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Napoli, al Maradona il murale di Jorit dedicato ai campioni azzurri

Napoli si regala un nuovo simbolo nel cuore del suo tempio calcistico. È stato svelato questa mattina, alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi e dell’artista Jorit, il murale che da oggi campeggia sulle pareti dello stadio Diego Armando Maradona, un’opera che rende omaggio ai grandi protagonisti della storia azzurra.

Il tratto è quello inconfondibile dell’artista, con i caratteristici segni tribali a marchiare i volti dei calciatori scelti direttamente dai tifosi attraverso un sondaggio lanciato sui social. Un’opera che unisce memoria, identità e partecipazione, trasformando il Maradona in uno spazio ancora più carico di significato per la città.

«Questo murale è un omaggio che Jorit ha voluto fare alla città e alla storia della squadra», ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi. «È un modo per ricordare tanti campioni che hanno contribuito ai successi del Napoli, ma anche un segnale di riqualificazione dello stadio che rappresenta la casa del calcio a Napoli ed è un patrimonio collettivo». Il primo cittadino ha poi rilanciato la prospettiva internazionale dell’impianto: «Candideremo il Maradona come sede degli Europei 2032 di calcio. Stiamo lavorando sul progetto per rispettare le richieste dell’Uefa. La cosa più importante è valorizzare il patrimonio dello stadio e renderlo più confortevole e adeguato ai tempi. Se saremo selezionati, ci faremo trovare pronti».

Per Jorit, dipingere all’interno dello stadio ha avuto un valore particolare, quasi simbolico. «Questo progetto nasce dall’idea di rendere uno dei luoghi più iconici della città un luogo di aggregazione», ha spiegato. «Dipingere qui, nel tempio di Diego, ha un significato speciale. Ho voluto rappresentare volti in cui ogni tifoso napoletano possa riconoscersi. Spero che diventi un posto dove un padre possa portare suo figlio a raccontargli i propri idoli calcistici».

Neonata morta a Benevento, l’ospedale: «Piena fiducia nella magistratura»

Una tragedia che lascia domande aperte e un dolore profondo. Dopo la morte della neonata avvenuta nella notte all’ospedale San Pio di Benevento, la Direzione Strategica della struttura sanitaria è intervenuta con una nota ufficiale, esprimendo vicinanza alla famiglia e assicurando piena collaborazione con gli inquirenti.

«Il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia della piccola paziente deceduta la scorsa notte», si legge nel comunicato, nel quale viene sottolineato che «sono state tempestivamente attivate tutte le procedure di segnalazione, verifica e controllo di competenza». Una precisazione che punta a chiarire come, almeno sul piano interno, siano stati seguiti i protocolli previsti.

Parallelamente, la struttura sanitaria affida agli accertamenti giudiziari il compito di fare luce su quanto accaduto. «Esprimiamo piena fiducia nell’operato dell’Autorità Giudiziaria, a cui assicuriamo piena collaborazione», ribadisce la Direzione, lasciando intendere che saranno le indagini a stabilire eventuali responsabilità.

Resta il peso di una vicenda delicata, in cui il confine tra fatalità e possibili criticità dovrà essere chiarito dagli approfondimenti investigativi. Nel frattempo, il caso riaccende l’attenzione sulla gestione delle emergenze pediatriche e sulla trasparenza delle strutture sanitarie di fronte a eventi così drammatici.

Sant’Antonio Abate, precipita da un lucernaio durante i lavori sul tetto: grave operaio

Grave incidente sul lavoro nel pomeriggio a Sant’Antonio Abate, dove un operaio di 30 anni è precipitato da un’altezza di circa otto metri dopo aver sfondato un lucernaio.

L’uomo stava lavorando sulla copertura di un capannone all’interno di un’azienda alimentare, impegnato nell’installazione di pannelli fotovoltaici, quando si è verificato il cedimento che lo ha fatto cadere nel vuoto.

I soccorsi e le condizioni

Immediato l’intervento dei sanitari del 118, che hanno trasportato il ferito all’Ospedale del Mare di Napoli.

Il 30enne è attualmente ricoverato in prognosi riservata: non sarebbe in pericolo di vita, ma ha riportato diversi traumi a seguito dell’impatto.

Sequestrata l’area del capannone

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Carabinieri della stazione locale, insieme al personale della Sezione Rilievi del Gruppo di Torre Annunziata. Presenti anche i tecnici dell’ASL per la prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro e gli ispettori del Nucleo del Lavoro di Napoli.

Una porzione del capannone, estesa per circa 20 metri quadrati, è stata sottoposta a sequestro penale.

Sono in corso le verifiche per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità, con particolare attenzione al rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.

Al Teatro Totò Ciro Ceruti porta in scena la commedia della crisi

La comicità incontra la fragilità del presente e si trasforma in racconto sociale. Al Teatro Totò, diretto da Gaetano Liguori, arriva “Non tutti i mali vengono per nuocere”, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Ciro Ceruti, in scena dal 20 al 29 marzo con repliche serali, appuntamento pomeridiano la domenica e doppia programmazione il sabato.

Non è la solita commedia leggera. Il lavoro di Ceruti si muove dentro gli anni in cui il benessere sembrava ancora una certezza condivisa, prima di sgretolarsi sotto il peso di una crisi che ha cambiato il volto della società. In questo passaggio, lo spettacolo costruisce un racconto che non si limita a far ridere, ma invita a riconoscersi in un sistema che si incrina e lascia spazio a nuove forme di precarietà.

Il registro resta quello brillante, ma attraversato da una tensione più profonda. La povertà smette di essere soltanto un dato economico e diventa uno strumento per mettere a nudo i personaggi, rivelarne paure, limiti e capacità di resistere. È qui che la risata si fa più sottile, quasi sospesa, perché dietro la battuta si intravede sempre una verità scomoda.

