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La provocazione: ‘Cori razzisti? Buttate il pallone sempre in fallo laterale’

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“C’è un modo semplice, a mio parere, per tappare la bocca agli urlatori razzisti. Non si tratta di abbandonare o fermarsi durante una partita perché in questo caso si diventerebbe cornuti e bastonati per il 3-0 a tavolino che la Lega imporrebbe. No, il modo semplice è il seguente, e per quanto strano possa sembrare pare che nessuno degli addetti ai lavori, ci abbia pensato: se insultano superando i limiti, i giocatori della squadra presa di mira buttino appositamente la palla in fallo laterale. Sempre in fallo laterale, sempre, costantemente, rinunciando platealmente a giocare, sia a San Siro, al San Paolo, allo Stadium o all’Olimpico, insomma dovunque in Italia”. È la proposta lanciata da Nicola Sparano sul “Corriere Canadese”, quotidiano canadese in lingua italiana, fondato da Daniel Iannuzzi nel 1954. “Loro urlano, tu calci alle stelle. Più vomitano porcherie, più palloni fuori. Se smettono, riprendi a giocare normalmente. Se riprendono, tu ritorni a trasformare la partita in un fallo laterale infinito. A questo punto accadrà certamente qualcosa. E forse gli spettatori che non sono razzisti, ma che restano complici standosene zitti, potrebbero mettere a tacere gli ultras urlando contro. Il regolamento della Lega calcio, per quanto è dato di sapere, non prevede sanzioni contro una squadra che sta in campo soltanto per buttare palloni in fallo laterale”.

Ecco come ‘operavano’ quelli della cricca del condono facile di Lettere. TUTTI I NOMI

Lettere. Violazione delle normative in materia edilizia, falso ideologico e corruzione. Nella giornata di ieri i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia hanno consegnato gli avvisi di conclusione di indagine ad oltre venti indagati nell’ambito di un’inchiesta sugli abusi edilizi e ristrutturazione di ristoranti ed edifici privati. Tra le persone coinvolte ci sono anche un’ex consigliera comunale, il suo ex marito, il padre di un candidato sindaco risultato poi sconfitto, dipendenti dell’ufficio tecnico del comune di Lettere. Le indagini sono partite dopo un sopralluogo in un edificio in ristrutturazione al centro di Lettere dal quale erano state emerse alcune irregolarità sulla pratica di condono. Ne conseguirono una serie di perquisizioni ed acquisizioni di documenti negli uffici del comune, i carabinieri in quella circostanza scoprirono come alcuni documenti erano stati falsificati o addirittura distrutti.
Il giro di corruttela, secondo gli investigatori, girava attorno a Sabato Fontana, responsabile dell’ufficio Tecnico ora in pensione, e ai dipendenti Luigi Gaglione, Antonio Calabrese e Vincenzo Ruocco, dal 2007 in poi tutti impiegati nelle valutazioni degli abusi edilizi. L’arco temporale risale al periodo che va dal 2015 al 2016 quando sono state eseguite diverse acquisizioni di atti negli uffici comunali portando poi alla scoperta del sistema messo a segno nel comune di Lettere. Gli investigatori hanno rilevato come i verbali di sopralluogo, le relazioni tecniche, spesso venivano accettate proprio grazie alla scomparsa di documentazione originale. Anche per il rilascio di permessi a costruire venivano utilizzati documenti falsi. Nel corso delle indagini, era stato arrestato per concussione lo stesso Fontana, preso in flagranza mentre pretendeva il pagamento di una mazzetta da 2mila euro per evitare il sequestro di un immobile abusivo. A processo finiscono anche funzionari della Soprintendenza, uno degli episodi più eclatanti degli ultimi anni riguarda la costruzione di una piscina all’interno di una proprietà dell’imprenditore edile Antonio Passarelli. Secondo l’accusa l’area, un fondo rustico, stava per essere trasformata in una struttura ricettiva con tanto di piscina e stradina di accesso.. ovviamente autorizzata. Ecco gli indagati.
Sabato Fontana 66 anni, Vincenzo Ruocco 64 anni, Luigi Gaglione 44 anni, Guido Dello Ioio 63 anni, Antonio Calabrese 54 anni, Eugenio Abagnale 69 anni, Nicola Ruocco 48 anni, Francesco Lembo 64 anni, Giuseppe Caputo 53 anni, A.Madeja Klemmer 53 anni, Vincenzo Sorrentino 64 anni, Egidio Ruotolo 64 anni, Pasquale Acampora 45 anni, A.Madeja Klemmer 53 anni, Vincenzo Sorrentino 64 anni, Egidio Ruotolo 64 anni, Pasquale Acampora 45 anni, Raffaela D’Amora 62 anni, Aniello Passaro 36 anni, Giuseppe Del Sorbo 69 anni, Paola Cesarano 54 anni, Giuseppe Cesarano 46 anni, Daniela Muto 33 anni, Angelo Schettino 41 anni, Angela Amendola 40 anni, Maria Rosaria Fontanella 54 anni, Maria Laura Del Sorbo 39 anni, Mario Gentile 41 anni.

