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Rocca d’Evandro: operaio 53enne muore cadendo in uno scavo

Rocca D’Evandro. Ennesima tragedia sul lavoro in Campania, regione che continua a contare un numero impressionante di vittime.

Francesco Porceddu, 53 anni, originario di Raviscanina ma residente ad Alife, è l’operaio morto oggi pomeriggio in un drammatico incidente nello stabilimento Yanfeng di Rocca d’Evandro, in via Contrada Demanio Vandra.

L’uomo stava effettuando lavori alla rete fognaria quando, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe perso l’equilibrio cadendo in uno scavo profondo circa due metri e mezzo. Nell’impatto, Porceddu ha battuto violentemente la testa ed è rimasto parzialmente sepolto.

Inutile l’intervento dei soccorritori

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Teano, che hanno lavorato velocemente per liberare l’uomo.

Purtroppo, nonostante la rapidità dei soccorsi e la presenza del personale sanitario, per Porceddu non c’è stato nulla da fare: l’operaio è morto a causa delle gravissime ferite riportate.

Anche le forze dell’ordine sono intervenute per avviare le indagini e ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente, accertando se nel cantiere fossero state rispettate tutte le normative di sicurezza vigenti.

Un’emergenza senza fine

Questo nuovo, tragico evento riaccende i riflettori sulla drammatica situazione degli incidenti sul lavoro in Campania. La regione continua a registrare un alto numero di decessi e infortuni, una scia di sangue che sembra non avere fine.

Le statistiche dipingono un quadro allarmante, con decine di vittime ogni anno e un dibattito sempre più acceso sulla necessità di controlli più stringenti e di una cultura della sicurezza che possa arginare un’emergenza che sta assumendo i contorni di una vera e propria piaga sociale.

Napoli, pusher bloccato dalla polizia al corso Garibaldi

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Napoli, sorpreso con la droga in Corso Garibaldi: arrestato 21enne irregolare
Bloccato dalla Polizia dopo un tentativo di fuga. Addosso aveva 28 dosi di marijuana

Napoli – Un 21enne salvadoregno, irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato nella notte dalla Polizia di Stato con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il giovane è stato sorpreso mentre cedeva droga in pieno centro, nella zona di Corso Garibaldi.

A notare il movimento sospetto è stato un agente del Commissariato Vicaria-Mercato, libero dal servizio, che stava percorrendo l’area all’angolo con via Benedetto Cairoli. L’attenzione del poliziotto è stata attirata da due uomini che stavano confabulando tra loro. Uno dei due, proprio il 21enne poi arrestato, ha consegnato una banconota all’altro, ricevendo in cambio una busta prelevata dai pantaloni.

Insospettito dalla scena, l’agente ha immediatamente allertato i colleghi in servizio presso il Commissariato di zona, che sono intervenuti con tempestività. Il giovane ha tentato di sottrarsi al controllo, opponendo resistenza, ma è stato bloccato dopo una breve colluttazione.

Durante la perquisizione, gli operatori di polizia hanno rinvenuto addosso al 21enne 28 involucri di marijuana, per un peso complessivo di circa 50 grammi. Il giovane è stato condotto in commissariato e posto in stato di arresto.

L’operazione si inserisce nel contesto dei servizi straordinari di controllo del territorio predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare lo spaccio e la detenzione di sostanze stupefacenti, in particolare nelle aree a maggiore densità di transito pedonale e commerciale.

Napoli, colpo Gutierrez: affare da 18 milioni

Calciomercato Napoli: Miguel Gutierrez a un passo, affare da 18 milioni con il Girona. Il Real Madrid incassa metà

Nuovo colpo in arrivo per il Napoli di Antonio Conte. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Marca, il club azzurro avrebbe chiuso l’accordo con il Girona per l’acquisto di Miguel Gutierrez, terzino sinistro classe 2001 protagonista di un’ottima stagione nella Liga. L’intesa prevede un trasferimento a titolo definitivo per una cifra pari a 18 milioni di euro, a cui si aggiungeranno eventuali bonus legati al rendimento del calciatore.

Per il 24enne è pronto un contratto quinquennale con stipendio in crescita: si partirà da 2,2 milioni di euro netti a stagione, fino ad arrivare a 2,7 milioni.

A monitorare con attenzione l’operazione c’è anche il Real Madrid, che nel 2022 aveva ceduto Gutierrez al Girona mantenendo il 50% sulla futura rivendita. I blancos incasseranno dunque 9 milioni, esattamente la metà della cifra pattuita tra Girona e Napoli.

Cresciuto nella cantera del Real Madrid, Gutierrez ha saputo imporsi in Catalogna grazie a qualità tecniche e maturità tattica, diventando uno dei migliori esterni del campionato spagnolo. Il suo arrivo rappresenta un investimento importante in prospettiva e un rinforzo mirato per la fascia sinistra, reparto in cui il Napoli era alla ricerca di alternative di livello.

Blitz a Scampia: in manette il pusher di via Annamaria Ortese

Napol– Un altro colpo al cuore del narcotraffico a Scampia, il quartiere napoletano che da decenni lotta contro l’ombra della camorra.

Ieri mattina, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Napoli hanno arrestato un 19enne napoletano, sorpreso in flagranza mentre cedeva droga in via Annamaria Ortese, una delle arterie del rione simbolo della criminalità organizzata.

L’operazione, condotta nell’ambito dei servizi straordinari predisposti per contrastare il traffico di stupefacenti, rappresenta un nuovo tassello nella battaglia contro lo spaccio che soffoca la periferia nord di Napoli.Il giovane, notato dai poliziotti durante un controllo del territorio, stava passando un involucro a un acquirente quando è stato intercettato.

Alla vista degli agenti, ha tentato la fuga, ma è stato rapidamente bloccato. Addosso aveva tre involucri di crack, per un totale di 1 grammo, un involucro di hashish da 1,75 grammi e 10 euro in contanti, probabile provento dello spaccio. L’acquirente, invece, è riuscito a dileguarsi, sfuggendo al blitz.

Non lontano dal luogo dello scambio, sotto una scala in ferro di un condominio, gli agenti hanno rinvenuto un ulteriore involucro di hashish, anch’esso di 1,75 grammi, nascosto in un punto strategico per il traffico di droga nel quartiere.