Accanto a Ceruti, sul palco, un cast corale composto da Laura Borrelli, Floriana De Martino, Ludovica Artel, insieme a Ciro D’Errico, Antonio Colursi, Luca Ceruti e Noemi Coppola, con la partecipazione di Paco De Rosa. Un gruppo che sostiene il ritmo di una narrazione capace di alternare leggerezza e amarezza senza mai perdere equilibrio. Ne viene fuori uno spettacolo che gioca sul filo, ricordando al pubblico quanto sia fragile la distanza tra serenità e difficoltà, tra il ridere e il cadere.

Epatite A a Napoli, 14 nuovi casi: «Nessuna emergenza», ma rafforzati i controlli

I casi aumentano, ma le strutture sanitarie provano a contenere l’allarme. All’ospedale Cotugno di Napoli, nelle ultime ore, sono stati registrati 14 nuovi casi di epatite A, con nove pazienti destinati al ricovero in degenza nel corso della giornata. Un dato che conferma un incremento, ma che secondo la Direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli non configura una situazione critica.

«Non sussiste alcuna emergenza», viene chiarito in una nota ufficiale, mentre il quadro del Pronto Soccorso resta «complessivamente stabile». Il ricovero di parte dei pazienti consentirà anche di alleggerire l’area di emergenza, mentre altri due casi sono in fase di trasferimento dal presidio CTO.

Il flusso degli accessi, spiegano dall’azienda, si mantiene «moderato», senza particolari difficoltà nella gestione clinica e organizzativa. Un elemento che invita alla cautela nelle valutazioni, ma che non cancella il segnale di attenzione lanciato dalle istituzioni sanitarie regionali.

Sotto osservazione finiscono soprattutto le abitudini alimentari. Frutti di mare e pesce crudo sono indicati tra i principali fattori di rischio, in un contesto in cui la trasmissione del virus avviene per via oro-fecale, attraverso cibi o acqua contaminati o tramite contatti diretti con persone infette. La Regione parla di «incremento che richiede la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, della sorveglianza epidemiologica e dell’informazione ai cittadini».

Da qui la decisione di rafforzare i controlli sulla filiera dei molluschi e intensificare le attività di prevenzione. La vaccinazione resta la misura più efficace, soprattutto per chi è entrato in contatto con casi accertati o appartiene a categorie più esposte. Fondamentali anche le norme igieniche e la corretta cottura degli alimenti, con particolare riferimento ai prodotti che non dovrebbero mai essere consumati crudi.

L’epatite A è un’infezione acuta del fegato che può manifestarsi con febbre, nausea, dolori addominali e ittero, anche se nei bambini può presentarsi senza sintomi evidenti. Nella maggior parte dei casi la guarigione è completa, ma il decorso può risultare più impegnativo per gli adulti e per chi ha già patologie epatiche.

Santa Maria Capua Vetere, riceve il divieto di avvicinamento alla moglie e minaccia il suicidio

Santa Maria Capua Vetere– Prima la notifica del provvedimento giudiziario, poi il gesto disperato. Si è sfiorata la tragedia nel pomeriggio di oggi a Santa Maria Capua Vetere, dove un uomo, colpito da un divieto di avvicinamento alla moglie e al figlio, ha tentato di togliersi la vita minacciando di lanciarsi dal tetto di un palazzo.

L’uomo era stato raggiunto dagli agenti per l’esecuzione della misura cautelare, nata in seguito a una denuncia per maltrattamenti in famiglia sporta dalla consorte. Alla vista dei poliziotti e alla lettura del dispositivo — che gli imponeva l’allontanamento immediato dai propri cari — il soggetto ha reagito nell’estremo tentativo di attirare l’attenzione su di sé, arrampicandosi sulla sommità di un edificio di cinque piani.

Il salvataggio

La situazione è apparsa subito critica. Per diversi minuti, con l’uomo visibilmente scosso e intenzionato a gettarsi nel vuoto, gli agenti della Polizia di Stato hanno avviato una delicata opera di convincimento. Mentre alcuni poliziotti lo tenevano impegnato in un dialogo serrato per calmarlo e distrarlo, altri colleghi sono riusciti a raggiungere il tetto senza farsi notare.

Sfruttando un momento di esitazione, gli operatori sono intervenuti con prontezza, bloccando l’uomo prima che potesse compiere il balzo fatale. Dopo la messa in sicurezza, il soggetto è stato affidato alle cure dei sanitari.

Nata la Fondazione Domenico Caliendo: una missione d’amore e legalità contro la malasanità

Napoli –  Trasformare un dolore inimmaginabile in uno strumento di tutela per la collettività. Con questo spirito è stata ufficialmente costituita a Napoli la Fondazione Domenico Caliendo, intitolata al piccolo scomparso lo scorso 21 febbraio.

La firma dell’atto notarile segna l’inizio di un percorso che vede in prima linea la madre, Patrizia Mercolino, in veste di presidente, affiancata da un team di professionisti decisi a fare della memoria del bambino un baluardo per i diritti dei cittadini.

Trasparenza e solidarietà: i numeri del fondo

La risposta della comunità non si è fatta attendere: grazie alla generosità dei donatori, la Fondazione ha già superato la soglia dei 45.000 euro. Un segnale di fiducia importante, blindato da una scelta etica rigorosa. Nonostante non sia un obbligo di legge in questa fase, i soci fondatori hanno voluto inserire nel consiglio la figura di un revisore unico, affidata al commercialista Marco Gallinoro.