I genitori della ragazza napoletana morta dopo una notte in discoteca a Guastalla denunciano: fu truffata

I genitori di Nunzia Colurciello, la ragazza di 24 anni originaria di Saviano in provincia di Napoli,  morta a fine ottobre nell’appartamento di un’amica dopo una serata trascorsa in discoteca a Modena, hanno presentato un esposto per denunciare che la figlia si sarebbe trovata coinvolta in una truffa. Nell’esposto si segnala che dalla morte della giovane, nell’appartamento di un’amica a Guastalla in provincia di Reggio Emilia, hanno ricevuto numerose richieste di pagamento poiché la 24enne, forse a sua insaputa, fungeva da ‘testa di legno’ per una società di cui risulta amministratrice. A riportare la notizia è il Resto del Carlino. Un altro elemento contenuto nella denuncia è che due giorni prima della morte, qualcuno, ad oggi non identificato, ha chiuso il conto corrente della ragazza, due giorni prima della sua morte. La procura reggiana ha aperto sul caso un fascicolo per morte come conseguenza di altro reato, ipotizzando lo spaccio alla base del malore fatale. Amici e parenti della 24enne hanno però sempre negato che assumesse droghe. Una delle amiche, sentita dagli inquirenti, avrebbe dichiarato che le aveva confidato qualcosa di ‘pericoloso’. I genitori nell’esposto fanno presente come ad agosto, vedendosi notificare una convalida di sfratto per morosità e ingiunzione di pagamento dei canoni citati per 14mila euro, relativamente all’affitto di alcuni capannoni, avessero chiesto spiegazioni alla figlia. Questa avrebbe confidato loro di essere stata truffata, appunto, da un uomo residente a Novara, città dove è stato presentato l’esposto.

Sorrento, ragazza drogata e stuprata: resta in carcere il ristoratore

Sorrento. Mario Pepe, il titolare di un locale nel centro di Sorrento, resta in carcere a Poggioreale dove è rinchiuso da inizi di dicembre con l’accusa di aver narcotizzato una 22enne di Piano di Sorrento e di averla stuprata. Nella giornata di ieri l’imprenditore 56enne si è visto respingere dal Riesame l’istanza di scarcerazione. Resta agli arresti domiciliari, invece, Chiara Esposito, la 23enne arrestata insieme al 56enne accusata di essere stata complice dell’uomo.
Il Tribunale delle libertà, secondo quanto trapela dalle stanze del palazzo di giustizia, avrebbe rigettato l’istanza perché ritengono che il ristoratore avrebbe offerto cocaina a giovani frequentatori del suo locale almeno in cinque occasioni. Tuttavia le motivazioni ufficiali non sono ancora note. Alla luce degli episodi contestati dai magistrati si è deciso di prolungare la permanenza in carcere. Molto più morbidi con Chiara Esposito. Alla ragazza viene contestato il concorso nella violenza sessuale e solo in un’occasione la cessione di cocaina. I due sono rimasti in silenzio davanti agli inquirenti, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Pepe però ha chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee. Sotto la lente di ingrandimento c’è l’episodio che ha visto coinvolta la 22enne di Piano di Sorrento avvenuto nel novembre del 2016. La ragazza di Piano avrebbe cenato nel ristorante di Pepe e dopo un malore si sarebbe svegliata nuda sul bancone del locale. L’agghiacciante scoperta l’avrebbe fatta solo successivamente quando un amico le avrebbe detto “Chiara ti ha venduto a Mario per cento euro. Tu non volevi fare sesso con lui, così ti hanno sciolto il Ghb nel vino e sei stata violentata. In giro ci sono persino le foto, le ho viste”. I magistrati vogliono fare luce sull’accaduto ma capire anche se ci siano stati altri episodi.

Castellammare, da lunedì nuovo dispositivo di traffico sulla Statale Sorrentina

A seguito di sopralluogo congiunto con il Comune di Castellammare di Stabia effettuato lo scorso lunedì 8 gennaio, Anas (Gruppo FS Italiane) modificherà in via sperimentale, per le giornate comprese tra lunedì 14 e mercoledì 16 gennaio, le modalità di deviazione della circolazione in transito lungo il viadotto ‘San Marco’, in maniera tale che l’intera tratta interessata dai lavori, compresa tra Castellammare Ospedale e Castellammare Villa Cimmino, sia fruibile tra le 8 e le 13.30 in direzione di Napoli e tra le 14.30 e le 21 in direzione di Sorrento. Tra le 13.30 e le 14.30 (per un intervallo di circa un’ora) la tratta di strada statale rimarrà totalmente interdetta al transito per permettere all’impresa esecutrice dei lavori di predisporre, in piena sicurezza, la cantierizzazione nel senso di marcia opposto. Successivamente a tale periodo, Anas definirà, in accordo con gli Enti Locali ai quali ha manifestato ancora una volta, ove possibile, la propria disponibilità all’accoglimento delle richieste, se adottare o meno tale modalità di deviazione in maniera definitiva, fino alla conclusione dei lavori prevista per il prossimo 15 febbraio.

