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«Tutti apparteniamo ai Mazzarella e ai Licciardi»: il summit alla Masseria Cardone e l’accordo sulle truffe

Ci sono affari che impongono di seppellire, almeno temporaneamente, decenni di guerre di camorra. Quando Ciro Mazzarella capisce che il futuro del crimine non è più solo nelle estorsioni o nelle piazze di spaccio, ma viaggia sui circuiti telematici delle carte di credito, sa di dover fare un passo falso, o meglio, un passo oltre il proprio territorio.

Ha incassato il via libera dal cugino Michele Mazzarella e ha ascoltato le perizie tecniche del suo consulente, Gennaro Brusco. Ma per entrare nel business delle frodi bancarie serve la “materia prima”: i dati. E a Napoli, il monopolio dei dati è nelle mani della Masseria Cardone. Nelle mani del clan Licciardi.

Le oltre 900 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Luca Della Ragione con la quale sono finiti in carcere dodici esponenti di spicco della cosca mentre altri quattro hanno ricevuto il divieto di dimora in Campania e altri 16 sono indagati a piede libero, descrivono un avvicinamento cauto.

Ciro Mazzarella manda i suoi emissari, il genero Aniello Evangelista e Marco Ostroschi (detto zAnna bianca), nel cuore del territorio nemico per chiedere un’udienza ad Antonio Licciardi. L’incontro si fa. E Mazzarella ottiene ciò che vuole: l’accesso a Gennaro Cuomo, alias o’ spillo, l’uomo che gestisce il traffico di carte per conto dei Licciardi.

Il listino prezzi e il summit a “La Birreria”

È la sera del 12 marzo 2022. Le microspie piazzate dagli investigatori nell’appartamento di Ciro Mazzarella registrano il resoconto di un summit operativo appena concluso. Sono le 22:00. Attorno al tavolo ci sono Ciro, la moglie Carmela Di Martino, la figlia, e i due generi, Salvatore Quintiliano ed Aniello Evangelista.

Evangelista è appena tornato dalla Masseria Cardone, dove ha incontrato Cuomo nei pressi del centro commerciale “La Birreria”. Fa il suo resoconto ai vertici della famiglia. La trattativa è stata serrata e o’ spillo ha imposto le sue regole commerciali.

«Volevamo prenderne cinquanta – riferisce Evangelista, ricostruendo l’incontro – ma mi ha forzato ad acquistare un pacchetto unico da 90 carte».

Il prezzo è fissato: 100 euro al pezzo. Un investimento totale di 9.000 euro che il clan decide di rateizzare. Dalle intercettazioni emerge la contabilità spicciola della truffa: Evangelista ha versato 5mila euro in contanti come anticipo, garantendo che i restanti 4mila sarebbero stati saldati l’indomani, domenica 13 marzo. La consegna materiale del “plico” è fissata per lunedì 14 marzo, sempre alla Masseria Cardone.

Il sovrapprezzo per i dati sensibili

Ma una carta clonata, da sola, serve a poco se non si hanno gli strumenti per aggirare l’anagrafica bancaria. Ed è qui che il listino di Cuomo si arricchisce. Con un sovrapprezzo di circa 30 euro a carta, o’ spillo garantisce un servizio “premium”: codici fiscali e numeri di telefono associati a ogni singola tessera. È il kit perfetto per eludere i blocchi di sicurezza.

Un servizio che, come concordato tra gentiluomini del crimine, verrà pagato “a babbo morto”: Cuomo incasserà il sovrapprezzo solo dopo che il gruppo Mazzarella avrà iniziato a lavorare e monetizzare le carte. È un’apertura di credito fiduciaria impressionante. Ma dietro c’è un malinteso di fondo: Gennaro Cuomo non sa che Evangelista lavora per i Mazzarella. Pensa di rifornire cani sciolti.

«Se l’avesse saputo – si ascolta nelle registrazioni delle 23:00 della stessa sera – avrebbe interrotto ogni rapporto. I Licciardi non avrebbero mai acconsentito che un loro referente favorisse i Mazzarella».

Eppure, a un livello più alto, l’accordo c’è. Il 16 marzo, parlando con la moglie, Ciro Mazzarella rievoca il suo incontro proprio con Antonio Licciardi e detta la nuova linea geopolitica della criminalità napoletana:

«Gli dissi: io o’ panzini… stammi a sentire, al fratello noi queste cose non le facciamo… ma purtroppo tutti quanti apparteniamo al Licciardi, tutti apparteniamo ai Contini e tutti apparteniamo ai Mazzarella…».

1.continua

(nella foto da sinistra in alto Ciro Mazzarella, Antonio Licciardi, Michele Mazzarella e Alberto Mazzarella; in basso sempre da sinistra Gennaro Busco, Emanuele Brusco, Ferdinando Coronella e Marco Ostroschi)

 

 

Mi batte il corazon: esordio da record per la commedia di Peppe Iodice

Esordio col botto per “Mi batte il corazon”, la commedia con protagonista Peppe Iodice, che ha conquistato il pubblico già dal primo giorno di programmazione. Secondo i dati Cinetel, il film ha registrato la miglior media copia, con 1.194 euro, risultando il primo italiano per incassi e il secondo assoluto sul totale delle uscite.

Sale piene e spettatori coinvolti hanno accolto con entusiasmo la storia diretta da Francesco Prisco: il film racconta la vicenda di un giornalista di una piccola emittente locale, che conduce una vita ordinaria fino a morire d’infarto. Ma durante il suo funerale si risveglia nella bara e affronta un inferno personale fatto di burocrazia assurda, confessioni esplosive e momenti di tenerezza, scoprendo che le seconde opportunità servono soprattutto a conoscersi davvero.

«Per me è un risultato clamoroso – ha detto Iodice –. Vedere il pubblico riempire le sale, ridere e divertirsi con il film già dal primo giorno è un’emozione enorme. Mi batte il corazon è nato con l’idea di regalare leggerezza e far stare bene le persone, e ricevere questo affetto così forte dal pubblico è la soddisfazione più grande».

Soddisfazione anche per Andrea e Alessandro Cannavale di Run Film, produttori e distributori dell’opera: «Le sale piene e l’entusiasmo del pubblico sono il segnale più bello per un film che punta sulla comicità e sull’energia di Peppe Iodice. È un risultato che ci rende orgogliosi e conferma il grande legame tra Peppe e il suo pubblico».

Accanto a Iodice, il cast include Ivana Lotito, Francesco Procopio, Yari Gugliucci, Ivan Castiglione, Gianni Ferreri, Maria Bolignano, Francesco Mastandrea, Nicola Bello, Gianni Parisi, Alan De Luca, con le partecipazioni di Antonio Milo e Gigi Savoia e l’esordio cinematografico delle figlie di Iodice, Sofia e Gloria. La colonna sonora è affidata ad Adriano Pennino, con brani di Gigi D’Alessio e Gabriele Esposito, a suggellare un mix di comicità, emozione e musica che ha già conquistato il pubblico italiano.

A Napoli una strada intitolata a Ilaria Alpi: memoria e coraggio a Scampia

Scampia celebra la memoria e il coraggio. Questa mattina, lungo la parallela di via Baku che conduce all’Istituto comprensivo statale «10º Ilaria Alpi-Carlo Levi», una strada è stata ufficialmente intitolata alla giornalista Ilaria Alpi, assassinata insieme al cineoperatore Miran Hrovatin nel 1994 in Somalia, mentre lavorava come inviata del Tg3.