Una decisione presa per garantire la massima trasparenza nella gestione dei fondi e offrire una garanzia assoluta a chiunque scelga di sostenere la causa.

Oltre il dolore: assistenza legale e supporto psicologico

La Fondazione non si limiterà alla commemorazione, ma agirà concretamente su più fronti per evitare che altre famiglie vivano lo stesso dramma. Le finalità statutarie, illustrate dal vicepresidente e avvocato Francesco Petruzzi, delineano una struttura di supporto a 360 gradi:

Tutela Legale: Assistenza gratuita o agevolata per le famiglie vittime di presunta colpa medica.

Sostegno Psicologico: Percorsi dedicati a chi ha subito danni da malpractice o ha perso i propri cari.

Sensibilizzazione: Organizzazione di eventi per stimolare il dialogo tra cittadini e istituzioni.

Un impegno per il miglioramento del Servizio Sanitario

“L’obiettivo principale sarà mantenere viva la memoria di Domenico, e questo sarà compito mio”, ha dichiarato commossa Patrizia Mercolino. Ma la Fondazione guarda anche al futuro della sanità pubblica: tra gli scopi principali figurano infatti la promozione di raccolte fondi destinate direttamente alle strutture sanitarie e la collaborazione attiva con le istituzioni per identificare criticità e proporre miglioramenti qualitativi nei servizi.

L’obiettivo ultimo è chiaro: far sì che il nome di Domenico diventi sinonimo di un cambiamento necessario, affinché la sanità torni a essere, sempre e ovunque, un luogo di cura e speranza.

Napoli, incendio a Fuorigrotta: donna salvata dalla scorta di Borrelli e dai vigili del fuoco

Paura nel primo pomeriggio a Fuorigrotta, nella zona occidentale di Napoli, dove un incendio è divampato all’interno di un appartamento tra via Consalvo e via Murolo. L’allarme è scattato intorno alle 12:30, quando le fiamme hanno iniziato a propagarsi all’interno dell’abitazione.

Sul posto sono intervenute due squadre dei Vigili del fuoco, che hanno rapidamente circoscritto e spento il rogo, mettendo in sicurezza l’intera area.

Evacuazione e messa in sicurezza

Per ragioni precauzionali, tutti i residenti della palazzina sono stati evacuati durante le operazioni di spegnimento. Solo al termine dell’intervento è stato consentito il rientro negli appartamenti.

Diversa la situazione per l’occupante dell’abitazione da cui si sono sviluppate le fiamme, che ha dovuto trovare una sistemazione alternativa.

Donna allettata salvata in extremis

Momenti di forte tensione si sono registrati nelle fasi iniziali dell’incendio: nell’appartamento viveva una donna costretta a letto, impossibilitata a mettersi in salvo autonomamente.

Determinante è stato l’intervento congiunto di Vigili del fuoco, polizia di Stato e polizia municipale. In particolare, un agente della scorta del deputato Francesco Emilio Borrelli, presente casualmente in zona, è riuscito a raggiungere l’abitazione e a portare in salvo la donna.

Il ruolo della scorta e i primi soccorsi

L’agente Vito Grazioso si è introdotto nell’appartamento per soccorrere la donna, mentre il caposcorta Mauro Calitri ha immediatamente allertato i soccorsi: forze dell’ordine, vigili del fuoco e personale sanitario del 118, giunti in pochi minuti.

Nelle prime fasi, sono stati utilizzati anche estintori messi a disposizione da commercianti della zona per tentare di contenere le fiamme.

Un intossicato e animali salvati

Il bilancio dell’episodio parla di una persona rimasta intossicata dal fumo, trasportata in ospedale per accertamenti. Si tratta dello stesso agente intervenuto nei soccorsi, che avrebbe riportato lievi conseguenze dopo aver partecipato alle operazioni di spegnimento.

Tratti in salvo anche gli animali presenti nell’abitazione, mentre i residenti degli edifici vicini sono stati rassicurati nel corso dell’emergenza.

Attivato il Centro coordinamento soccorsi

A seguito dell’incendio, il prefetto di Napoli Michele di Bari ha convocato il Centro coordinamento soccorsi per monitorare la situazione e valutare eventuali criticità.
Le operazioni si sono concluse senza ulteriori conseguenze, ma resta alta l’attenzione sulle cause del rogo, ancora in fase di accertamento.

Delmastro, bufera sugli affari con la famiglia Caroccia del clan Senese

Dalle quote nella società delle “Bisteccherie d’Italia” ai legami indiretti con il clan Senese, il caso scuote il governo a ridosso del referendum. Pioggia di accuse da Pd, Avs e Iv: “Vicenda gravissima, serve chiarezza”. Il sottosegretario si difende, ma le polemiche non si placano.

Il caso delle quote e la società sotto osservazione

Non si placano le polemiche sugli affari del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro con la famiglia Caroccia, legata al clan Senese, gruppo criminale dominante a Roma.
Al centro della vicenda c’è la società “Le 5 forchette Srl”, costituita nel 2024 a Biella e attiva nella gestione del ristorante “Bisteccherie d’Italia” in via Tuscolana. Tra i soci figuravano esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui lo stesso Delmastro, con il 25% delle quote, insieme a dirigenti locali e amministratori piemontesi.

La quota di maggioranza era però intestata a Miriam Caroccia, appena diciottenne e nominata amministratore unico, figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia aggravata dal favoreggiamento mafioso.

I legami con il clan e i passaggi societari
Secondo quanto emerso, i rapporti tra la famiglia Caroccia e il clan Senese — guidato da Michele “’O Pazz” — rappresentano uno degli elementi più controversi dell’intera vicenda.
Le polemiche si sono intensificate dopo che nel 2025 l’appello bis ha confermato le condanne per i Senese e i Caroccia. Solo successivamente Delmastro avrebbe ceduto la propria quota a una società da lui interamente controllata, prima della conferma definitiva in Cassazione e dell’arresto di Caroccia.

