ un piano d’azione del governo contro i roghi tossici e gli interramenti abusivi di rifiuti, punta molto sulla prevenzione, con un rafforzamento della sorveglianza nei punti sensibili. Per questo saranno impiegati l’esercito – che presidiera’ i siti di lavorazione dei rifiuti che, secondo le prefetture di Napoli e Caserta, sono a rischio di incendi dolosi – i droni e un centinaio di carabinieri specializzati in reati ambientali. Saranno anche aumentati i vigili del fuoco pronti a intervenire sul territorio. L’azione sara’ anche affidata alle Asl e ai medici di base, per controllare l’aria e il territorio con la presenza anomala di malattie piu’ o meno gravi legate all’inquinamento da rifiuti. Di qui la presenza della Regione che ha competenza sulla sanita’. Il tutto con un livello di coordinamento che si spera migliore di quanto visto finora. La task force che il governo mettera’ in campo sara’ guidata direttamente da Palazzo Chigi e vi svolgera’ un ruolo di primo piano il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che da generale della Forestale ha perseguito i clan camorristici attivi nel settore. L’esecutivo gialloverde pensa in prospettiva di esportare il modello Campania in altre regioni, perche’ come ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, “i roghi tossici sono un fenomeno che riguarda tutte le zone d’Italia”, in misura differente. L’obiettivo a lungo termine e’ il cosiddetto “end of waste”,la fine della dispersione dei rifiuti, la loro trasformazione nell’ambito di un’economia circolare, come ha sottolineato il premier Giuseppe Conte. Per far cio’, non solo repressione, ma anche premi. “Il 31 marzo scade l’accordo Anci-Conai (Associazione dei Comuni e Consorzio nazionale imballaggi, ndr) – ha detto Costa -, io per il governo faro’ da pontiere per ottenere una differenziata di qualita’ e avviare il porta a porta con tariffa: chi inquina di meno paga di meno”. E’ la vera rivoluzione verde che vogliono realizzare i cinquestelle. Entro il 2035 non piu’ del 10% dovra’ essere conferito in discarica, ha stabilito l’Unione europea. Se la differenziata prendera’ davvero piede in Italia, assicura Costa, “non ci sara’ piu’ neppure abbastanza materiale per gli impianti”.

Lega Ambiente si scaglia contro il teatrino politico per la Terra dei fuochi

“Ancora non ci siamo. In nome del popolo inquinato, chiediamo che nella Terra dei fuochi venga fatta davvero ecogiustizia e che vengano adottate soluzioni serie e concrete, a partire da maggiori controlli su tutto il territorio e non solo nelle aree degli impianti, per contrastare il fenomeno degli incendi di rifiuti produttivi all’aria aperta che, nella provincia di Napoli e Caserta, provocano danni all’ambiente e alla salute dei cittadini come denunciammo la prima volta nel rapporto Ecomafia 2003”. A dirlo, in una nota, Stefano Ciafani e Maria Teresa Imparato, rispettivamente presidente nazionale e campano di Legambiente, dopo la firma del protocollo d’intesa oggi a Caserta nel corso del Consiglio dei ministri straordinario. Legambiente sottolinea che “i cittadini stanno ancora aspettando le bonifiche dei territori, in fortissimo ritardo, e stanno pagando l’assenza di una politica trasversale. Se si vuole davvero aiutare la Campania, e’ ora di passare dalle parole ai fatti attraverso uno sforzo straordinario e comune, smettendola con i teatrini politici”. Per Legambiente, le azioni previste, quali ad esempio “la militarizzazione dei siti di stoccaggio o l’utilizzo dei droni, non sono sufficienti. Per altro si tratta di misure non nuove, gia’ adottate in precedenza, come nel caso del presidio militare al centro, in passato, di roventi polemiche”. Per l’associazione, serve piuttosto “intensificare le attivita’ di intelligence e di controllo in tutta la Terra dei fuochi anche per fermare questa escalation di roghi sospetti negli impianti e pensare al risanamento ambientale di questo territorio, utilizzando i delitti ambientali della legge 68/2015. Alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attivita’ illecite connesse al ciclo dei rifiuti, chiediamo di riaprire l’indagine sugli incendi degli impianti di gestione rifiuti dietro ai quali, soprattutto in alcune zone calde della Penisola, si potrebbe nascondere ancora una volta la mano delle ecomafie”. Dal 1991 al 2013, Legambiente ha censito 82 inchieste per traffico di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia, seppelliti in discariche legali e illegali gestite della criminalita’ organizzata casertana e napoletana, con con 915 ordinanze di custodia cautelare, 1.806 denunce, e che coinvolgevano 443 aziende con sede prevalentemente al centro e al nord Italia. Lungo le rotte dei traffici illeciti, sono arrivate in Campania scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, polveri di abbattimento fumi, morchia di verniciatura, reflui liquidi contaminati da metalli pesanti, amianto, terre inquinate provenienti da attivita’ di bonifica, veleni da aziende del petrolchimico.

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