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Francesca Coppola, giovane dottoranda, scopre un inedito: Pasolini abbagliato da Rafael Alberti

Una vera e propria venerazione rimasta però, finora, nascosta. Lo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini era letteralmente abbagliato da Rafael Alberti, il poeta spagnolo esule in Italia. Tanto da definire se stesso al suo confronto soltanto “un poeta apprendista”. A far conoscere la profonda ammirazione da lui nutrita è Francesca Coppola, ventinovenne napoletana e dottoranda di ricerca in letteratura spagnola all’Università di Salerno, che ha trovato un dattiloscritto autografo inedito di Pasolini, con correzioni a mano, fra le sue carte custodite all’Archivio Contemporaneo “A. Bonsanti” del Gabinetto Scientifico letterario G. P. Vieusseux di Firenze. Il testo di Pasolini è dedicato alla celebre silloge “Sobre los ángeles” di Alberti, tradotta in Italia da Vittorio Bodini per la collana Bianca di Einaudi con il titolo “Degli Angeli” nel 1966. La scoperta ha una caratteristica singolare: Francesca Coppola, impegnata nella tesi dottorale su Alberti, è riuscita a trovare quello che il poeta spagnolo aveva confessato di cercare invano e avrebbe voluto conservare. È chiaro il perché: “Lo guardo come un negro, che non ha mai visto un bianco, guarda un bianco” dice Pasolini abbinando stupore ed elogio. Come rileva Francesca Coppola: per lui “la lirica dell’autore spagnolo è insieme sorpresa e rivelazione”. L’inedito pasoliniano ha trovato finalmente un suo spazio nelle pagine del saggio “Su Rafael Alberti: un dattiloscritto autografo (e inedito) di Pier Paolo Pasolini”, sulla pubblicazione scientifica “SigMa: rivista di letterature comparate, teatro e arti dello spettacolo” dell’Associazione Sigismondo Malatesta, edita da Federico II University Press e diretta dalla docente di letteratura spagnola Flavia Gherardi. Nel suo saggio, la dottoranda Francesca Coppola ricostruisce le fasi dell’interesse di Pasolini per la poesia spagnola e offre uno studio con edizione critica del testo: inedito nato come intervento da tenere in pubblico e oggi divulgato con l’autorizzazione dell’erede e cugina Graziella Chiarcossi. L’intellettuale lo lesse senza consegnarlo a nessuno in occasione della presentazione di “Degli Angeli” avvenuta il 30 maggio del 1966 in via Veneto 56 a Roma, nei sotterranei della Libreria Einaudi, chiusa da tempo. Oltre a lui e all’autore, erano presenti Bodini, l’ispanista Ignazio Delogu e il poeta Gianni Toti. Pasolini, sorpreso dallo straordinario livello del poeta spagnolo, a sua volta sorprende con l’inedito: parlando di Rafael Alberti tende a far rimpicciolire il proprio valore intellettuale. Come osservato da Francesca Coppola, “non legge la poesia in quanto poeta ma – è egli stesso a scriverlo nell’autografo dedicato a – lo fa come un filologo, come un linguista”. Pertanto, continua Coppola, “la sua analisi è quella di uno specialista all’opera che sente il suo mestiere ingenuamente e al tempo stesso come un dovere”: “alla spontaneità della vocazione si accompagna la ricerca obbligata, percepita quale vincolo a cui tener fede”. Insomma, “dinanzi alla incalcolabile diversità della poesia albertiana” il “dovere si riduce a un compito inapplicabile, come a volersi difendere dal cadere in errore”. D’altra parte, aggiunge la ricercatrice, “la statura lirica di Alberti era effettivamente grande: non solo per la varietà delle modalità stilistiche da lui adottate o dei temi trattati che ne scandirono il prolifico poetare, ma anche per ciò che il più longevo membro di una stagione mitica – la Generazione del ’27 – rappresentava”. Quella generazione unica sotto il profilo letterario di cui faceva parte anche Federico Garcia Lorca, suo amico fraterno. Oppositore instancabile della dittatura di Francisco Franco e simbolo dell’ideale repubblicano, Alberti fu costretto a vivere 38 anni lontano dalla sua Spagna (dove morì nel 1999). Davanti alla qualità del poeta spagnolo, Pasolini riconosce: “Credo che non ci sia razza di poeta più diversa da me di quella di Rafael Alberti”. Proprio per questo vuole far tesoro del suo talento: “Tutto quello che so della poesia, non vale infatti per conoscere Alberti. Tutto quello che so l’esaurisco per fare poesia io stesso, e per farne esperienza nel leggere, da critico, gli altri poeti che un po’ mi somigliano. Ma la più bella cosa del mondo è continuare ad apprendere. Chi di noi non desidererebbe essere sempre apprendista, ragazzo di bottega? È così che mi sento leggendo Alberti. Come un ragazzo che entra a imparare il lavoro a una bottega, e vede il maestro intento all’opera: un’alta montagna di cristallo”. Rafael Alberti appare quindi per Pasolini, è ancora Francesca Coppola a rilevarlo nel saggio su “Sigma”, come “il maestro di fronte al quale ogni giudizio è superfluo”. L’inedito scovato dalla ricercatrice nelle cartelline del Vieusseux (datato con esattezza soltanto grazie alle ricerche compiute successivamente) rivela lo sguardo denso di meraviglia di Pasolini, contemporaneamente sia modesto nell’ammettere la grandezza di Rafael Alberti che critico eccezionalmente capace di far risaltare tutta l’essenza della sua poesia. Ci riesce con ben ventotto interrogativi, tutti volti a sondare l’afflato lirico di Alberti: “Dunque tu fai poesia così? E sei poeta? Ma come è possibile, se a me pare che ci sia un unico modo di esser poeta, il mio?”. Dalle valutazioni mirate, dedicate alla raccolta “Degli Angeli”, Pasolini allarga sistematicamente le sue riflessioni allo spessore generale dell’opera di Alberti. Ma i suoi angeli lo colpiscono non poco. Al punto da chiedersi il perché dell’allontanamento del poeta spagnolo dalla descrizione del reale.