Corruzione: eseguite misure cautelari nel Casertano e in provincia di Napoli

Nelle province di Caserta e Napoli, operazione dei carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, coordinata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, per eseguire misure cautelari nei confronti di indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, concussione, falso ideologico in atto pubblico, omissione di atti d’ufficio e indebita induzione a dare o promettere utilita’. Dettagli saranno resi noti nel corso della conferenza stampa alle 10.30 in procura.

Salerno, omicidio di Fornelle: l’assassino continua a difendere la sua ex

Salerno. “Non era andato in quella casa per ammazzare il suocero ma per dei chiarimenti”. Questa continua ad essere la tesi di Luca Gentile condannato a trent’anni di carcere per l’omicidio dell’ex carrozziere Eugenio Tura De Marco. E’ quanto ha ripetuto anche ieri al processo in Corte d’Assise che vede imputata Daniela Tura De Marco per l’omicidio del padre. La ragazza era assente per decisione delle parti in modo da evitare che si incontrasse con il suo ex fidanzato Luca Gentile. Il ragazzo ha continuato a sostenere l’innocenza della ragazza e a portare avanti quella che è stata la sua linea difensiva di sempre. L’uomo avrebbe tentato di palparlo e di aggredirlo così lui ha reagito d’impeto prendendo un coltello che era sul tavolo.  
Lo scorso marzo, come ricorda Il Mattino, fu invece il racconto di uno degli ufficiali presenti sulla scena del delitto, e titolare delle indagini, a far emergere le presunte responsabilità della ragazza. Il riferimento fu all’intercettazione ambientale, audio e video, fatta in caserma durante gli interrogatori con Daniela che, nonostante la confessione di Luca, lo coccolava e lo accarezzava. Filmati che il pm Guarino chiese anche di visionare in aula. Il dietrofront di Daniela negli atteggiamenti verso quello che allora era il suo fidanzato, potrebbe invece essere legato ad un litigio con la sua famiglia, in particolare con il cognato che la avrebbe accusata di essere vicina alla persona che aveva ucciso suo padre. Di questa parte dell’indagine parlò anche un maresciallo donna la quale assistette Daniela quando fu ritrovata spaesata e sotto choc sulla scogliera del porto. Andò lì dopo qualche giorno dalla morte di Eugenio, perché stava male e, forse, meditava anche di farla finita. La prossima udienza, dunque, toccherà a Daniela ed è prevista per il prossimo marzo. Difesa dagli avvocati Antonietta Cennamo e Francesco Saverio Dambrosio, potrà rispondere alle domande del pm su alcuni messaggi – per l’accusa inequivocabili – ritrovati nei cellulari dei due ragazzi, in cui commentavano proprio quanto accaduto.

Maxi blitz anti droga nel Catanese: 37 arresti

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Blitz antidroga nel quartiere San Cristoforo a Catania: smantellata l’organizzazione che nel gennaio del 2017 aveva preso il posto dei Nizza in una delle piazze di spaccio piu’ importanti della citta’, quella di via Stella Polare. Oltre 150 carabinieri del Comando provinciale di Catania, in azione dalle prime ore del mattino per eseguire un provvedimento restrittivo a Catania, Caltanissetta e Ragusa, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale etneo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 37 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini, condotte dalla Compagnia carabinieri di Catania Piazza Dante, hanno consentito di accertare l’esistenza di un’organizzazione criminale dedita alla vendita al minuto di sostanze stupefacenti in una delle zone cittadine storicamente controllate dalla famiglia mafiosa dei Santapaola e gestita, sino al gennaio 2017, dal clan dei Nizza. Nome in codice dell’operazione: “Stella cadente”.

Salerno, chiesti 10 anni di carcere per i due scafisti del ‘barcone della morte’

