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Castel Morrone, blitz nell’azienda degli orrori: liquami in fogna e abusi edilizi

Castel Morrone – Un intero complesso agricolo totalmente abusivo, liquami sversati direttamente nella rete fognaria pubblica e un furto d’acqua che durava da quasi un decennio. È lo scenario degradante scoperto dagli agenti della Polizia Provinciale di Caserta a Castel Morrone, dove un’operazione di controllo del territorio ha portato al sequestro di un’area di circa 1.500 metri quadrati e alla denuncia di un imprenditore locale.

Lo scarico illegale e il blitz

L’indagine è scattata quasi per caso, quando gli agenti hanno notato anomalie sospette nella fognatura comunale: una massiccia presenza di liquami zootecnici e letame che non avrebbero mai dovuto trovarsi lì. Il sospetto ha trovato conferma immediata durante l’ispezione, condotta con il supporto dei militari dell’Esercito. All’interno della struttura, i poliziotti hanno trovato galline, conigli e vitelli stabulati in ambienti privi di ogni autorizzazione.

Un “fantasma” idrico dal 2017

Oltre ai gravi illeciti ambientali, gli accertamenti coordinati dal colonnello Biagio Chiariello hanno portato alla luce un sistema sistematico di evasione delle risorse pubbliche. L’azienda si serviva di un pozzo abusivo per l’approvvigionamento idrico ma, ancora più sorprendente, è stata la scoperta di un contatore dell’acqua fermo alla stessa lettura dal 2017.

Per nove anni l’imprenditore ha usufruito della rete idrica comunale senza pagare un centesimo; ora il Comune di Castel Morrone procederà al recupero forzoso di tutti i canoni arretrati.

Amianto e demolizioni in arrivo

Il quadro delle violazioni si completa con il rischio sanitario: nell’area è stata individuata una tettoia in cemento amianto degradata. Il proprietario dovrà ora presentare un piano di bonifica all’Asl competente per la rimozione sicura del materiale pericoloso.

Nel frattempo, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha ricevuto il fascicolo sul caso. L’intera area e le condutture illegali restano sotto sigilli, mentre per le strutture abusive è già prevista l’ordinanza di demolizione.

“L’operazione rientra nel potenziamento dei controlli ambientali voluto dalla Provincia,” spiegano dal comando, “un’azione di contrasto agli illeciti che il presidente Anacleto Colombiano ha chiesto di intensificare su tutto il territorio casertano.”

P.B.

Allarme pertosse nel Sassuolo: un positivo e cinque isolati, ma la sfida contro la Juve non è a rischio

Scatta l’allerta sanitaria nel gruppo squadra del Sassuolo alla vigilia della delicata trasferta contro la Juventus. La società neroverde ha comunicato la presenza di un caso conclamato di pertosse all’interno del proprio spogliatoio.

Oltre al soggetto risultato positivo, l’équipe medica del club ha immediatamente posto in isolamento e sotto stretto monitoraggio altri cinque tesserati che presentano una sintomatologia compatibile con l’infezione.

Il Sassuolo ha già provveduto a informare i vertici della Lega Serie A, attivando in maniera tempestiva tutte le procedure di contenimento previste dai protocolli sanitari vigenti.

Fischio d’inizio confermato e dettagli clinici

Nonostante l’emergenza improvvisa, non ci sarà nessuno stravolgimento del calendario. La partita Juventus-Sassuolo, in programma sabato 21 marzo alle ore 20.45, non è al momento considerata a rischio rinvio e si disputerà regolarmente. L’attenzione dello staff medico emiliano resta comunque altissima, al fine di scongiurare ulteriori contagi prima della partenza.

La pertosse, comunemente nota come “tosse canina”, è un’infezione delle vie respiratorie altamente contagiosa scatenata dal batterio Bordetella pertussis. Sebbene colpisca in prevalenza i bambini tra zero e cinque anni, può manifestarsi facilmente anche negli adulti e negli adolescenti.

Si tratta di una patologia da monitorare con grande cura nello sport agonistico: ha un periodo di incubazione di circa dieci giorni e un decorso clinico molto lungo, che in alcuni casi può estendersi dalle sei alle dieci settimane.

Da Napoli ad Arezzo, in auto oltre 7 chili di marijuana: arrestato 25enne

Arezzo – Tenta di sottrarsi a un controllo imboccando una strada contromano, ma finisce per attirare ancora di più l’attenzione dei carabinieri. È quanto accaduto nel quartiere residenziale Giotto, dove i militari, impegnati in un servizio di pattugliamento, hanno fermato una Renault Modus condotta da un 25enne originario di Napoli.

Alla vista della pattuglia, il giovane ha effettuato una manovra anomala, risultando subito sospetto agli operanti, che hanno deciso di procedere al controllo.

L’agitazione e la perquisizione

Fermato dai carabinieri, il 25enne non è stato in grado di fornire spiegazioni convincenti sulla sua presenza in città. Il suo atteggiamento, apparso particolarmente agitato, ha spinto i militari ad approfondire gli accertamenti.
La successiva perquisizione del veicolo ha confermato i sospetti.

Il sequestro: 15 involucri sottovuoto

Nel bagagliaio dell’auto è stato rinvenuto un pacco contenente 15 involucri di marijuana, confezionati sottovuoto, per un peso complessivo di circa 7,3 chilogrammi.
L’intero quantitativo di droga è stato immediatamente sequestrato.

Arresto e indagini in corso

Per il giovane è scattato l’arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stato trasferito nella casa circondariale di Arezzo.