L’arresto del 19enne, ora a disposizione dell’autorità giudiziaria, è l’ennesima dimostrazione dell’impegno della Polizia di Stato nel contrastare un fenomeno che a Scampia non è solo cronaca, ma una piaga sociale che coinvolge giovani, spesso giovanissimi, attirati dal miraggio di guadagni facili.

Il quartiere, noto per le sue “piazze di spaccio” controllate dai clan, resta uno dei principali snodi del narcotraffico in Campania, nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine e i progetti di riqualificazione sociale portati avanti negli ultimi anni.

La presenza di crack, una droga particolarmente devastante, sottolinea la gravità della situazione e il rischio per una comunità già segnata da degrado e disoccupazione.L’operazione di ieri si inserisce in un contesto di controlli serrati, che vedono la Questura di Napoli in prima linea per smantellare le reti dello spaccio. Ma la sfida è ardua: Scampia, con le sue Vele e la sua storia di resistenza, è un simbolo di lotta, ma anche di una criminalità che continua a reclutare giovani leve.

Ogni arresto, come quello del 19enne, è un passo avanti, ma la strada per liberare il quartiere dal giogo della droga è ancora lunga. I cittadini, stanchi di vivere sotto la minaccia dello spaccio, chiedono interventi più incisivi, non solo repressivi, ma anche sociali, per offrire alternative a chi, come il giovane arrestato, finisce intrappolato in un sistema più grande di lui.

Napoli, sorpreso con pistola clandestina in auto a Piazza Sannazaro: arrestato un 38enne

Napoli – Un 38enne napoletano con precedenti di polizia è stato arrestato dagli agenti del Commissariato San Ferdinando, nell’ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dalla Questura di Napoli per contrastare la detenzione abusiva di armi e il traffico di droga.

L’arresto è avvenuto la scorsa notte in piazza Sannazaro, dove i poliziotti hanno fermato per un controllo un’auto guidata dall’uomo. Durante la perquisizione, gli agenti hanno trovato una pistola calibro 6,35 con matricola abrasa, occultata sotto il sedile lato guida. L’arma, considerata clandestina, era completa di tre cartucce.

Oltre alla pistola, l’uomo è stato trovato in possesso di un piccolo involucro contenente circa un grammo di hashish. Per questo motivo, è stato anche sanzionato amministrativamente per detenzione di sostanza stupefacente per uso personale. L’indagato è stato arrestato per detenzione illegale di arma clandestina e si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Napoli, pusher tunisino beccato dalla polizia a piazza Capuana

Napoli– Sorpreso a vendere droga in pieno giorno nel cuore della città, un giovane tunisino di 21 anni è stato arrestato dalla Polizia di Stato per detenzione illecita di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale.

Il blitz è avvenuto nel pomeriggio di ieri, durante uno dei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dalla Questura di Napoli per contrastare i fenomeni di spaccio e detenzione abusiva di armi.

Gli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato, nel transitare in piazza Capuana, hanno notato un rapido scambio sospetto tra due uomini: uno ha ceduto un oggetto in cambio di una banconota.

Insospettiti, i poliziotti sono intervenuti con prontezza per interrompere lo scambio. L’uomo, alla vista degli agenti, ha tentato la fuga e ha opposto resistenza, ma è stato bloccato dopo una breve colluttazione.

Identificato come un cittadino tunisino irregolare sul territorio italiano e già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici, il 21enne è stato trovato in possesso di 14 dosi di cocaina, per un peso complessivo di circa 3 grammi, oltre a 10 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, ritenuti provento dell’attività illecita.

Fermato anche l’acquirente, che è stato sanzionato amministrativamente per detenzione di stupefacenti ad uso personale.

Il pusher è stato infine arrestato in flagranza di reato e condotto negli uffici di polizia, in attesa delle determinazioni dell’autorità giudiziaria.

Camorra a Pozzuoli, Sannino e Tizzano i nuovi boss del clan e il fallito agguato al “filatore”

Pozzuoli – Un piano omicida fallito per una distrazione, una rete di potere criminale che si reggeva anche dietro le sbarre, un’intera famiglia coinvolta nell’organizzazione mafiosa.

È il quadro inquietante emerso dalle 120 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Rosamaria De Lellis del Tribunale di Napoli, che ha disposto l’arresto di nove presunti affiliati al clan Longobardi-Beneduce, storica consorteria camorristica attiva nell’area flegrea. Mentre altri 4 sono indagati a piede libero.

I provvedimenti, eseguiti dai Carabinieri, scaturiscono da un’indagine che ha documentato la piena operatività del clan dal dicembre 2021 almeno fino al 2024, con particolare radicamento nei quartieri di Monteruscello e Toiano. Tra i reati contestati: traffico di droga, estorsioni, minacce, pestaggi e tentativi di omicidio.

Il “filatore” da uccidere, ma dimenticano le chiavi e il racconto del pentito

Tra gli episodi più gravi contenuti nell’inchiesta figura il tentato omicidio di un presunto “filatore”, cioè un delatore ritenuto vicino a gruppi rivali, che avrebbe potuto svelare l’obiettivo di un agguato. A raccontarlo agli inquirenti è Luigi Sannino, collaboratore di giustizia, nipote del reggente Gennaro Sannino e cugino omonimo di altri due affiliati che nel ottobre 2023 ricostruisce un fatto avvenuto il mese precedente e a cui avrebbe preso parte insieme a Vincenzo Perillo.

Al centro del racconto, un tentato agguato contro Leonardo Avallone, accusato dai suoi stessi ex alleati di essere un “filatore”, cioè un informatore pronto a segnalare spostamenti e attività del clan ai gruppi rivali.

L’episodio risale al 9 settembre 2023. Secondo quanto riferito da Sannino, quel giorno accompagnò personalmente Vincenzo Perillo – ritenuto vicino al clan egemone a Monteruscello – alla ricerca di Avallone, che doveva essere ucciso. “Indossava un casco grigio con disegni – racconta Sannino – mentre io ne avevo uno verde militare. Cercavamo Avallone perché Perillo era convinto che lo stesse filando. In quel periodo temeva di essere colpito dai Beneduce, appena scarcerati, come Rosario Beneduce, e aveva paura anche di Lello ‘o pollo e Gennaro ‘o chips”.