Sono stati riconosciuti, a carico dei due scafisti arrestati a Salerno nel novembre 2017, solo cinque omicidi su ventisei a causa dell’impossibilità di provare che le ventisei donne raccolte cadaveri in mare siano cadute dal barcone che le trasportava. Dieci anni in due quindi con la contestazione, ieri, per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio colposo per cinque delle ventisei vittime perché tanto prevede la legge in circostanze simili. E’ questa la richiestadi condanna avanzata dalla Procura di Salerno nei confronti dei due scafisti, un egiziano e un libico, arrestati lo scorso anno. Il gup Zambrano si è riservata la decisione per il prossimo febbraio.
Il naufragio,come ricorda Il Mattino, avvenne il 6 novembre del 2017. Secondo gli inquirenti furono almeno cinque le persone morte in quella circostanza ma il mare restituì ventisei cadaveri di donne, tra i 14 e i 18 anni, di nazionalità nigeriana. Quando il barcone partito dalla Libia affondò, le donne purtroppo ebbero tutte la peggio. Perché erano state infilate nella pancia della barca, le ultime, dunque, a poter lasciare la nave. Ma non solo. Gli esami autoptici sui loro corpi e i racconti di chi aveva vissuto con loro la prigionia in Libia in attesa della partenza, ha raccontato di inaudite violenze. Violenze che qualcuna di loro ha portato con se nella propria tomba, come quel feto che portava in grembo e che era frutto di un abuso sessuale subito. Alcune di loro, sul corpo, avevano anche i segni delle frustate. Tanto che il pool di medici- erano cinque – che si occuparono delle perizie, restarono inorriditi dinanzi alle violenze viste su quei corpi inermi. Indagini che sono andate avanti per mesi fino a quando non si è deciso di contestare loro il reato di omicidio come conseguenza di altro reato. Oltre che di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Napoli, 26 tombini di ghisa rubati nel parco giochi a Marianella: arrestati in due

Napoli. Due uomini con bomber nero e cappuccio calato sul viso, un 21enne e un 35enne, scavalcano il muretto del “Parco dell’abbondanza”, area verde di Marianella e rubano 26 chiusini, i coperchi in ghisa che chiudono i tombini posizionati lungo i vialetti del parco.
I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Napoli, allertati dalla Centrale Operativa, arrivano dopo pochi minuti e sorprendono sul fatto Gianluca Irace e Giovanni Caruso, entrambi di Piscinola, arrestandoli per furto aggravato in concorso. Avevano ancora le mani sporche di ruggine e fango.
Uno dei due ha tentato, senza successo, di disfarsi del giravite che avevano utilizzato.
I 26 coperchi sono stati recuperati lungo il perimetro dell’area verde: i due li avevano appoggiati all’esterno del muretto in attesa di recuperarli e poi caricarli su una vecchia station wagon per portarli via e, verosimilmente, rivenderli. I chiusini sono stati restituiti all’avente diritto e rimontati nel parco, consentendo nuovamente ai bambini di giocare in sicurezza. Gli arrestati sono attesa di rito direttissimo.

Castellammare, dall’ufficio tecnico del Comune si ‘avvertiva’ l’imprenditore del clan D’Alessandro per i lavori di somma urgenza. LE INTERCETTAZIONI

Castellammare di Stabia. Tra le centinaia di intercettazioni effettuate nell’ambito dell’inchiesta “Olimpo” che ha visto oltre 20 persone finite in carcere compare anche la conversazione tra il tecnico comunale, Eduardo Calò, dipendente dell’ufficio tecnico e  Liberato Paturzo detto Cocò, imprenditore e uomo di fiducia del clan D’Alessandro che già ha scontato oltre 10 anni di carcere per associazione camorristica. I due perlavano dell’affidamento in somma urgenza per dei lavori di messa in sicurezza della statale “Agerolina” a causa di una frana avvenuta nel Gennaio del 2014. Un affidamento diretto avvenuto per chiamata alla ditta del genero di Paturzo. Il tecnico comunale sottolinea che la competenza, verosimilmente per la ricostruzione del muro di contenimento ceduto, è della Provincia di Napoli e che “Noi (inteso come comune ndr) non ci possiamo mettere le mani” e che bisogna “fare un intervento di tre/quattro mila euro”. Un intervento solo per comprendere se al di sotto dell’enorme quantità di terreno caduta sulla sede stradale ci fosse qualcuno. Da ricordare che vi erano alcune auto in transito e un ferito che in quel momento stava passando a bordo della sua auto. Calò due anni fa è finito ai domiciliari per corruzione, truffa e falso in atto pubblico che dopo essere stato riabilitato è tornato agli incarichi precedenti. Il nome del dipendente dell’ufficio tecnico del comune compare  tra i 35 indagati della mega inchiesta tra politica e camorra a Castellammare che vede come protagonista principale il noto imprenditore Adolfo Greco, in carcere da oltre un mese. Tra gli indagati figura anche il figlio Luigi, ex consigliere comunale di Scelta Civica e grande sostenitore dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Cimmino. Al centro dell’inchiesta oltre agli affari di Greco e i legami con tutti i clan della camorra della zona stabiese e dei Monti Lattari, anche il mega investimento della riconversione dell’area Cirio, i cui lavori sarebbe dovuti partire nel dicembre scorso non prima di un ultimo passaggio in consiglio comunale. Le intercettazioni che collegano Paturzo a Calò sono la testimonianza evidente di quello che hanno raccontato i pentiti negli ultimi anni ovvero che il clan D’Alessandro controllava tutti gli appalti pubblici a Castellammare.