Le indagini, coordinate dalla Procura aretina, proseguono per chiarire la provenienza e la destinazione del consistente carico di marijuana.

Epatite A a Napoli, salgono a 50 i ricoveri al Cotugno

Si aggrava il bilancio dei casi di epatite A registrati a Napoli. Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso alle 15.30 dalla Direzione sanitaria dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, sono 14 i nuovi accessi al pronto soccorso dell’ospedale Cotugno nelle ultime ore.
Attualmente, il numero complessivo dei pazienti ricoverati nei reparti di degenza della struttura specializzata in malattie infettive ha raggiunto quota 50.

Condizioni stabili, nessuna criticità clinica

Nonostante l’incremento dei contagi, il quadro clinico generale resta sotto controllo. Dalla struttura sanitaria fanno sapere che, allo stato attuale, nessuno dei pazienti ricoverati presenta condizioni critiche.
Il Cotugno, centro di riferimento nazionale per le patologie infettive, continua a monitorare l’evoluzione dei casi.

“Acqua sicura”: le rassicurazioni di ABC Napoli

Parallelamente all’aumento dei contagi, arrivano le rassicurazioni da parte di ABC – Acqua Bene Comune Napoli, la società che gestisce il servizio idrico cittadino.
L’azienda esclude categoricamente qualsiasi correlazione tra la diffusione del virus e la rete idrica: “Il virus dell’epatite A non è presente nelle acque distribuite a Napoli”.

Controlli costanti e nessuna contaminazione rilevata

Secondo quanto comunicato, l’acqua immessa nella rete proviene esclusivamente da fonti sotterranee naturalmente protette, condizione che riduce drasticamente il rischio di contaminazione.
A questo si aggiunge un sistema di disinfezione continuo, basato su ipoclorito di sodio e biossido di cloro, efficace anche contro i virus enterici, incluso l’HAV.
I controlli analitici, eseguiti regolarmente sia da ABC Napoli sia dall’ASL Napoli 1 Centro, non hanno mai evidenziato la presenza di indicatori di contaminazione fecale, né nel 2026 né negli anni precedenti.

“Evitare allarmismi”: il richiamo delle istituzioni

“Sulla base dei dati in nostro possesso possiamo affermare con ragionevole certezza che il virus non è presente nell’acqua”, ha dichiarato il direttore generale Sergio De Marco, sottolineando l’affidabilità del sistema di monitoraggio.

Sulla stessa linea il commissario Andrea Torino, che invita a evitare “allarmismi ingiustificati”, ribadendo come l’aumento dei casi debba essere ricondotto ad altre modalità di trasmissione e non all’acqua potabile.

L’attenzione resta alta

Resta dunque alta l’attenzione sanitaria sul territorio, mentre proseguono i controlli e le attività di prevenzione. Le autorità invitano alla prudenza, ma escludono al momento emergenze legate alla qualità dell’acqua.

Ischia, cavi scoperti dopo le mareggiate: vertice in Prefettura sui lavori Terna

Si è svolta lo scorso 18 marzo, presso il Palazzo di Governo, una nuova riunione convocata dal Prefetto di Napoli, Michele di Bari, per fare il punto sugli interventi legati all’impianto di alta tensione che garantisce l’approvvigionamento elettrico all’intera isola di Ischia.

Al centro del confronto, le opere affidate a Terna, con particolare attenzione al ripascimento degli arenili nel tratto costiero compreso tra Casamicciola Terme e Lacco Ameno, dove le mareggiate dello scorso febbraio hanno portato alla luce, in più punti, alcune condutture.

Le preoccupazioni del territorio

L’incontro arriva dopo una serie di riunioni già dedicate al tema, con la partecipazione degli enti locali, della Protezione civile regionale, della Capitaneria di porto di Ischia, oltre alla stessa Terna e all’associazione di categoria Confesercenti.

Proprio Confesercenti aveva sollevato timori per eventuali ritardi nei lavori di ripristino dei litorali, in vista dell’imminente avvio della stagione turistica legata alle festività pasquali.

Lavori complessi e vincolati al meteo

Nel corso dei tavoli tecnici, Terna ha illustrato il cronoprogramma degli interventi, sottolineando la complessità delle operazioni. Si tratta infatti di lavori che richiedono l’impiego di ditte altamente specializzate e di sommozzatori, operativi solo in condizioni meteomarine favorevoli, soprattutto per la riparazione dei cavi sottomarini.

I primi interventi sulle condutture sono stati eseguiti nella giornata di ieri. A questi seguirà, a breve, una verifica complessiva dello stato dell’intero impianto, che – secondo quanto riferito dalla società – dovrebbe concludersi entro il prossimo mese di maggio.

Ripascimento al via il 23 marzo

Per quanto riguarda i cavi emersi lungo il litorale a seguito delle mareggiate – circostanza che ha portato la Capitaneria di porto a interdire la navigazione in via precauzionale – Terna ha confermato l’avvio dei lavori di ripascimento degli arenili a partire dal 23 marzo.

Se le condizioni del mare lo permetteranno, gli interventi dovrebbero essere completati nel giro di pochi giorni.

Ordinanza a Casamicciola

Sul fronte della sicurezza, il Comune di Casamicciola Terme ha annunciato l’adozione di un’ordinanza sindacale per interdire e mettere in sicurezza l’area interessata dalla presenza di un tratto di cavo affiorato sull’arenile.