Sannino spiega anche i motivi del suo coinvolgimento: “Perillo forse esagerava, ma in quel momento ero molto legato a lui. Avevo bisogno della sua protezione perché ero in contrasto con mio zio, Sannino Gennaro, capo delle piazze di spaccio di Monteruscello, seppur detenuto”.

Nei dettagli dell’organizzazione dell’agguato, emerge la struttura militare del clan: “Perillo mi disse che voleva ‘spezzare’ Leonardo, cioè ucciderlo. Io andai a recuperare un fucile che avevo nascosto sulla tettoia dello studio di Cerqua. Le auto del clan erano state sequestrate o usate da altri, così ci facemmo prestare uno scooter SH 300 nero da …omissis… Modificai la targa e coprii alcune parti con adesivi”.

I due si prepararono a casa di un complice, indossando abiti scuri: “Io avevo un k-way nero della marca K, scarpe Jordan bianche e jeans”. Un altro uomo, rimasto al bar per fare da “specchietto”, li avvisò quando vide Avallone con il figlio Pietro nei pressi della villetta. Ma l’azione armata si inceppò: “Avevo dimenticato le chiavi della moto e dovetti farmi aiutare da un parente per recuperarle. Arrivati al bar, Perillo fece irruzione con il fucile, ma Leonardo non c’era. Allora ce ne andammo, cercandolo anche nei pressi della sua abitazione, ma non lo trovammo”.

L’agguato fallì, ma il racconto del collaboratore apre uno squarcio inquietante sulla pressione interna ai clan, sulle paranoie legate ai “filatori” e sui dissidi che attraversano i gruppi attivi a Pozzuoli e nel rione Monteruscello. Un clima di sospetto e vendette imminenti, in cui anche un dettaglio può decidere la vita o la morte.

Gli equilibri criminali dopo l’arresto di “Gennarino”

L’inchiesta fotografa con precisione l’assetto criminale della cosca. Dopo la scarcerazione, il 16 settembre 2022, Gennaro Sannino, detto “Gennarino”, ha ripreso immediatamente il comando della fazione di Monteruscello, assumendo anche il controllo del gruppo di Toiano dopo l’arresto di Giuseppe Cammino.

A supportarlo, secondo gli inquirenti, Gabriele Goglia (detto “a’ninna”), con un ruolo di primo piano negli approvvigionamenti di droga e nelle decisioni strategiche del clan. Con l’arresto di Gennarino il 4 settembre 2023, il testimone passa a Vincenzo Perillo (alias “Pippo Baudo”), che assume la guida del gruppo e gestisce, anche dal carcere, le attività criminali tramite un telefono cellulare clandestino.

A collaborare nella gestione il figlio, Leonardo Perillo, e la moglie di Sannino, Patrizia Tizzano, che tiene i conti delle estorsioni e dello spaccio, e continua a ricevere direttive dal marito durante i colloqui in carcere.

Anche il figlio della coppia, Luigi Sannino (classe 2001), figura tra gli organizzatori. A lui, secondo l’accusa, il compito di occuparsi del traffico di droga e della riscossione dei cosiddetti “debiti di droga”.

Partecipi e picchiatori

Nell’organigramma del clan, gli investigatori collocano poi una serie di soggetti ritenuti partecipi attivi nella manovalanza criminale: Luigi Pio Sannino, Leonardo Perillo, Francesco Imperatore (alias Checco), Francesco De Felice (alias Paluoffo), Bruno Iannaccone, Mattia Esposito, impegnati nelle attività di spaccio, azioni intimidatorie armate, estorsioni e pestaggi per il controllo del territorio o per regolare i conti all’interno della consorteria.

I nove arrestati dovranno ora rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso, tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione, traffico di stupefacenti e minacce aggravate. Ulteriori indagati, come Sannino Umberto, Cerqua Emilio, Dello Iacolo Gennaro, Scognamiglio Ciro e Sannino Luigi classe 1999, sono stati raggiunti da provvedimenti separati.

Elenco delle persone indagate

Francesco De Felice, nato a Pozzuoli il 12 ottobre 1970 INDAGATO

Mattia Esposito, nato a Pozzuoli il 23 giugno 2001. CARCERE
Gabriele Goglia, nato a Napoli il 15 gennaio 1989.  CARCERE
Bruno Iannaccone, nato a Napoli il 5 ottobre 2002. CARCERE
Francesco Imperatore, nato a Napoli il 10 novembre 1997. INDAGATO
Leonardo Perillo, nato a Pozzuoli il 17 luglio 2002. CARCERE
Vincenzo Perillo, nato a Pozzuoli il 9 ottobre 1976. CARCERE
Christian Perreca, nato a Pozzuoli il 20 marzo 2002. INDAGATO
Gennaro Sannino, nato a Melito di Napoli il 21 aprile 1974 CARCERE
Luigi Pio Sannino, nato a Pozzuoli il 21 giugno 1999 CARCERE
Luigi Sannino, nato a Napoli il 29 gennaio 2001. CARCERE
Patrizia Tizzano, nata a Pozzuoli il 5 marzo 1976 CARCERE
Gianluca Maione, nato a Napoli il 24 agosto 1982 INDAGATO

(nella foto da sinistra Gennaro Sannino, Patrizia Tizzano, Luigi Sannino, Vincenzo Perillo e il collaboratore di giustizia Luigi Sannino)

 

Pallone d’Oro: nella lista ci sono Mc Tominay, Donnarumma, Dumfries e Lautaro

Grande entusiasmo a castel di sangro oggi dove è arrivata la notizia ufficiale dell’inserimento  del calciatore scozzese del Napoli, Scott McTominay tra i candidati al Pallone d’Oro.

L’unico itliano in lista invece è Gianlugi Donnarumma, portiere napoletano di Castellammare di Stabia del Paris saint germain con il quale ha vinto la Champion’s League. Il Pallone d’Oro verrà assegnato il prossimo 22 settembre. Presenti anche  gli interisti Denzel Dumfries e Lautaro Martinez.

