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Carceri al collasso, l’appello del Garante di Caserta: “Agire ora per fermare la strage di vite e diritti”

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Caserta – “Non c’è più tempo: la politica agisca ora per fermare la strage di vite e diritti nelle carceri italiane”.

È un grido d’allarme accorato quello lanciato da Don Salvatore Saggiomo, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Caserta, che si unisce all’appello della Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali.

Un monito che richiama le parole del Presidente della Repubblica, pronunciate il 30 giugno scorso davanti al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e che chiede un intervento urgente per affrontare un’emergenza umanitaria e sociale che non può più essere ignorata.

Carceri: una crisi umanitaria

Le carceri italiane versano in condizioni drammatiche: sovraffollamento, suicidi, abbandono e violazioni sistematiche dei diritti fondamentali trasformano gli istituti penitenziari in luoghi di sofferenza, lontani dalla loro funzione di recupero e reintegrazione sociale.

“Ogni giorno di silenzio istituzionale allontana la nostra democrazia dai suoi principi fondanti”, denuncia Saggiomo, sottolineando come il degrado carcerario non sia solo una sconfitta per i detenuti, ma per l’intero Stato. “

Ogni detenuto recuperato è una vittoria per la sicurezza collettiva, ogni detenuto abbandonato è una vergogna per tutti noi”.I numeri parlano chiaro: negli ultimi due anni, a seguito del Decreto Caivano, gli istituti penitenziari minorili hanno registrato un aumento preoccupante, passando da 385 a 586 presenze.

Un dato che evidenzia la crisi anche tra i più giovani, rendendo ancora più urgente un intervento strutturale.

Un invito alla politica: “Venite a vedere”

Per il 30 luglio, a un mese esatto dall’appello del Capo dello Stato, la Conferenza dei Garanti promuove una manifestazione nazionale, cui Saggiomo aderisce con convinzione. L’invito è rivolto a parlamentari, eurodeputati, consiglieri regionali e rappresentanti istituzionali: “Entrate con noi nelle carceri, venite a vedere, venite ad ascoltare”.

Un gesto simbolico ma necessario per toccare con mano la realtà di un sistema al collasso, dove le condizioni disumane alimentano disperazione e tragedie.

Saggiomo chiede un provvedimento urgente che affronti il sovraffollamento con misure degne di uno Stato di diritto. Tra le proposte, l’estensione della liberazione anticipata sociale, avanzata dall’onorevole Le Giacchetti, che potrebbe offrire un sollievo immediato. Il Garante richiama i precedenti del 2003 e 2010, quando leggi straordinarie furono adottate in momenti critici, e invita la politica a mostrare coraggio e responsabilità trasversale.

“Non possiamo rimanere spettatori di fronte a decine di suicidi e a un sistema che calpesta la dignità umana”, sottolinea.

Un grido per la giustizia e la dignità

L’appello di Saggiomo non è solo una denuncia, ma un richiamo alla coscienza collettiva. Detenuti, operatori penitenziari, famiglie e cittadini chiedono un cambiamento radicale. “Non domani, ma ora”, insiste il Garante, sottolineando l’urgenza di restituire alle carceri la loro funzione di luoghi di riscatto, non di sofferenza. La sfida è chiara: la politica deve agire, e deve farlo con determinazione, per fermare una strage silenziosa che mina le fondamenta della nostra democrazia.

Nick Cave a Pompei: un concerto storico nell’Anfiteatro

Pompei – L’Anfiteatro di Pompei si prepara a vivere un altro capitolo indimenticabile della rassegna BOP – Beats of Pompeii: sabato 19 luglio, alle 21:15, salirà sul palco Nick Cave, una delle voci più intense e visionarie della musica contemporanea.

Un evento già sold out da mesi, che segna il ritorno dell’artista australiano in Campania dopo vent’anni dall’ultima esibizione al Neapolis Festival.

Un pianoforte, una voce ipnotica e il basso di Colin Greenwood

Cave, ex frontman dei Bad Seeds e leggenda del post-punk, si esibirà in un concerto solista al pianoforte, accompagnato dal basso di Colin Greenwood, storico membro dei Radiohead. Uno spettacolo intimo e potente, in cui l’artista proporrà i suoi brani più iconici, mescolando rock, blues e narrazioni oscure, con quella voce grave e testi che scavano nell’anima.

Dopo i Pink Floyd nel 1971, Jean-Michel Jarre, Ben Harper e altri grandi nomi di questa edizione del BOP, l’Anfiteatro pompeiano – lo stesso che duemila anni fa ospitava i giochi dei gladiatori – accoglierà un nuovo momento di fusione tra musica e storia.

«Mezz’ora dopo la messa in vendita online, i biglietti erano già esauriti, comprati da fan di tutto il mondo», raccontano gli organizzatori. «Quella del 19 luglio non sarà solo una performance, ma un incontro unico tra l’arte di Cave e la forza simbolica di Pompei», sottolinea Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del Parco Archeologico.

A 67 anni, Nick Cave rimane un visionario senza eguali: musicista, poeta, attore e regista, ha influenzato generazioni con la sua capacità di fondere brutalità e bellezza. Il suo live promette un’intensità emotiva rara, in un luogo che di emozioni ne ha viste passare millenni.

PROSSIMI APPUNTAMENTI DEL BOP

Dopo Cave, il BOP proseguirà con altri due eventi imperdibili:

24 luglio: Riccardo Muti dirige l’Orchestra Cherubini
25 luglio: Bryan Adams in versione unplugged
Pompei si conferma così il palcoscenico dove la musica diventa cultura, in un dialogo senza tempo tra passato e presente.

Vico Equense, sequestrato cantiere: denunciati due imprenditori per lavoro nero

A Vico Equense, i carabinieri della locale stazione, supportati dal Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) di Napoli, hanno messo a segno un’operazione mirata a contrastare il lavoro sommerso e a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il blitz, condotto nell’ambito di un servizio a largo raggio, ha portato al sequestro di un cantiere in via Vecchia Marina, dove sono stati scoperti quattro operai impiegati completamente “a nero”. Un duro colpo contro l’illegalità che mette a rischio i diritti e la sicurezza dei lavoratori.

Le indagini hanno portato alla denuncia di due figure chiave: l’amministratore unico della società committente dei lavori e il titolare dell’impresa esecutrice. Entrambi dovranno rispondere delle gravi violazioni riscontrate, tra cui l’impiego di manodopera non regolarizzata.

Il cantiere, teatro delle irregolarità, è stato posto sotto sequestro, interrompendo le attività fino a nuove disposizioni.

L’operazione si inserisce in un più ampio piano di controlli volti a tutelare i lavoratori e contrastare lo sfruttamento. I carabinieri hanno annunciato che le verifiche proseguiranno nei prossimi giorni, con l’obiettivo di garantire il rispetto delle norme in materia di sicurezza e contrattualistica.

La vicenda di Vico Equense lancia un monito chiaro: l’illegalità nei cantieri non sarà tollerata, e le forze dell’ordine sono determinate a vigilare per proteggere i diritti dei lavoratori e la sicurezza sul lavoro.

Napoli, “Senza sangue non si cura”: l’appello dei primari del Cardarelli ai cittadini prima delle vacanze

Napoli – “Senza sangue non si cura”. È questo lo slogan della nuova campagna lanciata dall’ospedale Cardarelli di Napoli, che in piena estate si rivolge alla cittadinanza con un appello urgente: «Prima di partire per le vacanze, venite a donare il sangue».

