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Napoli, la famiglia di Domenico Caliendo non sarà alla commemorazione al Monaldi

La famiglia Caliendo-Mercolino e il direttivo della Fondazione Domenico Caliendo non prenderanno parte alla cerimonia di commemorazione in onore di Domenico, prevista per domani, martedì 1 aprile, all’ospedale Monaldi di Napoli. La decisione è stata resa nota attraverso un comunicato ufficiale.

Nella nota, i familiari spiegano di aver scelto di non aderire all’invito anche alla luce delle dichiarazioni circolate nei giorni scorsi a mezzo stampa. Per questo motivo, né la famiglia né i rappresentanti della Fondazione saranno presenti all’iniziativa organizzata presso il presidio ospedaliero napoletano.

Pur esprimendo apprezzamento per la commemorazione, la famiglia ha precisato di volersi riservare ulteriori interlocuzioni con lo staff dell’Azienda ospedaliera dei Colli soltanto dopo l’ 8 aprile. In quella data, infatti, l’avvocato Francesco Petruzzi, su delega della famiglia Caliendo, incontrerà i vertici del Monaldi.

La scelta segna dunque una presa di distanza rispetto all’appuntamento di domani, rinviando a un momento successivo ogni eventuale confronto diretto con la struttura sanitaria.

Slot online e gioco responsabile: le piattaforme ADM sono la base del positive play

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Le slot online sono al centro di un acceso dibattito: da un lato suscitano entusiasmo e curiosità, dall’altro sollevano preoccupazioni legate ai rischi del gioco e alla gestione delle piattaforme. Tuttavia, esiste un approccio al gioco che permette di divertirsi in modo sicuro senza incorrere in pericoli: si chiama positive play.

Cos’è il positive play?

Il positive play è un insieme di linee guida, valori e strumenti concreti volti a creare un ambiente di gioco inclusivo, controllato, sicuro e rispettoso, che favorisca un approccio sano e responsabile ai vari intrattenimenti online.

Dalla prevenzione alla gestione: una nuova cultura del gioco

Lo studio condotto da Delfabbro, King e Georgiou sul positive play in ambito betting parte dalla premessa fondamentale per cui conoscere i rischi del gioco non è sufficiente ad esserne immuni. Per esserlo è necessario proteggersi munendosi dei giusti strumenti. Molti giocatori sono perfettamente consapevoli dei potenziali danni, eppure faticano a tradurre questa consapevolezza in comportamenti concreti.

Il positive play nasce proprio per colmare questo divario, spostando l’attenzione dalla teoria alla pratica quotidiana mediante un modello comportamentale strutturato, che può essere applicato anche da chi non presenta profili di rischio clinico. Un cambio di prospettiva significativo, che trasforma il gioco responsabile in uno stile di approccio personale.

Positive Play Scale: misurare il gioco consapevole

Alla base della misurazione, per tracciare una strada univoca e rendere operativo questo concetto, i ricercatori hanno sviluppato la Positive Play Scale (PPS), uno strumento che individua quattro aree chiave su cui lavorare.

  • La prima è onestà e controllo: riconoscere lucidamente i propri comportamenti di gioco, senza minimizzare né razionalizzare.
  • La seconda è il pre-commitment, ovvero la capacità di fissare in anticipo limiti precisi di tempo e denaro, prima ancora di iniziare una sessione.
  • La terza dimensione è la responsabilità personale, intesa come piena consapevolezza del proprio ruolo nelle scelte di gioco.
  • La quarta è l’alfabetizzazione sul gioco: capire davvero come funzionano le probabilità, liberandosi dalle distorsioni cognitive che portano a sopravvalutare le chance di vincita.

Queste quattro dimensioni non sono indipendenti: si rafforzano a vicenda e, insieme, costruiscono un approccio al gioco radicalmente diverso da quello impulsivo o emotivo.

Perché scegliere una piattaforma ADM non è una formalità

Applicare i principi del positive play richiede un ambiente che li renda possibili: è necessario partire da piattaforme di slot online certificate ADM. Ovvero tutte quelle piattaforme che sono in conformità con le normative dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Questi sistemi garantiscono le condizioni tecniche che permettono al giocatore di mettere in pratica il pre-commitment in modo concreto.

Le piattaforme ADM sono tenute a offrire strumenti di autoregolazione integrati: limiti di deposito, limiti di perdita, timer di sessione, opzioni di autoesclusione. Questi meccanismi trasformano le intenzioni del giocatore in azioni verificabili, riducendo la distanza tra il “voglio giocare responsabilmente” e il farlo davvero. In assenza di questi strumenti, come accade sulle piattaforme non regolamentate, anche il giocatore più motivato si trova a operare senza rete.

Cosa dicono i dati sul positive play e i danni da gioco

Secondo quanto riportato dai risultati dello studio, i livelli più alti di positive play corrispondono a una minore incidenza di danni legati al gioco. Ma c’è un dettaglio importante. Non tutte le componenti del modello pesano allo stesso modo. Sono soprattutto le dimensioni comportamentali di controllo, onestà e pre-commitment a spiegare la riduzione più significativa del danno, più della semplice consapevolezza teorica.

Questo significa che fissare un limite di spesa prima di giocare a una slot vale più di qualsiasi avvertimento letto dopo. E vale ancora di più se la piattaforma utilizzata rende quel limite vincolante e non aggirabile con un clic.