Risulta in malattia ma fa l’arbitro all’estero, denunciato operatore del tribunale

Si assentava dal lavoro per malattia, contando sulla complicita’ di un medico che firmava i certificati, ma andava ad arbitrare all’estero. Per questo un operatore amministrativo del Tribunale di Taranto e lo stesso medico sono stati denunciati in concorso per truffa aggravata ai danni dello Stato. La Guardia di finanza di Taranto ha eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” di beni e disponibilita’ finanziarie, per un totale di 32mila euro, nei confronti di entrambi. Secondo le indagini, il dipendente del Ministero della Giustizia, ora in pensione, in oltre due anni, ha prodotto certificazioni attestanti riposi medici per un totale di 243 giorni. In particolare, e’ emerso che in 80 dei giorni di malattia, il dipendente ha partecipato a manifestazioni sportive tenutesi sia in Italia che all’estero, in qualita’ di arbitro e/o componente di commissioni di gara di una Federazione Sportiva Italiana. L’importo di 32mila euro e’ pari al complessivo del danno erariale provocato, riferito alle retribuzioni percepite nelle giornate di “malattia” dedicate invece alle attivita’ sportive, nonche’ delle tasse evase riferite ai compensi elargiti al funzionario pubblico dalla Federazione Sportiva, non indicati dallo stesso nelle dichiarazioni dei redditi.

Ottaviano, bloccato furgone con merce rubata pronta per essere venduta: sequestrati olre 23mila articoli

Oltre 23mila articoli rubati sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Napoli. Le fiamme gialle della compagnia di Ottaviano, nel corso di un controllo a San Giuseppe Vesuviano (Napoli), hanno fermato un furgone con targa bulgara. Al suo interno hanno trovato numerosi cartoni contenenti diversi articoli, tra cui oltre 1.500 capi d’abbigliamento. Dai primi accertamenti, i prodotti sono risultati rubati nel mese di settembre dell’anno scorso. A seguito di una perquisizione svolta in un locale nel centro della città, è stato trovato un ‘negozio parallelo’. All’interno del locale, sconosciuto al fisco, sono stati scoperti migliaia di capi di abbigliamento, scarpe, borse, ombrelli e accessori, prodotti per la cosmesi e di erboristeria di marchi nazionali e internazionali, alcuni dei quali ancora con il dispositivo antitaccheggio. Insieme agli articoli è stato sequestrato anche il mezzo e il locale. Un cittadino italiano incensurato è stato denunciato per ricettazione.

Cerca di portare la droga in carcere al fratello: arrestata 30enne napoletana

Una trentenne napoletana ha tentato di introdurre un panetto di hashish nel carcere di Benevento per cederlo, durante il colloquio settimanale, a un suo parente detenuto. Sono stati i cani antidroga Barry e Igor ad incastrare la giovane, che e’ stata arrestata prima dell’ingresso nell’istituto penitenziario e messa ai domiciliari, nell’ambito dei controlli eseguiti dal comandante dei “baschi azzurri” Linda De Maio in collaborazione con il Reparto Specializzato del Nucleo Regionale Cinofili Campania. “Cospicuo il bilancio dei controlli eseguiti ieri – commenta Ciro Auricchio, segretario regionale dell’Uspp – con circa diecimila euro di contravvenzioni per violazioni del CdS, un arresto, sequestro di autovetture e droga oltre a perquisizioni domiciliari nel Napoletano”. L’operazione e’ stata condotta in coordinamento con il Reparto di Polizia Stradale di Benevento e la Stazione Carabinieri di Monteruscello.

Il grande gesto del calciatore salernitano: dona il rene al fratello per farlo vivere

Giuseppe, per tutti Peppe Peluso, storico capitano dell’Alma Salerno (società di calcio a cinque), nel vedere suo fratello maggiore di cinque anni soffrire, ha deciso di donargli un rene. “Mio fratello stava male, era in dialisi ormai da due anni. Lo vedevo soffrire e ho preso una decisione necessaria, meditata. Gli ho detto eccomi, ci sono”. I due fratelli, lo scorso 18 dicembre, al Policlinico di Padova, si sono sottoposti all’intervento che se priva un po’ l’uno, aiuta sicuramente a vivere un po’ meglio l’altro. La donazione di un organo è un atto di grande generosità e altruismo e nella famiglia Peluso è uno stile di vita. Già nel 2003, come riporta Il Mattino,  a causa di una insufficienza renale, il papà Antonio ex cronista sportivo e oggi dirigente e direttore generale dell’Alma Salerno, donò un rene al figlio Michele.
Lo scorso 18 dicembre, invece è toccato al fratello Peppe che insieme a Michele si sono sottoposti all’intervento di espianto e trapianto presso il Policlinico di Padova sotto le cure dell’équipe del professore Rigotti. “Adesso vedo mio fratello sereno sospira Peppe, che da un paio d’anni è diventato anche papà”. Proprio come avviene in una squadra di calcio Giuseppe spiega il sentimento di unione che lega la sua famiglia: “Sono cresciuto in una famiglia di sani principi: valori forti, sempre tutti per uno e uno per tutti. Lo sport mi ha insegnato la lealtà, lo spirito di sacrificio, il rispetto. Nello sport ho ritrovato mio padre come guida ed esempio. A lui mi sono rivolto quando ho dovuto prendere la decisione più delicata, mica una passeggiata. Un trapianto è un trapianto, ma lui l’aveva fatto prima di me”.

Animali da compagnia, tutti pazzi per i conigli

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Sempre più italiani amano la compagnia di piccoli coniglietti. Cresce il numero di famiglie che ospita nella propria casa questi piccoli batuffoli, capaci di portare affetto e allegria. Ma cosa sapere su questo animale da compagnia?

Tutto per i conigli, sceglilo on line

La prima cosa da sapere è che questi animali hanno bisogno di attenzione e cure. E’ necessario fare attenzione alla loro alimentazione e alla definizione degli spazi. Per tutto questo non c’è alcun problema, basta un semplice click per approfittare delle migliori offerte del portale www.petingros.it. In questo modo è possibile garantire al tuo animale da compagnia le migliori attenzioni.

