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Estrazioni del lotto e 10 e lotto di oggi ricca di incroci

Un’estrazione che cattura l’attenzione e accende la curiosità degli appassionati quella di oggi per Lotto e 10eLotto. Numeri che si ripetono, ruote che si parlano e incroci che non passano inosservati: il quadro che emerge è quello di una giocata tutt’altro che ordinaria.

A dominare la scena è il 71, estratto su ben quattro ruote – Firenze, Roma, Torino e Venezia – un dato che lo rende il vero protagonista della serata. Un numero che non si limita al Lotto, ma che trova spazio anche tra i numeri vincenti del 10eLotto, rafforzando la sua centralità nell’estrazione odierna.

Non meno interessante il percorso dell’82, presente a Milano, Torino e sulla Nazionale, così come quello del 51, che compare sulle ruote di Bari e Palermo e ritorna puntuale anche nel 10eLotto. Stessa sorte per il 52, estratto sia a Cagliari che a Genova, e premiato anche nella formula più amata dai giocatori.

Tra le ripetizioni da segnalare ci sono anche 56 e 59, numeri che si affacciano su più ruote e che rientrano nell’elenco dei numeri vincenti del 10eLotto, disegnando un’estrazione ricca di collegamenti.

Le estrazioni del Lotto di oggi, ruota per ruota

Bari: 10 – 12 – 51 – 38 – 50

Cagliari: 30 – 52 – 60 – 89 – 35

Firenze: 20 – 71 – 41 – 25 – 49

Genova: 52 – 53 – 62 – 01 – 35

Milano: 74 – 22 – 54 – 37 – 82

Napoli: 29 – 14 – 61 – 56 – 81

Palermo: 56 – 59 – 69 – 25 – 51

Roma: 71 – 04 – 34 – 06 – 37

Torino: 59 – 71 – 42 – 82 – 23

Venezia: 55 – 71 – 27 – 36 – 77

Nazionale: 82 – 02 – 51 – 46 – 77

10eLotto: tutti i numeri vincenti

Numeri estratti:
04 – 10 – 12 – 14 – 20 – 22 – 29 – 30 – 41 – 51 – 52 – 53 – 54 – 55 – 56 – 59 – 60 – 62 – 71 – 74

Numero Oro: 10
Doppio Oro: 10 – 12

Un’estrazione che si distingue per l’abbondanza di numeri ricorrenti e per i continui richiami tra Lotto e 10eLotto. Quando le ruote dialogano così apertamente e i numeri tornano con insistenza, l’impressione è sempre la stessa: non è stata una serata come le altre.

Capello frena sul caso arbitri: «Il termine mafia è stato decontestualizzato»

Fabio Capello interviene con una nota ufficiale per spegnere l’incendio mediatico scoppiato dopo la sua intervista al quotidiano spagnolo Marca. L’ex allenatore di Milan, Juventus e Real Madrid ha voluto precisare la natura delle sue dure affermazioni contro la classe arbitrale, definita inizialmente come una “mafia”.

Un termine che, secondo Capello, è stato strumentalizzato e isolato dal contesto originale del discorso.

Il chiarimento sulla “casta” arbitrale

Nella nota di precisazione, Capello spiega che il riferimento al termine “mafia” non intendeva alludere a pratiche criminali, bensì a una struttura organizzativa eccessivamente ermetica. Secondo il tecnico, gli arbitri operano come un gruppo chiuso che rifiuta il confronto con figure esterne, in particolare negando l’accesso alle sale VAR a ex calciatori professionisti.

“E molte volte prendono decisioni non corrette perché non hanno giocato e non conoscono i movimenti del calcio”, aveva ribadito l’ex tecnico, sottolineando come la presenza di atleti in pensione potrebbe migliorare la qualità delle valutazioni tecnologiche.

Il paragone tra Negreira e Calciopoli

Oltre alla polemica interna, Capello ha toccato un nervo scoperto del calcio europeo confrontando lo scandalo Negreira, che ha coinvolto il Barcellona, con i fatti di Calciopoli del 2006. L’opinione del tecnico evidenzia una disparità di trattamento tra le due federazioni: “In Spagna con la storia di Negreira non è successo nulla, mentre in Italia la Juventus è stata mandata in Serie B nonostante non avesse pagato gli arbitri”.

L’intervento si conclude con un attestato di stima per la professionalità dei fischietti italiani, con Capello che esprime rammarico per l’uso “inappropriato” delle sue parole. Resta però confermata la sua critica di fondo: un sistema che, a suo dire, necessita di una maggiore apertura verso chi il campo lo ha vissuto in prima persona.

Processo al clan Mazzarella: in 14 confessano il traffico di droga

Confessioni secche, memoriali scritti depositati agli atti e appelli alla clemenza del giudice. Il processo di primo grado sul fiume di droga che avrebbe attraversato l’area est di Napoli entra nel vivo con un’udienza destinata a segnare una svolta.

Davanti al gip Aufieri, nel procedimento celebrato con rito abbreviato, ben 14 imputati su 21 hanno ammesso le proprie responsabilità, puntando al riconoscimento delle attenuanti generiche e a una possibile riduzione di pena.

A confessare sono stati Raffaele Anastasio, Fabio Annunziata, Antonio Baia, Clemente Correale, Enzo Cuozzo, Roberto De Bernardo, Rosario De Bernardo, Clemente De Cicco, Salvatore Esposito, Alessandro Lanzone, Salvatore Lanzone, Michele Mazzarella, Carmela Miranda e Francesco Scurti.

Hanno invece scelto la scena muta Rosa Bova, Ferdinando Buonocore, Luigi Ciliberti, Fabio Civita, Salvatore Di Caprio, Carmine Martiniello e Antonio Menna.

Nelle prossime udienze la parola passerà al pubblico ministero per le richieste di condanna, quindi ai difensori. Il collegio è composto dagli avvocati Sergio Lino Morra, Leopoldo Perone, Domenico Dello Iacono, Giuseppe Milazzo, Immacolata Romano, Rocco Maria Spina, Onofrio Annunziata, Luigi Poziello, Rosario Arienzo, Dario Cuomo, Massimo Vetrano e Mariangela Covelli.