Il coinvolgimento inteso come segnale, non come obiettivo

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda il rapporto tra emozioni e rischio. I giocatori con profili di rischio più elevato tendono a descrivere il gioco in termini di forte eccitazione, coinvolgimento profondo e senso di gratificazione. In apparenza, suonano come effetti positivi. In realtà, lo studio li associa negativamente al positive play: quando il gioco viene vissuto con quella intensità, il rischio di perdere il controllo cresce in modo rilevante.

Per i giocatori problematici, queste sensazioni riflettono un bisogno sempre più pressante di giocare, che tende a tradursi in costi e, soprattutto, danni esponenzialmente maggiori di partita in partita. Il positive play non punta ad amplificare queste emozioni, ma a ricondurre il gioco a una dimensione equilibrata, in cui il divertimento rimane tale senza trasformarsi in una fonte di disagio.

Un insieme di abitudini, non solo intenzioni

Il contributo più pratico della ricerca sta nell’aver definito il gioco responsabile come un insieme di comportamenti misurabili, modificabili, tangibili, senza lasciare il destino delle persone alle buone intenzioni. Per chi gioca alle slot online, questo si traduce in abitudini comportamentali ben precise: definire un budget prima di accedere alla piattaforma, utilizzare i timer messi a disposizione, non inseguire le perdite, non considerarlo un modo per guadagnare.

Napoli, svolta a Palazzo San Giacomo: il Consiglio Comunale riscrive lo Statuto

Napoli – Dopo oltre trent’anni, Napoli si dà uno Statuto comunale completamente rinnovato. Il Consiglio di Palazzo San Giacomo ha approvato ieri la riforma della carta fondamentale della città, risalente al 1991 e ritenuta ormai “superata dalla realtà cittadina e dall’idea di Napoli che vogliamo costruire”.

Nuovi diritti e principi

A illustrare i contenuti del provvedimento sono stati la presidente del Consiglio comunale, Enza Amato, e il presidente della commissione Statuto, Sergio D’Angelo. Secondo i due esponenti, il nuovo testo “mette al centro la persona, i suoi diritti e la sua dignità”.

Per la prima volta, beni comuni, diritto all’acqua, diritto al cibo e parità di genere non vengono solo riconosciuti come diritti universali, ma diventano “indirizzi politici che orientano e vincolano l’azione amministrativa”.

Più autonomia ai territori

Uno dei pilastri della riforma è il rafforzamento del ruolo delle Municipalità. Lo Statuto riconosce la complessità di un territorio caratterizzato da aree profondamente eterogenee, introducendo criteri oggettivi per una distribuzione più equa delle risorse in base alla popolazione residente e regole più chiare per la governance locale.

Partecipazione e voto ai sedicenni

Il testo approvato punta ad ampliare gli strumenti di democrazia diretta. Viene istituito un sistema referendario articolato (consultivo, di indirizzo e di iniziativa popolare) con un quorum fissato al 30 per cento.

Tra le novità più rilevanti spicca l’estensione del diritto di voto ai sedicenni. Il bilancio partecipativo, inoltre, diventa uno strumento ordinario di governo, abbandonando il carattere occasionale che aveva in passato.

Memoria storica e apertura

La riforma non dimentica l’identità civile della città: il 27 settembre viene ufficialmente riconosciuto come anniversario delle Quattro Giornate, e nel testo sono richiamati il Manifesto di Ventotene e il contributo di Napoli all’antifascismo. Sul fronte dell’inclusività, la promozione della cittadinanza onoraria per ius soli è stata definita dai due presidenti “una scelta di civiltà”.

“Napoli – hanno concluso Amato e D’Angelo – dimostra ancora una volta di saper guardare avanti, fedele alla sua vocazione di città aperta, mediterranea, capace di anticipare temi che a livello nazionale restano ancora irrisolti”. Il lavoro, avviato fin dal primo anno di consiliatura con l’istituzione di una commissione speciale, è stato il frutto di un confronto tra le forze politiche in Aula.

Caso Domenico, la difesa di Bergonzoni: «Le testimonianze non rispecchiano i fatti»

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sul trapianto fallito all’ospedale Monaldi di Napoli, vicenda legata alla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto il 21 febbraio dopo l’intervento del 23 dicembre scorso. Nella giornata di oggi la dottoressa Emma Bergonzoni, seconda operatrice presente in sala durante l’operazione, si è sottoposta all’interrogatorio preventivo.

La professionista è indagata anche per falso in cartella clinica e nei suoi confronti grava il rischio di una misura interdittiva, con possibile sospensione dall’attività professionale. Subito dopo il suo ascolto era previsto anche l’interrogatorio del cardiochirurgo Guido Oppido.

La linea della difesa

A parlare al termine dell’udienza è stato l’avvocato Vincenzo Maiello, difensore di Bergonzoni, che ha contestato la ricostruzione investigativa fondata sulle deposizioni raccolte finora. Secondo il legale, infatti, il contenuto della cartella clinica sarebbe pienamente aderente a quanto accaduto in sala operatoria.