«È importante che questo evento si sia svolto a Scampia per testimoniare la memoria, il rispetto e l’affetto della nostra città nei confronti di questa donna e del suo operatore, uccisi 32 anni fa a Mogadiscio», ha sottolineato la vicesindaca Laura Lieto. «È anche un’occasione per ribadire il sostegno alla libertà di stampa e al diritto all’informazione. Questo è un tempo difficile per chi fa inchiesta, soprattutto nei teatri di guerra alle porte dell’Europa, e per questo assume ancora più significato l’intitolazione di questa strada a Ilaria Alpi».

Alla cerimonia erano presenti anche gli studenti dell’istituto, che hanno esposto disegni raffiguranti la giornalista con la scritta «giornalista coraggiosa». «Per i nostri ragazzi Ilaria Alpi è un’amica, la conoscono bene», ha spiegato la dirigente scolastica Sandra Santomauro. «Abbiamo fatto nostro lo slogan che caratterizzava il suo lavoro di inchiesta: “a schiena dritta”».

Giuliana Cacciapuoti, arabista e curatrice dell’archivio Alpi, ha ricordato come il lavoro della giornalista continui a parlare alle nuove generazioni: «L’archivio mostra la grandissima capacità investigativa di Ilaria Alpi e quanto i temi che affrontava siano ancora oggi di grande attualità. Intitolare una strada a lei è un segno significativo, al quale i giovani possono ispirarsi per essere cittadini consapevoli e impegnati nel nome della verità e della giustizia».

Epatite A a Napoli, casi aumentati di 41 volte rispetto all’ultimo triennio. Stop ai frutti di mare crudi

Napoli fronteggia un’impennata preoccupante dei casi di epatite A. Dal primo gennaio a oggi, nel territorio dell’Asl Napoli 1 Centro sono stati registrati 65 casi di infezione da virus A, un aumento dieci volte superiore alla media decennale e 41 volte quella degli ultimi tre anni. Il dato emerge dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asl, che ha segnalato l’andamento al Comune di Napoli.

La distribuzione dei casi mostra un’accelerazione preoccupante: 3 a gennaio, 19 a febbraio e 43 solo nei primi 19 giorni di marzo. Di fronte a questa impennata, il sindaco Gaetano Manfredi ha adottato un’ordinanza che vieta il consumo di frutti di mare crudi nei negozi e raccomanda ai cittadini di evitarli anche a casa. La misura arriva in coordinamento con il rafforzamento dei controlli da parte della Regione lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi, considerati tra i principali veicoli di trasmissione del virus.

L’epatite A, malattia a trasmissione orofecale, può diffondersi tramite cibi o acqua contaminati o contatti ravvicinati con persone infette. I sintomi includono febbre, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero, anche se nei bambini può presentarsi senza manifestazioni evidenti. La vaccinazione resta il principale strumento di prevenzione, affiancata da igiene personale e attenzione alla cottura degli alimenti.

Panico nella notte a Marcianise: mitra e kalashnikov in sella alle moto. Ma era un video per i social

Scene da far west in piena notte a Marcianise, che per qualche minuto si è trasformata nel set involontario di quella che sembrava una vera e propria incursione criminale.

Automobilisti terrorizzati hanno inondato di chiamate il centralino del 112: “Ci sono uomini armati in moto”. A scatenare il panico in via Fuccia, nella zona del mercato, sono stati due centauri che sfrecciavano nel buio brandeggiando pericolosamente armi automatiche. Un incubo a occhi aperti per chi transitava in strada, convinto di essersi trovato nel mezzo di un commando pronto a fare fuoco.

L’intervento dei carabinieri e la scoperta

In una manciata di minuti, le gazzelle del Nucleo Operativo e Radiomobile della locale Compagnia sono piombate sul posto a sirene spiegate. I militari si sono trovati di fronte automobilisti impauriti e sotto shock, ma la realtà dei fatti si è rivelata ben diversa da un agguato di camorra, seppur grave sul piano dell’ordine pubblico.

I protagonisti della folle corsa armata erano un ventiduenne e un trentaseienne, entrambi originari della provincia di Salerno. I due non stavano preparando un reato di sangue, ma stavano semplicemente registrando un video a effetto, destinato a raccogliere visualizzazioni sui propri canali social.

L’arsenale finto e la denuncia

I militari dell’Arma hanno bloccato i finti killer e avviato immediatamente i controlli. Le verifiche si sono allargate a un furgone Ford Tourneo parcheggiato in zona, noleggiato nel Salernitano da una società riconducibile a uno dei fermati. Durante la perquisizione del veicolo è spuntato fuori l’arsenale utilizzato per la sceneggiata: due pistole mitragliatrici, un fucile d’assalto tipo Kalashnikov e una pistola a tamburo.

Si trattava di armi sceniche, ma talmente realistiche da ingannare chiunque. A peggiorare la situazione e a rendere l’inganno perfetto, la totale assenza del tappo rosso identificativo, obbligatorio per legge.

Tutto l’equipaggiamento è finito sotto sequestro penale in attesa del trasferimento all’Ufficio Corpi di Reato. Per i due “registi” improvvisati è scattata una inevitabile denuncia a piede libero per procurato allarme, con il fascicolo ora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.

Mariglianella, ingerisce ovuli di cocaina durante il controllo: arrestato 37enne

Mariglianella – Una pattuglia dei carabinieri impegnata nel controllo del territorio ha notato due auto ferme in un parcheggio semi-deserto nei pressi di un distributore di carburanti, in via XI Settembre. L’attenzione dei militari è stata attirata da uno dei veicoli, con la luce interna accesa.

Avvicinandosi per un controllo, i carabinieri hanno visto una mano sporgere da una delle vetture con qualcosa stretto nel pugno. A quel punto è scattato l’intervento: una delle due auto si è data alla fuga, mentre nell’altra è rimasto un 37enne già noto alle forze dell’ordine.

Controlli serrati in via XI settembre

L’uomo ha tentato di sottrarsi al controllo colpendo un militare con la portiera e barricandosi all’interno dell’auto. Nel tentativo di eliminare le prove ha ingerito due ovuli di cocaina, ma è stato rapidamente bloccato. Durante la perquisizione, i carabinieri hanno trovato addosso al 37enne 13 dosi di cocaina già confezionate per la vendita e 90 euro in contanti.

L’uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. Attualmente si trova in attesa di giudizio.

Sant’Agnello, occupò il sagrato della chiesa con 5 camion: imprenditore a processo

La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha disposto la citazione a giudizio di Salvatore Langellotto, attualmente detenuto per altra causa in esecuzione di una condanna definitiva.

L’uomo dovrà comparire davanti al giudice monocratico del Tribunale di Torre Annunziata per rispondere dei reati di invasione di terreni ed edifici e danneggiamento, contestati per fatti avvenuti il 30 dicembre 2023 a Sant’Agnello.

Secondo l’accusa, Langellotto avrebbe occupato arbitrariamente il sagrato della chiesa dei Santi Prisco e Agnello parcheggiando cinque camion riconducibili alla società “Napoli Uno”. I mezzi sarebbero stati introdotti nell’area — di proprietà comunale e solitamente chiusa con catena e lucchetto — senza alcuna autorizzazione.