Paturzo Liberato: “Pronto!”
Eduardo Calò: “Pronto, Liberato!”
Liberato: “We… Eduardo!”
Eduardo: “Stammi a sentire. è caduta …… una frana qua …… all’… all’inizio di Gragnano!”
Liberato: “…è!”
Eduardo:. “Fra Gragnano e Castellammare!”
Liberato: “Si…”
Eduardo: “Verso la sede stradale, però ……….. siccome è della Provincia…”
Liberato: “…he!”
Eduardo: “noi non ci possiamo mettere le mani!”
Liberato: “he!”
Eduardo: “però io…., come…come tecnico…(si ascolta brevemente e in maniera incomprensibile una
voce femminile)…… possiamo fare un intervento di tre/quattro mila euro….cioè, un piccolo scavatore(.. na’ palella!) …..per vedere se ci sta qualcuno sotto!”
Liberato: “Si!…Si!”
Eduardo: “…. il terreno…”
Liberato: “Si!”
Eduardo: “però mi… mi devi portare un piccolo scavatore(…. na piccola . .palella!),hai capito?”
Liberato: “ è un piccolo scavatore, ora?”
Eduardo: “subìto, immediatamente!”
Liberato: “immediatamente…… con il bob cat? …… andiamo bene con il bob cat?”
Eduardo: “pure con il bob cat ….. incomincia a venire con il bob cat, poi dopo vediamo!”
Liberato: “bob cat e camion?”
Eduardo: “ bob cat e camion, si però non la portiamo a rifiuto, hai capito?”
Liberato: “ed a che parte ….. aspetta, ora ti passa un momento a Claudio, gli spieghi un momento, dove deve venire un momento, dai..”
Eduardo: “si ….. sopra a ….”
Liberato: “…aspetta!”
Eduardo: “…si’ …”
Liberato: “aspetta ….. (rivolgendosi a Claudio, suo genero) …. vedi che è Calò …. (inc) ….”
Claudio: “we geometra …. ditemi!”
Eduardo: “allora, devi venire …. sai dove Claudio?”
Claudio: “ si!”
Eduardo: “…dove sta l’hotel dei Congressi, tu, scendi da Gragnano…”
Claudio: “…he!.. .. si! …… l’hotel dei Congressi…”
Eduardo: “No scendi da Gragnano, prima di arrivare ….. dopo …… giri per Varano …. invece di girare, continui ad andare dritto, prima di arrivare all’hotel dei Congressi. c’è la frana a terra…”
Claudio: “… aha! ….. prima di arrivare …..”
Eduardo: “Scendendo da Gragnano, cento metri prima della …… prima, appena dopo l’autostrada! ….. cento metri sulla destra sta la frana a terra!”
Claudio: “…aha!….ora veniamo subito subito!”
Eduardo: “dobbiamo prendere ….. deve venire un bob cat, non si deve portare ne a rifiuto ne niente perchè qua è Provincia, noi non possiamo …… come Comune, non possiamo metterci le mani ……. però, voglio vedere se sotto c’è qualcuno e quindi facciamo una piccola somma urgenza”
Claudio: “…va bene!”
Eduardo: “perlomeno”
(si accavallano le voci)
Claudio: “va bene, veniamo con il bob cat”
Eduardo: “Hai capito?”
Claudio: “Va bene…”
Eduardo: “Che tempo ci impieghi? ….. vedi che ci sta la ……. la Polizia, stanno tutti quanti, sta ……. sta la Rai, ci sta tutto quanto!”
Claudio: (incomprensibile)
Eduardo: “…Quanto tempo ci metti..?”
Claudio: “Una mezz’ora, un dieci minuti, un quarto d’ora!”
Eduardo: “ok…va bene”
Claudio: “va bene, ciao”
Eduardo: “ciao”.

 12. continua

(nella foto la sede del comune di Castellammare e nel riquadro Liberto Paturzo)

Sarno: accusa i commerciati delle dimissioni di Milone su Facebook: “Mentalità ottusa e poco professionale

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Ha pubblicato su Facebook un post che fa riferimento alle dimissioni dell’assessore al commercio Raimondo Milone segnalato da alcuni utenti. “Spero che non sia un atto politico, ma procurato da una ottusa mentalità di fare commercio a Sarno – il post comparso sulla pagina “Io Amo La Mia Città- Sotto qualsiasi ”stella” il Commercio nella nostra città da segni di sofferenza per una montagna di ragioni, la prima è quella legata proprio alla conduzione poco professionale dell’esercizio. Fortunatamente non in tutte le categorie”. Un duro attaccato contro i negozianti sarnesi “colpevoli” di aver portato al capolinea l’esperienza politica del ormai ex assessore della Giunta Canfora. Le attività commerciali presenti sul territorio stanno attraversando un serio problema legato alla crisi economica che attanaglia i vari settori da troppo tempo ormai; Tasse, consumi in calo, costo degli affitti altissimo, complice la crescita del commercio online e dei centri di
larga distribuzione hanno portato tanti esercenti ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega, alcune una volta veri e propri volani dell’economia cittadina. La liberalizzazione del decreto Monti poi ha tolto ogni regola, cittadini e la stessa classe politica sono diventi negli anni protagonisti del depauperamento dei negozi. Un’analisi rigorosa e realistica dei fatti che aleggiano come uno spettro nelle stanze di Palazzo San Francesco all’ombra delle dimissioni di Raimondo Milone fatte sulle base di scelte sicuramente non imputabili ai commercianti sarnesi definiti loro malgrado ottusi e poco professionali.