Tra i favoriti Lamine Yamal (Barcellona) e Ousmane Dembele (Psg).

L’elenco completo:

Ousmane Dembele (Psg), Gianluigi Donnarumma (Psg), Jude Bellingham (Real Madrid), Desire Doue (Psg), Denzel Dumfries (Inter), Serhou Guirassy (Borussia Dortmund), Erling Haaland (Manchester City), Viktor Gyokeres (Arsenal), Achraf Hakimi (Psg), Harry Kane (Bayern), Khvicha Kvaratskhelia (Psg), Robert Lewandowski (Barcellona), Alexis Mac Allister (Liverpool), Lautaro Martinez (Inter), Scott McTominay (Napoli), Kylian Mbappè (Real Madrid), Nuno Mendes (Psg), Joao Neves (Psg), Pedri (Barcellona), Cole Palmer (Chelsea), Michael Olise (Bayern), Raphinha (Barcellona), Declan Rice (Arsenal), Fabian Ruiz (Psg), Virgil Van Dijk (Liverpool), Vinicius (Real Madrid), Mohamed Salah (Liverpool), Florian Wirtz (Liverpool), Vitinha (Psg), Lamine Yamal (Barcellona).

Petizione popolare: “Salviamo il centro antico di Napoli”:

Napoli – Un appello per salvare l’identità storica, culturale e artigianale del centro antico di Napoli. È questo il senso della petizione popolare presentata oggi in via Duomo da Salvatore Ronghi, presidente di “Sud Protagonista”, e dalla consigliera regionale Maria Muscarà.

L’iniziativa è rivolta al sindaco di n , al ministro della Cultura, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, e alla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, con l’obiettivo di fermare la progressiva “commercializzazione selvaggia” del cuore della città.

Nel mirino dei promotori c’è l’apertura indiscriminata di negozi di souvenir a basso costo, minimarket e attività di vendita di prodotti privi di legame con la tradizione locale.

“Vogliamo impedire che il centro storico, patrimonio dell’umanità, venga svuotato della sua storia e trasformato in un centro commerciale a cielo aperto”, ha dichiarato Ronghi durante la conferenza stampa, affiancato da Pietro Funaro, responsabile cittadino di “Sud Protagonista”, e da Maurizio Palma, rappresentante del territorio dei Decumani.

Tra le richieste principali della petizione: l’introduzione urgente da parte del Comune di una zonizzazione commerciale che limiti l’apertura di nuove attività incongrue rispetto all’identità storica del luogo, e un vincolo di destinazione d’uso per gli immobili nelle aree di maggior pregio culturale.

“È quanto già avviene in altre città d’arte italiane – ha spiegato Ronghi – e Napoli non può restare indietro. Serve una normativa che tuteli le attività legate alla tradizione e all’artigianato artistico locale”.

Accanto alla regolamentazione, i promotori chiedono anche l’istituzione di un Registro delle Botteghe Storiche Napoletane, un riconoscimento ufficiale per tutelare mestieri come quelli dei presepisti, ceramisti, liutai, orefici, sarti e librai, che ancora resistono nei vicoli dei Decumani. “Serve anche una campagna di comunicazione rivolta ai turisti – ha aggiunto Ronghi – per promuovere l’acquisto di prodotti autentici e scoraggiare il consumo di oggetti senza valore culturale”.

Forte la denuncia anche da parte di Maria Muscarà, che accusa l’amministrazione comunale di “superficialità e disinteresse nella gestione del territorio” e di non avere una visione chiara sulla valorizzazione delle vocazioni dei quartieri storici.

“Mentre si litiga sul San Carlo o si annunciano grandi progetti – ha detto – si lascia morire l’anima di Napoli sotto il peso del degrado commerciale”.

Pietro Funaro ha rilanciato la proposta di bloccare le nuove licenze per attività turistiche generiche nelle strade simbolo del centro antico, da Spaccanapoli a San Gregorio Armeno, da via Duomo ai Tribunali. “Il modello – ha ricordato – è quello adottato per Port’Alba, dove si è riusciti a porre un freno alle aperture selvagge. Ora serve estendere quelle misure”.

Infine, Palma ha denunciato la trasformazione di via Duomo: “Un tempo era la strada dell’eleganza e della sartoria artigianale di alta qualità. Oggi è invasa da bar improvvisati, cineserie e pachistanerie. I negozi storici chiudono, e il Comune resta a guardare. È un’emergenza culturale e ambientale”.

La petizione è già disponibile per la sottoscrizione. “Invitiamo tutti i cittadini – concludono i promotori – a firmare per chiedere un impegno concreto a tutela del nostro patrimonio”.

Anziana di 94 anni truffata e derubata della fede nuziale: due arresti nel Viterbese

Ancora una truffa ai danni di un’anziana, ancora una telefonata ingannevole, ancora una coppia di malviventi senza scrupoli. A finire in manette, grazie all’intervento dei Carabinieri della sezione radiomobile di Bracciano, un 31enne originario del Bangladesh e un giovane italiano residente nell’area metropolitana di Napoli.

Entrambi sono accusati di aver messo a segno un raggiro ai danni di una donna di 94 anni a Nepi, in provincia di Viterbo.

Il modus operandi è purtroppo tristemente noto: la vittima riceve una telefonata da un uomo che si spaccia per il nipote, usa il suo vero nome, e le racconta una storia urgente e preoccupante.

In questo caso, il pretesto era un finto problema di pagamento elettronico, che avrebbe coinvolto la polizia postale: per evitarne le conseguenze, la donna avrebbe dovuto versare 8.000 euro.

All’inizio la 94enne è diffidente, ma la voce dall’altro capo del telefono è abile, convincente, insistente. L’anziana cede: rivela di avere 600 euro in contanti, alcuni gioielli – tra cui la fede nuziale – e la carta bancomat. Viene rassicurata: l’oro sarà messo in una cassetta di sicurezza e tutto le sarà restituito.

Nel frattempo, un complice si trova già nei pressi dell’abitazione. La vittima viene istruita a riporre tutto in una busta di plastica – soldi, oro, bancomat, cellulare – e consegnarla a un fantomatico “agente della polizia postale” di nome Luca. Pochi minuti dopo, “Luca” si presenta alla porta e riceve la busta.