“Ciò che è scritto in cartella clinica corrisponde al vero, dubitiamo della ricostruzione che si basa sulle dichiarazioni dei testimoni”, ha dichiarato Maiello, sottolineando come la difesa ritenga non coincidenti con la realtà alcune delle sequenze emerse dalle testimonianze.

“Ha risposto con lucidità”

L’avvocato ha definito l’interrogatorio “articolato”, spiegando che si è svolto in “un clima di grandissima serenità”, con numerose domande da parte del giudice, della Procura e degli stessi difensori. Un confronto lungo e dettagliato, dunque, su ogni fase dell’intervento finito al centro dell’indagine.

Secondo Maiello, la dottoressa Bergonzoni avrebbe affrontato l’esame con forte coinvolgimento emotivo, ma anche con precisione nella ricostruzione dei fatti. “Ha risposto con sofferenza emotiva ma grande capacità di ricostruire con lucidità la sequenza anche nei particolari di tutto quello che è accaduto”, ha affermato il legale.

Il nodo della cartella clinica

Il punto centrale resta ora il contrasto tra quanto verbalizzato nella documentazione sanitaria e quanto riferito dai testimoni sentiti dagli inquirenti. Per la difesa, proprio su questo aspetto si gioca una parte decisiva del procedimento.

Maiello ha ribadito che la sua assistita rivendica “l’assoluta correttezza” della cartella clinica, ritenendola fedele alla successione reale degli eventi. Una posizione netta, che si contrappone all’impianto accusatorio e che potrebbe incidere sulla decisione del giudice in merito alle eventuali misure interdittive.

Carceri, Antigone lancia l’allarme sul processo per Santa Maria Capua Vetere

Caserta – Si riaccendono le polemiche sul filone giudiziario relativo ai fatti del 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, una vicenda che aveva scosso l’opinione pubblica nazionale e internazionale.

Giovedì scorso, davanti alla Corte di Appello di Napoli, si è concluso il giudizio di secondo grado nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria Vittorio Vinciguerra e Angelo Di Costanzo. I due erano già stati assolti in primo grado, con rito abbreviato, dalle accuse di tortura legate agli episodi documentati all’interno del penitenziario.

Nonostante le richieste della Procura, la Corte ha confermato l’assoluzione, respingendo anche l’istanza di ascoltare nuovi testimoni ritenuti dall’accusa in grado di fornire ulteriori elementi sulla presenza e sul ruolo degli imputati durante quella che il giudice per le indagini preliminari aveva definito “una orribile mattanza”.

Le prove e i nodi irrisolti

Nel primo grado di giudizio, il quadro probatorio – basato su testimonianze, dichiarazioni del comandante della polizia penitenziaria e conversazioni telematiche – non era stato ritenuto sufficiente a dimostrare la responsabilità dei due agenti.

Una valutazione che la Corte d’Appello ha sostanzialmente confermato, senza però aprire a nuovi approfondimenti istruttori. Proprio questo punto rappresenta uno degli elementi più contestati dalle parti civili e dagli osservatori.

La posizione di Antigone

Dura la reazione dell’associazione Antigone, da anni impegnata nel monitoraggio del sistema penitenziario.
Secondo Antigone Campania, la decisione di non acquisire nuove testimonianze “lascia forti perplessità”, pur trattandosi solo di uno dei diversi procedimenti nati dagli eventi del 2020, la cui definizione non esaurisce l’accertamento delle responsabilità complessive.

Il caso delle spese processuali

A suscitare ulteriore sconcerto è però un altro passaggio della sentenza: la condanna al pagamento delle spese processuali per le parti civili appellanti.
Tra queste figurano la stessa Antigone, gli eredi di Vincenzo Cacace e i familiari di Hakimi Lamine, detenuto deceduto un mese dopo i fatti e la cui morte è oggetto di un procedimento separato che coinvolge altri agenti.

“Una decisione che colpisce le vittime”, sottolineano dall’associazione, evidenziando come – a fronte del rifiuto di acquisire nuove prove potenzialmente decisive – venga comunque confermata l’assoluzione e trasferito il peso economico del giudizio proprio su chi ha chiesto verità.

Il rischio di un effetto deterrente

Pur essendo prevista dall’ordinamento, la condanna alle spese viene ritenuta problematica sotto il profilo sostanziale.

Antigone evidenzia infatti che il processo d’appello sarebbe stato celebrato comunque su impulso della Procura, indipendentemente dall’iniziativa delle parti civili.
Da qui il timore più ampio: che una simile impostazione possa scoraggiare, in futuro, le vittime di gravi violazioni – in particolare quando coinvolgono appartenenti alle forze dell’ordine – dall’intraprendere percorsi giudiziari per ottenere giustizia.

Un procedimento ancora aperto

Il caso di Santa Maria Capua Vetere resta comunque tutt’altro che chiuso. I procedimenti sono molteplici e riguardano decine di posizioni, con sviluppi ancora attesi nei prossimi mesi.

Resta sullo sfondo una vicenda che, anche grazie alle immagini diffuse all’epoca, ha rappresentato uno spartiacque nel dibattito pubblico sulle condizioni carcerarie e sull’uso della forza negli istituti penitenziari italiani.

Caserta, trovato con cocaina in auto: arrestato

Caserta – Un normale controllo stradale nel cuore della città si è trasformato in un arresto per spaccio. La Polizia di Stato ha bloccato la corsa di un uomo che, fermato a bordo della sua auto in compagnia della fidanzata, è stato trovato in possesso di quasi 150 grammi di cocaina divisi tra la vettura e il suo appartamento.