L’iniziativa, diffusa attraverso i canali social, vede protagonisti i primari delle Unità operative complesse del più grande ospedale del Sud Italia. Un messaggio chiaro e diretto: ogni giorno servono almeno 150 donazioni per garantire l’attività ordinaria e d’urgenza, dagli interventi chirurgici programmati all’assistenza in pronto soccorso.

Emergenza estate: pazienti in ospedale, donatori in vacanza

La criticità è acuita dall’estate, quando il numero di donatori cala drasticamente, ma i bisogni sanitari restano invariati. In particolare, si registra una forte carenza dei gruppi 0 positivo e 0 negativo, ma l’appello è rivolto a tutti i cittadini, indipendentemente dal gruppo sanguigno.

«Senza sangue non possiamo lavorare», affermano i direttori delle UOC di Rianimazione, Medicina interna, Radiologia interventistica, Chirurgia, Oncologia, Neurochirurgia, Trauma center, Ematologia, Pneumologia, Neonatologia, Ortopedia e molte altre specialità. «Senza sangue, non possiamo curare. Non ti possiamo salvare».

Un solo gesto può fare la differenza: con una singola donazione, infatti, si possono salvare fino a tre vite.

Il direttore generale: “La salute di tutti dipende dal senso civico di ognuno”

«In tanti partono, in pochi donano. Ma i pazienti restano. Gli interventi continuano ed il fabbisogno di sangue aumenta», avverte il direttore generale del Cardarelli, Antonio d’Amore. «La salute collettiva – aggiunge – dipende anche dalla responsabilità individuale. Il sangue non si produce in laboratorio, non si compra: si dona. E ogni donazione è un gesto che fa bene sia a chi riceve che a chi offre».

Donare conviene: check-up gratuito, gadget e un giorno di riposo

Oltre al valore sociale e umano, la donazione porta con sé anche vantaggi concreti. Chi dona riceve gratuitamente un check-up completo del sangue del valore di circa 200 euro. Il Cardarelli offre inoltre il parcheggio gratuito e un kit con borsa, maglietta e braccialetto con il logo dell’ospedale. Per i lavoratori dipendenti, è previsto un giorno di permesso retribuito.

Il Centro Donazioni Sangue è situato al piano terra del padiglione E dell’ospedale ed è aperto dal lunedì al sabato, dalle ore 8:00 alle 12:00.

Maltempo in Campania, scatta l’allerta gialla per temporali: rischio grandine e raffiche di vento

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La Protezione Civile della Regione Campania ha diramato un’allerta meteo di livello Giallo per temporali, valida dalle 11 alle 21 di giovedì 17 luglio. Il bollettino prevede precipitazioni intense, seppur di breve durata, accompagnate da raffiche di vento, fulmini e possibili grandinate, soprattutto nelle aree interne del territorio.

Le zone maggiormente interessate sono: Alto Volturno e Matese, Penisola Sorrentino-Amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini, Alta Irpinia e Sannio, Tusciano e Alto Sele.

Secondo gli esperti, il quadro meteorologico è caratterizzato da forte variabilità e incertezza, con fenomeni che potrebbero evolvere rapidamente. «I temporali potranno essere intensi anche se concentrati in un breve arco temporale», si legge nel comunicato ufficiale.

Attenzione al rischio idrogeologico

La Protezione Civile mette in guardia contro possibili criticità idrogeologiche, come allagamenti, frane, caduta massi e innalzamento dei livelli dei corsi d’acqua. Non si escludono disagi alla viabilità per lo scorrimento dell’acqua sulle strade e danni a coperture e infrastrutture esposte, anche a causa del vento forte e del moto ondoso lungo le coste.

L’appello ai Comuni: attivare i Coc e monitorare il territorio

A tutte le amministrazioni comunali coinvolte è stato richiesto di attivare i Centri Operativi Comunali (Coc) e di adottare ogni misura utile – strutturale e non – per prevenire e mitigare gli effetti dei fenomeni previsti. Si raccomanda inoltre di verificare la tenuta del verde pubblico e di prestare attenzione alle comunicazioni della Sala Operativa Regionale.

La raccomandazione alla cittadinanza è di prestare massima prudenza, evitare zone a rischio e tenersi aggiornati sull’evoluzione meteo.

Su Rai5 la storia di Mario Merola: “Il re di Napoli, storia e leggenda”

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Mario Merola torna a dominare le scene, stavolta attraverso il racconto intenso e profondo di chi lo ha conosciuto davvero. Giovedì 17 luglio, in prima serata su Rai5, va in onda Il Re di Napoli. Storia e leggenda di Mario Merola, il documentario diretto da Massimo Ferrari e scritto con Luciano Stella, che ripercorre l’ascesa di un uomo diventato voce e volto della Napoli popolare, della sua musica e della sua gente. Prodotto da Big Sur con Rai Documentari e Mad Entertainment, il doc si ispira liberamente all’autobiografia Napoli solo andata… Il mio lungo viaggio, scritta dallo stesso Merola con Geo Nocchetti.

Tra immagini d’archivio e filmati inediti, Ferrari costruisce un ritratto sincero e appassionato, che attraversa i luoghi simbolici della città – dal porto alle Case Nuove, da Piazza Mercato alla cucina della casa di Portici – dove ancora oggi si tramandano ricordi e tradizioni di famiglia. Il cuore del film pulsa nei racconti di chi lo ha vissuto: i figli Francesco, Roberto e Loredana Merola, ma anche artisti come Gigi D’Alessio, Nino D’Angelo, Marisa Laurito e lo scrittore Maurizio De Giovanni. Tutti chiamati a comporre il mosaico di un personaggio che ha fatto della sceneggiata un fenomeno culturale, portandola a livelli di popolarità impensabili tra gli anni ’70 e ’80.

Mario Merola è stato molto più di un attore o di un cantante. È stato il megafono di un’identità, quella napoletana, che ha saputo raccontare con autenticità e passione, diventando simbolo di riscatto e orgoglio in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Australia. Il documentario non è solo un omaggio, ma un viaggio emotivo che restituisce la grandezza di un uomo capace di rappresentare la sofferenza, la dignità e la forza del popolo a cui apparteneva. Perché come ricorda Ferrari, “per raccontare Merola, bisogna prima capire Napoli”.

Insegne a bandiera: la scelta strategica per negozi in zone ad alta visibilità

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Nel panorama sempre più competitivo del commercio urbano, la visibilità del punto vendita rappresenta un elemento chiave per attirare clienti e distinguersi. Le insegne a bandiera si rivelano una soluzione strategica per i negozi situati in contesti cittadini ad alto passaggio, soprattutto in vie trafficate o centri storici dove lo spazio è limitato e la concorrenza visiva è elevata. Grazie alla loro particolare struttura, queste insegne offrono un impatto immediato, un alleato indispensabile per qualsiasi attività commerciale che desideri essere vista.

Cosa sono le insegne a bandiera e perché vengono utilizzate nei centri urbani

Le insegne a bandiera sono elementi pubblicitari installati in modo perpendicolare rispetto alla facciata del locale. A differenza delle insegne frontali, che sono visibili solo frontalmente e da chi guarda direttamente verso il negozio, le insegne a bandiera sporgono lateralmente, risultando visibili da entrambi i lati e quindi da chi percorre la strada in entrambe le direzioni. Questa configurazione le rende particolarmente efficaci in contesti urbani complessi, come le vie strette dei centri storici o le zone pedonali molto frequentate, dove la prospettiva frontale è spesso limitata da palazzi, veicoli o altri ostacoli.