Il provvedimento resterà in vigore fino al completamento degli interventi da parte di Terna.

Epatite A in aumento, i medici di famiglia: «Subito i vaccini per i fragili»

Napoli – I medici di medicina generale della Fimmg Napoli tornano a puntare i riflettori sull’importanza della vaccinazione contro l’epatite A. A spingere il sindacato dei camici bianchi è il recente aumento dei casi registrati presso l’Ospedale Cotugno, che impone di non abbassare la guardia.

«In questa fase – spiega Luigi Sparano, segretario provinciale – è fondamentale rafforzare le strategie di prevenzione, a partire dalla vaccinazione. Come medici di famiglia stiamo già richiedendo un adeguato approvvigionamento di vaccini per l’epatite A, con l’obiettivo di proteggere in modo prioritario le fasce più fragili della popolazione».

h3Il ruolo strategico della medicina territoriale

La Fimmg Napoli ricorda che la medicina generale rappresenta un presidio essenziale per attivare tempestivamente le misure di prevenzione sul territorio, in stretta collaborazione con i servizi di sanità pubblica. Un lavoro di squadra che diventa cruciale per intercettare precocemente i contagi ed evitare che si propaghino.

«Il nostro ruolo – prosegue Sparano – è duplice: da un lato intercettare precocemente eventuali casi sospetti, dall’altro mettere in campo tutte le azioni utili a contenere la diffusione del virus. La disponibilità dei vaccini è un passaggio cruciale per tutelare pazienti fragili, anziani e soggetti con condizioni di rischio».

Informare per proteggere: le quattro priorità

Oltre alla richiesta di dosi, i medici di famiglia sottolineano la necessità di una comunicazione chiara ed efficace verso i cittadini. Quattro, in particolare, le direttrici su cui lavorare:

promuovere la cultura della prevenzione attraverso la vaccinazione;
rafforzare le corrette norme igieniche, in particolare il lavaggio delle mani;
sensibilizzare sui comportamenti a rischio, come il consumo di alimenti crudi o poco cotti;
favorire il contatto tempestivo con il proprio medico in presenza di sintomi compatibili.
«È importante evitare allarmismi – aggiunge Sparano – ma non abbassare la guardia. La sinergia tra ospedale e territorio e una corretta informazione sono strumenti decisivi per gestire in modo efficace questa fase».

Collaborazione con le istituzioni

La Fimmg Napoli ribadisce infine la piena disponibilità a collaborare con le istituzioni sanitarie per garantire una risposta coordinata e rafforzare la protezione della popolazione sul territorio di Napoli. Un’offerta di supporto che arriva in un momento in cui la tempestività degli interventi può fare la differenza per i più vulnerabili.

Avellino, chiedono di riciclare soldi sporchi e lo minacciano: denunciati due 25enni

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Avellino – Nell’Avellinese due giovani di 25 anni sono finiti nel mirino della Polizia con accuse pesanti: estorsione, riciclaggio e violenza privata aggravata. I provvedimenti cautelari, un arresto ai domiciliari e un obbligo di dimora, sono stati notificati dagli agenti del commissariato di Sant’Angelo dei Lombardi al termine di un’attività investigativa che avrebbe fatto emergere un presunto sistema di pressioni e minacce ai danni di un ragazzo del posto.

Le misure cautelari

I due indagati, residenti rispettivamente a Lioni e a Sant’Angelo dei Lombardi, sono entrambi già noti alle forze dell’ordine. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero legati a una famiglia di etnia rom e avrebbero avuto un ruolo diretto nella gestione delle somme di denaro ritenute di provenienza illecita.Per uno di loro è scattato l’arresto ai domiciliari, mentre per l’altro è stato disposto l’obbligo di dimora. Le misure sono state eseguite dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’inchiesta coordinata sul territorio irpino.

Il giovane adescato con la promessa di facili guadagni

Al centro della vicenda c’è un giovane di Sant’Angelo dei Lombardi che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato inizialmente avvicinato con la promessa di facili guadagni. I due 25enni lo avrebbero convinto ad aprire conti correnti bancari da utilizzare per far transitare ingenti somme di denaro.

Quei movimenti, sempre secondo gli accertamenti, sarebbero serviti a schermare e reimpiegare soldi di origine illecita. Una volta entrato nel meccanismo, però, il ragazzo si sarebbe trovato intrappolato in una spirale di pressioni.

Le minacce e i prelievi di contante

La vittima, stando a quanto emerso dalle indagini del commissariato, sarebbe stata costretta a effettuare prelievi di denaro e a consegnare poi il contante agli indagati. A piegarne la volontà sarebbero state minacce e intimidazioni, con il timore di subire conseguenze dannose in caso di rifiuto.

Un quadro che ha portato gli investigatori a contestare non solo il riciclaggio, ma anche l’estorsione e la violenza privata aggravata. Le indagini proseguono per chiarire l’esatta provenienza del denaro e verificare eventuali ulteriori responsabilità.

Minacce a Saviano e Capacchione, la Cassazione: «Confermare le condanne per il boss Bidognetti e l’avvocato»

Roma – La Suprema Corte di Cassazione è chiamata a scrivere la parola fine su una delle pagine più tese della storia giudiziaria campana: le minacce rivolte pubblicamente in un’aula di tribunale allo scrittore Roberto Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione.

Nel corso dell’udienza odierna a Roma, il sostituto procuratore generale Perla Lori ha chiesto di confermare in blocco le condanne di secondo grado, sollecitando la dichiarazione di inammissibilità per i ricorsi presentati dalle difese degli imputati.