Le manovre dei veicoli, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbero inoltre provocato la paralisi del traffico veicolare nella zona. Non solo: i camion furono poi benedetti dal parroco e lo stesso Langellotto diffuse il video della cerimonia su diverse piattaforme social.

La prima udienza del processo è fissata per il 15 settembre 2026.

Le altre accuse: aggressione e stalking

Langellotto è già imputato, sempre davanti al Tribunale di Torre Annunziata, in un altro procedimento per minacce e lesioni aggravate ai danni di Claudio d’Esposito, presidente del WWF Terre del Tirreno. L’episodio risale al 26 marzo 2023, quando l’attivista sarebbe stato aggredito e picchiato riportando la frattura di una costola e lesioni giudicate guaribili in oltre quaranta giorni.

Alla base dell’aggressione, secondo la Procura, vi sarebbero contrasti legati alle denunce presentate da d’Esposito in materia ambientale, ritenute lesive degli interessi imprenditoriali dell’imputato nel settore edilizio.

Nello stesso procedimento, Langellotto è accusato anche di stalking nei confronti del giornalista del Fatto Quotidiano Vincenzo Iurillo. Tra aprile 2023 e gennaio 2024, l’uomo avrebbe posto in essere una serie di minacce e molestie tali da provocare nella vittima un grave e perdurante stato d’ansia, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita e incidendo anche sull’attività professionale.

Le presunte condotte persecutorie sarebbero collegate proprio all’attività giornalistica di Iurillo, in particolare agli articoli sull’aggressione a d’Esposito e all’inchiesta sulla vicenda dei camion benedetti sul sagrato della chiesa.

Per questo procedimento, il pubblico ministero ha chiesto una condanna complessiva a cinque anni di reclusione. La prossima udienza è prevista per il 24 marzo 2026, quando è attesa la discussione della difesa.

Villaricca, con un morso stacca l’orecchio al proprietario di casa: arrestato un inquilino

Villaricca – Scene da violenza estrema, con un epilogo che richiama uno degli episodi più controversi della storia del pugilato mondiale. Ma stavolta non siamo su un ring né davanti a un pubblico: accade tutto in un appartamento di Villaricca, nell’area nord di Napoli.

Quando i carabinieri arrivano sul posto, si trovano davanti a una situazione caotica e sanguinosa: un uomo ferito gravemente all’orecchio e diversi residenti ancora sotto shock per quanto appena accaduto.

L’emergenza acqua e le tensioni tra inquilini e proprietario

Il contesto è quello di una crisi idrica che da oltre una settimana interessa la zona di Villaricca 2. Un problema noto, su cui – secondo quanto riferito – stanno intervenendo Regione e Comune, ma che non è stato ancora completamente risolto.

Nel condominio coinvolto, di proprietà di un 63enne, la mancanza d’acqua continua a creare disagi. Gli inquilini, esasperati, si confrontano con il proprietario senza riuscire a chiarire le responsabilità: non è evidente se il disservizio dipenda da problemi strutturali dello stabile o da fattori esterni.

La tensione cresce rapidamente fino a sfociare in una discussione accesa lungo la rampa delle scale, che in pochi istanti degenera in uno scontro fisico.

L’aggressione e il morso all’orecchio

Secondo una prima ricostruzione, il 63enne avrebbe colpito con un pugno uno degli affittuari, un uomo di 33 anni. La reazione è immediata e brutale: il più giovane si avventa sul proprietario e gli strappa parte dell’orecchio con un morso.
Una violenza improvvisa che lascia i presenti attoniti e trasforma il litigio in un episodio di estrema gravità.

All’arrivo dei militari, la situazione è ormai degenerata. Il 63enne viene soccorso e trasferito in ospedale, dove resta sotto osservazione per la lesione riportata, descritta come uno “strappo di parte del padiglione auricolare”.
Il 33enne viene invece arrestato e posto agli arresti domiciliari, in attesa di giudizio. Dovrà rispondere dell’accusa di lesioni personali aggravate.

Un episodio simbolo di una tensione crescente

L’accaduto evidenzia come una situazione di disagio prolungato, come la mancanza di servizi essenziali, possa trasformarsi in un detonatore di conflitti. In questo caso, la frustrazione quotidiana si è tradotta in una violenza fuori controllo, con conseguenze pesanti sul piano umano e giudiziario.

Avellino, catturati 5 componenti della «banda della marmotta»

Avellino – Due assalti messi a segno nel giro di pochi mesi, con la tecnica esplosiva della “marmotta”, e ora cinque misure cautelari eseguite dai carabinieri. È il bilancio dell’operazione scattata all’alba del 20 marzo, su disposizione del gip del Tribunale di Avellino, su richiesta della Procura irpina.

Nel mirino degli investigatori è finito un gruppo composto da cinque giovani di origine pugliese, tra i 21 e i 29 anni, alcuni già noti alle forze dell’ordine. Le accuse, allo stato delle indagini preliminari, sono pesanti: concorso in furto aggravato, danneggiamento e detenzione e trasporto di materiale esplosivo.

Uno degli indagati risulta attualmente irreperibile ed è attivamente ricercato.

Il primo colpo: Gesualdo nel mirino

Il primo episodio contestato risale a settembre 2024, quando la banda avrebbe preso di mira lo sportello automatico della Bper a Gesualdo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo avrebbe agito utilizzando la cosiddetta tecnica della “marmotta”: un ordigno artigianale inserito nello sportello ATM per provocarne l’esplosione e accedere al denaro contante.

Un’azione rapida e violenta, che ha causato ingenti danni alla struttura bancaria.

Il secondo assalto: esplosione a Lacedonia

Il secondo colpo è stato messo a segno nel dicembre dello stesso anno a Lacedonia, ai danni di un ATM della BPM.

Anche in questo caso, la modalità operativa sarebbe stata identica: esplosivo per forzare lo sportello e fuga immediata dopo il blitz. Un copione ormai consolidato, che ha fatto scattare l’allarme tra le forze dell’ordine per la recrudescenza di episodi simili in tutta l’area.

Le indagini: telecamere, telefoni e tracciamenti

L’attività investigativa è partita proprio dall’aumento degli attacchi agli ATM tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.

I carabinieri del comando provinciale di Avellino hanno avviato un’indagine articolata, basata sull’analisi dei sistemi di videosorveglianza, dei flussi telefonici e telematici, sul tracciamento dei veicoli e su comparazioni antropometriche.

Un lavoro incrociato che ha permesso di identificare i cinque indagati e di collegarli ai due assalti irpini.

I sospetti: possibili altri colpi fuori regione

Gli investigatori non escludono che la banda possa essere responsabile di ulteriori attacchi simili avvenuti in Abruzzo e Molise.

Un’ipotesi su cui sono in corso ulteriori accertamenti, mentre proseguono le ricerche del quinto componente del gruppo, al momento sfuggito alla cattura.

Giudice di Pace di Marano, rogo doloso: arrestato il presunto piromane

Marano  – Un incendio doloso che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti, fermato solo dall’arrivo tempestivo dei Vigili del Fuoco. A distanza di settimane, i finanzieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 32 anni, residente a Giugliano in Campania, ritenuto il responsabile del rogo che la notte del 24 febbraio scorso ha danneggiato gli uffici del Giudice di Pace di Marano di Napoli.

L’attacco in piena notte

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’azione criminale è stata meticolosamente pianificata. Tra l’1.50 e le 2.40 di quella notte, due soggetti con il volto travisato si sono arrampicati su un lato dell’edificio, raggiungendo una finestra del primo piano. Dopo aver infranto il vetro, hanno versato all’interno il liquido contenuto in una tanica, appiccando immediatamente il fuoco.