Più semplici da gestire di cani e gatti?

Che sia più semplice gestire un coniglietto rispetto a un cane o a un gatto è un errore che fanno in molti. I cuccioli vanno sempre educati, proprio come se si trattasse di un gattino o di un cagnolino. Tra gli animali d’affezione, il coniglio è al terzo posto, alle spalle di cani e gatti. Cosa insegnare a questi cuccioli? Le cose da insegnare sono tante, vanno dall’uso della cassettina igienica a come interagire e relazionarsi con i membri della famiglia.

Una scelta da ponderare

Come sempre, la scelta di prendere in casa un animale domestico deve essere valutata attentamente, proprio perché si traduce presto in richiesta di attenzioni e cure. Perché si sceglie il coniglio? Troppo spesso per i motivi sbagliati. C’è chi lo vede come una valida alternativa ai più vivaci cani e gatti ma non è così. Si tratta di un animale sensibile, vivace, affettuoso e dotato di una personalità chiara e definita. non è e non può essere una terza scelta.

 A cosa prestare attenzione

I conigli necessitano di spazi, non possono vivere sempre in gabbia e hanno bisogno di affetto e gioco, di alimentazione adeguata e cure veterinarie qualificate. Da non sottovalutare, poi, il fatto che il coniglio è un animale sociale e che necessita di compagnia. Non hai tempo per coccolarlo e farlo giocare ma proprio non riesci a rinunciare all’idea di adottarne uno? Allora prendine due, così potranno tenersi in compagnia tra loro. Anche in caso di adozione di animali abbastanza grandi d’età è possibile prenderne due, l’importante è che si conoscano già. Come detto, sono animali per i quali le relazioni contano e nel caso in cui si ignorasse questo dettaglio, non trascurabile, il rischio è quello di risse continue.

Quanto vivono i conigli?

Tra le altre convinzioni errate c’è quella relativa alla durata della vita di questi animali domestici. Sono in molti a pensare che la loro vita sia breve. In realtà, non è proprio così. Nella maggior parte dei casi, nelle case italiane, la vita media dei conigli è compresa tra i tre e i quattro anni. Ma è una questione di natura? No, è troppo spesso una questione di cura non adeguata e di alimentazione poco corretta. La vita media di un coniglio, infatti, è di circa dieci anni e in alcuni casi riescono ad arrivare anche a quindici anni di vita.

Cosa mangia il coniglio

Attenzione all’alimentazione. E’ bene ricordare, infatti, che il coniglio è un animale erbivoro, mangia solo vegetali. Non va assolutamente trattato come se fosse un animale onnivoro.

Pompei e la Buffer zone: ultima corsa per il Map

Ci rimbalzano la notizie delle fibrillazioni che attraversano – più o meno trasversalmente – la maggioranza politica dell’Amministrazione retta dal Sindaco Pietro Amitrano a Pompei. Non entriamo nel merito perché dai rumors e soprattutto dalle stesse dichiarazioni del Sindaco sembra emergere un forte disagio di una parte consistente del PD verso la presenza “immanente” a Palazzo De Fusco del fratello del Sindaco Amitrano, Sergio, medico oncologo, attivo nella rete delle associazioni cattoliche longhiane e nel volontariato. La questione insorta non ci interessa più di tanto, ma siamo portati a pensare che i motivi sono più profondi o, almeno, ancora da ben chiarire, come è emerso da interviste riportate da vari organi di stampa locale ai membri della scricchiolante maggioranza PD. C’è anche chi la definisce “ex maggioranza”. A noi non piace abbandonarci a illazioni, sospetti e dicerie. Lasciamo quindi la notizia per riprenderla eventualmente ai suoi prossimi sviluppi. Parte invece da questo giornale un invito al Sindaco Amitrano a chiedere chiarezza per il ruolo della Citta di Pompei, nella Buffer Zone UNESCO. E lo facciamo, perché non basta affatto la sua intervista rilasciata a Lira TV, facendo apparire sullo schermo una videata sbiadita sul territorio a valle della Via Plinio, frontistante la Pineta Demaniale, la quale per la moria dei pini si va spennacchiando in maniera indecente, dopo la atroce potatura di qualche mese fa. Intanto l’ecomostro di Porta di Stabia sembra essere arrivato alla ultimazione. O quasi…
Abbiamo dedicato il nostro ultimo articolo al Master Plan della Buffer Zone (ndr: purtroppo siamo costretti a un anglicismo di troppo, ma necessario per … farci capire!). Ci riferiamo al Piano di Gestione UNESCO per la zona cuscinetto degli Scavi di Pompei. Insomma quella circostante e coinvolta nei circuiti turistici legati agli Scavi di Pompei. Essa ha anche un comitato di Gestione di cui fanno parte con diritto di voto tre Ministri: BBCC, Trasporti, Coesione Territoriale. Altri soggetti istituzionali previsti sono il Presidente della Regione, il Sindaco Metropolitano, nonché i Sindaci dei 10 comuni che rientrano nell’area Buffer Zone. Trova posto tra i soggetti istituzionali anche un soggetto privato, un Consorzio di una decina di Imprese, definito una decina di anni fa NaplEst al momento della sua costituzione per l’area orientale di Napoli. Da due o tre anni esso però ha assunto il nome di “NaplEst e Pompei”, quasi in coincidenza con l’avvio del Grande Progetto Pompei.Per quanto si sa, la Buffer Zone si estende da Portici a Terzigno. E qui casca l’asino, anzi il primo asino, perché ne vedremo cascare altri.
Andiamo avanti quindi con la prima anomalia… asinina. Intanto la Buffer Zone di Pompei, cioè la “zona cuscinetto” degli Scavi di Pompei è tutto tranne che cuscinetto. Il Comune di Pompei infatti fa anche da confine meridionale e orientale della Buffer Zone, che ignora Scafati e anche S. Maria la Carità, cittadine confinanti a Est e a Sud. Non si capisce il motivo di tale esclusione, ma se ne prende atto. Problemi di provincia per Scafati? Segnaliamo però che il Polverificio Borbonico, ubicato in territorio scafatese, quindi salernitano, è stato dato in gestione alla Soprintendenza di Pompei e che Osanna annunciò una monorotaria (sic!) si collegamento tra Scavi di Pompei e Polverificio (ri.sic!!).
E’ un dato però che la Città di Pompei, dopo il primo triennio di spesa indirizzata soltanto all’interno delle mura antiche, passa da centro della Buffer Zone a periferia di essa. Lo scriviamo con amarezza, ma passiamo la palla alla Amministrazione Comunale Amitrano e alla Collettività pompeiana.
Una ulteriore considerazione non possiamo evitare di farla e riguarda ancora la Città nuova, che è stata suddivisa malamente in due parti per quanto riguarda le competenze su Archeologia, Paesaggio e Monumenti. Infatti, come hanno imparato i cittadini pompeiani a proprie spese, il territorio comunale dipende da due diverse soprintendenze: quella Mista per la Provincia di Napoli – cui sono affidati tre “quarti” del territorio – e il Parco Archeologico, cui rimane il quarto “quarto”. Una follia amministrativa che si è ripercossa sulla Buffer Zone, dove è stata lasciata a se stessa la Città nuova, quella viva. E qui spezziamo una ulteriore lancia a sostegno della tesi di chi – come noi di Cronache – propone la realizzazione del Museo Archeologico Pompeiano nel centro Città, servito da una navetta ferroviaria che leghi la Stazioncina borbonica di Pompei Scavi ex FFSS con la Stazione di Pompei Città, ogni RFI, Rete Ferroviaria Italiana attraverso l’uso di treni d’epoca borbonica. Ma qui passiamo di nuovo la palla all’Amministrazione Comunale, suggerendo di porre il problema alla nuova Reggente del parco Archeologico Alfonsina Russo, che – provenendo dal Parco del Colosseo a Roma – capirà la rivendicazione turistica della Città nuova, attualmente esclusa dai flussi da e per gli Scavi Pompeiani.E’ l’ultima corsa per Pompei, quella viva. Sia chiaro!
Chiudiamo con il Piano Unesco, in sigla PDG. Esso è per norme e prassi consolidate un Piano di Gestione, non soltanto un Piano di Interventi. Ben poco filtra tra le strette maglie del riserbo, oltre che dal Documento ottobrino della Commissione Parlamentare Beni Culturali presieduta dall’On. Luigi Gallo, sostenitore della tesi della valorizzazione del Distretto della bellezza, da Pompei a Portici. E qui casca il terzo asino, perché gli interventi – di matrice regionale, soprattutto cinematici, su ferro/su gomma, e insediativi – sembrano prevalere nettamente, nel “paniere” dei fondi disponibili per il cofinanziamento europeo. E le danze le comanda da sempre chi dirige l’orchestra. O no?