La difesa di Delmastro: “La mafia è una montagna di merda”

Intervenuto da Catanzaro durante un evento sul referendum, Delmastro ha respinto ogni accusa:
“La mafia per me è una montagna di merda”, ha dichiarato, rivendicando il proprio impegno politico e ricordando le minacce ricevute nel corso degli anni.

Parole che però non sono bastate a spegnere le critiche politiche.

Opposizioni all’attacco: “Vicenda inquietante”
Duro l’affondo delle opposizioni. Marco Grimaldi (Avs) parla di “vicenda inquietante” che collegherebbe ambienti di Fratelli d’Italia a famiglie mafiose romane.
Peppe Provenzano (Pd) annuncia l’intenzione di portare il caso in Commissione Antimafia e solleva interrogativi sulla mancata trasparenza: dalla conoscenza dei precedenti familiari della socia fino alla mancata dichiarazione della partecipazione societaria.

Anche Sandro Ruotolo chiede le dimissioni, parlando di una situazione “ormai insostenibile”, mentre Andrea Orlando punta il dito contro presunti tentativi di insabbiamento e mancanza di trasparenza.

Pressioni su Meloni e Nordio

Nel mirino delle opposizioni finisce anche il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, giudicato “assordante” e politicamente inaccettabile.

Matteo Renzi, pur rivendicando un approccio garantista, definisce Delmastro “un pessimo esempio”, mentre il senatore Alfredo Bazoli sottolinea le contraddizioni politiche del sottosegretario, già protagonista di polemiche sulla gestione della giustizia.

Un caso politico destinato a crescere

La vicenda, emersa a ridosso della consultazione referendaria, rischia di trasformarsi in un caso politico di primo piano.
Le richieste di chiarimento si moltiplicano e il dossier potrebbe presto approdare in sede parlamentare, mentre resta aperto il nodo principale: quanto Delmastro fosse consapevole dei legami della famiglia Caroccia e se abbia agito con la dovuta trasparenza.

Clan Contini, il «broker delle ombre»: Gennaro Trambarulo

Nell’inchiesta della Dda di Napoli, culminata nelle oltre mille e duecento pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Fabrizia Fiore due settimane fa e che ha interessato 126 persone legate al clan Contini, il nome di Gennaro Trambarulo ricorre come un fantasma che attraversa i confini dei singoli clan. La sua figura è l’emblema della “struttura unitaria” dell’Alleanza di Secondigliano.

L’inafferrabile fluidità criminale

Trambarulo rappresenta ciò che gli investigatori definiscono una “figura fluida”. Per anni, i tentativi di inquadrarlo giudiziariamente in una singola consorteria sono falliti. Il motivo? Trambarulo non appartiene a un solo “mandamento”. Egli agisce come un collettore, un punto di giunzione tra i Contini, i Licciardi e i Mallardo.

Il ruolo strategico. Viene descritto come un ambasciatore e un manager finanziario. È l’uomo che garantisce che i capitali circolino senza attriti tra le diverse anime dell’Alleanza. Se un’operazione di riciclaggio richiede la potenza di fuoco dei Licciardi e la capacità finanziaria dei Contini, Trambarulo è il ponte che rende possibile l’accordo.

Il fallimento delle “monadi”. Il Tribunale del Riesame ha ammesso che analizzare Trambarulo come se appartenesse a una “monade” (un clan isolato) è un errore ermeneutico. La sua operatività dimostra che l’Alleanza non è una semplice somma di clan, ma un organo direttivo comune dove figure come lui gestiscono scelte strategiche condivise.

 Il clan in camice bianco

Se Trambarulo è il motore finanziario, l’infiltrazione negli ospedali è la manifestazione più cruda e pervasiva del potere dell’Alleanza. Non si tratta solo di affari, ma di un controllo sociale e militare del territorio.

L’ospedale come quartier generale

Secondo le risultanze investigative, alcune tra le più importanti strutture sanitarie di Napoli (come il San Giovanni Bosco, storicamente citato nelle inchieste) sono state trasformate in veri e propri hub criminali.

Gli ospedali offrono una copertura perfetta. Tra migliaia di medici, infermieri e visitatori, i boss possono incontrarsi per summit decisivi lontano dagli occhi indiscreti delle telecamere di sorveglianza urbana. Le stanze dei reparti diventano uffici dove si decidono le strategie del narcotraffico o si pianificano le “stese”.

È un dettaglio agghiacciante: le vittime di strozzinaggio o estorsione venivano spesso convocate direttamente in ospedale per i pagamenti o per subire minacce. L’ambiente ospedaliero garantisce un senso di “impunità” e una pressione psicologica senza pari.

L’infiltrazione non si ferma alle mura. L’Alleanza gestisce, attraverso ditte compiacenti, i servizi interni:

Mense e pulizie: Settori ideali per l’assunzione di familiari degli affiliati (le “mesate” indirette).

Servizio ambulanze: Il controllo del trasporto infermi non è solo un business, ma un modo per monitorare gli spostamenti e, all’occorrenza, garantire vie di fuga sicure.

L’Antistato nel pubblico: L’ospedale diventa lo strumento con cui il clan dimostra la sua forza: se hai bisogno di una visita urgente o di un favore burocratico, è l’affiliato a risolverlo, non lo Stato. È il “welfare camorristico” che sostituisce il diritto alla salute con il favore mafioso.