L’aggravante del metodo mafioso

Al centro del procedimento figurano il boss del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti, e l’avvocato Michele Santonastaso. Nel luglio dello scorso anno, la Corte di Appello capitolina aveva blindato la decisione di primo grado, riconoscendo per entrambi la pesante aggravante del metodo mafioso.

La sentenza aveva inflitto un anno e sei mesi di reclusione al capoclan e un anno e due mesi al suo legale. Nella sua requisitoria, il pg Lori ha sottolineato come i giudici di merito abbiano inquadrato perfettamente la vicenda, individuando senza forzature la portata intimidatoria delle espressioni utilizzate in aula contro le due parti offese.

Il proclama al processo Spartacus

I fatti risalgono al 2008. Il palcoscenico era quello del processo di secondo grado ‘Spartacus’, celebrato a Napoli contro i vertici della fazione casalese. In quel clima ad altissima tensione, l’avvocato Santonastaso lesse pubblicamente un’istanza di rimessione che, nei fatti, si trasformò in un clamoroso e violento atto di accusa contro i due cronisti.

Le motivazioni della sentenza di Appello, richiamate in udienza, ricostruiscono lucidamente la gravità di quell’episodio: “L’insieme delle esternazioni lette, il contesto storico e processuale, i toni utilizzati, il forte risentimento manifestato e l’indicazione nominativa e ripetuta dei due giornalisti fanno chiaramente intendere il messaggio implicito sottostante, di natura inequivocabilmente minatoria”.

L’attesa per il verdetto definitivo

L’intento di quella “inconsueta lettura”, secondo i giudici, era cristallino. Si accusavano pubblicamente Saviano e Capacchione di condizionare l’operato della magistratura e di favorire l’emissione di condanne ingiuste contro i Casalesi. Un segnale pericoloso, lanciato direttamente dal cuore del sistema criminale e rivolto a chi, con la propria penna, ne stava svelando gli affari e gli assetti. Ora la decisione finale passa ai supremi giudici: la sentenza della Cassazione è attesa in serata.

Controlli serrati nei campi rom di Napoli: rifiuti pericolosi e veicoli abbandonati a Poggioreale

Napoli – Durante i controlli effettuati nel campo rom di via Grimaldi, nel quartiere Poggioreale, i militari hanno dovuto affrontare la questione della sicurezza ambientale. Sono stati rinvenuti e sequestrati ben 500 metri quadrati di rifiuti speciali pericolosi e non, oltre a due veicoli in stato di abbandono, subito rimossi.

L’operazione tra sicurezza e attenzione umanitaria

Le attività hanno portato all’identificazione di 47 persone, di cui 7 già note alle forze dell’ordine. L’operazione, oltre a contrastare il degrado e i possibili illeciti legati allo smaltimento illegale di rifiuti, si inserisce in un percorso di monitoraggio continuo che punta a tutelare sia la legalità sia le condizioni di vita delle famiglie presenti nei campi.

Rider in piazza a Napoli: «Giù le mani da Glovo». Scontro tra Ugl e Cgil

Napoli – Una piazza divisa, due visioni opposte del lavoro. Napoli è stata teatro venerdì 20 marzo di una manifestazione di rider organizzata dalla Ugl, che ha trasformato il cuore della città in un campo di tensione sindacale.

I lavoratori del food delivery — radunati in piazza Dante e poi confluiti in corteo fino a piazza del Plebiscito, sede della prefettura — hanno scandito slogan inequivocabili: “Non vogliamo il contratto”, “Giù le mani da Glovo”, “Lottiamo per restare liberi. Viva l’autonomia”.

Con loro il segretario generale Ugl Paolo Capone, che ha rivendicato il diritto dei rider a scegliere il lavoro autonomo senza essere inquadrati come dipendenti: «Non può esistere che qualcuno voglia ridurre questa categoria a lavoratori dipendenti contro la loro volontà».

La Cgil contro la Ugl: “Assalto squadrista con petardi”

La giornata, però, ha preso una piega ben più tesa. La Cgil Napoli e Campania ha denunciato pubblicamente «cori ostili e petardi esplosi nei pressi della sede della Camera del lavoro metropolitana», parlando apertamente di «vile strumentalizzazione» da parte della Ugl.

Per il sindacato di sinistra, la protesta ha assunto «le sembianze di un assalto squadrista, con minacce urlate e petardi esplosi». La Cgil non arretra sulla sua posizione: il contratto siglato da Ugl con Glovo e Deliveroo è definito «pirata», e il sindacato ribadisce che la propria battaglia per i diritti dei rider «è giusta e di civiltà», citando le recenti indagini della Procura di Milano come prova di quello che considera «una forma legalizzata di sfruttamento e caporalato».

Domenico: il 14 aprile la messa presieduta dal cardinale Battaglia

La famiglia di Domenico ha annunciato che la messa in suffragio si terrà il prossimo 14 aprile, alle ore 19, nella parrocchia Maria Santissima della Stella a Nola. L’ordinario sarà presieduto dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, in un momento solenne di preghiera e raccoglimento.

Un altro momento di preghiera

Oggi è previsto un altro momento di preghiera in memoria di Domenico, ma in forma strettamente privata, riservato alla cerchia più stretta dei parenti e degli amici più vicini.