 Federico L.I. Federico

‘Ndrangheta: arrestato Giuseppe Bloise, “boss della montagna”

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I carabinieri della compagnia di Scalea hanno arrestato stamane Giuseppe Bloise, detto il “boss della montagna”, accusato di due episodi di estorsione e tentata estorsione aggravati dal metodo mafioso, ai danni di imprese appaltatrici di lavori pubblici eseguiti nel comune di Santa Domenica Talao. I militari lo hanno sorpreso in un bar del centro del Cosentino, notificandogli l’ordinanza del Gip distrettuale di Catanzaro emessa a suo carico. Le indagini sono state avviate in seguito alle denunce presentate dagli imprenditori taglieggiati e, gia’ nel mese di settembre 2018, avevano portato all’arresto in flagranza di Pasquale Forestieri e Lorenzo Pandolfi. L’ideazione, la promozione, la direzione ed il coordinamento delle attivita’ estorsive sul territorio di Santa Domenica Talao facevano capo a Bloise, boss ermergente, ritenuto promotore di una costituenda cosca autonoma, il quale, al fine di affermare il potere criminale sul territorio ed assumere il controllo delle attivita’ economiche, si avvaleva di persone che, ai suoi ordini, eseguivano le azioni delittuose. Gli estortori, dopo aver posto in essere atti intimidatori ai danni delle imprese appaltatrici di lavori pubblici operanti in zona, avvicinavano i responsabili avanzando richieste di cospicue somme di denaro. Nel settembre scorso, in seguito alla denuncia di un imprenditore, i Carabinieri di Scalea avevano organizzato una consegna controllata e, operando costantemente a tutela della sicurezza della vittima, subito dopo la consegna del denaro, avevano arrestato gli estortori in flagranza di reato. La successiva attivita’ investigativa avrebbe permesso di accertare che il mandante della richiesta estorsiva era Bloise, il quale mesi prima aveva avvicinato personalmente un altro imprenditore impegnato in lavori pubblici chiedendogli soldi. La contiguita’ di Bloise alla criminalita’ organizzata, gia’ emersa nell’ambito dell’indagine “Overloading”, sarebbe, quindi, secondo gli inquirenti, confermata. (

Neve sul Vesuvio: temperature giù in tutta la provincia di Napoli

Vesuvio imbiancato dalla cima fino alle quote piu’ basse: ecco come si presenta, questa mattina, il vulcano piu’ famoso al mondo a chi lo guarda da Napoli e dai comuni della provincia. Lo strato di neve, formatosi a causa delle piogge delle scorse ore, ricopre per intero la vetta fino a scendere giu’. Al momento tra Napoli e provincia le temperature sono fredde e il e’ cielo nuvoloso.