Tutto è iniziato durante un’attività di pattugliamento delle Volanti della Questura di Caserta. Gli agenti hanno intimato l’alt all’autovettura per un controllo di routine. In un primo momento, le verifiche hanno fatto emergere soltanto alcune violazioni amministrative, per le quali i poliziotti hanno iniziato a redigere i verbali previsti dal Codice della Strada.

A tradire il conducente, tuttavia, è stato un atteggiamento visibilmente teso e insofferente che ha subito allertato l’intuito degli operatori. Decisi ad approfondire il controllo, gli agenti sono passati alla perquisizione personale. I sospetti si sono rivelati fondati: nascoste all’interno del giubbino c’erano diverse dosi di cocaina, per un peso superiore ai 50 grammi.

Il ritrovamento su strada ha fatto scattare immediatamente l’estensione della perquisizione al domicilio dell’uomo. Anche in questo caso l’ispezione ha dato esito positivo, portando al sequestro di altri 95 grammi della medesima sostanza stupefacente.

Di fronte all’evidenza della droga sequestrata, l’uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Al termine dell’udienza di convalida, celebrata con rito direttissimo, l’Autorità Giudiziaria ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Benevento, dirigente del Comune arrestato per concussione, scatta la sospensione

Benevento – Il sindaco di Clemente Mastella dispone lo stop dal servizio per il dirigente comunale Gennaro Santamaria arrestato in flagranza. Sequestrate somme di denaro contante.

Il Comune di Benevento sospende dal servizio il dirigente arrestato con l’accusa di concussione. Il provvedimento è stato disposto dal segretario generale dell’ente dopo l’arresto di Gennaro Santamaria, fermato – secondo quanto emerge – in flagranza di reato e con il contestuale sequestro di somme di denaro in contanti.

A darne notizia è stato il sindaco Clemente Mastella, che ha commentato la vicenda parlando di sorpresa e amarezza per quanto accaduto.

La posizione del sindaco

«Ho appreso con stupore la notizia dell’arresto del dirigente del Comune di Benevento, Gennaro Santamaria», ha dichiarato il primo cittadino. «Da quanto leggo si tratterebbe di un arresto in flagranza per una ipotesi di concussione, con il sequestro di denaro contante».

Mastella ha sottolineato che, qualora le accuse dovessero trovare conferma, il Comune si considererebbe parte lesa. «Se le ipotesi di reato dovessero corrispondere al vero, oltre ad essere parte offesa quale sindaco del Comune di Benevento, sarei profondamente rammaricato anche sul piano umano», ha aggiunto.

Il sindaco ha inoltre ricordato il principio di presunzione di innocenza. «Vige il principio di non colpevolezza fino a una eventuale sentenza definitiva di condanna. Il dirigente avrà modo di difendersi davanti all’autorità giudiziaria esponendo le proprie ragioni, che mi auguro possano rappresentare una realtà diversa da quella che appare».

In conclusione, Mastella ha ribadito «la massima fiducia nell’operato della magistratura».

Follia al volante tra Portici ed Ercolano: ignora l’alt e si schianta dopo un inseguimento

Portici – Si è trasformato in un inseguimento da film il normale servizio di controllo del territorio effettuato ieri mattina dagli agenti del Commissariato di Portici-Ercolano. Un uomo di 37 anni, residente a Napoli, è finito in manette con le gravi accuse di resistenza, violenza e lesioni a Pubblico Ufficiale, al termine di una fuga spericolata che ha messo a repentaglio la sicurezza stradale tra i due comuni vesuviani.

Lo schianto e la colluttazione

Tutto ha avuto inizio in Corso Garibaldi, a Portici. Alla vista della pattuglia, il 37enne, che si trovava a bordo di un’auto insieme a un passeggero, ha ignorato l’alt dei poliziotti premendo sull’acceleratore.

Ne è scaturito un lungo inseguimento lungo le arterie cittadine, caratterizzato da manovre estremamente pericolose. La corsa folle è terminata bruscamente in via Canalone, nel territorio di Ercolano, dove il fuggitivo ha perso il controllo del mezzo impattando violentemente contro un’auto in sosta.

Nonostante l’incidente, i due occupanti hanno tentato la fuga a piedi. Mentre il passeggero è riuscito a far perdere le proprie tracce tra i vicoli circostanti, il conducente è stato raggiunto dagli agenti. Prima di essere bloccato, l’uomo ha opposto una strenua resistenza, ingaggiando una colluttazione con i poliziotti che sono riusciti a immobilizzarlo solo con non poche difficoltà.

Oltre all’arresto per l’aggressione ai poliziotti, il 37enne è stato denunciato per guida in stato di alterazione psico-fisica. Gli accertamenti clinici hanno infatti confermato l’assunzione di sostanze stupefacenti. Per l’uomo è scattato l’immediato ritiro della patente, mentre proseguono le indagini per identificare il complice fuggito.