L’incendio si è propagato rapidamente nell’intera stanza. Sul posto sono intervenuti subito i finanzieri del Gruppo di Giugliano in Campania, che già conoscevano bene la struttura: nel dicembre scorso, infatti, avevano eseguito un sequestro dell’intero edificio per gravi violazioni della sicurezza sul lavoro, su disposizione della Procura.

La fuga e le tracce

Le indagini si sono avvalse di un’attenta analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti nei pressi degli uffici e lungo le principali arterie cittadine. Grazie alle immagini, i militari sono riusciti a ricostruire il tragitto dei due piromani, individuando l’auto con cui si sono dati alla fuga subito dopo il rogo.

La perquisizione decisiva

Il blitz a casa del 32enne ha fornito agli inquirenti gli elementi di prova ritenuti decisivi. All’interno dell’abitazione, i finanzieri hanno trovato e sequestrato capi di abbigliamento compatibili con quelli indossati dagli attentatori nella notte dell’incendio. Nel bagagliaio dell’auto, invece, è spuntata la tanica. Identica per forma, colore e dimensioni a quella utilizzata per versare il liquido infiammabile, l’oggetto – pur essendo destinato a contenere un additivo per motori diesel – emetteva ancora un forte odore di benzina.

Bancarotta fraudolenta, due imprenditori rinviati a giudizio: danno da oltre 26 milioni di euro

Due imprenditori sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta al termine di un’articolata attività investigativa. Secondo quanto emerso, le condotte contestate avrebbero causato danni per oltre 26 milioni di euro, di cui più di 18 milioni a carico dell’Erario.

Sequestri a garanzia dei risarcimenti

Dopo il decreto che dispone il giudizio, la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip un provvedimento di sequestro conservativo su beni immobili e quote societarie riconducibili agli imputati. La misura è finalizzata a preservare le garanzie patrimoniali necessarie per il ristoro del danno arrecato.

San Giorgio a Cremano, tenta il furto notturno al Conad: arrestato 44enne

San Giorgio a Cremano – Erano circa le 22 quando una segnalazione al 112 ha fatto scattare l’allarme: tentato furto in atto al Conad di via San Martino. Sul posto è giunta immediatamente una pattuglia dei Carabinieri della locale Compagnia.Dopo un primo sopralluogo senza esito, i militari hanno notato in lontananza un’ombra sospetta: un uomo intento a scavalcare la recinzione perimetrale del supermercato.

Raggiunto e fermato, è risultato un 44enne del luogo, già noto alle forze dell’ordine e residente praticamente di fronte al punto vendita.L’uomo aveva organizzato tutto con cura: sul muretto erano già allineate dieci confezioni di acqua minerale, pronte per essere portate via una volta scavalcata la recinzione.

Aveva rubato dieci confezioni di acqua minerale

Una “spesa” notturna studiata per evitare occhi indiscreti e commessi, approfittando dell’orario di chiusura del negozio.La perquisizione personale ha permesso di rinvenire arnesi da scasso in suo possesso, inequivocabile indizio del reato che intendeva commettere.

Il 44enne è stato dichiarato in stato di arresto per furto aggravato ed è stato associato presso la casa circondariale in attesa del rito direttissimo. Le indagini dei Carabinieri proseguono per verificare eventuali complicità o precedenti analoghi nella zona.

Latitanti da 26 anni arrestati in Albania: due cugini accusati di omicidio nel Casertano

Dopo 26 anni di fuga, due cittadini albanesi, cugini di 50 e 47 anni, sono stati arrestati in Albania e trasferiti in Italia. I due S.A e A.F. erano latitanti dal 1999, accusati di omicidio e tentato omicidio per un agguato avvenuto nel Casertano.

Nella mattinata del 20 marzo sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino, scortati dal personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Subito dopo lo sbarco, sono stati condotti in carcere anche grazie al supporto della Polizia di Frontiera.

L’indagine e il progetto “Wanted 2025”

L’operazione si inserisce nel progetto “Wanted 2025” della Polizia di Stato, mirato alla cattura di latitanti di lunga durata. Determinante è stata un’indagine durata circa un anno, coordinata dalla Procura Generale di Napoli – Ufficio Esecuzioni Penali.
Alle attività investigative hanno partecipato la Squadra Mobile di Caserta, il Servizio Centrale Operativo e il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Grazie alla collaborazione con le autorità locali, i due sono stati individuati e localizzati in territorio albanese.

Il delitto del 1999 a Cesa

I fatti risalgono al 1999, quando a Cesa, nel Casertano, due connazionali furono vittime di una violenta aggressione. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il movente sarebbe legato alla spartizione dei proventi di attività illecite.
Le vittime vennero assalite in pieno centro cittadino con bastoni e armi da taglio: uno dei due morì, mentre l’altro rimase gravemente ferito.

La fuga e le false identità

Subito dopo il delitto, i responsabili riuscirono a far perdere le proprie tracce, lasciando l’Italia e rifugiandosi in Albania. Per anni avrebbero vissuto sotto falsa identità, eludendo i controlli e sottraendosi alla giustizia.

Il rintraccio e l’arresto in Albania

I due sono stati infine rintracciati nella città di Didier, in Albania, dove si erano stabiliti sin dalla fuga del 1999. L’arresto è stato eseguito grazie alla collaborazione tra il Dipartimento di Polizia criminale albanese e l’Ufficio dell’esperto per la sicurezza in Albania.

Determinanti anche i provvedimenti di internazionalizzazione emessi dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Napoli, che hanno consentito di attivare le procedure per la cattura e il successivo trasferimento in Italia.

Fine della fuga

Con l’arresto e il rientro in Italia dei due cugini si chiude una latitanza durata oltre un quarto di secolo. Ora dovranno rispondere davanti alla giustizia italiana delle accuse di omicidio e tentato omicidio per uno dei più violenti episodi di cronaca del Casertano alla fine degli anni ’90.

Casal di Principe, minacce a Maresca: «Sei morto, stiamo uscendo di galera»

Casal di Principe – «Sei morto». Poche parole, digitate con la freddezza di chi si sente intoccabile dietro lo schermo di uno smartphone, ma che pesano come piombo. Il destinatario è Catello Maresca, il magistrato simbolo della lotta al clan dei Casalesi, oggi consigliere comunale a Napoli.

L’attacco è arrivato in diretta su TikTok, durante un confronto pubblico sul referendum giustizia, da parte di un profilo anonimo dal nickname inequivocabile: “casalesenfam”.

L’ombra delle scarcerazioni eccellenti

Non si tratta di semplici insulti da “hater”. Il tono delle intimidazioni è circostanziato e punta dritto al cuore della sicurezza nazionale: «Marè, i Casalesi non sono finiti, accort a te», e ancora, «Stiamo uscendo da galera». Un riferimento che gli inquirenti giudicano estremamente inquietante, poiché coincide con il fine pena previsto per diversi fedelissimi del boss Michele Zagaria.

Tra pochi mesi, infatti, potrebbero tornare in libertà figure di spicco come i fratelli Garofalo, Michele Fontana (noto come “’o sceriffo”) e Salvatore Nobis. Un “eterno ritorno” criminale che rischia di destabilizzare nuovamente un territorio mai pienamente pacificato.