Il ringraziamento ai giornalisti

La famiglia Caliendo ha voluto ringraziare particolarmente i giornalisti e gli operatori dell’informazione “per il lavoro svolto egregiamente in questi giorni, ma soprattutto per la vicinanza e per l’enorme sensibilità e il rispetto dimostrato in questi giorni così complessi, mostrando un’umanità non scontata e non passata certamente inosservata”.

Fiume Sarno, nuovi sigilli anti-inquinamento: sequestrata azienda di macellazione a Sant’Antonio Abate

Scarichi illegali e rifiuti incontrollati: stop al ciclo produttivo inquinante

Sant’Antonio Abate – I militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAF) di Napoli hanno eseguito un sequestro preventivo d’urgenza nei confronti di un’azienda specializzata nella produzione di carni e prodotti di macellazione, situata nel comune di Sant’Antonio Abate (NA).

L’operazione rientra nelle attività investigative pianificate e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, in collaborazione con il Comando Regionale Carabinieri Forestale, finalizzate a contrastare le cause di inquinamento del fiume Sarno e dei suoi affluenti.

Scarichi illegali e rifiuti incontrollati: stop al ciclo produttivo inquinante

Si inserisce nel Protocollo d’intesa siglato il 17 dicembre 2025 tra le Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, le Procure Generali di Napoli e Salerno, l’ARPAC e le forze di polizia giudiziaria specializzate in materia ambientale.Gli accertamenti hanno evidenziato gravi violazioni al Testo Unico Ambientale (d.lgs. 152/2006): inosservanza dell’autorizzazione integrata ambientale (art. 29-quattordecies, comma 3 lett. b);
scarico di acque reflue industriali senza titolo autorizzativo (artt. 124 e 137);
deposito incontrollato di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi (artt. 192, 255 comma 1.1 e 255-ter comma 1).

In particolare, è emerso che le acque di processo derivanti dalla macellazione venivano convogliate direttamente nella condotta fognaria comunale, bypassando completamente l’impianto di depurazione aziendale, che risultava non funzionante.

Inoltre, sono stati rinvenuti ingenti quantitativi di rifiuti solidi speciali (anche pericolosi) depositati in aree non autorizzate e in violazione delle norme vigenti.Per interrompere la prosecuzione dei reati e prevenire ulteriori danni ambientali, i Carabinieri hanno posto i sigilli all’intero plesso aziendale, alla condotta di scarico (immediatamente tombata), a sei vasche interrate e alle zone utilizzate come deposito temporaneo di rifiuti.L’intervento si aggiunge agli altri già eseguiti nell’ambito del piano “Rinascita Sarno”, che mira a debellare le fonti di inquinamento cronico del fiume, uno dei corsi d’acqua più compromessi d’Europa. Le indagini proseguono per verificare eventuali responsabilità penali e per identificare ulteriori criticità lungo il bacino idrografico.

Droga in carcere, scoperto passaggio durante il colloquio: arrestata una donna

Ancora un colpo al traffico di stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari. Nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, nella giornata del 19 marzo, la Polizia Penitenziaria ha intercettato un tentativo di introduzione di droga durante un colloquio tra un detenuto e la sua compagna.

L’episodio si è verificato nell’area destinata agli incontri con i familiari, dove gli agenti hanno notato movimenti sospetti. Secondo quanto ricostruito, il detenuto avrebbe ricevuto furtivamente un oggetto dalla donna, nascondendolo negli slip nel tentativo di eludere i controlli.

Il sequestro: cocaina nascosta e droga in casa

La successiva perquisizione personale ha permesso di rinvenire un involucro sottovuoto contenente 62 grammi di cocaina, risultato positivo al test rapido. La sostanza è stata immediatamente sequestrata.

L’attività investigativa è poi proseguita con una perquisizione nell’abitazione della donna, dove sono stati trovati ulteriori 70 grammi di hashish. Per lei è scattato l’arresto e il trasferimento nel carcere di Secondigliano.

Il ruolo della Polizia Penitenziaria

L’operazione, condotta dal personale in servizio e coordinata dal comandante di reparto, conferma l’attenzione costante sul fronte della sicurezza interna e del contrasto ai traffici illeciti nelle carceri.

Determinante si è rivelata la vigilanza degli agenti in servizio nella sala colloqui, considerata uno dei punti più sensibili per il rischio di introduzione di sostanze vietate.

I sindacati: “Fondamentale il lavoro degli agenti”

Sull’episodio sono intervenuti i rappresentanti del Si.N.A.P.Pe, che hanno espresso apprezzamento per l’operazione.

Luigi Vargas, segretario generale aggiunto, ha sottolineato come “la Polizia Penitenziaria rappresenti un baluardo contro l’illegalità che tenta di infiltrarsi negli istituti”, evidenziando la professionalità del personale coinvolto.

Sulla stessa linea Pasquale Gallo, segretario nazionale, che ha ribadito la necessità di riconoscere formalmente il lavoro degli agenti, chiedendo un adeguato riconoscimento premiale per il personale impegnato.

Infine Giuseppe Del Gaudio ha parlato di “risposta operativa efficace”, ribadendo la necessità di valorizzare il lavoro quotidiano degli operatori.

La richiesta: più risorse e strumenti

Il sindacato ha infine rilanciato la richiesta di maggiori investimenti in tecnologie e organico, ritenuti indispensabili per rafforzare l’attività di contrasto ai traffici illeciti negli istituti penitenziari.

Un intervento che, secondo il Si.N.A.P.Pe, rappresenta un ulteriore segnale della capacità di risposta dello Stato nella difesa della legalità anche all’interno delle carceri.