Castellammare, sequestro in un opificio di carni per scarichi illegali e rifiuti pericolosi

Castellammare – Un opificio specializzato nella produzione e lavorazione di carni bovine, ovine e suine è finito sotto sequestro per presunte gravi violazioni ambientali. L’operazione, condotta il 30 marzo dalla USES (Unità speciale emergenza Sarno) della Polizia Metropolitana di Napoli, ha portato al sequestro preventivo parziale degli impianti della società G.E.M.A. DISAL s.r.l., situata in via Napoli.

L’attività rientra nel più ampio piano di indagini coordinato dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e dal Comando della Polizia Metropolitana, volto a contrastare le fonti di inquinamento del fiume Sarno.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, all’interno dello stabilimento stabiese è stato scoperto un sistema di scarichi completamente abusivo. I tecnici, avvalendosi del supporto dell’Arpac e dell’utilizzo di fluorescina (una sostanza colorante utilizzata per tracciare il percorso delle acque), hanno accertato che le acque di processo provenienti dall’impianto di autolavaggio degli automezzi aziendali venivano convogliate illegalmente nelle griglie interrate.

Tali griglie, spiegano gli investigatori, erano autorizzate esclusivamente per la raccolta delle acque meteoriche di dilavamento del piazzale, non per lo scarico di reflui industriali.

I reati contestati, che rientrano nel Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/06), sono di duplice natura: lo scarico di reflui di processo in assenza di autorizzazione e senza pretrattamento (artt. 124, 137) e la gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi (artt. 208, 256).

Durante il sopralluogo, gli agenti hanno infatti posto i sigilli non solo all’impianto di autolavaggio e alla relativa idropulitrice industriale, ma anche a un cassone metallico della capacità di circa 20 metri cubi. All’interno del contenitore sono stati rinvenuti rifiuti indifferenziati, tra cui garze contaminate da sostanze ematiche, un rifiuto sanitario pericoloso la cui gestione richiede specifiche autorizzazioni.

Il sequestro, eseguito d’iniziativa dagli agenti, è stato ritenuto necessario per impedire la prosecuzione delle attività illecite ed evitare l’aggravarsi delle conseguenze dannose per l’ambiente.

L’operazione di ieri rappresenta l’ultimo tassello di un’intensa attività di controllo nel territorio. Dall’inizio del 2026, la Polizia Metropolitana di Napoli ha già eseguito sette sequestri in materia ambientale. Questi interventi sono realizzati in attuazione del Protocollo d’intesa per la repressione dell’inquinamento del Sarno e dei suoi affluenti, siglato il 17 dicembre 2025 dalle Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, dalle Procure Generali di Napoli e Salerno, dall’Arpac e dalle forze di polizia giudiziaria.

Lukaku non si presenta agli allenamenti: il Napoli apre il fronte disciplinare

Napoli– È ufficiale: Romelu Lukaku non ha risposto alla convocazione del Napoli per la ripresa degli allenamenti a Castel Volturno. Il club ha diffuso una nota secca sul proprio sito ufficiale, annunciando che valuterà “gli opportuni provvedimenti disciplinari” e la possibile sospensione indefinita dell’attività del centravanti con la prima squadra.

«SSC Napoli comunica che il calciatore Romelu Lukaku non ha risposto alla convocazione di oggi in vista della ripresa degli allenamenti. La Società si riserva di valutare l’adozione degli opportuni provvedimenti disciplinari, così come la prosecuzione dell’attività del calciatore nel gruppo squadra a tempo indeterminato».

Il testo, lapidario e privo di margini di interpretazione, arriva al termine di una giornata ad alta tensione. Lukaku, reduce da un infortunio all’anca e da un periodo di lavoro personalizzato in Belgio, aveva già saltato il rientro programmato e non ha risposto alle chiamate del club. La linea della società – condivisa dal presidente Aurelio De Laurentiis e dall’allenatore Antonio Conte – è durissima: nessuna deroga, nessun trattamento di favore.Il “caso Lukaku” esploso dopo la sosta per le nazionali rischia ora di trasformarsi in una vera e propria rottura.

Il belga, che nelle scorse ore aveva rotto il silenzio sui social spiegando i suoi problemi fisici e mentali di una stagione complicata, ha scelto di restare ad Anversa. Il Napoli, però, non accetta la gestione autonoma del recupero e considera l’assenza di oggi un chiaro segnale di insubordinazione.

Nelle prossime ore sono attese decisioni concrete: una multa pesante appare certa, mentre l’ipotesi di metterlo fuori rosa – almeno temporaneamente – è concreta e viene data per molto probabile da fonti vicine all’ambiente azzurro.

L’agente del giocatore, Federico Pastorello, sarebbe al lavoro per tentare una mediazione, ma al momento la posizione del club resta inflessibile.Il timing non poteva essere peggiore: il Napoli è nel pieno del rush finale di campionato e si prepara alla sfida delicata contro il Milan. Senza il suo centravanti titolare – e con il rischio di un lungo braccio di ferro – la squadra di Conte rischia di affrontare le decisive settimane di stagione con un attacco orfano del suo uomo-gol più rappresentativo.

La nota di oggi segna un punto di non ritorno provvisorio: il Napoli ha scelto la linea dura. Ora tocca a Lukaku decidere se rientrare nei ranghi o affrontare le conseguenze di un divorzio che, al momento, appare sempre più vicino.