‘Troppe violazioni’, la Procura generale chiede di nuovo il carcere per Corona

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In affidamento terapeutico, che gli e’ stato concesso per curarsi dalla dipendenza dalla cocaina, Fabrizio Corona e’ andato nel ‘boschetto della droga’ di Rogoredo, alla periferia sud di Milano, a fare “l’agente provocatore”, a fingere di acquistare stupefacenti, malgrado tra le prescrizioni del suo programma ci sia il divieto di frequentare tossicodipendenti. Ed e’ per questo episodio, che risale al 10 dicembre, ma anche per una serie di altre violazioni, che la Procura generale, rappresentata dall’Avvocato generale Nunzia Gatto, ha chiesto ancora una volta ai giudici della Sorveglianza che l’ex ‘re dei paparazzi’ torni in carcere a scontare la pena per le condanne definitive. Gia’ un paio di mesi fa il magistrato aveva chiesto che gli venisse revocata la misura alternativa alla detenzione, facendo riferimento anche alle sue “ospitate rissose” in tv, tra cui uno scontro verbale al ‘Grande Fratello vip’ con la conduttrice Ilary Blasi. I giudici, pero’, il 30 novembre decisero di confermare per Corona l’affidamento terapeutico, come chiesto dal legale Antonella Calcaterra, parlando di esito “positivo” del suo percorso. Nel frattempo, la Procura generale ha fatto ricorso in Cassazione (udienza da fissare) contro questa decisione ed ha anche chiesto, in attesa della pronuncia della Suprema Corte, che l’ordinanza venga sospesa e l’affidamento torni ad essere “provvisorio”. Su questa istanza si e’ discusso oggi in udienza e i giudici (presidente La Rocca, relatore Calzolari) si sono riservati di decidere. Allo stesso tempo, tuttavia, nei giorni scorsi sulla base di una serie di “reati” e “violazioni”, per “fatti successivi” alla decisione favorevole a Corona, e’ stata presentata una nuova richiesta di revoca dell’affidamento. Tra questi, appunto, il caso del ‘boschetto della droga’ di dicembre, quando Corona lamento’ anche di essere stato aggredito mentre stava realizzando un servizio per il programma ‘Non e’ l’arena’ di Massimo Giletti. Secondo la Procura generale, pero’, l’ex ‘fotografo dei vip’ non poteva stare la’ a simulare acquisti di droga, in una sorta anche di “istigazione a delinquere” e avendo, tra l’altro, il divieto di frequentare tossicodipendenti. Su questi aspetti una relazione dei carabinieri e’ stata trasmessa in Procura e alla Sorveglianza. Tra i vari punti, poi, messi in rilievo nella richiesta di ‘sospensiva’ le numerose violazioni, secondo il pg, dell’affidamento terapeutico e delle misure di prevenzione, ad esempio, per i 35mila euro incassati per un’ospitata e non dichiarati. Per non parlare, inoltre, delle presunte diffamazioni di un magistrato e della stessa Ilary Blasi (Corona non e’ stato pero’ querelato). In piu’, l’ex agente fotografico, il cui fine pena e’ previsto per “giugno 2022”, non avrebbe mai risarcito le parti offese dei reati commessi di estorsione e bancarotta. Un quadro di “ripetuti comportamenti organizzati contro la legalita'”, a detta del pg che ha valorizzato una decisione della Sorveglianza del novembre 2016. I giudici all’epoca spiegarono che l’unico percorso positivo in affidamento era quello trascorso da Corona nella comunita’ di don Antonio Mazzi.

Apple scopre un ‘bug’ sugli iPhone: FaceTime ‘origlia’ prima telefonate

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Apple sta lavorando per risolvere il bug che consente ad alcuni utenti di iPhone di ascoltare altre persone tramite l’app di FaceTime prima ancora che queste rispondano allo loro chiamata. ”Siamo consapevoli del problema e abbiamo identificato una soluzione che sara’ diffusa con un upgrade del software piu’ avanti nel corso della settimana” afferma Apple. Il bug e’ emerso poco dopo il tweet dell’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, in cui veniva messo l’accento sulla necessita’ di agire e portare avanti riforme per tutelare la privacy. Il bug rinvenuto consente ad alcuni utilizzatori di iPhone di effettuare chiamate di gruppo con FaceTime e ascoltare la persona chiamata prima che questa risponda al telefono e a sua insaputa.

Caso Diciotti, Salvini: ‘Il processo non va fatto, rifarei tutto’

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Quella per la nave Diciotti e’ stata una decisione presa “nell’interesse pubblico”, per questo “va negata l’autorizzazione ai giudici”. Lo scrive il vicepremier Matteo Salvini in una lettera al Corriere della Sera in apertura di prima pagina. “La mia vicenda giudiziaria e’ strettamente legata all’ attivita’ di ministro dell’Interno e alla ferma volonta’ di mantenere gli impegni della campagna elettorale”, evidenzia Salvini citando i dati su sbarchi e rimpatri. “Non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilita’ di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato. Rifarei tutto. E non mollo”. “La valutazione del Senato e’ vincolata all’accertamento di due requisiti (ciascuno dei quali di per se’ sufficiente a negare l’autorizzazione): la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o il perseguimento di un preminente interesse pubblico”, spiega Salvini. “Il Senato non e’ chiamato a giudicare se esista il fumus persecutionis nei miei confronti dal momento che in questa decisione non vi e’ nulla di personale”. Infatti, prosegue il vicepremier, “i giudici mi accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco, in virtu’ del mio ruolo di ministro dell’Interno”. “Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata. E in questo non c’entra la mia persona. Innanzitutto il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico, posto a fondamento di precise disposizioni”, sottolinea il leader della Lega. “In secondo luogo, ci sono precise considerazioni politiche. Il governo italiano, quindi non Matteo Salvini personalmente, ha agito al fine di verificare la possibilita’ di un’equa ripartizione tra i Paesi dell’Ue degli immigrati a bordo della nave Diciotti. Questo obiettivo – conclude – emerge con chiarezza dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno del 2018”.