Escalation di violenza: tre bombe in un mese

Le minacce a Maresca non arrivano nel vuoto pneumatico. L’agro aversano è scosso da una nuova ondata di violenza dinamitarda. Negli ultimi trenta giorni si sono registrati tre attentati: l’ultimo ha sventrato una cornetteria appena inaugurata a Casapesenna, mentre ordigni sono esplosi anche a Cesa e San Cipriano d’Aversa.

Proprio contro questa recrudescenza Maresca aveva alzato la voce sui social: «Il clan torna ad alzare la testa. Che siate maledetti», aveva scritto il magistrato. Un atto di accusa che potrebbe aver innescato la violenta reazione degli anonimi sodali del clan.

La replica del magistrato: «Lavoro incompleto»

Maresca, a cui recentemente è stata ridotta la scorta, ha già sporto denuncia. Non è la prima volta che finisce nel mirino, ma la coincidenza temporale con la riorganizzazione del clan preoccupa.

«La concomitanza tra queste minacce e il ritorno di personaggi ingombranti è sospetta», spiega il magistrato. «Conferma che la lotta al clan è un’opera mai finita. Non vorrei che queste intimidazioni fossero la risposta al mio video di denuncia».

Maresca, l’uomo che nel 2011 scovò Michele Zagaria nel suo bunker, resta dunque un bersaglio sensibile. Mentre la politica discute di riforme, sul campo la sfida tra lo Stato e la camorra dei Casalesi sembra essere tornata a un livello di allerta massima.

L’oroscopo di Paolo Tedesco per venerdì 20 marzo 2026

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Buongiorno cari amici e ben ritrovati. Oggi è un giorno molto particolare, perché il Sole entra nell’Ariete, dando ufficialmente il via all’Anno Astrologico Nuovo! L’energia cambia, si fa più propulsiva, coraggiosa. Ma attenzione: Mercurio è ancora retrogrado, quindi procediamo con slancio, ma con la testa sulle spalle. Vediamo come si muovono i pianeti per ciascuno di voi.

Ariete (21 marzo – 19 aprile)

Buon compleanno, Ariete! Il Sole entra nel tuo segno e ti carica a molla.

  • Amore: Siete magnetici e affascinanti. Se siete single, potreste fare colpo su qualcuno semplicemente essendo voi stessi. In coppia, è il momento di proporre un’iniziativa nuova per ravvivare la routine.

  • Lavoro: Ottima spinta propulsiva. Idee nuove e tanta voglia di fare. Attenzione solo a non essere troppo impulsivi: Mercurio retrogrado consiglia di rileggere le mail due volte prima di inviarle.

  • Salute: Energia alle stelle. Sfruttatela per iniziare quell’attività fisica che rimandavate da mesi.

  • Finanze: Giornata positiva per investimenti su voi stessi (corsi, immagine). Evitate acquisti tecnologici affrettati.

  • Consiglio del giorno: Osate, ma con un piano B.

Toro (20 aprile – 20 maggio)

Caro Toro, l’energia si sposta nell’inconscio. È un giorno di riflessione più che di azione.

  • Amore: Siete più riservati e bisognosi di coccole. Un gesto concreto vale più di mille parole. Per i single, un amico potrebbe rivelarsi più interessante del solito.

  • Lavoro: Chiudete un capitolo lavorativo. È il momento di fare pulizia sulla scrivania e nella testa prima di lanciarvi in nuovi progetti.

  • Salute: La luna in Leone vi rende forti, ma attenzione alla cervicale. Concedetevi un massaggio.

  • Finanze: Qualche piccolo rimborso o recupero da pratiche passate. Niente di straordinario, ma gradito.

  • Consiglio del giorno: Ascoltate l’intuito, non solo la ragione.

Gemelli (21 maggio – 20 giugno)

Con Mercurio vostro reggente ancora retrogrado, cari Gemelli, siete un po’ impastati. Ma oggi arriva una boccata d’aria.

  • Amore: Uscite con gli amici! Le stelle favoriscono le conoscenze spensierate. In coppia, è il momento giusto per parlare di progetti futuri per l’estate.

  • Lavoro: Finalmente un feedback positivo su un vecchio progetto. La visibilità aumenta grazie a un superiore o a un contatto influente.

  • Salute: Bene, ma attenzione ai piccoli infortuni domestici. Piedi fragili.

  • Finanze: Spese per la casa o la famiglia. Niente di eccessivo, ma tenete d’occhio il conto.

  • Consiglio del giorno: La fretta è cattiva consigliera: rallenta.

Cancro (21 giugno – 22 luglio)

Caro Cancro, oggi sei sotto i riflettori. La tua carriera e la tua immagine pubblica brillano.

  • Amore: La vita sociale di coppia è intensa e gratificante. Siete invitati e apprezzati. Per i single, un incontro in un contesto professionale o formale potrebbe essere interessante.

  • Lavoro: È il vostro momento! Raccogliete i frutti di un duro lavoro. Un responsabile nota la vostra dedizione. Affidabilità è la vostra parola d’ordine.

  • Salute: Un po’ di stanchezza mentale per via degli impegni. Ritagliatevi 10 minuti di pausa assoluta.

  • Finanze: Stabili. Buon momento per richiedere un prestito o un mutuo.

  • Consiglio del giorno: Non abbiate paura di mostrarvi per quello che valete.

Leone (23 luglio – 22 agosto)

La Luna nel tuo segno, caro Leone, ti rende protagonista. Vuoi attenzioni e le ottieni!

  • Amore: Giornata intensa e passionale. Siete voi a dettare il ritmo. Se single, il vostro carisma è inarrestabile. In coppia, organizzate una serata elegante.

  • Lavoro: Energia e voglia di fare squadra. Siete il motore del gruppo, ma attenti a non prevaricare. Un viaggio di lavoro potrebbe profilarsi all’orizzonte.

  • Salute: Piena forma. Approfittatene per fare sport all’aria aperta.

  • Finanze: Qualche piccola spesa per il proprio piacere (vestiti, hobby). Ve lo meritate.

  • Consiglio del giorno: Siate generosi con chi vi sta accanto, condividete i riflettori.

Vergine (23 agosto – 22 settembre)

Mercurio retrogrado ti affatica, caro amico. Oggi però trovi conforto nelle piccole cose.

  • Amore: La routine domestica può essere dolce se condivisa. Cucinare insieme o guardare un film sul divano rafforza il legame. Per i single, un amore lontano si fa sentire.

  • Lavoro: Giornata di dettagli e pulizie etiche. Sistemate le pratiche in sospeso. Nessuna mossa azzardata, per favore.

  • Salute: Sistema nervoso sotto pressione. Tisane rilassanti e niente caffè dopo cena.

  • Finanze: Controlli incrociati. Scoprite un errore in banca o una bolletta pagata due volte. Recuperate!

  • Consiglio del giorno: L’ordine esteriore aiuta a calmare il caos interiore.

Bilancia (23 settembre – 22 ottobre)

Cara Bilancia, oggi le stelle favoriscono le relazioni e i contratti. Siete diplomatici e vincenti.

  • Amore: Serata perfetta per uscire in coppia. L’aria è romantica. I single potrebbero ricevere una proposta inaspettata da una vecchia conoscenza.

  • Lavoro: Ottimo per negoziazioni e collaborazioni. Mercurio retrogrado può portare a rivedere un accordo precedente, migliorandolo.