Ma qualcosa non va. Alcuni residenti di Nepi notano due individui sospetti a bordo di una Fiat 500X grigia e avvertono il comandante della stazione locale. Scattano le ricerche: la vettura viene intercettata dai Carabinieri di Bracciano a Campagnano. A bordo, i due sospetti e un borsello contenente 7.700 euro in contanti, oro, una carta bancomat e un telefono cellulare.

Le indagini ricostruiscono il quadro: subito dopo il colpo, i truffatori si erano diretti a due sportelli bancomat, effettuando prelievi per 2.000 e 5.000 euro con la carta della vittima. Arrestati in flagranza, sono ora detenuti in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Un fenomeno odioso che non si ferma

Quello che è accaduto a Nepi è solo l’ennesimo episodio di una lunga scia di truffe agli anziani che attraversa il Paese. Vittime fragili, spesso sole, che diventano bersagli ideali di una criminalità subdola e organizzata.

I danni non sono solo economici: c’è un trauma umano profondo, come dimostra il gesto – simbolicamente violento – di portare via una fede nuziale, carica di affetti e memoria.
La raccomandazione delle forze dell’ordine è sempre la stessa: non fidarsi di telefonate allarmistiche, non consegnare mai denaro o oggetti a sconosciuti, e soprattutto chiamare subito il 112 in caso di sospetti.

La sicurezza degli anziani – in casa, per strada, al telefono – deve restare una priorità sociale.

Campi Flegrei, ultimi giorni per richiedere il sopralluogo antisismico gratuito: ecco come fare

Napoli – Gli abitanti dei Campi Flegrei hanno tempo fino al 31 agosto per richiedere un sopralluogo tecnico gratuito finalizzato a valutare la vulnerabilità sismica dei propri immobili.

L’iniziativa, promossa dal Comune di Napoli, riguarda gli edifici privati a uso residenziale nell’area flegrea, tra le zone a più alto rischio vulcanico e sismico d’Italia.

Per presentare la domanda, l’unico modo è compilare il modulo online sulla piattaforma della Protezione Civile, raggiungibile all’indirizzo https://istanze.protezionecivile.gov.it.

Se vivi in una casa singola, devi fare richiesta come proprietario, usufruttuario o affittuario (ma in quest’ultimo caso serve una delema scritta). Se invece abiti in un condominio, tocca all’amministratore presentare l’istanza, mentre per gli edifici con più proprietari ma non organizzati in condominio, serve un rappresentante designato da tutti.

Chi ha già inviato la richiesta ma non ha ancora fissato un appuntamento con i tecnici del Comune, deve affrettarsi: gli uffici comunali chiedono di mettersi in contatto entro la fine del mese chiamando il numero 081.7956114 o scrivendo una mail a protezione.civile@pec.comune.napoli.it. I sopralluoghi, infatti, dovranno essere completati entro il 14 settembre, quindi meglio muoversi in fretta.

Una volta valutata la vulnerabilità sismica dell’edificio, la classificazione ottenuta potrebbe essere utile per accedere ai fondi della Legge di Bilancio 2025, che stanzia risorse per la riqualificazione antisismica delle abitazioni private nei Campi Flegrei.

Insomma, un’opportunità da non perdere, soprattutto in un’area dove il rischio terremoti è sempre in agguato. Se non l’hai ancora fatto, meglio sbrigarsi: mancano pochi giorni alla scadenza.

Pallone d’Oro, l’Italia sogna con Conte e Maresca: in lizza per il Trofeo Cruijff

L’Italia del calcio si prepara a brillare non solo in campo, ma anche in panchina. Antonio Conte ed Enzo Maresca sono tra i candidati al Trofeo Cruijff, il prestigioso premio assegnato da France Football al miglior allenatore della stagione.

Due storie diverse, unite dalla passione per il gioco e da un 2024-2025 da incorniciare: Conte, che ha riportato il Napoli al trionfo in Serie A, e Maresca, che ha guidato il Chelsea alla conquista della Conference League e del Mondiale per Club, si contendono un riconoscimento che celebra l’eccellenza tecnica e tattica nel calcio mondiale.

Dopo anni di successi con Juventus, Inter e Chelsea, l’allenatore leccese ha preso in mano un Napoli in cerca di riscatto e lo ha condotto allo scudetto, con un gioco fatto di intensità e pragmatismo. La sua candidatura al Trofeo Cruijff è il coronamento di una stagione che ha riacceso l’entusiasmo di una città intera.

“Il calcio è lavoro, sacrificio, ma anche emozione”, ha dichiarato Conte dopo il trionfo, parole che risuonano ora come un manifesto per la sua nomination.

Enzo Maresca, 45 anni, rappresenta invece la nuova generazione di tecnici italiani che conquistano l’Europa. Dopo gli anni da vice di Pep Guardiola e il successo con il Leicester in Championship, Maresca ha trasformato il Chelsea in una macchina da trofei, vincendo la Conference League e il Mondiale per Club con un mix di eleganza tattica e gestione impeccabile.

La sua candidatura è un segnale: l’Italia non è solo tradizione, ma anche innovazione.La concorrenza, però, è agguerrita. In lizza ci sono mostri sacri come Luis Enrique, che ha dominato la Ligue 1 e la Champions League con il Paris Saint-Germain, Hansi Flick, artefice del titolo spagnolo con il Barcellona, e Arne Slot, che ha riportato il Liverpool al vertice della Premier League.

Un parterre di altissimo livello, che rende il Trofeo Cruijff una sfida tra titani della panchina.Nel calcio femminile, il premio vede candidate figure come Sonia Bompastor, che ha guidato il Chelsea al successo, Sarina Wiegman, ct dell’Inghilterra, e Justine Madugu, alla guida della Nigeria.

Un riconoscimento che celebra anche il crescente impatto del calcio femminile a livello globale.Per Conte e Maresca, essere in questa lista è già una vittoria, ma l’Italia tifa per loro. In un calcio sempre più competitivo, vedere due tecnici italiani contendersi un premio così ambito è un motivo d’orgoglio.