Gragnano, l’opposizone: “Ancora nessuna idea sulla riqualificazione dello scalo merci di piazza ferrovia”

In questi anni, a più riprese, abbiamo chiesto alla maggioranza risposte e chiarimenti in riferimento alle strutture pubbliche da riqualificare a vantaggio della collettività.
Come sempre zero risposte, ma non demordiamo e proviamo questa volta a chiedere alla maggioranza quale idea è al vaglio per quanto riguarda l’ex scalo merci di Piazza Ferrovia, che suo malgrado quest’estate abbiamo appreso sia stato utilizzato per lo sversamento del materiale di risulta del cantiere di restyling dei marciapiedi di via vittorio veneto.
In questi anni, sulla sorte dell’area ne abbiamo sentite davvero tante: un parcheggio di circa 200 posti, un’area verde da destinare ai mercati rionali e si era anche parlato di attivarsi presso gli organi preposti al fine di riattivare il collegamento su ferro tra Gragnano, Castellammare e Torre Annunziate attraverso la riconversione della tratta della Rete Ferroviaria Italiana, dismessa anni fa, in una linea tranviaria leggera.
Non entrando nel merito delle proposte, che portate nelle apposite commissioni, valutate dettagliatamente con oculate analisi costi/benefici potrebbero essere tutte meritevoli di approvazione, chiediamo qual è l’idea della maggioranza e se è già in uno stato avanzato un progetto chiediamo di conoscerne gli aspetti e lo stato delle cose.

Quarto, Lucia morta per una malattia rara non per un cancro

Quarto.La sua morte ha sconvolto la famiglia, gli amici e quanti la conoscevano. Lucia Neomi Florio, 18 anni tra qualche mese, studentessa di Quarto morta quattro giorni fa. La famiglia dopo i funerali intende far sapere la verità sulla sua morte avvenuta non per un tumore come erroneamente riportato da più parti. La ragazza è morta per una encelopatia autoimmune, una malattia rara che in due mesi l’ha stroncata. La famiglia chiede che sia scritta la verità sulla sua morte perchè trattandosi di una malattia rara e al momento incurabile vorrebbe che si cominciasse a parlare dell’encelopatia autoimmune affinché la scienza cominci ad occuparsene. L’encefalite autoimmune è una forma molto rara di encefalite, che consiste in un’infiammazione del cervello di origine batterica, virale, fungina o protozoaria. Di questa patologia non si conosce ancora molto, infatti, le cause sono sconosciute, ma è noto che può insorgere più frequentemente nei bambini e nelle giovani donne, come nel caso di Lucia.

Rifiuti zero, da Salerno al via il tour con il sottosegretario Micillo

Il Movimento Cinque Stelle aderisce all’iniziativa “Zero Waste”, Rifiuti zero. Il tour nazionale, giunto alla undicesima edizione, partirà sabato prossimo, 12 gennaio, alle 17,30, con un incontro nella sala Bottiglieri della Provincia di Salerno. L’iniziativa toccherà diverse regioni. Tappe già programmate in Campania, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Basilicata. L’obiettivo è di sensibilizzare i cittadini alla cultura del riciclo, facendo del rifiuto una risorsa.
All’incontro, con il sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo, saranno presenti l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Isabella Adinolfi, la deputata M5S Virginia Villani e il consigliere regionale M5S Michele Cammarano.
“Sulle politiche ambientali bisogna invertire la tendenza e farlo presto – spiega Cammarano – e con le politiche e i primi provvedimenti del nostro ministero per l’Ambiente siamo sulla strada giusta. È necessario non solo insistere sulla sensibilizzazione, partendo dalle scuole per diffondere le buone prassi, ma insistere anche far capire che una strategia alternativa per lo smaltimento dei rifiuti è possibile”.