Tra i principali imputati spicca il nome del boss Michele Mazzarella, detto “’o Fenomeno”, ritenuto il vertice dell’organizzazione. Secondo l’accusa, nonostante la detenzione nel carcere di Siracusa, avrebbe continuato a dirigere le attività del clan, coordinando un imponente traffico di stupefacenti attraverso due gruppi satelliti riconducibili a Rosario De Bernardo, fratello di Vincenzo De Bernardo “’o Pisello” – ucciso in un agguato di camorra nel novembre 2015 – e a Raffaele Anastasio.

Le due articolazioni criminali avrebbero operato rispettivamente a Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, sempre sotto l’ombrello del clan Mazzarella, esercitando un controllo capillare del territorio. Il gruppo De Bernardo sarebbe stato dedito alla gestione e alla distribuzione della droga in diverse piazze di spaccio, disponendo di uomini, mezzi e armi. Il gruppo Anastasio, invece, avrebbe affiancato al traffico di stupefacenti una sistematica attività estorsiva ai danni di imprenditori e commercianti.

Nel mirino degli estorsori sarebbero finite in particolare tre società operanti nei settori delle energie rinnovabili, dell’autonoleggio e delle onoranze funebri, costrette – secondo l’accusa – a versare denaro per sostenere le casse del clan e garantire il mantenimento degli affiliati detenuti.

Le indagini, condotte dai carabinieri, si sono basate su una fitta rete di intercettazioni telefoniche e ambientali e si sono concentrate per gran parte del 2024 sullo spaccio gestito dal gruppo De Bernardo, attivo soprattutto nel Parco Fiordaliso di Somma Vesuviana, considerato uno snodo strategico del narcotraffico nell’area vesuviana.

(nella foto da sinistra in alto Michele Mazzarella o’ fenomeno, Raffaele Anastasio, Roberto De Bernardo e Rosario De Bernardo; in basso sempre da sinistra Salvatore Esposito, Francesco Scurti, Clemente Di Cicco e Carmela Miranda)

Napoli, anziana muore in pronto soccorso, denuncia del figlio: salma sequestrata

Napoli – È morta nel pronto soccorso della clinica privata Villa Betania di Napoli, dove era stata condotta per un malore e lasciata in attesa di essere presa in carico.

La vicenda riguarda Clotilde Cotecchia, 86 anni, il cui decesso ha portato alla denuncia del figlio e al sequestro della salma, ora a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia.

Secondo quanto denunciato da Corrado Perillo, assistito dall’avvocato Sergio Perillo, la donna era stata accompagnata nella struttura sanitaria la mattina del 2 gennaio. Dopo il triage, avvenuto nel pomeriggio, l’anziana risultava vigile e cosciente, pur necessitando di cure. Il figlio ha lasciato la clinica confidando in una presa in carico da parte del personale sanitario.

Il giorno successivo, però, il drammatico epilogo. Tornato al pronto soccorso, l’uomo ha trovato la madre ancora nella sala di emergenza, immobile. Un’altra paziente gli avrebbe riferito che la donna si trovava in quello stato da almeno due ore.

Dopo aver constatato l’assenza di reazioni e aver sollecitato l’intervento dei sanitari, non immediatamente arrivato secondo la denuncia, la donna sarebbe stata trasferita in un’altra sala. Poco dopo, al figlio è stato comunicato il decesso.

La denuncia è stata presentata ai carabinieri della stazione di Ponticelli. «La vicenda presenta profili di estrema rilevanza umana, sanitaria e penale», sottolinea il legale, che chiede di fare piena luce sui tempi di vigilanza, assistenza e intervento all’interno del pronto soccorso.

Su disposizione dell’autorità giudiziaria, la salma è stata sequestrata e trasferita all’obitorio del Policlinico di Napoli, dove resta in attesa dell’esame autoptico.

Nel frattempo, la Clinica Betania di Napoli ha avviato accertamenti interni. La direzione generale ha espresso cordoglio alla famiglia e ha confermato l’apertura di un audit per verificare il rispetto dei protocolli.

«La paziente – ha dichiarato il direttore generale Vincenzo Bottino – è giunta in condizioni cliniche estremamente critiche. Dopo il triage le è stata diagnosticata una grave sepsi da polmonite bilaterale ed era in attesa di trasferimento in reparto».

La struttura ribadisce la propria fiducia nella magistratura e invita ad attendere gli esiti delle indagini prima di formulare giudizi definitivi. «Massima trasparenza – ha concluso Bottino – ma no a processi mediatici prematuri».

Racket al Vomero nuova stangata sul clan Cimmino, in 8 alla sbarra tra rito abbreviato e ordinario

Napoli– Non c’è pace per il “salotto buono” della città. Un nuovo tsunami giudiziario si abbatte sugli eredi del clan Cimmino, la cosca che per decenni ha tenuto sotto scacco i quartieri collinari del Vomero e dell’Arenella.

Dopo la maxi-retata del 2021 che aveva decapitato i vertici dell’organizzazione, la Direzione Distrettuale Antimafia ha chiuso il cerchio su un nuovo filone d’inchiesta, portando ieri mattina davanti al Gup Rossetti otto imputati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e ricettazione.

L’inchiesta, uno stralcio di quella madre che quattro anni fa aveva smantellato il gruppo criminale legato all’Alleanza di Secondigliano, ha visto ieri le prime schermaglie procedurali e la divisione delle strade processuali.

Hanno scelto di affrontare il dibattimento pubblico, rischiando pene piene, Salvatore Arena (difeso dagli avvocati Giuseppe Milazzo e Immacolata Romano), il presunto reggente Andrea Basile e Alessandro Desio (assistito dai legali Antonio Abet e Andrea Lucchetta).

La strada del patteggiamento è stata invece percorsa da Riccardo Alfano, figlio del ras Giovanni, che ha concordato la pena. Tutti gli altri imputati – tra cui Maria Emanuela Cimmino, Vincenzo Desio, Andrea Mangione e Carlo Federico – hanno optato per il rito abbreviato, che garantisce lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Il collegio difensivo vede impegnati anche gli avvocati Claudio Davino e Rosario Marsico.