GoWave supera i test a bordo della Rosaria Lauro: nuovo device per la mobilità integrata

Un passo avanti nella mobilità integrata e nella connettività avanzata: il device GoWave, sviluppato dalla start up Shipping Factory del Gruppo Space Factory, ha superato con successo i test di qualifica a bordo della nave “Rosaria Lauro” della compagnia Alilauro.

GoWave è un orchestratore di nuova generazione che combina connettività satellitare multi-orbita e terrestre, consentendo di ottimizzare i provider di connessione in base alla posizione, ridurre i costi e garantire continuità operativa, sicurezza informatica e gestione avanzata dei dati a bordo di mezzi mobili come navi, piattaforme e veicoli speciali. La tecnologia integra failover geo-aware e cost-aware, bonding su link a bassa latenza, satellite roaming multi-provider e componenti AI per la cybersecurity con elaborazione edge.

I test a bordo della “Rosaria Lauro”, realizzati in collaborazione con il Gruppo Lauro, seguono le prove già condotte in laboratorio e su imbarcazioni, e si inseriscono nell’accordo commerciale tra Shipping Factory e Telespazio, società del gruppo Leonardo leader nei servizi satellitari e nei sistemi di geoinformazione e navigazione.

«I test di stamattina confermano la dinamicità della nostra Regione nel settore dell’innovazione spinta – spiega Riccardo Monti, Board di Shipping Factory –. Prodotti come GoWave, che integrano intelligenza artificiale, cybersecurity e gestione delle connessioni Sat/5G, sono il frutto di un lavoro tecnico di altissimo livello e di una visione chiara dei trend del mercato».

Salvatore Lauro, presidente del Gruppo Lauro, sottolinea l’impatto della tecnologia sul settore marittimo: «Abbiamo creduto sin dall’inizio nel progetto GoWave, convinti che migliorerà le performance delle nostre unità e rappresenterà un tassello fondamentale per la navigazione del futuro».

Shipping Factory fa parte del Gruppo Space Factory, noto per le tecnologie innovative per il rientro controllato di satelliti e per microsatelliti come IRENESAT-ORBITAL, dotati della tecnologia di protezione termica IRENE®. Il Gruppo Lauro, con circa 50 navi e cinque milioni di passeggeri all’anno, punta a integrare sempre più innovazioni tecnologiche nelle proprie rotte nel Golfo di Napoli.

Villaricca, garage trasformato in officina abusiva: arrestato 44enne

Un garage apparentemente abbandonato nascondeva un’attività illegale. A Villaricca, i carabinieri della locale stazione, durante un pattugliamento nella zona rurale, hanno scoperto in via Corigliano un garage trasformato in una vera officina abusiva. La porta mostrava vetri rotti e ruggine, mentre all’interno i militari hanno trovato banchi da lavoro, scaffali disordinati e tutto il materiale necessario per riparazioni meccaniche e di carrozzeria.

All’arrivo dei carabinieri, un uomo di 44 anni, il titolare dell’attività, ha cercato di giustificare l’uso del garage sostenendo che si trattasse di oggetti personali, ma le spiegazioni non hanno convinto. La zona esterna, invece, era stata adibita a discarica a cielo aperto, aggravando la situazione.

Tutto il materiale è stato sequestrato e il 44enne incensurato è stato arrestato per reati di natura ambientale. È ora in attesa di giudizio, mentre i carabinieri hanno sottolineato l’importanza dei controlli per prevenire attività abusive e pericolose sul territorio.

Casavatore, scatta la trappola per l’estorsore: manette dopo l’inseguimento

Casavatore – Un tentativo di estorsione finito con le manette ai polsi e una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. È questo il bilancio dell’operazione condotta ieri dagli agenti del Commissariato di Afragola, che hanno tratto in arresto un 52enne residente a Casavatore, accusato di aver preteso denaro da un cittadino per restituirgli beni di sua proprietà.

Il ricatto del capannone

La vicenda ha avuto inizio nei giorni scorsi, quando la vittima è stata contattata dall’indagato. La richiesta era chiara e illegittima: per poter recuperare del materiale custodito all’interno di un capannone – locale di cui la vittima non detiene più la proprietà – era necessario pagare una somma di denaro. Un vero e proprio riscatto forzoso che ha spinto la persona offesa a rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine.

La trappola e l’appuntamento

Sotto la guida investigativa dei poliziotti di Afragola, è scattato il piano per incastrare il 52enne. Seguendo le indicazioni degli operatori, la vittima ha finto di assecondare le richieste dell’estorsore, concordando un luogo e un orario per la consegna della busta con i contanti. L’obiettivo era agire in totale sicurezza, senza destare i sospetti dell’uomo.

Il blitz e la resistenza

Ieri pomeriggio, al momento dello scambio, gli agenti si sono appostati in zona, pronti a intervenire. Il 52enne è giunto sul posto a bordo della propria auto, ha ritirato il denaro pattuito e ha tentato di allontanarsi velocemente. In quel momento è scattato il blitz: i poliziotti hanno sbarrato la strada al veicolo e, nonostante l’indagato abbia opposto una strenua resistenza per evitare il fermo, sono riusciti a bloccarlo.

Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato tratto in arresto e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Napoli Est, al via la cura delle aree verdi nel Rione Villa a San Giovanni a Teduccio

Un nuovo volto per il Rione Villa a San Giovanni a Teduccio. Da ieri sono partiti i lavori di cura e manutenzione delle aree verdi di piazza Capri, piazza Procida e piazza Ischia, in un’iniziativa che unisce rigenerazione urbana e partecipazione sociale. L’intervento nasce dall’accordo tra l’associazione Est(ra)Moenia e 100x100Naples e rappresenta il primo progetto di cura del verde a Napoli Est per la realtà guidata da Ettore Morra.

L’intesa prevede l’affidamento senza fini di lucro di circa 5.000 metri quadrati di spazi pubblici, nell’ambito della convenzione sottoscritta con il Servizio Verde Pubblico del Comune e la Sesta Municipalità. Gli interventi, programmati con cadenza bisettimanale per i prossimi tre anni, includeranno manutenzione dei prati, potatura delle piante, sistemazione dei cordoli e interventi stagionali mirati.

«Questo intervento rappresenta per noi un tassello fondamentale di un disegno più ampio – afferma Ambrogio Prezioso, presidente di Est(ra)Moenia –. La rigenerazione urbana passa dalla cura quotidiana dei luoghi e dalla costruzione di presenze stabili. Il Rione Villa è strategico per San Giovanni a Teduccio, vicino al polo universitario e alla fermata della metropolitana, e vogliamo collegare questo lavoro ad altri progetti sul territorio, come la campagna per la riapertura del Supercinema Teatro SuperNest, chiuso da 44 anni».

«Portare 100x100Naples a Napoli Est significa restituire dignità ai luoghi e costruire relazioni con le comunità che li abitano – spiega Ettore Morra –. Questo intervento va oltre la manutenzione del verde: attiva un processo di rigenerazione complessivo, in cui piazze e spazi pubblici diventano punti di aggregazione e stimolo culturale. A breve partirà anche un progetto dedicato ai bambini».

Le aree, oggi segnate da degrado e abbandono, trovano così nuova vita grazie a un impegno costante che combina cura del verde, progettualità culturale e partenariato pubblico-privato, restituendo al quartiere piazze più vivibili e spazi di comunità.

«Tutti apparteniamo ai Mazzarella e ai Licciardi»: il summit alla Masseria Cardone e l’accordo sulle truffe

Ci sono affari che impongono di seppellire, almeno temporaneamente, decenni di guerre di camorra. Quando Ciro Mazzarella capisce che il futuro del crimine non è più solo nelle estorsioni o nelle piazze di spaccio, ma viaggia sui circuiti telematici delle carte di credito, sa di dover fare un passo falso, o meglio, un passo oltre il proprio territorio.

Ha incassato il via libera dal cugino Michele Mazzarella e ha ascoltato le perizie tecniche del suo consulente, Gennaro Brusco. Ma per entrare nel business delle frodi bancarie serve la “materia prima”: i dati. E a Napoli, il monopolio dei dati è nelle mani della Masseria Cardone. Nelle mani del clan Licciardi.

Le oltre 900 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Luca Della Ragione con la quale sono finiti in carcere dodici esponenti di spicco della cosca mentre altri quattro hanno ricevuto il divieto di dimora in Campania e altri 16 sono indagati a piede libero, descrivono un avvicinamento cauto.

Ciro Mazzarella manda i suoi emissari, il genero Aniello Evangelista e Marco Ostroschi (detto zAnna bianca), nel cuore del territorio nemico per chiedere un’udienza ad Antonio Licciardi. L’incontro si fa. E Mazzarella ottiene ciò che vuole: l’accesso a Gennaro Cuomo, alias o’ spillo, l’uomo che gestisce il traffico di carte per conto dei Licciardi.

Il listino prezzi e il summit a “La Birreria”

È la sera del 12 marzo 2022. Le microspie piazzate dagli investigatori nell’appartamento di Ciro Mazzarella registrano il resoconto di un summit operativo appena concluso. Sono le 22:00. Attorno al tavolo ci sono Ciro, la moglie Carmela Di Martino, la figlia, e i due generi, Salvatore Quintiliano ed Aniello Evangelista.

Evangelista è appena tornato dalla Masseria Cardone, dove ha incontrato Cuomo nei pressi del centro commerciale “La Birreria”. Fa il suo resoconto ai vertici della famiglia. La trattativa è stata serrata e o’ spillo ha imposto le sue regole commerciali.

«Volevamo prenderne cinquanta – riferisce Evangelista, ricostruendo l’incontro – ma mi ha forzato ad acquistare un pacchetto unico da 90 carte».

Il prezzo è fissato: 100 euro al pezzo. Un investimento totale di 9.000 euro che il clan decide di rateizzare. Dalle intercettazioni emerge la contabilità spicciola della truffa: Evangelista ha versato 5mila euro in contanti come anticipo, garantendo che i restanti 4mila sarebbero stati saldati l’indomani, domenica 13 marzo. La consegna materiale del “plico” è fissata per lunedì 14 marzo, sempre alla Masseria Cardone.

Il sovrapprezzo per i dati sensibili

Ma una carta clonata, da sola, serve a poco se non si hanno gli strumenti per aggirare l’anagrafica bancaria. Ed è qui che il listino di Cuomo si arricchisce. Con un sovrapprezzo di circa 30 euro a carta, o’ spillo garantisce un servizio “premium”: codici fiscali e numeri di telefono associati a ogni singola tessera. È il kit perfetto per eludere i blocchi di sicurezza.