Droga in piazza Garibaldi: arrestata 23enne con crack e cocaina

Napoli – Nella serata di ieri, la Polizia di Stato ha arrestato una 23enne di origini marocchine, già nota alle forze dell’ordine per precedenti specifici, con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, impegnati nei servizi di controllo del territorio nel cuore di Napoli, transitavano in via Ignazio Ciaia quando hanno notato la giovane confabulare con un gruppo di ragazzi. Insospettiti dal comportamento, l’hanno sottoposta a perquisizione.

L’operazione ha dato esito positivo: addosso alla donna sono stati rinvenuti 8 involucri contenenti cocaina e crack, oltre a 25 euro suddivisi in banconote di piccolo e medio taglio, compatibili con l’attività di spaccio.

Per questi motivi, la 23enne è stata tratta in arresto dal personale operante e messa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Caso Domenico, l’appello dell’avvocato: «La Regione e il Monaldi si costituiscano parte civile»

Napoli – Una battaglia legale che punta a coinvolgere le massime istituzioni sanitarie e territoriali, non come controparti, ma come alleate nella ricerca della verità. È questo l’auspicio della famiglia di Domenico Caliendo, il bambino di soli tre anni deceduto dopo aver ricevuto il trapianto di un cuore definito “bruciato”.

A dar voce a questa richiesta è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, che spera in una presa di posizione netta da parte degli enti coinvolti in vista del possibile procedimento penale.

Intervenuto durante la trasmissione “Campania 24” in onda su Canale 9, l’avvocato ha risposto alle domande del conduttore Vincenzo Mele in merito all’ipotesi, già avanzata dal governatore Roberto Fico, di una costituzione di parte civile della Regione Campania.

«Lo spero vivamente – ha dichiarato Petruzzi –. Spero che la Regione sia al nostro fianco in questa vicenda, che presenta dei tratti assurdi. E spero che, a un certo punto, avremo anche lo stesso ospedale Monaldi costituito parte civile e schierato con noi». Un messaggio chiaro, che punta a separare le responsabilità di eventuali singoli operatori dall’istituzione ospedaliera stessa.

L’ombra di un nuovo caso sospetto

Ma il caso del piccolo Domenico potrebbe non essere l’unico capitolo oscuro di questa vicenda. Durante l’intervista televisiva, il legale ha sganciato una rivelazione che rischia di allargare ulteriormente l’inchiesta sulle corsie dell’ospedale napoletano.

C’è infatti un’altra famiglia che sarebbe ormai pronta a sporgere denuncia contro la struttura sanitaria per il decesso di una bambina. «Insieme alle quattro posizioni già aperte – ha sottolineato l’avvocato Petruzzi – c’è una madre che ha sottoposto alla nostra attenzione la cartella clinica della figlia». Un nuovo fascicolo che potrebbe presto finire sul tavolo della Procura, aggiungendo un ulteriore, drammatico tassello all’indagine in corso.

Temporali, vento e mareggiate: nuova allerta meteo su tutta la Campania

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Napoli-  Una giornata già grigia si preannuncia più difficile con l’avanzare delle ore. La Protezione Civile della Regione Campania ha emanato un’allerta meteo di livello giallo su tutto il territorio regionale, attiva dalle ore 14:00 di oggi, martedì 31 marzo, fino alle ore 14:00 di mercoledì 1° aprile.

Al centro dell’avviso, una perturbazione in rapido peggioramento che porterà precipitazioni diffuse, venti nord-orientali con possibili raffiche e mare agitato con mareggiate lungo le coste esposte.

Il momento più critico è atteso nelle ore serali di oggi: il Centro Funzionale Regionale ha segnalato che i temporali assumeranno particolare intensità nel corso della serata, con un rischio idrogeologico localizzato da non sottovalutare.

Tra i fenomeni più temuti figurano allagamenti di strade e sottopassi, innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, caduta di massi e possibili frane nelle aree già fragili dal punto di vista geologico.

La Protezione Civile regionale ha invitato tutti i Comuni a tenere attivi i COC — i Centri Operativi Comunali — e ad adottare le misure preventive previste dai rispettivi piani di emergenza.

Particolare attenzione è richiesta per il monitoraggio del verde pubblico e la verifica della tenuta delle strutture soggette alle sollecitazioni del vento e del moto ondoso. I cittadini sono invitati a seguire con attenzione le comunicazioni della Sala Operativa Regionale e a limitare gli spostamenti non necessari nelle ore serali.

Il lusso tarocco viaggia sul web: smantellata la banda dei cloni di Rolex e Patek Philippe

Nola – Un impero del falso costruito pezzo dopo pezzo, vendendo online imitazioni perfette di orologi che, nella realtà, valgono decine di migliaia di euro. I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, coordinati dalla DDA di Napoli, hanno messo la parola fine a un lucroso business illegale basato sulla contraffazione di alta gamma e sull’autoriciclaggio.

Il bilancio dell’operazione è pesante: sequestri per oltre 880 mila euro, quattro persone indagate e l’oscuramento di una fitta rete di portali web.

Dai laboratori cinesi ai salotti digitali

Il cuore dell’organizzazione batteva in provincia di Napoli, sotto la guida di un uomo di Arzano. Supportato dai propri familiari, il promotore aveva messo in piedi una struttura commerciale sofisticata. Gli orologi (copie quasi indistinguibili di Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet) arrivavano dalla Cina per poi essere piazzati sul mercato italiano attraverso una galassia di 60 siti internet e blog creati ad hoc per attirare collezionisti e ignari acquirenti.