3.continua

 

Neonata muore dopo doppio accesso in ospedale: indaga la Procura di Benevento

Una neonata di appena due mesi è morta nella notte all’ospedale “San Pio” di Benevento, al termine di un doppio accesso al pronto soccorso nel giro di poche ore. La piccola, nata da parto gemellare, era stata accompagnata dai genitori in ospedale già nel pomeriggio per una crisi respiratoria, per poi essere dimessa.

Una volta rientrati a casa, però, le condizioni della bambina sarebbero rapidamente peggiorate: difficoltà respiratorie e pallore hanno spinto i genitori a riportarla d’urgenza al nosocomio. Nonostante i tentativi di rianimazione, la neonata è deceduta durante la notte, con un quadro compatibile – secondo le prime ipotesi – con un arresto cardiaco.

L’inchiesta della Procura

Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Benevento ha immediatamente aperto un fascicolo d’indagine per accertare eventuali responsabilità e ricostruire con precisione la sequenza degli eventi.

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno già acquisito la cartella clinica della piccola, elemento ritenuto centrale per verificare le valutazioni mediche effettuate durante il primo accesso in pronto soccorso e le decisioni che hanno portato alla dimissione.

Sequestrata la salma, attesa per l’autopsia

salma della bambina è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale e posta sotto sequestro dopo una prima ispezione esterna. Sarà ora l’esame autoptico, che verrà disposto nei prossimi giorni, a chiarire le cause esatte del decesso e a stabilire se vi siano stati fattori pregressi o eventuali criticità nella gestione sanitaria.

La denuncia dei genitori

I genitori, residenti a Benevento e già alle prese con la crescita dell’altra gemellina, hanno presentato denuncia-querela in Questura, chiedendo che venga fatta piena luce su quanto accaduto.

Secondo le prime informazioni raccolte, alla neonata sarebbe stato diagnosticato alla nascita un lieve soffio cardiaco, già oggetto di controlli specialistici. Un elemento che ora potrebbe assumere rilievo nell’ambito degli accertamenti in corso.

Le indagini proseguono per ricostruire minuto per minuto le ore precedenti al decesso, verificando tempi, diagnosi e procedure adottate. Al momento nessuna ipotesi viene esclusa dagli inquirenti, mentre si attendono gli esiti degli esami medico-legali per orientare l’inchiesta.

Quarto, Antonella Iaccarino bruciata viva per un parcheggio: ergastolo confermato per il vicino

Napoli – Una lite da cortile, una tanica di benzina e un accendino. Per un posto auto negato, per un motorino parcheggiato male, la furia omicida di un uomo ha cancellato per sempre la vita di Antonella Iaccarino, 48 anni, moglie e madre di tre figli. Oggi, la giustizia ha detto l’ultima parola: ergastolo.

La quinta sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato la condanna all’ergastolo per Francesco Riccio, il vicino di casa che il 5 settembre 2023, nel cortile di un condominio di Quarto, nel Napoletano, trasformò un banale diverbio in un rogo mortale.

La scintilla di una tragedia

Era una mattina come tante quando Antonella scese in cortile per prendere la macchina e andare a fare la spesa. Davanti al suo passo d’auto, però, c’era lo scooter di Riccio. Un intralcio, una seccatura. La donna, con la calma di chi chiede un favore, lo pregò di spostarlo.

Ma quella richiesta, semplice e legittima, innescò una reazione spropositata e violenta. Tra i due, che già in passato avevano avuto scaramucce per futili motivi, scoppiò un alterco. Parole che si fecero subito pesanti, urla che riecheggiarono nel palazzo.

Poi, l’agghiacciante epilogo. Accecato dall’ira, Riccio raggiunse un piccolo ripostiglio e ne uscì con una tanica di benzina. Senza esitazione, la scagliò addosso ad Antonella, inzuppandole i vestiti. Un gesto folle, a cui fece immediatamente seguito un altro: lo scatto di un accendino.

Una agonia durata 47 giorni

In un attimo, Antonella Iaccarino si trasformò in una torcia umana. Le sue grida disperate squarciarono il silenzio del quartiere, mentre le fiamme divoravano il suo corpo. Trasportata d’urgenza al centro grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli, per lei si aprì un lungo e atroce calvario.

Per 47 giorni i medici hanno lottato per strapparla alla morte, cercando di curare le ustioni gravissime che ricoprivano gran parte del suo corpo. Ma le ferite erano troppo profonde. Il 22 ottobre 2023, il suo cuore ha smesso di battere, lasciando un vuoto incolmabile nel marito e nei tre figli.

il processo e la condanna

La vicenda giudiziaria, seguita dal sostituto procuratore Maurizio De Marco, ha avuto un percorso netto e lineare. Già in primo grado, il 21 maggio 2025, la Corte d’Assise di Napoli aveva riconosciuto la premeditazione e la crudeltà del gesto, condannando Francesco Riccio all’ergastolo.

Oggi, la conferma in Appello. I giudici napoletani, davanti ai quali Riccio si è presentato difeso dall’avvocato Nicola Pomponio, hanno respinto ogni richiesta di attenuante, ribadendo la gravità di un omicidio consumato per futili motivi e con una ferocia inaudita.

Una ferita ancora aperta

La sentenza di oggi chiude il capitolo processuale, ma non potrà mai sanare la ferita inferta alla comunità di Quarto e, soprattutto, alla famiglia Iaccarino. Una famiglia distrutta per sempre dall’odio assurdo di un uomo che, per un parcheggio, ha scelto di uccidere. L’ergastolo per Francesco Riccio è il sigillo definitivo su una storia di ordinaria barbarie, costata la vita a una donna che aveva solo chiesto di poter andare a fare la spesa.