Campania: insediata la cabina di regia regionale per la Zes

Nella sala “De Sanctis” di Palazzo S.Lucia, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha insediato la Cabina di Regia regionale per la “Z.E.S. Campania” . La Campania e’ stata la prima Regione italiana a concludere l’iter per la Zona Economica Speciale all’esito di un approfondito lavoro di elaborazione e di un confronto con tutte le parti sociali al termine del quale e’ stato approvato il Piano di Sviluppo Strategico regionale. Il Piano ha individuato le aree che costituiscono la Zona Economica Speciale della Campania, si tratta di zone che, pur non risultando adiacenti territorialmente, presentano un nesso economico funzionale. In particolare, le aree regionali interessate sono i Porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia e le relative aree retroportuali, e comprendono: gli aeroporti di Napoli e di Salerno; gli interporti “Sud Europa” di Marcianise-Maddaloni e “Campano” di Nola; gli agglomerati industriali di Acerra, Arzano-Casoria-Frattamaggiore, Caivano, Torre Annunziata-Castellammare, Marigliano-Nola, Pomigliano, Salerno, Fisciano-Mercato San Severino, Battipaglia, Aversa Nord (Teverola, Carinaro, Gricignano), Ponte Valentino, Valle Ufita, Pianodardine e Calaggio; le aree industriali e logistiche di Napoli Est, Bagnoli, Nocera, Sarno, Castel San Giorgio e Contrada Olivola. La finalita’ della Zes e’ quella di sostituire una politica dell’offerta, caratterizzata da interventi a pioggia con una politica basata sui fattori di sviluppo e caratterizzata dall’uso integrato di diversi strumenti sia nazionali che regionali. In questa logica diventa essenziale il ruolo della Cabina di Regia regionale per definire le strategie di competenza regionale ed il coordinamento con le attivita’ del Comitato di Indirizzo . In altre parole la Cabina di Regia rappresenta il luogo di confronto politico operativo tra i vari livelli di “governance della Zes” cui compete sia la verifica di attuazione che l’ individuazione di eventuali correttivi da apportare. L’assessore Marchiello, che ha introdotto i lavori del tavolo, ha sottolineato tra l’altro, “che l’amministrazione adottera’ le necessarie misure di salvaguardia per garantire la permanenza delle imprese nelle aree Zes anche dopo la concessione degli incentivi”. Il Presidente De Luca dopo gli interventi dei componenti del tavolo che hanno mostrato soddisfazione per la celerita’ con cui e’ stata istituita la Cabina di Regia ha concluso i lavori evidenziando che l’amministrazione regionale intende mantenere gli impegni presi per la realizzazione della Zes Campania anche se siamo difronte a due incognite rilevanti: la prima riguarda l’entita’ dei fondi messi a disposizione dal Governo per gli incentivi, la seconda e’ quella relativa alla palude burocratica in quanto non sono ancora chiare le modalita’ e i termini della Semplificazione amministrativa previsti dal Decreto non ancora emanato dal Governo. Infine ai componenti della Cabina di Regia e’ stato consegnato un documento di sintesi relativo alle attivita’ svolte e a quelle in itinere per l’attuazione della Zes Campania. I componenti del tavolo Zes Campania sono: il presidente della Giunta Regionale, che lo presiede, l’assessore alle Attivita’ Produttive, l’assessore all’Urbanistica, i rappresentanti di Confindustria Campania, delle Organizzazioni sindacali dei lavoratori, di Unioncamere, di Anci, dei Consorzi Asi, dell’Autorita’ di Sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, degli Aeroporti ed Interporti, nonche’ esperti del mondo accademico scientifico e qualificati stakeholders.

Ragazzo ricoverato per meningite, era stato in visita a Montecitorio: scatta la profilassi in Parlamento

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Un ragazzo ricoverato per meningite a Roma, la mattina del 25 gennaio aveva partecipato al convegno sulla Shoah alla Camera dei deputati. I rischi di contagio per i presenti alla cerimonia sono comunque bassi anche se a scopo cautelativo le autorita’ sanitarie di Montecitorio suggeriscono ai presenti una profilassi a base di antibiotici. E diramano una lettera a tutti i parlamentari in cui si chiede di contattare gli uffici della Camera qualora collaboratori o altre persone da loro invitati siano stati “presenti” al convegno “trasmettere ed insegnare la shoah e’ impossibile?”, svoltosi lo scorso venerdi’ presso l’Aula del palazzo dei gruppi parlamentari.

Cardito, la confessione choc di Tony: ‘L’ho picchiato perché aveva rotto il letto appena comprato’

“È stato un momento di follia. Ho perso la testa quando mi sono accorto che i due bambini avevano rotto la sponda del letto matrimoniale, appena comprato con tanti sacrifici. Li ho presi a schiaffi e pugni, ma non ho usato la scopa: soltanto le mani”.  E’ la confessione choc di Tony ‘il diavolo’, il 24enne italo marocchino che domenica pomeriggio ha ucciso a botte Giuseppe un bimbo di sei anni figlio della sua compagna Valentina  Casa di 30 anni e feirto la sorellina Noemi di 7 anni mentre ha risparmiato l’altra bambina di 4 anni , sempre figlia di un primo matrimonio della donna. “Sono stato io a picchiarli, Vale era in un’altra stanza in quel momento. Ma non volevo e non credevo di fare così male a Giuseppe e Noemi. Tiriamo la carretta e ogni euro che entra in casa è un sospiro di sollievo. Davano fastidio, rompevano tutto, e non stavano al loro posto. Non c’ho visto più quando mi sono accorto del letto rotto”. Sta tutta qui la spiegazione assurda di una violenza inaudita che ha sconvolto la tranquilla domenica di Cardito e portato via la vita a un ragazzino di soli sei anni e segnato la vita della sorellina di sette. Tony Sessoubti Badre, figlio di padre italiano e madre magrebina, nato ad Acerra faceva il venditore ambulante. Aveva piccoli precedenti penali e come il padre (defunto qualche anno fa ) e la mamma aveva problemi di alcol. Ora è rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato e tentato omicidio con un decreto di fermo che il pm Paola Izzo della Procura di Napoli Nord ha firmato all’alba di ieri davanti all’avvocato Michele Coronella, del foro di Santa Maria Capua Vetere che difende il 24enne. Ora si attende l’interrogatorio davanti al gip perla convalida del fermo e la probabile firma di un’ordinanza cautelare in carcere. Ma quello che sta emergenza in queste ore è una situazione familiare piuttosto turbolenta. Non sarebbe stata la prima volta che Tony metteva le mani addosso al piccolo Giuseppe, il figlio della sua convivente Valentina Casa. Quella dell’episodio non isolato è una voce ricorrente a Cardito. Intervistato dal Tg Studio aperto, Angelo, un conoscente di Tony, ha infatti dichiarato: “Sabato ho visto Tony un po’ agitato perché ha dato un calcio al bambino davanti a me. Mi disse non ti preoccupare, questo mi sta portando all’esasperazione. Gli ho detto, devo chiamare i carabinieri?”. E tra l’altro un insegnante della scuola elementare “Marco Polo” di Cardito sostiene di aver visto Giuseppe, che frequentava quella scuola, con lividi e un occhio nero. Per questo, sarebbe scattata la procedura prevista in circostanze di questo tipo: la convocazione della madre del bambino per chiedere spiegazioni, con la predisposizione di una piccola relazione da consegnare ai servizi sociali del Comune. A quel punto, Valentina Casa, la mamma di Giuseppe, avrebbe fatto trasferire il figlio alla scuola elementare “Salvatore Quasimodo” di Crispano dove vive la mamma di Tony insieme con gli altri suoi figli. La motivazione ufficiale sarebbe stata che, in quel modo, la madre del convivente avrebbe potuto accompagnare il bambino a scuola. Una vicenda che risalirebbe al periodo tra settembre e ottobre, pochi giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico. E che ora alla luce di quanto accaduto domenica scorsa va riletta e rivista. Intanto Valentina si è trasferita a Massa Lubrense, suo paese di origine e dove vive la sua mamma, i suoi fratelli e sorelle e Fabrizio Dorice, il suo ex marito.