  • Salute: Bene, tenete a bada la golosità. Equilibrio a tavola.

  • Finanze: Piccoli guadagni da attività creative o artistiche. Qualcuno vi restituisce un favore.

  • Consiglio del giorno: La bellezza salverà il mondo… e anche la vostra giornata.

Scorpione (23 ottobre – 21 novembre)

La grinta non vi manca mai, caro Scorpione. Oggi usatela per organizzare.

  • Amore: La gelosia potrebbe bussare alla vostra porta. Fidatevi del partner e non create drammi inutili. La passione è comunque alle stelle.

  • Lavoro: Siete i leader silenziosi. Organizzate, strutturate, pianificate. Un piccolo intoppo burocratico si risolverà entro sera.

  • Salute: Energia fisica elevata. Incanalatela nello sport, evitate il confronto fisico.

  • Finanze: Entrate in arrivo da collaborazioni o eredità. Giornata positiva per investimenti sicuri.

  • Consiglio del giorno: La vera forza è nel controllo, non nell’esplosione.

Sagittario (22 novembre – 21 dicembre)

L’entrata del Sole nell’Ariete accende la vostra voglia di libertà e avventura.

  • Amore: Voglia di evasione. Se non potete partire con la valigia, fatelo con la mente. Una cena etnica o un film straniero stuzzica la fantasia di coppia. Single, cercate qualcuno di diverso da voi.

  • Lavoro: Contatti con l’estero, pratiche per viaggi, corsi di formazione. Tutto ciò che allarga i vostri orizzonti è favorito.

  • Salute: Attenzione agli strappi muscolari se fate sport senza riscaldamento.

  • Finanze: Occhio agli acquisti compulsivi online. Mercurio retrogrado potrebbe portarvi articoli sbagliati.

  • Consiglio del giorno: L’ottimismo è la vostra forza, ma leggete le clausole scritte in piccolo.

Capricorno (22 dicembre – 19 gennaio)

Caro Capricorno, oggi i pianeti ti chiedono di guardare in profondità. Intimità e risorse condivise sono il tema.

  • Amore: Momento di profonda intimità. Siete pronti a condividere un segreto o una paura con il partner, e questo vi avvicinerà. Single, potreste essere attratti da una persona misteriosa.

  • Lavoro: Gestite fondi altrui, eredità o tasse con attenzione. È un buon momento per rinegoziare un mutuo o un prestito.

  • Salute: Energia vitali in trasformazione. Potreste sentirvi un po’ stanchi, ascoltate il vostro corpo.

  • Finanze: Arriva una vecchia pratica che credevate persa. Rientri inaspettati.

  • Consiglio del giorno: La vulnerabilità non è debolezza, è il primo passo verso la vera forza.

Acquario (20 gennaio – 18 febbraio)

L’energia si sposta nel segno opposto al tuo, caro Acquario. Le relazioni sono al centro.

  • Amore: Il partner oggi è più esigente del solito? Cercate il confronto, non lo scontro. Per i single, una persona solare e dinamica (tipico Ariete) vi farà battere il cuore.

  • Lavoro: Collaborazioni e partnership professionali sotto i riflettori. Potreste firmare un accordo importante, ma con Mercurio retrogrado, fatelo visionare da un esperto.

  • Salute: Bene. Cercate di mantenere la calma anche se vi sembra che gli altri vadano troppo veloci.

  • Finanze: Investimenti per il futuro. Pensione, fondi, piani a lungo termine. È il momento giusto per informarsi.

  • Consiglio del giorno: La libertà è anche saper scegliere con chi stare.

Pesci (19 febbraio – 20 marzo)

Oggi è il vostro ultimo giorno nel segno, cari Pesci. Siete poetici e sognanti come non mai, ma anche un po’ confusi.

  • Amore: Avete bisogno di tenerezza e comprensione. Cercate un rifugio sicuro tra le braccia di chi vi ama. Single, potreste innamorarvi di un’idea più che di una persona.

  • Lavoro: Attenzione alla distrazione. Piccoli errori formali potrebbero costarvi cari. Domani si ricomincia con nuova energia, oggi chiudete con calma.

  • Salute: Sistema immunitario un po’ basso. Vitamine e tanta frutta di stagione.

  • Finanze: Evitate prestiti e acquisti importanti. La vostra generosità potrebbe essere fraintesa o sfruttata.

  • Consiglio del giorno: Sognate, ma tenete i piedi per terra. Almeno per oggi.

Il commento finale di Paolo Tedesco

Cari amici, il tema di questo venerdì 20 marzo 2026 è inequivocabilmente il “Nuovo Inizio”. L’ingresso del Sole in Ariete taglia di netto con la malinconia invernale dei Pesci e ci proietta verso la primavera.

Cosa ci insegnano le stelle oggi? Che possiamo avere tutta l’energia e la grinta dell’Ariete per partire, ma dobbiamo farlo con la saggezza di chi sa che Mercurio è ancora retrogrado. Questo significa che i motori sono accesi e rombanti, ma il navigatore potrebbe dare indicazioni sbagliate.

Il mio consiglio è di osare nel desiderio, ma essere prudenti nell’esecuzione. Sognate in grande, progettate, buttate il cuore oltre l’ostacolo… ma prima di firmare, comprare o impegnarvi, contate fino a dieci e chiedete un parere esterno.

Buona primavera a tutti e buona giornata!

Epatite A a Napoli, scatta l’ordinanza: stop ai frutti di mare crudi

Il sindaco di Gaetano Manfredi ha firmato oggi un’ordinanza contingibile e urgente per fronteggiare l’aumento dei casi di epatite A registrati sul territorio cittadino.

Il provvedimento arriva dopo la segnalazione del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Napoli 1 Centro, che ha evidenziato una diffusione del virus dieci volte superiore alla media dell’ultimo decennio e addirittura quarantuno volte più alta rispetto agli ultimi tre anni.

I dati epidemiologici confermano una crescita costante e preoccupante: dai 3 casi registrati a gennaio si è passati ai 19 di febbraio, fino ai 43 contagi rilevati nei primi diciannove giorni di marzo.

 Stop ai frutti di mare crudi

Per contenere il rischio di contagio, l’ordinanza introduce misure stringenti. In particolare, viene disposto il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici.

Il divieto riguarda non solo ristoranti e bar, ma anche attività di vicinato con consumo sul posto e produzioni alimentari destinate al consumo immediato.

 Le raccomandazioni ai cittadini

L’amministrazione invita inoltre la popolazione a evitare il consumo di frutti di mare crudi anche in ambito domestico.

Fondamentale, sottolineano le autorità sanitarie, attenersi alle linee guida dell’ASL per l’acquisto e il consumo sicuro degli alimenti, adottando comportamenti prudenti per ridurre il rischio di infezione.

Controlli e sanzioni

Previsto anche un rafforzamento immediato dei controlli da parte degli organi competenti.

Le violazioni saranno punite con sanzioni amministrative comprese tra i 2mila e i 20mila euro. Nei casi di recidiva scatterà la sospensione dell’attività da 1 a 30 giorni, fino alla possibile revoca dell’autorizzazione.

 Misure in vigore fino a nuova valutazione

Le disposizioni resteranno attive fino a una nuova valutazione del quadro epidemiologico da parte dell’ASL Napoli 1 Centro, che monitorerà l’andamento dei contagi nelle prossime settimane.