Le basi operative e la gerarchia

Secondo la ricostruzione della Procura, nonostante gli arresti e la recente scomparsa del boss pentito Luigi Cimmino, il clan non ha mai smesso di operare. Al vertice della riorganizzazione ci sarebbero stati Andrea Basile e Alessandro Desio, menti operative capaci di individuare nuovi business e gestire la cassa comune.

Per il controllo del territorio, fondamentale sarebbe stato il supporto logistico: Carlo Federico avrebbe messo a disposizione l’autonoleggio di via Rossini, mentre Andrea Mangione il suo garage di via Simone Martini. Veri e propri quartieri generali dove si pianificavano le strategie criminali.

La mappa del pizzo. dal Bingo al bistrot

Le carte dell’inchiesta svelano un sistema estorsivo capillare e soffocante. Nel mirino degli esattori del clan sono finite attività storiche e di rilievo del Vomero.
Tra gli episodi contestati spicca l’estorsione al Bingo di via Annella di Massimo: Basile e i fratelli Desio avrebbero costretto il responsabile a versare 15mila euro tra l’aprile e il settembre del 2019.

Non solo contanti, ma anche imposizioni di manodopera. È il caso del Terrazza Merliani Bistrot: Alessandro Desio avrebbe preteso una tangente da 20mila euro, cifra poi “scontata” in cambio dell’assunzione della sorella nel locale.

Anche la grande distribuzione non è stata risparmiata: Alessandro Desio e Salvatore Arena rispondono dell’estorsione ai danni della Decò Globus Supermercati, costretta a versare 9mila euro (sui 10mila inizialmente richiesti).

Le mesate agli eredi

L’inchiesta getta luce anche sul welfare interno del clan. Riccardo Alfano e Maria Emanuela Cimmino (figlia del defunto boss Luigi) rispondono infatti di ricettazione. L’accusa è di aver percepito mensilmente le cosiddette “mesate” da mille euro: denaro che per la Dda è inequivocabilmente frutto delle attività illecite della cosca e del sangue versato per il controllo della collina.

Reggia di Caserta, all’Epifania riapre la Peschiera Grande nel Parco Reale

CASERTA. Nel giorno dell’Epifania la Reggia di Caserta restituisce al pubblico uno dei luoghi più suggestivi del suo Parco reale. Da domani riapre la Peschiera Grande, gioiello del Bosco Vecchio, simbolo di un percorso lungo e complesso che oggi si traduce in un segno concreto di rinascita.

La riapertura arriva dopo anni segnati da un articolato contenzioso legato alla procedura di gara, che ha inciso profondamente sui tempi e sulle modalità dell’intervento. Un percorso che non si è mai arrestato e che ha trovato soluzione grazie a una determinazione condivisa e a una sinergia istituzionale capace di governare le difficoltà senza interrompere il cammino dei lavori. Decisivo il contributo dell’Avvocatura dello Stato, affiancata dall’impegno della ditta subentrata, dalla direzione dei lavori e dalla volontà dell’Istituto di proseguire con responsabilità anche nei momenti più critici.

Il restauro della Peschiera Grande è stato realizzato con i Fondi Speciali di Sviluppo e Coesione e con il supporto costante dei servizi centrali del Ministero della Cultura, in particolare del Segretariato Generale, in un dialogo continuo tra centro e territorio che ha trasformato la complessità amministrativa in un esempio di buona gestione pubblica.

Realizzata a partire dal 1762 dall’architetto Francesco Collecini su disegno di Luigi Vanvitelli, la Peschiera Grande torna oggi alla sua identità originaria. Non solo uno specchio d’acqua, ma un vero percorso architettonico e paesaggistico, ridisegnato secondo l’idea vanvitelliana, con il recupero delle geometrie, dei punti di sosta e della qualità dell’esperienza pensata nel Settecento. L’area, segnata da un forte degrado strutturale e vegetale, è stata oggetto di un intervento complessivo che ha tenuto insieme acqua, architettura e verde come parti di un unico disegno.

Quella che si compie è una restituzione dal forte valore simbolico, un dono al Parco reale e ai suoi visitatori. L’inaugurazione ufficiale è fissata per il 21 marzo 2026, nel segno della primavera e di un nuovo inizio.

“La Peschiera Grande è oggi molto più di un luogo restituito”, afferma la direttrice della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei. “È il segno visibile di come si possano attraversare le difficoltà senza perdere la direzione. In questi sette anni molti lavori avviati stanno giungendo a compimento e il senso profondo di questo tempo è stato quello di consolidare e lasciare basi solide per il futuro della Reggia e del suo Parco”. Maffei sottolinea il valore collettivo del percorso compiuto. “La Peschiera Grande racconta una storia di responsabilità pubblica condivisa. Racconta che anche un contenzioso lungo e complesso può essere affrontato con rigore e visione, senza fermare il cantiere della bellezza”. E conclude: “Restituirla alla fruizione pubblica nel giorno dell’Epifania significa riconoscere questo luogo come un dono, per chi crede che la tutela del patrimonio passi dalla capacità di tenere insieme competenze, perseveranza e futuro”.

Santobono, sit-in dei sanitari contro la chiusura del parcheggio per i dipendenti

Protesta annunciata all’ospedale pediatrico Santobono, dove mercoledì alle 10.30 è previsto un sit-in degli operatori sanitari contro la chiusura del parcheggio riservato ai dipendenti. L’iniziativa è promossa dai sindacati FP CGIL Campania, CISL FP, UIL FP e FIALP, che denunciano una decisione destinata ad avere ricadute pesanti sull’organizzazione del lavoro e sulle condizioni del personale.

Per le sigle sindacali si tratta di “una scelta grave e inaccettabile che produrrà pesanti disagi al personale sanitario, già sottoposto a carichi di lavoro elevatissimi e impegnato quotidianamente a garantire assistenza e continuità delle cure ai piccoli pazienti”. La chiusura del parcheggio, secondo quanto comunicato, entrerà in vigore dal 12 gennaio, data che ha acceso ulteriormente la protesta.