Vantaggi in termini di visibilità e riconoscibilità del punto vendita

Uno dei principali punti di forza delle insegne a bandiera è la loro capacità di aumentare in modo significativo la visibilità di un’attività commerciale. Posizionate perpendicolarmente alla parete, queste insegne intercettano lo sguardo dei passanti anche in movimento, consentendo al negozio di essere individuato prima ancora di trovarsi frontalmente all’ingresso.Questo è particolarmente utile in:

  • strade ad alto traffico pedonale o automobilistico, dove è fondamentale catturare l’attenzione in pochi secondi;
  • vie affollate con molti negozi, dove una comunicazione visiva efficace può fare la differenza;
  • zone dove la segnaletica tradizionale è poco visibile a causa ostacoli stradali.

In particolare, nelle aree trafficate o nei centri storici dove lo spazio frontale è limitato, le insegne luminose a bandiera rappresentano una soluzione strategica per attrarre l’attenzione dei passanti. La luce integrata, unita alla posizione sporgente, consente una lettura immediata anche in condizioni di luce sfavorevoli o nei momenti di maggiore afflusso.Per chi cerca ispirazione su modelli funzionali ed efficaci, può approfondire qui alcune soluzioni applicate in ambito urbano, studiando come l’uso creativo di materiali, forme e illuminazione contribuisca a valorizzare il brand in modo coerente con l’identità del negozio.

L’importanza dell’illuminazione: visibilità anche notturna

L’utilizzo di tecnologia LED consente una visibilità costante con consumi ridotti e un impatto ambientale contenuto. Le luci possono essere integrate all’interno dell’insegna (luce diffusa) oppure puntate dall’esterno per evidenziarne i contorni e aumentare il contrasto (luce puntuale). Una buona illuminazione rende il punto vendita facilmente individuabile anche di sera o in giornate nuvolose, contribuisce a trasmettere una percezione positiva e curata del brand, aiuta a differenziarsi da negozi vicini non altrettanto visibili. Inoltre, l’illuminazione diventa parte integrante del linguaggio visivo del negozio, rafforzando la coerenza del messaggio comunicativo anche fuori dall’orario di apertura.

Insegne a bandiera e normativa: cosa sapere prima dell’installazione

Prima di procedere con l’installazione di un’insegna a bandiera, è fondamentale informarsi sulla normativa vigente. Ogni Comune può avere regolamenti specifici che riguardano dimensioni, materiali, posizione e modalità di fissaggio. In particolare, se il negozio si trova in un centro storico o in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici, potrebbe essere necessaria un’autorizzazione da parte della Soprintendenza. In altri casi, basterà presentare una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) o richiedere un permesso edilizio semplificato.

Quando scegliere un’insegna a bandiera rispetto ad altre tipologie

Le insegne a bandiera non sono sempre la soluzione ideale per ogni tipo di attività, ma esistono contesti in cui si rivelano insostituibili. Sono particolarmente consigliate quando:

  • il negozio si trova in vie strette, dove la visuale frontale è limitata;
  • l’ingresso è arretrato o poco visibile dal marciapiede;
  • l’attività è disposta su più piani o ha una posizione sfalsata rispetto alla strada;
  • si opera in angoli stradali, dove la visibilità laterale è cruciale;
  • il traffico
  •  pedonale è intenso e si vuole intercettare l’attenzione da ambo i lati.

In tutti questi casi, l’insegna a bandiera consente di comunicare in modo diretto, offrendo una presenza visiva continua che accompagna il flusso dei potenziali clienti.

Una scelta semplice per un impatto duraturo

Le insegne a bandiera rappresentano una risposta efficace, capace di coniugare funzionalità, estetica e rispetto per l’ambiente urbano. La loro installazione non richiede interventi invasivi sulla facciata e, se progettate con attenzione, possono integrarsi armoniosamente nel contesto architettonico. La possibilità di personalizzazione — in termini di forme, colori, materiali e illuminazione — le rende adatte a qualsiasi tipo di attività commerciale, dal piccolo negozio indipendente alla catena retail.

Estradato in Italia dopo vent’anni di fuga il boss albanese del narcotraffico

Era sparito da più di vent’anni, aveva simulato la propria morte e vissuto sotto falsa identità tra Stati Uniti e Albania. Ora è tornato in Italia, scortato dalla Polizia, per scontare una condanna definitiva a 25 anni di reclusione.

Protagonista di questa storia da romanzo criminale è un cittadino albanese di 56 anni, latitante di lungo corso, finito al centro di una maxi-inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Salerno con il coordinamento della Procura Generale presso la Corte d’Appello del capoluogo campano.

L’uomo era stato al vertice di una delle principali organizzazioni dedite al traffico internazionale di stupefacenti, con ramificazioni tra Sud America, Italia e Albania. Il suo curriculum criminale è da manuale: sequestro di persona, tentata estorsione, lesioni, detenzione illegale di armi e, soprattutto, associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico.

Tra i reati più gravi, un sequestro avvenuto negli anni ’90 in Piemonte e la collaborazione con un gruppo criminale operante nella provincia di Salerno, specializzato nel traffico di eroina.

Le indagini dell’epoca avevano portato allo smantellamento dell’organizzazione, ma il boss era riuscito a far perdere le proprie tracce. Per due decenni si è nascosto tra i continenti, riuscendo persino a far credere di essere morto

. A riaccendere la pista investigativa è stato un lavoro meticoloso della Polizia italiana, con il coinvolgimento del Servizio Centrale Operativo, dell’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza in Albania e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, in sinergia con le autorità americane e Interpol.

Nel marzo dello scorso anno il latitante era stato individuato negli Stati Uniti, espulso verso l’Albania e arrestato a Tirana dal reparto speciale Renea della Polizia albanese. Il volo per l’Italia, atterrato a Fiumicino nelle scorse ore, ha chiuso definitivamente il cerchio. Ora il fantasma della droga sarà chiamato a rispondere, dietro le sbarre, di tutto ciò che ha costruito nell’ombra.

Camorra, arrestato Ivanhoe Schiavone, il figlio di “Sandokan”:

Caserta– È scattata all’alba l’operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta che ha portato all’arresto di due persone legate al clan dei Casalesi, tra cui Ivanhoe Schiavone, unico figlio di Francesco Schiavone, alias “Sandokan”, storico boss della camorra casalese, ancora in libertà.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. I due arrestati sono accusati, in concorso, di riciclaggio, autoriciclaggio ed estorsione aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’organizzazione criminale.

L’indagine: riciclaggio e minacce per il controllo dei beni

L’inchiesta, sviluppata tra il 2024 e il 2025, ha permesso – grazie a intercettazioni, verifiche patrimoniali e riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia – di ricostruire un complesso meccanismo attraverso il quale gli indagati avrebbero impiegato e movimentato denaro illecito, ostacolando la tracciabilità dei fondi di provenienza criminale.

Al centro delle indagini due appezzamenti di terreno, dal valore complessivo stimato in circa 500mila euro. I beni erano stati acquistati in modo fittizio da un esponente di vertice del clan – già destinatario di misure cautelari e confische – e formalmente intestati al venditore. Alla morte di quest’ultimo, la proprietà è passata ai figli, che a loro volta li hanno affittati a una terza persona.

Secondo quanto emerso, gli arrestati avrebbero poi fatto pressione sull’affittuario, utilizzando metodi intimidatori tipici della camorra, per costringerlo a rescindere il contratto di locazione e rinunciare al diritto di prelazione. L’obiettivo: rimettere le mani sui terreni e rivenderli a soggetti vicini all’organizzazione.

I terreni in questione sono stati posti sotto sequestro preventivo. L’operazione rappresenta un nuovo colpo alla rete economica del clan dei Casalesi, che, nonostante i duri colpi subiti negli ultimi anni, continua a esercitare un controllo capillare sul territorio e sui patrimoni riconducibili ai suoi esponenti storici.