Addio a Umberto Bossi: è morto il «Senatùr»

La politica italiana perde uno dei suoi protagonisti più dirompenti e iconici. Umberto Bossi, il fondatore della Lega, è morto a Varese all’età di 84 anni. La notizia ha scosso profondamente il movimento da lui creato: in una nota ufficiale, la Lega si è detta “profondamente addolorata”, annunciando l’annullamento di tutti gli appuntamenti politici previsti. Il segretario Matteo Salvini, appresa la notizia, ha cancellato i propri impegni per rientrare immediatamente a Milano.

Dal 1987 alla “rivoluzione” della Padania

La parabola politica di Bossi inizia ufficialmente nel 1987, quando approda a Palazzo Madama guadagnandosi il soprannome che lo avrebbe accompagnato per sempre: il Senatùr. Fondatore della Lega Lombarda, poi trasformatasi in Lega Nord, Bossi ha scardinato i riti della Prima Repubblica con un linguaggio brutale e senza filtri.

Il suo “celodurismo” — termine entrato persino nei vocabolari — non era solo folklore, ma la sintesi di un’intransigenza politica che puntava alla difesa della Padania contro quella “Roma ladrona” eletta a simbolo di ogni spreco centralista. Tra ampolle con l’acqua del Po e raduni oceanici a Pontida, Bossi ha dato voce a un Nord produttivo e insofferente, utilizzando una “diplomazia d’urto” fatta di canotte bianche, sigari perenni e gesti di sfida.

L’asse con Berlusconi e la sfida del federalismo

La storia di Bossi è indissolubilmente legata a quella di Silvio Berlusconi. Un rapporto fatto di alleanze strategiche, rotture clamorose (come il celebre “ribaltone” del 1994) e profonde riconciliazioni. Con il Cavaliere a Palazzo Chigi, il leader di Cassano Magnago è stato due volte ministro: alle Riforme istituzionali e alla Devoluzione (2001-2004) e poi al Federalismo (2008-2011).

Nonostante le vette del potere, il suo obiettivo primario rimase sempre la trasformazione dello Stato in senso federale, se non la secessione vera e propria. Un percorso tortuoso, segnato anche da momenti controversi, come la legge sull’immigrazione firmata insieme a Gianfranco Fini, l’allora “Attila della politica” diventato poi compagno di strada nel centrodestra.

La malattia e il tramonto del fondatore

Il 2004 segna lo spartiacque drammatico della sua vita: un grave ictus ne compromette le capacità oratorie e la salute, ma non la volontà di restare in campo. Bossi torna in politica, seppur con una presenza più rarefatta, continuando a rappresentare l’anima critica del suo partito.

Il declino politico accelera però nel 2012 quando, travolto dalle inchieste interne e dal malcontento della base, rassegna le dimissioni da segretario. Da quel momento, la “sua” Lega cambia pelle: sotto la guida di Matteo Salvini il nome di Bossi scompare dal simbolo e il partito vira verso il sovranismo nazionale, allontanandosi dalle radici autonomiste. Negli ultimi anni, il Senatùr era rimasto una figura di riferimento per i “nostalgici” del Comitato del Nord, mantenendo un rapporto complesso e spesso teso con il suo successore.

Con Umberto Bossi scompare l’ultimo grande capopopolo che, tra eccessi e intuizioni, ha costretto l’Italia a fare i conti con la questione settentrionale.

Il Napoli a Cagliari con De Bruyne e McTominay: Conte ci crede ancora

Crederci, nonostante tutto. Il Napoli si prepara alla sfida contro il Cagliari con un obiettivo chiaro: vincere per tenere viva una rincorsa scudetto che resta complicata ma non ancora impossibile. A nove giornate dalla fine, i nove punti di distacco dall’Inter rappresentano un ostacolo enorme, ma Antonio Conte non intende alzare bandiera bianca. Nulla è impossibile finché la matematica lo consente, è il messaggio che filtra dall’ambiente azzurro.

La trasferta all’Unipol Domus diventa così un passaggio fondamentale. Il Napoli vuole infilare la quarta vittoria consecutiva e consolidare la propria posizione nelle prime quattro della classifica, mantenendo saldo l’obiettivo Champions. Ma non solo: all’orizzonte c’è anche lo scontro diretto con il Milan, che potrebbe valere il secondo posto. Servono tre punti per restare in scia, è la linea condivisa nello spogliatoio.

Per farlo, Conte si affida ai suoi uomini migliori. Dal primo minuto sono pronti De Bruyne e McTominay, protagonisti della svolta contro il Lecce. Il loro ingresso nella gara del Maradona aveva cambiato completamente il volto della squadra, trasformando una prestazione opaca in una rimonta convincente.

Il tecnico non cambia assetto: il sistema di gioco resta quello ormai consolidato, con De Bruyne libero di muoversi tra le linee e un centrocampo che, almeno inizialmente, dovrebbe vedere in campo Gilmour e McTominay. Restano in panchina Lobotka, ancora in fase di recupero, Anguissa, non al meglio dopo il lungo stop, ed Elmas, bisognoso di rifiatare dopo mesi intensi.

In difesa, spazio alla continuità con la conferma di Beukema, mentre Olivera è favorito su Juan Jesus. Un Napoli che si presenta compatto e determinato, consapevole delle difficoltà ma deciso a non lasciare nulla di intentato. Perché la vetta è lontana, ma non ancora irraggiungibile. E in un finale di stagione che si annuncia incandescente, anche l’improbabile può diventare possibile.

Skipper morto in barca a Olbia, la perizia: «Gas tossici nella cabina, acido solfidrico a livelli pericolosi»

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte di Giovanni Marchionni, il 21enne campano trovato senza vita l’8 agosto 2025 su uno yacht ormeggiato a Portisco.

Sullo yacht ormeggiato nella Marina di Portisco, nel territorio di Olbia, si sarebbero create le condizioni per la formazione e la diffusione di gas tossici all’interno dell’imbarcazione. È quanto emerge dalla relazione depositata nei giorni scorsi alla Procura di Tempio Pausania dal perito incaricato dalla pm Milena Aucone, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Giovanni Marchionni, skipper campano di 21 anni.

Il giovane era stato trovato senza vita la mattina dell’8 agosto 2025 a bordo del lussuoso motoscafo di 17 metri, all’ingresso della Costa Smeralda. L’indagine vede iscritta nel registro degli indagati Annalaura Di Luggo, proprietaria dell’imbarcazione.

I gas tossici partiti dalle batterie

Secondo quanto riportato nella perizia, a bordo del natante vi sarebbero state “evidenze che possano essersi generati gas tossici” poi confluiti nella cabina del marinaio attraverso un portello collocato sotto il guanciale del letto.

Il consulente tecnico segnala in particolare la presenza di “concentrazioni di acido solfidrico pericolose per l’uomo”, generate dalle batterie presenti sull’imbarcazione. Nella relazione si legge che i test effettuati, soprattutto sul sistema di batterie e in particolare sulla batteria denominata “Auxi”, avrebbero mostrato la capacità di produrre livelli di acido solfidrico superiori a 100 ppm, soglia considerata pericolosa per l’uomo.

Il ruolo della mancata ventilazione

Un altro passaggio centrale della consulenza riguarda la ventilazione dei vani batterie. Secondo il perito, la mancanza di un adeguato ricambio d’aria avrebbe impedito la dispersione del gas verso l’esterno.