La cerimonia del Pallone d’Oro, in programma nei prossimi mesi, dirà se il tricolore sventolerà anche sulle panchine. Intanto, Napoli e Londra trattengono il fiato, sognando un altro trionfo.

Cava de’ Tirreni, 15enne si toglie la vita lanciandosi dalla finestra

Anche padre della ragazza, un carabiniere, si era tolto la vita in caserma a Salerno 11 anni fa

Cava de’ Tirreni – Un dramma scuote la comunità di Cava de’ Tirreni, dove una ragazza di 15 anni si è tolta la vita poco prima dell’alba, gettandosi dalla finestra del quarto piano della sua abitazione in via Vincenzo Virno.

La tragedia è avvenuta mentre i familiari, la madre e i due fratelli, dormivano, ignari di quanto stesse accadendo.

Un passato segnato dal dolore

La vicenda è ancora più straziante se si considera il passato della famiglia: undici anni fa, infatti, il padre della ragazza, un carabiniere, si era tolto la vita in caserma a Salerno. Un dolore profondo che potrebbe aver segnato per sempre la vita della giovane.

Prima del gesto estremo, la 15enne ha lasciato un biglietto per la madre, con un’ultima, commovente, dichiarazione: “Mamma ti voglio bene, ricordatelo sempre”. Un messaggio che evidenzia il legame profondo e il tormento che la ragazza portava dentro di sé.

Il dramma dei minorenni e la salute mentale

Questo tragico evento riaccende i riflettori su un tema delicato e spesso sottovalutato: il dramma che molti minorenni vivono in silenzio. I giovani, in un’età di grandi cambiamenti e fragilità, possono affrontare un dolore che, se non intercettato, può portare a conseguenze irreparabili.

La salute mentale dei ragazzi è una questione di cruciale importanza, e il caso di Cava de’ Tirreni ci ricorda quanto sia fondamentale supportare e ascoltare chi si trova in difficoltà.

Caserta, stalking e violenza in casa: percorso di recupero per  gli “ammoniti”

Caserta – La Questura di Caserta e il Centro Italiano per la Promozione della Mediazione (CIPM) della Campania hanno rinnovato oggi l’accordo che prevede percorsi di recupero volontari per uomini ammoniti per stalking e violenza domestica.

Un’iniziativa che punta a ridurre le recidive lavorando direttamente con gli autori delle violenze, anziché limitarsi a misure punitive.

Firmato dal questore Andrea Grassi e dal presidente del CIPM Roberto Iannucci, il protocollo coinvolge un’équipe multidisciplinare di psicologi, mediatori e assistenti sociali per guidare gli ammoniti verso un cambiamento comportamentale.

“L’obiettivo è far comprendere le conseguenze delle proprie azioni, migliorare la gestione delle emozioni e il controllo degli impulsi”, spiega Lucia Zarrillo, psicologa e responsabile del centro di Capodrise.

Negli ultimi due anni, nella provincia di Caserta sono stati emessi oltre 200 ammonimenti per violenza domestica e atti persecutori. Di questi, circa 50 uomini hanno scelto volontariamente di intraprendere un percorso di riabilitazione, più della metà presso il CIPM. Un’opzione che, se completata con successo, può portare alla revoca dell’ammonimento dopo tre anni.

Per la Polizia di Stato si tratta di una strategia innovativa: “Intervenire sui maltrattanti significa prevenire nuove vittime”, sottolineano dalla Questura.

Ma la sfida resta complessa: convincere chi agisce violenza ad ammettere il problema e lavorare su sé stesso. Intanto, i centri specializzati si preparano ad accogliere nuovi casi, mentre il dibattito sull’efficacia di questi percorsi continua.

Avellino, 26enne ubriaco semina il panico con coltello e chiave inglese: bloccato con il taser

Avellino– Panico in via Pirone. Un 26enne, già noto alle forze dell’ordine, ubriaco e fuori controllo, ha minacciato i familiari impugnando un coltello da cucina e una chiave inglese. La lite, esplosa in casa, è degenerata rapidamente.

Quando gli agenti della Questura di Avellino sono arrivati sul posto, l’uomo si è scagliato contro di loro. Taser in azione per immobilizzarlo. Prima, un colpo di pistola sparato in aria per dissuaderlo.

Il 26enne è stato denunciato per porto illegale di arma e minaccia aggravata. Avviato l’iter per il foglio di via obbligatorio da Avellino per tre anni.

Castellammare, la discarica dimenticata lungo la linea ferroviaria per Gragnano

Castellammare di Stabia – Una discarica a cielo aperto, un ammasso di rifiuti tossici e infiammabili che minaccia la salute dei cittadini e la sicurezza di un’intera comunità. È lo scenario desolante che si staglia lungo la tratta ferroviaria tra Gragnano e Castellammare di Stabia, sotto il ponte di corso Italia, a pochi metri dall’imbocco della statale sorrentina.

Qui, tra cumuli di scarti bruciati, legno, polistirolo e materiali pericolosi, il degrado regna sovrano da mesi, senza che le istituzioni muovano un dito. Un’area destinata a ospitare la futura linea tramviaria, simbolo di modernità e riqualificazione, è oggi una ferita aperta nel cuore della città vesuviana, con il rischio concreto di un nuovo disastro ambientale.

Già a febbraio, un rogo di rifiuti aveva avvolto la zona in una nube tossica, seminando paura tra i residenti e causando disagi alla circolazione. “Da allora nulla è cambiato”, denuncia Marilena Schiano Lo Moriello, coportavoce locale di Alleanza Verdi-Sinistra. “Nessuno ha ripulito, nessuno ha bonificato.

Le fiamme potrebbero divampare di nuovo, raggiungere la vegetazione e persino la rampa dell’autostrada. È una bomba a orologeria”. A rilanciare l’allarme è un cittadino di via Tavernola, che ha documentato lo scempio in una segnalazione inviata al deputato Francesco Emilio Borrelli: “È un disastro ambientale annunciato.

Tra i rifiuti ci sono resti di un incendio mai smaltiti, materiali tossici e persino tracce di una baraccopoli dove vivevano senza fissa dimora, ora scomparsi o deceduti. La zona è fuori controllo, senza videosorveglianza né sorveglianza”.