Sicurezza: l’Anci lunedì incontra il premier Conte

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Se sia soltanto una tregua momentanea o invece la fine definitiva di un braccio di ferro protrattosi per giorni ce lo diranno le prossime ore. E forse proprio l’incontro di lunedi’ con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte potra’ contribuire a pacificare una volta per tutte gli animi dei sindaci. Oggi quindi il Consiglio Direttivo dell’Anci pare essere riuscito a riportare armonia dentro l’organizzazione. Il tutto dopo giorni di scontri aspri, nati dopo le prese di posizione di Orlando e de Magistris sulla legge sicurezza. A cui hanno replicato piu’ di 400 sindaci, prevalentemente di centrodestra, che hanno difeso strenuamente la norma proposta dal ministro dell’Interno. Il calumet della pace muove principalmente su tre proposte: la possibilita’ di mantenere l’accesso allo Sprar delle persone vulnerabili; l’applicazione di modalita’ uniformi per la presa in carico da parte delle Asl dei richiedenti asilo; il diritto a conoscere le persone presenti nei centri di accoglienza, con numero di componenti, sesso e eta’. “Al governo chiederemo un approfondimento tecnico – ha spiegato Decaro al termine del Direttivo – che molto probabilmente portera’ all’emanazione di una circolare”. L’associazione dei Comuni chiedera’ poi anche una verifica del costo dei migranti, “perche’ con 45 euro a persona non e’ possibile coprire i costi da parte dei sindaci”. Ma bisogna fare in fretta, ha aggiunto, “perche’ sulla legge sulla sicurezza non possiamo aspettare i tempi della Consulta, dobbiamo intervenire prima”. Decaro e’ poi entrato nel merito della contrapposizione tra sindaci: “ci sta che i sindaci abbiano sensibilita’ diverse, ed e’ anche giusto che ogni singolo sindaco esprima una sua propria posizione, ma questa non e’ la posizione dell’Anci”. Ha detto la sua anche sui sindaci favorevoli al decreto: “quelle firme servivano a chiarire la posizione che l’Anci ha sempre espresso, tra l’altro in Commissione Immigrazione e nel Consiglio Nazionale, il tutto per ben 12 volte. E oggi in sostanza abbiamo confermato che l’Anci opera ogni volta una forma di mediazione”. Secca la presa di posizione del coordinatore dei sindaci pro-decreto, Guido Castelli, che ha messo nel mirino il primo cittadino di Palermo: “le recenti dichiarazioni di Leoluca Orlando hanno gettato benzina sul fuoco e grazie all’iniziativa dei 400 si e’ evitato il peggio. Antonio De Caro ha pienamente condiviso le nostre valutazioni e lo ringraziamo per questo. Parlare del decreto sicurezza – ha aggiunto Castelli – come di un provvedimento ‘disumano e criminogeno’ ci allontana dalla verita’ e dall’opportunita'”. Soddisfatto il sindaco di Firenze Dario Nardella, secondo il quale “dal confronto l’Anci ne esce piu’ forte di prima, quindi direi che il tentativo di spaccare dall’esterno l’associazione non e’ riuscito”. Non senza aggiungere che “e’ chiara la nostra posizione di migliorare le leggi, che in ogni caso vanno rispettate”. Tranchant il sindaco M5S di Livorno, Filippo Nogarin, che ha chiesto di smetterla “con le pantomime” visto che “il tentativo di voler mettere i sindaci contro il governo e’ stancante”. Non molla invece il sindaco di Palermo Orlando, che ha spiegato di voler continuare il suo impegno “per verificare la costituzionalita’ della legge sulla sicurezza e su questo – ha promesso – vado avanti”. Piena sintonia con il suo omologo di Napoli Luigi de Magistris, che piu’ volte a margine del direttivo Anci e’ tornato sul concetto di “interpretazione in modo costituzionalmente orientato delle leggi”. Anche se, ha ammesso, “le leggi vanno rispettate e non cestinate”.

La polizia di Las Vegas chiede l’esame del Dna di Cristiano Ronaldo per accuse di stupro. Il suo legale: ‘Fu consenziente’

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La polizia di Las Vegas ha disposto che Cristiano Ronaldo si sottoponga all’esame del Dna. L’obiettivo è comparare i risultati del test con le tracce di Dna trovate sugli abiti della donna che lo accusa di una presunta violenza sessuale. Lo riferisce il Wall Street Journal. La richiesta del campione di DNA di CR7 – secondo il sito Tmz – sarebbe già stata inoltrata alle autorita’ italiane per confrontarlo con quello sull’abito della donna. Mayorga accusa Ronaldo di avere abusato di lei in un hotel di Las Vegas nell’estate del 2009.All’epoca la donna denuncio’ il fatto anche se non fece subito il nome dell’attaccante che all’epoca giocava per il Manchester Utd. La stessa Mayorga fece poi marcia indietro qualche mese dopo, anche per via di un accordo con i legali di Ronaldo in cambio di 375 mila dollari per far ritirare le accuse. Nei mesi scorsi, però, la donna è tornata all’attacco tanto che la polizia americana ha riaperto il caso, fino alla richiesta del campione di DNA del campione portoghese. Il rapporto tra Cristiano Ronaldo e l’ex modella statunitense Kathryn Mayorga e’ stato “consensuale” ed e’ quindi normale che sugli abiti della donna possano trovarsi tracce di dna. Lo afferma in una nota Peter S. Christiansen, legale del calciatore portoghese. “Ronaldo ha sempre sostenuto, come fa oggi, che quanto accaduto a Las Vegas nel 2009 e’ stato di natura consensuale – afferma il difensore – Non sorprende quindi che il Dna possa essere presente, ne’ che la polizia faccia questa richiesta standard nelle loro indagini”.