L’idrogeno solforato, descritto come più denso dell’aria, sarebbe rimasto confinato nelle sentine, diffondendosi inizialmente nei volumi più bassi dell’imbarcazione per poi invadere gli spazi interni. Questo anche perché, si legge nella relazione, i portelli delle sentine non sarebbero a tenuta di gas. Tra i punti ritenuti più critici c’è proprio il portello situato sotto il cuscino del letto nella cabina del marinaio.

Dinette e surriscaldamento

La relazione si sofferma anche sul vano batterie collocato nella dinette, definito privo di ventilazione forzata. Le ridotte dimensioni dello spazio, la presenza di carter sulle batterie e perfino alimenti e bevande trovati al suo interno avrebbero ostacolato ulteriormente la ventilazione.

Per il consulente, queste condizioni avrebbero favorito l’aumento della temperatura e la cosiddetta deriva termica delle batterie, con la conseguente produzione e liberazione di gas tossico ed esplosivo.

Le conclusioni della perizia, secondo la famiglia del giovane skipper, confermerebbero il quadro già emerso dagli accertamenti medico-legali. “Queste evidenze sull’imbarcazione combaciano pienamente con le risultanze degli esami autoptici e chimici sul cadavere del ragazzo”, ha dichiarato l’avvocato Maurizio Capozzo, legale della famiglia Marchionni.
L’inchiesta della Procura di Tempio Pausania prosegue ora per chiarire eventuali responsabilità nella morte del 21enne campano.

Rione Berlingieri, i pentiti raccontano il «tesoro» dietro la statua di San Pio

Se Raffaele Paone ha spiegato le alte sfere della contabilità criminale della piazza della “111” al rione Berlingieri, è Massimo Molino che ha portato gli investigatori nel cosiddetto nel fango della strada.

Le sue dichiarazioni sono alla base dell’inchiesta che due giorni fa ha portato in carcere 11 persone, smantellando la storica piazza. Dichiarazioni contenute nelle 170 pagine dell’ordinanza del gip Marco Giordano.

Pentitosi nel giugno 2021, Molino è stato fino al giorno prima del suo arresto un uomo di Luigi Carella, “Gigino ‘a gallina”. Conosce le strade di Secondigliano palmo a palmo, avendo militato prima nei Di Lauro, poi negli Scissionisti, infine nei Licciardi.

La geopolitica criminale che Molino disegna davanti ai magistrati è netta. La Vanella Grassi si occupa delle estorsioni al Perrone e al Berlingieri, mentre Carella controlla via Monte Faito e parte di Casavatore. Sulla droga, però, i confini si sfumano. Molti affari si chiudono al telefono, ma c’è un’eccezione, un presidio fisico inespugnabile: il civico 180 di via Monte Faito.

L’albero di Padre Pio e i turni di notte

L’organizzazione logistica della piazza della “111” è rigorosa, quasi militare, incardinata su legami familiari. A gestirla sono Antonio Bruno, il cognato Ciro Cardaropoli, il figlio di Bruno (Gennaro, detto “‘o brigante”, incaricato anche del contrabbando di sigarette) e Antonio Gemei.

Ma è nei dettagli operativi che il racconto di Molino, riscontrato poi dalle telecamere della Polizia di Stato, si fa inquietante, rivelando la profanazione di simboli religiosi per scopi criminali:

“Fino a mezzanotte lavorano su strada, dopo spacciano presso l’abitazione del Cardaropoli. Durante lo spaccio su strada, la droga è custodita presso dei giardinetti, nei pressi dell’albero detto di Padre Pio (dietro c’è una inferriata con una base di cemento), oppure in un vicoletto adiacente senza uscita.”

Il pedaggio mensile e i “factotum” del clan

Oltre alla divisione degli utili svelata da Paone, la piazza ha per anni pagato un pizzo diretto per la “tranquillità” sul territorio. Molino svela le cifre e i nomi di chi faceva il lavoro sporco per conto dei Licciardi:

“La piazza in questione paga 3.000 euro al mese al Carella, ed è attiva da 30 anni, e paga di volta in volta a chi comanda in zona. I 3.000 euro li veniva a ritirare, per conto della Gallina, ‘o russo, detto anche ‘a treglia (Francesco Marzano), persona fidata che andava direttamente da Antonio Bruno.”

Marzano, descritto come un “factotum” stipendiato a mille euro al mese, non si limitava a raccogliere i soldi della droga. Nelle parole dei pentiti emerge come una figura onnipresente, mandato in perlustrazione per scovare cantieri edili da taglieggiare, armato all’occorrenza, come quando i clan organizzarono una “stesa” (una sparatoria intimidatoria a bordo di scooter) per rispondere a uno sgarro, usando armi fornite direttamente dal boss Carella.

 I segreti inconfessabili

Massimo Molino e Raffaele Paone non sono due figure marginali in cerca di sconti di pena per reati minori. Sono uomini che hanno vissuto ai vertici del terrore napoletano, confessando crimini gravissimi.

Massimo Molino: dalla faida di Scampia alla verità

Molino porta sulle spalle il peso della storia camorristica dell’area nord. Il GIP lo definisce una “voce di dentro” qualificata. Nel suo curriculum criminale c’è la partecipazione (come supporto logistico) al duplice omicidio Riccio/Gagliardi del 2004, in piena faida tra i Di Lauro e gli Scissionisti. Per quei fatti è stato fondamentale per far condannare all’ergastolo capi storici come Ciro Di Lauro.

Ma a convincere definitivamente i giudici della sua onestà intellettuale c’è un episodio del 2020. Arrestato per il tentato omicidio di Gennaro Casaburi, Molino decide di pentirsi. Invece di confessare un crimine non suo per ingraziarsi i pm, si dichiara presente ma innocente per quel reato specifico, svelando i veri responsabili.

I giudici gli credono, lo assolvono dall’accusa di omicidio e condannano i veri esecutori. Un sigillo di credibilità assoluta. Al pm, Molino spiegherà così la sua scelta:

“Lo faccio per dare un taglio a questa vita sbagliata. Ho un figlio maschio e voglio dare un esempio di legalità”.

Raffaele Paone: dai vertici della Vanella ai droni in carcere

Se Molino è la storia, Paone è l’innovazione criminale. Esponente di spicco dell’articolazione della Vanella Grassi a San Pietro a Patierno, Paone è stato una figura apicale del clan fino al 2024. Le sue conoscenze sono aggiornatissime.

Non si limitava alle estorsioni e al narcotraffico classico. Come si legge nell’ordinanza, le sue dichiarazioni hanno permesso di svelare la nuova frontiera tecnologica della camorra: l’uso di droni fatti decollare dal campo nomadi adiacente per introdurre telefoni cellulari di ultima generazione e droga direttamente nelle celle del carcere di Secondigliano.

Conoscendo queste dinamiche aziendali complesse, le affermazioni di Paone sulla “spartizione aziendale” della piazza di Antonio Bruno al Rione Berlingieri sono state ritenute oro colato dagli inquirenti. Incrociando le memorie storiche di Molino con la contabilità aggiornata di Paone, e unendole ai sequestri della Polizia, la Procura ha chiuso il cerchio, assestando il colpo fatale a uno dei mercati neri più antichi e redditizi di Napoli.

( Nella foto i giardinetti dello spaccio al Rione Berlingieri e nei riquadri da sinistra Luigi Carella, Antonio Bruno, il figlio Gennaro, Ciro Cardaropoli e i due pentiti Raffaele Paone e Massimo Molino)