Superenalotto: a Giugliano centrato un “5” da oltre 32mila euro

Il SuperEnalotto premia ancora una volta la Campania. Nel concorso di ieri martedì 15 luglio, come riporta Agipronews, centrato a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, un “5” da 32.211,03 euro presso l’esercizio di Fabio Galente in via Ripuaria, 126.

L’ultimo “6” da 35,4 milioni di euro è stato centrato il 22 maggio 2025 a Desenzano del Garda (BS). Il jackpot per la prossima estrazione, in programma giovedì 17 luglio, in vendita a 26,6 milioni di euro.

E come sempre ora è caccia al fortunato giocatore che ha centrato il cinque sfiorando il jackpot milionario. Già nello scorso gennaio nella stessa tabaccheria si era registrata sempre una vincita al 5 del Superenalotto ma di poco superiore ai 12mila euro.

Il boss dei Casalesi gestiva le scommesse clandestine nell’Agroaversano: 9 arresti

Napoli– Un’ampia operazione condotta questa mattina dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli ha inferto un duro colpo al clan dei Casalesi, sgominando un’organizzazione specializzata nella raccolta abusiva di scommesse.

Su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, il GIP del Tribunale di Napoli ha emesso nove ordinanze di misure cautelari, eseguite dalla Guardia di Finanza.

I provvedimenti cautelari e le accuse

Sono nove le persone arrestate, indagate a vario titolo per associazione per delinquere, esercizio abusivo di attività di giochi e scommesse e trasferimento fraudolento di valori. Tutti i delitti sono aggravati dall’uso del metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan.

Nel dettaglio, per sei indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per due gli arresti domiciliari, mentre per un altro è stato applicato il divieto di dimora nelle province di Napoli e Caserta.

La rete clandestina nell’Agro Aversano

Era nell’agro aversano, in provincia di Caserta, che il sodalizio criminale aveva esteso la sua influenza. Qui, il clan dei Casalesi aveva installato apparecchi da gioco non connessi alla rete informativa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), come videopoker e slot machine.

Parallelamente, venivano organizzate scommesse clandestine su piattaforme telematiche non autorizzate dall’ADM, sfruttando un sistema parallelo di siti internet dedicati e conti di gioco per gli scommettitori, spesso con la complicità di agenzie autorizzate che ricevevano una percentuale sulle puntate illegali.

Il ritorno del boss e la riorganizzazione criminale

A capo dell’organizzazione, un elemento di vertice della fazione Russo-Schiavone del clan dei Casalesi. L’uomo, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa, era rientrato a Casal di Principe alla fine del 2021, dopo essere stato sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata in un comune laziale.

Il suo ritorno ha segnato una immediata riattivazione delle attività criminali: l’uomo ha riannodato i rapporti con il clan di appartenenza, ricominciando a frequentare uomini legati alla camorra e pregiudicati. In poco tempo, ha riattivato una cellula criminale specializzata proprio nel settore delle scommesse clandestine.

Il boss avrebbe gestito per anni la riscossione delle entrate, incluse somme estorte, il versamento nella cassa comune, la distribuzione degli “stipendi” agli affiliati e il mantenimento dei rapporti con imprenditori e politici, sia vittime che collusi con il clan.

Il sodalizio, sotto la sua guida, ha progressivamente ampliato la rete di bar e altri esercizi commerciali dove installare apparecchiature scollegate dalla rete telematica di ADM, spesso avvalendosi di prestanome. Un’operazione che dimostra la costante capacità di adattamento delle organizzazioni criminali ai mutamenti del mercato illecito, in questo caso quello del gioco d’azzardo.

La magia solidale del Rarrǝca Book Festival: protagonisti i Libri Buoni della Compagnia del Mantello

Durante il Rarreca Book Festival di Caggiano (Sa), tenutosi il 5 e 6 luglio scorsi, grazie a una selezione attenta e consapevole degli ospiti, sono emerse realtà culturali autentiche, accomunate da una forte identità e da un intento di cambiamento. Tra queste ha brillato la Compagnia del Mantello, con il suo mini-spettacolo Amattori — un intreccio di storie e visioni che ha portato al festival l’essenza di un progetto che va ben oltre l’intrattenimento. Un’iniziativa coraggiosa, capace di coniugare passione e missione sociale.

È proprio di loro — delle storie che portano, dei valori che diffondono — che vogliamo raccontarvi.

Il Rarrǝca Festival ha riservato un’attenzione speciale ai bambini con l’evento Rarrǝca Kids. In questo contesto, la Compagnia del Mantello ODV, insieme al suo fondatore e ideatore del progetto Francesco Domenico Giannino — noto per il suo impegno nel volontariato e nella narrazione solidale — ha avuto un ruolo di rilievo, riuscendo a catturare l’attenzione e l’entusiasmo di bambini e adulti  presenti alla manifestazione.

Sabato 5 luglio, gli attori della Compagnia del Mantello hanno perciò portato in scena uno spettacolo ispirato al libro “Kunda”, appartenente alla collana dei Libri Buoni. Tema della rappresentazione, una storia ambientata in un suggestivo borgo di pescatori affacciato sul Mar Baltico, dove leggenda, avventura e valori universali si intrecciano armoniosamente.

Il giorno seguente, è stato lo stesso Francesco Domenico Giannino a presentare ufficialmente l’iniziativa editoriale, illustrandone contenuti, finalità e impatto sociale nel corso di un incontro moderato da Giuseppe Castellucci e arricchito dalla presenza di Viviana Scuderi, curatrice della parte grafica del libro in collaborazione con Silvia Gorla,  non presente fisicamente.

Il personaggio del Mago Mantello, nato da un’intuizione del docente e formatore Francesco Domenico Giannino durante le sue lezioni nelle scuole primarie di Roma, è diventato il cuore di un progetto educativo e teatrale.

Dalla semplice idea ne è scaturito un libro, uno spettacolo e infine la Compagnia del Mantello ODV, realtà che porta storie, laboratori e teatro ai bambini ospedalizzati e in contesti fragili, con l’obiettivo di diffondere cultura e speranza attraverso la narrazione solidale nei luoghi dove ce n’è maggiore bisogno.

Fiore all’occhiello di questa luminosa e poetica realtà è la collana “Libri Buoni” rivolta a bambini e ragazzi dai 3 ai 16 anni. Come sottolinea il fondatore Francesco Domenico Giannino, il libro è pensato come oggetto duraturo, capace di lasciare un’impronta stabile nel tempo.

  • “Il libro diventa un’oasi. Sapere che una storia resta invariata e continua ad essere ristampata nei decenni è il nostro obiettivo; è per questo che pratichiamo lo slow writing. Dedichiamo anni alla scrittura: quattro anni per un libro, come fosse una laurea. Con cura estrema, ci rivolgiamo all’infanzia, all’adolescenza e agli adulti che cercano un punto fermo.”

Quella realizzata dalla Compagnia del Mantello è un’iniziativa editoriale indipendente e libera, nata per diffondere opere etiche, socialmente impegnate e capillarmente distribuite. Ad ogni libro è affiancato uno spettacolo teatrale, capace di immergere i lettori nella narrazione e generare una memoria viva.

Finora sono stati donati ben 40.000 libri, uno dei quali è stato tradotto in sei lingue. Un’operazione che trova linfa vitale nell’unione di molteplici volontà cooperanti, per offrire a bambini e ragazzi un’esperienza formativa completa e profondamente umana.