Un giro d’affari vorticoso che, in soli due anni, ha superato la cifra di 3,5 milioni di euro. I proventi non venivano solo accumulati, ma reinvestiti strategicamente nell’acquisto di beni di lusso originali, nel tentativo di ripulire il denaro sporco.

Il tesoro nell’intercapedine

Durante le perquisizioni, le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria si sono trovate di fronte a un vero e proprio “tesoretto”. Oltre a 450 pezzi contraffatti pronti per la vendita, i militari hanno scovato 150 mila euro in contanti. Le banconote erano state occultate con cura all’interno di un’intercapedine ricavata artificialmente in una cucina in muratura.

Insieme ai contanti, sono stati sequestrati anche trenta orologi originali di altissimo valore, acquistati con i guadagni del “tarocco”, e quattro società operanti nel commercio online riconducibili agli indagati.

Il GIP del Tribunale di Napoli ha disposto per due dei principali indagati l’obbligo di dimora e la presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Oltre ai beni fisici, i sigilli sono scattati anche per i domini web utilizzati per la vendita, interrompendo così il flusso di merce contraffatta che alimentava il mercato parallelo del lusso illegale.

Trasporti da Ischia e Procida, vertice in Prefettura: si cercano soluzioni

Ancora un nulla di fatto sul fronte del trasporto di merci e rifiuti dalle isole del Golfo di Napoli. Nel corso di un nuovo vertice convocato in Prefettura, istituzioni e operatori del settore si sono confrontati senza però arrivare a una soluzione immediata.

Al centro della riunione le criticità legate ai collegamenti marittimi da Ischia e Procida, con particolare riferimento alle esigenze degli autotrasportatori e alla gestione dei rifiuti. Al tavolo hanno partecipato rappresentanti delle amministrazioni locali, della Regione Campania, delle autorità marittime e delle compagnie di navigazione, oltre alle associazioni di categoria.

Durante l’incontro, la Direzione Generale Mobilità ha chiarito che «le verifiche effettuate circa l’anticipo della corsa diretta per il golfo di Napoli hanno dato esito negativo», escludendo quindi, almeno per ora, una modifica degli orari come soluzione immediata al problema. Allo stesso tempo è stata espressa «piena disponibilità a ricercare soluzioni alternative» per rispondere alle richieste del comparto.

Il confronto resta aperto e proseguirà nelle prossime settimane, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra le esigenze delle isole, quelle del sistema dei trasporti e le necessità operative degli autotrasportatori. Per qualsiasi decisione definitiva sarà comunque necessario il coinvolgimento e l’assenso delle amministrazioni locali.

Teverola, sequestrato autolavaggio per violazioni ambientali: denunciato il titolare

Un autolavaggio è stato sequestrato a Teverola, in provincia di Caserta, a seguito di un controllo congiunto dei Carabinieri Forestali di Marcianise e della Polizia Locale. L’attività è finita sotto sigilli per gravi violazioni della normativa ambientale legate alla gestione dei rifiuti.

Nel corso degli accertamenti, i militari hanno riscontrato che le acque reflue prodotte dall’impianto venivano stoccate come rifiuti liquidi in una vasca di contenimento, ma risultavano ferme sul posto da oltre un anno, ben oltre i limiti previsti per il deposito temporaneo. Una situazione che ha fatto scattare l’intervento immediato delle autorità.

All’interno dell’area è stata inoltre accertata la presenza di un contenitore colmo di rifiuti speciali, sia pericolosi che non, mescolati tra loro. Tra i materiali rinvenuti imballaggi in carta e cartone, rifiuti solidi urbani e tappetini in gomma usurati provenienti dalle autovetture. Di fronte a queste irregolarità, i militari hanno proceduto al sequestro dell’intera attività e dei rifiuti presenti, contestando il reato di gestione illecita. Il titolare è stato denunciato in stato di libertà.

Napoli, al via il piano 2026 per disinfestazione e derattizzazione

Parte il piano 2026 di disinfestazione e derattizzazione a Napoli, frutto della collaborazione tra Comune e Asl Napoli 1 Centro, con l’obiettivo di garantire condizioni igienico-sanitarie adeguate negli spazi pubblici e prevenire la diffusione di infestazioni.

Il programma interesserà tutte le dieci Municipalità cittadine e prevede una serie coordinata di interventi contro roditori, blatte e insetti, articolati in base a orari e modalità differenti per ridurre i disagi alla popolazione e aumentare l’efficacia delle operazioni.

Le attività di derattizzazione e di contrasto alle larve saranno effettuate prevalentemente nelle ore diurne, a partire dalla mattina, mentre gli interventi contro blatte e insetti alati, soprattutto nelle reti fognarie, si svolgeranno durante la notte. Il calendario potrà subire variazioni in caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli.

Già definito il cronoprogramma per il mese di aprile, con interventi quotidiani dal lunedì al venerdì. In questa fase sarà intensificata in particolare la derattizzazione, insieme alle attività preventive contro la proliferazione stagionale di zanzare e altri insetti. Le istituzioni invitano i cittadini a segnalare eventuali criticità attraverso i canali ufficiali, così da consentire interventi mirati anche al di fuori della programmazione ordinaria.