Tragedia di Cardito, la bimba chiede gnocchi e cartoni animati. Tony il ‘diavolo’ oggi dovrà spiegare perché lo ha fatto

Non appena si è ripresa dallo choc, la bimba ricoverata al Santobono in gravi condizioni dopo la brutale aggressione di Cardito ha chiesto ai medici un piatto di gnocchi e poi di poter vedere i suoi cartoni animati preferiti. La piccola è assistita da una équipe di psicologi e protetta e piantonata dalla polizia. Sulle sue condizioni il Santobono ha emanato una nota questa mattina. “La minore in oggetto – si legge nel testo – è attualmente ricoverata nel Reparto di Neurochirurgia in stanza singola sotto sorveglianza della Pubblica Sicurezza. La piccola è cosciente, in buone condizioni generali ed appare serena nel suo comportamento, supportata dal Personale Medico e Paramedico. Presenta contusioni e tumefazioni multiple al volto e al corpo. Gli esami diagnostici hanno escluso lesioni cerebrali e degli organi interni. E’ stata instaurata terapia antibiotica di copertura e le condizioni cliniche sono in miglioramento”. Tony Essoubti Badre, 24 anni, dalla scorsa notte e’ formalmente indiziato di omicidio volontario e tentativo di omicidio. Secondo gli investigatori della Procura di Napoli Nord  lui avrebbe picchiato, fino ad uccidere, nella giornata di domenica a Cardito, il figlio di 7 anni della sua compagna e ferito gravemente la sorellina della vittima, appena piu’ grande di un anno. Il fermo e’ scattato al termine di un lungo interrogatorio, andato avanti per ore negli uffici del commissariato di polizia ad Afragola. L’uomo ha detto che i due bambini erano caduti dalle scale. Prima di lui e’ stata ascoltata la mamma dei bimbi. La violenza e’ avvenuta all’interno di un modesto appartamento di un vecchio stabile del centro storico, non lontano dal palazzo comunale. Tony e’ un figlio di un cittadino marocchino e di una donna del posto, ed ha sempre vissuto in zona, svolgendo l’attivita’ di ambulante. Da qualche anno aveva un relazione sentimentale con la donna, proveniente dalla Penisola Sorrentina, piu’ grande di lui di sei anni. Gli investigatori ora lavorano per accertare cosa abbia scatenato la violenza cieca dell’uomo e se era possibile fermarlo. Lo dovrà fare davanti al gip stamane quando sarà interrogato alla presenza del legale. Dopo di cheL’unica certezza, in attesa dei previsti esami medico-legale, e’ che il piccolo di 7 anni e’ stato colpito duramente come la sua sorellina, tuttora ricoverata all’ospedale pediatrico “Santobono” di Napoli tanto da spingere Vincenzo Tipo, primario del pronto soccorso a dire: “Lavoro in pronto soccorso pediatrico da trent’anni, pensavo di averle viste tutte ma quello che ho visto ieri e’ la scena piu’ raccapricciante a cui ho mai assistito“. Lei e’ ricoverata in una stanza singola e non sa che suo fratello e’ morto. Medici ed infermieri fanno a gara per mostrarle vicinanza. Illesa una terza sorellina, di appena 4 anni. “La nostra attenzione sara’ riservata a questi due bimbi – ha detto il sindaco di Cardito, Giuseppe Cirillo – non li lasceremo soli. Da oggi tutta la comunita’ di Cardito sara’ la loro famiglia”. E nel giorno del funerale del piccolo (la data non e’ stata ancora fissata) sara’ proclamato il lutto cittadino. L’appartamento dove e’ avvenuta la tragedia e’ dall’altra notte sotto sequestro. Vuol dire che gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Paola Izzo, dovranno tornare in quella casa per gli ulteriori rilievi. Intanto, dinanzi all’ingresso del palazzo dove abitava il piccolo nella mattinata di oggi qualcuno ha riposto un fascio di fiori. Sul balcone ci sono ancora una piccola bicicletta un passeggino e la biancheria stesa. I vicini di casa si affrettano a dire che se avessero notato qualcosa di strano sarebbero intervenuti subito: “I bambini sono tutti figli nostri e se avessimo visto qualcosa saremmo intervenuti”.