Caffetteria Principe di Napoli: dove il caffè racconta il vero sapore della città

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Napoli – Nel cuore del centro storico, poco distante dal Museo Archeologico Nazionale, la Caffetteria Principe di Napoli si staglia come un vero e proprio “salotto” di città, aperto dal 2006. In un’area in continuo movimento, tra studenti, lavoratori e turisti, questo locale è diventato un punto di riferimento affidabile, dove la bellezza non è solo nello stile, ma nel modo in cui si vive ogni momento.

Un caffè che sa di Napoli

Appena entrati, il profumo deciso del caffè cattura subito l’attenzione: intenso, cremoso, inconfondibile. Qui il caffè non è solo una bevanda, ma un rituale quotidiano, preparato con cura e servito con orgoglio. Bastano pochi sorsi per capire che si tratta di un caffè pensato per essere gustato, non consumato di fretta.

Oltre la tazzina

La Caffetteria Principe di Napoli è molto più di un bar: è un luogo dove si comincia la giornata con una colazione che ricorda quella di casa, dove ci si ferma per una chiacchierata o un incontro tra professionisti. È un angolo vivace ma accogliente, che si lascia attraversare dai rumori della città senza perdere mai la propria atmosfera calda e sincera.

Una comunità di “clienti speciali”

Tra i tavoli si incrociano storie diverse: studenti che studiano tra un caffè e l’altro, lavoratori in pausa, turisti alla ricerca di un angolo autentico. Quello che li unisce è il desiderio di vivere Napoli non come meta turistica, ma come luogo con cui confrontarsi. Alla Caffetteria Principe di Napoli, ogni persona è trattata come parte del locale, non come semplice cliente.

Un’esperienza che resta

In un contesto dominato da fretta e standardizzazione, il locale sceglie qualità, presenza e autenticità. Non si limita a vendere caffè, ma offre un’esperienza che invita a fermarsi, ascoltare, chiacchierare. È un’abitudine che chi entra una volta tende a ripetere, trasformando la caffetteria in un vero e proprio punto di riferimento nel cuore di Napoli.

Stadio Maradona: ecco l’undici leggendario firmato Jorit

Napoli – Non è solo cemento, ma un album di figurine monumentale che profuma di storia e appartenenza. Da oggi, lo stadio Diego Armando Maradona sfoggia un nuovo volto, o meglio, undici. Sulle pareti dell’impianto di Fuorigrotta è stata ufficialmente svelata l’ultima fatica di Jorit, lo street artist che ha trasformato l’esterno dell’arena azzurra in un pantheon dedicato ai miti che hanno reso grande il Napoli.

La formazione scelta dai tifosi

L’opera non è frutto di una scelta arbitraria, ma il risultato di un sondaggio social che ha coinvolto migliaia di appassionati. L’undici “scolpito” da Jorit (al secolo Ciro Cerullo) attraversa le epoche, unendo generazioni diverse sotto i tratti distintivi della sua “Human Tribe”, le iconiche strisce rosse sulle guance che simboleggiano l’appartenenza a un’unica comunità umana.

I protagonisti del murale sono:

I guardiani e i baluardi: Dino Zoff, Bruscolotti, Krol e Koulibaly.

Il cuore del centrocampo: Juliano e Hamsik.

La spinta e il genio: Ghoulam e, naturalmente, l’immancabile Diego Armando Maradona.

Il peso del gol: Careca, Cavani e il “Dries” Mertens.

Un ponte tra generazioni

“L’idea era quella di abbellire uno dei luoghi più iconici della città, un punto di aggregazione dove le persone condividono emozioni”, ha dichiarato Jorit durante la cerimonia. L’artista ha poi sottolineato la valenza educativa del progetto: “Questi volti sono totem. Mi piace immaginare un padre che accompagna il figlio allo stadio e, indicando il murale, gli racconta le gesta dei campioni della sua generazione”.

Riqualificazione e identità urbana

All’inaugurazione era presente anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che ha lodato l’iniziativa come un tassello fondamentale per il recupero dell’area: “Questo è un omaggio alla storia della squadra e un segnale forte di riqualificazione per lo stadio, che rappresenta un patrimonio collettivo. Unire l’arte urbana allo sport è la strada giusta per valorizzare i nostri simboli”.

L’opera si inserisce in un più vasto piano di decoro urbano che mira a trasformare le aree periferiche e i grandi centri sportivi in gallerie d’arte a cielo aperto, consolidando il legame viscerale tra Napoli e i suoi idoli calcistici.

Il Sindaco di Napoli conferma l’impegno del Comune per ammodernare l’impianto di Fuorigrotta

Durante un’intervista a Radio CRC, il sindaco Manfredi ha ribadito la ferma volontà dell’amministrazione comunale di procedere al restyling dello Stadio Maradona. Il piano prevede interventi profondi di manutenzione straordinaria per trasformare l’impianto in una struttura all’avanguardia, in vista dell’appuntamento europeo.

 

Droga nascosta nelle parti intime: sventato traffico nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Santa Maria Capua Vetere – Nuovo intervento contro il traffico di droga all’interno della Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Nella giornata del 18 marzo, il personale della Polizia Penitenziaria ha intercettato e bloccato un tentativo significativo di introduzione di sostanze stupefacenti, confermando l’intensificazione dei controlli nel distretto casertano.

Il controllo e il sospetto: scoperta la droga

L’episodio si è verificato durante le consuete verifiche sui familiari dei detenuti in ingresso per i colloqui. A insospettire gli agenti è stato il comportamento agitato di una donna, sorella di un detenuto, dopo che il metal detector aveva segnalato anomalie.

Determinante si è rivelata l’esperienza del personale femminile addetto alle perquisizioni: l’ispezione ha consentito di rinvenire, occultati nelle parti intime della donna, circa 200 grammi di hashish e 29 grammi di cocaina, prontamente sequestrati.