Un servizio che, come concordato tra gentiluomini del crimine, verrà pagato “a babbo morto”: Cuomo incasserà il sovrapprezzo solo dopo che il gruppo Mazzarella avrà iniziato a lavorare e monetizzare le carte. È un’apertura di credito fiduciaria impressionante. Ma dietro c’è un malinteso di fondo: Gennaro Cuomo non sa che Evangelista lavora per i Mazzarella. Pensa di rifornire cani sciolti.

«Se l’avesse saputo – si ascolta nelle registrazioni delle 23:00 della stessa sera – avrebbe interrotto ogni rapporto. I Licciardi non avrebbero mai acconsentito che un loro referente favorisse i Mazzarella».

Eppure, a un livello più alto, l’accordo c’è. Il 16 marzo, parlando con la moglie, Ciro Mazzarella rievoca il suo incontro proprio con Antonio Licciardi e detta la nuova linea geopolitica della criminalità napoletana:

«Gli dissi: io o’ panzini… stammi a sentire, al fratello noi queste cose non le facciamo… ma purtroppo tutti quanti apparteniamo al Licciardi, tutti apparteniamo ai Contini e tutti apparteniamo ai Mazzarella…».

1.continua

(nella foto da sinistra in alto Ciro Mazzarella, Antonio Licciardi, Michele Mazzarella e Alberto Mazzarella; in basso sempre da sinistra Gennaro Busco, Emanuele Brusco, Ferdinando Coronella e Marco Ostroschi)

 

 

Mi batte il corazon: esordio da record per la commedia di Peppe Iodice

Esordio col botto per “Mi batte il corazon”, la commedia con protagonista Peppe Iodice, che ha conquistato il pubblico già dal primo giorno di programmazione. Secondo i dati Cinetel, il film ha registrato la miglior media copia, con 1.194 euro, risultando il primo italiano per incassi e il secondo assoluto sul totale delle uscite.

Sale piene e spettatori coinvolti hanno accolto con entusiasmo la storia diretta da Francesco Prisco: il film racconta la vicenda di un giornalista di una piccola emittente locale, che conduce una vita ordinaria fino a morire d’infarto. Ma durante il suo funerale si risveglia nella bara e affronta un inferno personale fatto di burocrazia assurda, confessioni esplosive e momenti di tenerezza, scoprendo che le seconde opportunità servono soprattutto a conoscersi davvero.

«Per me è un risultato clamoroso – ha detto Iodice –. Vedere il pubblico riempire le sale, ridere e divertirsi con il film già dal primo giorno è un’emozione enorme. Mi batte il corazon è nato con l’idea di regalare leggerezza e far stare bene le persone, e ricevere questo affetto così forte dal pubblico è la soddisfazione più grande».

Soddisfazione anche per Andrea e Alessandro Cannavale di Run Film, produttori e distributori dell’opera: «Le sale piene e l’entusiasmo del pubblico sono il segnale più bello per un film che punta sulla comicità e sull’energia di Peppe Iodice. È un risultato che ci rende orgogliosi e conferma il grande legame tra Peppe e il suo pubblico».

Accanto a Iodice, il cast include Ivana Lotito, Francesco Procopio, Yari Gugliucci, Ivan Castiglione, Gianni Ferreri, Maria Bolignano, Francesco Mastandrea, Nicola Bello, Gianni Parisi, Alan De Luca, con le partecipazioni di Antonio Milo e Gigi Savoia e l’esordio cinematografico delle figlie di Iodice, Sofia e Gloria. La colonna sonora è affidata ad Adriano Pennino, con brani di Gigi D’Alessio e Gabriele Esposito, a suggellare un mix di comicità, emozione e musica che ha già conquistato il pubblico italiano.

A Napoli una strada intitolata a Ilaria Alpi: memoria e coraggio a Scampia

Scampia celebra la memoria e il coraggio. Questa mattina, lungo la parallela di via Baku che conduce all’Istituto comprensivo statale «10º Ilaria Alpi-Carlo Levi», una strada è stata ufficialmente intitolata alla giornalista Ilaria Alpi, assassinata insieme al cineoperatore Miran Hrovatin nel 1994 in Somalia, mentre lavorava come inviata del Tg3.

«È importante che questo evento si sia svolto a Scampia per testimoniare la memoria, il rispetto e l’affetto della nostra città nei confronti di questa donna e del suo operatore, uccisi 32 anni fa a Mogadiscio», ha sottolineato la vicesindaca Laura Lieto. «È anche un’occasione per ribadire il sostegno alla libertà di stampa e al diritto all’informazione. Questo è un tempo difficile per chi fa inchiesta, soprattutto nei teatri di guerra alle porte dell’Europa, e per questo assume ancora più significato l’intitolazione di questa strada a Ilaria Alpi».

Alla cerimonia erano presenti anche gli studenti dell’istituto, che hanno esposto disegni raffiguranti la giornalista con la scritta «giornalista coraggiosa». «Per i nostri ragazzi Ilaria Alpi è un’amica, la conoscono bene», ha spiegato la dirigente scolastica Sandra Santomauro. «Abbiamo fatto nostro lo slogan che caratterizzava il suo lavoro di inchiesta: “a schiena dritta”».

Giuliana Cacciapuoti, arabista e curatrice dell’archivio Alpi, ha ricordato come il lavoro della giornalista continui a parlare alle nuove generazioni: «L’archivio mostra la grandissima capacità investigativa di Ilaria Alpi e quanto i temi che affrontava siano ancora oggi di grande attualità. Intitolare una strada a lei è un segno significativo, al quale i giovani possono ispirarsi per essere cittadini consapevoli e impegnati nel nome della verità e della giustizia».