“Abbiamo organizzato questa iniziativa anche e soprattutto per informare i cittadini sulle gravi ripercussioni che potrebbero esserci dal 12 gennaio, giorno in cui la direzione dell’ospedale ha deciso di inibire l’ingresso al parcheggio”, spiega Antimo Morlando, segretario sanità pubblica FP CGIL Campania. “È necessario mettere medici, infermieri e operatori sanitari nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro con serenità e dignità”.

La decisione era stata comunicata alla vigilia di Natale e viene definita dai sindacati come “un vero e proprio regalo avvelenato per lavoratrici e lavoratori che, anche durante le festività, assicurano un servizio pubblico essenziale con grande senso di responsabilità”. La chiusura del parcheggio colpisce in particolare il personale che prende servizio alle 7 del mattino per garantire il cambio turno con i colleghi della notte, mettendo a rischio l’organizzazione del lavoro e il diritto a condizioni operative adeguate.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori si tratta di “una decisione unilaterale, assunta senza alcun confronto sindacale e senza la ricerca di soluzioni alternative”, che dimostra “una totale mancanza di attenzione verso chi manda avanti ogni giorno l’ospedale”. Il sit-in di mercoledì punta ora a riportare la questione al centro del dibattito pubblico, chiedendo risposte concrete dalla direzione del Santobono.

Fico riunisce la Giunta a Santa Lucia: bilancio e politiche sociali al centro

Prima riunione informale per la nuova Giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico. L’incontro si è svolto oggi a Palazzo Santa Lucia e ha segnato l’avvio operativo del lavoro dell’esecutivo regionale, con l’obiettivo di definire metodo e priorità dei prossimi mesi.

“Si è trattato di un primo incontro per impostare in modo subito operativo e collegiale il lavoro che ci attende nei prossimi mesi”, afferma Fico in una nota diffusa al termine della riunione. “Abbiamo avviato un percorso che non nasce oggi ma rappresenta un ulteriore tassello dell’impegno che come coalizione abbiamo già deciso di intraprendere e che ora si consolida grazie alla squadra di governo”.

Il presidente indica con chiarezza la direzione dell’azione amministrativa. “Focalizzeremo gli sforzi sulle priorità della Campania, dal rafforzamento della sanità al miglioramento del sistema dei trasporti e al supporto alle imprese, dalla tutela dell’ambiente al contrasto alle diseguaglianze, mettendo in primo piano l’interesse collettivo”, sottolinea. “Lo faremo con serietà e determinazione, attraverso un lavoro quotidiano basato sull’ascolto e sulla responsabilità, con lo sguardo sempre puntato sulla difesa dei diritti delle persone”.

Fico rimarca anche il clima interno alla nuova Giunta. “Ringrazio gli assessori per il confronto di oggi. Ispireremo il nostro lavoro a un fondamentale spirito di squadra, collaborando in modo coeso e sinergico per raggiungere gli obiettivi comuni che insieme ci siamo prefissati. Auguro a noi tutti buon lavoro”.

Sul tavolo, già dalle prossime settimane, le prime scelte concrete. In cima all’agenda c’è l’approvazione del bilancio regionale, per il quale è scattato l’esercizio provvisorio, con l’intenzione di portarlo in Giunta entro la fine del mese e arrivare al via libera del Consiglio regionale entro febbraio. Scuola e politiche sociali completano il quadro delle priorità immediate del nuovo corso a Palazzo Santa Lucia.

Cultura, maxi-concorso da 1.800 posti: il Ministero assume a tempo indeterminato

Roma– Il Ministero della Cultura (MiC) apre le porte a 1.800 nuovi collaboratori. È stato ufficialmente pubblicato il bando di concorso pubblico per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato di personale non dirigenziale da inquadrare nell’Area Assistenti.

La procedura, gestita dalla Commissione RIPAM in collaborazione con Formez PA, rappresenta una delle più imponenti manovre di reclutamento degli ultimi anni nel settore dei beni culturali.

I due profili ricercati: tra accoglienza e competenza tecnica

Il concorso non è unico, ma si divide in due percorsi professionali distinti. I candidati dovranno scegliere con cura per quale codice concorrere, poiché è ammessa la partecipazione a un solo profilo:

Codice 01 (1.500 posti): Assistente per la tutela, accoglienza e vigilanza. È la figura chiave per la gestione quotidiana di musei e siti archeologici, focalizzata sulla sicurezza e sul supporto al pubblico.

Codice 02 (300 posti): Assistente tecnico per la tutela e la valorizzazione. Un profilo più operativo e specialistico, destinato al supporto delle attività di conservazione e restauro.

Requisiti: basta il diploma (ma serve la PEC)

Per accedere alla selezione è sufficiente il diploma di istruzione secondaria di secondo grado (maturità); non è dunque richiesto il titolo universitario. Restano fermi i requisiti generali per il pubblico impiego: cittadinanza italiana o UE, idoneità fisica e godimento dei diritti civili e politici.

Il vero spartiacque burocratico è però digitale: la domanda si presenta esclusivamente sul Portale inPA (previa autenticazione SPID/CIE/CNS), ma è tassativo il possesso di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) personale. Senza PEC, il candidato non potrà ricevere le comunicazioni legali e ufficiali, rischiando l’esclusione.

La prova d’esame: un unico test “lampo”

Niente prove orali o preselettive infinite. Il concorso si deciderà con un’unica prova scritta informatizzata: 40 quesiti a risposta multipla da risolvere in 60 minuti. Il test sarà così strutturato:

10 quesiti comuni (Diritto amministrativo, penale, inglese e informatica);

15 quesiti specialistici (Marketing e sicurezza per il Codice 01; Archeologia e storia dell’arte per il Codice 02);

7 quesiti di logica;

8 quesiti situazionali per valutare le reazioni del candidato in contesti lavorativi pratici.

Il punteggio minimo per risultare idonei è di 21/30. Attenzione: l’amministrazione ha già confermato che non verrà pubblicata alcuna banca dati prima dell’esame.

Scadenze e costi
Il tempo stringe: gli interessati hanno 30 giorni di tempo dalla pubblicazione sul portale inPA per inviare la propria candidatura. È previsto il versamento di una quota di partecipazione di 10 euro.