Il sindacato: “Risultato frutto di professionalità nonostante le criticità”

Sull’operazione è intervenuto il segretario generale aggiunto del Si.N.A.P.Pe, Luigi Vargas, che ha evidenziato l’efficacia dell’azione condotta:
“Si tratta di un risultato che testimonia l’elevato livello di preparazione della Polizia Penitenziaria, capace di operare con efficacia nonostante le croniche carenze di organico e le difficoltà operative”.

Sulla stessa linea il segretario nazionale Pasquale Gallo, che ha richiamato l’attenzione sul fenomeno dello spaccio negli istituti di pena:
“Il traffico di droga in carcere resta una piaga quotidiana. L’operazione dimostra un presidio costante, ma servono maggiori tutele e strumenti tecnologici adeguati per sostenere il lavoro degli agenti”.

“Risposta efficace sul campo”: il plauso agli operatori

A sottolineare il valore dell’intervento anche il dirigente sindacale Giuseppe Del Gaudio, che ha rimarcato il ruolo del personale coinvolto:
“Un plauso alle colleghe che hanno gestito con lucidità una situazione complessa, contribuendo a impedire l’ingresso di un quantitativo di droga che avrebbe compromesso sicurezza e ordine interno”.

Coordinamento operativo e sicurezza interna

L’operazione è stata condotta sotto la supervisione del comandante di reparto, con il coordinamento dei quadri intermedi e in sinergia con il settore colloqui. Un dispositivo che, ancora una volta, si conferma elemento chiave nel contrasto all’illegalità all’interno degli istituti penitenziari.

Il suono del riscatto: a Cercola nasce il primo parco sonoro per le giovani vittime di reato

Cercola– Non un monumento statico e silenzioso, ma un luogo vibrante dove le note musicali si intrecciano al fruscio delle foglie. Sabato 28 marzo, alle ore 10:30, Cercola tiene a battesimo il MaMeMiMò Park in Viale delle Palme 30. Si tratta di un’iniziativa unica in Campania: un parco sonoro interamente dedicato ai minori del territorio che sono stati vittime innocenti di reato.

Musica e natura contro l’oblio

Il fulcro del progetto risiede nell’area denominata “Partiture di memorie”, nata dalla stretta collaborazione con la Fondazione Pol.i.s., da anni in prima linea nel supporto alle famiglie colpite dalla criminalità.

In questo spazio, la memoria abbandona la solennità del marmo per farsi esperienza tattile e uditiva. Grazie alla donazione di speciali strumenti musicali da esterno da parte di Pol.i.s. e alla piantumazione di arbusti provenienti dai vivai forestali della Regione Campania, i visitatori potranno letteralmente “suonare il parco”. L’idea è semplice quanto potente: trasformare il ricordo di vite spezzate in un gesto creativo collettivo.

Una sinergia tra pubblico e privato

Il MaMeMiMò Park non è solo un’opera architettonica, ma il risultato di una proficua sinergia istituzionale. Sorge su un’area pubblica e sarà gestito dalla Scintilla srl, rappresentando un modello virtuoso di collaborazione tra enti locali e terzo settore.

L’obiettivo dichiarato è la creazione di una “comunità educante”. Il parco ambisce a diventare un polo di attrazione per scuole, famiglie e associazioni, promuovendo un’educazione di qualità che metta al centro la partecipazione attiva dei genitori e l’inclusione sociale attraverso l’arte.

“Un luogo di futuro e accoglienza”

L’inaugurazione di sabato segna l’inizio di un nuovo percorso di rigenerazione urbana e sociale per la provincia di Napoli.

“Questo luogo rappresenta un’occasione concreta per trasformare lo spazio pubblico in un centro di crescita condivisa”, spiega Luciana Mazzone, coordinatrice del progetto. “Il profilo del parco è quello dell’accoglienza: un luogo dove ogni suono e ogni pianta raccontano una storia di riscatto e di futuro”.

Vico Equense presenta Aequa Spont Art: l’imperfezione diventa arte tra spontaneità e digitale

“Aequa Spont Art – L’imperfezione come risorsa: tra arti spontanee e frontiere digitali” nasce dall’idea che le imperfezioni, lungi dall’essere difetti, possano costituire una leva creativa. Il progetto vuole indagare, attraverso laboratori, incontri e mostre, come il caso, l’errore e la casualità possano stimolare nuove forme espressive, soprattutto quando incontrano le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali.

Programma della conferenza stampa

La mattinata sarà articolata in diversi interventi:
Modera: Maria Consiglia Izzo, giornalista e direttrice di Vanity Her.
Introduce: Bruno Alvino, presidente della Soc. Coop. Cineteatro Aequa.
Saluti istituzionali: Giuseppe Aiello, sindaco di Vico Equense.
Interventi principali: Derrick de Kerkhove (direttore scientifico della rivista Media Duemila), Rosanna Romano (direttore generale Cultura Regione Campania), Maria Pia Rossignaud (giornalista e vicepresidente Osservatorio TuttiMedia), PierPaolo Provenzano (presidente Associazione La Terza Classe).

Momento artistico e networking

Al termine degli interventi, il gruppo folk “La Terza Classe” si esibirà dal vivo, offrendo un esempio concreto di arte spontanea. Seguirà un light lunch pensato per favorire il networking tra addetti ai lavori, artisti e rappresentanti istituzionali.
Come partecipare
La locandina ufficiale è già in circolazione; per agevolare l’accredito, gli interessati sono invitati a confermare la propria presenza rispondendo alla comunicazione di invito.