“Kunda” è inoltre un testo in cui le illustrazioni rappresentano una parte fondamentale del progetto, perché un libro, per essere davvero “buono”, non va solo letto: va anche osservato, interpretato, vissuto. Viviana Scuderi e Silvia Gorla hanno curato con sensibilità e maestria questo aspetto visivo, mettendo a disposizione la loro arte per rendere la lettura più fluida e coinvolgente, capace di evocare suggestioni e amplificare il potere narrativo delle storie.

I “Libri Buoni” della Compagnia del Mantello sono veri e propri prodotti artigianali, pensati per trasmettere messaggi essenziali e rispondere al desiderio delle famiglie di offrire ai propri figli strumenti di qualità e valore culturale. Si tratta di opere che rispettano l’identità del bambino e lo accompagnano con delicatezza e consapevolezza nel suo percorso educativo.

È possibile partecipare attivamente alla Compagnia del Mantello: sul loro sito è presente una sezione appositamente a questo dedicata, dove si possono proporre storie, laboratori, attività o semplicemente offrire il proprio tempo. Come sottolinea il fondatore del progetto:

“Partecipare alla Compagnia significa donare anche solo un’idea. Entro 24 ore arriva una risposta, una telefonata, un grazie. Anche a distanza, qualcuno può darci una mano; costruire storie e sogni per chi ha bisogno di risultati concreti.”

Un enunciato forte racchiude con chiarezza la missione della Compagnia del Mantello, l’obiettivo ambizioso e benefico che guida il suo impegno: “Nei reparti di oncologia pediatrica la fantasia è tutto”.

Ad interpretarlo e condividerlo è lo stesso Giannino, con parole cariche di umanità e significato: “In quei reparti la cura è fatta di medicina, di farmaci, di medici; la terapia è la base, è indispensabile. Noi della Compagnia non abbiamo strumenti terapeutici, ma per quei bambini che sono lì, ancora inconsapevoli della malattia, interveniamo come arte sociale: come distorsione benefica del silenzio, delle luci, dei rumori, dei profumi medici.

Portiamo distrazione, li sottraiamo alla fredda dimensione ospedaliera. Li portiamo altrove.È distensione, è respiro per le famiglie, è calore umano per gli adulti che stanno lì e che, per un attimo, vedono tornare il sorriso.”

Dove la medicina non basta, arriva il potere delle storie e la volontà di offrire sollievo. Tutti possiamo contribuire, semplicemente collegandoci al sito: per condividere un’idea, proporre un’attività, o scegliere uno dei Libri Buoni — sapendo che ogni acquisto si traduce nella donazione di un libro a un bambino ospedalizzato. La partecipazione attiva è entrare a far parte di un progetto solidale. Di seguito i link che vi consentiranno di esplorare questa affascinante realtà.

https://compagniadelmantello.it/libri-buoni/

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Pompei, fermato stalker violento: minacce e pistola contro l’ex fidanzata minorenne

Pompei- Ancora un caso di violenza di genere nei confronti di una minorenne ma questa volta, a differenza di Acerra, il protagonista in negativo è un uomo adulto di 34 anni che è stato posto agli arresti domiciliari con stretta sorveglianza per una sconcertante escalation di violenze contro la giovane ex compagna.

Il provvedimento è stato eseguito ieri, 15 luglio, dagli agenti del Commissariato di Pompei su ordinanza del GIP del Tribunale di Torre Annunziata.

La sconcertante escalation di violenze

Le indagini della Polizia di Stato, coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno ricostruito un quadro agghiacciante:

Stalking sistematico iniziato da dicembre 2024
Aggressioni fisiche con lesioni accertate
Minacce di morte con pistola puntata
Terrore psicologico che ha provocato alla vittima un grave stato d’ansia

La giovane vittima, minorenne al tempo dei fatti, aveva trovato il coraggio di denunciare solo dopo mesi di soprusi. Gli investigatori hanno documentato prove testimoniali schiaccianti ma anche riscontri oggettivi delle lesioni. Elementi che confermano il possesso illegale dell’arma

Il GIP ha applicato l’articolo 275bis c.p.p., prevedendo:
• Obbligo di permanenza domiciliare
• Controlli elettronici rafforzati
• Divieto assoluto di avvicinamento alla vittima

Si tratta di un caso particolarmente grave che dimostra come la violenza di genere possa assumere forme multiformi, dallo stalking alle minacce armate, fino all’aggressione fisica.

L’indagato dovrà rispondere di atti persecutori, lesioni aggravate e detenzione e porto illegale di armi da sparo.

Questo è l’ennesimo arresto di violenza di genere e, purtroppo, non sarà l’ultimo, ma dimostra che denunciare serve davvero a interrompere il ciclo della violenza.

Acerra, mancato femminicidio: 20enne investe l’ex e le sue amiche. “Colpevole” di averlo lasciato

Acerra  – Questa volta è mancato un soffio. Solo il caso, o forse la fortuna, ha impedito che un’altra ragazza venisse uccisa per aver avuto l’“ardire” di chiudere una relazione.

A farne le spese è stata una 19enne di Acerra, aggredita insieme alle sue amiche dall’ex compagno, un operaio incensurato di appena vent’anni. È piombato su di loro a bordo di uno scooter, le ha travolte e poi si è dato alla fuga. Nessuna vittima, stavolta. Ma poteva finire in tragedia.

Un copione già visto. Ma sempre più giovane

I carabinieri lo hanno arrestato poche ore dopo: il giovane si trova ora nel carcere di Poggioreale con le accuse di atti persecutori, maltrattamenti, lesioni e percosse. Ma la riflessione è più ampia: chi insegna ai ragazzi – già uomini nei gesti, bambini nella gestione delle emozioni – che la libertà di una donna non è una colpa? Che la fine di un amore non è una condanna a morte?

Il ragazzo non accettava la fine della relazione, durata nove mesi e interrotta cinque mesi fa. La sua ex lo aveva lasciato per l’eccessiva gelosia e per quei comportamenti sempre più ossessivi e violenti.

Un’escalation mai denunciata ma documentata dalla vittima, che aveva conservato foto delle ferite e dei lividi causati da schiaffi e morsi.

Un’aggressione che poteva essere un omicidio

L’episodio si è consumato nel cuore di una serata d’estate, nei giardini comunali di via Palatucci. La ragazza era seduta su una panchina con le amiche, cercava solo un po’ di normalità, un momento di leggerezza. Ma lui la stava cercando.

Quando l’ha trovata, ha perso ogni freno. Le urla, lo schiaffo, la corsa per sfuggirgli. Poi l’attacco: in sella a uno scooter, ha puntato dritto verso di lei e le altre tre ragazze, investendole. Ferite, ma vive.

Il giorno dopo, finalmente, la 19enne trova il coraggio di denunciare tutto. Racconta agli investigatori anche i precedenti episodi: le minacce sotto casa, le aggressioni verbali, l’auto danneggiata, persino uno sputo in pieno centro. Una persecuzione costante, mai interrotta.

L’ignoranza che uccide: quando il rifiuto diventa un movente

Di fronte a fatti come questi, la domanda è sempre la stessa: quante volte ancora? Quante donne dovranno essere ferite – o peggio – prima che si riconosca l’urgenza culturale del problema? Questa non è solo cronaca nera. È un fallimento educativo. Un ragazzo di vent’anni che vede la libertà altrui come un affronto è un prodotto diretto di una società che ancora tollera, minimizza, giustifica.

Chi insegna a questi ragazzi che l’amore non è possesso? Che non esiste un “non posso vivere senza di te” che giustifichi la violenza? E dove siamo noi – come adulti, famiglie, scuole, istituzioni – quando questi segnali cominciano a emergere? Questa volta la ragazza è viva. Ma sarebbe bastato poco. Troppo poco.