Borrelli, da sempre in prima linea contro il degrado, non usa mezzi termini: “Siamo di fronte a un fallimento istituzionale vergognoso. Una discarica infiammabile a due passi dalle case e dai binari, lasciata lì nonostante segnalazioni e un incendio che ha già messo in pericolo la città. È inaccettabile”.

Il deputato punta il dito contro l’inerzia di Comune, Regione e società di trasporto, chiedendo un intervento immediato: “Serve una bonifica urgente, l’installazione di telecamere e controlli rigorosi. Non si può parlare di progetti futuristici come la linea tramviaria mentre si tollera una situazione che legittima incuria e illegalità”.

La vicenda di Castellammare è l’ennesima spia di un problema cronico: il degrado ambientale che soffoca le periferie campane, spesso ignorato da chi dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini.

La zona sotto il ponte, un tempo rifugio di emarginati e oggi cumulo di rifiuti pericolosi, racconta una storia di abbandono che stride con le ambizioni di una città che vuole rinascere. I residenti, esasperati, chiedono risposte concrete, mentre il timore di un nuovo rogo tiene tutti con il fiato sospeso.

Borrelli annuncia una richiesta formale a Comune, Regione, Ferrovie e Forze dell’Ordine per la rimozione dei rifiuti e la messa in sicurezza dell’area. “Basta chiudere gli occhi”, tuona. “Ogni giorno di ritardo è un affronto ai cittadini onesti di Castellammare”.Mentre la città attende un segnale dalle istituzioni, la discarica sotto il ponte resta lì, come un monito: la lotta contro l’incuria e l’illegalità non può aspettare. La speranza è che l’indignazione si traduca in azione, prima che il degrado trasformi un progetto di rinascita in un’altra occasione persa.

Tragedia a Giffoni Valle Piana: donati gli organi del bimbo morto in piscina

Salerno – Una tragedia che ha spezzato una giovane vita e commosso un’intera comunità. Un bambino di appena 7 anni è morto dopo una settimana di agonia, in seguito a un grave incidente avvenuto il 23 luglio in una piscina di una struttura estiva a Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno.

Ma dal dolore straziante dei genitori è nata una scelta di immensa generosità: la donazione degli organi del loro piccolo, che ora potranno salvare altre vite, altri bambini.

Secondo quanto ricostruito, il bambino sarebbe caduto in acqua durante una giornata trascorsa nel centro estivo. Non è ancora chiaro se si trovasse da solo o sotto la supervisione di adulti in quel momento, ma il suo corpo sarebbe stato notato dai presenti solo alcuni istanti dopo l’accaduto.

Immediatamente soccorso, il piccolo era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Santobono di Napoli, specializzato in patologie pediatriche, dove è stato ricoverato in condizioni critiche.

Per giorni i medici hanno lottato per tenerlo in vita. La famiglia ha sperato fino all’ultimo, ma purtroppo il quadro clinico è apparso subito compromesso. Il cuore del bimbo ha smesso di battere dopo una settimana di cure intensive. Un dolore incolmabile per i genitori, che però hanno trovato la forza di compiere un gesto d’amore: hanno acconsentito all’espianto degli organi, che saranno destinati a piccoli pazienti in attesa di trapianto.

L’intera comunità di Giffoni Valle Piana si è stretta intorno alla famiglia, profondamente colpita da una tragedia così improvvisa.

Sul caso è stata aperta un’indagine per accertare eventuali responsabilità legate alla sicurezza della struttura e alla presenza di personale preposto alla sorveglianza dei bambini. I carabinieri stanno acquisendo testimonianze e documentazione utile a chiarire la dinamica dei fatti.

Nel frattempo, resta il gesto di straordinaria umanità dei genitori, che hanno trasformato il dolore in speranza per altri. Gli organi del piccolo – cuore, fegato e reni – sono già stati prelevati e destinati a bambini in attesa di trapianto in diversi ospedali italiani.

“Una tragedia immensa, ma anche un atto di amore che dà senso alla parola solidarietà”, ha commentato un medico coinvolto nelle operazioni di espianto. Il piccolo, ora, vivrà attraverso altri bambini. E il suo ricordo sarà legato per sempre alla forza d’animo dei suoi genitori.

Napoli, arrestato il ladro seriale di Posillipo

Napoli – La Polizia di Stato ha eseguito oggi un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di M.M., 40enne napoletano con un pesante curriculum criminale.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per rapine, furti aggravati ed evasioni, è accusato di una lunga serie di reati commessi tra dicembre 2023 e marzo 2024 nella città partenopea.

Una carriera criminale allarmante

Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica, arriva dopo mesi di indagini condotte dalla Squadra Investigativa del Commissariato di Posillipo. M.M. è ritenuto responsabile di:

3 rapine aggravate dall’uso di armi
4 furti con scasso (con la tecnica della “spaccata”, utilizzando auto rubate per sfondare le porte dei locali)
2 evasioni dagli arresti domiciliari
Un modus operandi particolarmente violento, che lo ha portato a colpire diversi esercizi commerciali in varie zone della città, seminando paura tra i commercianti.

L’episodio che ha fatto scattare le indagini

La goccia che ha fatto traboccare il vaso risale alla notte del 17 dicembre 2023, in via Petrarca. M.M., a bordo di un’auto rubata pochi giorni prima, avrebbe sfondato la porta di un negozio per rubare l’incasso, portando via 5.000 euro in contanti. Proprio da questo episodio, gli investigatori sono riusciti a ricostruire la serie di crimini attribuitigli, scoprendo che alcuni reati erano stati commessi mentre era già sotto arresti domiciliari.

Un pericolo per la società

“Si tratta di un soggetto particolarmente pericoloso, che ha agito con violenza e spregiudicatezza, sfidando più volte la legge”, ha spiegato una fonte investigativa. La decisione del G.I.P. di ordinare il carcere preventivo è stata dettata dal rischio di reiterazione dei reati e di inquinamento delle prove, considerata la sua propensione a fuggire e a continuare la sua attività criminale.