Una volta stilate le graduatorie territoriali, i vincitori potranno scegliere la sede di destinazione in base al punteggio ottenuto. Grazie al meccanismo dello scorrimento delle graduatorie, inoltre, si aprono spiragli anche per gli idonei non vincitori in caso di rinunce.

Vuoi prepararti al meglio per questo concorso? Posso aiutarti ad approfondire le materie specifiche del profilo che hai scelto (Codice 01 o 02) o spiegarti come attivare correttamente la PEC.

Calza della Befana a prova di denti dei bambini: i consigli della dentista pediatrica Alessia Polverino

La Befana è una tradizione amatissima dai bambini italiani: ogni anno, il 6 gennaio, le case si riempiono di calze piene di dolci, caramelle e piccoli regali. Ma tra cioccolatini e leccornie, spesso ci si dimentica di quanto gli zuccheri possano mettere a rischio i denti dei più piccoli.

Per questo abbiamo intervistato la dott.ssa Alessia Polverino, dentista pediatrica del Centro Smile Dental, che ci spiega come preparare una calza della Befana golosa ma sicura per i denti dei bambini. Con i suoi consigli, genitori e caregiver potranno scegliere dolci più amici del sorriso e alternative creative, senza rinunciare al divertimento della tradizione.

Dottoressa, come preparare una calza della Befana che sia golosa ma sicura per i denti dei bambini?

“La calza della Befana può essere divertente e dolce senza mettere a rischio la salute dei denti dei bambini. È importante scegliere dolci meno cariogeni, come cioccolato fondente, caramelle senza zucchero e chewing gum allo xilitolo. Allo stesso tempo, inserire giochi educativi, libri, puzzle o piccoli materiali creativi nella calza permette di bilanciare i dolci, rendendo il momento della Befana più sano e stimolante per i bambini.”

Quali accorgimenti pratici possono aiutare a proteggere i denti dopo aver mangiato i dolci della calza?

“Dopo aver gustato i dolci della Befana, è utile bere un bicchiere d’acqua per rimuovere residui di zucchero dai denti. È consigliabile lavare i denti circa 20-30 minuti dopo per non danneggiare lo smalto quando è più fragile. Per rendere l’igiene orale più divertente, si possono inserire nella calza spazzolini colorati o dentifrici adatti ai bambini, così il momento della pulizia diventa un gioco e aiuta a creare buone abitudini quotidiane.”

La calza della Befana resta un momento di gioia per i bambini, ma con qualche accortezza si può trasformare anche in un’occasione educativa per abituarli a scelte più salutari. Con i consigli della dott.ssa Alessia Polverino, è possibile combinare dolcezza, divertimento e salute dentale, per un sorriso felice anche dopo le feste.

Luciano Carotenuto

Officina 99, dopo l’intervento dei carabinieri tornano le ipotesi di sgombero

Si riaffacciano, a Napoli, le ipotesi di sgombero per Officina 99, storico centro sociale di via Gianturco attivo dal 1991. Nei giorni scorsi i carabinieri hanno trasmesso a Palazzo San Giacomo una segnalazione formale in cui si chiede di valutare la chiusura forzata o lo sgombero della struttura, ritenuta occupata abusivamente e priva delle necessarie autorizzazioni per la somministrazione di bevande e lo svolgimento di eventi aperti al pubblico.

La vicenda prende le mosse da un intervento avvenuto nella notte del 14 dicembre, quando un uomo si è sentito male durante un evento musicale all’interno dello spazio. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, affiancati dai carabinieri, che hanno riscontrato la presenza di numerose persone e proceduto all’identificazione di alcuni organizzatori. Gli accertamenti successivi hanno portato alla conferma, da parte del Comune, dell’occupazione abusiva dell’immobile e dell’assenza di titoli autorizzativi.

Sulla base di questi elementi, l’Arma ha informato l’autorità giudiziaria e sollecitato una valutazione da parte del sindaco Gaetano Manfredi, evidenziando potenziali criticità legate alla sicurezza pubblica, all’affollamento e al consumo di alcol o sostanze stupefacenti durante eventi non autorizzati. Da Palazzo San Giacomo, tuttavia, sarebbe arrivata una presa di posizione chiara: sul piano politico non vi sarebbe, al momento, alcuna volontà di procedere allo sgombero.

Il caso Officina 99 si inserisce in un quadro più ampio che, negli ultimi mesi, ha visto diversi centri sociali storici finire al centro di provvedimenti di sgombero o sfratto. A Milano è stato avviato lo sgombero del Leoncavallo, mentre a Torino si è arrivati alla chiusura dell’Askatasuna. Decisioni maturate in città amministrate dal centrosinistra, ma in un contesto politico nazionale che ha spinto le amministrazioni locali a non intervenire direttamente.

Alla ricostruzione delle forze dell’ordine ha replicato Officina 99, respingendo l’idea che la vicenda configuri un problema di ordine pubblico. In un comunicato, il centro sociale sottolinea come l’intervento del 118 sia stato richiesto dagli stessi organizzatori dell’evento, definendolo un atto di responsabilità. Rivendica inoltre oltre trent’anni di attività culturali, musicali e sociali in un’area della città priva di spazi pubblici di aggregazione e contesta l’applicazione di criteri differenti rispetto a locali privati o grandi eventi.

Secondo Officina 99, il richiamo alla sicurezza rappresenterebbe una scelta politica inserita in una più ampia stagione di sgomberi e misure repressive contro le realtà di socialità autogestita. Nel testo si chiede al Comune di Napoli di assumere una posizione chiara sul modello di città da perseguire. Al momento, non risulta alcun provvedimento di sgombero in atto e la partita resta aperta.

Napoli, intercettati con quasi 7 chili di droga in autostrada, arrestati due salernitani

Napoli– Un tentativo di fuga durato pochi chilometri, poi l’alt e la scoperta del carico illecito. È finito con le manette ai polsi il viaggio di due uomini, entrambi originari della provincia di Salerno, arrestati dalla Polizia di Stato con l’accusa di trasporto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è scattata lo scorso 29 dicembre lungo le arterie che collegano l’autostrada ai comuni a nord di Napoli. Le pattuglie della Sottosezione Polizia Stradale di Napoli Nord e quella di Angri, impegnate in un servizio di vigilanza coordinato, hanno notato un’utilitaria sospetta che procedeva in direzione sud. Alla vista degli agenti, il conducente ha effettuato una manovra repentina, lasciando l’autostrada A1 e dirigendosi verso lo svincolo di Casalnuovo di Napoli, nel chiaro tentativo di far perdere le proprie tracce e sottrarsi al controllo.