I giornali inglesi massacrano Napoli e Capri per la rapina a Lord Darzi: “Orribile scippo”

La clamorosa rapina a Lord Ara Darzi due giorni fa sull’isola di Capri rischia di alimentare una narrazione pericolosa per il territorio: quella che associa la Campania – e Napoli in particolare – a un destino ineluttabile di microcriminalità e furti di lusso.

Ma al di là dei riflettori internazionali, resta una realtà: anche sull’isola simbolo del turismo esclusivo italiano, i clan e la criminalità organizzata sembrano saper colpire dove e quando vogliono.

Perché quella che doveva essere una vacanza di relax a Capri per Lord Ara Darzi, luminare della chirurgia britannica ed ex sottosegretario alla Salute nel governo Brown si è trasformata in un incubo da prima pagina.

Il pari del Regno Unito è stato scippato davanti a decine di testimoni e sotto gli occhi delle telecamere del suo orologio di lusso da due ladri fuggiti a tutta velocità a bordo di un motoscafo. Una scena da film, immortalata dalle telecamere di sorveglianza e diventata virale.

Il Sun, noto giornale scandalistico inglese, non ha esitato a titolare con enfasi: “Orribile scippo!”, pubblicando anche il video del furto: pochi secondi in cui si vede un uomo avvicinarsi a Darzi, strappare dal polso il prezioso Richard Mille da oltre 300mila euro e scappare con un complice via mare, in perfetto stile hollywoodiano.

Ma dietro lo stile sensazionalistico dei tabloid si nasconde una vicenda che ha fatto breccia anche nella stampa più autorevole del Regno Unito. The Times, The Telegraph, The Guardian: tutti raccontano dello scippo avvenuto sull’isola dei vip, e lo fanno con toni preoccupati.

Darzi, 64 anni, docente all’Imperial College di Londra e co-direttore dell’Institute of Global Health Innovation, ha spiegato:

“Quell’orologio era un regalo del padre di un paziente a cui ho salvato la vita sei anni fa. Purtroppo, come troppi britannici all’estero, ho sperimentato la criminalità di strada sulla mia pelle”.

Tutti i giornali inglesi si sono catapultati sulla notizia

The Telegraph sottolinea come Capri sia ormai una meta abituale per super-ricchi e celebrità internazionali, ricordando le recenti visite di Jeff Bezos e della moglie Lauren Sanchez. “Il Richard Mille di Lord Darzi – scrive il quotidiano – è un pezzo rarissimo, riservato a una ristretta élite globale che include Elon Musk e Jay-Z. Vale almeno 175mila sterline, secondo il mercato del lusso”.

Nel tardo pomeriggio, anche The Times è tornato sull’episodio, alzando a 250mila sterline la stima del valore dell’orologio, citando fonti della polizia locale.

“Eravamo tutti scossi – ha raccontato Lord Darzi – ma fortunatamente nessuno si è fatto male. Il mio consiglio? Lasciate a casa gli oggetti di valore”.

 

Cala Minnola e Cala Fredda: le due calette più amate di Levanzo a confronto

Le coste di Levanzo custodiscono due gioielli molto diversi tra loro, ma ugualmente capaci di conquistare chiunque arrivi sull’isola. Da un lato, Cala Fredda con la sua vicinanza al paese e le acque tranquille; dall’altro, Cala Minnola con la sua pineta selvaggia e i resti sommersi di epoca romana. Entrambe offrono un’esperienza unica, che vale la pena conoscere nel dettaglio per scegliere consapevolmente quale vivere per prima. Ne abbiamo parlato con i ragazzi di Marevento che, con il loro tour delle isole Egadi, visitano queste e tante altre location a Levanzo e Favignana.

Cala Fredda: accessibilità e relax a pochi passi dal paese

Cala Fredda si trova lungo la costa meridionale dell’isola di Levanzo, a breve distanza dal borgo principale. La si raggiunge in circa dieci minuti di cammino lungo una comoda strada battuta, rendendola la caletta più accessibile dell’isola. Proprio questa vicinanza al centro abitato la rende ideale per chi desidera godere del mare senza affrontare percorsi impegnativi.

Il litorale è composto prevalentemente da ciottoli con alcune zone sabbiose che facilitano l’ingresso in acqua. Il mare si distingue per le sue tonalità cristalline, con sfumature che variano dal turchese al verde smeraldo. Le acque calme e i fondali bassi la rendono particolarmente adatta a famiglie, bambini e a chi ama nuotare in sicurezza.

Nonostante sia tra le cale più frequentate, Cala Fredda mantiene un’atmosfera autentica e rilassata. Le dimensioni contenute e l’assenza di servizi di ristoro contribuiscono a preservarne il carattere naturale. Tuttavia, la sua prossimità al borgo garantisce la possibilità di trovare facilmente bar e negozi nelle vicinanze. Le attività consigliate includono snorkeling leggero, osservazione della fauna marina e semplici momenti di relax.

Cala Minnola: natura, pineta e immersioni archeologiche

Situata sul versante sud-est dell’isola, Cala Minnola è raggiungibile a piedi con una passeggiata di circa venti minuti lungo una strada che diventa sentiero. Il tragitto, leggermente più lungo rispetto a quello per Cala Fredda, attraversa un paesaggio variegato che anticipa la sensazione di immersione nella natura.

La cala è pianeggiante, circondata da una fitta pineta che offre ombra nelle ore più calde. In quest’area sono stati installati tavoli e panchine in legno, perfetti per soste prolungate o pranzi al sacco. L’ambiente naturale è più selvaggio e meno antropizzato, ideale per chi cerca un contatto autentico con il paesaggio.

Le acque sono limpide e assumono una particolare tonalità verde smeraldo. Il fondale è misto, composto da sabbia, rocce e posidonia. Cala Minnola si distingue inoltre per il suo importante patrimonio archeologico: a circa 100 metri dalla costa, a una profondità compresa tra i 27 e i 30 metri, si trovano i resti di una nave oneraria romana del I secolo a.C., con numerose anfore vinarie ancora nella loro posizione originale. L’area, inclusa nella Zona C dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi, è video sorvegliata ed è parte di un itinerario subacqueo archeologico.

Le attività consigliate includono lo snorkeling nei pressi della riva e le immersioni per subacquei esperti interessati alla storia sommersa. L’assenza di punti di ristoro suggerisce di arrivare ben equipaggiati con acqua e provviste.

Differenze tra Cala Fredda e Cala Minnola

Le due calette, pur condividendo la bellezza del mare di Levanzo, offrono esperienze diverse. Cala Fredda si distingue per la sua estrema accessibilità: con soli dieci minuti di cammino, è facilmente raggiungibile anche da chi ha mobilità ridotta o viaggia con bambini. Cala Minnola, al contrario, richiede un piccolo sforzo in più ma ripaga con un contesto più selvaggio e immersivo.

Dal punto di vista paesaggistico, Cala Fredda offre una caletta essenziale, senza vegetazione attorno, con un colpo d’occhio centrato sulle sfumature marine. Cala Minnola propone un paesaggio più variegato: al mare si affiancano pineta, sentiero e fondali ricchi di vegetazione marina.

Anche le attività variano. Fredda è perfetta per chi cerca bagni rilassanti, brevi sessioni di snorkeling e una giornata al mare senza troppi spostamenti. Minnola attira chi ama esplorare, fare immersioni o godere della natura per un’intera giornata, magari all’ombra della pineta.

In termini di servizi, entrambe le cale sono prive di ristoro. Tuttavia, la vicinanza di Cala Fredda al centro abitato facilita l’approvvigionamento. Cala Minnola, più isolata, richiede una maggiore organizzazione autonoma.