Sileri (M5S): ispettori faranno luce su formiche al S.Giovanni Bosco

“Oggi gli ispettori del ministero della Salute hanno effettuato delle verifiche all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, dove per tre volte è stata segnalata la presenza di formiche. Le immagini della paziente intubata ricoperta di formiche difficilmente la dimenticheremo…così come difficilmente dimenticheremo le frasi del Governatore sulla morte dei tre bambini a Brescia, ben più grave di ‘un imbecille che fa una foto di una formica’…una cosa, sempre per parafrasare De Luca ‘sgradevole, ma che può succedere’… Dal canto nostro, invece, speriamo che non accada più e ci auguriamo di non dover ascoltare frasi di scarsissima sensibilità nel rispetto della sofferenza dei pazienti e del dolore dei familiari dei deceduti”. Così, in una nota, il senatore del Movimento 5 Stelle, Pierpaolo Sileri, presidente della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.

De Magistris a Salvini: “Sono con De Laurentiis e Ancelotti”

”Ha ragione la squadra e la società azzurra. Hanno il mio pieno sostegno. Quando si fanno sentire con cori razzisti e discriminatori, come è capitato Koulibaly, la partita si deve interrompere”. Lo dice all’Adnkronos il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, replicando alle parole del vicepremier Matteo Salvini, che oggi ha ribadito la sua contrarietà a bloccare una partita di calcio in caso di cori discriminatori, come chiesto dal club azzurro e dal mister Carlo Ancelotti alla luce di quanto accaduto durante il match Inter-Napoli al giocatore partenopeo Kalidou Koulibay. Il sindaco di Napoli lancia una provocazione: ”Per me l’idea simbolica ed efficace in questo caso, è quella di sedersi al centro del centrocampo e di aspettare che si creano le condizioni di civiltà sportiva per riprendere la partita di calcio”

Bimbo 6 anni scompare inseguendo un cane, ritrovato dopo ore

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Sono state ore di apprensione, nell’Alessandrino, per le sorti di un bambino di sei anni. Nel tardo pomeriggio il piccolo, forse per rincorrere un cane, si e’ allontanato dall’azienda agricola La Conchita di Predosa, dove la famiglia residente a Varese si e’ recata per far visita ad un parente, ed e’ scomparso. A dare l’allarme sono stati i genitori La loro telefonata al 112 ha fatto scattare subito le ricerche, che si sono concluse soltanto dopo oltre tre ore col ritrovamento di Joseph. Le sue condizioni, riferisce il comandante provinciale dei vigili del fuoco Claudio Giacalone, sono buone. Alle ricerche, con carabinieri, forestali e appunto vigili del fuoco, hanno partecipando anche i volontari – una cinquantina – della Protezione Civile. Mobilitate anche le unita’ cinofile molecolari dell’Arma, nella zona sono state installate le luci, necessarie per proseguire le attivita’ nel buio. “Andremo avanti a oltranza”, aveva promesso prima del ritrovamento il sindaco di Predosa, Giancarlo Rapetti, che a sua volta aveva radunato alcuni volontari. Madre ecuadoriana e papa’ italiano, il bimbo e’ ospite in questi giorni dello zio, che lavora nell’azienda agricola da dove e’ scomparso, nella zona industriale di Predosa, non lontano dallo stabilimento Saiwa, dall’autostrada A26, dal fiume Orba e dalla ferrovia, al confine con il Comune di Capriata d’Orba. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Novi Ligure, il piccolo stava giocando con il cane da caccia dello zio, quando e’ scomparso. L’uomo avrebbe riferito ai militari di averlo perso di vista per pochissimi secondi. Una delle ipotesi e’ che il cane si possa essere allontanato attratto dalla presenza di qualche animale, forse cinghiali visto che ultimamente sono stati avvistati alcuni esemplari. Quando e’ scomparsa, il bambino indossava una felpa verde e un giubbotto scuro. Forze dell’ordine e volontari hanno battuto palmo a palmo la zona, estendendo le ricerche passo dopo passo dal cortile dell’azienda agricola in cui era stato visto l’ultima volta. Col passare dei minuti si sono moltiplicati, anche sui social, gli appelli a chiunque avesse visto qualcosa. Fino al lieto fine del ritrovamento, nei pressi di un’altra tenuta agricola lungo la strada provinciale. Il bimbo, spaventato e infreddolito, sta bene.