La mossa non ha però colto di sorpresa gli operatori della Stradale, che hanno raggiunto e bloccato il veicolo poco dopo. È stato l’evidente nervosismo mostrato dai due occupanti durante l’identificazione a spingere gli agenti ad approfondire le verifiche con una perquisizione veicolare. L’intuito investigativo ha trovato subito riscontro: occultata sotto il sedile del passeggero, i poliziotti hanno rinvenuto una borsa contenente ben 12 panetti di sostanza stupefacente.

Le successive analisi hanno confermato che si trattava di cannabinoidi, per un peso complessivo di circa 6,7 chilogrammi. Insieme alla droga, sono stati trovati e sequestrati circa 700 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

Su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, che ha coordinato l’attività, i due salernitani sono stati tratti in arresto e condotti presso la Casa Circondariale “G. Salvia” di Poggioreale. Oltre alla droga e al denaro, è scattato il sequestro anche per l’autovettura utilizzata per il trasporto.

Folli ad Afragola: 34enne fuori controllo si scaglia contro i poliziotti

Afragola – Un sabato di ordinaria follia quello vissuto ad Afragola, dove un intervento della Polizia di Stato si è trasformato in una vera e propria colluttazione tra le mura domestiche. Un uomo di 34 anni, di origini napoletane, è finito in manette con l’accusa di resistenza a Pubblico Ufficiale dopo aver dato vita a una violenta escalation di aggressività.

L’intervento e la violenza Tutto ha avuto inizio a seguito di una segnalazione giunta alla Sala Operativa del Commissariato locale. La nota radio indicava un soggetto in forte stato di agitazione all’interno di un’abitazione. Quando gli agenti sono giunti sul posto per riportare la calma, la situazione è rapidamente precipitata: alla vista delle divise, il 34enne non ha esitato a lanciare insulti e minacce, tentando ripetutamente di colpire i poliziotti.

Tensione in Commissariato Bloccare l’uomo non è stato semplice. Solo dopo una strenua resistenza e con non poche difficoltà, gli operatori sono riusciti a immobilizzarlo e a condurlo presso gli uffici di polizia. Tuttavia, il trasferimento in Commissariato non è bastato a placare la sua furia. Anche davanti agli agenti in ufficio, l’indagato ha proseguito nella sua condotta violenta, rinnovando minacce e tentativi di aggressione fisica.

Il provvedimento Data la gravità del comportamento e il perdurare dell’atteggiamento ostile, per il 34enne sono scattate inevitabilmente le manette. L’arresto è stato formalizzato per il reato di resistenza a Pubblico Ufficiale, mettendo fine a un pomeriggio di alta tensione che ha messo a dura prova la sicurezza degli operatori intervenuti.

Far West in A14: commando assalta portavalori e sventra il blindato con l’esplosivo. Bottino da 400mila euro

Ortona – Scene da film d’azione e minuti di puro terrore questa mattina sull’autostrada A14. Un commando paramilitare, composto da almeno 4 o 5 persone, ha messo a segno un assalto spettacolare a un furgone portavalori all’altezza di Ortona, nel Chietino, riuscendo a fuggire con un bottino stimato in circa 400mila euro.

Il blitz è scattato intorno alle 6:30, sulla carreggiata in direzione nord. Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli inquirenti, la banda ha agito con freddezza e precisione militare. I rapinatori hanno trasformato il tratto autostradale in una trappola: prima hanno cosparso l’asfalto di chiodi a tre punte per bucare gli pneumatici, poi hanno sbarrato la strada posizionando un mezzo pesante di traverso, bloccando di fatto ogni via di fuga al blindato.

Per costringere il mezzo a fermarsi, il commando non ha esitato ad aprire il fuoco. Diversi colpi di arma da fuoco sono stati esplosi sia in aria a scopo intimidatorio, sia direttamente contro il veicolo di sicurezza. Una volta immobilizzato il portavalori, la violenza è salita di livello: i malviventi hanno utilizzato un ordigno esplosivo per scardinare le portiere e accedere alla cassaforte interna, il tutto mentre le guardie giurate si trovavano ancora, terrorizzate, all’interno dell’abitacolo. Fortunatamente, non si registrano feriti tra il personale di vigilanza, che è uscito illeso dall’inferno di fuoco e lamiere.

Consumato il colpo, i banditi si sono dati alla fuga a bordo di tre auto di grossa cilindrata, abbandonando la scena ad alta velocità. La corsa è terminata poco dopo, al chilometro 398, dove le vetture utilizzate per l’assalto sono state ritrovate: due di esse erano state date alle fiamme per cancellare ogni traccia biologica o impronta digitale.

Al momento è in corso una vasta caccia all’uomo in tutto il territorio limitrofo. Non è ancora chiaro se il gruppo criminale abbia proseguito la fuga a piedi attraverso le campagne circostanti o se, come probabile, ci fosse un quarto veicolo “pulito” con un complice ad attenderli per portarli lontano dalla zona rossa. Sul posto operano gli agenti della Polizia Stradale e la Scientifica per i rilievi del caso.

Ercolano, ingerisce acido muriatico: soccorsi in ritardo per mancanza di ambulanze

Ercolano – Un grave episodio di emergenza sanitaria si sarebbe verificato nel pomeriggio dello scorso 4 gennaio a Ercolano. Una persona, in forte stato depressivo, avrebbe tentato un gesto autolesionistico ingerendo acido muriatico. A rendere nota la vicenda è stata l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, che ha diffuso la segnalazione attraverso i propri canali social.

Secondo quanto denunciato, al momento della richiesta di aiuto non era disponibile alcuna ambulanza sul territorio dell’ASL Napoli 3 Sud. Sul posto è intervenuta soltanto l’automedica di Ercolano, costretta a prestare le prime cure senza la possibilità di trasportare il paziente. L’ambulanza è giunta solo dopo circa venti minuti, permettendo il trasferimento dell’uomo in codice rosso all’Ospedale del Mare.