Napoli, operaio precipita da sei metri a Fuorigrotta: è grave

Napoli – Un altro grave incidente sul lavoro scuote Napoli e provincia, teatro negli ultimi tempi di una tragica serie di infortuni che hanno coinvolto operai e lavoratori.

Un uomo di 37 anni è precipitato da un’altezza di circa sei metri mentre stava lavorando alla ristrutturazione della facciata di un palazzo in via Fermariello, nel quartiere di Fuorigrotta.

Le dinamiche dell’incidente e i soccorsi

L’allarme è scattato poco fa e sul posto sono intervenuti immediatamente i Carabinieri, che hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. L’operaio, soccorso tempestivamente, è stato trasferito in codice rosso all’ospedale Cardarelli.

Nonostante la gravità della caduta, le prime informazioni mediche indicano che l’uomo non è in pericolo di vita.

Allarme sicurezza sul lavoro

Questo ennesimo episodio riaccende i riflettori sulla questione della sicurezza nei cantieri. Soltanto negli ultimi mesi, la provincia di Napoli è stata funestata da numerosi incidenti, molti dei quali mortali.

La drammatica sequenza ha portato a un’intensificazione dei controlli e a un dibattito acceso sulla necessità di implementare misure più severe per la protezione dei lavoratori. Le autorità competenti sono al lavoro per accertare se nel cantiere di Fuorigrotta fossero state rispettate tutte le normative di sicurezza vigenti.

Giubileo dei giovani, l’esodo a fasi un successo merito dei modelli di ‘Polis’

Roma – Se il Giubileo dei Giovani è stato un successo, senza incidenti tra la folla, e con un milione di persone che ha lasciato la spianata di Tor Vergata senza creare particolari disagi e in totale sicurezza è anche un po’ grazie a loro.

Parliamo della Polis Consulting, azienda di ingegneria della sicurezza, specializzata in simulazioni legate agli spostamenti delle grandi folle durante eventi all’aperto o al chiuso, rappresentata dal presidente, l’ingegner Ciro Cannelonga, e dai colleghi del team di lavoro Benedetto Lamanna, direttore del progetto Tiresia di Polis consulting, e Carlo Corradi, consigliere scientifico esperto del progetto Tiresia.

In occasione della Giornata della Gioventù, andata in scena, il 3 e il 4 agosto, la Polis Consulting è stata chiamata per elaborare delle simulazioni e dei modelli per gestire l’esodo del milione di ragazzi ed eventuali momenti di panico tra la folla, che per fortuna non sono avvenuti.

Indicazioni che hanno fornito informazioni fondamentali agli organizzatori per gestire in sicurezza la grande massa di giovani presente sulla spianata di Tor Vergata. Ne abbiamo parlato con Cannelonga, che è anche presidente della commissione Grandi eventi dell’ordine degli ingegneri di Roma.

Partiamo dall’inizio: cosa fa Polis consulting e come ha aiutato gli organizzatori nella gestione della folla nelle giornate del Giubileo dei Giovani?

“Polis Consulting è un azienda di ingegneria della sicurezza. Attraverso Tiresia, una piattaforma di gestione preventiva dei flussi e degli esodi, in grado di determinare le reazioni delle grandi masse di fronte a scenari emergenziali, possiamo creare quello che viene chiamato esodo dinamico o predittivo.

La nostra è una società di consulenza direzionale che redige studi dell’ingegneria della sicurezza in aeroporti, stazioni, gallerie, impianti sportivi e grandi eventi. Ha messo a punto modelli per poter certificare la sicurezza di queste strutture e validare piani di emergenza complessi”.

Prima di Tor Vergata a quali eventi o per quali infrastrutture avevate già lavorato?
“Ad esempio ai tanti concerti in aree particolari come quelli al Circo Massimo. Abbiamo all’attivo studi di piani emergenza per oltre due milioni e mezzo di persone, suddivise in grandi infrastrutture e grandi eventi, anche per edifici tutelati come i musei Vaticani e o la Cappella Sistina. E poi la Marina di Capri ma penso anche al primo concerto post covid organizzato da Vasco Rossi a Trento per 130mila persone“.

Arriviamo al Giubileo dei Giovani. Quale è stato il vostro ruolo?
“Tor Vergata era un’area praticamente nuova, ovvero senza una storicità di applicazione di utilizzo. Siamo stati chiamati e abbiamo creato un modello per la gestione dell’emergenza per quel luogo.

Abbiamo dimensionato le corrette superfici di ogni macro settore dedicato ai ragazzi e in ognuno di questi abbiamo previsto una bolla, ovvero una superficie non occupata di gestione del singolo caso emergenziale nel settore. E poi abbiamo fatto uno studio sulla viabilità complessa per capire il contributo che ogni settore avrebbe scaricato sulla viabilità”.

Come avete immaginato il momento più delicato, quello del deflusso contemporaneo di un milione di persone?
“Attraverso un esodo a fasi. Mentre l’afflusso è avvenuto in una mezza giornata per il deflusso c’era una criticità. Bisognava garantirlo in sicurezza ad un milione di persone desideroso di lasciare l’area allo stesso tempo, mantenendo almeno una corsia delle vie di accesso a disposizione dei mezzi di socccorso.

Era quindi fondamentale capire i tempi di svuotamento dei vari settori e le aliquote di svuotamento verso le varie direttrici. Per dare un tempo tra i vari settori e organizzare appunto un esodo a fasi che ha dato a tutti la sensazione di fluidità ma che in realtà è avvenuta a fasi, con tempi prestabiliti”.

E’ andata bene, ci pare.

“Si, le simulazioni ci hanno fornito le giuste indicazioni sui tempi delle singole fasi, sulla direzione delle masse e sul corretto posizionamento degli uomini lì dove ci aspettavamo delle file.

La conclusione a cui si è arrivati è che si abbatte il teorema della necessità di esodo quanto più rapido posibile, che non è detto che sia per forza più sicuro, a favore della qualità dell’esodo basato sulla sua densità, intesa come rapporto tra persone e metro quadro per evitare un effetto tappo o imbuto. L’evento si è quindi svolto in totale sicurezza, con la percezione da parte delle persone di spazi giusti e l’esodo è avvenuto esattamente con i tempi delle simulazioni”.