Bologna: Mihajlovic è il nuovo allenatore

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L’esonero di Pippo Inzaghi, che stasera ha fatto spazio a Sinisa Mihajlovic a Bologna, corrisponde all’ottava panchina che cambia nel campionato di Serie A in 21 giornate. Prima di Inzaghi erano stati Cesare Prandelli e Marco Baroni a subentrare rispettivamente a Ivan Juric alla guida del Genoa e a Moreno Longo del Frosinone, mentre Davide Nicola aveva gia’ sostituito Julio Velazquez e Udine. Giampiero Ventura ha fatto spazio a Mimmo Di Carlo, sulla panchina del Chievo; ma l’ex ct degli azzurri aveva a sua volta sostituito Lorenzo D’Anna. La prima panchina a saltare era stata quella di Aurelio Andreazzoli, a Empoli, sostituito da Beppe Iachini. A precedere l’ex allenatore della Roma sulla via del licenziamento erano stati Davide Ballardini al Genoa (richiamato Ivan Juric) e il gia’ citato D’Anna al Chievo.

Napoli: Mertens e Insigne alla ricerca del gol perduto

A undici punti di distacco dalla Juventus, il suo “preferisco la coppa” non e’ solo una scelta di gusto ma un obbligo. Carlo Ancelotti lo sa e quindi punta forte su Coppa Italia e Europa League per provare a portare un primo trofeo a casa al primo anno della sua avventura napoletana. Il pari contro il Milan e la vittoria bianconera contro la Lazio hanno reso quasi incolmabile il gap a 17 partite dalla fine della serie A e quindi la seconda sfida consecutiva contro i rossoneri e’ il match piu’ importante in questo momento. In palio c’e’ l’accesso alla semifinale e il Napoli vuole arrivarci: il tecnico azzurro sarebbe pronto a puntare sull’orgoglio di Lorenzo Insigne e Dries Mertens, che segnano con il contagocce nelle ultime settimane. Il belga non segna dal 29 dicembre, quando decise allo scadere la sfida contro il Bologna, mentre Lorenzinho e’ a secco da 2 novembre, quando contro il Frosinone firmo’ l’ultimo gol di un avvio di stagione fulminante. A sopperire ai due ci ha pensato Arek Milik che domani potrebbe partire dalla panchina, magari per provare a rimescolare le carte a gara in corsa. E proprio corsa e determinazione ha chiesto Carlo Ancelotti oggi a Castel Volturno nell’ultimo allenamento prima della partenza pomeridiana per Milano. Quel “siamo troppo molli” urlato piu’ volte dalla panchina nello 0-0 di San Siro di sabato e’ un monito che e’ risuonato anche nell’allenamento di oggi, in cui il tecnico ha chiesto determinazione in una sfida che puo’ aprire le porte della semifinale e avvicinare uno degli obiettivi della stagione. Una determinazione che il tecnico sa di poter ottenere da Allan che domani tornera’ in campo da titolare dopo i convulsi giorni del suo possibile passaggio al Paris Saint Germain, poi stoppato. Sara’ lui il cuore del centrocampo azzurro insieme a Ruiz, a cui si chiede la giusta personalita’ nei momenti importanti, e Diawara che deve approfittare dell’infortunio di Hamsik per dimostrare di essere pienamente un giocatore da top club. Intanto il centrocampo perde un pezzo, marginale in questa stagione, come Marco Rog che andra’ in prestito secco al Siviglia e tornera’ in estate, mentre lo Stoccarda preme alle porte del Napoli per avere Younes in prestito. Decideranno Ancelotti e Giuntoli sul tedesco che ora sta bene ma gioca col contagocce.

Ex operaio Isochimica: ‘Sono malato e senza soldi per le cure, pronto a un gesto estremo’

“Sono malato e non ho più i soldi per curarmi: sono pronto a un gesto estremo”. Lorenzo Preziosi, ex operaio della fabbrica Isochimica di Pianodardine, ad Avellino, questa mattina ha inscenato una protesta per lanciare un appello alle istituzioni per sbloccare la vicenda delle pensioni. Preziosi è malato di asbestosi e il Governo ancora non gli ha riconosciuto un minimo di pensione, ed è per questo motivo che minaccia azioni clamorose. “Faccio una sciocchezza, se il Governo non risolverà presto questo problema io sarò capace di tutto –  tenendo tra le mani un cappio come provocazione. Io vivo di stenti e non riesco a curarmi. Non ho i soldi neppure per il mio funerale”. Accanto a Preziosi c’erano gli altri ex operai della fabbrica dei veleni che portano avanti questa battaglia da ormai trent’anni. “Siamo stati abbandonati dalla politica – dicono – abbiamo lottato affinché il processo si celebrasse ad Avellino ma nessuno ci ha dato ascolto. L’altro giorno in udienza a Napoli, c’erano solo tre persone, un segnale che lascia spazio a tante riflessioni”. E poi lanciano un appello al ministro Luigi Di Maio affinché non abbandoni i parenti che ancora oggi chiedono giustizia per i loro congiunti che negli anni si sono ammalati di amianto. Dopo poche ore, l’appello è stato raccolto dalla deputata dei Cinque Stelle Maria Pallini che ha annunciato il via libera all’incontro a Roma con il ministro al Lavoro. La deputata irpina ha telefonato all’operaio e lo ha rasserenato.
“Ho voluto rassicurare il signor Preziosi sull’impegno mio e del ministro Di Maio sul caso che lo vede coinvolto insieme a circa 40 ex dipendenti. Sin dall’ingresso in Parlamento ho sempre profuso il massimo impegno e anche questa mattina mi sono adoperata per sbloccare la situazione, andando personalmente al Ministero del Lavoro e prendendo appuntamento con l’ufficio legislativo del nostro vicepremier”, precisa Pallini. “Abbiamo fissato un incontro, al quale prenderò parte, per giovedì 31 gennaio alle 17. Una delegazione dei lavoratori sarà ricevuta presso il Dicastero dal Ministro Di Maio e dai suoi collaboratori. Chiederò che sia presente anche un esponente dell’Inps per chiarire i termini della questione. Voglio solo rassicurare tutti rispetto all’impegno assunto tanti mesi fa per risolvere la questione da me molto sentita. Abbiamo già fatto dei piccoli, grandi passi. Continuerò a camminare su questa direzione per raggiungere il traguardo insieme a quanti stanno ancora lottando e soffrendo”, conclude la capogruppo M5S in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.