Salerno, blitz contro la pesca di frodo: sequestrati 2.500 ricci di mare a Marina di Arechi

Salerno – La macchina dei controlli è scattata grazie a una segnalazione pervenuta tramite il numero di pubblica utilità “117” alla Sala Operativa del Comando Provinciale di Salerno. L’allerta ha innescato una rapida risposta della “Polizia del Mare”, evidenziando una perfetta sinergia tra le componenti del Corpo.

Un’operazione congiunta ha visto l’impiego di una motovedetta del Reparto Operativo Aeronavale di Napoli per cinturare lo specchio acqueo antistante la Marina di Arechi, supportata sulla terraferma da una pattuglia del Gruppo salernitano pronta a bloccare ogni via di fuga.

Il business del mercato parallelo

Nella rete dei finanzieri sono finiti due pescatori di frodo, intercettati in piena notte sul lungomare di Salerno. I sospettati, tra cui un uomo proveniente dalla Puglia e già noto alle forze dell’ordine per reati specifici, avevano depredato il fondale raccogliendo una quantità massiccia di fauna marina.

Sotto sequestro sono finiti circa 2.500 esemplari della pregiata specie “paracentrotus lividus” (riccio di mare) insieme ad altri prodotti ittici. Se immesso nel circuito illegale della ristorazione compiacente, il carico avrebbe generato profitti per circa 5.000 euro.

Maxi sanzioni e allarme sanitario

Per i due bracconieri del mare le conseguenze sono state pesanti: oltre al sequestro di tutta l’attrezzatura da pesca, sono scattate sanzioni amministrative per un totale di 18.000 euro. I militari hanno tempestivamente rigettato in mare i ricci, ancora vitali, salvaguardando così il delicato ecosistema costiero. Il restante pescato, dopo il nulla osta igienico del Servizio Veterinario, è stato devoluto in beneficenza.

Le Fiamme Gialle hanno annunciato un’intensificazione dei pattugliamenti per le prossime settimane, lanciando anche un allarme sanitario: il consumo di prodotti ittici crudi sfuggiti ai controlli rappresenta un concreto rischio per la trasmissione dell’epatite virale.

In trasferta in Umbria per una truffa, e lasciano la madre dimenticata e segregata in casa

Caserta – Erano partiti per una “trasferta” di lavoro, con destinazione Umbria e obiettivo una nuova truffa. Hanno messo a segno il colpo, ma sono finiti in manette. A quel punto, a centinaia di chilometri di distanza, nel Casertano, i Carabinieri si sono ricordati di lei: la madre di 75 anni, probabilmente dimenticata e lasciata in balia di se stessa.

Quando sono entrati nell’appartamento di Santa Maria a Vico, i militari l’hanno trovata segregata in una stanza, chiusa e barricata con i mobili, in stato di shock e in condizioni igienico-sanitarie disperate.

La scoperta dei Carabinieri

A innescare la catena di salvataggio non è stata una segnalazione, ma l’intuito e la memoria degli uomini dell’Arma. Quando i Carabinieri di Todi (Perugia) hanno arrestato la coppia di malviventi, lui 47enne già sorvegliato speciale e lei 39enne, per una truffa appena commessa, hanno avvisato i colleghi del comune di residenza dei due.

Il comandante della stazione di Santa Maria a Vico, conoscendo la situazione familiare, ha subito temuto il peggio. Nei mesi scorsi, infatti, i militari erano già intervenuti in quella casa per sospetti maltrattamenti ai danni dell’anziana, proprio ad opera del figlio e della nuora.

Ottenuta l’autorizzazione dal magistrato, la pattuglia ha fatto irruzione nell’abitazione. I timori erano più che fondati: la 75enne era rinchiusa in una stanza, impossibilitata a muoversi e senza alcuna assistenza. Sul posto è stato chiamato immediatamente il 118 che ha trasportato la donna in codice rosso all’ospedale di Marcianise, dove si trova ancora ricoverata in gravi condizioni fisiche, ma ormai fuori pericolo di vita.

Droga e maltrattamenti

Durante la perquisizione, i Carabinieri hanno anche trovato e sequestrato circa 21 grammi di hashish e un bilancino di precisione, facendo scattare l’ipotesi di detenzione ai fini di spaccio.

Per la coppia, già dietro le sbarre nelle carceri di Spoleto e Perugia per la truffa in Umbria, le accuse si sono aggravate. A notificargli la nuova denuncia sono stati proprio i militari casertani. Dovranno ora rispondere di concorso in sequestro di persona e abbandono di persona incapace, maltrattamenti in famiglia e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Arrestato 22enne per spaccio nel rione San Paolo: hashish, bilancino e contanti in casa

Napoli– Nella giornata di martedì gli agenti del Commissariato San Paolo hanno arrestato un 22enne napoletano, ritenuto responsabile di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Durante un servizio di controllo del territorio, gli operatori hanno eseguito una perquisizione in un seminterrato nella disponibilità del giovane, ubicato nel quartiere San Paolo. All’interno dei locali sono stati rinvenuti e sequestrati circa 42 grammi di hashish, un bilancino di precisione di quelli comunemente utilizzati per la suddivisione delle dosi e un coltello con evidenti tracce di sostanza stupefacente.A

ddosso al 22enne, inoltre, sono stati trovati 240 euro in contanti, suddivisi in banconote di piccolo e medio taglio, somma ritenuta provento dell’attività illecita.Al termine degli accertamenti il giovane è stato tratto in arresto in flagranza di reato dal personale della Polizia di Stato e, come disposto dall’autorità giudiziaria, associato al carcere in attesa del rito direttissimo.L’operazione rientra nell’ambito dei servizi predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare lo spaccio di droga nei quartieri a maggiore rischio