L’episodio, sottolinea l’associazione, rappresenta l’ennesima conferma delle gravi criticità del sistema di emergenza-urgenza. Da giorni, infatti, si segnalano situazioni di forte sofferenza nei Pronto Soccorso degli ospedali Maresca e Castellammare di Stabia, dove le ambulanze resterebbero bloccate anche per oltre 36 ore, riducendo drasticamente la copertura dei mezzi sul territorio.

Una gestione che, secondo Nessuno Tocchi Ippocrate, mette a rischio la sicurezza dei cittadini e degli operatori del 118, rendendo sempre più urgente un intervento strutturale immediato per garantire il diritto alla salute e a soccorsi tempestivi in tutta l’area dell’ASL Napoli 3 Sud.

Lotteria Italia venduti 9,6milioni di biglietti mai così tanti in 15 anni

Roma – Conto alla rovescia per l’estrazione finale della Lotteria Italia, in onda domani su Rai 1. Boom di vendite: 9,6 milioni di biglietti staccati, il massimo da 15 anni, secondo i dati Agimeg. Un +10% rispetto all’edizione 2024-2025 (8,6 milioni), che promette più premi e sorprese.

L’abbinamento con Affari Tuoi, condotto da Stefano De Martino, ha funzionato alla grande. Con l’aumento delle vendite, si prevede un balzo dei premi totali: almeno 300 contro i 280 dello scorso anno, o premi più ricchi. Novità di quest’edizione: un Premio Speciale da 300.000 euro, assegnato in anticipo via procedura dedicata.

Il primo premio resta da 5 milioni di euro, esentasse, con 180 giorni per riscuotere dal Bollettino Ufficiale (scadenza intorno a luglio). Attenzione: dal 2002, 32 milioni di euro non reclamati! Record negativo nel 2008, con un primo premio da 5 milioni perso a Roma, che valse due superpremi l’anno dopo.

Campania sul podio: la mappa della fortuna

Lazio, Lombardia e Campania dominano le vincite dal 2000. Ecco la classifica dei primi premi (26 totali):

Lazio: 8

Lombardia: 5

Campania: 4

Emilia-Romagna e Veneto: 2 ciascuna

Marche, Piemonte, Liguria, Friuli V.G., Sicilia: 1 ciascuna

Dieci regioni a secco: Valle d’Aosta, Toscana, Basilicata, Trentino A.A., Abruzzo, Puglia, Umbria, Molise, Calabria, Sardegna.

Per i premi di prima categoria (138 totali, 265 milioni di euro), Roma guida con 26, seguita da Milano (10), Napoli e Torino (7 ciascuna). Nessun ricco premio in Valle d’Aosta, Trentino, Molise, Basilicata e Sardegna.

Napoli, distorsione a caviglia per Neres, Inter a rischio

Sospiro di sollievo per il Napoli e per David Neres. Le notizie che arrivano dopo gli esami strumentali alla clinica di Pineta Grande sono abbastanza confortanti.

“David Neres, infortunatosi nel corso del match contro la Lazio, si è sottoposto oggi a esami strumentali presso il Pineta Grande Hospital”. Lo annuncia il Napoli in una nota. La diagnosi è di trauma distorsivo alla caviglia sinistra. Il calciatore azzurro, fanno sapere dal club, ha già iniziato l’iter riabilitativo, a rischio il big match di domenica contro l’Inter.

Conte spera nel miracolo di un recupero lampo. Di certo il brasiliano non sarà in campo mercoledì al Maradona contro il fanalino di coda Verona. Sarà lui stesso a valutare insieme con lo staff medico un suo eventuale impiego domenica sera al Meazza.

29enne israeliano arrestato a San Nicola la Strada per spaccio di hashish

San Nicola la Strada – Nella prima mattinata di ieri, 4 gennaio 2026, i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato in flagranza un 29enne di origini israeliane, già noto alle forze dell’ordine, per detenzione illecita di sostanza stupefacente.

L’operazione è scattata nel corso di un servizio mirato al contrasto e alla prevenzione dello spaccio di droga nel comune di San Nicola la Strada. I militari hanno sottoposto l’uomo, domiciliato nel centro cittadino, a perquisizione personale e domiciliare d’iniziativa, rinvenendo nella sua disponibilità diversi elementi riconducibili all’attività di spaccio.

In particolare, sul letto dell’indagato sono stati trovati circa 18 grammi di hashish suddivisi in numerose dosi pronte per la cessione, unitamente a 16 euro in contanti, ritenuti provento di una recente vendita. Non lontano sono stati sequestrati anche un bilancino elettronico di precisione e materiale utile al confezionamento delle singole dosi.

La sostanza stupefacente, il denaro e il materiale rinvenuto sono stati posti sotto sequestro e custoditi in attesa del deposito presso gli uffici giudiziari competenti. L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza dell’Arma, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ha disposto il giudizio direttissimo.

Perché la Befana porta carbone? Leggende e simbolismi partenopei

La tradizione della Befana e carbone è una delle più evocative del folklore italiano legato all’Epifania: nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la vecchina più famosa d’Italia visita le case dei bambini portando dolci o carbone nelle calze appese. Ma perché la Befana porta carbone? Più che un semplice gesto di “punizione”, questa usanza affonda le sue radici in una combinazione di simbolismi antichi, usanze popolari e significati morali.

Origine della Befana: tra Epifania e folklore

La figura della Befana ha origini complesse, intrecciando diversi fili culturali. Secondo il racconto più noto, quando i Re Magi viaggiavano alla ricerca del Bambino Gesù chiesero aiuto a una donna anziana: ella rifiutò, impegnata nei lavori domestici. Pentita, in seguito raccolse regali per il Bambino e andò a cercarlo, senza però riuscire a trovarlo. Da allora, la Befana visita ogni anno le case dei bambini per portare loro doni nella speranza di trovare il Bambino Gesù.