In sintesi, chi cerca comodità, semplicità e un tuffo veloce troverà in Cala Fredda la meta ideale. Chi invece desidera un’esperienza più immersiva, tra natura, storia e silenzio, troverà in Cala Minnola un angolo unico dell’isola. Entrambe meritano una visita e, se possibile, andrebbero vissute in momenti diversi per apprezzarne appieno le sfumature.

Napoli, scommesse clandestine gestite dal clan dei Casalesi: 9 arresti

Un giro di scommesse clandestine gestito dal clan dei Casalesi è stato scoperto grazie a un’inchiesta del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Napoli.

Stamane gli uomi delle Fiamme Gialle hanno proceduto all’esecuzione di  un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di nove soggetti.

Si tratta di persone accusate  di associazione per delinquere, esercizio abusivo di attività di giochi e scommesse e trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità agevolativa del clan dei Casalesi.

Keno online: perché il gioco digitale conquista sempre più appassionati?

Il Keno online rappresenta una delle forme più moderne e accessibili di gioco numerico, combinando la tradizione delle lotterie con la comodità del mondo digitale. In particolare, il 10e Lotto, noto anche come Keno italiano, ne è un esempio emblematico, diffuso soprattutto in Italia grazie alla sua versatilità e alle numerose modalità di estrazione. Ma cosa rende il Keno online così interessante? In questo articolo approfondiremo le caratteristiche principali del gioco, i vantaggi del formato digitale e alcune informazioni chiave sul 10e Lotto.

Cos’è il Keno online?

Il Keno è un gioco di origine antica, basato sulla casuale estrazione di numeri da un insieme predefinito; in Italia la versione più diffusa è il 10e Lotto, che viene infatti chiamato anche Keno italiano. Nel Keno online si sceglie una combinazione di numeri, generalmente da 1 a 10, tra quelli disponibili (nel caso del 10e Lotto, da 1 a 90), e si attende l’estrazione casuale che determina i numeri vincenti. La particolarità del formato online è la possibilità di giocare in qualsiasi momento, con aggiornamenti rapidi e senza necessità di recarsi fisicamente in ricevitoria.

Il 10e Lotto: il Keno italiano

Il 10e Lotto, introdotto in Italia nel 2009, rappresenta una variante molto popolare del Lotto tradizionale. L’estrazione coinvolge 20 numeri su 90 e consente di scegliere fino a 10 numeri da giocare. Le giocate partono da un minimo di 1 euro, arrivando fino a 200 euro, con possibilità di incrementi di 50 centesimi.

Ci sono tre principali modalità di estrazione:

  • Estrazione ogni 5 minuti, che offre un ritmo rapido e continuo con possibilità di partecipare fino a 50 estrazioni consecutive.
  • Estrazione immediata, che consente di conoscere subito il risultato della propria giocata.
  • Estrazione serale legata al Lotto tradizionale, che si tiene tre volte a settimana, con numeri vincenti derivati dalle ruote regionali del Lotto.

In aggiunta, il gioco offre opzioni come il Numero Oro e il Doppio Oro, che amplificano le possibilità di vincita e i premi potenziali, fino a un massimo complessivo di 5 milioni di euro.

Vuoi saperne di più sul Keno italiano? Visita il sito https://lottopark.com/it/gioca/italian-keno/ oggi.

Perché scegliere il Keno online?

Il successo del Keno online, e del 10e Lotto nello specifico, può essere attribuito a diversi fattori:

  • Accessibilità: il gioco è sempre disponibile attraverso app o siti web autorizzati, eliminando la necessità di spostarsi.
  • Velocità delle estrazioni: con estrazioni ogni 5 minuti, il gioco è dinamico e coinvolgente, ideale per chi desidera risultati immediati.
  • Flessibilità di puntata: dalle giocate più piccole a quelle più consistenti, il gioco si adatta a tutte le esigenze dei partecipanti.
  • Varietà di modalità e opzioni: le diverse tipologie di estrazione e le opzioni extra Numero Oro e Doppio Oro offrono livelli differenti di rischio e premio, mantenendo alta la variabilità e l’interesse.
  • Tracciabilità e sicurezza: giocando online, tutte le operazioni sono registrate e controllabili, con la garanzia del montepremi e della trasparenza dell’operatore autorizzato.

Suggerimento: controlla le lotterie Keno online sul sito https://lottopark.com/it/keno/ e scopri di più.

Come funziona una partita tipo di Keno online?

Scegliere i numeri è semplice e veloce: si selezionano da 1 a 10 numeri tra 1 e 90, si indica l’importo da puntare e la modalità di estrazione preferita, quindi si conferma la giocata. La fortuna si basa sull’estrazione casuale di 20 numeri, e per vincere basta indovinare almeno uno dei numeri scelti. La tabella dei premi varia in modo significativo in relazione al numero di punti indovinati e all’importo giocato.

Consigli per un approccio informato e consapevole

Il 10e Lotto e il Keno online sono giochi di pura casualità: nessuna strategia può garantire la vittoria sicura. Tuttavia, conoscere le regole, le probabilità e le modalità di gioco permette di godere di un’esperienza più consapevole e divertente. È importante approcciare il gioco con moderazione, considerando il divertimento come priorità.

Conclusione

Il Keno online, rappresentato in Italia dal 10e Lotto, combina la tradizione del gioco numerico con le opportunità offerte dal digitale, offrendo un’esperienza accessibile, veloce e ricca di opzioni. Grazie alla varietà di modalità di gioco e all’alta frequenza di estrazioni, è una forma di intrattenimento apprezzata da molti, con l’ulteriore vantaggio della comodità dell’online.

Resta fondamentale ricordare che si tratta di un’attività da vivere con responsabilità. Il gioco deve essere sempre visto come intrattenimento e mai come una fonte certa di guadagno.

Muore a 15 anni schiacciata da un sasso mentre tentava di fare un selfie

Un selfie finito in tragedia. Una ragazza di 15 anni è morta oggi pomeriggio, schiacciata da un enorme masso staccatosi da un pendio mentre cercava, insieme a due amiche, di scattarsi una foto panoramica con lo sfondo del Ponte Vecchio di Cesana e della diga sul fiume Piave.

Una seconda ragazza, anche lei 15enne, è rimasta ferita con fratture multiple ed è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Belluno, mentre una terza, di 16 anni, è uscita illesa dall’incidente.

L’incidente è avvenuto intorno all’ora di pranzo nella zona di Cesana Beach, una piccola spiaggia fluviale nei pressi di Busche, nel Feltrino. Secondo i primi accertamenti dei Carabinieri della Compagnia di Feltre, intervenuti insieme ai Vigili del Fuoco di Belluno e ai soccorritori del SUEM 118 (arrivati con l’elicottero Falco 1), le tre giovani si erano arrampicate su un ripido pendio per trovare la migliore inquadratura. Improvvisamente, il terreno ha ceduto, scatenando una frana che ha travolto le ragazze.

Il macigno, rotolando a valle, ha colpito in pieno la 15enne, Gaia De Gol uccidendola sul colpo. L’amica ferita, invece, è stata estratta dai soccorritori con fratture agli arti, ma le sue condizioni non sono ritenute gravi. La terza ragazza, miracolosamente illesa, ha assistito impotente alla scena.

Quando i primi soccorsi sono arrivati, si pensava inizialmente che le giovani fossero cadute in acqua, ma la realtà si è rivelata ancora più drammatica. Il medico legale giunto sul posto non ha potuto fare altro che constatare il decesso e richiedere l’autorizzazione per il trasferimento della salma.

I militari dell’Arma stanno ora ascoltando i testimoni per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente. Non è escluso che il pendio, già instabile a causa delle recenti piogge, abbia ceduto proprio sotto il peso delle ragazze.