Pasqua, trasporti Eav: corse garantite su Napoli-Sorrento e Cumana

Trasporti rimodulati per le festività pasquali sulla rete Eav, con un piano che prevede limitazioni ma anche il mantenimento dei collegamenti più strategici. Nel giorno di Pasqua il servizio ferroviario terminerà intorno alle 14, ma resteranno attive per l’intera giornata le linee Napoli-Sorrento della Circumvesuviana e la Cumana verso Torregaveta, considerate fondamentali per gli spostamenti festivi.

Come comunicato dall’azienda, «il servizio ferroviario Eav terminerà alle ore 14 circa, ad eccezione dei treni della linea Napoli-Sorrento e Cumana per Torregaveta». Su queste tratte è prevista una sospensione temporanea nel primo pomeriggio, tra le 14 e le 16, dopo la quale le corse riprenderanno regolarmente. Sulla Cumana torneranno operativi anche i collegamenti sostitutivi tra Gerolomini, Pozzuoli e Arco Felice.

Per quanto riguarda il trasporto su gomma, il servizio sarà concentrato soprattutto nella fascia mattutina, con alcune eccezioni nelle aree a maggiore afflusso turistico, dove saranno rispettati gli orari festivi. Nella giornata di Pasquetta, lunedì in Albis, la circolazione seguirà invece il normale programma festivo, con l’unica variazione sulla linea metropolitana Piscinola-Aversa, dove saranno garantite tutte le corse previste nei giorni feriali.

Avellino, scoperto studio dentistico abusivo: due persone denunciate

Uno studio odontoiatrico completamente abusivo è stato scoperto ad Avellino dalla Guardia di Finanza nel corso di controlli sul territorio. Due persone, un italiano e un cittadino ucraino, sono state denunciate per esercizio abusivo della professione medica.

Le Fiamme Gialle hanno accertato che l’attività veniva svolta senza la necessaria iscrizione all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, requisito indispensabile per esercitare la professione. All’interno dello studio sono state trovate attrezzature specifiche per cure dentistiche, tra cui un apparato radiografico portatile, oltre a materiali sanitari e farmaci.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati sia i locali adibiti ad ambulatorio sia tutta la strumentazione utilizzata. Sotto chiave anche la documentazione contabile ed extracontabile, che sarà analizzata per ricostruire il volume d’affari e verificare eventuali introiti sottratti al fisco. L’intervento si inserisce nell’ambito delle attività di contrasto all’abusivismo e alla tutela della salute pubblica, con l’obiettivo di fermare pratiche illegali che possono mettere a rischio i pazienti.

Caso Monaldi, al via gli interrogatori: i chirurghi davanti al GIP per la morte del piccolo Domenico

Napoli– È il giorno della verità giudiziaria per l’equipe di cardiochirurgia dell’ospedale Monaldi. Sono iniziati questa mattina, dinanzi al gip Mariano Sorrentino, gli interrogatori di garanzia per il primario Guido Oppido e la seconda operatrice Emma Bergonzoni. I due medici sono al centro dell’inchiesta sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto a seguito di un trapianto di cuore eseguito lo scorso 23 dicembre.

La Procura di Napoli ha richiesto per entrambi una misura interdittiva, un provvedimento che potrebbe sospenderli temporaneamente dall’esercizio della professione.

Le accuse: non solo negligenza, ma anche il reato di falso

Il quadro accusatorio delineato dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci è pesante. Oltre all’ipotesi di omicidio colposo, ai due professionisti viene contestato il reato di falso. Gli inquirenti, supportati dalle indagini dei carabinieri del Nas, sospettano che vi siano state irregolarità non solo nell’atto operatorio, ma anche nella documentazione clinica redatta successivamente.

Il giallo del “cuore congelato” e i tempi dell’intervento

Il cuore dell’inchiesta ruota attorno a presunte gravi violazioni dei protocolli medici. Secondo le testimonianze raccolte tra il personale presente quel giorno, il trapianto sarebbe stato viziato da due errori fatali:

L’espianto anticipato: Il cuore malato del piccolo Domenico sarebbe stato rimosso prima ancora che l’organo del donatore, proveniente da Bolzano, arrivasse nella sala operatoria del Monaldi.

La catena del freddo: Il cuore nuovo sarebbe giunto a Napoli conservato in un box di vecchia generazione e, stando alle denunce, sarebbe stato “congelato” dall’uso improprio di ghiaccio secco anziché del ghiaccio sintetico o normale previsto per il trasporto degli organi. Un errore che ne avrebbe compromesso irrimediabilmente la funzionalità.

La difesa: “Pronti a rispondere a ogni domanda”

Nonostante la delicatezza della loro posizione, i due medici hanno scelto la linea della massima trasparenza. I legali della difesa hanno infatti anticipato che i loro assistiti non si avvarranno della facoltà di non rispondere, ma chiariranno punto su punto la propria condotta.

L’interrogatorio della dottoressa Bergonzoni è terminato nella tarda mattinata, mentre a mezzogiorno ha avuto inizio il faccia a faccia tra il gip e il primario Guido Oppido. La decisione sulla misura interdittiva è attesa nelle prossime ore.