Il nome stesso sembra derivare da Epifania, la festa cristiana del 6 gennaio che celebra la manifestazione divina ai Re Magi; questo collegamento ha contribuito a inserire la Befana nel calendario delle festività italiane come figura simbolica della conclusione del periodo natalizio.

Il significato del carbone della Befana

Il Carbone della Befana ha un duplice significato: all’origine non era un simbolo di punizione, ma piuttosto un richiamo a usanze stagionali di rinnovamento e trasformazione.

In molte culture contadine il carbone e il fuoco, come nei falò di fine anno, rappresentano la purificazione e il passaggio da un ciclo a un altro. Bruciare residui dell’anno vecchio simboleggiava la speranza di lasciare alle spalle le difficoltà e prepararsi per un nuovo inizio. È probabile che questo elemento rituale si sia poi inserito nelle celebrazioni dell’Epifania, mescolandosi a significati religiosi e popolari.

Con l’affermazione della tradizione cristiana, il carbone si è gradualmente caricato di una simbologia morale: i bambini “cattivi” trovano carbone nella calza, mentre i “buoni” ricevono dolci e regali. Tuttavia, nella maggior parte dei casi moderni il carbone non è vero carbone, ma caramelle a forma di carbone, dolci di zucchero colorati di nero, un modo giocoso di mantenere viva la tradizione senza dispiaceri reali per i più piccoli.

Carbone come simbolo morale e pedagogico

La tradizione di lasciare (o fingere di lasciare) carbone nella calza della Befana ha anche un significato educativo: serve come metafora del comportamento durante l’anno. La vecchina, figura ambivalente tra benevolenza e ammonimento, “giudica” simbolicamente i bambini: la presenza del carbone diventa uno stimolo a riflettere sulla propria condotta, un invito a migliorare.

In realtà, per moltissime famiglie italiane il carbone è ormai un elemento di gioco: i bambini discutono se il carbone sia vero o dolce, aggiungendo un pizzico di suspense e divertimento alla mattina dell’Epifania.

Simbolismi più ampi: il ciclo della vita e il tempo che passa

Al di là del semplice castigo simbolico, il carbone nella tradizione della Befana si collega anche a tematiche più profonde:

  • Cronologia del tempo: la Befana stessa, con il suo aspetto di vecchia avvolta in abiti semplici e logori, rappresenta l’anno appena trascorso: vecchio, consumato e pronto a essere lasciato indietro.
  • Rituali di purificazione: la scopa che la Befana usa per entrare nelle case e, in alcune narrazioni, per spazzare via il vecchio anno è un forte simbolo di “pulizia” e rinnovamento.
  • Fusione di tradizioni: elementi pagani (come i falò di fine anno) si mescolano con il significato cristiano dell’Epifania, creando una figura ricca di stratificazioni simboliche.

La Befana nella cultura popolare e partenopea

Seppure oggi la tradizione sia nazionale, in molte regioni la Befana assume sfumature locali: dalle celebrazioni a Urbania, indicata come la “città natale” della Befana con eventi pubblici e mercati, alle filastrocche e canti che accompagnano la vigilia dell’Epifania.

In contesti partenopei e meridionali, così come nel resto d’Italia, l’attesa per la Befana è anche un momento di condivisione familiare: la preparazione delle calze, la scelta dei doni, il dialogo con i bambini sul significato di ciò che troveranno la mattina dell’Epifania intrecciano folklore e vita quotidiana.

Napoli, la protesta corre (piano) sulla Tangenziale: «Stop ai rincari, non siamo un bancomat»

Napoli– Un lungo serpentone di auto e moto a passo d’uomo per dire “no” all’ennesimo rincaro. La Tangenziale di Napoli è tornata teatro di protesta questa mattina, quando un corteo lento ha attraversato l’arteria cittadina per contestare l’adeguamento tariffario previsto per il 1° gennaio 2026, che porterebbe il costo del pedaggio a 1,05 euro.

La mobilitazione, partita alle 10.15 da Fuorigrotta, ha visto convergere esponenti politici, legali e figure simbolo del civismo napoletano. In testa al corteo, i motociclisti RaNaples – con l’immancabile maschera da ranocchia – e Ducati Bunny, seguiti da decine di cittadini che chiedono la liberalizzazione della tratta.

Una città penalizzata

«I cittadini sono stanchi di pagare per non avere servizi in cambio», ha dichiarato il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, promotore dell’iniziativa. «Dal 2026 pagheremo di più per l’inflazione, ma sulla Tangenziale restano le code, i cantieri infiniti e la carenza di manutenzione. È inaccettabile che l’unica autostrada urbana d’Europa ancora a pagamento continui a gravare sulle tasche dei napoletani senza un reale miglioramento della qualità».

Al fianco di Borrelli erano presenti il consigliere regionale Carlo Ceparano, i consiglieri municipali Rino Nasti e Gianni Caselli, e il consigliere comunale di Portici Aldo Agnello.

La proposta: pedaggi solo ai confini della città

Non solo protesta, ma anche una proposta tecnica per alleggerire il carico sui residenti. Durante la manifestazione è stata rilanciata l’idea di una raccolta firme per eliminare i caselli interni. «L’obiettivo è far pagare solo chi accede dall’esterno della città», ha spiegato Borrelli. «Chi si sposta tra i quartieri di Napoli non deve essere tassato. È una soluzione già adottata in altre metropoli italiane che permetterebbe di decongestionare il traffico urbano».

Dello stesso avviso l’avvocato Angelo Pisani, da anni in prima linea per i diritti degli automobilisti: «La Tangenziale è, a tutti gli effetti, una strada urbana. Far pagare un pedaggio per spostarsi all’interno del proprio comune è una violazione del diritto alla mobilità che penalizza famiglie e lavoratori».

Lo scontro con il Governo

La battaglia di Napoli si sposta ora sul piano nazionale. Borrelli ha duramente attaccato l’esecutivo: «Mentre per i grandi gruppi concessionari e le assicurazioni le soluzioni si trovano sempre, per i cittadini si risponde con l’impotenza. Napoli non può essere trattata come un bancomat».

La mobilitazione di oggi promette di non restare un caso isolato. Gli organizzatori hanno già annunciato nuove iniziative se non arriveranno segnali concreti da parte del Governo e della società di gestione.

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