La tragedia riaccende il dibattito sui rischi legati ai selfie pericolosi, un’abitudine sempre più diffusa tra i giovani in cerca di like sui social. Solo pochi mesi fa, un caso simile era costato la vita a un turista sul Lago di Garda.

Avventurarsi su terreni instabili senza precauzioni può essere mortale, avvertono gli esperti. Ma per una 15enne di Belluno, purtroppo, l’avvertimento è arrivato troppo tardi.

Il “sistema Sorrento”, l’ex sindaco e il “sensitivo” parlavano con cellulari “canarini”

Ecco il “Sistema Sorrento” : viaggi, orologi e lusso con i soldi delle tangenti, 16 Arresti.
L’ex sindaco Massimo Coppola e il suo “alter ego” Lello il sensitivo al centro di un’inchiesta su appalti truccati per 35 milioni di euro. Un imprenditore minacciò il suicidio per le richieste estorsive. Un’associazione usata come bancomat personale.

E’ questa la sintesi dell’operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, che ieri ha scoperchiato un vasto e ramificato sistema di corruzione che avrebbe consentito all’ex sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, e ai suoi complici di gestire appalti pubblici per un valore di 35 milioni di euro, inclusi fondi PNRR e FESR.

Un quadro inquietante che emerge dalle indagini, illustrate dal procuratore Nunzio Fragliasso in una conferenza stampa con i vertici regionali e provinciali delle Fiamme Gialle.

La disperazione dell’imprenditore e i primi arresti

L’inchiesta aveva preso le mosse dalla denuncia di un imprenditore, talmente esasperato dalle continue richieste di tangenti da aver persino meditato il suicidio, prima di decidere di “vuotare il sacco” e denunciare il sistema.

Fu proprio grazie a questa testimonianza che, lo scorso maggio, scattò l’arresto in flagranza di Coppola e del suo collaboratore Francesco Di Maio, colti mentre intascavano una mazzetta.

Ieri, la Guardia di Finanza ha notificato un decreto di perquisizione e proceduto a 16 arresti, di cui 11 in carcere e 5 ai domiciliari. Oltre a Coppola e Di Maio, le misure cautelari hanno colpito un ex consigliere, funzionari e dirigenti comunali, e diversi imprenditori. I reati contestati vanno dalla corruzione al peculato, fino alla turbata libertà degli incanti.

“Lello il Sensitivo”: l’Alter Ego del sindaco e il tesoro nascosto

Figura centrale dell’inchiesta è Raffaele Guida, noto come “Lello il sensitivo“. Descritto dal GIP nell’ordinanza come l’alter ego di Coppola, Guida si presentava agli imprenditori addirittura come vicesindaco, forte di una presunta “autoinvestitura astrale”.

Era lui la persona di fiducia a cui il sindaco si affidava per la gestione delle operazioni illecite. Gli investigatori lo ritengono il vero “cassiere” delle mazzette: già nella prima fase dell’inchiesta, nel suo tavolo da biliardo furono rinvenuti 167mila euro in contanti, considerati la “riserva” delle tangenti.

Guida, secondo l’accusa, avrebbe gestito, con il pieno consenso del primo cittadino, una macchina amministrativa parallela, improntata a logiche affaristiche. “Io faccio la politica” è una delle frasi intercettate attribuite al “sensitivo”, che avrebbe di fatto dettato la linea politico-amministrativa a Sorrento, con l’amaro commento del procuratore Fragliasso che la gestione di una città “nota in tutto il mondo era in parte affidata ad un sensitivo”.

I “Canarini”: cellulari criptati e linguaggio da clan

Per comunicare liberamente di appalti e tangenti, Coppola e “Lello il sensitivo” utilizzavano cellulari dedicati, chiamati “canarini”, dotati di SIM intestate a extracomunitari inesistenti.

Questi dispositivi, attivati dall’ex sindaco in un esercizio di fiducia a Sorrento, permettevano conversazioni disinvolte, mentre sulle utenze normali veniva usato un linguaggio criptato. Una modalità che, per il GIP, “sono tipiche delle consorterie criminali” e che, intercettate dalle Fiamme Gialle grazie a tecnologie all’avanguardia, hanno fornito “un’ulteriore prova degli accordi corruttivi”.

Il sindaco avrebbe intascato una quota che poteva arrivare fino al 10% del valore totale dell’appalto, piegando la sua funzione pubblica al tornaconto personale e arrecando “danni al buon andamento della pubblica amministrazione”.

“La Fenice”: l’associazione bancomat e le spese folli

L’inchiesta ha rivelato un altro tassello del “sistema”: l’associazione “La Fenice”, intestata a un prestanome del sindaco ma di fatto a lui riconducibile.

In questa associazione confluivano soldi pubblici, erogati per attività “autoassegnate” e poi usati per scopi personali: vacanze (anche una con la famiglia Guida), beni di lusso, orologi preziosi e viaggi, per un totale di 34mila euro pagati con la carta collegata al conto dell’associazione.

Tra gli appalti finiti nel mirino: le poltroncine per il teatro Tasso, il restyling delle strade, l’illuminazione pubblica, la manutenzione e la gestione di eventi.

Un modus operandi che, come sottolineato dal procuratore, non avrebbe potuto esistere senza la complicità di funzionari comunali “disponibili ad assecondare il sindaco nell’affidamento degli appalti” e di membri delle commissioni aggiudicatrici “proni” alle sue sollecitazioni.

La scelta di non procedere con interrogatori preventivi è stata dettata dalla necessità di evitare il “pericolo di inquinamento delle prove”.

Durante le perquisizioni ai 26 indagati complessivi, sono stati sequestrati quasi 50mila euro in contanti. L’inchiesta, in fase di ampliamento, si sta ora concentrando anche sui riferimenti, emersi dalle intercettazioni, a pagamenti di mazzette per accaparrarsi lavori e appalti anche in altri comuni.

Gli indagati colpiti da ordinanza cautelare

In carcere:

  • Massimo Coppola – ex sindaco di Sorrento

  • Raffaele Guida – “Lello il sensitivo”, fiduciario del sindaco

  • Francesco Di Maio – collaboratore di Coppola

  • Vincenzo Sorrentino – ex consigliere comunale e commercialista

  • Filippo Di Martino – capo dell’Ufficio Tecnico comunale

  • Luigi Desiderio – funzionario comunale

  • Gennaro Esposito – tecnico

  • Danilo Amitrano – rappresentante dell’associazione “La Fenice”

  • Vincenzo Rescigno – progettista

  • Aniello Vanacore (1) – imprenditore

  • Aniello Vanacore (2) – imprenditore

Ai domiciliari:

  • Mario Parlato – imprenditore

  • Luigi Todisco – imprenditore

  • Raffaele Guarino – imprenditore

  • Alessandro Di Domenico – imprenditore

  • Michele Zambelli – imprenditore

  • Luigi Di Palo – imprenditore

Totale: 16 arresti su 26 indagati complessivi.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati quasi 50mila euro in contanti.

Il sistema, ha evidenziato il procuratore, non avrebbe potuto funzionare senza la complicità di tecnici e funzionari comunali, sempre pronti ad assecondare le volontà del sindaco nell’assegnazione degli appalti. Le commissioni aggiudicatrici, ha aggiunto, erano “prone” alle sue indicazioni.

Possibili sviluppi in altri Comuni

Durante le intercettazioni, sono emerse conversazioni che farebbero riferimento al pagamento di tangenti anche per appalti in altri Comuni. Un filone, questo, su cui ora si concentrano ulteriori approfondimenti da parte degli investigatori.